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Da qualche giorno sono riapprodato professionalmente nelle terre della Tuscia (dopo un’assenza di quasi 5 anni), dove ho ritrovato alcuni cari amici ed una terra ancora poco contaminata dalla frenesia e dal caos cittadino ma con un potenziale storico, culturale e turistico con pochi pari al mondo.

Da qui la decisione di avviare la prima redazione locale del PdM, a cui faranno seguito molte altre.

 

La “Redazione Tuscia”, affidata a Luca Storri, già nostro referente per la provincia di Viterbo e titolare del sito Il Portale del Tempo, e ad Alice Corda, sarà operativa nel giro di un mese. Presto comunicheremo un indirizzo e-mail dove inviare articoli, proposte di collaborazione e notizie relative al territorio, creando di fatto un “focus” di attenzione da cui potranno trarre vantaggi abitanti e turisti.

 

Le redazioni locali fungeranno infatti da delegazioni decentrate del PdM, offrendo una maggiore attenzione al territorio ed una più penetrante informazione nel tessuto sociale: queste non si limiteranno alla pubblicazione su web ma si faranno promotrici di iniziative come tour, convegni, conferenze, rievocazioni, serate ludiche, ecc.

Tutto ciò sarà possibile esclusivamente con l’appoggio morale della popolazione che, a differenza delle metropoli, è certamente calibrata su più stretti legami umani: quindi confidiamo moltissimo nel loro sostegno.

 

Ecco un esempio da come uno stravolgimento ai limiti di un personalissimo 2012 anticipato, si possa reinventare qualcosa di buono e utile a tutti (non solo agli interessati ai misteri), perché ospitare un pool di esperti nella propria provincia crea indotti soprattutto turistici e di “riscoperta” del proprio territorio, magari sotto una luce diversa.

 

 

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OPPURE PER INVIARE ARTICOLI O RICHIEDERE INFO, SCRIVI A:

 

redazione.tuscia@ilportaledelmistero.net

 

 

 

I CUNICOLI DI VIGNANELLO

Alice Corda

REDAZIONE PdM - Tuscia

 

 

La nostra diletta Italia è tanto ricca di testimonianze storiche che i grandi apparati di ricerca stentano a trovare il tempo e le risorse necessarie ad approfondire tutte le singole realtà locali.

La Tuscia in particolare è un’area costellata da centinaia di preziosi borghi, alcuni arroccati ed immersi nella macchia mediterranea, tanto da essere facilmente dimenticati ed abbandonati a se stessi, se non fosse a volte per la caparbietà, la dignità e la voglia dei suoi abitanti di riscattare il valore degli antichi popoli che gli diedero i natali.

Ne è un puntuale esempio Vignanello, piccolo centro radicato fra le alture dei Colli Cimini, il quale territorio si lustra di essere stato abitato sin dal paleolitico, ben 15.000 anni fa, sviluppatosi poi attorno all’IX sec. a.C. come primario centro falisco, per essere infine inglobato dalla conquista romana e successivamente dalla confusione medievale.

 

 

È grazie ad un pugno di volenterosi vignanellesi che è stato riportato alla luce, con tanto sano olio di gomito, un affascinante percorso sotterraneo scavato nel tufo, una vera e propria macchina del tempo, che se da una parte può svelare alcuni misteri, dall’altra paradossalmente ne ripropone di vecchi.

 

I locali sono cresciuti sin da bambini accompagnati dai racconti dei più anziani circa la presenza nel sottosuolo di numerosi cunicoli dove, durante la seconda guerra mondiale, si sarebbero nascosti per scampare al passaggio delle truppe tedesche. Solo oggi, tante storie possono ritenersi riscattate dall’avanscoperta effettuata ad opera dell’Associazione ‘I CONNUTTI’ (www.iconnutti.org ).

 

I FONDATORI DELL'ASSOCIAZIONE "I CONNUTI"

 

Sul posto abbiamo incontrato Vincenzo Pacelli, attento studioso della storia locale, nonché fra i soci fondatori dell’Associazione con la carica di tesoriere, il quale ci ha arricchiti con una meticolosa relazione dei lavori effettuati ed accompagnati lungo l’itinerario. Il viaggio ha inizio da una botola posta in una cappella sotterranea della Chiesa Collegiata (datata 1724, ma sorta su una preesistente chiesa romanica) nella quale riposano i suoi fondatori Don Francesco Maria Ruspoli 1° principe di Cerveteri, morto nel 1731, sua moglie Donna Maria Isabella Cesi ed il loro pronipote con relativa consorte. Adiacenti ai sepolcri gentilizi sono state scoperte delle fosse comuni dove, prima dell’editto di Saint Cloud, i defunti venivano disposti in ragione del sesso e dell’età.

 

Il varco prima dei lavori era completamente ostruito da una moltitudine di detriti di diverse epoche, come pure alcuni tratti del cunicolo. Nelle teche allestite all’entrata sono esposti resti di ceramiche seicentesche, come pure cocci in bucchero di epoca falisca, suppellettili che oltretutto non riescono a spiegare chiaramente la propria presenza sul posto. C’è da dire che i così detti ‘tombaroli’, predatori a discapito delle vicine necropoli falische, erano già entrati nella cappella, mettendola a soqquadro per defraudare di un ipotetico tesoro il sepolcro del principe, ed anche nel cunicolo, in quel frangente è possibile che una certa confusione sia stata involontariamente alimentata.

