QUALUNQUE SIANO LE
TEORIE O LA SPIEGAZIONI
PIU' O MENO PLAUSIBILI
SUL PERCHE' ACCADANO
SIMILI DISASTRI,
LA CRUDA REALTA' SI
MANIFESTA ESCLUSIVAMENTE
DAL NUMERO DI INNOCENTI
VITTIME
E DAL DOLORE DERIVATO
DALLA PERDITA DI AMICI E
PARENTI
NONCHE' DALLA
DISTRUZIONE DEL PROPRIO
MONDO QUOTIDIANO
ASSIEME ALLE SPERANZE ED
AI SOGNI
IL PORTALE DEL MISTERO
E' VICINO AI FRATELLI
GIAPPONESI
IN QUESTO TERRIBILE
MOMENTO
"LO
TSUNAMI E' SOLO UNA CONSEGUENZA DI
UN TERREMOTO"
IL TERREMOTO GIAPPONESE PROVOCATO DA
SOLE E LUNA?
da ufoonline.it
L'alba del giorno dopo è passata in
Giappone e mentre aumentano
i morti nel paese asiatico,
cominciano a farsi vivi esperti di
tutte le nazionalità per cercare di
spiegare le cause del sisma. Visto
che ci siamo chiesti molti mesi
prima di questa tragedia se i
terremoti si potessero prevedere,
cerchiano ancora una volta di
informarvi sulle varie
teorie e polemiche intorno a questo
argomento spinoso e delicato.
Il più violento terremoto in tutta
la storia del Giappone può essere
stato provocato dalla
posizione della Luna e dai processi
che si stanno verificando sul Sole?
Tale opinione ha espresso nella sua
intervista a “La Voce della Russia”
lo scienziato russo Arkady
Tishkov, vice direttore
dell’Istituto di Geografia presso
l’Accademia delle Scienze Russa. E
intanto il Daily Yomuri,
quotidiano giapponese rende noto un
documento del gennaio scorso dove
era previsto "quasi tutto".
A seguire i dettagli.
L’11 marzo il terremoto di magnitudo 8,9 ha colpito un’estesa area del Giappone centrale e sud-orientale. L'epicentro della scossa è stato ad una profondità di dieci chilometri sotto il fondale dell’Oceano Pacifico nei pressi della parte nord-orientale della maggiore isola giapponese di Honshū. Lo tsunami alto 10 metri ha colpito la costa dopo di che è seguita una seconda scossa tellurica. Sono morte centinaia di persone, alcune città hanno subito gravi danni, sono in tilt i mezzi di trasporto e di comunicazione.
Dice lo scienziato Arkady Tishkov:
Esiste una teoria secondo cui i cicli di attività sismica della Terra è strettamente correlata ai processi che si verificano sul Sole nonché alle fasi lunari. A proposito attualmente la Luna si trova ad una distanza di circa 350 mila chilometri dalla Terra, ossia alla minimia distanza dal nostro pianeta. Naturalmente la sua massa ha un grande impatto sulla litosfera della Terra. A sua volta il Sole è all’apice della sua attività negli ultimi anni,- ha rilevato lo scienziato russo.
La connessione tra questi fenomeni esiste realmente e si manifesta quasi sempre. I cicli dell’attività solare e lunare possono coincidere.
Negli anni 2011 – 2015 è previsto il più alto ciclo di attività vulcanica e sismica sulla nostra Terra.
Nuove scosse telluriche minacciano non solo il Giappone ma anche le aree vicine russe – Sahalin, Kamchatka, Isole Curili. Nelle acque costali è stato registrato l’innalzamento dell’acqua fino a due metri, il quale, peraltro, non ha provocato nessun grave danno. Tuttavia, - ritiene Arkady Tishkov,- da queste parti si conserva un alto livello del pericolo sismico. Il Ministero della Protezione Civile della Federazione Russa sta effettuando la raccolta e l’elaborazione dei relativi dati, nella regione funziona lo staff operativo.
Il
quotidiano
Daily
Yomuri
cita
oggi
un
rapporto
secondo
il
quale
il
terremoto
era
stato
previsto
dagli
esperti
del
centro
sismologico
giapponese.
Gli
esperti
del
Centro
per
la
promozione
della
ricerca
sui
terremoti
avevano
affermato
nel
documento,
diffuso
in
gennaio,
che
un
terremoto
sul
fondale
marino,
come
quello
che
ha
provocato
lo
tsunami
di
venerdì,
avrebbe
potuto
verificarsi
entro
30
anni,
con
una
probabilità
del
99%
al
largo
della
prefettura
di
Miyagi,
del
90%
al
largo
di
quella
di
Ibaraki
e
tra
l'
80 e
il
90%
in
quella
di
Ibaraki,
tutte
sulla
costa
orientale.
Una
bassa
probabilità,
solo
del
7%,
era
attribuita
alla
prefettura
di
Fukushima,
quella
dove
si
trovano
i
reattori
nucleari
danneggiati,
e
quasi
nulla
quella
meridionale
di
Sanriku.
TORNA LA TEORIA DELL'HAARP: IL
TERREMOTO GIAPPONESE ERA PREVISTO?
UN VIDEO LO DIMOSTREREBBE.
da catastrofe.it - Antipattern
Il terremoto in
Giappone era previsto già una settimana prima
da chi aveva analizzato l'attività Haarp. Ma
cosa è l'attività Haarp? Haarp letteralmente sta
per HighFrequency Active Auroral Research
Program e si tratta di un'installazione civile e
militare che ha sede in Alaska. Serve agli Stati
Uniti per la ricerca scientifica sugli strati
alti dell'atmosfera e della ionosfera oltre ad
avere come secondo fine l'uso militare
nell'ambito delle comunicazioni.
