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L'ANTEFATTO
Comitato Nazionale Per La Valorizzazione
dei Beni Storici Culturali e Ambientali
OGGETTO: conferenza stampa 2 febbraio 2011-
nuove scoperte sulla Gioconda
La
Gioconda è il testamento pittorico, filosofico, esistenziale di
Leonardo. La Gioconda va letta su più livelli come la Bibbia. Molti
storici dell'arte o esperiti di Leonardo hanno commesso l'errore di dare
una lettura o unilaterale o parziale di questo Testamento. Il nostro
ritrovamento del 72 -numero chiave- e delle lettere L e S, presenti
negli occhi della Gioconda, rappresentano un punto di riferimento e di
partenza di una nuova interpretazione del quadro e del periodo
leonardesco che va dal 1510 fino alla sua morte. Nella Gioconda
convergono elementi pittorici, di stile e di contenuto, elementi
simbolici e archetipi nonchè un vero e proprio pensiero di Leonardo
sintetizzabile nel 72 e nel ponte, il cui significato simbolico è
importante per una lettura esaustiva e attendibile di questo grande
genio.
La Gioconda, come il
Vecchio e il nuovo Testamento, racchiude vari livelli di
interpretazione: uno pittorico, uno simbolico, uno filosofico, uno
religioso, uno psicologico ed esistenziale e, per finire, essa contiene
la sintesi della vita e del pensiero di Leonardo espresso attraverso i
principi fondamentali dell'umanesimo e del rinascimento quali l’armonia,
la giusta proporzione, la felice sintesi fra elementi opposti. In
Leonardo convive sia la contrapposizione degli opposti sia la loro
fusione che trovano presenza e sostanza nella Gioconda. La Gioconda si
presenta come pittura-scienza-psicologia, espressione dell’interiorità
di Leonardo in cui prevale una maestosa tranquillità, una serenità
pacata, arguta, ironica e insinuante. La Gioconda esprime il superamento
del contrasto fra la Venere Celeste e la Venere volgare, il contrasto
fra Angelico e Demoniaco, spirituale e sensuale, sacrale e orgasmico,
immanente e trascendente, elementi presenti anche nell'opera perturbane
di Leonardo -
l'Angelo incarnato-
che si può ritenere realizzata fra il 1511- 1513.
In quest’ultima opera, dove si coniugano sembianze
femminile e maschili, angeliche e demoniache, spirituali e sessuali, il
contrasto è evidente e non superato. L'Angelo incarnato ha le sembianze
inequivocabili del Salaì, il suo allievo, servo e forse amante. Vi sono
tutta una serie di disegni e dipinti di Leonardo dal carattere efebico,
ambiguo e androgeno, il cui viso è riconducibile al Salaì.
In queste opere, quali ad esempio la Monna Vanna o Monna
nuda, il S. Giovanni Battista e l’Angelo della Annunciazione, il Salaì
si presente nei suoi caratteri sensuali, ammiccanti, seducenti e con il
naso ed il sorriso simile a quella della Gioconda. Leonardo chiamò Gian
Giacomo Caprotti Salaì quattro anni dopo che era al suo servizio. Il
termine lo mutò da un'opera - il Morgante Maggiore- del Pulci e
significa diavolo, tentatore, inondazione di passione sensuale, ecc.
ecc. La Gioconda non è un fedele ritratto di una cortigiana come molti
sostengono. Leonardo rappresentava sia gli aspetti fisici che quelli
dell'animo. Leonardo non era un ritrattista e se fece alcuni ritratti
per commissione lo fece per necessità materiali e sempre aggiungendo la
sua creatività artistica e filosofica.
La Gioconda porta alcuni tratti fisici del Salaì che fu
molto probabilmente una sorta di modello, suo compagno durante i molti
anni in cui Leonardo attese alla Gioconda in modo sporadico e con lunghi
periodi di sospensione. Il Salaì fece parte della Gioconda anche per
quanto riguarda alcuni aspetti simbolici, sensuali e valoriali in essa
tuttavia superati e ricomposti attraverso quel superamento degli opposti
che egli espresse e che - l'Angelo incarnato- rappresenta in modo duro e
chiaro. Oltre al Salaì, che corrisponde alla S trovata, si può forse
trovare la presenza di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del
Giocondo. Vi sono molti riferimenti storici e documentali al riguardo,
elementi che tuttavia non ci permettono di sostenere con certezza che la
Gioconda sia un fedele ritratto di Lisa Gherardini. Essa potrebbe
comunque aver rappresentato un ulteriore elemento di riferimento.
Leonardo portò con sé la Gioconda per circa 20 anni.
E'certo che continuò fino all'ultimo a intervenire su questo
quadro-testamento. Nel 1954, a seguito di in un esame a raggi x
realizzato sul quadro, venne accertato che originariamente la Gioconda
non aveva quel sorriso che ora vediamo ma, al contrario, la bocca era
cupa e malinconica. Si è anche accertato che vi sono vari
sovrapposizione nel quadro, segno questo di molte modifiche e mutamenti.
La L trovata nell’occhio sinistro per chi guarda corrisponde anche a
Leonardo in una forma psicologico-esistenziale, rinvia al suo travaglio,
alle sue due madri, quella vera, la Caterina ( serva ), e quella
