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Sembra fatto apposta: per confonderci,
lasciarci perplessi, insospettirci. Chi osserva un talismano – antico o
moderno poco importa – si trova di fronte segni astrusi, lettere
indecifrabili. Da che parte si legge? Da destra a sinistra? Dall’alto in
basso? Ma soprattutto, che c’è scritto?
«Mah, questi nomi non mi convincono.
Saranno mica spiriti maligni? Adonay, Tetragrammaton, Mehiel… Magari
sono dèmoni, addirittura. No no, meglio starne alla larga». È la nostra
strategia di difesa: bandire ciò che non si conosce. E se si perde
qualcosa, pazienza.
La scienza dei simboli e dei sigilli è
invece una delle materie più interessanti che l’antichità ci abbia
tramandato. In pochi tratti è spesso racchiuso un intero universo, ed è
affascinante scoprirlo strato per strato.
Un esempio fra tutti: la stella a sei
punte.
Detta anche “Sigillo di Salomone”, per noi
è solo il segno che identifica il popolo ebraico. Ma da
qualche parte gli ebrei l’avranno pur presa...
Impossibile risalire alle sue origini.
A guardarla bene ci si accorge che è
composta da due triangoli intersecati. Il triangolo con la punta rivolta
in alto rappresenta lo spirito; quello con la punta in basso simboleggia
la materia. Oppure, se preferiamo, l’anima e il corpo. Due componenti
fondamentali della vita e dell’essere, intrecciati e perfettamente
equilibrati: a ricordare all’uomo la necessità di valorizzare in sé sia
gli elementi spirituali che quelli più concreti. Se manca l’equilibrio,
infatti, si diventa materialisti oppure persone incapaci di vivere
davvero sulla terra.
Nella stella non prevale né l’uno né
l’altro aspetto. Un insegnamento sicuramente diverso da quello trasmesso
dalla religione, che di solito esalta lo spirito e disprezza il corpo,
la terra, annessi e connessi.
Questo, in sintesi, uno dei significati
nascosti nell’esagramma. Ce n’è ancora un altro: i due triangoli
rappresentano rispettivamente il principio maschile (attivo) e quello
femminile (ricettivo). Così trapela dall’intreccio un’altra indicazione:
è bene che l’essere umano scopra entrambe le polarità della propria
anima, del proprio sé, e impari a svilupparle armoniosamente. Perché
ogni uomo cela una parte femminile, e ogni donna porta in sé un pezzetto
maschile.
L’attuale cultura spinge gli uomini a
sopprimere, nella loro personalità, certe caratteristiche considerate –
a torto – troppo femminili: la sensibilità, la delicatezza,
l’emotività... Ed educa le donne alla remissività e alla dipendenza,
facendo credere che qualità come il coraggio, l’intraprendenza, la
determinazione possano renderle quasi delle virago, e quindi poco
desiderabili. Ma come sarebbe più facile vivere l’uno accanto all’altro
se fossimo capaci di svilupparci in pienezza! Senza perdere la nostra
natura, certo, ma accettando quel gioco degli opposti che ci fa vibrare
l’anima.
Il
significato profondo dell’esagramma sta proprio nel rimando alla Legge
degli opposti, su cui si fonda il nostro universo. Nulla esiste senza la
sua controparte: la luce e l’ombra, il freddo e il caldo, la notte e il
giorno, il movimento e la quiete, il bene e il male. Ogni cosa è
necessaria all’altra, e insieme all’altra costituisce un frammento del
Tutto: ossia di Dio. La perfezione divina, infatti, consiste nella
completezza e totalità. Nel sigillo di Salomone ogni elemento si integra
armoniosamente col proprio opposto, contribuendo all’equilibrio della
Creazione.
Forse, coi secoli, riusciremo a
raggiungere la comprensione che un semplice simbolo di sei linee esprime
già da millenni.
...
Tutte le figure geometriche parlano un
linguaggio speciale; e avrebbero davvero molto da dirci, se noi
avessimo... orecchie. Lo stesso vale per alcuni segni, lettere, parole.
Nell’«arte talismanica» (già, così si
chiama) vengono spesso usati i caratteri dell’alfabeto ebraico,
considerato forse il più sacro. «Le lettere di questo alfabeto»,
scriveva Cornelio Agrippa, «sono costituite sulla base delle figure
delle stelle, e perciò sono piene di celesti misteri, sia per quanto
concerne la forma, la figura e il significato, sia per quel che riguarda
i numeri in esse contenuti».
Il sacro Nome di Dio, il "Nome che fonda
l'esistenza", è formato da quattro di queste lettere: Iod, He, Vau, He.
E' per questo che lo definiamo Tetragrammaton (= quattro segni).
Questo Nome, che noi abbiamo traslitterato
in Yhwh, non doveva mai essere pronunciato. Era permesso farlo solo al
Gran Sacerdote del Tempio di Gerusalemme, una volta l'anno, nel segreto
del Sancta Sanctorum. Oggi la sua corretta pronuncia si dice
dimenticata.

