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DI SEGNI E SIMBOLI

MARIA ANTONIETTA PIRRIGHEDDU

ESOTERISMO - RELIGIONI

 

 

 

 

Sembra fatto apposta: per confonderci, lasciarci perplessi, insospettirci. Chi osserva un talismano – antico o moderno poco importa – si trova di fronte segni astrusi, lettere indecifrabili. Da che parte si legge? Da destra a sinistra? Dall’alto in basso? Ma soprattutto, che c’è scritto?

«Mah, questi nomi non mi convincono. Saranno mica spiriti maligni? Adonay, Tetragrammaton, Mehiel… Magari sono dèmoni, addirittura. No no, meglio starne alla larga». È la nostra strategia di difesa: bandire ciò che non si conosce. E se si perde qualcosa, pazienza.

La scienza dei simboli e dei sigilli è invece una delle materie più interessanti che l’antichità ci abbia tramandato. In pochi tratti è spesso racchiuso un intero universo, ed è affascinante scoprirlo strato per strato.

 

 

 

Un esempio fra tutti: la stella a sei punte.

 

Detta anche “Sigillo di Salomone”, per noi è solo il segno che identifica il popolo ebraico. Ma da qualche parte gli ebrei l’avranno pur presa...

 

Impossibile risalire alle sue origini.

A guardarla bene ci si accorge che è composta da due triangoli intersecati. Il triangolo con la punta rivolta in alto rappresenta lo spirito; quello con la punta in basso simboleggia la materia. Oppure, se preferiamo, l’anima e il corpo. Due componenti fondamentali della vita e dell’essere, intrecciati e perfettamente equilibrati: a ricordare all’uomo la necessità di valorizzare in sé sia gli elementi spirituali che quelli più concreti. Se manca l’equilibrio, infatti, si diventa materialisti oppure persone incapaci di vivere davvero sulla terra.

Nella stella non prevale né l’uno né l’altro aspetto. Un insegnamento sicuramente diverso da quello trasmesso dalla religione, che di solito esalta lo spirito e disprezza il corpo, la terra, annessi e connessi.

 

Questo, in sintesi, uno dei significati nascosti nell’esagramma. Ce n’è ancora un altro: i due triangoli rappresentano rispettivamente il principio maschile (attivo) e quello femminile (ricettivo). Così trapela dall’intreccio un’altra indicazione: è bene che l’essere umano scopra entrambe le polarità della propria anima, del proprio sé, e impari a svilupparle armoniosamente. Perché ogni uomo cela una parte femminile, e ogni donna porta in sé un pezzetto maschile.

L’attuale cultura spinge gli uomini a sopprimere, nella loro personalità, certe caratteristiche considerate – a torto – troppo femminili: la sensibilità, la delicatezza, l’emotività... Ed educa le donne alla remissività e alla dipendenza, facendo credere che qualità come il coraggio, l’intraprendenza, la determinazione possano renderle quasi delle virago, e quindi poco desiderabili. Ma come sarebbe più facile vivere l’uno accanto all’altro se fossimo capaci di svilupparci in pienezza! Senza perdere la nostra natura, certo, ma accettando quel gioco degli opposti che ci fa vibrare l’anima.

 

Il significato profondo dell’esagramma sta proprio nel rimando alla Legge degli opposti, su cui si fonda il nostro universo. Nulla esiste senza la sua controparte: la luce e l’ombra, il freddo e il caldo, la notte e il giorno, il movimento e la quiete, il bene e il male. Ogni cosa è necessaria all’altra, e insieme all’altra costituisce un frammento del Tutto: ossia di Dio. La perfezione divina, infatti, consiste nella completezza e totalità. Nel sigillo di Salomone ogni elemento si integra armoniosamente col proprio opposto, contribuendo all’equilibrio della Creazione.

Forse, coi secoli, riusciremo a raggiungere la comprensione che un semplice simbolo di sei linee esprime già da millenni.

...

 

Tutte le figure geometriche parlano un linguaggio speciale; e avrebbero davvero molto da dirci, se noi avessimo... orecchie. Lo stesso vale per alcuni segni, lettere, parole.

Nell’«arte talismanica» (già, così si chiama) vengono spesso usati i caratteri dell’alfabeto ebraico, considerato forse il più sacro. «Le lettere di questo alfabeto», scriveva Cornelio Agrippa, «sono costituite sulla base delle figure delle stelle, e perciò sono piene di celesti misteri, sia per quanto concerne la forma, la figura e il significato, sia per quel che riguarda i numeri in esse contenuti».

Il sacro Nome di Dio, il "Nome che fonda l'esistenza", è formato da quattro di queste lettere: Iod, He, Vau, He. E' per questo che lo definiamo Tetragrammaton (= quattro segni).

