IL CODICE DA VINCI

L'essenza di una provocazione?

 

Nella settimana in cui scrivo questa riflessione, praticamente tutte le televisioni nazionali hanno trattato l'argomento "Codice Da Vinci" dello scrittore Dan Brown. Se la memoria non mi tradisce, nemmeno per i nostri militari trucidati in Medio Oriente è stato dedicato tanto spazio mediatico... Nonostante l'orientamento generale sia di netta condanna e di implicito invito a non vedere il film (quale forma di non meglio definita protesta), l'intero mondo dei mass media sta sapientemente creando un fenomeno pubblicitario con pochi altri paragoni. Nel fine settimana che ha visto le prime proiezioni del film "eretico" in Italia, i cinema (compresi i multi-sala da migliaia di posti) davano il "tutto esaurito".

Improvvisamente la Chiesa risvegliandosi da un infinito torpore conservativo, decide di contrattaccare fornendo per assurdo ancora più elementi di curiosità.

Un sacerdote che arringa la folla durante la Messa del Venerdì Santo alla presenza del Santo Padre, sulle menzogne propinate da "certi romanzi"...

 

Cosa sta succedendo realmente?

Viene spontaneo chiedersi se è più rivoluzionario il contenuto del romanzo -e quindi del film, che sembrerebbe molto fedele alla narrazione del libro-, che si riappropria malamente di alcuni principi gnostici e apocrifi, oppure il terremoto che solo successivamente avrebbe dovuto scatenare nella Cristianità mondiale...

Già, la Cristianità...

Ma ai nostri giorni, da chi è composta questa professione di fede? Alcune interviste svolte all'interno dei citati programmi tv, hanno palesato un quadro sconfortante circa "il Credo" di una preoccupante fetta di sedicenti Cristiani: i giovani.

Giovanni Paolo II presagendo questo stato di cose, dedicò la maggior parte del suo pontificato a richiamare i ragazzi nella Chiesa, conscio che la religione di domani sarebbe stata in mano alle nuove leve. Infatti, le istituzioni ecclesiastiche (nel torpore cui facevo cenno), sembravano aver sottovalutato il rinnovamento dei tempi, con la globalizzazione, Internet, il livello culturale più generalizzato, la televisione, ecc.

Un tale panorama è talmente infinito da disorientare le giovani menti che, complici le crisi finanziarie, di valori e di moralità, si tramutano in spugne verso ogni stimolo dall'esterno.

Accadde la medesima cosa con i fenomeni New Age e l'ingresso delle culture di fede orientali nell'Occidente Cristiano.

La Chiesa appariva un ermetico appannaggio di pochi anziani alti prelati e di altri anziani laici detentori di onorificenze come Ordine di Malta, Ordine del Santo Sepolcro, Opus Dei, Comunità di Sant'Egidio. In ognuna di queste rispettabili istituzioni, i giovani seppur presenti, erano sempre ad un gradino decisionale inferiore, per non parlare del loro apporto culturale e di pensiero. Il precedente Pontefice ha tentato un cambiamento ma le posizioni radicali di un complesso di entità spirituali e temporali, pare abbiano fatto un passo indietro. Dico "pare" perchè è lecito dare tempo a Benedetto XVI per proseguire una strada già aperta, oppure percorrerne un'altra.

Escludendo i cosidetti "Papa Boys" che rappresentano una minoranza rispetto alla gioventù mondiale, sussiste uno stato di profonda ignoranza e disinteresse per la propria Religione Cristiana. Ben diverso è il discorso per i giovani Ebrei e Musulmani che sin da piccoli riescono a compenetrare la propria esistenza con gli insegnamenti religiosi, passandoli poi come eredità spirituale ai propri discendenti.

Può quindi la Religione Cattolica, attraverso un palese disinteresse (non nelle intenzioni ma nei metodi) verso i "piccoli fedeli", essersi avviata verso un concetto pseudo commerciale che, non avendo le capacità di integrarsi con i tempi moderni -pur conservando la tradizione- ha per troppo tempo lasciato correre, un po' come alcuni genitori troppo impegnati, tralasciano l'educazione dei propri figli?

E' incredibile constatare che nella storia, un colosso spirituale e temporale come la Chiesa sia stata sempre vittima di scismi scaturiti dalle idee di un solo piccolo uomo che, come nel caso di Lutero, si faceva portavoce di un malessere diffuso ma forse invisibile per cecità o presunzione. Oggi, un romanziere che fino a qualche anno fa era reputato mediocre dalla critica (cosa che accresce i sospetti circa un piano subdolo più articolato), da solo è stato in grado di portare la Chiesa Cristiana su posizioni difensive!

 

Ho udito ministri di Dio, sconfessare le tesi di Dan Brown riaffermando le verità dei 4 Vangeli; ho visto responsabili dell'Opus Dei affrettarsi ad impugnare la spada dell'accusa per di svincolarsi dal "fumus" di losco mistero a loro attribuito dal romanzo.

Ho anche assistito a qualche apertura celatissima tra le parole, con frasi tipo "se anche la storia dovesse provare un legame sentimentale tra il Cristo e Maria Maddalena, per noi resta sempre il figlio di Dio...".

Un romanzo quale antagonista della Chiesa.... Questa è la vera eresia che induce le nostre limitate intelligenze a porci qualche interrogativo non tanto -ripeto- sulle tesi dell'autore, ma sull'ondata successiva.

Più accorta è stata la reazione degli Ortodossi, che attendono uno sviluppo degli eventi per pronunciarsi, consapevoli che qualsiasi reazione alimenterebbe la pubblicità al fenomeno. Perchè ora, di fenomeno si tratta.

Credo che la Chiesa a questo punto potrebbe rigirare a proprio favore la vicenda.

Dopo tutto, oltre ai problemi di vario genere, il Codice Da Vinci ha aperto una finestra sull'ignoranza collettiva e la labilità di molti giovani in fatto di religione (e non solo, purtroppo): un'occasione per porre rimedio senza pari.

Invece di porci domande sulle verità del passato, forse è giunto il tempo di chiederci come sarà il domani.

 

>A.H