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SAMHAIN
Il mondo della vita e quello della morte
si intrecciano in modo inestricabile.
di Kiyuki -
Redazione PdM
Per
gli abitanti di quella regione del nord Europa fra le più verdi e
spirituali, costellata di pietre sacre, e animata da un sentimento di
unione con il creato, questa notte era una delle festività più
importanti. Annunciava la fine dell'estate e l inizio del periodo
invernale, il periodo in cui gli animali venivano messi al riparo , gli
uomini si sedevano davanti al fuoco nelle proprie case e raccontavano
storie e leggende dei propri avi o dei Grandi Re d’Irlanda a quei
fanciulli che un giorno sarebbe divenuti guerrieri come i loro padri.
In questo giorno le cinque provincie si
riunivano a Tara, luogo sacro per eccellenza, e qui si discuteva di
politica,si facevano tornei e grandi banchetti; non ci si dimenticava
però della sacralità del giorno, infatti i Druidi spengevano tutti i
fuochi fino al momento dell'accensione del fuoco sacro al quale poi
sarebbero seguiti tutti gli altri.
E’ una notte ancor oggi molto
particolare, piena di incertezze, considerata fuori dal tempo, in quanto
tutte le leggi naturali vengo soverchiate temporaneamente.

Le barriere fra mondo visibile e
invisibile si dissolvono, lasciando le porte aperte agli spiriti del
mondo sovrannaturale di poter fluire nel mondo reale e mettersi in
contatto con i vivi.
La festa di Samhain rappresenta un
momento di enorme energia spirituale; il Dio tribale si congiunge con la
Dea della guerra e della fertilità, il Re d Irlanda viene simbolicamente
ucciso, lasciando spazio al nuovo sovrano e alla rinascita. La sacra
relazione della vita con la morte per i Celti fa parte di una cultura
intrinseca, un atteggiamento di fondo che li porta a non segnare
distinzione fra sacro e profano, materia e spirito, corpo e mente, in
quanto tutto facente parte di un Tutto superiore riconducibile ad un
principio unitario.
La bellezza di questa cultura e quello
che forse affascina più di ogni altra cosa , è la capacità che essi
hanno di mantenere un ponte fra il visibile e l’ invisibile, in quanto
tutto l universo è animato da una unica forza di cui anche noi facciamo
parte e bisogna sforzarsi per non perdere il contatto con l’essenza
della vita.
La loro cultura ci insegna che la vita è
in grado di capire il nostro linguaggio e se facciamo nostro questo
concetto, il mondo acquista un’ importanza diversa ai nostri occhi.
Non importa cosa l’ essere umano finga di
perseguire, che sia conoscenza, potere , denaro…qualsiasi cosa risulterà
incompleta se non riuscirà a mettersi in contatto con l’ altra parte di
sé.
In questa notte magica, dove i bimbi
hanno gli occhi sbarrati per le storie di fantasmi e streghe che gli
vengono raccontate, facciamo un solo attimo di silenzio e cerchiamo di
ascoltare i nostri passi.
Scopriremo un mondo interiore, i suoni
della nostra anima che non smette mai di parlarci.
Forse il ponte che questa notte viene
festeggiato non è altro che un orecchio teso ai segnali che sono
disseminati lungo la nostra esistenza.
Come disse qualcuno: ascolta il tuo cuore
, lui conosce tutte le cose.

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LE NOTTI DI
SAMHAIN
di Andrea
Romanazzi
LA ZUCCA COME
SIMBOLO DELLA DEA MADRE
La tradizione vuole che solo verso il 1700 iniziò a sorgere l’usanza di
intagliare strani e spaventosi volti nelle rape e di inserire nel loro
interno delle candele illuminate proprio per far allontanare gli spiriti
maligni; nel 1845 però, una spaventosa carestia in Irlanda obbligò
moltissime persone a immigrare in America portando con loro anche queste
tradizioni. La difficoltà di reperire rape nel nuovo continente fece si
che il tubero fosse sostituito dalle molto più diffuse zucche gialle che
ancor oggi sono uno dei simboli più ricorrenti di Samhain.
Se così ci racconta la storia non possiamo far a meno di soffermarci
sulla scelta del frutto-simbolo della festa, trovando molte altre
antiche tradizioni che riportano alla zucca. Essa è infatti da sempre
legata a rituali di morte e rigenerazione che contraddistinguono il
culto della dea; infatti il fiore, chiamato giglio, era legato di solito
ai morti, il suo colore giallo pallido ricordava appunto il colore delle
ossa dei defunti, mentre il frutto, appunto la zucca, era associato alla
procreazione e alla fertilità.
Se così immaginiamo che la lanterna di Halloween abbia origini moderne
basta sfogliare il Corpus Hippocraticum del 400-300 a.C. per leggere
che:
"...se la donna ha la stanguria tagliare la testa e il fondo di una
zucca, metterci sotto del carbone, gettare sul fuoco della mierra
triturata, la donna si sieda sulla zucca e faccia entrare quanto più
possibile i suoi organi genitali, affinché le parti genitali ricevano
più vapore possibile..."
