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E’
una di quelle notizie che mette in fibrillazione storici, egittologi e
semplici appassionati.
Un team di archeologi austriaci, capitanati da Irene Mueller, ha
scoperto i resti della città di Avaris, capitale della popolazione degli
Hyksos, localizzandola nei pressi del villaggio di Tell El-Dab'a, a
nord-est de Il Cairo.
L'equipe austriaca,
presente nel sito da trentacinque anni, ha potuto identificare, grazie
all'uso del radar e di sofisticati studi di geofisica, la struttura
urbanistica della città, visualizzando diverse abitazioni, templi, un
porto affacciato su un antico affluente del Nilo, due isole sommerse e
pozzi di diverse dimensioni.
Tuttavia
qualcuno prima dell’egittologa Mueller era già alla ricerca di Avaris:
Auguste Mariette, il grande archeologo francese.
Durante alcuni scavi,
effettuati negli anni 1860 e 1863, Mariette scoprì una stele sulla quale
vi era incisa un’immagine di Ramses II nell’atto di fare offerte al dio
Seth, il testo geroglifico narrava che suo padre Sethi, quando era
ancora un semplice visir, andò a rendere onore al dio nel
quattrocentesimo anniversario del regno di Seth, cioè del dominio degli
Hyksos.
Mariette, però, troppo impegnato in altre scoperte, decise di sotterrare
la stele e di riprenderla più tardi … quando avrebbe avuto più tempo.
Bisognerà attendere
sin dopo il 1940, quando una spedizione austriaca guidata da Manfred
Bietak porterà alla luce i primi resti di Avaris e di Pi-Ramses, la
città fatta edificare da Ramses II sulle rovine della capitale degli
Hyksos.
Situata a circa
venticinque chilometri da Tanis, in una zona che spesso era coperta
dalle inondazioni del Nilo, gli archeologi lavorando alacremente,
riportano alla luce i resti della città e di un suo sobborgo risalenti
alla XII dinastia e al Nuovo Regno.
Per capire perché questi ritrovamenti sono così importanti dobbiamo
prima conoscere la popolazione degli Hyksos.

Gli Hyksos (dall'egizio Heqa-kasut, che vuol dire "sovrani dei paesi
stranieri") appartenevano a quelle popolazioni asiatiche che lentamente
si insediarono in Egitto durante la fine del Medio Regno. La loro
composizione etnica comprendeva Semiti, Cananei e anche coloro che
sarebbero poi diventati gli Ebrei.
Il loro arrivo era
stato caratterizzato da una lenta infiltrazione che non preoccupò i
faraoni che, inizialmente, non videro in questa ondata migratoria una
minaccia.
Queste popolazioni
asiatiche si stabilirono nel Nord dell’Egitto, dando vita ad un gruppo
di comunità che ben presto occupò la regione del Delta.
Quando il potere della XII dinastia si indebolì, gli Hyksos
approfittarono del momento di fragilità del Paese per imporre la propria
supremazia, regnando per oltre un secolo.
Le dinastie
successive offrirono una visione distorta di questo periodo dipingendolo
come un'epoca nefasta per il popolo Egizio. In realtà il dominio degli
Hyksos non fu così deleterio per il Paese. Durante il loro governo essi
conservarono la stessa struttura amministrativa dei faraoni egizi,
rispettando i canoni artistici e dando impulso alla diffusione della
letteratura.
I re asiatici portarono avanti la tradizione tipicamente egizia di
incidere i propri nomi sugli scarabei, gli insetti sacri considerati
divinità creatrici, che, sotto forma di amuleti, venivano collocati tra
le bende della mummia.
Inoltre gli stessi re Hyksos si presentarono come faraoni a tutti gli
effetti, pur conservando la propria cultura e i propri nomi semitici.
Dall'alto della loro carica di sovrani si dedicarono alla costruzione di
monumenti proprio come i faraoni che li avevano preceduti nella guida
del Paese.
L'invasione straniera
ebbe anche un aspetto positivo in quanto fornì qualche vantaggio alla
popolazione sottomessa.
Per quanto riguarda le innovazioni in campo militare, gli Hyksos
introdussero in Egitto l'uso del cavallo come animale da traino e del
carro da guerra, oltre alla spada curva, gli elmi e le corazze.
La loro presenza in Egitto è testimoniata anche a Tell el Mackhuta e
Tell el Yahudiya, località situate nella regione del Delta e a Sharuhen
in Palestina, dove gli Hyksos possedevano una roccaforte di fondamentale
importanza militare.
Il loro regno è segnato anche da importanti rapporti commerciali
instaurati nel corso degli anni con gli abitanti del Levante, infatti,
ebbero contatti con Creta, l'Egeo, l'Anatolia e alcune località del
Vicino Oriente e inoltre strinsero legami di collaborazione con la
Nubia, con la quale si allearono per contrastare il potere tebano.

In Egitto gli
Asiatici non erano gli unici ad avere potere, a Tebe nacque una nuova
dinastia di sovrani, la XVII, che ebbe origine da un ramo della XIII nel
periodo in cui a capo degli Hyksos c'era il sovrano Yaqub-har.
I re tebani regnarono da Elefantina ad Abydos per sessantacinque anni.
La città di Avaris e quella di Tebe giunsero allo scontro verso la fine
del Secondo Periodo Intermedio.
Troviamo le
testimonianze di questa guerra tra Nord e Sud su tre importanti
documenti: una stele incompleta, una nota con il nome di stele di Karnak
e la Tavoletta Carnavon, dal nome del Lord inglese che la collezionò, e
che completa le altre due.
Il testo delle steli e la tavoletta descrivono le ostilità tra tebani e
Hyksos e la lotta di liberazione intrapresa da Kamose, figlio o fratello
di Seqenenra Ta'o II contro gli Asiatici.

Il re salì al
trono intorno al 1550 in seguito alla morte del predecessore, usurpando
il posto del legittimo erede Ahmose, ancora troppo giovane per
esercitare il potere.
La preoccupazione principale di questo nuovo re fu quella di eliminare
gli Hyksos dall'Egitto. Kamose, infatti, non accettava l'idea di
dividere il Paese con gli Asiatici e impegnò tutte le sue energie per
liberarlo.
Il ritrovamento
della città di Avaris permetterà di portare nuove conoscenze non solo su
un periodo poco conosciuto dell’Antico Egitto, rivalutando gli Hyksos,
ma anche di capire meglio la storia di quelli che sarebbero divenuti poi
i futuri ebrei.

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