ALLA LUCE DEL TERRIBILE SISMA CHE HA SCONVOLTO IL GIAPPONE, RIPROPONIAMO UN ARTICOLO

PUBBLICATO NEL 2010 AGGIORNATO CON TEORIE SULL'ULTIMO DEVASTANTE EVENTO

 

Angel Heart - Antipattern - Chiara Palmerini - Paolo Cantini - Luca Nitopi - Matteo & Giorgia

RASSEGNA STAMPA DA:

Catastrofe.it - UfoOnLine - Panorama.it - Alleo.it - New ice age - Le Scienze - InAbruzzo.com - Give me Voice

 

 

 

 

 

QUALUNQUE SIANO LE TEORIE O LA SPIEGAZIONI PIU' O MENO PLAUSIBILI

SUL PERCHE' ACCADANO SIMILI DISASTRI,

 

LA CRUDA REALTA' SI MANIFESTA ESCLUSIVAMENTE DAL NUMERO DI INNOCENTI VITTIME

 

E DAL DOLORE DERIVATO DALLA PERDITA DI AMICI E PARENTI

NONCHE' DALLA DISTRUZIONE DEL PROPRIO MONDO QUOTIDIANO

ASSIEME ALLE SPERANZE ED AI SOGNI

 

IL PORTALE DEL MISTERO E' VICINO AI FRATELLI GIAPPONESI

IN QUESTO TERRIBILE MOMENTO

 

 

 

"LO TSUNAMI E' SOLO UNA CONSEGUENZA DI UN TERREMOTO"

 

 

 

 

IL TERREMOTO GIAPPONESE PROVOCATO DA SOLE E LUNA?

da ufoonline.it

 

L'alba del giorno dopo è passata in Giappone e mentre aumentano i morti nel paese asiatico, cominciano a farsi vivi esperti di tutte le nazionalità per cercare di spiegare le cause del sisma. Visto che ci siamo chiesti molti mesi prima di questa tragedia se i terremoti si potessero prevedere, cerchiano ancora una volta di informarvi sulle varie teorie e polemiche intorno a questo argomento spinoso e delicato. Il più violento terremoto in tutta la storia del Giappone può essere stato provocato dalla posizione della Luna e dai processi che si stanno verificando sul Sole? Tale opinione ha espresso nella sua intervista a “La Voce della Russia” lo scienziato russo Arkady Tishkov, vice direttore dell’Istituto di Geografia presso l’Accademia delle Scienze Russa. E intanto il Daily Yomuri, quotidiano giapponese rende noto un documento del gennaio scorso dove era previsto "quasi tutto".

 

A seguire i dettagli.

 

L’11 marzo il terremoto di magnitudo 8,9 ha colpito un’estesa area del Giappone centrale e sud-orientale. L'epicentro della scossa è stato ad una profondità di dieci chilometri sotto il fondale dell’Oceano Pacifico  nei pressi della parte nord-orientale della maggiore isola giapponese di Honshū. Lo tsunami alto  10 metri ha colpito la costa dopo di che è seguita una seconda scossa tellurica. Sono morte centinaia di persone, alcune città hanno subito gravi danni, sono in tilt i mezzi di trasporto e di comunicazione.

 

Dice lo scienziato Arkady Tishkov:

Esiste una teoria secondo cui i cicli di attività sismica della Terra è strettamente correlata ai processi che si verificano sul Sole nonché alle fasi lunari. A proposito attualmente la Luna si trova ad una distanza di circa 350 mila chilometri dalla Terra, ossia alla minimia distanza dal nostro pianeta. Naturalmente la sua massa ha un grande impatto sulla litosfera della Terra. A sua volta il Sole è all’apice della sua attività negli ultimi anni,-  ha rilevato lo scienziato russo.

La connessione tra questi fenomeni esiste realmente e si manifesta quasi sempre. I cicli dell’attività solare e lunare possono coincidere.

 

Negli anni 2011 – 2015 è previsto il più alto ciclo di attività vulcanica e sismica sulla nostra Terra.

 

Nuove scosse telluriche minacciano non solo il Giappone ma anche le aree vicine russe – Sahalin, Kamchatka, Isole Curili.  Nelle acque costali è stato registrato l’innalzamento dell’acqua fino a due metri, il quale, peraltro, non ha provocato nessun grave danno. Tuttavia, - ritiene Arkady Tishkov,-  da queste parti  si conserva un alto livello del pericolo sismico.  Il Ministero della Protezione Civile della Federazione Russa sta effettuando la raccolta e l’elaborazione dei relativi dati, nella regione funziona lo staff operativo.

Il quotidiano Daily Yomuri cita oggi un rapporto secondo il quale il terremoto era stato previsto dagli esperti del centro sismologico giapponese.

 

Gli esperti del Centro per la promozione della ricerca sui terremoti avevano affermato nel documento, diffuso in gennaio, che un terremoto sul fondale marino, come quello che ha provocato lo tsunami di venerdì, avrebbe potuto verificarsi entro 30 anni, con una probabilità del 99% al largo della prefettura di Miyagi, del 90% al largo di quella di Ibaraki e tra l' 80 e il 90% in quella di Ibaraki, tutte sulla costa orientale. Una bassa probabilità, solo del 7%, era attribuita alla prefettura di Fukushima, quella dove si trovano i reattori nucleari danneggiati, e quasi nulla quella meridionale di Sanriku.