Ai nostri occhi la descrizione sembra
perfettamente coincidere con la lanterna "caccia streghe" simbolo della
festività. La zucca è così lo strumento per assicurare la procreazione,
essa è il "priapos" primordiale, l’elemento ingravidatore che nasce
dalla stessa terra e assicura, nel periodo più oscuro e buio, la vita.
Del resto la zucca era anche associata al dio Priapo, divinità di
origine greca poi successivamente "adottata" dai romani. Il dio, spesso
rappresentato con un volto umano e le orecchie di una capra, tiene in
mano un bastone usato per spaventare gli uccelli, la falce per potare
gli alberi e sulla testa foglie d’alloro. Sua caratteristica più
evidente è l’enorme o addirittura il doppio fallo, simbolo proprio della
sua natura feconda, aspetto per il quale era anche rappresentato da un
pilastrino verticale con sopra scolpita la sua testa e il suo fallo
eretto, simbolo appunto della fecondazione.
Ebbene il dio era anche strettamente
collegato alla zucca come possiamo leggere dai Carme Priapei:

"...io sono invocato come custode ligneio delle zucche..."

E ancora il ricordo della zucca come frutto legato ai rituali di
fertilità lo ritroviamo in molti autori latini che la associano al parto
e alla gravidanza:
"...intortus cucumis praegnansque cucurbita serpit..."
o ancora in Propezio che scrive:
"...caerules cucumis tumidoque cucurbita ventre..."
Così la zucca è simbolo fallico ma, al tempo stesso, essa stessa
"madre", portando nel suo ventre fruttifero i semi; come la donna e la
dea essa assicura la vita per la sua specie e il sostentamento per gli
uomini.
LA PROCESSIONE DEI MORTI, DAL MONDO CELTICO
ALLE TRADIZIONI ITALIANE
Altra interessante tradizione è legata al famoso "Trick or Treak", la
mascherata di bambini che attraversano le vie della città cercando
dolciumi e regalini. In realtà per scoprire cosa si cela dietro questa
usanza dovremo attraversare i sentieri del folklore italiano alla
ricerca delle "processioni dei morti" fino ad imbatterci nel mitico
Artù, espressione dell’Ankou bretone, ma anche e soprattutto della
"morte birichina" delle tradizioni popolari italiane.
L’ANKOU ED IL CULTO DEI MORTI IN BRETAGNA

Dall'XI° secolo moltissimi sono i racconti popolari e i testi letterari
in Europa che parlano dell’apparizione dell’"esercito furioso", nome con
il quale è conosciuto, nell’area centro europea, una strana processione
di misteriose creature fantastiche, poi evolutesi nel loro aspetto in
streghe e stregoni, pronte al viaggio verso il sabba.
Questa schiera di esseri, composta indifferentemente da uomini e donne,
spesso a cavallo di animali in qualche modo legati ai culti totemici
pagani, come capre, cavalli o strani rapaci, era di solito guidata da un
essere mitico, una antica divinità pagana autoctona come ad esempio
Wotan o Odino dell’area nordica o da strane creature, spesso dalle
fattezze femminili, che trasportavano, non di rado, un carro rituale.
Una interessante area da esaminare, proprio perché ancora oggi è
visibile nel folklore locale lo strano rapporto tra viventi e defunti, è
la Bretagna, luogo ove alla religione ufficiale si mescolano
vorticosamente antiche tradizioni pagane mai cancellate.
Un esempio ancora ben visibile nelle leggende e nei racconti popolari, è
ad esempio quello dell’"Ankou". Si tratta di una figura locale
raffigurata come la "morte", sotto forma di scheletro, con la falce che
però non è semplice espressione della stessa. In realtà si tratta solo
di un suo messaggero, una strana figura che giunge ad avvisare le
persone e spesso a consigliare di portare subito a termine faccende
personali in sospeso prima del loro trapasso.
Questo però non è l’unico esempio, altra interessante informazione sul
mondo bretone dei trapassati può esser desunta, poi, dal racconto di
Procopio di Cesarea nella sua "Guerra Gotica". Parlando della Brittia ci
racconta che:
"...giunto a questo punto della storia mi sembra inevitabile
raccontare un fatto che ha piuttosto attinenza con la superstizione..."
Ecco così che lo storico narra delle strane abitudini di alcuni abitanti
di borghi di pescatori situati dall’altra parte del mare, in quell’area
che oggi è appunto nota come la Bretagna. Alcuni di questi individui
avevano un compito strano, quello di traghettare le anime dei morti:
"...A tarda ora della notte, infatti, essi sentono battere alla porta
e odono una voce soffocata che li chiama all’opera. Senza esitazione
saltano giù dal letto e si recano sulla riva del mare... sulla riva
trovano barche speciali, vuote. Ma quando vi salgono sopra le barche
affondano fin quasi al pelo dell’acqua come se fossero cariche... dopo
aver lasciato i passeggeri ripartono con le navi leggere...".
Se questo racconto sembra incredibile basta andare ancora oggi in
Bretagna per ritrovare, arenate nelle sacche di sabbia dovute alla
marea, vecchie barche oramai in disuso. Nessuno però si azzarda a
spostarle o portarle via, ancora oggi queste sono le barche che
traghettano i morti.
È questa l’espressione della comunicazione locale con un aldilà mai
visto come luogo tenebroso come dimostrerebbero i numerosi cimiteri mai
isolati dai luoghi abitati.
