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PESCARA - L'aumento di concentrazione di radon,
evidenziato dai rivelatori gamma del tecnico
aquilano Giampaolo Giuliani nell'imminenza del sisma
del 6 aprile, coincide con il picco di radiazioni
infrarosse registrato nello stesso periodo da uno
scienziato della Nasa, Dimitar Ouzounov.
Quest'ultimo da anni studia, con un team
internazionale di colleghi, la possibilità di
prevedere terremoti grazie all'osservazione dal
satellite di segnali elettromagnetici
nell'atmosfera. Proprio una settimana prima
dell'evento sismico che ha devastato L'Aquila il
gruppo di scienziati, avvalendosi di tecnologie Gps
e ionosonde, ha rilevato anomalie termiche e
variazioni della ionosfera nell'area vicina
all'epicentro.

A raccontarlo è lo stesso Giuliani, contattato il 7
aprile da Sergey Pulinets, vicedirettore del centro
di monitoraggio spaziale di Mosca, che da dieci anni
lavora con Ouzounov, docente alla Chapman University
in California e attivo presso il Goddard Space
Flight della Nasa. Ai due studiosi che gli
chiedevano un confronto, Giuliani ha trasmesso ieri
i grafici del flusso di radon rilevato, nel corso
della settimana precedente il sisma, dalla sua rete
installata nell'Aquilano.
L'incremento di radon, gas nobile la cui
concentrazione negli strati superficiali della
crosta terrestre può essere percepita dagli
strumenti costruiti da Giuliani, è stato incrociato
dai due scienziati russi con i risultati della loro
osservazione. Il tutto è stato illustrato a Vienna
al congresso della European Geosciences Union.
La complessa ricerca di Ouzounov e Pulinets,
racconta Giuliani "tiene conto del radon come
precursore sismico, integrato con altri fenomeni
osservati prima di un sisma, come la variazione dei
parametri dell'atmosfera, l'elettricità
nell'atmosfera e nella ionosfera" e secondo i
due scienziati russi "dovrebbe dare una
risposta a chi dice che i terremoti non si possono
prevedere".
Nel 2007, su 25 allarmi generati dallo studio di
Pulinets e Ouzounov, 21 sono risultati esatti; negli
ultimi dieci anni, anche Giuliani, monitorando il
territorio dell'Aquila e dintorni con la sua rete di
3 e poi di 5 rivelatori, ha riscontrato
un'affidabilità del suo sistema superiore all'80%. "A
questo punto - conclude Giuliani - spero di
potere avviare un proficuo scambio di conoscenze e
dati con i due studiosi: il mio unico obiettivo è
far sì che non si debba più avere paura dei
terremoti".

