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Il
virus, i sintomi, i pericoli
La mappa delle zone a rischio
da:
Corriere.it -
Mario Pappagallo
1-Che cos’è l’influenza
suina?
E’ una malattia respiratoria acuta dei maiali
causata da virus influenzali del tipo A, con
alta infettività ma bassa mortalità. Il ceppo
responsabile (A/H1N1) è stato isolato per la
prima volta negli Anni 30. La maggior parte
delle epidemie si manifesta nel tardo autunno e
in inverno, come accade per l’uomo. Come tutti i
virus influenzali, anche quelli suini mutano
continuamente. I maiali possono essere
infettati da quelli dell’aviaria e quando virus
influenzali di differenti specie animali
infettano i suini, si possono verificare
fenomeni di «riassortimento» che portano a mix
di ceppi umani/ aviari/suini e facilitano le
mutazioni.
2-I virus suini possono
infettare l’uomo?
Normalmente no. Comunque, possono verificarsi
infezioni umane sporadiche con virus influenzali
suini. Comunemente questi casi si manifestano in
persone con esposizione diretta ai maiali. Nel
caso dell’epidemia in corso c’è, però,
l’evidenza che il virus responsabile si diffonde
da persona a persona. Non si sa al momento
quanto sia facile la trasmissione.
3-Quali sono i sintomi
dell’influenza suina nell’uomo?
Sono simili a quelli della «classica» influenza
stagionale umana: febbre, sonnolenza, perdita
d’appetito, tosse. Alcune persone colpite hanno
manifestato anche raffreddore, mal di gola,
nausea, vomito e diarrea. Anche l’influenza
suina può causare un peggioramento di patologie
croniche pre-esistenti con complicazioni gravi
(polmonite ed insufficienza respiratoria).
L’infezione può essere in forma lieve o grave.
4-Come si trasmette
all’uomo il virus suino?
Direttamente dai maiali all’uomo e dall’uomo ai
maiali. Nella trasmissione da persona a persona,
il virus infetta attraverso la diffusione di
goccioline di secrezioni naso-faringee con la
tosse e lo sternuto. Le persone possono anche
infettarsi toccando superfici contaminate con
secrezioni infette e portando alla bocca e al
naso le mani. Per questo il lavaggio delle mani
è una misura molto importante. Il bacio è
veicolo di trasmissione.
5-Le persone possono
infettarsi mangiando carne di maiale e salumi?
No, i virus dell’influenza suina non sono
trasmessi dal cibo. I salumi sono sicuri, la
carne cruda se cotta a 70-80 gradi (e il maiale
si mangia ben cotto) è strasicura.
6-Come si diagnostica
l’infezione da virus influenzali suini
nell’uomo?
Per il virus A è necessario raccogliere un
campione di secrezioni respiratorie (tampone
nasale o faringeo) entro i primi 4-5 giorni
dall’inizio dei sintomi (quando l’infezione è
più virulenta). Alcune persone, in particolar
modo i bambini, possono espellere virus anche
per 10 giorni e più.
7-Che differenza c’è
tra l’attuale influenza suina e l’aviaria che ha
creato tanto allarme nell’agosto-ottobre del
2005?
L’aviaria ha creato allarme perché era più
«letale»: meno infettati, più vittime. Ma il
virus per fortuna non ha mai fatto un «completo»
salto di specie da divenire facilmente
trasmissibile da uomo a uomo. In questo caso,
invece, il virus passa da uomo a uomo, ma è
percentualmente meno letale.
8-Quindi è possibile la
pandemia? E che cosa significa fase 3 di allerta
dell’Oms?
Gli esperti dell’Oms sono al lavoro per far
scattare, o meno, il passaggio dall’attuale fase
3 di allerta pandemico alla fase 4. La maggior
parte delle vittime avevano tra i 25 e i 45
anni: un fatto che preoccupa, perché un segno
caratteristico delle pandemie del passato è
stato l’alto tasso di decessi tra i giovani
adulti in buone condizioni di salute. Nei piani
di preparazione per contrastare una pandemia si
definiscono sei livelli di allerta. Le fasi 56
sono la pandemia.
9-Quali farmaci possono
essere usati?
I virus influenzali suini isolati recentemente
negli uomini sono resistenti all’amantadina e
alla rimantadina.