Del resto è già dai tempi di Claudiano, V° secolo, che l’area bretone
era nota come il luogo dei morti; era qui, infatti, che si identificava
il luogo ove Ulisse aveva incontrato i morti e ove "i contadini vedono
vagare le ombre pallide dei morti", una affermazione che ritroveremo in
seguito proprio legata al territorio italiano. Ma questo non basta,
oramai è ben dimostrato come alcuni viaggi compiuti da cavalieri delle
saghe bretoni, come Parsifal o Lancillotto, in terre desolate o verso
castelli misteriosi altro non sono che viaggi nel mondo dei defunti come
poi testimonierebbero toponimi come "Limors" o il "Schastel le mort".
Lo stesso Artù, in varie raffigurazioni,
altro non sarebbe che il traghettatore delle processioni dei morti, come
nel mosaico pavimentale di Otranto, ove il sovrano è raffigurato con uno
scettro in mano in groppa ad un caprone, seguito da una schiera di
uomini.
LA PROCESSIONE DEI MORTI NELLA TRADIZIONE
ITALIANA
Anche il folklore italico però, come si potrebbe pensare, non è estraneo
al mondo dei trapassati.
La tradizione della Processione dei defunti e la visione degli stessi da
parte della gente contadina non è però patrimonio esclusivamente
bretone, anche se ancora oggi in quelle terre tale tradizione resiste
fortemente, ma in tutta Europa sono fortemente diffusi racconti popolari
di gente che periodicamente assisteva a tali apparizioni.
In realtà questo "spettacolo" non era riservato a tutti, ma solo a
persone dai particolari poteri o nati in ben precisi giorni.
Così, ad esempio, in Friuli, il Ginzburg
parla dei Beneandanti, uomini dai particolari "poteri", nati con la
"camicia", unA parte della placenta che, proprio per questa loro
"stranezza" saranno poi gli attori, in particolari periodi dell’anno, di
una lotta contro le forze maligne per assicurare fertilità ai campi.
Sono loro che possono aver rapporto con i defunti dato che "chi vede
i morti, cioè va con loro, è un Benandante".
Moltissimi poi sono i racconti popolari di incredibili incontri nelle
campagne con schiere di defunti.
Sempre in Friuli interessante è
l’avventura capitata ad un povero monaco nel 1091. Mentre questi
camminava lungo un sentiero di campagna viene attratto da strani lamenti
e così scorge una processione tra la quale riconosce alcuni uomini suoi
conoscenti morti da poco tempo.
Se potremmo pensare che simili visioni sono relegate ad un lontano
passato, ecco presenti numerose testimonianze di donne lucane che
durante il secolo scorso si imbatterono in quella che è la "messa dei
morti". Così lungo le buie vie che conducono le contadine del sud nei
campi da lavoro, capita spesso di vedere una chiesa aperta e illuminata
e all’interno anime dannate che allontanano subito le viandanti o le
comunicano un messaggio per il mondo dei vivi.
"...una volta un forese [abitante del paese di Forenza, in
Lucania N.d.A] commise con il suo padrone di andar ad attingere acqua
ad una fontana lontano dal paese... il forese si mise in cammino ma
giunto nei pressi della fontana di Tromacchio vide quattro persone che
portavano a spalla una bara... decise di andare alla fontana di spando
ma anche qui il cammino era sbarrato dai quattro... allora gli venne
incontro un sacerdote morto da qualche tempo che lo prese per mano e gli
disse 'queste scommesse non le devi fare'..."
La strana fila ricorda tanto quelle raffigurazioni rinascimentali,
chiamate "Danze Macabre", che iniziano ad apparire attorno al 1400,
interpretate successivamente con il motivo della morte "livellatrice".
Sicuramente queste attingerebbero da ben più antichi ricordi, come
testimonierebbe la primitiva guida delle fila.
Sempre nella regione lucana, fortemente legata al mondo contadino,
pullulano storie di donne che, mentre raccoglievano l’acqua, nel
riflesso del catino, scorgevano strane processioni tra le quali
individuavano alcuni loro defunti; tradizione presente anche nel Sud
Italia.
Anche in questo caso le "visioni" sono accomunate da un particolare:
avvengono solo in specifici momenti della vita dell’individuo o in
particolari periodi dell’anno, spesso coincidenti con festività agrarie,
come ad esempio la Festa di Ognissanti o la notte di San Giovanni.

DOLCETTO O
SCHERZETTO? I PROLEGOMENI DEL CIBO DEL MONDO CTONIO
Allo stesso modo si innesta la tradizione del cibo dei defunti,
trasformato poi nelle leccornie e dolciumi per i bambini.
Da sempre l’uomo ha avuto timore del ritorno del defunto, l’untore che
può portare morte tra i vivi.
Secondo così il principio della magia simpatica, ponendo del cibo nelle
tombe, si sarebbe placata la fame del trapassato impedendogli di
ritornare sul mondo terreno.
Che il cibo reale fosse davvero utilizzato nei sepolcri è dimostrato da
diversi testi come il "De Masticazione Mortuorum in Tumulis" di Michel
Raufft o la "Dissertatio Historico-Philosophica de Masticatione Mortorum"
di Philip Rohr. Qui si descriveva come il morto, le cui scorte
alimentari erano insufficienti, iniziava a nutrirsi masticando il
sudario e le sue stesse carni.
