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Ci
sono luoghi che non hanno bisogno di tante presentazioni. Luoghi
speciali che fanno incontrare cielo e terra, lo scibile umano e
l'alchimia. Uno di questi è sicuramente la Porta Ermetica, o Magica, di
piazza Vittorio a Roma. Ed è per questo che quando capita l'occasione di
poterla vedere da vicino, dopo che finalmente è stata transennata
qualche anno fa, non bisogna farsela scappare.
L'appuntamento è stato organizzato dall'associazione Stelle
d'Oriente, che hanno chiesto ad Alberto Canfarini, autore dello studio
“La Porta Ermetica” (edizioni Vidya, 2000) di raccontare qualcosa della
Porta...davanti alla Porta stessa!
“Il mio primo studio sulla Porta ermetica fu pubblicato
sulla rivista Hiram nel 1986 – spiega l'autore – oggi ritorno su questo
argomento ritenendo di poter fornire delle considerazioni più complete,
maturate in anni di studio, pur essendo consapevole che la simbologia e
gli enigmi della Porta racchiudono tutto l'iter alchemico e che nessuno
potrà fornire una versione finale ed esaustiva”.

Un rapido accenno alla creazione della Porta farà capire
meglio la sua storia. La Porta, Alchemica, Magica o dei Cieli, come è
stata chiamata in tutti questi anni è stata costruita tra il 1655 e il
1680 dal marchese Massimiliano Palombara di Pietraforte, nella sua
residenza Villa Palombara, sul colle Esquilino, più o meno nella stessa
posizione dove si trova oggi a piazza Vittorio.
La Porta
Alchemica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara,
sull'arco della porta perduta sul lato opposto vi era un'iscrizione che
permette di datarla al 1680, inoltre vi erano altre quattro iscrizioni
perdute sui muri della palazzina all'interno della villa.
Nel 1873 il muro
dove la porta poggiava fu demolito e quest'ultima pezzo per pezzo fu
fatta conservare nei magazzini municipali. Più tardi fu sistemata nel
giardino di piazza Vittorio, e ai lati vennero poste due statue chiamate
Bes, ritrovate nei lavori di scavo del Quirinale nel 1888. Fino a pochi
anni fa, purtroppo, la Porta poteva essere raggiunta da chiunque visto
che nei giardini di piazza Vittorio c'era un mercato. E spesso era usata
come latrina, infatti alcuni dei simboli presenti sulla porta sono
letteralmente corrosi e stanno scomparendo. C'è da chiedersi cosa
sarebbe successo se una decina di anni fa circa l'amministrazione
comunale non avesse recintata, salvandola certamente dalla rovina.
Prima
di iniziare a illustrare i vari simboli della Porta, l'autore ha voluto
dare un accenno alle conoscenze del marchese, amico anche della regina
di Svezia Cristina: “ Ci sono due personaggi particolari che
frequentarono Villa Palombara: il primo è conosciuto come il Pellegrino
perché se ne ignora il nome, Egli ottenne ospitalità nel laboratorio del
marchese per una notte, on la promessa do trasmutare in oro il liquido
che il marchese faceva bollire nel crogiolo del suo laboratorio. La
mattina dopo l'ospite se ne era andato, ma aveva lasciato sul pavimento
il contenuto del crogiolo che aveva prodotto una striscia di oro
purissimo. Inoltre aveva lasciato sul tavolo una carta su cui aveva
tracciato degli enigmi, e si narra che tali iscrizioni furono fatte
incidere dal marchese su tavole di marmo che vennero poste non solo sul
laboratorio, ma furono anche scolpite sui due stipiti e sul frontone
centrale della Porta”. Un altro personaggio che fu amico del marchese
di Pietraforte fu il filosofo alchemico Giuseppe Francesco Borri. Dopo
una vita avventurosa e un po' scapestrata, come quella del Cagliostro,
Borri fu condannato a essere rinchiuso a vita nel carcere di Castel
Sant'Angelo a Roma. Ma nel 1678 riuscì a ottenere un regime di
semilibertà e iniziò a frequentare la nobiltà romana, compresi il
marchese di Pietraforte e la regina Cristina di Svezia, che divenne la
sua protettrice. E infatti dopo la morte di quest'ultima, il Borri venne
di nuovo rinchiuso in carcere dove morì nel 1695.
Così è chiaro come
la Porta Ermetica sia una miscellanea di simboli per arrivare alla via
alchemica, al risveglio totale dell'Essere. E su questo è d'accordo
anche Alberto Canfarini: “Per quanto sia arduo parlare di alchimia,
concentrata nei simboli e nelle scritte della Porta Ermetica, forse
seconda per valore solo alla Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto,
nel tentare un'analisi, sia pure sintetica, di questo monumenti, sarà il
caso di iniziare proprio dai due guardiano della soglia, i “Bes”,che
sono stati lì posti successivamente da qualcuno che aveva conoscenze
esoteriche. Le statue, guardiani che impediscono l'ingresso nel giardino
magico, rappresentano infatti le nostre incompiutezze che ci impediscono
di volgere le spalle al passato per arrivare alla conoscenza suprema”.
Descrivere i vari
simboli della Porta, che sottolineano l'iter dell'arrivo alla
conoscenza, è abbastanza complesso. Ne darò qui alcuni cenni, rimandando
al libro di Canfarini per altri eventuali approfondimenti. Per iniziare
dal frontone, il disegno con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni
in latino è uguale a quello che compare sul frontespizio del libro
alchemico Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madanatus.