L'Haarp ha un trasmettitore capace di
trasmettere onde elettromagnetiche sulle onde
corte da 2,8 a 10 MHz con una potenza di 960 kW.
Per queste sue caratteristiche tecniche sono
nate negli anni le classiche e tipiche "teorie
del complotto". Tutte fantasie, nulla di quanto
si legge è stato mai riscontrato oggettivamente
(che se poi fosse vero, m'immagino già gli
States: "Oh, prego, riscontri pure
oggettivamente le nostre cause in tutti i
fenomeni sismici degli ultimi vent'anni!") ma
nel web e tra gli attivisti politici si è sempre
parlato di scopi occulti per creare appunto
terremoti artificiali.
Ora partiamo da questo filmato che vi invitiamo
a guardare:
è un video Youtube
che risulta caricato il 3 marzo 2011. In questo
video si prevede per i giorni successivi un
terremoto molto, molto potente in riferimento ai
dati delle emissioni di Haarp. Il commento della
persona che ha postato il video, precedentemente
al terremoto in Giappone colpito dall'allarme
nucleare, è stato questo: "Il sistema Haarp ha
rimosso parti dei dati grafici messi online
dalla stazione stessa. Le stesse informazioni
vennero meno due giorni prima del terremoto di
Haiti". Cosa vuol dire questo buontempone? Gli
Stati Uniti d'America sanno quando ci potrà
essere un terremoto e, per fare un dispettuccio,
non avvisano nessuno e guardano la diretta
televisiva con salsicce e birra? Intanto
difficile dire se è fantasia o realtà però
l'autore del video una settimana fa commenta:
"Non sto parlando di un terremoto da 3.0 ma di
un evento devastante del quale parleranno tutti
i notiziari internazionali".
Per quanto
riguarda l'uso dell'Haarp come arma artificiale
è necessario mostrarvi un'altra serie di
informazioni sulle quali poi successivamente
poter discuterne. Abbiamo detto che l'Haarp
irradia la ionosfera con elettromagnetismo su
onde corte, quindi è possibile far oscillare le
particelle presenti negli strati più alti
dell'atmosfera, questa oscillazione che è
"indotta" ritorna riflessa ad una frequenza
bassissima chiamata ELF che penetra nel mantello
roccioso terrestre, negli oceani, negli esseri
umani e negli oggetti inanimati. L'Haarp mira
militarmente a sfruttare le onde ELF come
un'arma ai fini di offesa/difesa sollecitando
continuamente l'atmosfera mandando di fatto in
"corto circuito" due punti opposti della terra.
Con questo vantaggio gli Stati Uniti d'America
potrebbero causare eventi naturali come uno
tsunami (ecco le foto) oppure un terremoto.
Già
lo scorso anno,a poche settimane dal terribile terremoto che aveva
colpito l'Abruzzo, pubblicammo uno speciale dedicato alla possibilità
che tale evento non fosse isolato ma un sintomo di qualcosa di più
grande. Assieme a Massimo Bonasorte (Hera), Michele Proclamato e Luca
Ceccarelli realizzammo un ora e mezza di intervista con il ricercatore
Giampaolo Giuliani, discusso pioniere degli studi sulla prevedibilità
(tutt'altro che magica) degli eventi sismici. Ebbene, per motivi che non
starò qui ad elencare, l'intervista uscì su carta stampata ma mai in
video (Puntata zero di "The Secret Folders", un progetto marcato PdM) e
lo "Speciale" su queste pagine fu tacciato di facile sensazionalismo e
gratuito catastrofismo.
Alcuni scienziati
internazionali indipendenti (geofisici e geologi principalmente) furono
messi a tacere, quando paventarono la possibilità che la zolla africana
avesse in qualche modo accelerato la sua deriva verso l'Europa, creando
movimenti che, asseconda degli strati tettonici, potevano svilupparsi in
modo corrugatorio o elastico (è il caso appenninico). Questa teoria
poneva quindi il disastro aquilano come un evento tutt'altro che
indipendente, come invece affermato con forza dagli scienziati nostrani.
A distanza di quasi un
anno, abbiamo deciso di tornare sull'argomento, visto che anche un
bambino si sarà ormai reso conto dell'aumento esponenziale e globale dei
fenomeni sismici di ragguardevole entità. Spero non si cada nella solita
ipocrita e comoda giustificazione che oggi, attraverso la
globalizzazione della comunicazione abbiamo più notizie, perché ciò può
incidere per un 30%. Forse sarebbe più onesto ammettere che con
Internet, diviene ogni giorno più difficile dissimulare o "coprire"
eventi scomodi, costringendo un certo mondo accademico a strategie di
derisione e dileggio pur di rendere tali informazioni poco credibili.
Più volte abbiamo ribadito
che se l'Essere Umano è la creatura più evoluta della Terra, il proprio
intuito e le soggettive elaborazioni e conclusioni devono avere un peso:
molti animali si difendono da predatori e da eventi naturali grazie
proprio a queste innate qualità; perchè solo in questo campo, l'uomo
dovrebbe essere da meno?
Nonostante le affermazioni
della scienza accademica, la sensazione generale è che qualcosa di
strano stia accadendo.