Pertanto solo oseltamivir e zanamivir sono
raccomandati per il trattamento-prevenzione
dell’influenza umana da virus suino. Sembra che
il virus sia sensibile ai farmaci inibitori
delle neuroaminidasi. La corsa
all’approvvigionamento individuale è però
sbagliata, anche perché si rischia di scambiare
per influenza qualsiasi infezione virale (e in
questo periodo è molto improbabile che lo sia).
Non esiste ancora un vaccino.
10-E’ quindi meglio non
recarsi in Messico in questo periodo?
Non è il caso di andare nelle zone in cui si
sono verificati i focolai d’infezione. E’
consigliabile consultare prima di partire il
sito «Viaggiare sicuri» del ministero degli
Esteri. Le zone da evitare sono: Sonora, Baja
California, Stato del Messico e Oaxaca.
Fonti:
Cdc di Atlanta (Usa), Governo Italiano
Mario Pappagallo
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Arriva il virus suino, ma l’Italia è pronta!
da:
Il Giornale
(Articolo di Redazione)
Quattro casi
accertati nell’Unione. Due persone sono
sotto analisi a Lodi. Decine di pazienti nel
resto del Paese sono risultate negative ai
test. Il sottosegretario alla Salute: «Ci
sono già 40 milioni di dosi di antivirali
pronte»
L’Europa è in
stato di allerta permanente: Bruxelles è in
contatto 24 ore su 24 con gli Stati membri,
per far fronte alla minaccia di epidemia del
virus della nuova influenza suina. La
commissaria europea alla sanità, Androulla
Vassiliou, ha ammesso: «Ci aspettiamo che la
situazione nell’Ue evolva rapidamente» ma ha
aggiunto subito, in termini più
rassicuranti: «Nessuno deve sottovalutare la
situazione ma non c’è alcun motivo di
panico».
L’Organizzazione mondiale della Sanità è a
conoscenza di un totale di 79 casi di febbre
suina confermati dalle analisi di
laboratorio nel mondo e di 7 decessi, questi
ultimi tutti in Messico. Con una quarantina
di casi accertati gli Stati Uniti hanno
attualmente il bilancio più pesante. In
serata, Il commissario alla Salute di New
York, Thomas Frieden, ha detto che «molte
centinaia» di studenti potrebbero aver
contratto il virus della febbre suina in
città. In Messico i casi accertati sarebbero
26, ma in base ai dati diffusi dalle
autorità messicane, i decessi per febbre
suina sono 149.
In Europa sono quattro i casi confermati
(due in Spagna e due nel Regno Unito),
mentre - precisano alla Commissione europea
- «in 13 Stati membri sono ancora presenti
70 casi sospetti e 18 sono quelli già
risultati negativi». In quest’ultimo gruppo
c’è anche l’Italia, dove decine di pazienti
sono ieri risultati negativi. Due persone
già ricoverate in ospedale sono state invece
sottoposte ad analisi a Lodi, per capire se
i sintomi influenzali che accusano siano
riconducibili alla influenza suina. Il
professore Giuseppe Gerna, noto virologo
pavese, ha confermato che si tratterebbe
proprio del virus A con sottotipo H1n1, lo
stesso, quindi, dell’influenza suina. Il
professore ha aggiunto: «Solo la sequenza
dei nucleotidi non risulta essere
perfettamente identica e questo ci lascia a
bocca aperta». Il virus della febbre suina
con una variazione. Prevista oggi la
ripetizione di tutte le analisi.
Il Paese intanto si prepara ed è pronto a
reagire all’emergenza: «Abbiamo incaricato
l’Istituto farmaceutico militare di Firenze
di incapsulare 30 milioni di dosi di farmaci
antivirali», per essere pronti
all’eventualità che l’epidemia di febbre
suina scoppiata in Messico arrivi anche in
Italia. Lo ha annunciato il sottosegretario
alla Salute, Ferruccio Fazio. Il
sottosegretario ha ricordato che «in tutto
abbiamo a disposizione 40 milioni di dosi di
antivirali, per trattare 4 milioni di
cittadini».