adottiva, che il padre Piero sposò dopo poco e da cui ebbe vari figli.
Non va mai dimenticato che Leonardo era un figlio illegittimo e
concepito fuori dal matrimonio, non va dimenticata l'ambigua e forse
ambivalente natura sessuale di Leonardo.
Nella Gioconda questo contrasto e conflitto sessuale,
esistenziale, affettivo e intellettuale trova un suo superamento e
armonia. Alcuni sostengono che la Gioconda fosse una donna incinta e
forse in lutto e che il ponte presente nello sfondo destro del quadro
sia un elemento importante; queste teorie rafforzerebbero l’idea che
tale raffigurazione prese le mosse dal reale in quanto anche Lisa
Gherardini era incinta quando Leonardo, sulla base di una commissione
del marito Francesco del Giocondo o di Giuliano de Medici, che poteva
essere stato suo amante, la volle ritrarre. Tuttavia, come scrisse il
Vasari, del dipinto vi era solo il viso e se questa asserzione è vera,
quel viso ha subito modifiche fra cui quelle ispirate al Salaì.
Il ponte presente nel quadro non ha nulla a che vedere
con quanto affermato nei giorni scorsi da una studiosa Savonese (C.
Glori) la quale piega arbitrariamente la presenza del numero 72,
scoperta dal dott. Vinceti, come riferibile ad una data, il 1472, data
che coincise con il crollo del ponte medesimo. L’opinione di Silvano
Vinceti è che Leonardo non andò mai a Bobbio, in provincia di Piacenza,
dove sorgeva il ponte, al contrario durante quel periodo era a Firenze
presso il Verrocchio e aveva 20 anni. Il ponte rappresentato si trova
invece sul fiume Arno, nelle vicinanze di Arezzo, in località Buriano.
Il ponte in questione è oggi ancora eretto, di forma medievale a quattro
arcate, conosciuto da Leonardo e rappresentato in vari schizzi presenti
nella biblioteca reale di WINDSOR. A parte questo aspetto visivo, il
ponte ebbe comunque vari significati fra cui quello di congiungere gli
opposti, di mutamento di condizione, dell’aldilà rispetto alla vita; un
significato di vita e della sua fine, inteso anche come ritorno al
ventre materno, prima della vita, all'interno del liquido amniotico.
Leonardo conosceva molto bene tutti questi simboli e significati.
La presenza del ponte nella Gioconda non è casuale ma
contribuisce a formare quel testamento del grande Genio e si può
abbinare alla donna ritenuta incinta, in lutto o vestita come tale;
inoltre, questo elemento viene riprodotto nella Gioconda e similmente
nella Madonna dei Fusi. Va comunque sottolineato che Leonardo, per conto
di Cesare Borgia detto il Valentino, era nel 1503 presso Arezzo al fine
di studiare fortificazione e viabilità. Realizzò una riproduzione della
zona e del ponte con particolari caratteristiche idrogeologiche e
morfologiche. La parte destra dello sfondo del quadro è altresì
riconducibile ad alcune caratteristiche dell'ambiente lombardo che
Leonardo conosceva bene e di cui ci sono molti schizzi nel Codice
Atlantico e non solo.
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Ho conosciuto il Dott.
Vinceti.
In modo oltremodo
gentile, schietto e diretto, ha dedicato a me ed ai miei studi alcune
ore del suo tempo, facendomi un grande onore.
Con lui ho discusso,
nell’imminenza della conferenza stampa di cui sopra (della quale ho
voluto recare una testimonianza integrale), sulle motivazioni alla base
della presenza del numero 72 nella Gioconda, ma, ed aggiungo
giustamente, coerente con la sua visione, nulla di ciò che ho suggerito
in merito a tale riferimento numerico, ha avuto modo di giungere nel
mondo “ufficiale” del sapere vinciano, attraverso le sue conclusioni,
anche se, in modo molto equilibrato ed intelligente, egli ha tenuto
aperte le porte ad altre interpretazioni relative alla suddetta presenza
numerica.
Ritengo perciò
opportuno condividere, con chi avrà voglia di leggermi, “le mie
conclusioni” su un numero che rappresenta la sintesi di un sapere che,
credo, nulla abbia a che fare con i presunti atteggiamenti sessuali di
un personaggio, direi unico, non per i suoi “gusti“, ma piuttosto per la
sua genialità che definirei quasi ultima, visto il proseguo della storia
della genialità umana.
Quindi, nulla
dedicherò alle “lettere“ presenti negli occhi della “Monna” più famosa
del mondo, ma, lo scrivere in merito al 72, pur facendo del concetto di
sintesi un bene massimo, richiederà una dissertazione piuttosto
articolata.
Mi rendo conto che la
presenza di un “numero”, in un dipinto di Leonardo, possa stupire, ma se
è “originale” (come mi è stato assicurato dal Dott. Vinceti stesso), non
farebbe altro che aggiungersi ad una serie di Numeri che Leonardo ha
sempre usato, a volte in modo macroscopico, in altre opere pittoriche
che ho dettagliatamente trattato nel mio libro: “Il Genio Sonico”. Ma
non voglio e non posso anticipare alcuni passaggi conoscitivi, quindi,
tornando alla vera motivazione del mio scrivere, inizierò a parlare di
Precessione degli Equinozi.