Dal clima ai fenomeni
geofisici, anche nella storia si riscontrano situazioni simili descritte
da autori vecchi di millenni, ed anche allora (pensate, senza l'aiuto di
Internet!), i toni erano allarmistici. L'uomo, come ogni animale, è in
grado di percepire una modificazione nei delicati equilibri che lo
circondano: forse abbiamo solo perso la capacità di tradurli in pensiero
cognitivo.
I geofisici italiani
continuano a sostenere l'individualità di tutti questo gravi sismi nel
mondo, anche quando osservando una mappa si nota con innocente evidenza
una sorta di "butterfly effect" da un capo all'altro del pianeta.
Essi sostengono come le
differenze degli strati tettonici non permettano un collegamento tra
eventi distanti migliaia di chilometri. Peccato che ogni sismografo
italiano registri le oscillazioni della nostra penisola per ogni
terremoto nel mondo che sia superiore al 6 grado. Peccato che non
abbiamo da mesi il piacere di vedere intervistato un geofisico straniero
sui nostri TG, di quelli, ad esempio, che sostengono che la collisione
tra due continenti se "ne sbatterebbe" altamente della tipologia degli
strati incontrati o su cui riversa l'energia: l'unica differenza sarebbe
la manifestazione di sisma che poi si svilupperà ma, non per questo non
sussiste un collegamento. No, nel nostro Paese tutto deve restare
pudicamente discreto.
Siamo o non siamo la
nazione che pose delle graziose foglie di fico sulle nudità delle opere
d'arte?
Nelle altre nazioni,
notizie del genere non sono interpretate come fonte di allarmismo ma
bensì come libera informazione ed onestà verso il cittadino che in modo
maturo acquisisce una maggiore consapevolezza del mondo e degli eventi
che lo circondano. Da noi, sembra invece che a priori la popolazione sia
considerata "incapace" di comprendere e recepire e quindi ignorante.
Attenzione, non è il colore politico a generare quest'azione ma un
sistema ancora radicato al concetto di eresia. In compenso si favorisce
quel clima di irresponsabile inconsapevolezza che permette di costruire
migliaia di abitazioni ed un grande ospedale nella zona rossa del
Vesuvio!!
L'eruzione in Islanda si è
rivelata come una grande lezione di umiltà ma anche un avvertimento:
basta la sbuffata di un vulcano a molti sconosciuto (e non catalogato
tra i più grandi e pericolosi, come invece è lo stesso Vesuvio) a
paralizzare il trasporto di un continente, con contraccolpi finanziari
che pagheremo per anni.
Possiamo solo immaginare
cosa accadrebbe se quattro o cinque di queste "collinette" decidessero
...individualmente... di farsi una fumata insieme. Siamo abituati a
vedere il disastro solo come qualcosa che cagioni vittime all'istante,
ma la crisi economica ci sta insegnando come possono catalogarsi come
disastri anche eventi e situazioni che direttamente non causano nemmeno
un ferito. Sono le conseguenze a rappresentare la nuova chiave di
lettura su cui l'Umanità dovrebbe sintonizzarsi.
Nel seguente speciale
che, a partire da questa edizione prenderà il nome di "The Secret
Folder", anticipando la prossima disponibilità dei testi sotto forma
di editoria digitale scaricabile, abbiamo pensato fosse comunque più
corretto non esprimere una posizione univoca: riportiamo articoli in
rassegna con idee, prove e teorie anche opposte. Per noi è sempre il
prioritario porre il lettore in una condizione di riflessione, in modo
da poter sviluppare una propria idea, libero di conoscere tutto e non
solamente le informazioni centellinate e filtrate dalla società odierna.
(...) Verrebbe da
pensare che un unico brivido della crosta
terrestre si stia propagando in lungo e in largo per
tutto il globo. In realtà, come spiegano gli
esperti, queste coincidenze sono solo apparenti.
I terremoti che si sono verificati in Salvador, in
India, in Grecia sono del tutto indipendenti.
La crosta terrestre, infatti, è suddivisa in una
dozzina di gigantesche zolle che, come tessere di un
mosaico, galleggiano su uno strato di materiale
vischioso, il mantello terrestre.
Le correnti convettive in questo materiale
trascinano con sé le zolle soprastanti. In questo
modo, le zolle si spostano orizzontalmente le une
rispetto alle altre, allontanandosi tra loro, oppure
si scontrano e si comprimono l'una contro l'altra.
«Le zone in cui sono avvenuti i terremoti
fanno parte di zolle diverse, con movimenti in
direzione diversa e distanti tra loro» precisa
Gianni Bressan, ricercatore all'Istituto
nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale a
Udine.
La parte dell'India in cui è avvenuto l'ultimo
catastrofico sisma, per esempio, si trova nella zona
di confine (e quindi di massima compressione) tra la
zolla indiana ed eurasiatica. Il Centro America, e
dunque il Salvador, è nella zona di compressione tra
la zolla delle Cocos e quella nordamericana. Il caso
della Grecia è più complesso, perché la regione,
detta solla egea, si trova in mezzo alle spinte
esercitate da tre zolle diverse.
Di sicuro, comunque, «queste zolle si
comportano in maniera indipendente l'una dall'altra»
conclude Bressan. Nonostante la vicinanza nel tempo
colpisca l'immaginazione, i terremoti delle ultime
settimane non sono dunque in relazione tra di loro,
né rappresentano l'avvisaglia di altri disastri.