Ognuna delle quattro lettere che lo
compongono rappresenta un'energia attiva nella Creazione e nella vita.
Partendo da destra, la prima lettera è il
seme, la potenzialità, l'impulso fondamentale, l'aspetto divino di
Padre.
La seconda è la Terra nella quale il seme
si manifesta, la fecondità, l'aspetto divino di Madre (quello che le
religioni patriarcali hanno cancellato, purtroppo).
La terza lettera è il frutto, l'aspetto
divino di Figlio che raccoglie la potenzialità e la trasforma in atti.
La quarta, infine, è il risultato finale
di questa attività, l'azione del Figlio che dà inizio ad un nuovo ciclo
di quattro lettere, il quale si svilupperà ad un livello lievemente
inferiore, portando i semi di nuove realizzazioni.
Possiamo vedere il Tetragrammaton anche da
un altro punto di vista.
La lettera Yod è il Principio maschile,
attivo, la Scintilla iniziale (Fuoco). La prima He è il Principio
femminile, ricettivo: la Matrice, la Grande Madre Cosmica (Acqua).
La Vau è il "Figlio", ossia il risultato
dell'unione delle prime due lettere, dell'amore tra Principio maschile e
Principio femminile: è il Verbo, ossia l'azione creatrice (Aria).
L'ultima lettera, la seconda He, è la
"Figlia", replica della Madre ma ad un livello diverso. E' la Natura
nella quale siamo immersi, l'unica accessibile ai nostri sensi (Terra).
Attraverso la sua comprensione possiamo scorgere qualcosa della Grande
Madre Cosmica, l'Iside Velata alla quale i saggi di ogni tempo hanno
tentato di sollevare i veli.
Le lettere del Tetragrammaton hanno una
caratteristica: disposte in modo diverso formano le parole

Come dire: passato, presente, futuro. Ogni
tempo è in Dio. E il Nome di Dio è dentro ogni tempo, perciò oltre e al
di sopra del tempo.
Quattro segni per esprimere un’infinità di
concetti, che qui è possibile solo sfiorare, ma che nella loro interezza
abbracciano il cosmo intero. Tetragrammaton. L’universo dentro un
impronunciabile nome. E magari quando ci imbattiamo in esso ci vengono
in mente le sette, gli idoli, le eresie...
Ci accade anche con Adonay, che
pure significa semplicemente “mio Signore”, e con tutti quegli
appellativi un po’ sospetti che pensiamo appartengano a divinità pagane
o demoniache. Mentre non sono altro che attributi di un unico Dio: il
nostro stesso Dio, per chi ci crede.
Vi sono invece dei nomi che cominciano a
divenirci più familiari, grazie ad alcune pubblicazioni recenti. Sono
quelli degli angeli dell’Albero della Vita, i settantadue Geni del
Libro della Luce appartenenti alla tradizione cabalistica. Non sono
veri e propri angeli, anche se vengono definiti “custodi”, ma piuttosto
grandi Esseri che riflettono settantadue sfaccettature o volti divini.
Si chiamano Caliel, Hekamiah, Habuhiah, Yeialel, Iah-hel... Ovvero
Giustizia, Lealtà, Guarigione, Forza mentale, Desiderio di sapere...
Sono
i grandi ispiratori degli uomini, loro guide e protettori; e ciascuno di
essi dà un dono, che varia a seconda del giorno di nascita. Perché come
in maggio maturano le fragole e poi in giugno le ciliegie, a luglio le
angurie e così via, anche gli esseri umani hanno le loro stagioni; e chi
nasce nei primi di giugno, ad esempio, riceve in dono creatività e
chiarezza; chi viene al mondo a fine anno avrà modestia e capacità di
farsi apprezzare per i propri talenti. Sempre che abbia voglia di
coltivarli, naturalmente.
Il dono, l’essenza di ciascun angelo è
racchiusa nel suo nome, ma soprattutto nel suo sigillo: un segno in
apparenza bizzarro, costruito invece secondo regole ben precise. Per gli
antichi il sigillo era un nodo di energia sottile, il respiro di un
Essere. Scrivere quel sigillo significava invitarlo, richiamarlo.
Stiamo parlando di
angeli, in questo caso. E di talismani, di alfabeti sacri, di figure
simboliche... Ma anche di quella sconosciuta magia che è la volontà
dell’uomo, capace di compiere cose in cui non osa più credere.



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