La
Precessione Universale
Forse non tutti sanno
che il “nostro” pianeta consuma una corsa assiale ellittica, in un arco
di tempo millenario, pari a circa 25920 anni. Tale “anno”, definito
platonico, esattamente come quello del nostro calendario, da sempre è
suddiviso in 12 mesi, di 2160 anni ciascuno.
Ufficialmente, la
scienza, oggi vede nell’attrazione Luni-Solare la motivazione di questo
movimento che, in ogni caso, con precisione inoppugnabile, manifesta la
sua “azione” ogni 2160 anni, all’Equinozio di primavera, nel momento in
cui, in modo eliaco, il sole sorgendo, pone dietro di sé una nuova
costellazione.
Oggi, siamo
praticamente quasi usciti dalla costellazione processionale dei Pesci e
stiamo entrando in quella dell’Acquario, ma ciò che dovrebbe
interessare, soprattutto gli esperti del Genio toscano, è il meccanismo
temporale posto alla base di questo movimento planetario. E’ accertato,
infatti, che l’asse terrestre consuma la sua opera attraverso
spostamenti pari ad un 1 grado, dei 360° celesti, ogni 72 anni.
Abbiamo quindi, il
riferimento numerico in questione, “stranamente“, presente, all’interno
di un sistema che, oggi posso sostenere senza tema, fisiologicamente non
è solo celeste.
A mio avviso, questo
avrebbe dovuto costituire il primo campanello d’allarme conoscitivo per
gli esperti, nei confronti di un riferimento che definirei capace di
tutelare non solo un “sapere“ completamente chiaro al Vinci, ma un
insieme conoscitivo compatto ed inequivocabile, presente attraverso
decine di applicazioni falsamente diverse in tutte le civiltà terrestri.
Ma, giustamente, devo
procedere per gradi, al fine di sostenere la mia tesi.
Ho parlato più sopra
di fisiologia, poiché è chiaro all’ufficialità scientifica che, in
media, i processi cardiaci, polmonari e circolatori umani, siano
completamente asserviti a frazioni, o multipli, del numero della
Gioconda. Di conseguenza, un minimo di coerenza vorrebbe l’essere
umano,
completamente asservito ai “tempi“ terrestri, tempi facilmente
influenzabili, come abbiamo visto, da rapporti celesti certi, nonché da
comportamenti umani che, negli ultimi decenni, definirei poco
edificanti.
Sto, quindi,
sostenendo, l’esistenza di un chiaro rapporto fisico e non solo, fra un
essere intelligente, come quello umano ed un essere celeste, e non solo,
come la Terra, che, in questa occasione, sembra avere un ruolo nei
confronti della presenza umana, capace di travalicare i suoi cicli
annuali.
Mi verrebbe da
aggiungere il “dire” di Giordano Bruno, che definiva i corpi celesti:
Animali, cioè dotati di anima, ma sto cercando di mantenermi, pur
sapendo di non poterci riuscire, in un alveo piuttosto pragmatico.
Pragmatismo che vorrebbe l’aggiunta di una miriade di altri esempi
fisiologici dedicati al 72, come, ad esempio, la massima angolazione
raggiungibile da parte di un’articolazione, l’arco di tempo utile al
totale ricambio dei tessuti del sistema intestinale, o il peso medio
neo-natale, praticamente processionale.
Pragmatismo che si
rivelerebbe inutile, se posto di fronte alla massa enorme di riferimenti
storico-mitico-religiosi, del resto già individuati dall’accurato studio
del Dott. Vinceti, nei quali il 72 ed suoi multipli, appaiono già da
millenni, ovunque sulla terra, presso qualsiasi civiltà. Cosa peraltro
appurata, con estrema precisione ed in tutte le sue sfaccettature, già
nel 1969, grazie allo studio del Prof. Giorgio De Santillana, culminato
nel suo famoso: “Il Mulino di Amleto”.
Ma per capire
veramente ciò che si nasconde dietro il 72, e, di conseguenza, intuire
le vere potenzialità conoscitive vinciane che dettarono il suo utilizzo,
vorrei nuovamente porre l’attenzione sul rapporto esistente fra
meccanismi celesti e fisiologia umana, perché è esattamente qui che si
gioca ciò che ormai, oggi definirei una guerra, che ha visto
l’immanentismo ed il panpsichismo perdenti, nell’ultimo secolo, ma
