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LA
VERA STORIA DEL PADRE DELLA MODERNA ASTRONAUTICA.
Hermann Oberth se ne andò dagli Stati Uniti sbattendo la porta.
Pochi conoscono il vero motivo del suo rientro in patria, molti
"sanno per certo" che il "vecchio professore era divenuto
visionario e maniaco".
Grazie alla campagna di disinformazione operata dalla stampa
internazionale, si era infatti riusciti a screditare la sua autorità
scientifica e la sua esperienza nel
campo della missilistica. Oggi si
parla poco di lui, ma Hermann Oberth (1894 - 1989), maestro di Wernher
Von Braun, è ufficialmente riconosciuto come il padre della moderna
astronautica. Nato a Hermannstadt, in Transilvania, risentì l'influsso
della cultura positivistica particolarmente diffusa nel periodo a
cavallo tra il 1800 e il 1900. All'età di undici anni rimase
affascinato dai romanzi di Jules Verne e dall'idea, allora utopia, che
l'uomo potesse un giorno compiere un viaggio nello spazio. Ma ben
presto, agli occhi del ragazzo, l'utopia divenne ipotesi scientifica,
tanto che in terza ginnasio si dedicò allo studio delle reazioni del
corpo umano a insolite condizioni di accelerazione e quindi di gravità.
Giunse alla conclusione che all'interno di un veicolo spaziale non
sarebbe esistita alcuna pressione poiché i corpi sarebbero stati
sottoposti, in ugual misura, all'azione del campo gravitazionale. Iniziò
quindi a studiare la fisica dei dispositivi con propulsione a reazione e
nel 1912 scoprì che esiste, per un razzo che si solleva nell'atmosfera,
una velocità ottimale in corrispondenza della quale le perdite dovute
alla resistenza dell'aria e alla gravità assumono un valore minimo e
quindi la maggior parte possibile di forza motrice può essere sfruttata
per accelerare il razzo. Nei due anni successivi completò le sue
ricerche ed elaborò il principio dei razzi compositi aggiungendo in
serie a un razzo di grandi dimensioni un secondo più piccolo che entra
in funzione quando il primo si esaurisce. Per compiacere il padre, si
iscrisse alla facoltà di medicina ma dovette sospendere gli studi a
causa dello scoppio del primo conflitto mondiale al termine del quale si
dedicò allo studio della fisica e nel 1922 consegnò la tesi per il
dottorato. Lo studio da lui elaborato riguardava, naturalmente, la
possibilità del viaggio spaziale. Così come aveva fatto in precedenza
il Ministero della Guerra, la commissione esaminatrice ritenne che le
ipotesi avveniristiche presentate da Oberth fossero troppo fantasiose e
respinse la tesi. Lo scienziato si rivolse così ad un editore e nel
1923 pubblicò, a proprie spese, il libro "Die Rakete zu den
Planetenräumen" (Razzi verso lo spazio interplanetario) nel quale,
per la prima volta nella storia, veniva spiegato con formule
matematiche, come i razzi avrebbero potuto ottenere la spinta di
accelerazione necessaria a superare la forza di attrazione terrestre.
