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Quando
si parla di Inquisizione e di processi alle streghe si pensa sempre al
Medioevo, a secoli bui e passati. Ma sapete quando ci fu l'ultimo
processo per stregoneria?
In Europa l’ultimo
processo per stregoneria ci fu nel 1717 a Leicester, in Inghilterra, e
fu istituito contro una donna anziana e suo figlio, accusati di
provocare morte e malattie attraverso le fatture. Il processo però fu
fortunatamente annullato per mancanza di prove certe. Nel 1736 poi
l’Atto di Giacomo I, che prevedeva la pena di morte, fu annullato e
sostituito da una pena di un anno di carcere per chi praticava la
stregoneria.
In Germania l’ultimo
caso si ebbe nel 1775 e più in generale in Europa l'ultima strega
condannata a morte fu Anna Goeldi uccisa nel 1782 in Svizzera e
riabilitata dal parlamento Cantonale nel 2008.
Da noi, in effetti,la
pena di morte contro la stregoneria sparì ancor più gradualmente, visto
che pare che l'ultima strega in Italia fu bruciata nei primi anni
dell'Ottocento e qualche documento riporta ancora alcune accuse di
stregoneria nei primi anni del Novecento in alcune zone di Italia,
soprattutto rurali. Come si sa, comunque, la vera persecuzione delle
streghe si è avuta durante Medioevo. Proprio in questo periodo la
Chiesa Cattolica ha avuto un ruolo di funzione ambivalente: mentre da
una parte ha sempre combattuto le credenze magiche, dall'altra è stata
sempre la più forte sostenitrice della realtà oggettiva di streghe,
maghi e stregoni, giustificando la credenza nel sabba diabolico.
Insomma, le streghe
esistono perchè la gente ha iniziato a credere a loro, e infatti alcuni
antropologi sostengono letteralmente che “le streghe hanno smesso di
esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”. E se, da un lato, la
Chiesa ha prodotto nei secoli diversi ottimi documenti come il Canon
Episcopi, risalente addirittura all'undicesimo secolo e destinato ai
vescovi contro la superstizione, dall'altro ci sono ben 13 bolle in cui
viene accettata la realtà della stregoneria, tutt'oggi non abiurata,
quindi ancora valida!

"Fra tutte le eresie,
la più grande è quella di non credere nelle streghe e con esse, nel
patto diabolico e nel sabba", questa è una citazione dal libro Malleus
Maleficarum, il Martello delle streghe, il libro su cui si basarono gli
Inquisitori per le torture e i processi alle streghe.

