In Maremma, sulle tracce
degli antichi cavalieri: "Giovanniti, Templari e
Cavalieri di Santo Stefano", che hanno lasciato segni
inequivoci della loro presenza. Basta solo saperli
vedere. Chiese, monasteri, spedali e luoghi di posta
lungo le antiche vie dei pellegrinaggi sono, infatti,
ancora tutti lì a farsi ammirare. Occorre però una guida
per riconoscere i segni del passaggio dei
monaci-soldati che dal medioevo sono arrivati sino a
noi circondati dal fascino del mistero.
Il Prof. Alessio Varisco,
figlio d'arte (madre pittrice e nonno alunno di Arturo
Martini e Marino Marini), docente di Storia dell'Arte,
esperto di Scienze Religiose e direttore di Antropologia
Arte Sacra ha pubblicato un volume di 416 pagine con
Effigi Edizioni dal titolo “Maremma terra di Cavalieri:
Giovanniti, Templari e Cavalieri di Santo Stefano” che
aiuta a penetrare nell'intricato mondo degli ordini
cavallereschi. Il lavoro è una suggestiva ed emozionante
ricerca molto ben documentata e arricchita di note,
un'ampia bibliografia e molte tavole, frutto di una
lunga ricerca.
Il libro ha la
presentazione di: Sua Eccellenza Mons. Franco
Agostinelli -Vescovo della Diocesi di Grosseto-, di
Sua Eccellenza Mons. Angelo Mascheroni -Vescovo
ausiliare del Cardinale Arcivescovo di Milano- e di
Mons. Giovanni Scarabelli, cappellano conventuale
professo del Sovrano Militare Ordine di Malta, Vice
Presidente della Società di Scienze Ausiliarie della
Storia (fondata dal filosofo Benedetto Croce).
Varisco percorre con una
pazienza certosina gli insediamenti
monastico-cavallereschi nella Maremma grossetana
(accennando anche all'alto viterbese) con descrizioni
documentate, tratte da fonti rare (Archivi di Stato,
Biblioteca Apostolica Vaticana ed Archivi di Monasteri)
e da visite sul campo, attraverso i segni e le
testimonianze che ancora oggi sono visibili, ma non
riconosciute dai più. Una guida saggia e agevole, seppur
dotta, che conduce il lettore alla visita di questi
luoghi e che svela man mano l'evolversi della cavalleria
cristiana con un dotto e sempre chiaro lessico.
Nella
prima parte del volume si parla di “Oratores et
bellatores”, le origini degli ordini
monastico-cavallereschi, un vero unicum nella
tripartizione sociale operata nel medioevo (teorizzata
da Adalberto duca-vescovo di Laon) in Oratores,
Bellatores ed in ultimo Laboratores. Nella
seconda parte il Varisco svela i segreti della
Militia Christi, ovvero dei cosiddetti "monaci in
arme"; chiude la figura di un santo pellegrino e
della Beata Vergine, domina degli ordini
cavallereschi.
Una mappatura
documentata, con grande dovizia di particolari, che
affascina per la ricchezza dei segni e delle
testimonianze lasciate nelle chiese dai monaci
ospedalieri di San Giovanni sapientemente decodificati
dall'Autore: dal complesso
abbaziale di San Benedetto
conosciuto poi come Sancta Maria Arborensis
all’Alberese (ora San Rabano), all’Hospitium
di San Giovanni a Grosseto, a quello di Massa
Marittima, passando per alcuni personaggi di spicco
quali Giovanni Pecci -nobile senese, canonico del
Duomo di Siena, monaco gerosolimitano- inviato Episcopo
di Grosseto, o San Guglielmo -il protettore della
Maremma- cavaliere che si ritira a vita eremitica ed
aiuta i pellegrini esercitando l'Obsequium pauperum
virtù tipica dei Giovanniti.
Un ulteriore capitolo è
riservato ai "Poveri Commilitoni di Cristo e del Tempio
di Salomone", mettendo sempre molto ben a luce le
origini dell'Ordine in Terra Santa e del suo
determinarsi nella bassa Toscana: ne sono testimonianza
la Pieve di Santa Cristina a Rocchette, la Chiesa di San
Martino a Magliano in Toscana, per finire il Duomo di
Sovana, preziosa testimonianza del passaggio dei
Templari in Maremma.