Nel 1929 comparve il secondo libro, "Wege zur Raumschiffahrt"
(Le vie dell'esplorazione spaziale), frutto di una collaborazione con
gli scienziati Robert Goddard e Konstantin Tsiolkivsky, entrambi
pionieri dell'astronautica. L'opera anticipò di trent'anni la
costruzione di razzi a ioni e la propulsione elettrica. Nel '40 Oberth
divenne cittadino tedesco e negli stabilimenti di Peenemünde conobbe
Wernher Von Braun e insieme a lui lavorò all'ideazione della V2. Nei
primi anni '50, trasferitosi in Italia, si occupò della costruzione di
missili antiaerei a propellente solido e nel '55 partì alla volta degli
USA dove, insieme a Von Braun, collaborò ai programmi di ricerca
aerospaziale. Nel 1958 rientrò in Germania, come abbiamo già detto,
sbattendo la porta agli Stati Uniti. La definitiva decisione di
ritornare in patria nacque dallo sconforto sopraggiunto in seguito alla
consapevolezza che il governo americano non intendeva sfruttare le sue
scoperte a "scopi interplanetari" ma a "scopi
bellici". Da vero scienziato si rifiutò di collaborare alla
realizzazione di ordigni esclusivamente militari e quando gli fu negato
ogni aiuto nel campo della pura ricerca scientifica comprese che la sua
permanenza lì avrebbe portato solo danno. Sino al giorno della sua
morte, il premio nobel per la fisica mantenne una posizione divergente
rispetto alla scienza ufficiale, la cui principale preoccupazione era ed
è quella di conseguire un sempre maggiore progresso al solo scopo di
soddisfare esigenze belliche o strategiche. Per Oberth, la scienza non
era soltanto l'applicazione sul piano pratico di operazioni del pensiero
ma il mezzo per soddisfare l'infinita sete di sapere che da sempre
alberga nello spirito dell'uomo. Quella sete che nel corso dei secoli i
poteri politico e religioso hanno sostituito con un atteggiamento di
intransigente imposizione, contrario ad ogni forma di discussione e
quindi opposto al libero pensiero.
Quando Copernico scoprì che la Terra era un pianeta e Giordano Bruno
parlò del sole come di una stella fissa e del cielo come di
un'illusione ottica, la Chiesa Cattolica ricevette un duro colpo poiché,
come lo stesso Oberth affermò "essa aveva basato la sua struttura
dogmatica sulla concezione tolemaica dell'universo. Per sopravvivere, in
qualità di organizzazione, a tale colpo c'erano due possibilità [...]:
1. La Chiesa avrebbe potuto riconoscere la nuova teoria [...] e
confessare che noi uomini non sappiamo ancora tutto e dobbiamo
ricercare. Avrebbe dovuto inserire, nel suo programma di lavoro, la
libera ricerca e collocarsene essa stessa al vertice [...]. Avrebbe
dovuto lasciare che crollasse il dogma [...]. L'immagine del mondo si
sarebbe trasformata gradualmente con l'aumento costante della conoscenza
e determinate cose sarebbero rimaste, fino alla fine dei giorni, materia
di fede [...]. Se la Chiesa si fosse comportata così avrebbe mantenuto
la sua autorità spirituale [...]. Io penso che lo stesso Cristo non
avrebbe mai intralciato il cammino dell'onesta ricerca. Non c'è un solo
passo nella Bibbia dal quale si deduca che Lui rifuggiva la ricerca ma
ce ne sono alcuni in cui la raccomanda: "Cercate e troverete!"
"La verità vi farà liberi!" (Giov. 8, 32) [...]
2. [...] Ma la Chiesa riuscì a sopportare il colpo adottando un
atteggiamento esattamente contrario a quello sin qui esposto: potenziò
il dogma fino al più piccolo dettaglio e proclamò: 'Questa è la verità.
Noi siamo l'unica vera Chiesa. Chiunque si opponga a noi opera al
servizio del diavolo e deve tacere o morire!' [...]
La Chiesa Cattolica intraprese quindi la via della falsità e del
regresso. Papa Alessandro VI introdusse poi l'Inquisizione. Il popolo
venne mantenuto in uno stato di terrore tale che nessuno osava
manifestare una personale opinione neppure nel ristretto ambito della
propria intimità".
Questo modo di agire, è chiaro, ha determinato e, anche se in forma più
subdola, ancora oggi determina la paralisi del pensiero evolutivo e
tiene l'uomo in una sorta di staticità intellettiva. In tal modo è più
facile esercitare il controllo delle masse e spero di sbagliarmi
nell'affermare che il processo di globalizzazione del pensiero umano
potrebbe appartenere ad un futuro non troppo lontano. Ma Oberth si
discostava dal comune modo di pensare degli scienziati del suo tempo in
quanto alla sua convinzione dell'esistenza di un mondo spirituale che
non poteva essere scisso da quello fisico. Sosteneva che la maggior
parte degli uomini era diventata materialista nonostante professasse
l'appartenenza ad una Chiesa e che era giunta ad identificare il mondo
in un insieme di piccolissime particelle, forse positroni ed elettroni,
che con determinati abbinamenti danno vita ad atomi, molecole, materia e
corpi. Lui, al contrario, era convinto dell'esistenza di un'anima che
sopravvive al corpo e che sicuramente è immortale. Recitava le parole
di Goethe: "La concezione che con la morte tutto finisce è la più
terribile che l'uomo possa immaginare" e aggiungeva: "Il
pensiero di una morte eterna è insopportabile anche per me".