assolutamente ancora vincenti ai tempi di Leonardo da Vinci, in pochi
eletti come lui, in quanto figli di un sapere, numericamente presente su
questo pianeta ….da sempre.
Vorrei quindi
mostrarvi come, in passato, un presunto fenomeno “locale“, come la
Precessione, avesse invero proporzioni numeriche che potrei definire,
galattiche. Sono, pertanto, costretto a portarvi in Egitto.
La
Precessione Galattica
Ho premesso che la mia
spiegazione sarebbe stata piuttosto articolata, poichè reputo necessari
alcuni passaggi per sgombrare ogni dubbio sul vero significato del
riferimento in questione, di conseguenza, vorrei prendere in esame un
reperto astronomico noto ormai in tutto il mondo, come: “Zodiaco di
Dendera”, la cui copia persiste tuttora nel tempio di Dendera.
Ritengo importante
tale esame, poiché in questo caso specifico, il 72 assume una
spiegazione, oltre che numerica anche, oserei dire, cosmica, pregna di
un insieme di significati altri, che molta luce potranno portare sul
modus vivendi e la forma mentis del Genio.
Sinteticamente, lo
zodiaco in questione rappresenta una visione cosmologica egizia
appartenente al 57 dopo Cristo, in pieno periodo Tolemaico, quindi, ma
la cui vera matrice ispiratrice, chiaramente, si perde nella notte buia
della presenza umana su questo pianeta.
Osservando
con attenzione l’immagine, si può notare una grande sfera centrale che
contiene stelle, costellazioni e pianeti.
Essa racchiude 72
esseri, o corpi celesti, la cui vera differenza è unicamente riposta nel
grado etico, dal quale dipende la relativa rappresentazione animica.
Ora, all’esterno di tale visione è possibile notare, e qui sta la novità
numerica, 12 esseri che, simili ad atlanti, sorreggono la “Via Lattea”
egizia, con 24 possenti braccia.
Ebbene, numericamente,
i 72 corpi celesti sono ricavabili da una somma numerica esterna,
composta dai 12corpi e dalle loro 24 braccia. Di conseguenza, un luogo a
noi sconosciuto oggi, ma ben noto agli Egizi, costituito da 36 parti e
posto all’esterno della realtà celeste, veicola una presenza numerica di
tipo binario, pari a 72 unità.
Nuovamente ritroviamo,
questa volta a livello galattico e per un popolo famoso per il suo
sapere “alternativo”, lo stesso sistema numerico della precessione degli
equinozi. In questo caso, però, essa viene vista, non come un fenomeno
“locale”, come la nostra scienza presume, ma come il risultato di una
collaborazione fra, se mi è permessa la definizione, due mondi: uno
esterno a noi invisibile, ed uno interno, a noi oggi, oltremodo
visibile, grazie ai nostri apparati tecnologici.
Sarebbe estremamente
sciocco credere che gli egizi non sapessero contare, ma, soprattutto,
pensare che, dei grandi osservatori come loro, non si rendessero conto
che il numero di corpi celesti presenti durante le loro osservazioni sia
di gran lunga superiore alla suddetta rappresentazione. Soprattutto,
sarebbe tremendamente superficiale, non pensare che tale osservazione
altro non sia che la rappresentazione di un sistema creante,
numericamente codificato, nel quale la fisiologia precessionale viene
utilizzata per predisporre la nascita di materiale stellare.
Sostanzialmente,
qualcuno, attraverso un sistema simbolico ben preciso, a distanza di
millenni, ancora è in grado di dirci che la creazione posta sulle nostre
teste, attraverso le stesse leggi numeriche, non solo si manifesta, ma
detta i meccanismi vitali di tutti gli esseri che contiene.
Di conseguenza,
duemila anni fa, qualcuno diceva che l’uomo è ciò che l’Universo è.
E lo faceva attraverso
i numeri, come anche Pitagora imparò, sottolineando che, attraverso
passaggi dodecafonici ed intervalli musicali ben precisi, si arriva
alla… natura, della quale Leonardo era tremendamente innamorato. Così
come innamorato fu, fra mille cose, anche di musica, tanto da costruire
lui stesso strumenti musicali.
Ma Leonardo andava
oltre in tale comprensione animico-numerica della natura, la sua vera
ispiratrice.