 

 

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TORNA LA TEORIA DELL'HAARP: IL TERREMOTO GIAPPONESE ERA PREVISTO?

UN VIDEO LO DIMOSTREREBBE.

da catastrofe.it - Antipattern

 

Il terremoto in Giappone  era previsto già una settimana prima da chi aveva analizzato l'attività Haarp. Ma cosa è l'attività Haarp? Haarp letteralmente sta per HighFrequency Active Auroral Research Program e si tratta di un'installazione civile e militare che ha sede in Alaska. Serve agli Stati Uniti  per la ricerca scientifica sugli strati alti dell'atmosfera e della ionosfera oltre ad avere come secondo fine l'uso militare nell'ambito delle comunicazioni.

L'Haarp ha un trasmettitore capace di trasmettere onde elettromagnetiche sulle onde corte da 2,8 a 10 MHz con una potenza di 960 kW. Per queste sue caratteristiche tecniche sono nate negli anni le classiche e tipiche "teorie del complotto". Tutte fantasie, nulla di quanto si legge è stato mai riscontrato oggettivamente (che se poi fosse vero, m'immagino già gli States: "Oh, prego, riscontri pure oggettivamente le nostre cause in tutti i fenomeni sismici degli ultimi vent'anni!") ma nel web e tra gli attivisti politici si è sempre parlato di scopi occulti per creare appunto terremoti artificiali.

Ora partiamo da questo filmato che vi invitiamo a guardare:

 

http://www.youtube.com/watch?v=5sAJQmTFGKQ

 

è un video Youtube che risulta caricato il 3 marzo 2011. In questo video si prevede per i giorni successivi un terremoto molto, molto potente in riferimento ai dati delle emissioni di Haarp. Il commento della persona che ha postato il video, precedentemente al terremoto in Giappone colpito dall'allarme nucleare, è stato questo: "Il sistema Haarp ha rimosso parti dei dati grafici messi online dalla stazione stessa. Le stesse informazioni vennero meno due giorni prima del terremoto di Haiti". Cosa vuol dire questo buontempone? Gli Stati Uniti d'America sanno quando ci potrà essere un terremoto e, per fare un dispettuccio, non avvisano nessuno e guardano la diretta televisiva con salsicce e birra? Intanto difficile dire se è fantasia o realtà però l'autore del video una settimana fa commenta: "Non sto parlando di un terremoto da 3.0 ma di un evento devastante del quale parleranno tutti i notiziari internazionali".

 

Per quanto riguarda l'uso dell'Haarp come arma artificiale è necessario mostrarvi un'altra serie di informazioni sulle quali poi successivamente poter discuterne. Abbiamo detto che l'Haarp irradia la ionosfera con elettromagnetismo su onde corte, quindi è possibile far oscillare le particelle presenti negli strati più alti dell'atmosfera, questa oscillazione che è "indotta" ritorna riflessa ad una frequenza bassissima chiamata ELF che penetra nel mantello roccioso terrestre, negli oceani, negli esseri umani e negli oggetti inanimati. L'Haarp mira militarmente a sfruttare le onde ELF come un'arma ai fini di offesa/difesa sollecitando continuamente l'atmosfera mandando di fatto in "corto circuito" due punti opposti della terra. Con questo vantaggio gli Stati Uniti d'America potrebbero causare eventi naturali come uno tsunami (ecco le foto) oppure un terremoto.

 

 

 

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EDIZIONE 2010

 

 

Già lo scorso anno,a poche settimane dal terribile terremoto che aveva colpito l'Abruzzo, pubblicammo uno speciale dedicato alla possibilità che tale evento non fosse isolato ma un sintomo di qualcosa di più grande. Assieme a Massimo Bonasorte (Hera), Michele Proclamato e Luca Ceccarelli realizzammo un ora e mezza di intervista con il ricercatore Giampaolo Giuliani, discusso pioniere degli studi sulla prevedibilità (tutt'altro che magica) degli eventi sismici. Ebbene, per motivi che non starò qui ad elencare, l'intervista uscì su carta stampata ma mai in video (Puntata zero di "The Secret Folders", un progetto marcato PdM) e lo "Speciale" su queste pagine fu tacciato di facile sensazionalismo e gratuito catastrofismo.

 

Alcuni scienziati internazionali indipendenti (geofisici e geologi principalmente) furono messi a tacere, quando paventarono la possibilità che la zolla africana avesse in qualche modo accelerato la sua deriva verso l'Europa, creando movimenti che, asseconda degli strati tettonici, potevano svilupparsi in modo corrugatorio o elastico (è il caso appenninico). Questa teoria poneva quindi il disastro aquilano come un evento tutt'altro che indipendente, come invece affermato con forza dagli scienziati nostrani.

 

A distanza di quasi un anno, abbiamo deciso di tornare sull'argomento, visto che anche un bambino si sarà ormai reso conto dell'aumento esponenziale e globale dei fenomeni sismici di ragguardevole entità. Spero non si cada nella solita ipocrita e comoda giustificazione che oggi, attraverso la globalizzazione della comunicazione abbiamo più notizie, perché ciò può incidere per un 30%. Forse sarebbe più onesto ammettere che con Internet, diviene ogni giorno più difficile dissimulare o "coprire" eventi scomodi, costringendo un certo mondo accademico a strategie di derisione e dileggio pur di rendere tali informazioni poco credibili.