Nel libro del prof. Dott. Karl Steinbuch intitolato "Automat und
Mensch" (Automa e uomo) è spiegato che l'uomo non è altro che un
automa pensante. "Il motivo per cui la mia concezione del mondo è
differente da quella di Steinbuch - spiegava Oberth - si basa
principalmente sulla nostra diversa natura spirituale. Steinbuch, a
quanto pare, ha trovato insolite somiglianze tra cose apparentemente
differenti. Questo non significa naturalmente che non sia in grado di
fare delle distinzioni, è solo che in lui prevale la capacità, e
probabilmente anche l'istinto, di cercare elementi comuni. Al contrario,
io tengo istintivamente conto delle differenze che esistono tra cose
apparentemente simili; sono quello che si dice 'un famigerato spirito di
contraddizione'. Quando vengo a conoscenza di qualcosa di nuovo o io
stesso ho una nuova idea la prima domanda che mi pongo non è: 'Su che
cosa si basa?' ma 'Quali novità porterà in campo?'. In seguito esamino
le varie contraddizioni e solo quando non ne trovo più inizio a
riepilogare e disporre. In questo modo si formarono tra i 40 e i 60 anni
fa le prove della possibilità di intraprendere un viaggio spaziale e
nacquero le prime iniziative per la sua realizzazione[...]. La scienza
deve essere critica".
Fedele a tale principio, Oberth non mancò di prendere in seria
considerazione la possibilità che gli strani velivoli che di tanto in
tanto venivano avvistati nei cieli di tutto il mondo fossero di origine
extraterrestre. Gli antichi egiziani li chiamavano "Cerchi
luminosi", i romani "Scudi Volanti", noi li definiamo
"UFO", termine che designa la causa sconosciuta responsabile
degli avvistamenti. "Secondo le mie informazioni - precisò lo
scienziato nella seconda metà degli anni '60 - esistono più di 80.000
testimonianze oculari della presenza di UFO. Dall'analisi dei rapporti
si deduce che il 39% dei casi circa è riconducibile a cause conosciute:
palloni sonda, luci di bordo di aeroplani, aeroplani che volano a bassa
quota, satelliti, meteore, armi segrete, fulmini globulari, fate morgana
ecc. Al giorno d'oggi si è talmente portati a sperare o a temere il
contatto con una civiltà extraterrestre che è facile confondere
fenomeni celesti con astronavi provenienti da altri mondi. Una volta è
il ventre luminoso delle oche selvatiche che volano in formazione, a
volte è la boria di qualche personaggio isterico o la beffa di
mattacchioni. Un contadino francese fece volare alcuni palloncini
dipinti con una vernice luminosa e la stampa riportò immediatamente la
notizia di avvistamenti - UFO. In seguito l'uomo rivelò di avere
commesso quel gesto per poter leggere sul giornale il nome del suo paese
natio e non sempre quello di Parigi, Londra, New York ecc.
Il 50% non è stato identificato ma le descrizioni degli oggetti
avvistati sono così simili a quelle riportate sopra che è facile si
tratti degli stessi fenomeni. Una volta, per citare un esempio, tre
ragazze di New York mi scrissero, indignate, di aver visto un UFO e di
averlo comunicato all'aeronautica militare la quale rispose loro che si
trattava di un pallone sonda. Cosa potevo dire? Seguiva una descrizione
così chiara che potei solo rispondere: 'Myladies, I am sorry, ma si
trattava veramente di un pallone sonda!'