Inoltre viene esaminata
l’antica Commenda di San Leonardo (ora “San
Giovanni Decollato”, sede dell’Arciconfraternita di
Misericordia), la Chiesa del Santissimo Salvatore
di Istia Ombrone, l’antica pieve di Sancta Maria ad
Lamulas, la chiesa di San Giorgio a Montemerano, la
chiesa di San Bruzio di Magliano in Toscana, fino
alle ipotesi di chiese ora non più esistenti, con
insediamenti Templari: la chiesa di San Benedetto a
Grosseto, il Santissimo Salvatore de’ “La Valentina, la
Pieve di Santa Cristina a Rocchette di Fazio e l’hospitium
di San Tomé, la Chiesa San Martino a Magliano e il Duomo
di Sovana. Ad impreziosire il lavoro è certamente
l'analisi del legame fra la famiglia comitale degli
Aldobrandeschi (che appartennero all'Ordine del
Tempio) ed il rituale dell'ordinazione del cavaliere
templare, il giuramento dal De Laude Novae Militiae
di San Bernardo di Chiaravalle e la giornata tipo di un
miles-monachus. In ultimo la cronologia del processo ai
templari, nonché l'analisi del processo a Ravenna e
dell'Arcivescovo Rainaldo da Concorezzo.
Varisco descrive alcuni dei maggiori monumenti religiosi
ancora visitabili nella Toscana meridionale evocando
grandi personaggi come San Rabano Mauro (preceptor
Germaniae, ricordato il 3 giugno 2009 da Benedetto XVI),
San Sigismondo (primo re barbaro convertitosi al
cristianesimo, divenuto monaco venne martirizzato poiché
difensore dell'ortodossia), San Giorgio
(protettore del primo Ordine Equestre costantiniano),
San Leonardo, San Bruzio (o meglio noto
come Tiburzio), Santa Ubaldesca Taccini (nativa
di Calcinaia ove è ancora venerata e santa dell'Ordine
di Malta), San Guglielmo il Grande da Malavalle,
il mitico San Galgano. Personaggi che hanno fatto
la storia della cristianità ed hanno illustrato, con
immagini fantastiche, le pareti di molte chiese in
affreschi analizzati dal Varisco.
Il
quarto capitolo è riservato al Sagr'Ordine di Santo
Stefano Papa e Martire, milizia postcrociata
sorta per presidiare l'area costiera e salvaguardare il
Granducato, e fondato da Cosimo I de' Medici; di questa
Militia il Varisco analizza con meticolosità gli esordi,
i legami con la Regula Benedicti -definendolo
perciò di derivazione benedettina-, la chiesa
Conventuale Maggiore in Pisa -celeberrima opera
religiosa dell'architetto Vasari-, gli ex monasteri
guglielmiti e la Commenda Concini, nonché il "Priorato
di Pisa", documentando con tavole cronologiche i vari
priori ed i Gran Maestri dell'ordine stefaniano.
L'ultimo capitolo è dedicato a San Rocco di
Montpellier -pellegrino e penitente vissuto nel XIV
secolo- di cui l'Autore individua gli stretti legami nel
culto della Religione Giovannita (Ordine
Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di
Malta) ed anche in quella stefaniana (si pensi
alla presenza di una chiesa sulla piazza dei cavalieri a
Pisa), un breve profilo agiografico e della geografia
rocchiana, sino ad analizzare il legame di San Rocco
verso il Santo Sepolcro di Gerusalemme (sperimentò il
carisma della taumaturgia proprio ad Acquapendente, sede
della prima riproduzione mensurale dell'Anastasis
costantiniana). Varisco non dimentica i magnifici cicli
di affreschi dall'Oratorio di Santa Maria delle Nevi
presso la Peschiera di Santa Fiora alle figurazioni
nell'oratorio di Seggiano, analizzando anche alcuni
quadri del XVII secolo che lo vedono compatrono con San
Lorenzo della città di Grosseto, sino al culto ed alla
devozionalità in tutto il grossetano e a "San Rocco a
Mare" (attuale Marina di San Rocco).
Chiude
una riflessione sul determinarsi del culto alla
Madonna di Tutte le Grazie (titolo della Vergine del
Monte Phileremo, Domina del Sovrano Militare
Ordine di Malta) nel grossetano a partire dalla
cattedrale di San Lorenzo in Grosseto.