 

Più volte abbiamo ribadito che se l'Essere Umano è la creatura più evoluta della Terra, il proprio intuito e le soggettive elaborazioni e conclusioni devono avere un peso: molti animali si difendono da predatori e da eventi naturali grazie proprio a queste innate qualità; perchè solo in questo campo, l'uomo dovrebbe essere da meno?

 

Nonostante le affermazioni della scienza accademica, la sensazione generale è che qualcosa di strano stia accadendo.

 

 

Dal clima ai fenomeni geofisici, anche nella storia si riscontrano situazioni simili descritte da autori vecchi di millenni, ed anche allora (pensate, senza l'aiuto di Internet!), i toni erano allarmistici. L'uomo, come ogni animale, è in grado di percepire una modificazione nei delicati equilibri che lo circondano: forse abbiamo solo perso la capacità di tradurli in pensiero cognitivo.

 

I geofisici italiani continuano a sostenere l'individualità di tutti questo gravi sismi nel mondo, anche quando osservando una mappa si nota con innocente evidenza una sorta di "butterfly effect" da un capo all'altro del pianeta.

 

Essi sostengono come le differenze degli strati tettonici non permettano un collegamento tra eventi distanti migliaia di chilometri. Peccato che ogni sismografo italiano registri le oscillazioni della nostra penisola per ogni terremoto nel mondo che sia superiore al 6 grado. Peccato che non abbiamo da mesi il piacere di vedere intervistato un geofisico straniero sui nostri TG, di quelli, ad esempio, che sostengono che la collisione tra due continenti se "ne sbatterebbe" altamente della tipologia degli strati incontrati o su cui riversa l'energia: l'unica differenza sarebbe la manifestazione di sisma che poi si svilupperà ma, non per questo non sussiste un collegamento. No, nel nostro Paese tutto deve restare pudicamente discreto.

 

Siamo o non siamo la nazione che pose delle graziose foglie di fico sulle nudità delle opere d'arte?

 

Nelle altre nazioni, notizie del genere non sono interpretate come fonte di allarmismo ma bensì come libera informazione ed onestà verso il cittadino che in modo maturo acquisisce una maggiore consapevolezza del mondo e degli eventi che lo circondano. Da noi, sembra invece che a priori la popolazione sia considerata "incapace" di comprendere e recepire e quindi ignorante. Attenzione, non è il colore politico a generare quest'azione ma un sistema ancora radicato al concetto di eresia. In compenso si favorisce quel clima di irresponsabile inconsapevolezza che permette di costruire migliaia di abitazioni ed un grande ospedale nella zona rossa del Vesuvio!!

 

L'eruzione in Islanda si è rivelata come una grande lezione di umiltà ma anche un avvertimento: basta la sbuffata di un vulcano a molti sconosciuto (e non catalogato tra i più grandi e pericolosi, come invece è lo stesso Vesuvio) a paralizzare il trasporto di un continente, con contraccolpi finanziari che pagheremo per anni.

Possiamo solo immaginare cosa accadrebbe se quattro o cinque di queste "collinette" decidessero ...individualmente... di farsi una fumata insieme. Siamo abituati a vedere il disastro solo come qualcosa che cagioni vittime all'istante, ma la crisi economica ci sta insegnando come possono catalogarsi come disastri anche eventi e situazioni che direttamente non causano nemmeno un ferito. Sono le conseguenze a rappresentare la nuova chiave di lettura su cui l'Umanità dovrebbe sintonizzarsi.

 

Nel seguente speciale che, a partire da questa edizione prenderà il nome di "The Secret Folder", anticipando la prossima disponibilità dei testi sotto forma di editoria digitale scaricabile, abbiamo pensato fosse comunque più corretto non esprimere una posizione univoca: riportiamo articoli in rassegna con idee, prove e teorie anche opposte. Per noi è sempre il prioritario porre il lettore in una condizione di riflessione, in modo da poter sviluppare una propria idea, libero di conoscere tutto e non solamente le informazioni centellinate e filtrate dalla società odierna.

 

Jerry (Angel Heart)

 

 

EMERGENZE NEL MONDO  |  SISMOGRAFO ONLINE

LE PAGINE DEVONO ESSERE AGGIORNATE SPESSO (REFRESH)

 

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L'OPINIONE DELLA SCIENZA

di Chiara Palmerini

 

(...) Verrebbe da pensare che un unico brivido della crosta terrestre si stia propagando in lungo e in largo per tutto il globo. In realtà, come spiegano gli esperti, queste coincidenze sono solo apparenti. I terremoti che si sono verificati in Salvador, in India, in Grecia sono del tutto indipendenti.

La crosta terrestre, infatti, è suddivisa in una dozzina di gigantesche zolle che, come tessere di un mosaico, galleggiano su uno strato di materiale vischioso, il mantello terrestre.


Le correnti convettive in questo materiale trascinano con sé le zolle soprastanti. In questo modo, le zolle si spostano orizzontalmente le une rispetto alle altre, allontanandosi tra loro, oppure si scontrano e si comprimono l'una contro l'altra. «Le zone in cui sono avvenuti i terremoti fanno parte di zolle diverse, con movimenti in direzione diversa e distanti tra loro» precisa Gianni Bressan, ricercatore all'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale a Udine.

La parte dell'India in cui è avvenuto l'ultimo catastrofico sisma, per esempio, si trova nella zona di confine (e quindi di massima compressione) tra la zolla indiana ed eurasiatica. Il Centro America, e dunque il Salvador, è nella zona di compressione tra la zolla delle Cocos e quella nordamericana. Il caso della Grecia è più complesso, perché la regione, detta solla egea, si trova in mezzo alle spinte esercitate da tre zolle diverse.