Ma di questi 40 milioni,
precisa, «10 milioni di dosi erano già
pronte, mentre 30 milioni erano ancora da
confezionare in capsule. Una decisione
giustissima presa dal governo precedente -
ha puntualizzato Fazio - e legata al fatto
che il principio attivo», ingrediente base
di queste 30 milioni di dosi, «in polvere ha
una durata media di dieci anni, mentre in
capsule di solo tre anni. Pertanto, se il
prodotto fosse stato acquistato già in
capsule due anni fa sarebbe scaduto tra un
anno».
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Incredibile, secondo un esperto
australiano il virus della nuova
influenza nato in laboratorio
per errore
Lo
sostiene il ricercatore
Adrian Gibbs.
L’Organizzazione Mondiale
della Sanità sta già
indagando
ROMA - Il
virus della nuova influenza
A/H1N1 potrebbe essere nato
in un laboratorio per un
errore umano. Lo sostiene il
ricercatore australiano
Adrian Gibbs, uno dei padri
dell’antivitale Oseltamivir,
in un articolo che ha
inviato all’Organizzazione
Mondiale della Sanità (Oms)
e ai Centri statunitensi per
il controllo delle malattie
(Cdc), e del quale ha
annunciato l’imminente
pubblicazione.
Un’ipotesi, a quanto si
apprende, sulla quale l’Oms
sta indagando e si sta
confrontando in questi
giorni con gli esperti
internazionali di virologia
umana e animale. Hanno
ricevuto copia dell’articolo
anche gli esperti
internazionali della Fao e
dell’Organizzazione
internazionale per la salute
animale (Oie).
Secondo Gibbs le
caratteristiche genetiche
del virus A/H1N1 sono tali
da far supporre che sia
stato coltivato nelle uova.
Queste ultime sono
largamente utilizzate nei
laboratori sia per coltivare
i virus sia per coltivare i
vaccini. In passato, nel
1977, un virus influenzale
del tipo H1N1 era stato
prodotto per errore per la
cattiva gestione di un
laboratorio in Russia.
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Contro l'influenza suina
di
F. William Engdahl 06/08/2009

Il Segretario
statunitense alla Salute e ai Servizi alla
persona, Kathleen Sebelius, ha appena firmato un
decreto che concede ai produttori di vaccini la
totale immunità giuridica da ogni azione legale
che risulti da qualsiasi nuovo vaccino contro
l’Influenza suina. Inoltre, il programma del
Governo statunitense da 7 miliardi di dollari
per velocizzare l’entrata sul mercato dei
vaccini in tempo per la stagione influenzale
autunnale è in corso di attuazione senza
effettuare nemmeno i normali test di sicurezza.
Cos’altro bolle in
pentola nella campagna ufficiale di isteria
dell’OMS per dichiarare il cosiddetto virus H1N1
una minaccia pandemica?
Innanzitutto, né l’OMS né il CDC o qualche altra
istituzione scientifica ha fornito le necessarie
prove scientifiche sull’esistenza del presunto
nuovo virus H1N1 Influenza A, prove che
richiedono che il virus venga scientificamente
isolato, definito e fotografato con un
microscopio elettronico: la procedura standard
scientificamente accettata. Tuttavia è stata
utilizzata come la base per dichiarare una
minaccia “pandemica” globale.
L’attuale campagna ufficiale volta a suscitare
panico sul presunto pericolo dell’Influenza
suina sta rapidamente assumendo le dimensioni di
un romanzo fantascientifico di George Orwell. Il
documento firmato da Sibelius garantisce
l’immunità ai produttori del vaccino contro
l’influenza suina, in base ad una disposizione
di una legge del 2006 sulle emergenze di salute
pubblica.
Un SAGE non così saggio
Una volta che l’OMS a Ginevra, su consiglio del
Strategic Advisory Group on Immunizations
dell’OMS, ha dichiarato che l’H1N1 è nella fase
6 o pandemica, programmi sanitari di risposta
automatica all’emergenza potrebbero essere
attivati persino in paesi come la Germania, dove
casi denunciati anche “sospetti” di H1N1 possono
essere contati sulle dita di poco più di una
mano.