Immaginiamo il
nostro pianeta come se fosse un pallone da football, con i vari settori
di cuoio che ne costituiscono l'involucro esterno. Nel pallone da
football i diversi settori sono di forme più o meno regolari e cuciti
strettamente tra loro in modo che non si possano muovere. Nella Terra
accade invece che i settori in cui è sezionata siano molto irregolari,
alcuni più grandi e altri più piccoli e, cosa fondamentale, questi
settori non sono incernierati tra loro ma sono slegati, liberi di
muoversi secondo spostamenti che si misurano in scale temporali
dell'ordine delle centinaia di migliaia d'anni, se non in milioni
d'anni.
Quando osserviamo
il globo terrestre, con i suoi oceani, le terre emerse, i continenti, è
come se osservassimo un singolo fotogramma di una pellicola che si
proietta da miliardi di anni, in cui la scena, costituita dalla
rappresentazione della superficie terrestre, è cambiata svariate volte.
Quello che vediamo oggi, quindi, non è che un'istantanea di com'è il
pianeta ai giorni nostri.
Grazie allo studio
della geologia possiamo far scorrere indietro questa pellicola e vedere
com'era una volta, decine e centinaia di milioni di anni, fa l'aspetto
del pianeta Terra, dove continenti e oceani avevano altre estensioni e
localizzazioni. Vedremmo quindi come l'Africa e l'America meridionale
fossero una volta unite, con il becco dell'attuale Mato grosso incuneato
nel golfo di Guinea, a costituire un enorme continente, o l'India molto
più a sud di dove si trova adesso, che nel suo movimento di deriva verso
nord-est, si lasciava lentamente dietro il Madagascar.
L'eterno fluire di
questi enormi settori della parte più superficiale del pianeta è
conosciuto come Tettonica a zolle è costituisce attualmente il modello
scientifico più valido per comprendere la dinamica del pianeta Terra.
Secondo questo modello, pertanto, il globo terrestre è frazionato in
tante "zolle", o "placche", che trasportano indifferentemente oceani e
continenti e che, proprio come in un pallone da football rivestono la
sua superficie, solo che queste placche hanno forme irregolari e
bizzarre e si muovono tra loro. Semplificando molto, possiamo dire che i
movimenti permessi in una situazione del genere sono fondamentalmente di
tre tipi: placche che si allontanano, placche che scorrono
parallelamente tra loro e placche che convergono, caso in cui si ha il
fenomeno della subduzione, ovvero quando una delle due zolle si immerge
sotto l'altra secondo un angolo variabile, sprofondando nella parte più
interna del pianeta.
Quello che succede
quindi nelle zone di contatto tra le diverse placche è facilmente
immaginabile: sono le aree più instabili della superficie terrestre,
quelle in cui più frequentemente si originano terremoti, eruzioni
vulcaniche e tutti i cataclismi naturali connessi a questi eventi
tettonici. Lo scontro o lo sfregamento tra le placche è all'origine dei
più disastrosi terremoti che si conoscono. Le spinte coinvolgono forze
straordinarie e il sistema può rispondere in modo da assorbire l'energia
prodotta da tali eventi. Quando gli sforzi raggiungono il limite della
resistenza offerta dalle rocce che costituiscono la crosta terrestre, si
forma una frattura e si genera un terremoto, il rilascio improvviso
dell'energia accumulata in una spinta durata centinaia o migliaia di
anni. In una manciata di
secondi l'enorme quantità di energia si propaga dall'area ipocentrale,
ovvero la zona all'interno della crosta terrestre dove è avvenuta la
rottura, in tutte le direzioni secondo un moto di natura ondulatoria che
attraversa tutto il pianeta. Generalmente, alla scossa principale segue
una sequenza di eventi sismici correlati e innescati dalla scossa
principale, cosicché si parla più propriamente di "sequenza sismica".
Le
onde sismiche generate da un terremoto sono di varia natura e hanno
caratteristiche fisiche diverse ma tutte vengono registrate da apposite
stazioni di registrazione ubicate in quasi tutti i paesi. La
registrazione delle onde permette la sia la localizzazione dell'area
origine del terremoto che di quantificare la sua "forza", la cosiddetta
Magnitudo che è una misura oggettiva della quantità di energia elastica
emessa durante un terremoto.
Tale scala non ha
rigide divisioni in gradi: ci basti sapere che un valore di 2,5 di
Magnitudo rappresenta un terremoto appena percettibile dall'uomo, mentre
occorre arrivare al valore di ca. 5,5 M per registrare un terremoto con
danni importanti sull'ambiente umano. Quest'ultimo caso equivarrebbe a
dire che per ottenere la stessa magnitudo artificialmente occorrerebbe
far esplodere sottoterra una carica di ca. 80.000 t. di TNT. Il sisma
registrato il 26 dicembre, invece, al largo dell'isola di Sumatra ha
avuto invece una magnitudo di 9,0 (ca. 30 milioni di milioni di t.), che
costituisce un evento eccezionale nella storia moderna. Che cosa è
successo quindi alle 00.58, ora del meridiano di Greenwich, del 26
dicembre 2004 al largo della costa nord-occidentale di Sumatra? È
accaduto che in quella zona passa una linea di confine tra due
importanti placche della litosfera terrestre o, per meglio dire, una di
queste si scontra frontalmente con l'altra.