Anche il cannibalismo diventa un modo per assicurare la seconda morte al
defunto, infatti lo stomaco diventa suo definitivo sepolcro e sarebbe da
questa interpretazione che deriverebbero diverse espressioni popolari
Italiane come "bere i morti" o "mangiare i morti" (E. De Martino, 1959)
e l’usanza del banchetto funebre.
Ecco quindi che nel giorno dei morti, quasi riproponendo il tema della
necrofagia, in molti paesi della Penisola vengono preparati strani
dolcetti a forma di ossa chiamati appunto "ossa dei morti" (A. Romanazzi,
2003) che vengono poi regalati ai fanciulli.
Cibo rituale sono le fave e i ceci, da sempre presenti nei convivi
funebri e nelle "merende" che si tenevano tra i parenti del defunto
immediatamente dopo il funerale. La motivazione potrebbe essere che le
fave sono stata da sempre considerata come il mezzo per comunicare con
l’Aldilà; esse erano presenti nelle cerimonie funebri nell’antico Egitto
ed in Grecia mentre a Roma erano il simbolo della resurrezione dalla
morte.
Cicerone ci informa dell’uso ateniese di spargere granaglie sulle tombe.
Legumi cotti in enormi pentole venivano offerti ad Hermes Ctonio. Ancora
fino al secolo scorso in vari paesi grandi bigonci erano posti agli
angoli delle strade in modo che le anime vaganti, ma anche i poveri,
potessero rifocillarsi.
Il seme, poi, nasconde anche un’altra motivazione, esso è alimento molto
gradito ai defunti perché, secondo l’immaginario popolare, deriverebbe
proprio da quello stesso mondo al quale il trapassato apparterrebbe.
Non solo però, il seme è simbolo del continuo ciclo di morte e
rinascita, esso infatti viene mietuto proprio per poter ricrescere e non
dobbiamo dimenticare che etimologicamente la dea Cerere sembrerebbe
provenire proprio da "Madre del grano" identificata spesso con l’ultimo
covone della raccolta e destinato a rituali di fertilità; infatti era
riservato alle vacche gravide proprio per assicurare loro fertilità o
alle stesse donne che si dovevano garantire un parto felice.
Il seme diventa così anche simbolo della rinascita, una novella speranza
per il defunto.
Non dobbiamo poi dimenticare la tradizione del melograno come altro
alimento importante; esso è un frutto di speranza, ricco di semi e da
sempre albero di fertilità.
Così, ad esempio, sulla tomba di Osiride germoglia un melograno dopo che
esso viene ricomposto da Iside; ancora raffigurazioni del frutto le
troviamo sulle pareti tombali di varie tombe etrusche o romane.
Ecco così che le numerose tradizioni legate alle schiere dei morti
propongono una nuova ed interessante interpretazione delle schiere di
ragazzini, mascherati da esseri demoniaci o semplicemente da strane
creature animalesche, che girano per le città al grido di "trick or
treak". Guidati da un mitico "traghettatore", conosciuto ad esempio nel
mondo celtico come "cenmad y meirew", ma la cui figura come abbiamo
visto non è estranea al patrimonio folklorico italiano.
Questi bambini, vestiti a maschera come i vetusti sciamani altro non
sarebbero che i defunti che tornano tra i vivi chiedendo loro in offerta
cibo rituale in cambio di tranquillità: solo una volta sazio il defunto
potrà ritrovare la pace dell’aldilà.
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LE FESTE DI
SAMHAIN ED HALLOWEEN
da "Il
Cerchio della Luna"

Samhain è il tempo in cui il semestre
scuro comincia. È la fine del ciclo agricolo e della raccolta finale.
Qualunque cosa lasciato nei campi dopo Samhain, è proibito raccoglierlo
poichè ora appartiene agli spiriti della natura. È giunto il tempo di
prepararsi per l'oscurità che verrà. È tempo di concludere qualsiasi
commercio non finito in estate, è tempo di saldare i debiti e i crediti
ed eventualmente di riscuotere gli interessi.
È una delle due " notti degli spiriti ", l'altra è Beltaine. È quando il
velo fra i mondi si assottiglia e la comunicazione fra noi e le anime
erranti dei morti si fa più facile. I fatati e gli spiriti sono
particolarmente attivi in questa notte.
Si hanno le visioni e si traggono gli auspici e si fanno le divinazioni.
È egualmente uno dei tanti momenti di onorare e ospitare gli antenati
morti.
Le preghiere e gli alimenti sono lasciati sui gradini della porta ed i
portelli degli altari sono lasciati aperti e le sedie supplementari sono
messe fuori. I focolari sono puliti ed i focolari domestici sono
riaccesi da un falò comune sacro che è acceso per sfregamento. Il dio e
la dea patroni di questa festa sono il Dagda ed la Morrigan.
Samhain celtico
Con Beltain è la festa più importante. In queste due feste si
pensava che le porte del annwn (regno degli spiriti) e sidhe (regno
delle fate) fossero aperte.