Ma nel restante 11% dei casi, e parliamo di 9000 rapporti, tali
spiegazioni non funzionano. Imbrogli e bugie sono improbabili poiché i
testimoni sono ufficiali di volo o operatori radar, persone che non
possono essere definite boriose o buffone e che hanno accettato di
sottoporre le loro dichiarazioni alla macchina della verità,
consapevoli che per una notizia falsa o per un fotomontaggio si
sarebbero giocate il posto di lavoro.
Tali rapporti combaciano perfettamente tra loro[...] e poi il nostro
sole non è l'unico dell'universo. Solo nel sistema della nostra Via
Lattea ci sono più di 50 miliardi di soli, i pianeti che li circondano
potrebbero essere simili al nostro, e poi ci sono 500 milioni di sistemi
simili alla nostra Via Lattea. E' quindi più che probabile che
nell'universo esistano infiniti corpi celesti simili alla Terra anche se
al momento, con i nostri telescopi non possiamo vederli".
Al mondo scientifico riuscì difficile ignorare completamente le
dichiarazioni del professore il quale, a partire dal 1953, iniziò a
tenere conferenze sull'argomento. Arrivò addirittura a sostenere che il
V-7 era all'origine di rapporti con gli UFO registrati verso la fine del
conflitto: "Alla fine della guerra mettemmo a punto, prima a Praga
e poi a Vienna, l'elicottero V-7, che poteva essere scambiato facilmente
per un disco volante. Invece di avere pale rotanti come un comune
elicottero, il V-7 aveva tubi rotativi che liberavano una 'scarica' di
fiamme. Mentre i tubi ruotavano, l'elicottero appariva circondato da
fiamme e a una certa distanza sembrava un disco scintillante. Quando
volava, la fiamma era rosso cupo ma emanava una luce fioca. A una
velocità superiore il disco appariva più luminoso e la fiamma
diventava prima giallastra, poi bianca. Alla sua velocità massima [...]
il V-7 si rovesciava parzialmente e volava su un fianco. Quando era in
volo era particolarmente rumoroso e lasciava una spessa scia nella
stratosfera". La dichiarazione risultò essere piuttosto
stravagante ma più di un testimone raccontò di armi segrete tedesche
simili a piccoli dischi volanti, distrutte prima che potessero cadere in
mano al nemico.
Il 7 novembre 1958 lo scienziato tedesco tenne una conferenza stampa a
Francoforte, in occasione del suo rientro in patria, durante la quale
non solo si dichiarò per l'ennesima volta certo dell'esistenza di razze
extraterrestri ma espresse la sua convinzione che tali esseri, molto
intelligenti, "sorvegliano costantemente la Terra". Prendendo
spunto da un romanzo di Hans Dominik li definì "Uranidi",
esseri dalle sembianze umane molto più avanzati di noi in ogni campo,
compreso quello religioso. Nel 1954 conobbe Barbara Troll, una medium
che gli rivelò di essere in contatto telepatico con visitatori di altri
pianeti e di ricevere da loro dei messaggi. In un'intervista concessa
alla giornalista e autrice Paola Giovetti, Oberth dichiarò che il
contenuto era "così interessante che non potei fare a meno di
prestare loro attenzione". "Che cosa la convinse?"
"La consequenzialità logica dei messaggi, l'oggettività e la
chiarezza, le conoscenze senz'altro superiori a quelle della sensitiva,
che era una persona di cultura molto modesta". I messaggi della
donna rivelavano che la nostra Terra è una specie di scuola per
l'anima. Questa si serve di un corpo per fare delle esperienze e ciò
che non comprende nel corso di una vita lo realizzerà dopo la morte e
lo comprenderà più facilmente in una vita successiva. Scopo
dell'esistenza è quello di imparare ad evitare il male e a mettere in
pratica il bene. In uno dei messaggi affidati alla Troll gli uranidi
spiegavano: "Noi siamo più avanzati nella tecnica e potremmo
insegnarvi molte cose trovando in voi scolari attenti; però non
vogliamo rendervi più forti proprio dove già lo siete: la vostra
civiltà è simile a una nave carica solo da un lato e che minaccia
quindi di capovolgersi. Inoltre è volontà di Dio che voi ve la caviate
da soli coi vostri problemi, per esercitarvi e rafforzarvi nella
conservazione della vita e nella lotta contro il male. E' solo con
l'esercizio che si impara! Anche voi dovete sopportare da soli tutti i
vostri mali e i vostri dolori e fare da soli le vostre scoperte. Noi
possiamo solo indicarvi dove le vostre forze possono essere applicate
con migliori risultati, invece di disperderle in gelosie nazionalistiche
e battaglie ideologiche. Rinunziate alle armi atomiche, ma continuate a
portare avanti la ricerca sull'atomo, perché Dio desidera che voi
impariate e indaghiate. Costruite a questo scopo stazioni spaziali:
queste ricerche vanno fatte nello spazio, non su un pianeta fiorente. Il
pericolo è maggiore di quanto pensiate! Voi state per rendere
inabitabile la Terra per i vostri simili... perciò disarmatevi!"