Così, al largo
della costa settentrionale di Sumatra, alla profondità di ca. 10 km, si
è verificato, tecnicamente parlando, un terremoto superficiale di tipo
compressivo, generato dal fatto che la placca Indiana si muove verso
nord-est di circa 6 cm l'anno rispetto alla più piccola placca di Burma
che le sta di fronte, e questo spettacolare gioco a incastro che ha
dimensioni eccezionali, è inserito a sua volta in un contesto di
carattere continentale in cui la suddetta placca di Burma si trova,
nella sua parte più meridionale, interessata da una deformazione
significativa dovuta alla convergenza obliqua tra le placche dell'India
e dell'Australia, a ovest e sud-ovest, verso le placche Euroasiatica e
della Sonda a est. Stavolta, la violenza del sisma è stata tale che la
Terra ha vibrato a lungo, come una campana colpita da un martello, con
una serie di onde a lungo periodo comunque non avvertibili dall'uomo. In
aggiunta, si sono registrate anche variazioni di livello del geoide, la
superficie equipotenziale del campo gravitazionale che coincide con il
livello medio della superficie libera dei mari, con effetti sul campo
gravimetrico dell'area interessata dal sisma.
Quando un
terremoto del genere ha l'epicentro (la zona sulla superficie terrestre
geometricamente più vicina all'area ipocentrale e da cui si propaga il
movimento sismico sulla superficie, che è anche l'area più intensamente
colpita dal terremoto) sulla terraferma o in un'area prossima ad essa,
gli effetti sull'ambiente umano sono ancora più disastrosi poiché la
trasmissione dell'energia del terremoto è diretta. Nel caso del sisma
occorso il giorno di Santo Stefano, oltre ai danni che sicuramente si
sono avuti nelle aree antropizzate nella parte settentrionale dell'isola
di Sumatra, si aggiunge la formazione di un maremoto (chiamato anche
tsunami). Per usare una similitudine, immaginiamo di avere una bacinella
o un secchio d'acqua e di colpire il fondo del secchio dal basso verso
l'alto: si formeranno delle piccole ondine che si muoveranno in senso
radiale sulla superficie dell'acqua fino a incontrare il bordo del
recipiente. A scala planetaria accade più o meno questo. Molti di questi
maremoti sono provocati da un improvviso movimento del fondo del mare,
un impulso, il quale provoca delle onde sulla superficie molto grandi
che possono viaggiare radialmente ad una velocità dell'ordine delle
centinaia di km/ora.
Quando queste onde
arrivano vicino alle coste si impennano a causa della rapida diminuzione
della profondità dell'acqua fino ad altezze che possono raggiungere le
decine di metri. Un'immensa quantità d'acqua si rovescia allora sulla
rive per un fronte che può essere di centinaia di chilometri. La
caratteristica peculiare degli tsunami è proprio quella di potersi
propagare su distanze di migliaia di km senza attenuarsi e di portare
distruzione in luoghi anche molto lontani dalla zona di origine. Il
maremoto generato dal terremoto del Cile nel 1960, oltre a distruggere
tutti i villaggi lungo 800 Km di costa, percorse 17.000 Km di Oceano
Pacifico e arrivò in Giappone dopo circa 22 ore provocando notevoli
danni.
Gli tsunami
risultano quindi spesso collegati a eventi sismici anche se non sempre i
meccanismi che li generano sono da ricercare nei terremoti. Si possono
avere tsunami collegati a frane sottomarine di notevoli dimensioni o a
eruzioni vulcaniche marine o in prossimità della costa, in cui grandi
quantità di materiale solido si riversino in mare in tempi rapidi. Il
problema, di fronte a questo genere di eventi naturali, catastrofici per
i loro effetti sull'ambiente umano, è sempre lo stesso; non è tanto
quello di poterli evitare o fare in modo che non accadano.
Eventi di questo
tipo sempre sono accaduti e sempre accadranno. I terremoti e le eruzioni
vulcaniche sono paradossalmente essenziali per la vita del pianeta
Terra, o meglio il nostro pianeta non esisterebbe così come noi lo
conosciamo, e lo abitiamo, senza questi eventi del tutto naturali e che
da sempre sono esistiti e continueranno a esistere. Potremmo quasi dire
che la vita che noi conosciamo si è sviluppata anche per la dinamicità
di questo pianeta che non può prescindere dalle sue manifestazioni a noi
più ostili. In tutto il pianeta e ogni giorno, nelle aree
sismogeneticamente più importanti, si registrano migliaia di terremoti.
La gran parte di
essi sono di debole intensità, registrabili unicamente dagli strumenti
dedicati e non avvertiti dall'uomo, e sono la testimonianza di una terra
che si muove, che si plasma continuamente e muta il suo volto, come sta
facendo, ininterrottamente da più di 4 miliardi di anni. L'unica
possibilità è quindi cercare di ridurre gli effetti di queste
manifestazioni, investire nella conoscenza sempre più dettagliata dei
meccanismi scatenanti, conoscere le aree a rischio in modo da evitarne
quanto più possibile l'antropizzazione e soprattutto senza dimenticare
di provvedere a predisporre validi sistemi di allerta e di prevenzione.
Ignorare questo
significa accettare che gli effetti di quanto accaduto in un mattino di
pochi giorni fa in Asia meridionale si potranno ripetere su un altro
scenario, su altri paesi, su altri volti...
Quando e come e’
possibile dire se due
eventi (che potrebbero
essere due terremoti, un
minimo solare ed una
serie di terremoti, un
terremoto ed una
eruzione vulcanica)
hanno una qualche
parentela ?