Di sicuro, comunque, «queste zolle si comportano in maniera indipendente l'una dall'altra» conclude Bressan. Nonostante la vicinanza nel tempo colpisca l'immaginazione, i terremoti delle ultime settimane non sono dunque in relazione tra di loro, né rappresentano l'avvisaglia di altri disastri.

Clicca qui

 

 

(da: Panorama.it)

 

 

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L'ENORMITA' DELLA CATASTROFE

di Paolo Cantini

 

Immaginiamo il nostro pianeta come se fosse un pallone da football, con i vari settori di cuoio che ne costituiscono l'involucro esterno. Nel pallone da football i diversi settori sono di forme più o meno regolari e cuciti strettamente tra loro in modo che non si possano muovere. Nella Terra accade invece che i settori in cui è sezionata siano molto irregolari, alcuni più grandi e altri più piccoli e, cosa fondamentale, questi settori non sono incernierati tra loro ma sono slegati, liberi di muoversi secondo spostamenti che si misurano in scale temporali dell'ordine delle centinaia di migliaia d'anni, se non in milioni d'anni.

 

 

 

Quando osserviamo il globo terrestre, con i suoi oceani, le terre emerse, i continenti, è come se osservassimo un singolo fotogramma di una pellicola che si proietta da miliardi di anni, in cui la scena, costituita dalla rappresentazione della superficie terrestre, è cambiata svariate volte. Quello che vediamo oggi, quindi, non è che un'istantanea di com'è il pianeta ai giorni nostri.

 

Grazie allo studio della geologia possiamo far scorrere indietro questa pellicola e vedere com'era una volta, decine e centinaia di milioni di anni, fa l'aspetto del pianeta Terra, dove continenti e oceani avevano altre estensioni e localizzazioni. Vedremmo quindi come l'Africa e l'America meridionale fossero una volta unite, con il becco dell'attuale Mato grosso incuneato nel golfo di Guinea, a costituire un enorme continente, o l'India molto più a sud di dove si trova adesso, che nel suo movimento di deriva verso nord-est, si lasciava lentamente dietro il Madagascar.

 

L'eterno fluire di questi enormi settori della parte più superficiale del pianeta è conosciuto come Tettonica a zolle è costituisce attualmente il modello scientifico più valido per comprendere la dinamica del pianeta Terra. Secondo questo modello, pertanto, il globo terrestre è frazionato in tante "zolle", o "placche", che trasportano indifferentemente oceani e continenti e che, proprio come in un pallone da football rivestono la sua superficie, solo che queste placche hanno forme irregolari e bizzarre e si muovono tra loro. Semplificando molto, possiamo dire che i movimenti permessi in una situazione del genere sono fondamentalmente di tre tipi: placche che si allontanano, placche che scorrono parallelamente tra loro e placche che convergono, caso in cui si ha il fenomeno della subduzione, ovvero quando una delle due zolle si immerge sotto l'altra secondo un angolo variabile, sprofondando nella parte più interna del pianeta.

 

Quello che succede quindi nelle zone di contatto tra le diverse placche è facilmente immaginabile: sono le aree più instabili della superficie terrestre, quelle in cui più frequentemente si originano terremoti, eruzioni vulcaniche e tutti i cataclismi naturali connessi a questi eventi tettonici. Lo scontro o lo sfregamento tra le placche è all'origine dei più disastrosi terremoti che si conoscono. Le spinte coinvolgono forze straordinarie e il sistema può rispondere in modo da assorbire l'energia prodotta da tali eventi. Quando gli sforzi raggiungono il limite della resistenza offerta dalle rocce che costituiscono la crosta terrestre, si forma una frattura e si genera un terremoto, il rilascio improvviso dell'energia accumulata in una spinta durata centinaia o migliaia di anni. In una manciata di secondi l'enorme quantità di energia si propaga dall'area ipocentrale, ovvero la zona all'interno della crosta terrestre dove è avvenuta la rottura, in tutte le direzioni secondo un moto di natura ondulatoria che attraversa tutto il pianeta. Generalmente, alla scossa principale segue una sequenza di eventi sismici correlati e innescati dalla scossa principale, cosicché si parla più propriamente di "sequenza sismica".

 

Le onde sismiche generate da un terremoto sono di varia natura e hanno caratteristiche fisiche diverse ma tutte vengono registrate da apposite stazioni di registrazione ubicate in quasi tutti i paesi. La registrazione delle onde permette la sia la localizzazione dell'area origine del terremoto che di quantificare la sua "forza", la cosiddetta Magnitudo che è una misura oggettiva della quantità di energia elastica emessa durante un terremoto.

 

Tale scala non ha rigide divisioni in gradi: ci basti sapere che un valore di 2,5 di Magnitudo rappresenta un terremoto appena percettibile dall'uomo, mentre occorre arrivare al valore di ca. 5,5 M per registrare un terremoto con danni importanti sull'ambiente umano. Quest'ultimo caso equivarrebbe a dire che per ottenere la stessa magnitudo artificialmente occorrerebbe far esplodere sottoterra una carica di ca. 80.000 t. di TNT. Il sisma registrato il 26 dicembre, invece, al largo dell'isola di Sumatra ha avuto invece una magnitudo di 9,0 (ca. 30 milioni di milioni di t.), che costituisce un evento eccezionale nella storia moderna. Che cosa è successo quindi alle 00.58, ora del meridiano di Greenwich, del 26 dicembre 2004 al largo della costa nord-occidentale di Sumatra? È accaduto che in quella zona passa una linea di confine tra due importanti placche della litosfera terrestre o, per meglio dire, una di queste si scontra frontalmente con l'altra.