Per raggiungere un tale stadio di consapevolezza, a detta di Oberth, era
necessario che l'uomo imparasse ad avere una visione meno materialistica
e più spirituale dell'esistenza. Sempre parlando con Paola Giovetti lo
scienziato tedesco disse: "Il materialismo, cioè la dottrina che
insegna che l'anima non esiste e che tutto si ridurrebbe a un cieco
gioco di forze e di materia, può oggi esser considerato superato. Gli
scienziati più progrediti non sono più materialisti: la fisica sta
dissolvendo la materia in campi immateriali di forza, e la biologia ha
sempre avuto presupposti dualistici, in quanto per esempio ha sempre
studiato gli organi delle creature in base alla loro funzione. Anche gli
storici trovano ogni tanto il coraggio di ammettere che il materialismo
non è altro che il tentativo di certi oscuri individui di distruggere
la fede, perché ovviamente è più facile dominare e utilizzare per
azioni antisociali persone che pensano che con la morte tutto finisca
piuttosto che persone che si sentono responsabili di fronte a Dio del
loro agire. Io credo che una dimostrazione concreta, tangibile
dell'esistenza di Dio non l'avremo forse mai, però possiamo riconoscere
l'esistenza di una Provvidenza nella constatazione che il mondo tende
dal caso al cosmo, dal disordine all'ordine. [...] la nostra condizione
qui sulla Terra è paragonabile a quella di atomi in una provetta, e
questi atomi discutono fra loro se esista o meno un chimico. Alcuni
dicono: le nostre forze sono sufficienti a spiegare tutto ciò che
avviene in questa provetta, quindi possiamo fare benissimo a meno di
ammettere che esiste un chimico. Altri dicono invece: l'esperimento al
quale partecipiamo fa individuare senza alcun dubbio una certa finalità,
e questo parla a favore dell'esistenza di un essere intelligente che ha
avviato l'esperimento e continua a seguirlo. Infine quelli che si
trovano sulla parete della provetta dicono: noi il chimico lo vediamo
attraverso la parete della provetta! Con questo paragone voglio dir
questo: se vogliamo rispondere alla domanda se esista un Dio (o una
Provvidenza che è la stessa cosa: io uso volentieri questo termine),
non dobbiamo chiederci soltanto se siamo le forze insite nel mondo a
produrre incessantemente gli eventi del mondo stesso, ma dobbiamo anche
chiederci se in questi eventi siano riconoscibili direttive e leggi che
facciano pensare a qualcosa di più di un semplice gioco di forze privo
di significato. E queste direttive e queste leggi esistono e sono
perfettamente riconoscibili".
Più tardi Oberth dichiarò di avvertire lui stesso una sorta di
messaggio telepatico, una voce interiore che elargiva allo scienziato
preziosi insegnamenti. Per molti forse non è facile comprenderli ma
Oberth era convinto che la visione del mondo degli illuminati di oggi è
la religione degli uomini di domani. Aveva una profonda fiducia
nell'uomo e nel suo destino ultimo. Fiducia che nasceva dalla
consapevolezza che Dio ha creato gli uomini perché facciano della Terra
un paradiso, lo stesso che gli uranidi hanno creato sui loro pianeti.