Il SAGE dell’OMS merita inoltre un’indagine
accurata. Il suo direttore, il dottor David
Salisbury, è dal 2005 direttore delle
immunizzazioni presso il Dipartimento della
Salute del Regno Unito. Negli anni ‘80 Salisbury
fu, stando a quel che si dice, oggetto di
numerose critiche per il sostegno alla
vaccinazione di massa di bambini con un vaccino
multiplo MMR prodotto dall’azienda che poi ha
cambiato nome in GlaxoSmithKline. Quel vaccino è
stato messo fuori mercato in Giappone dopo che
un significativo numero di bambini ha sviluppato
reazioni di rigetto al vaccino e il governo
giapponese è stato costretto a pagare indennizzi
significativi alle vittime. In Svezia il vaccino
MMR della GlaxoSmithKline è stato rimosso dopo
che gli scienziati l’hanno collegato al
diffondersi della malattia di Crohn.
Apparentemente esso ha avuto un impatto limitato
sul direttore del SAGE dell’OMS Salisbury.
Secondo un investigatore indipendente
britannico, Alan Golding, il quale ha ottenuto
documenti liberamente accessibili sul caso, nel
“1986 Trivirix, un composto di MMR contenente il
ceppo della parotite Urabe AM-9, è stato
introdotto in Canada per sostituire il MMR I.
Preoccupazioni riguardanti l’introduzione del
MMR nel Regno Unito sono registrate nei verbali
del gruppo di lavoro congiunto della
Associazione Pediatrica Britannica e del gruppo
relatore del Comitato congiunto sulla
vaccinazione e l’immunizzazione (JCVI) del 26
giugno di quell’anno. Simili preoccupazioni sono
state presto provate come ben fondate, in quanto
è stato segnalato un aumento dell’incidenza di
meningite asettica presso i soggetti vaccinati.
Infine, tutti i vaccini MMR contenenti il ceppo
Urabe degli orecchioni sono stati ritirati in
Canada all’inizio del 1988. Questo avvenne prima
che l’utilizzo di vaccini contenenti Urabe
venisse autorizzato dal Dipartimento della
Salute nel Regno Unito.…”
Il rapporto aggiunge: “Smith-Kline-French,
l’azienda farmaceutica divenuta
Smith-Kline-Beecham e coinvolta a quei tempi
nella produzione britannica, era preoccupata per
queste problematiche di scurezza ed era restia a
fare richiesta un’autorizzazione britannica per
questi vaccini contenenti Urabe. Come risultante
della sua “preoccupazione” che i bambini
potessero essere seriamente danneggiati da uno
dei loro prodotti, fece richiesta al governo
britannico di indennizzarli nei confronti di
possibili azioni legali che sarebbero potute
essere prese in seguito a “perdite” associate al
vaccino, che allora veniva ritenuto portatore di
rischi significativi per la salute. Il governo
britannico, su consiglio del professor Salisbury
e di funzionari del Dipartimento della Salute,
entusiasmato dalla possibilità di mettere sul
mercato un MMR economico, approvò questa
richiesta”.
Oggi lo stesso dottor Salisbury è sostenitore
della proliferazione globale dei vaccini non
testati contro l’H1N1, anch’essi prodotti dalla
stessa azienda, che ora si chiama
GlaxoSmithKline.
L’ultimo disastro della finta Influenza suina
L’ultima volta che l’Amministrazione
statunitense ha affrontato a un nuovo virus di
influenza suina è stato nel 1976. Vi fu una
campagna nazionale di vaccinazioni in seguito
alla quale in migliaia fecero richiesta di danni
sostenendo di aver sofferto degli effetti
collaterali delle vaccinazioni. Questa volta il
governo ha preso provvedimenti per evitare che
migliaia di cittadini statunitensi che patiscono
gravi conseguenze per aver ricevuto vaccini non
testati possano agire per vie legali.
Nel 1976 al Presidente Gerald Ford, il quale
affrontava una difficile campagna elettorale per
la re-elezione, fu consigliato dal capo della
CDC, David Sencer, di lanciare una vaccinazione
di massa a livello nazionale. Come oggi con
l’Influenza suina H1N1, Sencer utilizzò lo
spettro della presunta pandemia influenzale del
1918. In particolare, alcuni ricercatori
scientifici sostengono che le morti avvenute in
occasione dell’ondata influenzale del 1918-19,
subito dopo la terribile Prima Guerra Mondiale,
non furono causate da un virus, bensì dalle
campagne governative di vaccinazione di massa
contro l’”Influenza spagnola”. È interessante
notare come l’Università e la Fondazione
Rockfeller furono coinvolte anche in questo
evento.