Questo Nome, che noi abbiamo traslitterato in Yhwh, non doveva mai essere pronunciato. Era permesso farlo solo al Gran Sacerdote del Tempio di Gerusalemme, una volta l'anno, nel segreto del Sancta Sanctorum. Oggi la sua corretta pronuncia si dice dimenticata.

 

 

 

Ognuna delle quattro lettere che lo compongono rappresenta un'energia attiva nella Creazione e nella vita.

Partendo da destra, la prima lettera è il seme, la potenzialità, l'impulso fondamentale, l'aspetto divino di Padre.

La seconda è la Terra nella quale il seme si manifesta, la fecondità, l'aspetto divino di Madre (quello che le religioni patriarcali hanno cancellato, purtroppo).

La terza lettera è il frutto, l'aspetto divino di Figlio che raccoglie la potenzialità e la trasforma in atti.

La quarta, infine, è il risultato finale di questa attività, l'azione del Figlio che dà inizio ad un nuovo ciclo di quattro lettere, il quale si svilupperà ad un livello lievemente inferiore, portando i semi di nuove realizzazioni.

Possiamo vedere il Tetragrammaton anche da un altro punto di vista.

La lettera Yod è il Principio maschile, attivo, la Scintilla iniziale (Fuoco). La prima He è il Principio femminile, ricettivo: la Matrice, la Grande Madre Cosmica (Acqua).

La Vau è il "Figlio", ossia il risultato dell'unione delle prime due lettere, dell'amore tra Principio maschile e Principio femminile: è il Verbo, ossia l'azione creatrice (Aria).

L'ultima lettera, la seconda He, è la "Figlia", replica della Madre ma ad un livello diverso. E' la Natura nella quale siamo immersi, l'unica accessibile ai nostri sensi (Terra). Attraverso la sua comprensione possiamo scorgere qualcosa della Grande Madre Cosmica, l'Iside Velata alla quale i saggi di ogni tempo hanno tentato di sollevare i veli.

Le lettere del Tetragrammaton hanno una caratteristica: disposte in modo diverso formano le parole

 

 

Come dire: passato, presente, futuro. Ogni tempo è in Dio. E il Nome di Dio è dentro ogni tempo, perciò oltre e al di sopra del tempo.

Quattro segni per esprimere un’infinità di concetti, che qui è possibile solo sfiorare, ma che nella loro interezza abbracciano il cosmo intero. Tetragrammaton. L’universo dentro un impronunciabile nome. E magari quando ci imbattiamo in esso ci vengono in mente le sette, gli idoli, le eresie...

Ci accade anche con Adonay, che pure significa semplicemente “mio Signore”, e con tutti quegli appellativi un po’ sospetti che pensiamo appartengano a divinità pagane o demoniache. Mentre non sono altro che attributi di un unico Dio: il nostro stesso Dio, per chi ci crede.

Vi sono invece dei nomi che cominciano a divenirci più familiari, grazie ad alcune pubblicazioni recenti. Sono quelli degli angeli dell’Albero della Vita, i settantadue Geni del Libro della Luce appartenenti alla tradizione cabalistica. Non sono veri e propri angeli, anche se vengono definiti “custodi”, ma piuttosto grandi Esseri che riflettono settantadue sfaccettature o volti divini. Si chiamano Caliel, Hekamiah, Habuhiah, Yeialel, Iah-hel... Ovvero Giustizia, Lealtà, Guarigione, Forza mentale, Desiderio di sapere...

 

 

Sono i grandi ispiratori degli uomini, loro guide e protettori; e ciascuno di essi dà un dono, che varia a seconda del giorno di nascita. Perché come in maggio maturano le fragole e poi in giugno le ciliegie, a luglio le angurie e così via, anche gli esseri umani hanno le loro stagioni; e chi nasce nei primi di giugno, ad esempio, riceve in dono creatività e chiarezza; chi viene al mondo a fine anno avrà modestia e capacità di farsi apprezzare per i propri talenti. Sempre che abbia voglia di coltivarli, naturalmente.

Il dono, l’essenza di ciascun angelo è racchiusa nel suo nome, ma soprattutto nel suo sigillo: un segno in apparenza bizzarro, costruito invece secondo regole ben precise. Per gli antichi il sigillo era un nodo di energia sottile, il respiro di un Essere. Scrivere quel sigillo significava invitarlo, richiamarlo.

Stiamo parlando di angeli, in questo caso. E di talismani, di alfabeti sacri, di figure simboliche... Ma anche di quella sconosciuta magia che è la volontà dell’uomo, capace di compiere cose in cui non osa più credere.



 

 

 

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