 

Così, al largo della costa settentrionale di Sumatra, alla profondità di ca. 10 km, si è verificato, tecnicamente parlando, un terremoto superficiale di tipo compressivo, generato dal fatto che la placca Indiana si muove verso nord-est di circa 6 cm l'anno rispetto alla più piccola placca di Burma che le sta di fronte, e questo spettacolare gioco a incastro che ha dimensioni eccezionali, è inserito a sua volta in un contesto di carattere continentale in cui la suddetta placca di Burma si trova, nella sua parte più meridionale, interessata da una deformazione significativa dovuta alla convergenza obliqua tra le placche dell'India e dell'Australia, a ovest e sud-ovest, verso le placche Euroasiatica e della Sonda a est. Stavolta, la violenza del sisma è stata tale che la Terra ha vibrato a lungo, come una campana colpita da un martello, con una serie di onde a lungo periodo comunque non avvertibili dall'uomo. In aggiunta, si sono registrate anche variazioni di livello del geoide, la superficie equipotenziale del campo gravitazionale che coincide con il livello medio della superficie libera dei mari, con effetti sul campo gravimetrico dell'area interessata dal sisma.

 

 

Quando un terremoto del genere ha l'epicentro (la zona sulla superficie terrestre geometricamente più vicina all'area ipocentrale e da cui si propaga il movimento sismico sulla superficie, che è anche l'area più intensamente colpita dal terremoto) sulla terraferma o in un'area prossima ad essa, gli effetti sull'ambiente umano sono ancora più disastrosi poiché la trasmissione dell'energia del terremoto è diretta. Nel caso del sisma occorso il giorno di Santo Stefano, oltre ai danni che sicuramente si sono avuti nelle aree antropizzate nella parte settentrionale dell'isola di Sumatra, si aggiunge la formazione di un maremoto (chiamato anche tsunami). Per usare una similitudine, immaginiamo di avere una bacinella o un secchio d'acqua e di colpire il fondo del secchio dal basso verso l'alto: si formeranno delle piccole ondine che si muoveranno in senso radiale sulla superficie dell'acqua fino a incontrare il bordo del recipiente. A scala planetaria accade più o meno questo. Molti di questi maremoti sono provocati da un improvviso movimento del fondo del mare, un impulso, il quale provoca delle onde sulla superficie molto grandi che possono viaggiare radialmente ad una velocità dell'ordine delle centinaia di km/ora.

 

Quando queste onde arrivano vicino alle coste si impennano a causa della rapida diminuzione della profondità dell'acqua fino ad altezze che possono raggiungere le decine di metri. Un'immensa quantità d'acqua si rovescia allora sulla rive per un fronte che può essere di centinaia di chilometri. La caratteristica peculiare degli tsunami è proprio quella di potersi propagare su distanze di migliaia di km senza attenuarsi e di portare distruzione in luoghi anche molto lontani dalla zona di origine. Il maremoto generato dal terremoto del Cile nel 1960, oltre a distruggere tutti i villaggi lungo 800 Km di costa, percorse 17.000 Km di Oceano Pacifico e arrivò in Giappone dopo circa 22 ore provocando notevoli danni.

 

Gli tsunami risultano quindi spesso collegati a eventi sismici anche se non sempre i meccanismi che li generano sono da ricercare nei terremoti. Si possono avere tsunami collegati a frane sottomarine di notevoli dimensioni o a eruzioni vulcaniche marine o in prossimità della costa, in cui grandi quantità di materiale solido si riversino in mare in tempi rapidi. Il problema, di fronte a questo genere di eventi naturali, catastrofici per i loro effetti sull'ambiente umano, è sempre lo stesso; non è tanto quello di poterli evitare o fare in modo che non accadano.

 

 

Eventi di questo tipo sempre sono accaduti e sempre accadranno. I terremoti e le eruzioni vulcaniche sono paradossalmente essenziali per la vita del pianeta Terra, o meglio il nostro pianeta non esisterebbe così come noi lo conosciamo, e lo abitiamo, senza questi eventi del tutto naturali e che da sempre sono esistiti e continueranno a esistere. Potremmo quasi dire che la vita che noi conosciamo si è sviluppata anche per la dinamicità di questo pianeta che non può prescindere dalle sue manifestazioni a noi più ostili. In tutto il pianeta e ogni giorno, nelle aree sismogeneticamente più importanti, si registrano migliaia di terremoti.

 

La gran parte di essi sono di debole intensità, registrabili unicamente dagli strumenti dedicati e non avvertiti dall'uomo, e sono la testimonianza di una terra che si muove, che si plasma continuamente e muta il suo volto, come sta facendo, ininterrottamente da più di 4 miliardi di anni. L'unica possibilità è quindi cercare di ridurre gli effetti di queste manifestazioni, investire nella conoscenza sempre più dettagliata dei meccanismi scatenanti, conoscere le aree a rischio in modo da evitarne quanto più possibile l'antropizzazione e soprattutto senza dimenticare di provvedere a predisporre validi sistemi di allerta e di prevenzione.

