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"egli viene e porta con sé il freddo...
egli è uno ma.....
porta con sé lo Spirito di molti..
egli teme il fuoco..
simbolo della Luce e dono del Sole...
solo chi serve il benigno Sole non teme la sua ira...
solo chi vive nella Luce può entrare"
Parole incise su una Stele all’ingresso di un’ area Sacra del Nord
America
Cosa
è esattamente un Windigo o Wendigo?
Difficile e complicato dirlo. Secondo la
mitologia degli Algonchini il Windigo è un essere soprannaturale
malvagio con un enorme potere spirituale. Associato spesso con
l’inverno, il nord e il freddo è anche simbolo del cannibalismo e della
fame. Esiste persino una danza cerimoniale chiamata
wiindigookaanzhimowin, che è una rappresentazione satirica celebrata
solitamente durante le carestie per rinforzare il tabù del Windigo. Oggi
questa danza fa parte dell’ultimo giorno della ricorrenza Sun Dance, e
il rumore dei tamburi accompagna i danzatori che con una maschera da
lupo ballano in cerchio. Ma andiamo con ordine:
La storia del Windigo è antica, molto
antica, se si considerano le teorie positiviste è antica quanto gli
uomini che quarantamila anni fa (secondo le ultimissime teorie), durante
l’ultima glaciazione, attraversarono la striscia gelata che allora
copriva lo stretto di Bering e arrivarono nel continente Americano.
Siamo davanti ad una credenza degli
Algonchini, il gruppo etnico di Pellerossa canadesi che comprende Cree,
Ojibwa, Abenaki, Piedi Neri, Mik'maq e molti altri gruppi minori. E’
normale quindi che esistano almeno una cinquantina di versioni diverse
della parola Windigo, che deriva dalla radice della parola algonchina
“witiku” che significa spirito maligno e cannibale: Wheetigo, Windikouk,
Wi'ntsigo, Wi'tigo, Witikka Weedigo, Weeghtako, Weeghteko, Weendago,
Weendegoag, Weendigo, Weetego, Wee tee go, Weetigo, Wehndigo, Wehtigo,
Wendago, Wendigo, Wenigo, Wentigo, Wentiko, Wetigo, Whit te co, Whittico,
Wiendigo, Wihtigo, Wiitiko, Windago, Windagoe, Windagoo, Windego, Wi'ndigo,
Windikouk, Wintego, Wintigo, Wi'ntsigo, Wintsigo, Wi'tigo, Witigo,
Witiko, Wittako e Wittikka. Anche altre creature sono identificabili col
Windigo come l’Atchen, il Chenooe, il Kokodjo, e il Kewok.

In realtà fra gli Algonchini
la versione più diffusa è Witigo, che essi scrivono più o meno
Wee-Tee-Go, col nostro alfabeto; ma gli autori nordamericani ed europei
hanno usato di più il nome Windigo, e, di fatto, è così che questa
dizione è divenuta la più conosciuta. Il significato dei vari termini
oscilla attorno a qualcosa come colui che è nato dalla solitudine. Il
mito del Windigo è presente anche fra le popolazioni Inuit dell’Alaska,
quindi è diffusissimo.
Le sue caratteristiche non
possono essere descritte con precisione, poiché variano di tribù in
tribù. Quello che è comune a tutte è che si tratta di una creatura
malvagia la cui peculiarità è quella di divorare gli uomini. Nella
maggior parte delle descrizioni viene rappresentata con un corpo
scheletrico e dotata di grandi artigli. Volto emaciato e labbra quasi
assenti, in ogni caso non sufficienti a coprire le enormi zanne. Sempre
di grandi dimensioni e a volte coperto da lunghi peli. Talora con la
pelle giallastra o olivastra, e lunghi capelli. Ogni essere umano che
perde la vita fra le sue fauci lo rende più grosso e più forte, ma lo fa
puzzare di cadavere in decomposizione. In generale l’aspetto è sempre
più o meno antropomorfo o scimmiesco. Secondo alcune tribù canadesi è
possibile guardare la creatura solo di fronte, perché il suo profilo
sarebbe così sottile da non rendere possibile vederlo di fianco. Altra
peculiarità del Windigo è la sua velocità, pare si muova così
velocemente da consumare i propri piedi nell'attrito con il terreno,
piedi che poi cadrebbero e ricrescerebbero. Ma ci sono altre tradizioni
che riportano come il Windigo cavalchi destrieri infernali proprio per
non camminare. Un’altra capacità del Windigo è quella di imitare
perfettamente la voce umana e i versi degli animali.