Casi di quella che fu poi chiamata influenza
suina furono individuati in soldati di stanza a
Fort Dix, nel New Jersey, nel 1976, tra i quali
vi fu un morto. La reale causa di quella morte è
oggetto di disputa, in quanto il soldato,
ammalatosi di influenza, fu costretto a compiere
una marcia forzata nonostante la sua malattia, e
cadde morto. Ma l’evento fu utilizzato da Sencer
per convincere Ford a lanciare una dei più
scellerati fallimenti nell’ambito della sanità
pubblica nella storia degli USA, un fallimento
che costrinse Sencer a dimettersi da capo del
CDC.
I funzionari federali vaccinarono 40 milioni di
americani durante una campagna nazionale. Una
pandemia non si materializzò mai, ma migliaia di
coloro che furono vaccinati fecero richiesta di
danni, in quanto furono vittime di una
condizione di paralisi detta Sindrome
Guillain-Barre o di altri effetti collaterali.
Almeno 25 persone morirono dopo essere state
vaccinate e 500 svilupparono la sindrome
Guillain-Barre, un’infiammazione del sistema
nervoso che può causare la paralisi ed essere
fatale. L’Amministrazione statunitense fu
costretta a pagare i danni dopo che le vittime
della vaccinazione ne fecero uno scandalo
nazionale. Alla fine del 1976 il vaccino contro
l’Influenza suina si dimostrò più dannoso della
patologia stessa.
Sencer fu licenziato nel 1977 per il fallimento,
ma allora il danno era già stato fatto.
Nessun test di sicurezza? Non preoccupatevi,
siate felici…
La questione si fa ancora più grave. Ora che
l’Amministrazione Obama ha firmato un documento
che garantisce l’immunità da procedimenti
giudiziari, la FDA negli Stati Uniti e le
autorità sanitarie del Regno Unito hanno deciso
di consentire a Big Pharma di mettere i propri
vaccini sul mercato prima che qualsiasi test sui
possibili pericolosi effetti collaterali dei
vaccini venga persino reso noto.
Le prime dosi del vaccino contro l’influenza
suina saranno rese disponibili al pubblico prima
che i dati completi sulla loro sicurezza ed
efficacia diventino disponibili. I vaccini
“pandemici” non testati saranno diffusi in due
dosi in una quantità maggiore, ed una marca
conterrà, stando a quel che si dice, un additivo
chimico, un coadiuvante, per permettere al
vaccino di “andare oltre”, aumentando
potenzialmente in modo drammatico il rischio di
effetti collaterali.
I bambini saranno tra i primi ad essere
vaccinati e potrebbero esserlo oltre un mese
prima che i risultati dei test siano stati
ricevuti.
Nel Regno Unito è stato ordinato al Servizio
Sanitario Nazionale, NHS, di prevedere uno
scenario nel quale l’influenza suina potrebbe
causare 65.000 morti nel prossimo inverno,
incluse diverse migliaia di morti tra i bambini.
Il Governo britannico ha pre-ordinato 132
milioni di dosi di vaccini a due produttori,
GlaxoSmithKline e Baxter, i quali hanno
registrato “in anticipo” tre vaccini
“essenziali” in preparazione alla pandemia,
abbastanza in tempo utile nonostante ci venga
detto dall’OMS e dagli epidemiologi che non
possiamo prepararci in anticipo per quella che
potrebbe essere una più minacciosa mutazione di
quello che è attualmente il lieve problema
dell’H1N1.
Abbastanza curiosamente, un anno prima che
fossero riportati casi di presunto H1N1, la
principale azienda farmaceutica, Baxter,
registrò il brevetto di un vaccino contro
l’H1N1: richiesta di brevetto per un vaccino
Baxter US 2009/0060950 A1. Nella loro richiesta
si afferma che “il composto o vaccino contiene
più di un antigene… come l’influenza A e
l’influenza B prelevati in particolare dai
sottotipi umani H1N1, H2N2, H3N2, H5N1, H7N7,
H1N2, H9N2, H7N2, H7N3, H10N7 , dell’influenza
suina H1N1, H1N2, H3N1 e H3N2, dell’influenza
canina o equina sottotipi H7N7, H3N8 o
dell’influenza aviaria H5N1, H7N2, H1N7, H7N3,
H13N6, H5N9, H11N6, H3N8, H9N2, H5N2, H4N8,
H10N7, H2N2, H8N4, H14N5, H6N5, H12N5".