Per capirne il limite,
Vi chiedo di osservare le direzioni segnate in rosso, dove hanno preso
posto i 12 esseri. Sono OTTO e, senza nessun timore, mi sento di
affermare che questo si rivela essere il cuore del suo sapere
”impossibile” che generò le sue scelte, anche numeriche.
Di conseguenza, e di
nuovo, per capire “Lui”, è necessario, come dire, emigrare. Questa
volta in Mesopotamia.
La Lista
Senza Tempo
Nel 1932, una
spedizione inglese condotta dal capitano Weld-Blundell nell’attuale
Bassora, in Iraq, riesce, inaspettatamente, a portare a termine una
missione che aveva come scopo la riscoperta delle città bibliche.
In quell’occasione,
venne ritrovato un reperto, oggi custodito ad Oxford, su quale, in
caratteri cuneiformi, vengono riportate Due Liste Sumere dei Re. Una di
queste, detta degli OTTO Re, così recita:
Dopo
la discesa della regalità dai cieli,
La regalità fu a Eridu,
In Eridu Alulim divenne re,
Egli regnò per 28800 anni.
Alalgar regnò per 36000 anni.
"Due" re;
Essi regnarono per 64800 anni.
Poi Eridu cadde
E la regalità fu spostata a Bad-Tibira
Divenne re a Bad-Tibira Enmenluanna;
Egli regnò per 43200 anni.
Enmengalanna regnò per 28800 anni.
Dumuzi il pastore regnò per 36000 anni.
"Tre" re essi regnarono 108000 anni.
Bad-ti-bira cadde
E la regalità fu spostata a Larak.
A Larak, Ensipadzidanna regnò 28800 anni.
"Un" re ……. Egli regnò per 28800 anni.
Larak cadde
E la regalità fu spostata a Sippar.
A Sippar Enmeduranna divenne re
E governò per 21000 anni
Poi Sippar cadde
E la regalità fu spostata a Shuruppak.
Ubaratutu divenne re, egli governò per 18600 anni
"Un" re …….. egli governò per 18600 anni.
In "Cinque" città “Otto”re,
essi regnarono per” 241200” anni,
Poi il Diluvio “travolse tutto”.
Ebbene, pur dovendo
tralasciare tutti i significati nascosti in tale descrizione, a dir poco
millenaria, possiamo osservare che termina con la somma di otto periodi
regnanti piuttosto inconsueti, protratti in sole 5 città ed è
sufficiente eliminare gli “zeri”, per veder riapparire la struttura
numerica degli esseri posti all’esterno dello Zodiaco di Dendera.
Questo è estremamente
importante per capire alcuni aspetti riguardanti il numero 72.
Abbiamo visto più
sopra, che esso è figlio binario di una somma, in origine suddivisa in
1\3 e 2\3 di 36, ma, sostanzialmente, che cos’è in grado di essere Re in
Mesopotamia ed Esseri semi-divini in Egitto, destinati a diventare corpi
celesti secondo passaggi numerici ben precisi?
Io penso che, quel
qualcosa, da decenni è ricercato da tutti i laboratori di Fisica
Nucleare del mondo, poiché si sta parlando di un’energia, per i grandi
del passato numericamente intelligente ed animicamente viva, capace di
diventare TUTTO ciò che ci circonda, compresi …..noi. Quindi, ora potete
cominciare ad immaginare che, dietro il numero della famosissima
Gioconda, si nasconde una somma energetica e soprattutto,
un’interpretazione di un atto creativo, che vorrebbe DIO, costituito
anche da OTTO momenti numerici ben definiti, destinati a diventare non
solo materia, ma, in modo frattale, fisiologia umana, nonché stellare.
Ora potete apprezzare come a Dendera, Dio, se di un Dio stiamo parlando,
scelga di suddividersi in Esseri maschili e femminili, secondo un
rapporto frazionario e numerico ben preciso, ma è gioco-forza immaginare
che questo Essere, in via di suddivisione dodecafonica, sia inizialmente
androgino, e questo, secondo me, è il vero contesto conoscitivo, nel
quale si è formata la visione androgina di Leonardo da Vinci.
Voglio riportare un
ulteriore esempio, fra le centinaia che potrei citare, per sintetizzare,
attraverso un costrutto artistico, tale visione creativa ed il relativo
sunto numerico. Per farlo, questa volta è sufficiente rimanere in
Italia.
Quando il
Numero Diventa Arte
Prima di passare alle
opere numeriche di Leonardo da Vinci, vorrei esaminare l’immagine
riguardante il Rosone centrale della Basilica di Collemaggio,
all’Aquila.