A Samhain si celebrava il Capodanno celtico, e poichè il freddo era
dominio di Cailleach, i rituali riguardavano il mondo dei morti,
attraverso divinazione e narrazione di storie.
A Samhain (sam + fuin =" fine dell'estate" ma usato nell'accezione di
"riunione") ogni fuoco viene spento e riacceso solo il giorno
successivo.
In verità non esistono testimonianze archeologiche o letterarie per
poter affermare esattamente se Samhain indicasse solamente un periodo
dell'anno o fosse una divinità. A favore della prima ipotesi vi è il
fatto che esistevano altre divinità celtiche con un ruolo simile: per
esempio per i Britanni il Dio della Morte era Gwynn ap Nudd, per i
Gallesi Arawn, ma gli Irlandesi pare che non avessero tale divinità.
In questo giorno, spiriti e creature fatate invitano i mortali a
trascorrere insieme un anno sulla collina delle delizie insieme a loro;
in senso inverso agiscono i druidi, che scrivono messaggi per i defunti
e li affidano al fuoco. Con il cibo e le bevande dell'aldilà, vino,
birra e idromele, si banchetta per tutta la durata della festa, che si
svolge da un minimo di 3 giorni a un massimo di 6 settimane, fra
riunioni, battaglie, profezie, incantesimi e sacrifici rituali, in onore
del dio della fertilità Dagda e della sua sposa Morrighan.
Nel racconto celtico "The Wasting Sickness of Cuchulainn" ("La
Devastante Malattia di Cuchulainn"), la festa del Samhain viene
celebrata per un totale di 7 giorni, di cui 3 antecedenti e 3 successivi
alla notte di festa.
Una leggenda irlandese riferisce che tutte le persone morte l'anno
precedente tornassero sulla terra in cerca di nuovi corpi da possedere
per l'anno prossimo venturo. Così nei villaggi si spegnava ogni focolare
per evitare che gli spiriti maligni soggiornassero nel villaggio: il
rito consisteva appunto nello spegnere il Fuoco Sacro sull'altare e
riaccendere il Nuovo Fuoco il mattino seguente. Questo simbolizzava
l'arrivo del Nuovo Anno. Quando il mattino giungeva, i Druidi portavano
le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a
riaccendere il focolare domestico. Probabilmente la migliore spiegazione
del motivo che spingeva i Celti a spegnere il fuoco non era quello di
scoraggiare gli spiriti maligni, bensì questa usanza nasceva dal fatto
che tutte le tribù celtiche dovevano riaccendere il fuoco da una
sorgente comune, il Sacro Fuoco Druidico che era lasciato bruciare nel
Mezzo dell'Irlanda a Usinach (secondo altre fonti a Tlachtga,a 12 miglia
dalla sacra collina di Tara).
Le bestie venivano radunate e rinchiuse in recinti per svernare Ciascun
gruppo di famiglie (clan) si recava in un villaggio più piccolo e
riparato per svernare. Il villaggio vero e proprio si separava, e si
sarebbe riunito solo a Beltain. Il clima era sfavorevole a qualsiasi
festa pubblica, e per di più nella notte di Samhain i morti e gli
spiriti tornavano sulla terra. Nessuno osava avventurarsi fuori dalla
propria abitazione. Non c'erano dunque rituali comunitari o feste
gaudenti pubbliche (notturne) come invece spesso si è portati a credere.
Solo i druidi si riunivano nelle antiche radure delle Selve Sacre o fra
i megaliti sparsi lungo i ley, le linee in cui scorreva l'energia della
Terra, e lì celebravano solennemente l'Inizio del Nuovo Anno.
Ma vi sono altre usanze di cui parlano fiabe e leggende.

La tradizione popolare riferisce che la notte di Samhain si praticavano
dei riti divinatori che riguardavano previsione del tempo, matrimoni e
la fortuna per l'anno venturo.
Vi erano due riti: quello dell'immersione delle mele e quello dello
sbucciare la mela.
L'immersione delle mele era una divinazione per un matrimonio: la prima
persona che mordeva una mela si sarebbe sposata l'anno seguente.
Sbucciare la mela era una divinazione sulla durata della vita. Più lungo
era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata
la vita di chi la sbucciava.
In Scozia la notte di Samhain le persone seppellivano delle pietre nella
terra e vengono ricoperte di cenere e vengono lasciate indisturbate. Al
mattino se una pietra era stata smossa, significava che la persona che
l'aveva seppellita sarebbe morta entro la fine dell'anno.
In Irlanda è tipico, in tutte le famiglie, preparare il cosiddetto
colcannon, piatto tipico di questa ricorrenza. Il nome deriva
dall'irlandese e significa "cavolo chiazzato": è una ricetta fatta con
purè di patate, cavolo tritato e cipolla, servito caldo con molto burro.
Solitamente al suo interno si nascondeva una moneta ed il fortunato che
la trovava aveva il privilegio di poterla tenere.
Molti importanti eventi mitologici si dice siano accaduti in questo
giorno. Fu a Samhain che i Nemediani presero la terribile Tower of Glass
costruita dai perfidi Formoriani; che i Tuatha De Danann piu' tardi
sconfissero una volta per tutte; quando Pwyll vinse sua moglie Rhiannon
da Gwawl; e fu sempre a Samhain che molti altri eventi accaddero nella
mitologia Celtica .
