UOMO TRA GLI UOMINI

(Karol Jozef Wojtyla)

 

In certi casi, le parole andrebbero affidate al vento poichè la loro consistenza è resa eterea ed immortale come lo Spirito a cui si sta rivolgendo un ultimo saluto.

Vorrei rivolgere un mio pensiero all'Uomo Karol Jozef Wojtyla prima ancora che al Papa Giovanni Paolo II.

L'Uomo con le sue umane debolezze esaltate da un percorso di profonda sofferenza e totale abnegazione al dovere della propria Fede.

L'Uomo che è rimasto tale nonostante i protocolli vaticani radicati da secoli, scegliendo di scendere tra gli uomini.

L'Uomo che è ha rappresentato un Cristo terreno prima ancora di esserne Vicario.

L'Uomo operaio e seminarista clandestino, ma anche attore e amante dello sport e della natura.

"Che grande cosa è l'Uomo", diceva Sant'Agostino.

 

Nelle ultime ore di vita ha scelto di onorare l'impegno della lettura della Via Crucis a cui è sempre stato devoto, quasi a rappresentare la propria vita costellata di cadute da cui si è sempre rialzato. Un percorso doloroso che l'avrebbe consapevolmente condotto al Suo calvario. E come Cristo, egli ha atteso che la morte terrena sopraggiungesse "quasi chiedendo scusa" per dover interrompere il cammino di un Uomo Illuminato.

Gesù viene spogliato delle vesti lasciando pubblicamente scoperte le piaghe ed i tratti di un corpo provato. L'Uomo Karol, fino all'ultimo ha voluto mostrare la nudità della Sua sofferenza rinnovando il sacrificio di Colui che porta il peso del peccato e dell'ingiustizia.

 

Lo chiamo "Uomo" perchè alla notizia della Sua morte ho visto piangere Ebrei, Mussulmani, Cristiani Ortodossi, Buddisti, ma anche Atei e Agnostici. Ho assistito ad evidenti manifestazioni di cordoglio da paesi come la Cina e Cuba!

Come se improvvisamente una parte della Terra si fosse stretta in un profondo e sentito abbraccio fraterno. Ha significato più questo momento di comunione universale che le tante parole declamate e le azioni di altrettanti eminenti personaggi  concentrati a spronare una interiore consapevolezza umana.

Senza conoscere la propria identità di uomini è difficile rapportarsi con la più umana delle manifestazioni divine: Gesù Cristo. San Bernardo scriveva, "Incomincia (...) dal considerare te stesso...", ed ancora -immaginando un dialogo tra Dio e l'Anima- " Come puoi domandare di vedermi nella mia chiarezza, tu che non conosci ancora te stessa?".

 

Per la prima volta il detto "gettare le parole al vento" non avrà un'accezione negativa.

 

 Il vento è da sempre un'allegorica rappresentazione dello Spirito. Un elemento che non riconosce confini politici e di pensiero, giungendo a tutti imparzialmente. Ognuno potrà percepirlo come una brezza sulla propria pelle o ripararsi da uno spesso cappotto. Così le parole giungono a destinazione di coloro che vorranno comprenderle ed accettarle.

 

Si è spento un Uomo, un Papa ed un Pastore il cui umano carisma resterà immortale nella memoria dell'Umanità intera.

 

 

>A.H