Si può osservare che,
in un costrutto di pura fattura medioevale, da un piccolo “foro”
centrale, dipartono OTTO petali che costituiscono un nucleo, dal quale
si diramano, inizialmente, 12, e poi 24 braccia in pietra. Inoltre,
ognuna di quelle braccia termina con 2 “buchi” (concedetemi il termine),
il suo evolversi. Quindi, settecentoventi anni fa, ritroviamo lo stesso
sistema numerico della Lista Sumera e dello Zodiaco di Dendera, infatti,
a 36 braccia corrispondono 72 “buchi“, anch’essi suddivisi in 1\3 e 2\3
del totale, pari a 24 e 48 unità.
Ora posso aggiungere
che, nello Zodiaco, tale suddivisione è presente anche nella somma
totale dei corpi celesti, in quanto divisi in:
v
48
stelle, fra Decani e Costellazioni e
v
24 corpi
celesti articolati.
Perché insisto su
questa ulteriore suddivisione?
Per un motivo
essenziale, il seguente: chi conosce il sistema numerico creante
dell’Ottava, sempre rispetta tale frazionamento, in quanto, come Dendera
attraverso i suoi Esseri insegna, 1\3 di qualsiasi riferimento numerico
rappresenta il valore energetico femminile, ed i restanti 2\3, quello
maschile.
Praticamente, senza
girarci troppo intorno, se ciò che asserisco è vero, nell’opera di
Leonardo si dovrebbero rintracciare una miriade di OTTO ed un sistema
numerico ad esso inerente.
Proseguendo quindi,
nella mia tesi, questo dovrebbe comportare una sua visione della realtà
tale, da dover riporre la presenza divina in ogni aspetto della natura e
del cosmo, una presenza che, chiaramente, deve contenere, comunque e
sempre, una parte animica dotata di intelligenza. Quindi, il Genio deve
vivere i suoi tempi conscio della grande matrice divina presente
nell’uomo e nella natura, una matrice chiaramente androgina e, per tutta
la vita, deve dissimulare, non solo la sua “vera” genialità, ma la sua
grande capacità di percepire il mondo intorno a sé come il frutto
infinito dell’UNO.
Intuisce, quindi, la
reincarnazione; conosce il potere creante del suono; osserva la
spiritualità cristiana dei suoi tempi con molto distacco e sopportazione
e, conscio del suo sapere, molto deve lavorare sul suo carattere, per
sopportare uomini e tempi chiaramente …lontani da Lui. E’ sicuramente un
uomo geniale, ma la sua genialità segue un unico fiume conoscitivo,
quello dell’OTTAVA, e le sue tendenze sessuali mai saranno il vero
motivo scatenante la sua immensa opera creativa. Si arriverà quindi fino
ad oggi, dove molti percepiranno nel Genio un sapere, o “saperi altri”,
mai decifrabili, a differenza di un’ufficialità perfettamente
consolidata, che, finora, mai ha accettato, in uno dei padri della
scienza e della tecnica, apporti conoscitivi diversi, o al massimo, come
il Dott. Vinceti ha ipotizzato, ispirati da una probabile conoscenza
cabalistica dei numeri.
Il Genio
Sonico
Vorrei
quindi, con immenso piacere, partire da un suo capolavoro spesso
dimenticato, per documentare come il “numero“, fosse presente nelle sue
opere.
A Milano, nel Castello
Sforzesco, esiste una sala che penso sia sconosciuta alla maggior parte
degli italiani (come spesso succede in questo paese incredibile). Si
chiama: Sala delle Asse, la cui volta, di svariati metri quadri,
conserva ancora oggi un lavoro pittorico che un tempo coinvolgeva anche
la parte muraria. La volta, appare come un meraviglioso ed intricato
groviglio di alberi, rami, foglie e fiori di gelso, “morus” in latino,
come il Moro, che fu il vero committente dell’opera.