Gli esempi che ho fatto
non sono casuali
(ovviamente) e mi
piacerebbe analizzarli
insieme (giusto per dare
anche spunti alla
discussione). Cominciamo
dall’ultimo.
Terremoti ed eruzioni
vulcaniche
si verificano nelle
stesse aree della terra.
Se qualcuno se ne
stupisce e’ solo perchè
non ha studiato a scuola
la teoria della
tettonica a zolle (mia
figlia l’ha imparata in
terza media, a grandi
linee ovviamente) . Il
rapporto e’ quindi di
causalità:
sono entrambe
manifestazioni dello
stesso fenomeno che
produce la deriva dei
continenti e che
mantiene vivo il campo
magnetico terrestre .
Chiaramente non si
riesce a calcolare e a
prevedere uno o l’altro
evento ma, diciamo, e’
perche’ non si conoscono
in modo preciso
le”condizioni al
contorno” che vincolano
il fenomeno.
Un minimo solare ed una
serie di terremoti
e’ un
caso decisamente
differente. Potrebbe
essere l’osservazione
di un gruppo di persone
più sveglie , come
potrebbe essere un
grande abbaglio. Non
avendo una plausibile
teoria su cui basarsi si
cerca di eseguire uno
studio statistico. Ma
attenzione: per fare una
cosa seria (all’inizio
fu fatta per validare la
teoria della tettonica a
zolle…) servono milioni
di dati e misure. Serve
una elaborazione
corretta dei dati e,
soprattutto, imparziale.
Serve quindi che gli
stessi dati vengano
elaborati da fonti
diverse e i dati
prodotti da differenti
metodi di misurazione
vengano elaborati dallo
stesso modello
statistico . E che alla
fine diano gli stessi
risultati. Prima
dell’esecuzione dello
“studio” possiamo
parlare di
COINCIDENZA. Se
lo studio dà esito
positivo possiamo
cominciare a supporre
una causalità , ma senza
un adeguato supporto
teorico non si potra’
ancora avere la
certezza, si tratterà di
una “legge empirica”.
Se invece dallo studio
dei dati non emerge
significativa
correlazione si dovra’
parlare di casualità. E
qui arriviamo all’ultimo
punto.
Due terremoti che
avvengono in tempi
vicini ma in luoghi
abbastanza distanti
. A prima vista potrebbe
sembrare che ci sia una
forte correlazione tra
gli eventi e che ci sia
un comune “motore” . Ma
in questo caso ci viene
in aiuto la statistica
pura. Eventi come
terremoti, esplosioni di
novae e supernovae, ma
anche piu’ prosaicamente
deragliamenti di treni,
incidenti aerei etc.
vengono classificati in
statistica come “eventi
rari” (eventi la cui
probabilità di accadere
è molto bassa rispetto
alla normalità).
Tramite calcoli
puramente teorici si
trova che la probabilità
di tali eventi e’
distribuita secondo la
cosiddetta “curva di
Poisson”. Procedendo nei
conti e’ possibile
calcolare (sempre in
modo puramente teorico)
la probabilità che un
evento raro capiti dopo
un certo tempo da un
altro. E si trova una
cosa apparentemente
“mistica” ma
interessantissima.
GLI EVENTI RARI
ARRIVANO A SCIAMI
. Ho detto
“mistica” perche’ il
risultato si applica a
un qualsiasi evento raro
(dall’incidente aereo al
terremoto) a prescindere
dalle cause scatenanti.
All’osservatore sembrerà
che ci sia una “volontà
superiore” o ,
quantomeno una
correlazione tra gli
eventi. E invece no.
Se ci pensiamo bene , se
non arrivassero a sciami
sarebbero equispaziati…Ma
allora non sarebbero
piu’ eventi casuali,
oltre che rari…
Sarebbero perfettamente
prevedibili …
Per i curiosi , la legge
esatta e’
Pk (t) = e^(-λ) *(λT)^(k)/k!
che indica la
probabilità che in un
tempo T si verifichino k
eventi (indipendenti e
completamente casuali)
la cui frequenza media
nell’unità di tempo è
λ
mentre λT
è il numero medio di
eventi nel tempo T).
I risultati di
una ricerca ventennale indicano che
la resistenza di una faglia e il
rischio sismico a essa collegato
possono essere influenzati da eventi
che avvengono anche dall'altra parte
del globo
Terremoti di grande intensità che
avvengono in regioni remote sono in
grado di esercitare effetti negativi
sulla capacità di "tenuta" di faglie
che si trovino anche all'estremo
opposto del globo. E' questa una
delle più significative scoperte di
una ricerca pubblicata su "Nature"
proprio all'indomani dei terremoti
che hanno colpito le Samoa e
Sumatra.
Com'è ben noto, la possibilità di
prevedere i terremoti si è sempre
scontrata con la complessità che
caratterizza l'attività sismica del
pianeta, una complessità talmente
elevata da nascondere le relazioni
che potrebbero esserci almeno fra
alcuni di essi.
Ora, a conclusione di uno studio
iniziato oltre vent'anni fa, un
gruppo di geologi della Carnegie
Institution, della Rice University e
dell'Università della California a
Berkeley è riuscito a individuare
una "subdola" e sfuggente relazione
che li può collegare.
Paul Silver, Taka'aki Taira, Fenglin
Niu e Robert Nadeau, i coordinatori
dello studio, sono riusciti infatti
a monitorare sottili cambiamenti
nella resistenza di una faglia
profonda, un fattore centrale per il
verificarsi dei terremoti che finora
però non era possibile misurare
dalla superficie terrestre.