Come accadde con gli elementi 'pagani' del cristianesimo, anche alcune
feste celtiche passarono nella cultura cristiana, dopo che i romani
sottomisero i Celti, e quando, più tardi, la Roma cattolica cercò di
convertire i celti pagani. Divenne però chiaro alla Chiesa che i Celti,
nonostante la loro apparente sottomissione alla cultura cristiana,
continuavano ad aderire testardamente ad alcuni elementi del loro
vecchio credo.
Cosi', all'incirca nel settimo secolo A.C., la Chiesa spostò il giorno
di Ognissanti, una festa che onorava il martirio dei primi cristiani, da
maggio al primo novembre, in modo da unirla agli antichi rituali
druidici del 31 ottobre. Non solo, la Chiesa assegnò anche dei nuovi
significati cristiani a molti dei simboli residui associati al Samhain.
Nel decimo secolo A.C., si consolidò così la tradizione di celebrare il
giorno di Ognissanti durante i riti di inizio dell'autunno. In questa
giornata si onoravano tutti i morti, non solo i primi santi cristiani,
rinforzando così l'associazione con le celebrazioni celtiche di una
stagione dell'anno infestata dagli spiriti. Con il passare del tempo
questi spiriti, che una volta venivano ritenuti selvaggi e potenti,
assunsero un connotato nettamente diabolico e malvagio.
La chiesa affermava infatti che gli dei e
le dee e tutti gli altri esseri soprannaturali delle religioni antiche
fossero di impronta diabolica, che le forze spirituali con cui le
persone venivano in contatto erano vere, ma che costituivano delle
manifestazioni del diavolo, principe della beffa, che conduceva l'uomo
verso l'adorazione di falsi idoli. Così, durante le celebrazioni per
Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli
della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe.
Halloween
E' certo che questa esportazione abbia fatto perdere il carattere e
l'essenza vera e propria di questa festa, ma sta di fatto che in America
ed in Europa la notte di Halloween viene rivisitata come la "notte delle
streghe e dei fantasmi". Una sorta di party celebrativo per le creature
e gli esseri soprannaturali e diabolici.
Attenzione, dunque, agli incontri notturni con mostri e folletti. Il
loro leader indiscusso è sicuramente Jack O'Lantern, uno spiritello
burlone che da due millenni, di notte, appare sulla Terra illuminandosi
la strada con una candela ricevuta in dono dal diavolo.
Affinché la candela non si spenga, Jack la nasconde dentro una zucca
vuota. Quella stessa zucca che, con il passare del tempo, è divenuta il
simbolo di Halloween in tutto il mondo.
Ma anche nel nord Italia fino alla fine degli anni '50 si usava mettere
lumini in zucche svuotate, raccontare storie di fantasmi ed accendere
falò al di fuori di qualsiasi celebrazione cattolica.
Ma da dove deriva la leggenda di Jack O'Lantern? Jack O'Lantern
(conosciuto anche come Lantern Man, Hob' O Lantern, Fox Fire, Corpse
Candle Will O' The Wisp, o semplicemente Will) nasce da una leggenda
irlandese che parla di un imbranato ("Ne'er-do-well" = Non ne combino
una giusta) chiamato Stingy Jack.
Quest'uomo, noto giocatore d'azzardo e
bevitore, durante una notte di Halloween invita il Diavolo a bere con
lui nella sua casa. Dopo la bevuta escono nella notte e Jack, sempre in
cerca di scommesse, sfida il diavolo affermando che non sarebbe riuscito
ad arrampicarsi su un albero. Il Diavolo, sorridendo, salì sull'albero
con facilità, e Jack incise una croce sulla corteccia. A questo punto il
Demonio era in trappola a causa del simbolo sacro, e Jack gli propose un
patto: il Diavolo, se voleva poter tornare a terra, doveva promettere di
non tentarlo più: solo allora avrebbe tolto la croce dall'albero. Il
Diavolo accettò.
Quando, anni dopo, Jack morì le porte del
Paradiso gli furono negate a cause dei suoi vizi. Jack si diesse allora
verso l'inferno, ma il Diavolo gli impedì l'accesso per vendicarsi del
tiro mancino che gli aveva giocato, ma gli diede un tizzone ardente per
illuminare il suo cammino nell'oscurità. Jack mise il tizzone in una
rapa (o cipolla) svuotata per farlo durare più a lungo, e prese a vagare
nell'oscurità. Ogni notte di Halloween, quando le porte dell'Oltretomba
si aprono, Jack torna a passeggiare in questo mondo con la sua brace
ardente.
Quando agli inizi del secolo ci fu la carestia delle patate in Irlanda,
molti Irlandesi immigrarono in America, e portarono con loro le loro
antiche tradizioni che risalivano ai tempi dei Celti. In America
trovarono le zucche che si adattavano meglio ad essere intagliate
rispetto alle cipolle. Da quel momento è nata la tradizionale Zucca di
Halloween o appunto Jack O' Lantern.
Celebrare Samhain
In questo periodo cominciano gli oscuri, freddi giorni invernali.