 

Entrando nella botola, si viene opportunamente attrezzati di casco protettivo e faretto, per gli appassionati di archeologia è innegabilmente come arrivare al tanto agognato ‘stargate’. Sono subito visibili i resti di un acquedotto in coccio con tanto di sifone in piombo che si è propensi a datare intorno al XVII sec. d.C., quando Ottavia Orsini fece realizzare un sistema per portare l’acqua nel paese e sino alle fontane del giardino del castello. Presso gli archivi Vaticani esiste una perizia che descrive con dovizia di particolare l’intero tracciato fino alla fonte, posta ad oltre un chilometro di distanza, nei pressi della Chiesa della Madonna del Ruscello a Vallerrano, paese confinante.

Tuttavia nella Tuscia, da Blera a Formello, da Bolsena a Corchiano, sono numerosi gli esempi di acquedotti etruschi. Ve n’è uno a Castiglion Fiorentino, pure fittile, di epoca tardo etrusca simile a quelli della Roma Repubblicana, ed un altro ad Orte, ampliato e modificato nel medioevo per adattarlo alle esigenze del tempo.

 

In effetti nelle gallerie di Vignanello è possibile notare una netta differenza di scalpellatura dai lati alla volta, dunque è lecito supporre una similare origine etrusco/falisca dello scavo, con conseguente ampliamento e sfruttamento ad hoc seicentesco, purtroppo gli studi a riguardo non sono tuttavia illuminanti.

 

Proseguendo la visita si incontrano enormi conserve a botte in muratura, ormai cieche, nelle quali venivano riposte le provviste stagionali, ed ancora imbocchi verso adiacenti cantine private, nonché pozzi verticali di connessione alla superficie, serviti per espellere il materiale estratto dallo scavo e per aiutare i lavoranti nell’individuare la direzione da seguire. Dette cavità sono ora in parte chiuse dal manto stradale ed in parte sfocianti in seminterrati privati, pertanto gli accessi alle gallerie sono ben nascosti e sparsi in buona parte del paese. Basti pensare che qualche anziano ed incauto residente ancora usa buttarvi bottiglie di vetro, incredibilmente durante i lavori di pulizia vi è stata ritrovata una bomba inesplosa del secondo conflitto mondiale, poi fatta debitamente brillare dagli artificieri e con tanto di botto finale.

Arrivati sotto alla piazza, ove sul piano esterno sorgono uno di fronte all’altro il Castello Ruspoli e la Chiesa Collegiata, troviamo una lunga scalinata che prosegue verso il basso fino alle segrete del maniero, dove venivano carcerati e torturati gli ostili alla reggenza, ed un passaggio che conduce alle antiche scuderie.

 

Attualmente, con grave rammarico da parte dei visitatori, questi luoghi facenti parte della proprietà Ruspoli non sono percorribili, tanto che il camminamento termina arrivando allo sbocco sul fossato. Per il bene della collettività ci si augura che non tardi ad arrivare un accordo tra l’Associazione e la famiglia Ruspoli.

I lavori di recupero da parte del gruppo ‘I CONNUTTI’ sono ancora in corso, gli impegnati raccontano che le parti non ancora accessibili al pubblico si diramano per tutto l’abitato e comprendono quelle che sembrerebbero cisterne di decantazione dove l’acqua sostava per purificarsi dei residui.

 

Non è quindi da escludere che il tracciato più antico possa essere effettivamente di epoca falisca e che sia servito quantomeno al fine di drenare il colle dall’eccessiva umidità e per organizzare al meglio le falde acquifere.

 

Di fatto, proprio in località come Vignanello, ci si torna a chiedere quale fosse il confine politico-culturale tra i Falisci e gli Etruschi, e quale fosse la provenienza delle loro genti, la linea di demarcazione è spesso confusa, poiché  per molti punti in comune se ne trovano altri di discrepanza, come ad esempio la lingua. Sappiamo che furono alleati contro Roma, ed in questo senso è opportuno valutare con attenzione l’ipotesi che la più ampia Etruria comprendesse in realtà dodici diverse fazioni, fra cui appunto quella falisca, come espletato nello speciale dedicato agli Etruschi edito dal nostro stesso PdM nel mese scorso.

 

 

 

Il tempo è un inesorabile tessitore, per leggere fra le sue trame si abbisogna di infaticabile perseveranza, anche di sacrificare le sere dopo il lavoro per andare a scavare sino a notte fonda in umidi e cupi spazi ipogei, è grazie a persone di questa buona volontà che vengono riportati alla luce luoghi di intrigante fascino, altrimenti celati nello scetticismo dei più e nei racconti di qualche vecchio romanziere…

 

Alice Corda

 

 

 

 

 

 

Per gentile concessione dell'autore, i nostri ospiti possono ora scaricare gratuitamente in pdf una completa e dettagliata guida sul noto "Parco dei Mostri" di Bomarzo in provincia di Viterbo!

 

 

 
            

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