Diceva che l'uomo è molto lontano dal raggiungere la beatitudine ma che
prima o poi ci sarebbe arrivato. L'esperienza sulla Terra è solo una
delle tante, infinite esperienze che l'anima dovrà compiere nel suo
cammino evolutivo e la sola esistenza degli uranidi ci dimostra che
esistono moltissime altre possibilità. "A me basta sapere che
sopravviverò alla mia morte e che infinite altre esperienze mi
attendono: e per me, che per tutta la vita ho ricercato e sono stato un
inguaribile curioso, questa è una prospettiva molto eccitante". Ed
è proprio questo modo di pensare che ha fatto di Hermann Oberth uno dei
più grandi illuminati del nostro secolo e uno dei più grandi eretici
nella storia dell'umanità. Le sue parole rappresentano una chiave per
la comprensione delle realtà universali che esseri di altri pianeti
stanno cercando di trasmetterci e che non dobbiamo fare altro che
riscoprire all'interno di noi stessi. Solo quando comprenderemo
l'immortalità del nostro spirito e la vera essenza di Dio riusciremo a
raggiungere la libertà.
Sul letto di morte, forse alla figlia, Oberth rivelò di aver avuto
contatti diretti con gli extraterrestri. Noi ci crediamo!
Come accennato all'interno dell'articolo, nel 1984 la nota giornalista e
autrice Paola Giovetti intervistò a Feucht lo scienziato Hermann Oberth.
L'intervista fu pubblicata il 5 maggio dello stesso anno da "La
Domenica del Corriere". Ne riportiamo alcuni stralci:
D: Lei è credente professore vero?
R: Io, personalmente, sono convinto dell'esistenza di un'anima che
sopravviva al corpo e che è sicuramente anche immortale [...].
D: [...] che cosa la convince di più dell'esistenza di Dio, dell'anima,
dell'aldilà?
R: Probabilmente io ho una naturale tendenza a credere; tuttavia gli
studi parapsicologici che ho compiuto e la mia credenza negli Uranidi mi
hanno fornito le prove che cercavo.
D: Andiamo per ordine: tra i vari fenomeni parapsicologici, quale le
sembra più probante?
R: Il fenomeno che più parla a favore dell'esistenza delle anime senza
corpo è il seguente: un defunto comunicò una volta a un medium:
"Tu ora scriverai una cosa che in sé non ha ancora un significato,
però la medium XY scriverà qualcosa d'altro e la medium Z altro ancora
e, tutto insieme, questo avrà un senso". I tre medium scrissero i
loro messaggi, che una volta uniti rivelarono un ben preciso
significato; si poté dimostrare che questi medium non sapevano nulla
l'uno dell'altro e non si erano messi d'accordo. Questo fatto si è
ripetuto con altri medium e altre anime di defunti; il fenomeno è noto
in parapsicologia come "corrispondenze incrociate" e non è
facilmente spiegabile in altro modo che ipotizzando il reale intervento
dei defunti. In senso più largo, si può dire anche che i fenomeni
parapsicologici dimostrano che la psiche umana non è legata a spazio e
tempo. Fenomeni come la telepatia, cioè la comunicazione diretta da
mente a mente, la chiaroveggenza, ovvero la possibilità di vedere cose
lontane e nascoste, e la precognizione, cioè la visione del futuro,
parlano veramente a favore di una concezione non materialistica della
nostra psiche.
D: Lei ha esperienze personali in campo parapsicologico?
R: Ho partecipato a sedute spiritiche ogni volta che mi è stato
possibile: una volta, durante una seduta si presentò mio fratello Dinge,
caduto nella prima guerra mondiale, e mi riferì cose che solo lui
poteva aver saputo. La calligrafia con cui la medium scrisse il
messaggio era identica a quella di mio fratello, e la medium ignorava
che io avevo avuto un fratello. Come si spiegano questi fatti?
L'interpretazione più accettabile è che mio fratello sia sopravvissuto
alla propria morte e attraverso un mezzo adatto (la medium scrivente) si
sia potuto mettere in contatto con me. Tutti i fenomeni spiritici si
spiegano nel modo più semplice se ammettiamo che sono veramente le
anime dei trapassati ad agire e a rendersi percepibili.