Alcune tribù del Canada
sostengono che la creatura abbia il cuore di ghiaccio, o che sia
interamente composta di ghiaccio, e che quindi l'unico modo per
liberarsene sia proprio di sciogliere il suo cuore o corpo con il fuoco.
Ora a prima vista il Windigo
sembra una sorta di super Lupo Mannaro. Alto oltre sei metri,
dall’aspetto di uno zombi e puzzolente come un bidone dell’immondizia
dal cuore di ghiaccio. Secondo alcune leggende sembra possa sputare
fuoco e possa anche parlare, anche se il più delle volte ulula e sibila.
Sembra possa volare nei venti delle tempeste e camminare sull’acqua. Se
questo essere, più forte di un grizzly, più veloce di un uomo e affamato
di carne umana esistesse davvero sarebbe un bel problema. Ma questa
fortunatamente è solo una leggenda anche se secondo l’Enciclopedia
Canadese il Windigo è uno "spirito ... che si impossessa di un essere
umano vulnerabile e gli causa atteggiamenti antisociali come il
cannibalismo."

Aspetti Generali
Basil
H. Johnston, uno studioso Ojibwa, autore di undici libri sulle leggende
e mitologie delle Prime Nazioni, nel suo libro The Manitous,
dedica un intero capitolo al Windigo analizzandolo dal punto di vista
mitico e filosofico. Johnston afferma che tutti i Windigo si sono creati
da soli e che inizialmente erano uomini che hanno perso l’autocontrollo
al punto che la loro soddisfazione non era più raggiungibile. Per questo
i Windigo sono sempre affamati indipendentemente da quanto mangiano.
Nel primo periodo gli Ojibwa soffrivano la
fame e solo la grande capacità di controllarsi permise loro di
sopravvivere. Se non c’era cibo l’intera comunità soffriva la fame, ma
se c’era molto cibo essi avrebbero comunque mangiato solo quanto gli
serviva, infatti, disprezzavano chi esagerava in quanto essi ritenevano
che fosse un comportamento autodistruttivo e che identificavano con il
Windigo.
“Il Windigo è un essere
emaciato e bianchiccio la cui pelle pendula avvolge viscidamente le sue
ossa. Le ossa sbattono sulla pelle che è grigia e color cenere come
quella di un morto, i suoi occhi sono infossati nelle orbite, e il
Windigo ha l’apparenza di un cadavere appena dissotterrato da una tomba,
le sue labbra sono screpolate e sanguinolenti. E’ sporco e pieno di
pustole su gran parte del corpo ed emana un odore di decadimento e
decomposizione, un odore di morte e corruzione.” Questa è la descrizione
di un Windigo fatta da Johnston nel suo libro. Per dovere di cronaca
Johnston riporta anche che una nuova razza di Windigo negli ultimi
duecento anni è apparsa nel nord America. Le Multinazionali hanno
sostituito i Windigo e come giganti cannibali consumano tutto quanto la
terra produce anche se non ne hanno bisogno, incessantemente. Guidate
dal profitto queste aziende divorano risorse solo per guadagno, ma
sempre secondo Johnston, invece di guardare questi nuovi Windigo con
orrore, noi ammiriamo gli individui che racimolano ricchezze che non
riusciranno a spendere e fa l’esempio dei giocatori di hockey: "Anche
il più scarso guadagna milioni di dollari."