 

Ignorare questo significa accettare che gli effetti di quanto accaduto in un mattino di pochi giorni fa in Asia meridionale si potranno ripetere su un altro scenario, su altri paesi, su altri volti...

 

(da Alleo.it)

 

 

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TERREMOTI, ERUZIONI VULCANICHE E MINIMO SOLARE

di Luca Nitopi

Quando e come e’ possibile dire se due eventi (che potrebbero essere due terremoti, un minimo solare ed una serie di terremoti, un terremoto ed una eruzione vulcanica) hanno una qualche parentela ?

Gli esempi che ho fatto non sono casuali (ovviamente) e mi piacerebbe analizzarli insieme (giusto per dare anche spunti alla discussione). Cominciamo dall’ultimo.

Terremoti ed eruzioni vulcaniche si verificano nelle stesse aree della terra.

Se qualcuno se ne stupisce e’ solo perchè  non ha studiato a scuola la teoria della tettonica a zolle (mia figlia l’ha imparata in terza media, a grandi linee ovviamente) .  Il rapporto e’ quindi di causalità: sono entrambe manifestazioni dello stesso fenomeno che produce la deriva dei continenti e che mantiene vivo il campo magnetico terrestre . Chiaramente non si riesce a calcolare e a prevedere uno o l’altro evento ma, diciamo, e’ perche’ non si conoscono in modo preciso le”condizioni al contorno” che vincolano il fenomeno.

Un minimo solare ed una serie di terremoti e’ un caso decisamente differente.  Potrebbe essere  l’osservazione di un gruppo di persone più sveglie , come potrebbe essere un grande abbaglio. Non avendo una plausibile teoria su cui basarsi si cerca di eseguire uno studio statistico. Ma attenzione: per fare una cosa seria (all’inizio fu fatta per validare la teoria della tettonica a zolle…) servono milioni di dati e misure. Serve una elaborazione corretta dei dati e, soprattutto, imparziale. Serve quindi che gli stessi dati vengano elaborati da fonti diverse e i dati prodotti da differenti metodi di misurazione vengano elaborati dallo stesso modello statistico . E che alla fine diano  gli stessi risultati.  Prima dell’esecuzione dello “studio” possiamo parlare di COINCIDENZA. Se lo studio dà esito positivo possiamo cominciare a supporre una causalità , ma senza un adeguato supporto teorico non si potra’ ancora avere la certezza, si tratterà di una “legge empirica”.

Se invece dallo studio dei dati non emerge significativa correlazione si dovra’ parlare di casualità. E qui arriviamo all’ultimo punto.

Due terremoti che avvengono in tempi vicini ma in luoghi abbastanza distanti . A prima vista potrebbe sembrare che ci sia una forte correlazione tra gli eventi e che ci sia un comune “motore” . Ma in questo caso ci viene in aiuto la statistica pura.  Eventi come terremoti, esplosioni di novae e supernovae, ma anche piu’ prosaicamente deragliamenti di treni, incidenti aerei etc. vengono classificati in statistica come “eventi rari” (eventi la cui probabilità di accadere è molto bassa rispetto alla normalità).

 

Tramite calcoli puramente teorici si trova che la probabilità di tali eventi e’ distribuita secondo la cosiddetta “curva di Poisson”. Procedendo nei conti e’ possibile calcolare (sempre in modo puramente teorico) la probabilità che un evento raro capiti dopo un certo tempo da un altro. E si trova una cosa apparentemente “mistica” ma interessantissima. GLI EVENTI RARI ARRIVANO A SCIAMI . Ho detto “mistica” perche’  il risultato si applica a un qualsiasi evento raro (dall’incidente aereo al terremoto) a prescindere dalle cause scatenanti. All’osservatore sembrerà che ci sia una “volontà superiore” o , quantomeno una correlazione tra gli eventi. E invece no.

Se ci pensiamo bene , se non arrivassero a sciami sarebbero equispaziati…Ma allora non sarebbero piu’ eventi casuali, oltre che rari…

Sarebbero perfettamente prevedibili …

Per i curiosi , la legge esatta e’

Pk (t) = e^(-λ) *(λT)^(k)/k!

che indica la probabilità che in un tempo T si verifichino k eventi (indipendenti e completamente casuali) la cui frequenza media nell’unità di tempo è  λ mentre λT  è il numero medio di eventi nel tempo T).


(da New ice age)

 

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L'ALTRA OPINIONE DELLA SCIENZA

di G.G.

 

I risultati di una ricerca ventennale indicano che la resistenza di una faglia e il rischio sismico a essa collegato possono essere influenzati da eventi che avvengono anche dall'altra parte del globo

 

Terremoti di grande intensità che avvengono in regioni remote sono in grado di esercitare effetti negativi sulla capacità di "tenuta" di faglie che si trovino anche all'estremo opposto del globo. E' questa una delle più significative scoperte di una ricerca pubblicata su "Nature" proprio all'indomani dei terremoti che hanno colpito le Samoa e Sumatra.

Com'è ben noto, la possibilità di prevedere i terremoti si è sempre scontrata con la complessità che caratterizza l'attività sismica del pianeta, una complessità talmente elevata da nascondere le relazioni che potrebbero esserci almeno fra alcuni di essi.

Ora, a conclusione di uno studio iniziato oltre vent'anni fa, un gruppo di geologi della Carnegie Institution, della Rice University e dell'Università della California a Berkeley è riuscito a individuare una "subdola" e sfuggente relazione che li può collegare.

