IL "FISICO FILOSOFO" SPIEGA...
di Alice Ughi
Leonard
Susskind è professore
fisica teorica alla Standford
University nel campo
della teoria quantistica
dei campi dal 1979 e
nel 1998 gli è stato conferito
il premio Sakurai
per la fisica teorica.
L’emerito scienziato è stato
intervistato dal giornalista
scientifico e reporter
investigativo Peter
Byrne sul numero di
settembre di “Le Scienze” a
proposito dell’oggettività della
scienza e sulla sua correlazione
con la filosofia. Il filosofo
preferito di Susskind è
Thomas Kuhn, riguardo
al quale dice “Ha capito
esattamente che cosa succede
quando cambia il paradigma
scientifico. Improvvisamente, si
verifica un cambio radicale di
prospettiva. Idee, concetti,
astrazioni e rappresentazioni
totalmente nuove diventano
fondamentali.”
Rivoluzioni insomma, come quella
della teoria delle
stringhe, della quale
Susskind viene considerato uno
dei padri. Ha collaborato
inoltre a sviluppare la teoria
moderna degli universi
paralleli, basata sul
“paesaggio” della teoria delle
stringhe (The Cosmic
Landscape: String Theory and the
Illusion of Intelligent Design,
Little, Brown and Company,
Boston 2005, trad it. Il
paesaggio cosmico. Dalla teoria
delle stringhe al megaverso,
Adelphi, Milano 2007), violando
la convinzione dei fisici di
poter spiegare l’universo come
unico risultato possibile di
principi fondamentali. “Ogni
fisico deve avere la sensazione
che nel mondo esistano cose
oggettive e che il nostro
compito sia capire che cosa
sono. Non credo che riusciremmo
a farlo senza avere la
sensazione che esista una realtà
oggettiva. La prova
dell’oggettività è che gli
esperimenti sono riproducibili.
<…> Detto questo, i fisici non
parlano quasi mai di realtà”,
dice a Byrne.
Alla domanda sull’evoluzione
della teoria delle stringhe da
un modello unificante della
realtà a descrizione di
universi multipli il
fisico risponde così, “Gran
parte della comunità scientifica
dei fisici ha smesso di tentare
di spiegare in modo unico
l’universo, come l’unico mondo
matematicamente possibile.
Attualmente il multiverso è
l’unico modello in circolazione.
Non ci stanno lavorando tutti,
ma non esistono argomenti netti
e coerenti che lo
contraddicano”.
L’intervista si conclude con una
domanda sulla necessità di un
pensiero filosofico nell’operare
scientifico, quesito al quale
Susskind sembra rispondere in
modo affermativo: “La gente
pensa che vi siano regole chiare
e definite nella scienza:
realizziamo esperimenti,
acquisiamo i risultati e li
interpretiamo. Alla fine,
otteniamo qualcosa. Il progresso
scientifico invece, è umano,
caotico e conflittuale come
tutto il resto”.
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Nasce il network europeo di Meccanica Quantistica
La
Meccanica
Quantistica è la teoria di
maggior successo nella storia della scienza.
Formulata inizialmente per spiegare la
struttura atomica della materia, oggi è
utilizzata per descrivere i più diversi
domini della fisica, dalle particelle
elementari alle stelle che popolano
l’universo. La teoria ha anche aperto la
strada a importantissime innovazioni
tecnologiche, che hanno cambiato la nostra
vita quotidiana: il laser, il transistor, la
risonanza magnetica nucleare (RMN) sono
alcuni tra gli esempi più famosi.
Nonostante questi impressionanti successi,
la Meccanica Quantistica non ha mai cessato
di suscitare perplessità circa il suo
significato e i suoi limiti di validità. Il
dibattito è iniziato subito dopo la
formulazione della teoria, coinvolgendo i
maggiori protagonisti dell’epoca - Einstein,
Schrödinger, Bohr, Heisenberg, Born - e oggi
è più vivo che mai.
La comunità
scientifica sta prendendo sempre maggiore
consapevolezza che la teoria, seppur molto
efficace sul piano predittivo, pone
formidabili sfide sul piano matematico e
interpretativo: dal "problema della misura",
alla non località, alla transizione
micro-macro, al rapporto con la gravità.
Per superare queste sfide, l’11 aprile 2011
gli scienziati che lavorano su queste
problematiche si sono riuniti a Bruxelles
per dare avvio al primo network
europeo dedicato alla Meccanica Quantistica
e ai suoi fondamenti. Il network si
chiama "Fundamental Problems in
Quantum Physics", è finanziato dal
programma COST dell’Unione Europea, e vede
la partecipazione di 40 tra i più importanti
fisici del settore, provenienti da 20 paesi
europei e limitrofi.
Questo
progetto si è classificato primo rispetto ai
60 inizialmente presentati, dopo una
complessa procedura di valutazione a cui
hanno partecipato oltre 30 valutatori
internazionali. Il network
coordinerà la ricerca attraverso
incontri periodici, conferenze, workshops,
scambi bilaterali, e promuoverà
l’inserimento di giovani ricercatori nel
mondo della ricerca.
