Chissà
se avremo mai una verità univoca e certa.
Questo, il primo pensiero che ci viene
istintivamente di mettere nero su bianco,
dopo la notizia arrivata dagli Stati Uniti
d’America circa una nuova, allarmante
ricerca relativa alla
correlazione tra utilizzo dei cellulari ed
il manifestarsi di gravi malattie, quali il
cancro al cervello.
Se istituzioni del rango dell’organizzazione
mondiale della sanità e dell’Unione Europea,
si trincerano dietro delle mezze parole
spese a riguardo (un collegamento tra
cellulari e tumori non è da escludere),
il direttore di uno dei centri di ricerca
sul cancro più importanti degli U.S.A. è
andato dritto al problema, inviando una
lettera a diversi gruppi, avvertendoli dei
grandi
danni che i dispositivi legati alla
telefonia mobile possono causare alla salute
delle persone.
A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato
poi Ronald
Herberman del Centro sulla Ricerca Contro il
Cancro dell’Università di Pittsburgh,
secondo il quale, ognuno di noi dovrebbe sin
da subito evitare un uso massiccio dei
telefonini (tenendoli poi sempre lontani
dalla testa), e non aspettare quindi
risultati più o meno definitivi di studi
sulla loro effettiva pericolosità per la
salute umana.
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(da: cellularizzati.net - Redazione)

Il cellulare può
essere incredibilmente dannoso.
Questa è la sentenza del National Institutes of
Health, ente scientifico americano, che ha
pubblicato uno studio sul Journal of the
American Medical Association, una rivista medica
molto importante. L’oggetto che quotidianamente
portiamo nelle tasche o in borsa, comunque molto
vicino al nostro corpo, influisce sulle cellule
dei tessuti nervosi con risvolti potenzialmente
cancerogeni.
É un’azione di
degradazione lenta ma costante, essendo sempre
circondati da onde magnetiche
prodotte dalle antenne dei nostri telefoni e di
quelli delle persone che ci circondano.
L’effetto si sarebbe incredibilmente accentuato
con l’introduzione di antenne sempre più
potenti, quelle degli attuali smartphone in
grado di produrre onde di forte intensita, per
poter comunicare con la rete Internet. Ci
troviamo sostanzialmente immersi in un campo
elettromagnetico che, localmente, ha
un’intensità molto maggiore di quello del campo
terrestre e, soprattutto, su lunghezze d’onda
differenti, alle quali il nostro organismo non è
adatto o, perlomeno, non lo è ancora
(l’evoluzione richiede centinaia o addirittura
migliaia di generazioni, le novità tecniche sono
invece recentissime).
Gli effetti sono
ancora poco visibili, ma secondo lo studio, a
partire dalla prossima decade, potremo vedere
gli effetti dannosi, con l’aumento esponenziale
di tumori e disfunzioni degli apparati nervosi.
Gli effetti,
inoltre, potrebbero diventare ancor più
devastanti se si continuasse a
potenziare le antenne in commercio.
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(da: Corriere
della Sera.it - Simona Marchetti)
Cervello a rischio tumori con il cellulare
I
professori Hardell e Hansson Mild:
utilizzare il telefonino per 10 anni
fa
salire il rischio di ammalarsi

LONDRA (Gran Bretagna)
- Usare il cellulare per più di 10 anni aumenterebbe il
rischio di ammalarsi di tumore al cervello. Lo sostiene un
studio svedese, opera di due eminenti professori – Lennart
Hardell dell’Università di Orebro e Kjell Hansson Mild dell’Umea
University – che contraddice così le ultime ricerche
ufficiali, che negavano un nesso fra i telefonini mobili e
il cancro. Stando ai nuovi risultati, invece, le persone che
usano il cellulare da un decennio o più, anche solo per
un’ora al giorno, hanno il doppio di possibilità di
sviluppare un tumore nel lato del cervello dove di solito
appoggiano il dispositivo.
INDEPENDENT- «E’
necessaria una grande attenzione nell’uso del telefonino –
avvertono gli scienziati nella relazione pubblicata dalla
rivista Occupational
Enviromental Medicine – e soprattutto i bambini, che
sono particolarmente vulnerabili, dovrebbero essere
scoraggiati dall’utilizzarlo».
A quanto sostiene l’Independent,
che ha riportato lo studio, i risultati sarebbero tanto
importanti quanto preoccupanti, perché mettono insieme
ricerche su persone che hanno usato il cellulare per un
tempo abbastanza lungo da poter contrarre la malattia.
Finora, infatti, le rassicurazioni ufficiali sulla sicurezza
dei cellulari si basavano su ricerche compiute, nella
migliore delle ipotesi, su un campione ristretto, ma il
cancro impiega almeno 10 anni per svilupparsi, quindi questi
studi erano giocoforza parziali.