Con sismometri di altissima
precisione i ricercatori sono
infatti riusciti a osservare la
presenza di piccoli progressivi
cambiamenti nelle onde sismiche che
si propagano lungo la zona della
faglia di San Andreas,
particolarmente nella regione
circostante Parkfield. Questi
cambiamenti sono indice di un
indebolimento della faglia e
corrispondono a periodi di aumento
della frequenza di lievi terremoti
lungo la faglia.
"I terremoti si verificano quando
una faglia cede, o a causa
dell'aumento dello stress o a causa
dell'indebolimento della faglia
stessa. I cambiamenti nella
resistenza della faglia sono molto
più difficili da misurare dei
cambiamenti nello stress,
specialmente per le faglie profonde.
Il nostro risultato apre eccitanti
possibilità di monitoraggio del
rischio sismico e di comprensione
delle cause dei terremoti", ha
spiegato Taira.
La sezione della faglia di San
Andreas studiata dai ricercatori,
quella in prossimità di Parkfield, è
per i geologi un "sorvegliato
speciale", tanto che si sono dotati
di una estesa e sofisticata rete di
sismometri di ultima generazione e
di altri strumenti di rilevazione di
svariati parametri geofisici.
Le registrazioni relative ai
numerosi piccoli terremoti che
interessano la regione hanno in
particolare rivelato che all'interno
della zona di faglia esistevano aree
con fratture riempite di fluidi. Ciò
che ha attirato l'attenzione degli
studiosi è il fatto che di tanto in
tanto queste aree si spostavano
leggermente. E che proprio durante
questi periodi, le serie di piccoli
e ripetuti terremoti diventavano più
frequenti, un fatto che indicava un
indebolimento della faglia.
"Il movimento del fluido in queste
fratture lubrifica la zona di faglia
e quindi la indebolisce", spiega Niu.
"Lo spostamento complessivo dei
fluidi è di appena dieci metri a una
profondità di tre chilometri, e
quindi sono necessari sismometri
particolarmente sensibili per
rilevare questi cambiamenti."
I ricercatori hanno anche notato che
in due occasioni questi spostamenti
si sono verificati dopo che la zona
di faglia era stata disturbata dalle
onde sismiche provenienti da due
imponenti terremoti avvenuti a
grande distanza, uno dei quali era
quello che nel 2004 ha interessato
Sumatra e le isole Andamane: la
pressione esercitata da quelle onde
sismiche è stata sufficiente a
provocare uno spostamento dei fluidi
nella sezione della faglia di San
Andrea sotto osservazione. "E'
possibile dunque che la forza della
faglia e il rischio di terremoti si
influenzato da eventi che avvengono
dall'altra parte del globo", ha
concluso Niu.
Bizzarro, ma vero: i
rospi sono in grado di
sentire il terremoto
prima che arrivi. La
prova provata: proprio
il terremoto dell’anno
scorso a L’Aquila. E’ il
risultato di uno studio
condotto dalla biologa
Rachel Grant, della Open
University di Milton
Keynes nel Regno Unito,
e pubblicato sul numero
di marzo della rivista
Journal of Zoology,
della Zoological Society
of London, con il titolo
di “Predicting the
unpredictable; evidence
of pre-seismic
anticipatory behaviour
in the common toad”.
La notizia è stata
riportata dalla BBC.
La studiosa si trovava
l’anno scorso nelle
Marche, presso il Lago
di San Ruffino, a 74 km
di distanza
dall’epicentro del
terremoto, dove
conduceva una ricerca
sulla vita dei rospi e
delle rane nel periodo
dell’accoppiamento.
Gli
animali, i rospi comuni
(nome scientifico
Bufo bufo), sono
stati studiati per un
periodo complessivo di
29 giorni, prima,
durante e dopo il
terremoto a L’Aquila.
Nonostante non proprio
vicino all’area colpita,
i rospi hanno reagito in
maniera strana proprio
in coincidenza
dell’evento
interrompendo la propria
attività sessuale 5
giorni prima del 6
aprile e riprendendola
solo diversi giorni
dopo: il 95% dei maschi
hanno improvvisamente
abbandonato l’area,
separandosi dalle
proprie femmine e
“riparando” in aree più
alte dove, secondo
l’interpretazione data
dalla studiosa, i rospi
si sarebbero sentiti più
al riparo da
inondazioni, smottamenti
o caduta di rocce.
Secondo lo studio, il
bizzarro comportamento
degli animali è inoltre
coinciso proprio con le
perturbazioni
pre-sismiche rilevate
nella ionosfera,
evidenziate da onde
radio a frequenza molto
bassa. Questi mutamenti
nella ionosfera sono
collegati, secondo
alcuni studiosi,
all’aumento di gas
radon che si
verifica prima di un
terremoto. Al contrario
di altre specie prese
dal team della biologa
per un esame
comparativo, il
comportamento biologico
dei rospi è prova della
loro capacità di
“sentire il pericolo del
terremoto”.
Sebbene lo studio della
Grant non sia in grado
di fornire spiegazioni
su quali siano
esattamente gli stimoli
ambientali tali per cui
i rospi sentano questo
pericolo arrivare, la
sua è la prima ricerca a
provare scientificamente
che il comportamento
degli animali è
collegato con i
terremoti e li possa in
qualche modo prevedere.