Questo manuale fu
scritto da due domenicani tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Institor
Kramer per stabilire i criteri utili a riconoscere e punire le streghe e
fu pubblicato nel Quindicesimo secolo, ma bisogna sottolineare che non
fu mai adottato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica. Fu riprodotto in
ben trentaquattro edizioni e oltre trentacinquemila copie impresse, con
una tiratura stimata di 30.000 copie. Ma ci sono molti altri libri a
corollario del Malleus sui metodi di tortura e di applicazione della
pena e del modo sul quale riconoscere una strega. Nel 1580, ad
esempio,Jean Bodin intellettuale protestante, ritenuto ispiratore del
moderno concetto di stato e teorico della tolleranza religiosa, scrisse
La Démonomanie des Sorciers, un manuale giudiziario sul metodo per la
tortura e la repressione delle streghe.
Comunque le cacce alle
streghe si concentrarono soprattutto tra la fine del 1400 e la prima
metà del 1600 e conobbero due ondate: una dal 1480 al 1520 e l'altra dal
1560 al 1650.
Le presunte streghe, e
a volte anche i loro figli, soprattutto se femmine, appartenevano per lo
più alle classi sociali inferiori ed erano di solito vedove, prostitute,
levatrici ed herbarie. Soltanto una piccola minoranza di loro
poteva essere realmente annoverata tra i veri e propri criminali
colpevoli di omicidi o di altri gravi reati. Fu questo il caso della
cosiddetta Voisin, per esempio, prestatrice di servizi satanici per le
messe nere della Marchesa di Montespan,favorita del Re Sole, al fine di
assicurasi a lungo i favori del re.
La stragrande
maggioranza era invece composta da persone innocenti, di ogni età e
condizione, spesso prostitute, levatrici e guaritrici , in un tempo in
cui decotti ed infusi a base di piante risultavano non meno efficaci e
sicure di medicine e medici: e, d'altra parte, la popolazione,
essenzialmente rurale, non aveva altre possibilità per curarsi del
ricorrere ai loro rimedi, meno costosi di quelli dei medici.Purtroppo
erano annoverate nelle accuse anche persone con problemi mentali o
anziane signore con problemi neurologici o di Alzheimer,che venivano
scambiate per possedute.
Veniva
considerata strega anche chi aveva gatti neri, aveva i capelli rossi o
un neo vicino all'iride dell'occhio, il cosiddetto "segno del diavolo".
Molte donne vennero torturate e bruciate vive, con le motivazioni
ufficiali più varie, ma spesso in base a delazioni anonime mosse anche
da futili ragioni e in molti casi, in cambio della riduzione dei
tormenti, perchè facesse il nome di persone possibilmente benestanti,
ree di complicità, in modo da poter istruire il processo successivo,
considerato fortemente remunerativo, dato che il condannato subiva anche
la confisca dei beni. A volte le accusate venivano “solo” marchiate e
rimesse in libertà. Ma attenzione: non pensate a un marchio come un
tatuaggio. No: solitamente alle streghe venivano tagliate orecchie e
naso, proprio per sfigurale e renderle repellenti alla società. Perciò
queste donne, rimaste sole ed emarginate, non avevano altro mezzo per
sopravvivere che chiedere l'elemosina o prostituirsi. E qui si chiudeva
il cerchio, perchè venivano così arrestate di nuovo e condannate a
morte.
Ma quali erano i
criteri per i quali si rischiava una denuncia per stregoneria,
soprattutto in Italia? Abbiamo detto che i principali erano il fatto di
essere donna, essere sola o comunque non dipendere da un marito, un
fratello o un padre, un “maschio” insomma, vivere ai margini della
società o di elemosine. Ma c'erano anche altri fatti come possedere un
gatto nero, o tenerlo semplicemente in braccio, non andare in chiesa,
non seguire la religione, essere sospettate di adulterio,essere
omosessuali, tenere in casa un gallo nero, aver raccolto erbe durante le
feste consacrate, praticare l'arte di curare con le erbe,aver
pronunciato nel corso di un litigio parole oscure che possono avere dato
adito a sospetti di malocchio, essere figli di donne già condannate per
stregoneria, e via dicendo. Quindi era chiaro che bastava una piccola
cosa, una disgrazia, una grandinata, una malattia, la morte improvvisa
di una persona per far scattare l'accusa di stregoneria verso la
malcapitata di turno. Una delle accuse più frequenti, poi, riguardava
l'improvvisa impotenza del marito di una donna. Era infatti molto più
semplice accusare un'altra donna di stregoneria piuttosto che rivelare a
tutta la società di avere problemi coniugali!
Una volta denunciata,
la strega era prelevata a casa da quattro persone, che cercavano di
prenderla di sorpresa, altrimenti sarebbe potuta scappare a cavallo di
una scopa o avrebbe fatto in tempo a prepararsi un incantesimo chiamato
“Maleficia Taciturnitatis”, che l'avrebbe fatta resistere a tutte le
torture. Questo rituale si preparava, secondo le leggende, in vari modo
tra i quali cospargendosi il capo di ceneri di un neonato ucciso e
bruciato.
Comunque, arrivati al
processo la strega veniva denudata e rasata di tutti i peli del corpo.
Questo per cercare il cosiddetto “marchio del diavolo”, il segno del
patto tra la strega e Satana. Questo marchio poteva essere un neo, o una
macchia del corpo, a volte anche il fatto che la strega non era
sensibile in alcune zone del corpo, ecco quindi che i giudici cercavano
queste zone di insensibilità pungendo tutto il corpo della malcapitata
con spilloni appuntiti.