Molti nativi ritengono che il
Windigo possa attaccare solo in inverno e che la cosa peggiore che possa
accadere è che il Windigo sia uno sciamano trasformato dall’uso
eccessivo ed egoistico dei suoi poteri magici. I Chipewa credono che il
Windigo sia una creatura fatta di pietra e fango e o ghiaccio. Egli non
solo divora le persone ma è anche uno stregone che è in grado di
immobilizzare in uno stato di trance le vittime per un tempo indefinito.
E può anche prendere i loro corpi e possederli. Una volta che lo spirito
del Windigo ha corrotto il suo ospite ne trasforma il corpo aumentandone
le dimensioni, cambiandone la forma e movendosi ad una velocità
impossibile da percepire per l’occhio umano, potendo perfino camminare
sull’acqua. Gli europei che credevano in tutto ciò consideravano la
vista di uno di questi esseri come un cattivo presagio: qualcuno della
famiglia sarebbe sicuramente morto se un Windigo fosse stato avvistato.
In ogni caso come in Europa
c’è stata la caccia alle streghe anche nel nord America si è sviluppata
la caccia al Windigo, a cui sono seguiti i processi, all’epoca dei
pionieri. L’esploratore David Thompson è stato testimone oculare di un
processo contro un Windigo nella zona denominata Lake of the Woods alla
fine del 1700. Un giovane cacciatore indiano si era autodenunciato
asserendo di provare l’insana tentazione di voler divorare sua sorella,
e che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di mangiare carne umana.
Allarmati gli indiani indissero un consiglio che decise che l’uomo
doveva essere ucciso e che doveva essere suo padre a porre fine alla sua
vita. Appena fu informato dalla decisione il giovane sospettato la
accettò di buon grado. Fu impiccato e dopo alcune ore il suo corpo fu
bruciato fino a che non fu ridotto in cenere, gli indiani furono attenti
che non ne rimanesse neanche un osso, di modo tale che lo spirito
maligno non potesse ritornare nel nostro mondo.
I quattro livelli.
La leggenda del Windigo può
essere analizzata in quattro differenti modi. Quattro livelli diversi e
distinti per quattro bisogni diversi.
Il primo livello è quello
educativo, serviva di monito ai bambini. Il Windigo è il mostro che
alberga nelle tenebre e mangia chi si allontana da casa. I piccoli
devono stare vicini ai grandi o il grande grosso e cattivo Windigo li
divorerà.
Il secondo livello è quello
materialistico, la leggenda del Windigo spiega i casi di cannibalismo.
Gli Algonchini vivevano in
condizioni davvero difficili e a volte, in inverno, spinti dalla fame
furono costretti al cannibalismo per sopravvivere.
Una testimonianza scritta del
1823 del Major H. Long, uno scout dell’esercito americano, riporta che
durante un’escursione nel territorio dei nativi presso il Lake of the
Woods in Ontario apprese un altro nome con cui era chiamato quel luogo,
il nome terrificante di “Cannibal o Wâdigó Lake”, che era dovuto alle
numerose morti innaturali che avvenivano nelle vicinanze dello specchio
d’acqua. Si narra che una compagnia di indiani, che appartenevano alla
tribù Óschékkámégá Wénénéwák, si erano accampati da quelle parti nel
1811, senza quasi più provviste. Ormai ridotti a sole quaranta unità
videro pian piano il loro numero diminuire a causa della fame e si
cibarono dei cadaveri dei loro compagni. Alla fine rimase in vita solo
una donna che riuscì a sopravvivere nutrendosi del corpo del marito e
dei figli, che aveva ucciso per sfamarsi. Trovata poi da un altro gruppo
di indiani, che ben conoscevano la leggenda che voleva che chi si cibava
di carne umana sarebbe sempre stato affamato e sempre in cerca del
medesimo cibo, fu uccisa e fu così messo fine al replicarsi di un
infelice destino. E’ interessante notare è che gli indiani non
percepiscono il cannibalismo come un atto disperato di una persona sana,
ma come un atto incontrollabile di una persona malata.