Sul frontone della
porta si trova il sigillo di Salomone, inserito in un cerchio con
iscrizioni in latino. La punta superiore è occupata da una croce
collegata a un cerchio interno, mentre la punta inferiore dell'esagramma
è occupata da un oculus, cioè il simbolo alchemico del sole e dell'oro,
praticamente la luce dove tutti noi dovremmo arrivare. “Nel linguaggio
alchemico – prosegue l'autore – il triangolo con il vertice verso il
basso rappresenta l'acqua, il principio femminile, l'argento, la luna.
Il triangolo con il vertice verso l'alto rappresenta il fuoco, il
principio maschile,il sole, secondo alcuni alchimisti simboleggiato dal
gallo.

I vari simboli
alchemici lungo gli stipiti della Porta seguono la sequenza dei pianeti
associati ai metalli corrispondenti: e cioè Saturno col piombo, Giove
con lo stagno, Marte con il ferro,Venere con il rame, la Luna con
l'argento e Mercurio con il mercurio. Ad ogni pianete viene associato un
motto ermetico, seguendo il percorso dal basso in lato a destra, per
scendere dall'alto in basso a sinistra, secondo la direzione indicata
dal motto ebraico Ruach Elohim. La Porta si deve quindi leggere come il
monumento che segna il passaggio storico de rovesciamento dei simboli
del cristianesimo verso il muovo modello spirituale che si stava
sviluppando nei Seicento.

Sulla soglia della
porta, poi, appare il motto “ Si sedes non is”, che può essere letto da
sinistra a destra come “Se siedi non procedi” e da destra a sinistra
come “Se non siedi procedi”: condizione senza la quale ogni speranza di
aprire la porta del giardino magico diventa un'illusione Sul gradino
compare l'ultima epigrafe della Porta, insieme a un misterioso simbolo
che alcuni chiamano Monade, quasi un “riassunto” di tutti i simboli che
compaiono sulle varie parti della costruzione.
L'epigrafe recita:
Est opus occultant veri sophi aperire terrant ut germinet salutem pro
populo ( E' opera occulta del vero saggio aprire la terra, affinché
germogli la salvezza per il popolo). “L'espressione è talmente chiara
che appare perfino superfluo insistervi – chiude Canfarini – salvo per
confermare che la terra è la stessa della tavola di Smeraldo, quella che
è nutrice e ricettacolo del Telesma, la stessa del V.I.T.R.I.O.L.,
visita interiora terrae rectificandoque invenies occultam lapidem, cioè
visita le parti più profonde della terra e rettificando troverai la
pietra occulta. Per alcuni la prativa dell'iniziazione e anche
filantropia spirituale, illuminare gli uomini che posseggono le giuste
qualificazioni: chi ha sufficiente conoscenza, derivante da una strada
realmente percorsa e non da cultura libresca, dona ai suoi adepti quella
luce graduale che con piccoli passi fa riaccendere quel Fuoco Sacro che
è nascosto nel cuore di ogni uomo”.


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