Un meraviglioso
esempio vegetale del potere della Natura, è il vero tema di quest’opera
che, ripeto, rimane misconosciuta e poco apprezzata, forse anche a
causa di un’incomprensibile presenza simbolica, disposta e riposta, in
ogni angolo di quell’enorme cielo verde.
Ebbene, se ci si
dirige verso il centro della sala e si osserva il centro di quel
soffitto stupendo, è possibile notare lo stemma araldico degli Sforza,
e, con una qualsiasi macchina fotografica dotata di zoom, è possibile
osservare, intorno ad esso, una corona perfetta di OTTO, ripeto: di
OTTO.
Per la precisione, ce
ne sono ben 32.

Continuando ad
osservare l’opera con occhi “numerici”, si può notare che essa è
costituita da 16 alberi, che contengono OTTO lunette, capaci di ospitare
gli unici spicchi di cielo liberi da quella vegetazione prorompente.
Senza voler esagerare nelle elucubrazioni numeriche, possiamo riassumere
uno schema esecutivo caratterizzato da: 16 alberi e 32 otto. Ritroviamo,
di conseguenza, un sistema frazionario come quello presente a Dendera,
nel quale, 1\3 e 2\3 di 48 unità, rappresentano, molto probabilmente, un
concetto ispirante.
Ora, è sufficiente
osservare di nuovo l’immagine dello Zodiaco di Dendera, per ricordare
che 4 Esseri femminili ed 8 Esseri maschili, sono gli ispiratori
energetici di un tipo di creazione galattica, ben precisa.
In altre parole,
l’opera di Leonardo sposa numeri e forma, decretando la nascita di una
natura a dir poco, prorompente e ….divina. Si tratta, quindi, di uno
delle migliaia di modi utilizzati dai grandi del passato, per
trasformare la somma della Lista Sumera, in arte creativa.
Di conseguenza, non è
il 72 della Gioconda l’unico numero utilizzato nelle opere vinciane,
potrei addirittura mostrare come lo stesso sistema numerico della Sala
delle Asse risulta essere inciso in Bolivia sulla Puerta del Sol, nei
pressi di Tihuanacu, da migliaia di anni, ma, preferisco porre l’accento
nuovamente su quella corona di OTTO, poiché è chiaro che da essa nascono
tutta quella serie di intrecci e legacci che, da secoli, rappresentano
per gli esperti, un mistero.