I bianchi compresero quanto
accadeva solo alla fine del XIX secolo quando notarono che sintomi come
la depressione, la perdita di appetito e la paura di diventare Windigo,
erano comuni a molti pazienti delle Prime Nazioni. Rilevarono anche che
questi sintomi erano presenti in persone che avevano trascorso molto
tempo in isolamento nelle foreste e coniarono il termine di “Windigo
Psychosis” per definire questa alterata condizione mentale che era
peculiare agli indiani Algonchini, ma che era anche molto simile ai
pazienti che soffrivano di Licantropia (persone che credevano di essere
Lupi mannari) in Europa.
Le Prime Nazioni credevano
che il Windigo potesse essere estinto solo con la morte. Spesso
isolavano ed estromettevano chi fosse sospettato di esserlo e molto più
spesso lo uccidevano. Secondo le loro tradizioni il Windigo poteva però
ritornare dalla morte se il suo cuore non fosse stato distrutto
completamente.

James Carnegie, Earl of
Southesk (titolo nobiliare scozzese), scrisse un diario del suo viaggio
attraverso Saskatchewan e le Montagne Rocciose del 1859, in cui
riferisce: "Ho visto un indiano Salteaux condannato a morte per motivi
singolari. Sembrava affetto da un qualche tipo di pazzia e non parlava
con nessuno e credo che non mangiava nulla da più di un mese, così la
sua tribù lo credette un cannibale e dopo averlo ferito più volte con
armi da taglio lo seppellì vivo. Molte ore dopo il sospettato si muoveva
ancora nella sua tomba, così essi lo hanno riesumato e gli hanno dato
fuoco riducendolo in cenere."
In genere si riteneva che i
bianchi fossero immuni dal diventare Windigo, ma John Long, un
commerciante della baia di Hudson, nel 1799 viaggiando verso l’Ontario
si imbatté in un Windigo bianco che si comportava esattamente come
quelli di origine nativa. Inoltre nelle vicinanze del Lago Nipigon si
ebbe notizia che spiriti maligni erano entrati nel corpo di un
lavoratore bianco che aveva per questo cominciato a divorare i suoi
simili.
Il terzo livello è quello
religioso, qui la leggenda del Windigo serve per spiegare perché cose
negative accadano a persone buone. Gli algonchini erano ottimi
cacciatori e ottimi conoscitori di quel mondo selvaggio e rischioso in
cui vivevano, ma di tanto in tanto qualcuno di loro non tornava dalla
caccia. Era duro per chi rimaneva al villaggio accettare che i più forti
e valorosi cacciatori non fossero riusciti a tornare a casa. Era
deprimente e frustrante. Quindi una giustificazione soprannaturale
veniva offerta dal mondo “sottile” che popolava le loro tradizioni.
Questo mondo era colmo di spiriti buoni e cattivi, non ultimi i Windigo
e i Pauguk, uno scheletro volante che è una versione del Grim Reaper,
oltre agli spiriti cosiddetti dispettosi che con le loro azioni non
riuscivano a provocare la morte degli uomini.
Edward Umfreville, un
impiegato della Hudson's Bay Company, aveva notato che gli indiani Cree,
che vivevano lungo il fiume Saskatchewan nel XVIII secolo, usavano
offrire al Windigo dei doni. "Avevano molta paura di lui, non mangiavano
o bevevano mai senza prima aver tirato un po’ di cibo nel fuoco per il
Whit-ti-co. E in occasione di qualche episodio negativo, essi pregavano
e imploravano la sua grazia."
Il quarto livello della
leggenda del Windigo afferisce il profilo psicologico delle Pime
Nazioni. I primi abitatori delle Prime Nazioni vivevano una esistenza
precaria per sopravvivere occorreva un’ottima padronanza mentale e
fisica. Nel XVIII e XIX secolo molti articoli riportavano come gli
indiani nutrissero una profonda indifferenza riguardo le tragedie e il
dolore, ma tutto ciò era dovuto non all’insensibilità ma quanto al fatto
che erano cresciuti in una società dove l’auto disciplina era
fondamentale.