Paul Silver, Taka'aki Taira, Fenglin Niu e Robert Nadeau, i coordinatori dello studio, sono riusciti infatti a monitorare sottili cambiamenti nella resistenza di una faglia profonda, un fattore centrale per il verificarsi dei terremoti che finora però non era possibile misurare dalla superficie terrestre.

 

 



Con sismometri di altissima precisione i ricercatori sono infatti riusciti a osservare la presenza di piccoli progressivi cambiamenti nelle onde sismiche che si propagano lungo la zona della faglia di San Andreas, particolarmente nella regione circostante Parkfield. Questi cambiamenti sono indice di un indebolimento della faglia e corrispondono a periodi di aumento della frequenza di lievi terremoti lungo la faglia.

"I terremoti si verificano quando una faglia cede, o a causa dell'aumento dello stress o a causa dell'indebolimento della faglia stessa. I cambiamenti nella resistenza della faglia sono molto più difficili da misurare dei cambiamenti nello stress, specialmente per le faglie profonde. Il nostro risultato apre eccitanti possibilità di monitoraggio del rischio sismico e di comprensione delle cause dei terremoti", ha spiegato Taira.

La sezione della faglia di San Andreas studiata dai ricercatori, quella in prossimità di Parkfield, è per i geologi un "sorvegliato speciale", tanto che si sono dotati di una estesa e sofisticata rete di sismometri di ultima generazione e di altri strumenti di rilevazione di svariati parametri geofisici.

Le registrazioni relative ai numerosi piccoli terremoti che interessano la regione hanno in particolare rivelato che all'interno della zona di faglia esistevano aree con fratture riempite di fluidi. Ciò che ha attirato l'attenzione degli studiosi è il fatto che di tanto in tanto queste aree si spostavano leggermente. E che proprio durante questi periodi, le serie di piccoli e ripetuti terremoti diventavano più frequenti, un fatto che indicava un indebolimento della faglia.

"Il movimento del fluido in queste fratture lubrifica la zona di faglia e quindi la indebolisce", spiega Niu. "Lo spostamento complessivo dei fluidi è di appena dieci metri a una profondità di tre chilometri, e quindi sono necessari sismometri particolarmente sensibili per rilevare questi cambiamenti."

I ricercatori hanno anche notato che in due occasioni questi spostamenti si sono verificati dopo che la zona di faglia era stata disturbata dalle onde sismiche provenienti da due imponenti terremoti avvenuti a grande distanza, uno dei quali era quello che nel 2004 ha interessato Sumatra e le isole Andamane: la pressione esercitata da quelle onde sismiche è stata sufficiente a provocare uno spostamento dei fluidi nella sezione della faglia di San Andrea sotto osservazione. "E' possibile dunque che la forza della faglia e il rischio di terremoti si influenzato da eventi che avvengono dall'altra parte del globo", ha concluso Niu.

 

(da "Le Scienze" - Gruppo L'Espresso)

 

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L'AQUILA: I ROSPI AVEVANO PREVISTO IL TERREMOTO

di Andrea Rosa

 

Bizzarro, ma vero: i rospi sono in grado di sentire il terremoto prima che arrivi. La prova provata: proprio il terremoto dell’anno scorso a L’Aquila. E’ il risultato di uno studio condotto dalla biologa Rachel Grant, della Open University di Milton Keynes nel Regno Unito, e pubblicato sul numero di marzo della rivista Journal of Zoology, della Zoological Society of London, con il titolo di “Predicting the unpredictable; evidence of pre-seismic anticipatory behaviour in the common toad”. La notizia è stata riportata dalla BBC. La studiosa si trovava l’anno scorso nelle Marche, presso il Lago di San Ruffino, a 74 km di distanza dall’epicentro del terremoto, dove conduceva una ricerca sulla vita dei rospi e delle rane nel periodo dell’accoppiamento.

 

Gli animali, i rospi comuni (nome scientifico Bufo bufo), sono stati studiati per un periodo complessivo di 29 giorni, prima, durante e dopo il terremoto a L’Aquila. Nonostante non  proprio vicino all’area colpita, i rospi hanno reagito in maniera strana proprio in coincidenza dell’evento interrompendo la propria attività sessuale 5 giorni prima del 6 aprile e riprendendola solo diversi giorni dopo: il 95% dei maschi hanno improvvisamente abbandonato l’area, separandosi dalle proprie femmine e “riparando” in aree più alte dove, secondo l’interpretazione data dalla studiosa, i rospi si sarebbero sentiti più al riparo da inondazioni, smottamenti o caduta di rocce.

 

 

Secondo lo studio, il bizzarro comportamento degli animali è inoltre coinciso proprio con le perturbazioni pre-sismiche rilevate nella ionosfera, evidenziate da onde radio a frequenza molto bassa. Questi mutamenti nella ionosfera sono collegati, secondo alcuni studiosi, all’aumento di gas radon che si verifica prima di un terremoto. Al contrario di altre specie prese dal team della biologa per un esame comparativo, il comportamento biologico dei rospi è prova della loro capacità di “sentire il pericolo del terremoto”.

 

Sebbene lo studio della Grant non sia in grado di fornire spiegazioni su quali siano esattamente gli stimoli ambientali tali per cui i rospi sentano questo pericolo arrivare, la sua è la prima ricerca a provare scientificamente che il comportamento degli animali è collegato con i terremoti e li possa in qualche modo prevedere.