Nelle campagne c'è poco lavoro da fare, le foglie cadono dagli alberi e
i giorni si accorciano sensibilmente. I poteri naturali della crescita e
della luce declinano ed entrano nel loro lungo sonno invernale. Anche
gli animali si preparano al letargo.
Come loro anche noi dovremmo rallentare le nostre attività e passare più
tempo in casa. Se si ha un caminetto in casa è bello accalcarci intorno
al fuoco insieme ai nostri amici e raccontare storie.
Approfittiamo di questo periodo dell'anno,
in cui la Natura muore apparentemente, ritirandosi in se stessa come i
semi si ritirano nel terreno, per raccoglierci in noi stessi
intraprendendo viaggi interiori nella nostra coscienza. Prestiamo
attenzione ai sottili mutamenti del corpo, all'adattamento biopsichico
del nostro organismo ai brevi e freddi giorni invernali: la mente inizia
a scivolare dall'esteriorità all'interiorità. Ora è tempo che la nostra
attenzione passi dal lato materiale a quello spirituale.
E' tempo di riflessione, di viaggi interiori per potere scoprire quegli
aspetti di noi stessi che necessitano di essere cambiati prima che possa
iniziare una nuova vita. Come gli antichi iniziati dobbiamo discendere
nel mondo inferiore, ripercorrendo il viaggio delle divinità stagionali:
seguiamo la spirale interiore dell'anno vecchio fino ad arrivare al
nostro centro interiore e a questo punto ripercorriamo la spirale
all'esterno portando fuori il nostro potenziale di vita e creatività che
sarà manifesto nel nuovo anno, al tempo stesso conservando in npi la
saggezza imparata nel passato.
E' un periodo adatto a tutti i tipi di
meditazione e tradizionalmente propizio alle arti divinatorie, essendo
un momento di passaggio in cui si incontrano passato, presente e futuro.
Possiamo approfittarne per imparare qualche tecnica divinatoria, come i
tarocchi o le rune.
Inoltre, siccome le energie di questo tempo hanno a che fare con la
morte, possiamo rivolgere i nostri pensieri alle persone che ci hanno
lasciato.
Si dice che gli spiriti possono essere ora contattati e consultati ma è
preferibile (se crediamo in una vita nell'aldilà) non disturbarli; è
meglio prestare attenzione ai piccoli messaggi che ci possono inviare
(sogni, ricordi improvvisi, ecc,). E' infatti tempo di riflessione,
tempo di considerare l'anno passato e di confrontarci con quel fenomeno
della vita su cui non abbiamo nessun controllo: la morte.
Per celebrare degnamente il cerchio
completo dell'esistenza dobbiamo riconoscere la realtà della morte e del
declino fisico come eventi naturali, non come qualcosa da ignorare o da
nascondere. A queste energie ora dobbiamo tributare omaggio ma dobbiamo
al tempo stesso ricordare la nuova vita che sopraggiungerà.
Il Re dell'Agrifoglio ci insegna che la morte è una fine ma anche un
inizio. Teniamo presente la lezione degli antichi Celti e non indugiamo
in tristezze! Invitiamo a cena i nostri amici, vestiamoci da streghe e
fantasmi, decoriamo le nostre case con le zucche di Halloween e, se ci
va, celebriamo i giochi tradizionali cercando di afferrare con la bocca
le sacre mele appese ad un filo o galleggianti in una bacinella di
acqua!
Possiamo divertirci a intagliare e scavare zucche e rape, inserendo in
esse candele per esporle alle finestre o sui balconi delle nostre case.

E' infine un momento in cui al fine di
favorire la nostra rigenerazione, si possono ritualmente abbandonare
tutte le cose del passato che dobbiamo o vogliamo lasciare, abbandonare
(lasciar morire) le cose che non ci piacciono nella nostra vita.
Possiamo quindi scrivere queste cose su foglietti di carta per bruciarli
nel nostro fuoco di Samhain, che può anche essere una candela di colore
nero o comunque scuro.
Potete dire per tre volte una frase del tipo: "La cosa tal dei tali è
venuta in essere, la cosa tal dei tali ha la sua stagione, e la cosa tal
dei tali se ne va!". Poi, si brucia il foglietto di carta nella fiamma.
Possiamo poi, più semplicemente, dare via
o bruciare quegli oggetti che non ci piacciono più.
E' tempo di abbandonare le cattive abitudini, di cambiare la propria
vita! Infatti, prima che la nuova crescita possa iniziare, il suolo deve
essere fecondato con i resti dei raccolti dell'anno precedente e con i
rifiuti (se non ci fossero morte e decomposizione non ci sarebbe la
Vita).
Un rituale senza dubbio più complesso, ma che vale la pena di compiere,
può essere eseguito nelle nostre case. Al tramonto del sole, la vigilia
di Samhain, si spengono tutte le luci di casa e ci si mette in piedi
davanti ad una candela nera o scura. Sentiamo l'anno vecchio che sta per
morire, ricordiamo tutte le cose buone o cattive che avete vissuto,
ricordiamo le persone a voi care che non ci sono più, e quando ci
sentiamo pronti si accende la candela dicendo: "
Accolgo con questa luce gli spiriti di
coloro che se ne sono andati prima di me. Siate i benvenuti!".