La
scorsa settimana, navigando sul web,
mi sono imbattuto in un blog in cui
si sostiene la possibilità che, tra
gli altri, il terremoto dell’aprile
2009 dell’Aquilia non abbia origini
naturali ma che sia stato causato
artificialmente, quindi anche
volontariamente, dall’uomo.
Il blog citato come fonte
nel precedente articolo non
rivela come un terremoto possa
essere causato artificialmente ma si
sofferma soprattutto sul perché sia
stato causato. Non ritengo che sia
questo il momento per affrontare i
motivi, ammesso che esistano, di una
tale scellerata azione, mi preme in
primo luogo capire se sia veramente
possibile provocare un terremoto.
Siamo
abituati a pensare che il
terremoto sia un
accadimento naturale imprevedibile
ed indipendente dalla volontà umana,
ma è veramente così?
Tralasciamo per il momento la
prevedibilità o meno dell’evento
sismico ( molti di voi ricorderanno
le tristi polemiche sul
Prof. Giuliani e le sue
ricerche subito dopo il terremoto
dell’Aquila) per concentrarci,
invece, sul fattore scatenante: la
sola Madre Natura o anche il suo
figlio degenere?
Sempre con l’ausilio di internet ci
si imbatte facilmente sul progetto
HAARP (High
Frequency Active Auroral Research
Program) progetto
sospettato, da molti giornalisti e
pensatori di vario genere, di aver a
che fare con alcune delle catastrofi
naturali dell’ultima decade. Ma cosa
è HAARP???
La traduzione italiana dell’acronimo
è programma di ricerca sulle alte
frequenze aurorali. In una sperduta
regione nel nord dell’Alaska, esiste
un laboratorio che è in grado di
interagire con la nostra atmosfera
in svariati modi. E’ composto da 180
antenne che irradiano onde
elettromagnetiche nello strato più
esterno della nostra atmosfera
soprattutto sotto forma di onde
corte tra 2.8 e 10 Mhz, per una
potenza massima di 3.6 milioni di
Watt.
Ufficialmente il programma svolge
delle ricerche sui mutamenti
climatici e sulle
possibilità che l’uomo avrebbe di
interagire con essi. Tra le
innumerevoli potenzialità di questo
apparato, quello che suscita più
curiosità riguarda la possibilità
che la ionosfera (la parte più
esterna della nostra atmosfera)
venga colpita da fasci di onde corte
e che si comporti come uno specchio
riflettente, cioè che i raggi
vengano “riflessi” verso un punto
determinabile del nostro pianeta.
In
base alla tipologia di onda
elettromagnetica emessa e alla sua
potenza sarebbe possibile ottenere
diversi effetti sull’ecosistema
terrestre:
Ad esempio le micro-onde, esse hanno
la caratteristica fisica di
surriscaldare tutto ciò che contenga
acqua, principio a noi familiare
grazie ai nostri fornetti domestici.
Mi chiedo: se un fascio di queste
onde, con una potenza un milione di
volte superiore a quella del forno
domestico, venisse riflesso sulla
terra, sarebbe in grado di causare
degli tzunami? tempeste tropicali?
Cicloni? O sarebbe magari in grado
di modificare il corso di queste
naturali attività terrestri?
Torno
però alla mia curiosità iniziale.
Potrebbe il sistema HAARP
causare dei terremoti?
Esiste un metodo basato sulle
microonde, usato da molte società
petrolifere, per indagare le cavità
presenti nel sottosuolo terreste. Il
sistema si basa sul principio
dell’eco, ossia in base alla
frequenza dell’onda riflessa è
possibile determinare la presenza di
petrolio, gas naturale etc… il
sistema usa una potenza di circa 30
watt. Teoricamente il sistema HAARP
potrebbe irradiare enormi quantità
di energia nel sottosuolo terrestre,
ma nessuna evidenza scientifica è in
grado di dire se questa sua
potenzialità sia effettivamente in
grado di scatenare la forza
distruttrice di un evento sismico
come quello ultimamente accaduto ad
Haiti o in Cile.
Non mi
resta altra possibilità che quella
di sospendere il giudizio di fronte
a tanti punti interrogativi ed
incertezze. Ci troviamo ai limiti
delle conoscenze scientifiche e non
vi è alcuna ufficialità nelle
informazioni che circolano in
internet. Suscita comunque
preoccupazione il fatto che numerosi
organismi internazionali, dal
Parlamento Europeo
alle Nazioni Unite,
abbiano chiesto all’amministrazione
USA spiegazioni sull’HAARP
senza ottenere alcuna risposta.
“L'Aquila 2009. La mia verità sul terremoto”. E' il titolo
del libro del noto ricercatore Giampaolo
Giuliani
Il libro, curato da Alfredo Fiorani, racconta la vicenda di
Giampaolo Giuliani e della sua ricerca prima,
durante e dopo il terremoto. Sarà presente il
ricercatore che per la prima volta racconta agli
aquilani la vicenda dal suo punto di vista.
"E' per me una grande emozione presentare il libro nella
mia città", ha detto Giuliani, "avere
l'opportunità di parlare direttamente a tutti i
miei concittadini, spero che questo possa essere
il preludio di un rapporto privilegiato con gli
Aquilani e che l'incontro possa consolidare l'
amicizia profonda che si è generata".
"Uno degli obiettivi che mi sono proposto", ha sottolineato
Giuliani, "è che la lettura del libro serva a
rispondere a tutti quegli interrogativi che le
persone si pongono”