Curiosità
Come nasce un Windigo?
La tradizione vuole che se un
uomo viene morso da un Windigo diventi Windigo. Ma la trasformazione può
avvenire anche tramite possessione durante i sogni(per questo esiste
l’acchiappasogni) o come abbiamo visto durante la trance, o come già
detto se ci si nutre di carne umana. Ma la trasformazione in Windigo può
anche essere l’effetto di una maledizione lanciata da uno sciamano.
C’è anche una teoria che
ritiene che ogni Windigo un tempo era un uomo che, durante un inverno
rigido è stato esiliato senza cibo e approvvigionamenti, ed è diventato
cannibale per sopravvivere. Secondo credenze, comuni in tutto il mondo,
l’antropofagia conferisce velocità, intelligenza, forza e immortalità.
Da qui nasce l’immagine del Windigo come cacciatore intelligentissimo,
imbattibile e soprattutto perennemente affamato.
Ipotesi psichiatrica.
Come abbiamo accennato, il Windigo non è
solo una realtà indiana o una leggenda: è anche una malattia complessa,
ben documentata, cui è difficile trovare cure psichiatriche adeguate. La
frequenza dei casi della psicosi da Windigo è diminuita nel XX secolo,
quando gli Algonchini sono entrati sempre più in contatto con gli
occidentali e sono divenuti sempre più sedentari e più distaccati dalla
vita rurale che avevano condotto sino ad allora.
Per chi volesse approfondire
quest’ultimo aspetto, e i suoi risvolti clinici, una lettura
interessante è Manitu e Windigo. Visione e Antropofagia tra gli
Algonchini di Emanuela Monaco. Si tratta di uno studio
universitario, ma che contiene frammenti narrativi e testimonianze
interessanti.
Può morire
un Windigo?
Pare che l’unico modo di
uccidere un Windigo sia quello di bruciare il suo corpo riducendolo in
cenere. Qualcuno ritiene sia sufficiente anche una pallottola d’argento,
proprio come per i lupi mannari. Secondo alcuni indiani respira il
fuoco, per altri sono proprio le cose calde che lo uccidono. La
tradizione dice che uno dei metodi per far tornare il Windigo un essere
umano, è quello di fargli ingerire qualcosa di caldo, per sciogliere il
gelo del suo cuore (o, nelle leggende più antiche, del suo fegato).
Realtà o
leggenda?
Partendo dal fatto che per
tutte le tribù indiane il Windigo non è una leggenda ma la realtà, negli
ultimi anni si sta affermando la Teoria criptozoologica. Secondo questa
le leggende sul Windigo sono una prova dell'esistenza del Bigfoot o
Sasquatch, anche se le caratteristiche comuni dei due mostri a noi note
sono solo le grandi dimensioni e l'irsutismo.
Oggi giorno in molti pensano
che questi casi siano il frutto di fantasie o che al limite non esistano
più. Eppure abbiamo visto come oggi sia conosciuta dagli psichiatri la "windigo
psychosis". Quello che però conta ai fini della nostra indagine è capire
se il Windigo può essere compreso nella criptozologia. E la risposta
sembra affermativa. Possiamo ricondurre il Windigo a tre categorie: uno
spirito maligno che si aggira per i boschi delle grandi pianure
subartiche in cerca di soddisfare il suo desiderio di carne umana; la
psicosi di pazienti che danno segni cannibalismo e di antisocialità,
oppure una creatura umanoide simile in qualche modo al Sasquatch. Ma al
contrario di quest’ultimo sembra che il Windigo tende ad uccidere tutti
i viventi perfino gli uomini, e diversamente dal Sasquatch il Windigo è
un essere prevalentemente notturno che caccia generalmente all’alba e
che si ciba al tramonto. Mangia principalmente carne ma anche radici
marce, alghe putride e funghi.