STUDI
PRECEDENTI - Il mese scorso, una ricerca inglese
sulla sicurezza dei dispositivi promossa dalla
Mobile Telecommunication
and Health Research (MTHR) e costata quasi 9 milioni
di sterline (circa 13 milioni di euro), era arrivata alla
conclusione che i cellulari «non potevano essere associati a
danni biologici».
Ma il presidente della MTHR,
il professor Latrie Challis, aveva ammesso che solo una
piccola parte dello studio aveva riguardato gente che usava
il cellulare da più di un decennio e aveva annunciato la
necessità di nuove ricerche, più complete, per un risultato
il più possibile certo. «Non possiamo escludere la
possibilità che il cancro possa apparire nel giro di pochi
anni - aveva avvertito lo scienziato – perchè la nostra
ricerca ha scoperto qualche timido accenno nelle persone che
sono state esposte alle radiazioni per oltre un decennio».
RISCHI PER IL CERVELLO - I due luminari svedesi
hanno, invece, riunito i risultati di 11 precedenti studi
svolti in Svezia, Danimarca, Finlandia, Giappone, Germania,
Stati Uniti e Inghilterra, che ribadivano l’aumento del
rischio di sviluppare il cancro, soprattutto nel lato di
cervello dove la gente è solita appoggiare il telefono.
Cinque dei sei studi sui «gliomi», tumori delle cellule che
proteggono quelle nervose, avevano confermato il potenziale
pericolo, mentre quattro relazioni su cinque avevano
rilevato la presenza di neuromi acustici, forme tumorali
benigne ma spesso causa di invalidità come la sordità.
I
due svedesi hanno così raccolto i risultati per analizzarli
nel loro complesso e hanno perciò stabilito che le persone
che usano il telefonino da un decennio o più hanno il 20% in
più di possibilità di contrarre una patologia come il
neuroma acustico e il 30% in più di sviluppare un glioma
maligno. E il rischio sarebbe ancora più grande dal lato
della testa su cui appoggia il cellulare: più che triplicato
nel primo caso, addirittura quintuplicato nel secondo.
«Queste valutazioni danno un campione esauriente per
valutare i rischi di aumento di neuromi e glomi – hanno
sottolineato Hardell e Mild - . Non solo. In base a questi
risultati, non si possono nemmeno escludere la presenza di
altre forme di tumore al cervello».
CORDLESS - Lo studio svedese ha interessato anche
i cordless e pure in questo caso si è registrato un aumento
di entrambe le patologie. In altre parole, usando un
cellulare o un telefono senza fili per 2000 ore – ovvero,
meno di un’ora al giorno per 10 anni – vi sarebbe un rischio
concreto di ammalarsi. «Penso che sia davvero strano vedere
così tante ricerche ufficiali che dicono che non ci sono
rischi – ha spiegato il professor Mild al giornale inglese –
perché ci sono precise indicazioni sul fatto che qualcosa
succede dopo i dieci anni».
Non
a caso, il luminare utilizza il cellulare il meno possibile
e consiglia di farlo sempre e comunque con i dispositivi
vivavoce e di evitare le telefonate chilometriche,
preferendo in questo caso gli apparecchi fissi. Grande
attenzione poi con i bambini, ai quali i cellulari
dovrebbero essere tassativamente proibiti. Il professore
riconosce comunque come il numero di radiazioni emesse dai
telefoni di ultima generazione sia notevolmente diminuito
rispetto al primo dispositivo apparso sul mercato una decina
di anni fa, ma la sua raccomandazione è di preferire modelli
a bassa radiazione, visto soprattutto il proliferare del
Wi-Fi, che emette raggi altrettanto pericolosi, seppur in
misura minore rispetto ai telefonini.
PARERI CONTRASTANTI - Stando alla
Health Protection Agency inglese, questo studio
svedese sarebbe «molto indicativo», pur ammettendo che i
risultati «non si possono considerare ancora definitivi»,
mentre l’associazione degli operatori di telefonia mobile
(Mobile Operators Association) rileva come non ci siano
nuovi dati certi sui rischi per la salute, ma concorda sul
fatto che siano necessari nuovi studi. Nel frattempo, gli
scienziati hanno chiesto anche una revisione degli standard
di emissione dei telefoni mobili e di altre fonti
radioattive che loro stessi descrivono come «inappropriate»
e «non sicure».