Nessuno ancora vuole
ammettere, nonostante le mie sollecitazioni, che, “i nodi” (così
vengono chiamati quei falsi ricami), altro non sono, che una simbologia
ben precisa, utilizzata da Leonardo da Vinci in centinaia di opere, per
sottolineare, comunque e sempre, la sua appartenenza al ristretto ambito
di coloro che conoscevano ed interpretavano il sapere dell’OTTAVA.
Lo dico diversamente:
i “nodi” di Leonardo, altro non sono che un modo di
rappresentare il numero OTTO.
Quindi, per l’ennesima
volta, insisto nell’affermare che di numeri, nella storia artistica di
Leonardo, è possibile trovarne a bizzeffe. Seguendo questa logica,
quindi, è possibile interpretare alcuni esempi pittorici del Genio in
modo diverso.
Vogliamo vedere il
numero OTTO divenire ornamento sulla spalla della Donna con l’Ermellino?

O nel ritratto di
Beatrice d’Este?

Vogliamo osservarlo
ricamato sul decollété della Gioconda?

In ogni caso, quando
si parla di Leonardo da Vinci, ho imparato a mie spese, come e quanto,
la sua bravura nel dissimulare i numeri precessionali, sia terribilmente
raffinata.
Basterebbe esaminare
il Cenacolo, per rendersi conto di ciò.
Nell’affresco,
infatti, i 12 apostoli sono raffigurati in una stanza ai lati della
quale si possono osservare 4 + 4 aperture, culminanti con 3 finestre
finali (delle quali potrei dire tantissimo), mentre la sacra
rappresentazione, viene sormontata da un soffitto a cassettoni composto
da 36 spazi. Il tutto, dominato da tre immagini araldiche che sovrastano
la scena attraverso la loro Ottuplice suddivisione.

Cosa dire poi di
intere pagine del Codice Atlantico, passate nel completo e più assoluto
silenzio, dove miriadi di OTTO vengono tracciati, per i più svariati
motivi, dal Maestro,

ai quali si potranno
aggiungere schizzi e disegni di ogni tipo, tutti contraddistinti da “nodi”
o dalla simbologia dell’Ottava, nel modo più inatteso e chiaro, come, ad
esempio, nello studio sui grilletti di un fucile.

Sarebbe quindi giusto
aggiungere, in tale contesto, come Lui stesso commentò un suo studio
riguardante la realizzazione di una macchina per filare.
Forse tutto ciò
potrebbe essere utile a chiarire ulteriormente quali erano i Numeri di
Leonardo, ma se ci fossero ancora dubbi, potrei utilizzare il suo
cuscinetto a sfera

oppure il suo
carro-armato a 36 cannoni.

Carro armato che
vedeva così condotto :
“questo
è buono
per rompere le schiere, ma vuol seguito. modo
come sta dentro il carro, “otto” uomini trarranno e questi medesimi
volteranno il carro e seguiranno”
E potrei continuare
con centinaia di altri esempi, come il solido a 72 facce disegnato per
il Pacioli,

o le 6 incisioni
regalate alla sua scuola di Pittura milanese, ancora oggi teatro di
indagini e ricerche senza fine, per poter definire il perché della
presenza esclusiva di …nodi.

Infine,
vorrei concludere con l’Uomo Vitruviano, disegnato dal Vinci in una
griglia geometrica costituita da 8x8 quadrati, poiché in tale occasione,
penso abbia superato sé stesso, riportando alcune frasi, tratte dal
sapere Vitruviano dell’edificare:
“Vetruvio mette
nella sua opera di architettura chelle misure dell’OMO sono distribuite
in questo modo: cioè che 4 diti fa un palmo e 4 palmi fa un piè, 6 piè
fa un cubito, 4 cubiti fa un passo e ”24“ palmi fa un omo e queste
misure son né sua edifizi”.
Insomma, il numero non
mancò mai nell’opera Vinciana ed è proprio il numero, il vero filo
conduttore attraverso il quale mi è stato possibile capire quale sia
stato il vero sapere ispiratore del grande Genio.
Non è, quindi,
plausibile, poter rimettere in un unico riscontro numerico, un
significato pretta-mente cabalistico implicante una scelta umana
completamente asservita a determinati impulsi sessuali. Pur riconoscendo
un ruolo,nella vita di Leonardo, del servo Salaì, pur ammettendo
determinate scelte sessuali del Genio toscano, mi vedo costretto a dire
che, ridurre il suo operato, a causa della presenza di un numero come il
72, in un’opera certamente importante, al mero riconoscimento di un
sentimento affettivo, è troppo riduttivo, quasi offensivo.
Qui si sta parlando di
Leonardo da Vinci e, come sopra dimostrato, per Lui, il numero, o
meglio, certi numeri, avevano un significato molto più sublime ed alto,
come è giusto aspettarsi da chi utilizzò un sapere unico e senza tempo,
come quello dell’Ottava.
Vorrei concludere
utilizzando una definizione del grande Giordano Bruno, per il quale il
Numero era:
”limpido principio
fisico metafisico e razionale“
e mi concederei
un’ultima parola, per il grande esperto vinciano, il Prof. Carlo
Pedretti, una parola sola, che un giorno mi renderà finalmente ….libero:
“OTTO”.

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