'Il satellite aveva previsto il
sisma'
Le rivelazioni dei fisici russi Pulinets e Ouzounova:
calore e gas sono le spie. Segnali chiarissimi
dall''occhio' in
cielo, ma l'Italia non ha questo tipo di ricerca
di ALESSANDRO
FARRUGGIA
Roma,
24 aprile 2009 - Che i fenomeni elettromagnetici
associati all’attività sismica possano garantire una
promettente linea di ricerca, tale forse da portare
ad una previsione dei terremoti, è da tempo
convinzione di un piccolo ma agguerrito gruppo di
ricercatori. Tra loro i russi Pulinets — che ha
avviato le ricerche nel 1994 e pubblicato i primi
modelli nel 1998-2000— e Ouzounov, autori
recentemente di studi pubblicati su "Physics and
chemistry of the earth" (2006), su "Annals
of Geophisics" (2007) e relazioni come quella
presentata nel dicembre 2008 alla conferenza della
American Geophisical Union. Sulle stesse
linee di ricerca ci sono fisici americani, cinesi,
indiani. E italiani.
Ad esempio il gruppo di Valerio Tramutoli,
dell’Università della Basilicata e dell’Imaa/Cnr,
che nell’aprile 2008 ha pubblicato sul prestigioso "Annals
of Geophisics" uno studio sulla rilevazione
satellitare dei precursori termici in occasione del
terremoto in Umbria-Marche del 1997. Trovando anche
in questo caso correlazioni positive.
IL
CAMPANELLO d’allarme era suonato eccome. Se fosse
stata creata una rete di osservazione dei precursori
sismici basata sulle tecniche di rilevazione
satellitare sarebbe stato possibile "leggere",
anche in occasione del terremoto d’Abruzzo, dei
chiari segnali precursori su scala regionale.
Segnali ben più chiari del semplice radon rilevato
da Giuliani e che avrebbero potuto utilmente
allertare la Protezione civile.
Ma la rete non c’era e il segnale è andato
tragicamente perso. A rivelarlo, dati alla mano, è
il gruppo di fisici russi che ruota attorno a Sergey
Pulinets (vicedirettore del centro di monitoraggio
spaziale di Mosca, dopo essere stato all’Istituto di
geofisica dell’università di Città del Messico e
prima ancora all’Istituto per il magnetismo
terrestre e la ionosfera Izmiran di Mosca) e a
Dimitar Ouzounov (Nasa/Gsfc e Chapman university)
che ieri ha presentato i dati in una comunicazione
scientifica al congresso annuale della European
Geosciences Union, in corso a Vienna.
"DA
ANNI — sottolinea Dimitar Ouzounov —
osserviamo preventivamente alcune zone ad altissima
sismicità come il Messico, la California, Taiwan, il
Giappone e la penisola della Kamchatka (Siberia) per
raffinare la nostra teoria sui precursori dei
terremoti e inviamo molto riservatamente ad una rete
di colleghi scienziati degli ‘alert’ preventivi. Tra
queste zone sotto osservazione non c’è l’Italia, ma
dopo il terremoto in Abruzzo del 6 aprile, anche
alla luce dell’allarme lanciato da Giuliani, abbiamo
però voluto analizzare in retrospettiva i dati del
sensore del satellite americano Noaa-Avrr che misura
la radiazione infrarossa".
"ABBIAMO
studiato i dati dal primo marzo al 15 aprile —
prosegue Ouzounov — e abbiamo
effettivamente riscontrato un picco di radiazione
infrarossa nella notte tra il 31 marzo e il primo
aprile, che poi è crollato a partire dal 3 aprile.
E’ un picco coerente con gli altri previsti dalla
nostra teoria che abbiamo storicamente riscontrato
da cinque a un giorno prima di altri forti terremoti
e che interessa un’area di circa 300 chilometri di
raggio tra Abruzzo e Lazio. E l’area nella quale si
è poi verificato il terremoto è proprio al suo
interno". Il grafico, che
pubblichiamo, parla da solo.
"La radiazione termica (calore, ndr) — spiega
il professor Sergey Pulinets — è causata durante
la condensazione del vapore acqueo sugli ioni
prodotti dalle emissioni di gas radon emesso dal
sottosuolo in condizioni di stress sismico. Il
riscaldamento raggiunge di media i 5 gradi Celsius
ed è chiaramente osservabile dal satellite. Per
evitare falsi allarmi, per esempio a causa di
condizioni meteo particolari, noi integriamo i dati
sul riscaldamento con tutta una serie di altri
parametri, come il contenuto di elettroni nella
ionosfera e la concentrazione di radon a terra. E i
risultati sono molto buoni. Nel periodo marzo-giugno
2007, su 25 alert rilasciati, 21 erano esatti e 4
falsi allarmi". Eppure i fisici russi sono
cauti e non parlano ancora di previsione.
"PER
POTER avere una tecnica pienamente affidabile —
osserva Ouzounov — dovremmo affinare
ulteriormente il processo per almeno un paio d’anni.
E farlo lavorando assieme ai colleghi italiani. Ce
ne sono di molto qualificati". Già, ma i soldi?
"Non serve molto — ribatte Pulinets —
per partire basta un laboratorio con 5 ricercatori,
una linea dati ad alta velocità, un collegameto ai
sensori già esistenti e dei team da inviare sul
territorio". Su 8 miliardi di euro già
stanziati per l’emergenza Abruzzo, qualche spicciolo
per avviare anche in Italia una linea di ricerca
innovativa e promettente parrebbe cosa saggia. Ma
chissà...

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