Anche se la rappresentazione
criptozoologica del Windigo non è molto nota non si può escludere che
esista. In fondo si tratterebbe di un ominide selvaggio che vive isolato
e lontano dall’uomo, e la cui figura non ci è del tutto sconosciuta. Nel
racconto epico Beowulf, il più antico poema inglese risalente al periodo
che va dal 550 al 950 d.C, si parla di una creatura pelosa antropomorfa
chiamata Grendel che attacca di notte la grande sala di Hrothgar, re dei
Danesi, per catturare gli uomini e per poi mangiarli nella sua tana
incessantemente per dodici anni, e i cui sopravvissuti furono quelli che
fuggirono e che si tenevano lontani dalla zona durante la notte. Finché
non giunse Beowulf ad aiutare Hrothgar con una dozzina di valorosi
guerrieri. Questi sconfissero Grendel restando svegli la notte, ma
nonostante il loro inganno la bestia riuscì a fuggire perdendo un
braccio, per poi andare a morire nella sua tana.
Diversamente dalla leggenda
di Beowulf ci sono davvero poche testimonianze di attacchi di Sasquatch:
come quella dell’incidente di Ape Canyon (da cui prese il nome il
canyon): il 16 luglio del 1924 il giornale The Oregonian riporta
che Fred Beck, un minatore, sparò ad un Sasquatch che usciva dal bosco.
La creatura cadde al suolo morta. Ma altre creature sbucarono subito dai
boschi e l’uomo si rifugiò nelle baracche della miniera ma pochi minuti
dopo i minatori furono attaccati da un piccolo gruppo di Sasquatch che
lanciarono sassi e pietre e cercarono di sfondare il campo ma senza
riuscirvi. Solo quando sorse l’alba se ne andarono, e solo allora il
minatore e i suoi compagni terrorizzati abbandonarono tutto e fuggirono.
Nel suo libro Wilderness
Hunter, perfino Theodore Roosevelt, uno dei primi presidenti
americani, racconta una storia narratagli da Bauman, un vecchio
cacciatore di montagna, che riferisce di come un suo amico fu ucciso da
una creatura metà uomo e metà bestia durante una battuta di caccia. Ben
quattro diverse impronte di canini-zanne furono rinvenute sul collo del
malcapitato.
Che succede se poi
analizziamo gli avvistamenti del chupacabras e dei suoi compagni nel
mondo? Se si tratta di un primate, come sostiene il criptozoologo Loren
Coleman nel libro scritto con Patick Huyghe, The Field Guide To
Bigfoot,
Yeti, And Other Mystery Primates Worldwide, è un primate violento
che uccide e mutila le greggi. Ma anche i misteriosi Almas della
Mongolia si pensa siano molto pericolosi. Alcuni report evidenziano come
queste creature siano perfino cannibali, la qual cosa fa pensare che
questi “cugini” del Sasquatch siano in realtà alcuni neanderthal. In
quasi tutte le regioni del nord America sono state segnalate creature
simili a scimmie: la Skunk Ape in Florida, il Sasquatch nel Canada e
così via. Curioso è il fatto che l’aspetto di queste creature sembra
variare di regione in regione: ce ne sono alcune basse e altre alte,
alcune magre e altre tozze; alcune poi vengono avvistate molto più
spesso di altre. Ora tornando a noi, è possibile che il Windigo sia una
variazione della cosidetta American Ape? O appartiene alla stessa specie
del Sasquatch, anche se vive un po’ più a est? Solo la comparazione
diretta tra queste creature, se mai un giorno saranno catturate, potrà
fugare pienamente i dubbi dei criptozoologi.
Ma il Windigo è davvero
pericoloso? Potrebbe essere parente del più noto e probabilmente
pacifico Sasquatch di cui narrano molte leggende della West Coast?
E gli avvistamenti dal tempo
dei pionieri sono arrivati sino ai giorni nostri? Probabilmente sì,
dalla regione dell’Ontario, in cui non ci sono stati mai avvistamenti di
"Bigfoot" come in Alberta o nella British Columbia, oggi, di tanto in
tanto ci giungono notizie di creature antropomorfe che si aggirano nei
boschi. Una di queste può essere messa in relazione con The Old Yellow
Top, simpatico nome dato a un bipede che viene spesso individuato nei
pressi della comunità di Cobalt da almeno cinquanta anni.