Una volta individuato
il marchio, si dava il via all'interrogatorio.
Si iniziava leggendo
le varie testimonianze rese dalle persone che avevano denunciato la
donna, spesso con l'accusa di avere risentito in prima persona dei
malefici della strega.L'interrogatorio prevedeva una confessione
completa della malcapitata, pena il ricorso alla tortura. L'idea della
tortura incuteva un tale terrore nelle vittime che, pur di evitarla,
molte confessavano in questa fase del processo i più fantastici
malefici, ritenendo che il rogo fosse ancora un male minore in confronto
alla ferocia degli inquisitori.
Anche perchè il
concetto era chiaro: fino a che la strega non confessava ciò che
volevano sentirsi dire la tortura continuava: “Hai partecipato al sabba?
Rispondi sì o no, ma se rispondi no sappi che la tortura continuerà”.
Chiaro come parecchie donne accettavano di confessare qualsiasi cosa pur
di terminare la tortura, forse ritenendo la morte una liberazione da
tutte queste sofferenze. Ovviamente si aveva molta cura che la vittima
non morisse durante le torture, proprio per arrivare all'esecuzione
pubblica, che doveva essere un momento di catarsi e di purificazione per
tutti. Ecco perchè si procedeva comunque a bruciare la strega, sia come
esecuzione ufficiale o subito dopo averla uccisa, proprio perchè il
fuoco era considerato il mezzo più efficace per purificare non solo
l'ambiente circostante, ma anche le persone che prendevano parte alla
visione dell'esecuzione.
Non
mi soffermerò troppo nei particolari delle torture, alcune comunque fin
troppo conosciute. Uno dei metodi più usati era il tratto di corda, con
il quale alle vittime venivano legate le mani dietro alla schiena, e poi
si sollevava da terra con movimenti violenti, a volte applicando anche
pesi alla carrucola. C'erano il cavalletto e la ruota, sui quali la
donna veniva fissata e a cui erano allungati gli arti. C'erano anche
stringidita e stringiseni, mutilazioni provocati da lame e tenaglie, la
tortura della privazione del sonno e del fare ingurgitare litri di
acqua, tanto per citarne solo alcune, in alcuni casi effettuate ancora
oggi. Un'altra tortura molto utilizzata era la Tabula. Nella mia città,
Rovigo, dove furono bruciate ben sei streghe, fu l' strumento principe
di tortura per far confessare. Si trattava di tavole incandescenti sule
quali veniva distesa la malcapitata, prima bocconi e poi sulla schiena.
E tutto questo nella più completa nudità, tanto per aumentare
l'umiliazione.
E questo per ottenere
una confessione che prevedeva il sapere dove e come la strega aveva
stretto il patto con il diavolo, quando e dove aveva partecipato ai
sabba e soprattutto il nome dei complici.
Terminato il processo,
la strega era gettata in una cella in attesa dell'esecuzione, che doveva
essere pubblica, quasi spettacolare. Solitamente, la vittima era
bruciata viva, in particolare prima di essere arsa in Inghilterra veniva
impiccata,in Germania e Scozia veniva strozzata con la garrota, in
Svezia erano decapitate. In Italia erano bruciate vive con un prete che
teneva davanti a loro una croce. Per inciso vorrei ricordare che, anche
in Italia, una donna poteva essere accusata di stregoneria a partire
dagli 8 anni. Fa rabbrividire vero? E, sì, purtroppo anche dei bambini
sono stati bruciati vivi con l'accusa di stregoneria.
Non solo, in alcuni
paesi europei,Italia compresa, i bambini sotto i dieci anni erano
costretti ad assistere al rogo della madre, essendo poi frustati a
sangue.
I dati sulle vittime
di questa Inquisizione sono parziali e non sempre ufficiali. Da più
parti si indica questo come il primo Olocausto e forse può davvero
essere considerato tale.
In Europa la Germania
la fa da padrona con 50mila processi e quasi 40mila esecuzioni, in
Svizzera ci furono 14mila processi, quasi tutti conclusi con esecuzioni,
via via in altri paesi europei le esecuzioni e i processi si aggirano
attorno ai 5mila/8mila. e questi i numeri diciamo ufficiali. In Italia
furono celebrati quasi 5 mila processi e le condanne a morte furono
circa 1800.
La
maggior parte dei roghi da noi si ebbe nella prima parte del
Cinquecento soprattutto nell'Italia Settentrionale ed in Toscana, con un
solo caso a Benevento. Le persecuzioni maggiori si sono svolte in Val
Camonica, dove ci furono tra i 62 e gli 80 roghi,a Como con 60 roghi, in
Val di Fiemme 11 roghi, a Mirandola 10 roghi e in provincia di Cuneo con
9 roghi. Ci furono poi in Italia alcune categorie di streghe
particolari: una di queste riguardava i cosiddetti Benandanti, una
specie di setta Friulana dell'inizio del Seicento. Erano individui che
protetti da particolari talismani combattevano le malvagità del Diavolo
e delle streghe, ma l'Inquisizione li mise sotto accusa per stregoneria
comunque e quindi anche loro subirono la stessa sorte di quel che oro
invece combattevano. Inoltre in provincia di Rieti pare ci fosse una
sorta di congregazione chiamata i Seguaci di Diana,ma ci sono poche
informazioni al riguardo.Era comunque una setta che faceva capo a una
donna che portava un titolo di sacerdotessa.

Uno dei casi più
famosi in Italia riguardò nel 1587 i paesi di Triora e Molini di Triora,
nella Valle Argentina in Liguria. Qui si ebbe una vera e propria psicosi
che si può paragonare alla caccia alle streghe di Salem, che si concluse
con l'arresto di una trentina di donne, la cui sorte rimane piuttosto
nebulosa. Qui le accuse di stregoneria furono un po' più sui generis,
visto che riguardarono non solo popolane, ma anche donne nobili. Qui le
streghe erano accusate, tra le altre cose, di uccidere bambini
paleggiandoseli, a mò di pallavolo, da un paesino all'altro.
Insomma, per
concludere si può dire che la maggior parte delle donne accusate di
stregoneria erano povere, ai margini della società, oppure erano persone
che cercavano di fare del bene agli altri, con i loro intrugli di erbe o
aiutando le partorienti. In qualche caso erano donne vittime della
cattiveria e dell'invidia di qualche vicino di casa. Comunque si è
trattato di una vera e propria persecuzione che si è lasciata alle
spalle parecchi morti e una ferita ancora aperta di cui si parla ancora
oggi e che non manca di suscitare sentimenti contrastanti di orrore e di
pietà.


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