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redazionale pubblicato quando Il Portale del Mistero e Strega Morella erano
ancora un unico sito
LA MORTE DELLA FANTASIA
La maggior parte delle riflessioni che in questa pagina abbiamo trattato,
spesso sono nate da conversazioni intraprese nella "normale" vita quotidiana,
nei classici dopo cena tra amici o da quesiti posti da coloro che ci conoscono
come autori di questo sito. Anche questa volta, non farò eccezione, riportando
alcune interessanti considerazioni scaturite da un tema da salotto avvincente
(ed a tratti polemico) come "l'esistenza ed il destino della fantasia nella
nostra società".
Tutto è partito dal giovanissimo
figlio di un nostro caro amico che, mostrando visibilmente il proprio
disappunto, si dichiarava assolutamente annoiato da qualsiasi contesto lo
circondasse (seppur nuovo per lui), preferendo tuffarsi in partite senza fine
di un videogioco portatile. Sto scrivendo su una pagina web e ciò dimostra
quanto sia assolutamente favorevole al progresso tecnologico e favorevolmente
impressionato da come oggi, bambini di appena tre anni dimostrino capacità
incredibili nell'assimilare tali innovazioni ma, come spesso accade anche per
le cose migliori, tutto questo ha un risvolto preoccupante quanto insidioso e
profondamente subdolo. La velocità con cui l'evoluzione tecnologica è cresciuta
nell'ultimo ventennio non ha seguito il passo dell'umana capacità di
adattamento. E' come se in due ore la temperatura esterna passasse da 40° a
-10° o viceversa (viste le ultime evoluzioni meteorologiche, forse è meglio
stare zitti...): il nostro corpo avvertirebbe in modo critico tale
escursione termica.
Ecco quindi, che vediamo persone di mezza età andare letteralmente
in crisi di fronte ad una computer o ad un lettore dvd (è pur vero che per
quest'ultimo, a volte occorrerebbe un testo di ingegneria per capirne tutte le
funzioni...), uomini e donne con una buona cultura generale, magari dirigenti,
insegnanti o ottimi imprenditori... Alcuni asseriscono che questa forma di
"apparente idiozia" sia frutto di un rifiuto psicologico alle innovazioni, una
sorta di diffidente chiusura verso un potere affidato alle macchine, il che può
in parte essere vero ma il cervello umano, concepito per apprendere,
memorizzare e sviluppare sempre nuovi concetti, non può improvvisamente
diventare così stupido e contrario alla sua stessa natura. I popoli che dopo le
guerre, in pochi giorni si sono ritrovati cittadini di un paese straniero
(Altoatesini, Istriani, ecc.) hanno reagito mostrando una più o meno
pronunciata chiusura verso quegli ordinamenti e culture a loro estranei. Spesso
infatti, a questa reazione iniziale ha fatto seguito un "iper-tradizionalismo"
conservatore dei propri usi originari, sfociante in una maggiore tendenza
all'isolamento (almeno dal punto di vista degli "inglobatori")... Poniamo ora il
caso che l'esplosione del progresso abbia in qualche modo "minacciato" i
cervelli ancora abituati ad usare inventiva, fantasia e sogni, quelle doti che
fino a ieri avevano costituito la base di ogni traguardo raggiunto, sia esso
professionale, artistico o economico. Dopotutto, si può affermare che le
scoperte scientifiche di ieri erano opera della sola mente di uomini, senza
l'ausilio di satelliti, computers o analizzatori.
Prendiamo ad esempio un campo
artistico come la musica: il compositore del '700 doveva scrivere le partiture
per i singoli strumenti di un'intera orchestra, a volte composta da decine di
elementi. E lo spartito di ogni orchestrale, doveva essere specifico ed
autonomo, ma al contempo inserito nei tempi e nella melodia d'insieme dell'opera
sinfonica. Come avrebbe potuto compiere una simile impresa, quel
compositore, se non avesse avuto in mente il suono dell'opera finale, di un
qualcosa cioè, che ancora sarebbe dovuto nascere, ma che in qualche modo era
già presente in lui...? La fantasia: questa è la chiave. La stessa fantasia che
ha permesso a tanti scienziati di effettuare scoperte uniche solo grazie ad una
intuizione. Oggi, basta un buon home computer ed un discreto software per
creare dal nulla un'opera sinfonica (molti brani da discoteca che troneggiano
alle prime posizioni delle classifiche mondiali, sono creati da persone che non
sanno suonare, cioè da computer...). La tecnologia, invece di servire l'uomo,
lo sta rendendo prima complice e poi simbionte. Gli stessi ritmi delle grandi
metropoli, dove il contatto umano tra conoscenti, amici e, spesso, anche tra
familiari è subordinato ad esigenze di carriera ed economiche principalmente,
ci stanno strappando dal pensiero e dall'intensità di alcuni sentimenti. Un
ottimo ambiente o -permettetemi- un'ottima incubatrice per quei "simbionti" a
cui noi stessi ci stiamo inconsciamente dirigendo. Ed i nostri bambini?
Le
nuove generazioni? Pensiamo veramente che giochi come "il grande" calcio (con
tutti gli interessi economici che ne sono derivati) e il più umile
"nascondino", potrebbero essere inventati oggi? Il bambino con cui abbiamo
iniziato questa riflessione, davanti ad un'ardita battaglia su videogame
portatile, avrebbe -di suo spontanea volontà- cominciato a dare calci ad una
palla...? E quegli zombie che spendono capitali per vedere mazzetti di carte
presentati da un video-poker, torneranno ad avere il gusto di una sana partita
a carte tra amici, dove spesso il gioco rappresentava solo una scusa per stare
assieme? Isolamento, inaridimento, ipnosi collettiva, superficialità, cinismo:
nuove malattie auto-indotte.
Su questo sito parliamo di magia
ed eventi straordinari... Parliamo della fede: il mezzo con cui ogni
incantesimo o miracolo può realizzarsi; parliamo di sogni, elementi onirici
attraverso cui si edifica l'ambizione; parliamo di rapporti umani, la base
granitica di ogni civiltà per millenni. Parliamo di fantasia, almeno fino al
giorno in cui non sarà la fantasia a parlare di noi.
>A.H
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