L’ultimo avvistamento in
Ontario risale al 1997, ad opera di un camionista nei pressi di
St-Catherines.
Comunque se il Windigo sia un
parente occidentale del Sasquatch siamo ancora ben lontani dal saperlo.
La classica figura del
bigfoot o sasquatch che dir si voglia è quella di un essere scuro e
peloso. Gli avvistamenti dell’Ontario però lo riportano leggermente
diverso ma la cosa più insolita è che nessuno dei testimoni oculari ha
mai parlato di un essere pericoloso e mortale come sembra essere il
Windigo.
Poco importa cosa sia il
Windigo in realtà, poco importa sapere se esiste o esisteva o se è mai
esistito, quello che risulta è che questa creatura ha lasciato un segno
indelebile nel mondo moderno, in molti posti: laghi, siti e regioni ne
hanno preso il nome, così come il Windigo National Park negli Stati
Uniti.
Demone o
parabola?
Ma c’è anche un’altra visione del Windigo,
una visione forse più rassicurante. Se ci è più facile accettarlo come
mito, allora possiamo inquadrarlo come figlio dell'inverno e della fame.
Si diventa Windigo se la scarsità dei viveri ci spinge al cannibalismo.
È necessaria però una certa predisposizione: sono gli ingordi a
rischiare di più questa spaventosa mutazione. Il mito del Windigo è una
parabola della ingordigia umana: solo gli uomini insaziabili possono
tramutarsi nel mostro, e più mangeranno più le loro dimensioni
cresceranno, più la loro fame aumenterà. Un dettato che ci viene da una
cultura saggia in tutti i suoi aspetti. Una cultura che ha il rispetto
del territorio come tutti i più grandi predatori. Non si caccia, non si
mangia quello che non serve. Ecco l’insegnamento del mito del Windigo:
gli ingordi, gli avidi, i voraci non estingueranno mai la loro fame.
Prove.
Ne abbiamo già viste alcune analizzando i
quatto livelli della leggenda del Windigo, completiamo sommariamente
l’elenco con altri avvenimenti documentati.
Paul Le Jeune, un missionario Gesuita che
viveva in Quebec nel 1636 inviò a Roma un dispaccio nel quale riferiva
che una nativa, in trance, avvertiva che un Atchen stava arrivando per
attaccare un villaggio vicino. Il missionario spiegava ai suoi
supervisori che un Atchen era "una sorta di lupo mannaro." Il tono
pacato della lettera di padre Paul porta a credere che egli non avesse
paura per la sua vita, ma che fosse invece molto contrariato dal fatto
che i sogni e le visioni della nativa spaventavano e terrorizzavano i
suoi convertiti.
Il primo report inglese sul
Windigo viene invece da James Isham, un impiegato della Hudson's Bay
Company che ha lavorato alla York Factory (oggi Manitoba) dal 1743 a
1749. Isham annotava le sue giornate e le sue esperienze in un diario
dal titolo di Observations of Hudson's Bay. Tra le parole
rinvenute si trova il nome indiano Cree di "Whit te co", che Isham
annota significare "il diavolo."
Una storia ojibwa parla di un
uomo di medicina chiamato Grande Oca che combatté e uccise un Windigo.
Pare che la creatura fosse alta fino alle nubi, lo sciamano riuscì a
distruggerla con l’aiuto di Manitou e di un altro spirito, Missahba, che
entrò nel corpo di Grande Oca trasformandolo in gigante. Questo
racconto è un esempio di quelle leggende che vedono il Windigo come
un’entità spirituale; magari uno spirito degli alberi, o l’incarnazione
stessa dell’inverno, cui è spesso associato. Sempre malvagio e
pericoloso, mai amichevole.