Prendiamo una coppa o un bicchiere pieno di vino e beviamone un po',
dopo aver detto: "Ai morti!", lasciandone alcune gocce. Possiamo
poi accendere una candela speciale per ciascuno dei vostri amici o
parenti morti: possono essere anche candele bianche o colorate. Per
accenderle si usa la candela scura, e con la stessa candela accendiamo
anche le lanterne-zucche di Hallowe'en, se ne abbiamo fabbricata
qualcuna.
Dopo aver fatto questo si prende un piatto o un vassoio dove avremo
messo del pane o dei dolci (potete usare i "dolci dei morti" se esistono
ricette tipiche nella vostra zona) e invitiamo gli amici invisibili a
condividerè con noi il cibo. Lasciamone sempre qualche porzione.
Poi, prendendo la candela scura, andiamo in tutte le stanze e accendiamo
tutte le luci, magari solo per pochi minuti.
Andiamo fuori dalla porta d'ingresso e gettiamo una moneta: dovrebbe
essere d'argento ma una comune moneta andrà bene ugualmente...
Diciamo: "Denaro sul pavimento, denaro sotto la porta" e lasciamo la
moneta sul pavimento per un mese, facendola magari scivolare sotto lo
zerbino. Essa porterà fortuna alla nostra casa.
Meditiamo sul significato di questa festa e lasciamo aperta la porta di
casa per fare entrare i nostri amici invisibili; lasciamo loro cibo e
bevande.
Piccole cose da fare per Samhain:

Raccogliere le ghiande, dando una ghianda agli amici ed ai familiari
come augurio di buona fortuna.
Brindare al frutteto
Si brinda al frutteto locale con birra inglese e sidro nei
ringraziamenti per una raccolta copiosa. Una parte del raccolto è stata
lasciata sugli alberi per chiedere una buona raccolta durante gli anni
venturi.
Le mele egualmente sono state sepolte per fornire l' alimento per gli
spiriti che attendono per rinascere.
Prima che le zucche fossero introdotte, le
rape venivano intagliate al di fuori e venivano illuminate con delle
piccole candele. Potevano poi essere disposti sulle finestre o essere
portati in processione nel quartiere per allontanare le intenzioni
diaboliche.
Venivano raccontate storie spaventose per tutta la notte fino a che il
canto del gallo non cacciava tutti i fatati e gli spiriti nuovamente a
nascondersi nel loro mondo.
Pietre contrassegnate con i nomi dei proprietari venivano lanciate nel
fuoco e ricuperate la mattina successiva. Lo stato della pietra indicava
la fortuna della persona per l' anno venturo.
Erbe Di Samhain:

Ghianda e quercia-abbondanza e fertilità
mele -Vita ed immortalità
cedro giallo -usato calmare il dolore
Dittany di Crete- il profumo si dice per aiutare la proiezione astrale
Fumitory- usato per esorcizzare le entità di spirito indesiderate
Nocciola - la saggezza, l' ispirazione e la poesia, i frutti sono
mangiate prima della divinazione.
Mulleina - i vecchi gambi sono stati tuffati nel grasso o nella cera e
sono stati usati come torce conosciute come "il foglio dei coni della
strega" la polvere è stata utilizzata come sostituto per la polvere del
cimitero nei vecchi grimori.
Nightshade - trasportare un rametto di nightshade sulla vostra persona
per dimenticare i vecchi amori e per proteggere dalle influenze
diaboliche ATTENZIONE!!! questa pianta è altamente tossica quindi non
mangiatela!!!
Salvia - mangiare la salvia per diventare immortali sia nella saggezza
che durante gli anni. Si usa anche come augurio di attrarre i soldi.
Rapa - è una protezione contro la malvagità o il danno
Assenzio romano - si dice che aumenti l'abilità psichica. Bruciato nei
cimiteri, è usato per radunare gli spiriti del morto.
Erbe native americane
Grano- mettetelo sull'altare per rappresentare la madre-grano che
benedice e nutre i suoi bambini.
Zucca - i Celti hanno creduto che lo spirito d'una persona risedesse
nella testa. Intagliare una Jack-o-lantern e disporre una candela
all'interno per onorare gli spiriti dei vostri antenati.
Elisir
Questa ricetta è perfetta fra Samhain e Ostara e aiuta anche quando
avete problemi di raffreddore o influenza, magari prima di andare a
letto. Ma riscalda anche l' atmosfera di una fredda serata invernale fra
amici!
Arancia
Limone
Rhum
Zucchero di canna
In un pentolino mettete a bollire in una
tazzina da caffè d'acqua e 1/2 solo la parte arancione della buccia di
mezza arancia(la parte bianca è più amara), due pezzettini del giallo
della scorza di limone e una fettina intera di arancia. Aggiungete lo
zucchero di canna a piacere e fatelo sciogliere bene (di solito un paio
di cucchiaini scarsi, è sempre possibile fare una piccola aggiunta
dopo). Lasciate bollire un po' a fuoco basso. Spegnete e versate il
tutto in una tazza. Versate 3/4 della stessa tazzina da caffè di Rhum e
bevete molto caldo.
Se lo fate per più persone mettete un po' meno acqua, cercando di
considerare quanta ne evaporerà bollendo (o al limite aggiungete più
Rhum, a seconda dei gusti)
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