 

(da  InAbruzzo.com)

 

 

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HAARP: L'INQUIETANTE TEORIA DI UNA REGIA UMANA

di Matteo & Giorgia

 

 

 

La scorsa settimana, navigando sul web, mi sono imbattuto in un blog in cui si sostiene la possibilità che, tra gli altri, il terremoto dell’aprile 2009 dell’Aquilia non abbia origini naturali ma che sia stato causato artificialmente, quindi anche volontariamente, dall’uomo.
Il blog citato come fonte nel precedente articolo non rivela come un terremoto possa essere causato artificialmente ma si sofferma soprattutto sul perché sia stato causato. Non ritengo che sia questo il momento per affrontare i motivi, ammesso che esistano, di una tale scellerata azione, mi preme in primo luogo capire se sia veramente possibile provocare un terremoto.

Siamo abituati a pensare che il terremoto sia un accadimento naturale imprevedibile ed indipendente dalla volontà umana, ma è veramente così?


Tralasciamo per il momento la prevedibilità o meno dell’evento sismico ( molti di voi ricorderanno le tristi polemiche sul Prof. Giuliani e le sue ricerche subito dopo il terremoto dell’Aquila) per concentrarci, invece, sul fattore scatenante: la sola Madre Natura o anche il suo figlio degenere?


Sempre con l’ausilio di internet ci si imbatte facilmente sul progetto HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program) progetto sospettato, da molti giornalisti e pensatori di vario genere, di aver a che fare con alcune delle catastrofi naturali dell’ultima decade. Ma cosa è HAARP???


La traduzione italiana dell’acronimo è programma di ricerca sulle alte frequenze aurorali. In una sperduta regione nel nord dell’Alaska, esiste un laboratorio che è in grado di interagire con la nostra atmosfera in svariati modi. E’ composto da 180 antenne che irradiano onde elettromagnetiche nello strato più esterno della nostra atmosfera soprattutto sotto forma di onde corte tra 2.8 e 10 Mhz, per una potenza massima di 3.6 milioni di Watt.
Ufficialmente il programma svolge delle ricerche sui mutamenti climatici e sulle possibilità che l’uomo avrebbe di interagire con essi. Tra le innumerevoli potenzialità di questo apparato, quello che suscita più curiosità riguarda la possibilità che la ionosfera (la parte più esterna della nostra atmosfera) venga colpita da fasci di onde corte e che si comporti come uno specchio riflettente, cioè che i raggi vengano “riflessi” verso un punto determinabile del nostro pianeta.

 

In base alla tipologia di onda elettromagnetica emessa e alla sua potenza sarebbe possibile ottenere diversi effetti sull’ecosistema terrestre:
Ad esempio le micro-onde, esse hanno la caratteristica fisica di surriscaldare tutto ciò che contenga acqua, principio a noi familiare grazie ai nostri fornetti domestici. Mi chiedo: se un fascio di queste onde, con una potenza un milione di volte superiore a quella del forno domestico, venisse riflesso sulla terra, sarebbe in grado di causare degli tzunami? tempeste tropicali? Cicloni? O sarebbe magari in grado di modificare il corso di queste naturali attività terrestri?

 

Torno però alla mia curiosità iniziale.

 

Potrebbe il sistema HAARP causare dei terremoti?
Esiste un metodo basato sulle microonde, usato da molte società petrolifere, per indagare le cavità presenti nel sottosuolo terreste. Il sistema si basa sul principio dell’eco, ossia in base alla frequenza dell’onda riflessa è possibile determinare la presenza di petrolio, gas naturale etc… il sistema usa una potenza di circa 30 watt. Teoricamente il sistema HAARP potrebbe irradiare enormi quantità di energia nel sottosuolo terrestre, ma nessuna evidenza scientifica è in grado di dire se questa sua potenzialità sia effettivamente in grado di scatenare la forza distruttrice di un evento sismico come quello ultimamente accaduto ad Haiti o in Cile.

Non mi resta altra possibilità che quella di sospendere il giudizio di fronte a tanti punti interrogativi ed incertezze. Ci troviamo ai limiti delle conoscenze scientifiche e non vi è alcuna ufficialità nelle informazioni che circolano in internet. Suscita comunque preoccupazione il fatto che numerosi organismi internazionali, dal Parlamento Europeo alle Nazioni Unite, abbiano chiesto all’amministrazione USA spiegazioni sull’HAARP senza ottenere alcuna risposta.

 

(da  Give me Voice)

 

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L'AQUILA 2009. LA MIA VERITA' SUL TERREMOTO

 

 

“L'Aquila 2009. La mia verità sul terremoto”. E' il titolo del libro del noto ricercatore Giampaolo Giuliani

Il libro, curato da Alfredo Fiorani, racconta la vicenda di Giampaolo Giuliani e della sua ricerca prima, durante e dopo il terremoto. Sarà presente il ricercatore che per la prima volta racconta agli aquilani la vicenda dal suo punto di vista.

"E' per me una grande emozione presentare il libro nella mia città", ha detto Giuliani, "avere l'opportunità di parlare direttamente a tutti i miei concittadini, spero che questo possa essere il preludio di un rapporto privilegiato con gli Aquilani e che l'incontro possa consolidare l' amicizia profonda che si è generata".

 

"Uno degli obiettivi che mi sono proposto", ha sottolineato Giuliani, "è che la lettura del libro serva a rispondere a tutti quegli interrogativi che le persone si pongono”

 

 

 

 

 

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