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(da: molecularlab.it - Redazione)
Uso dei telefoni a
cellulare e rischio tumori
Una ricerca svedese
mostra correlazione tra un'ora di chiamate al giorno e la formazione di
neoplasie

L'uso eccessivo di
terminali mobili sembra aumentare i rischi di
tumore al cervello, a riaccendere il dibattito
scientifico è l'Istituto Nazionale del Lavoro di
Stoccolma.
La comunità scientifica svedese ha già prodotto
ben tre studi piuttosto inquietanti su questo
argomento decisamente scottante. Tutti gli studi
svedesi, finora, sono stati "smentiti" dai
ricercatori americani e britannici.
Ad esempio la Dr.
Lydia Zablotska, epidemiologa presso la
prestigiosa Columbia University, è convinta che
"le ricerche sui danni dei cellulari vanno di
moda". La Zablotska sostiene che "in questo
preciso periodo storico, tutti quanti puntano il
dito sui telefonini", incalza, "e le ricerche in
questo ambito vengono fortemente influenzate da
questo tipo di pregiudizi".
I risultati dell'ultima ricerca è stata condotta
su due gruppi di 2200 soggetti: un gruppo era
costituito da pazienti affetti da neoplasie
cerebrali, l'altro da individui completamente
sani.
Gli scienziati sebrerebbe evere trovato un nesso
tra tumori e l'uso intensivo di telefonini
cellulari: il 10% dei soggetti con tumori
maligni utilizza cellulare in maniera costante
da almeno 10 anni.
"Circa un decimo
degli individui malati", sottolinea Kjell Mild,
autore dello studio, "condividono una
particolarità: utilizzano il cellulare con molta
intensità".
Per
molta intensità ed uso eccessivo lo studio
indica una media di un'ora di chiamate al
giorno. Questa esposizione aumenterebbe il
rischio di tumori cerebrali del 240% nei
soggetti sani e favorirebbe lo sviluppo di
neoplasie nell'emisfero del cervello
corrispondente all'orecchio solitamente
utilizzato durante la chiamate telefoniche.
Precedenti studi hanno dimostrato come
l'utilizzo del telefono cellulare causi delle
zone calde nel cervello, ad essere imputata è
infatti la distanza del cellulare al cervello:
infatti la potenza delle onde elettromagnetiche
diminuisce con il quadrato della distanza.
"La migliore
soluzione a questi rischi", dice Mild in
un'intervista rilasciata a Reuters, "è l'uso di
auricolari". I bambini, inoltre, sarebbero i
"soggetti più vulnerabili" ai rischi cancerogeni
legati alla telefonia mobile.
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(da: tomshw.it - Valerio Porcu)
I cellulari provocano il cancro, prima
condanna

Secondo
un giudice della Corte
d'Appello di Brescia la documentazione
esistente è sufficiente per affermare che i
cellulari possono essere una concausa nel caso si
sviluppi un tumore.
La Corte d'Appello di
Brescia ha stabilito che i cellulari possono portare
al tumore, se usati per molti anni e se ci sono
altri potenziali elementi cancerogeni. Questa
convinzione ha portato il giudice a condannare
l'Inail, che dovrà pagare a un ex-dirigente una
pensione d'invalidità dell'80%, più arretrati e
interessi.
L'invalidità, per il
dirigente, è una conseguenza diretta dell'operazione
a cui si era sottoposto per la rimozione del tumore
(neoplasia al nervo della faccia) che sarebbe stato
causato, in parte, dal telefono. Le motivazioni
della sentenza certificano il fatto che non sia
dimostrato in modo assoluto il legame tra cellulare
e malattia, ma la documentazione esistente è stata
ritenuta sufficiente per considerare la concausalità
come un fatto certo.
Il manager ha parlato
al telefono, cellulare o DECT, dalle cinque alle sei
ore al giorno per dodici anni, dal 1991 al 2003. La
Corte d'Appello ha respinto lo studio presentato
dall'Inail, che dimostrerebbe l'innocuità dei
cellulari, perché risale a prima del 2000, quando
questi prodotti erano usati molto meno intensamente,
preferendo risultati più recenti.
Il colpo finale viene
dal professor Levis dell'Università di Padova, che
ha fatto notare come gli studi presentati dall'Inail
siano cofinanziati dai produttori di cellulari. Un
elemento che crea un conflitto d'interessi evidente
e rende lo studio praticamente carta straccia.
Questa sentenza è
certamente destinata a fare storia, perché per la
prima volta, in sede legale, si decreta una
relazione tra cellulare e malattia. Naturalmente ci
sarà anche un passaggio in Cassazione, ed è presto
per trarre conclusioni. Vengono alla mente,
tuttavia, i grandi processi contro le multinazionali
del tabacco, che cominciarono proprio quando si
dimostrò il legame diretto tra fumo e tumore ai
polmoni.
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