Durante l’incontro di Bruxelles,
Angelo Bassi - ricercatore
dell’Università di Trieste - è stato
eletto coordinatore nel network, a
conferma della vitalità e importanza della
scuola di Meccanica Quantistica dell’ateneo
triestino, che ora assume anche un ruolo di
leadership a livello internazionale.
Iniziata da GianCarlo Ghirardi e famosa in
tutto il mondo per i suoi contributi alla
comprensione della teoria quantistica, la
scuola si è ampliata negli anni e continua,
oltre all’alto livello dell’attività di
ricerca, a formare studenti e dottorandi, a
collaborare con giovani ricercatori, e a
organizzare attività e incontri in ambito
internazionale.
Il progetto individua quattro linee di
ricerca principali:
1. Teoria
Quantistica senza osservatori.
È noto che la Meccanica quantistica pone
seri problemi interpretativi, che non
possono essere superati con una semplice
riformulazione della teoria, come
inizialmente ci si aspettava. Molto lavoro è
stato fatto e molto resta da fare, per
ri-fondare la Meccanica Quantistica su
solide basi matematiche, e molti scienziati
sono impegnati in questo compito difficile.
Sta inoltre emergendo la convinzione,
espressa anche da fisici famosissimi quali
J. Bell, S.L. Adler, e il premio Nobel per
la fisica A.J. Leggett, che il risultato di
questi sforzi sarà una nuova teoria, ancora
tutta da inventare, che rivoluzionerà la
nostra comprensione del mondo.
2. Dinamiche
efficaci per sistemi complessi.
Un settore della ricerca molto studiato ma
non ancora compreso a fondo è il confine tra
il micro-mondo quantistico delle particelle
e degli atomi e il macro-mondo classico
della nostra esperienza quotidiana. In
questo confine si trovano sistemi
(tipicamente, molecole di grosse
dimensioni), che sono troppo complessi per
essere studiati tramite la meccanica
quantistica, ma allo stesso tempo troppo
piccoli per comportarsi come oggetti
classici; sono sistemi a cavallo tra
l’essere puramente quantistici e l’essere di
fatto classici. La grossa sfida è elaborare
modelli matematici che tengano conto di
queste caratteristiche. Oltre all’interesse
teorico, fondamentali sono le implicazioni
dal punto di vista tecnologico. Una su
tutte: la fotosintesi. Il meccanismo della
fotosintesi è noto nelle sue linee generali,
tuttavia la ragione per cui le piante sono
in grado di produrre energia con
un’elevatissima efficienza è ancora
sconosciuta e probabilmente risiede nella
natura quantistica degli scambi energetici.
Capire questo meccanismo significa scoprire
come produrre energia in modo molto più
efficiente di quanto si riesca a fare
finora.
3. La Meccanica
Quantistica incontra la Relatività.
Da oltre 50 anni la Meccanica Quantistica e
la Relatività Speciale di Einstein sono
state combinate in quella che ha preso il
nome di Teoria Quantistica dei Campi. Il
successo di questa teoria è impressionante;
non a caso, un eccezionale sforzo economico
e tecnologico è stato compiuto per costruire
il nuovo acceleratore
LHC al CERN di Ginevra, al fine di
approfondire lo studio della teoria e del
suo prodotto più avanzato: il Modello
Standard delle particelle elementari.
Tuttavia anche questa teoria presenta
problematiche di fondo non ancora risolte: i
suoi fondamenti matematici non sono ancora
stati chiariti; il rapporto tra la richiesta
di località della Relatività Speciale e il
carattere non-locale della Meccanica
Quantistica rimane un mistero; il programma
di unificazione con la Relatività Generale
non è completo. Il matrimonio tra Meccanica
Quantistica e Relatività ha avuto molto
successo sul lato pratico, ma è sempre stato
problematico. Rimane una costante tensione
tra le due teorie, ancora lontana
dall’essere risolta.
4. Dalla teoria agli
esperimenti. L’impegno dei
fisici teorici nel capire la Meccanica
Quantistica, e risolvere i misteri che essa
presenta, è enorme. A esso corrisponde
l’impegno dei fisici sperimentali nel
verificare le proprietà più sorprendenti
della teoria, e nel controllare i suoi
limiti di validità. Molti gruppi europei
sono impegnati a progettare e realizzare
esperimenti di ottica quantistica, di fisica
molecolare, atomica, nucleare e subnucleare.
Lo scopo è capire più a fondo la teoria,
verificarne le predizioni, e forse trovare
nuovi effetti. Il premio Nobel per la fisica
A.J. Leggett ha recentemente dichiarato:
“Sono propenso a scommettere che se si
spinge la Meccanica Quantistica oltre un
certo limite, essa fallirà e qualcos’altro
prenderà il suo posto - qualcosa di cui non
conosciamo nulla al momento”.
I problemi fondamentali della Meccanica
Quantistica qui rapidamente elencati sono di
primissimo interesse concettuale, hanno
aperto la strada ad alcuni tra i più
interessanti esperimenti di fisica, i quali
in futuro porteranno a nuove scoperte
tecnologiche. Il network “Fundamental
Problems in Quantum Physics”, guidato dal
gruppo di Trieste, coordinerà la ricerca in
questo che è uno dei più affascinanti
settori della fisica contemporanea.