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Virus nello spazio? No grazie!
da:
Focus.it -
Alessandro Bolla e articolo di redazione
Uno scienziato inglese
affronta il problema della contaminazione di
altri pianeti da parte di microrganismi portati
da sonde e veicoli spaziali terrestri. Ma una
questione rimane aperta: noi come potremmo
difenderci da un virus alieno?
Prevenire
è meglio che curare... Non lo pensa solo la
vecchia zia, ma anche Charles Cockell,
professore del Centro per la Terra, i Pianeti e
la Ricerca Astronomica della Open University di
Milton Keynes, in Gran Bretagna. In una sua
recente pubblicazione, l'illustre cattedratico
affronta un problema assai rilevante per il
futuro dell'esplorazione spaziale: come si potrà
evitare che i microbi terrestri portati da
sonde, robot e navicelle contaminino altri
pianeti e sistemi solari? La questione può
sembrare accademica, visto che l'esplorazione di
un sistema solare diverso dal nostro è destinata
a rimanere ancora a lungo un sogno: il veicolo
spaziale più veloce oggi disponibile
impiegherebbe infatti migliaia di anni per
raggiungere Alpha Centauri, la stella a noi più
vicina e distante "solo" 4 anni luce, circa 40
miliardi di chilometri, dalla Terra. Non si può
però escludere che in un futuro più o meno
prossimo veicoli a propulsione nucleare, vele
solari e antimateria permettano di raggiungere
rapidamente nuovi mondi.
Scienza ed etica.
Secondo Cockell il problema della contaminazione
non va sottovalutato: occorre mettere a punto
metodologie di esplorazione che preservino
qualsiasi forma di vita aliena, sia per
l'interesse scientifico sia per questioni
etiche. Dal 1967 è inoltre attivo un trattato
internazionale che impone tutti i paesi a non
contaminare in alcun modo la Luna e gli altri
corpi celesti. Nel rispetto di questi vincoli,
la Nasa, nelle sue missioni, segue i protocolli
messi a punto dal Consiglio per la Ricerca
Spaziale, un organismo con sede a Parigi che
promuove la cooperazione internazionale sulla
ricerca spaziale.
STERILE COME UN
TRAPANO
Dal punto di vista pratico ciò significa che la
Nasa sterilizza tutto ciò che viene lanciato
nello spazio, e particolare attenzione viene
dedicata a trapani, trivelle e altri attrezzi
che si infilano nel sottosuolo. Il braccio
meccanico della sonda Phoenix, per esempio, è
stato sterilizzato ad altissima temperatura
prima del lancio verso Marte. Attualmente la
Nasa non ha protocolli specifici per evitare la
contaminazione tra sistemi solari. Secondo
Cassie Conely, responsabile dei programmi di
protezione planetaria, il lungo viaggio dei
veicoli spaziali verso altri pianeti solari e la
conseguente esposizione alle radiazioni cosmiche
dovrebbe tuttavia garantire la completa
distruzione di ogni tipo di microbo.
Batteri immortali.
Ma il condizionale
è d'obbligo: le nuove tecnonolgie potrebbero
ridurre la durata dei viaggi interstellari a
pochi decenni e questi tempi non sarebbero
sufficienti alla distruzione di forme di vita
come il Deinococcus radiodurans (un
batterio scoperto negli anni'50), che possono
resistere senza grossi problemi alle radiazioni
spaziali e nucleari. Secondo Cockell, la strada
per la sterilizzazione totale dovrebbe passare
per il riscaldamento progressivo delle sonde nel
corso del loro tragitto verso nuovi mondi:
questo permetterebbe la distruzione di eventuali
clandestini perché altererebbe in modo
irreparabile il loro Dna.
Ma che cosa succederebbe se i nostri strumenti
di rilevazione osservassero un veicolo alieno
che si avvicina alla Terra? Come ci dovremmo
comportare? Dovremmo accoglierli a braccia
aperte per entrare in contatto con nuovi mondi o
distruggerli finché sono a distanza di sicurezza
per evitare che un virus sconosciuto distrugga
ogni forma di vita sulla Terra? La questione è
aperta...