Abbiamo già citato
l'esploratore David Thompson alla fine del 1700, che nella regione dei
Laghi di Woods menziona il processo contro l’indigeno che aveva
denunciato se stesso perché sentiva il forte desiderio di cibarsi di
carne umana e che prima fu impiccato e dopo venne bruciato ed infine le
sue ossa furono addirittura polverizzate, in modo che lo spirito del
Windigo non avesse più mezzi per tornare.
L’uomo che si trasforma in
mostro dopo essersi cibato di un suo simile è la versione della leggenda
che più ha catturato la fantasia degli Europei. Quello che è strano è
che, in linea di massima, le popolazioni del Canada e del Nord America,
storicamente caratterizzate da forte spiritualità, non hanno mai
praticato il cannibalismo. Apparizioni del Wendigo sono ricordate in una
città del Nord Minnesota chiamata Rosesu, verso la fine dell’800 e agli
inizi degli anni venti del XX secolo. Ogni avvistamento veniva seguito
da un brutale omicidio, e poi tornava la calma per qualche anno.
Il responsabile non è mai
stato trovato. Non è raro che un Nativo Americano creda sul serio al
Windigo, anche al giorno d’oggi. C’è chi organizza battute di caccia.
Uno dei più famosi cacciatori è stato un indiano ogimaa chiamato Jack
Fiddler. Capo e sciamano della sua tribù con cinque mogli e almeno
tredici figli, Fiddler o Colui che sta nel cielo del sud, divenne
un famoso sciamano grazie alle sue abilità di evocare animali e
proteggere la sua gente con incantesimi. La cosa più importante per la
gente della regione era però il fatto che egli era in grado di
sconfiggere il Windigo, visto qui come una sorta di spirito cannibale
che possedeva le persone durante i periodi di fame e carestia(visione
Ogimaa). Nella sua vita Jack Fiddler sconfisse e uccise ben quattordici
Windigo. Alcuni inviati contro di loro da sciamani nemici, altri membri
della sua stessa tribù divenuti insaziabili e voraci di carne umana.
Spesso a Fiddler fu chiesto di uccidere parenti che si erano ammalati e
che stavano per tramutarsi in Windigo. E non era insolito che fossero
proprio i quasi Windigo a chiedere di essere eliminati secondo i riti
nativi. L’attività di Jack Fiddler e la sua reputazione di cacciatore di
Windigo crebbero notevolmente. Da più parti gli si chiese di portare il
Cristianesimo tra la sua gente, ma nonostante fosse rispettoso delle
proposte che gli furono fatte Fiddler non si convertì mai. Al’inizio del
XX secolo i suoi indiani erano forse gli unici a vivere ancora secondo
la tradizione originaria.
Agli inizi del 1907 la
North-West Mounted Police giunse nella zona e sentì le voci che
giravano sui poteri di Jack Fiddler. Cercando di introdurre la legge
canadese nel Nord i ranger arrestarono Jack Fiddler e suo figlio con
l’accusa dell’omicidio di una donna, entrambi furono giudicati
colpevoli, ma si difesero sostenendo che la donna era posseduta dallo
spirito di un Windigo, che l’aveva trasformata interamente in una
bestia. Secondo la difesa di Fiddler la poveretta era stata uccisa prima
che potesse nuocere ad altri della sua tribù. Il 30 settembre dello
stesso anno Jack Fiddler riuscì a evadere ma nello stesso giorno fu
trovato morto non molto lontano da dove era scappato.
Ancora altre storie sul
Windigo vengono dal nord dell’Ontario, nei pressi della Caverna dei
Windigo (Cave of the Windigo), e dalle parti della città di Kenora, dove
questo mostro è stato avvistato per decenni da mercanti, guide e
cacciatori.
In conclusione, che si tratti
di un demone dei boschi, dello spirito del cannibalismo, di uno zombi
sub artico, del fantasma della fame, di un disordine mentale, di un
selvaggia, infame creatura o semplicemente della solitudine e del freddo
dei boschi patiti da cacciatori solitari, nessuno rimane mai lo stesso
dopo aver incontrato un Windigo.

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