D: Professore, mi parli degli Uranidi. Chi sono?
R: Sono esseri umani come noi, però molto superiori a noi, che abitano
altri corpi celesti. Essendo superiori a noi, hanno conoscenze molto più
elevate in ogni campo, anche in quello religioso, e molti dei miei
convincimenti li debbo a loro.
D: Lei come è venuto, diciamo così, in contatto con questi esseri?
R: Io sono sempre stato convinto che quantomeno una parte dei dischi
volanti che appaiono nei nostri cieli potrebbe venire da altri mondi, e
ho sempre apertamente manifestato questo mio convincimento. Di
conseguenza sono stato avvicinato da persone che affermavano di avere
capacità telepatiche e di essere in contatto con questi esseri. Mi ha
colpito in particolare il caso di una signorina che aveva circa
sessant'anni quando la conobbi, nel 1954: oggi è morta e posso
rivelarne il nome, si chiamava Barbara Troll. Ella riceveva
telepaticamente messaggi di esseri di altri pianeti, di contenuto così
interessante che non potei fare a meno di prestare loro attenzione.
D: Che cosa dicono (gli Uranidi ndr.) della Terra e del nostro destino
di uomini?
R: Dicono che la Terra è una sorta di scuola, dove viene esercitata
l'anima, non il corpo. L'anima si serve del corpo per fare le sue
esperienze e l'insegnamento dura oltre la morte, nell'aldilà, valutando
i ricordi della vita vissuta, così che in una vita successiva noi
possiamo imparare più facilmente e meglio quello che in precedenza
sapevamo in modo imperfetto. Scopo della vita è esercitarsi nel bene e
imparare ad evitare il male; capire che cosa è meglio: la guerra,
oppure l'amore e la concordia? L'infelicità sulla Terra va intesa nel
senso di un insegnante che non vuol rendere il compito troppo facile
allo scolaro affinché impari di più. Questi insegnamenti degli Uranidi,
che coincidono in molti punti con gli altissimi insegnamenti delle
filosofie orientali, sono stati per me veramente preziosi.
D: E quando questa catena di esistenza sarà conclusa, dove andremo? In
un paradiso?
R: L'esperienza sulla Terra non è che una delle tante esperienze che
l'anima può fare nel suo cammino infinito: appunto l'esistenza degli
Uranidi dimostra che ci sono tante altre possibilità. Come esattamente
dobbiamo immaginarci il post mortem finora non è noto[...]. Secondo me,
fra l'altro, è giusto che noi non abbiamo certezze sul premio e la
punizione che ci attendono nell'aldilà, perché se avessimo questa
certezza le opere buone non avrebbero più alcun valore. L'opera buona
va fatta per se stessa, e non in vista di premi e punizioni nell'aldilà.
D: Quindi il suo messaggio all'uomo di oggi è pieno di fiducia e di
speranza...
R: Certamente: ho fiducia nell'uomo e nel suo destino ultimo! E vorrei
che chiunque dovesse leggere questa nostra chiacchierata ricordasse
almeno questo: forse non potremo mai avere una sicurezza fondata su basi
logiche circa il nostro destino nell'aldilà, però oggi sappiamo che la
concezione monisticamente materialistica del mondo non è niente di più
di una convinzione, e per di più una convinzione errata, che si è
falsamente adornata del manto della scienza. E sapere questo è già
qualcosa.
Wernher Von Braun
Von Braun, ingegnere di origine tedesca, nacque nel 1912 a Wirsitz (oggi
Wyrzysk), in Polonia. Nel 1934 conseguì presso l'università di Berlino
il dottorato in filosofia e dal 1937 al 1945 fu direttore del centro di
investigazione missilistica di Peenemünde, in Germania, incaricato di
costruire il razzo a lunga gittata a propellente liquido V-2 utilizzato
per il bombardamento dell'Inghilterra durante la II guerra mondiale. Nel
1945 giunse negli Stati Uniti in qualità di consigliere tecnico del
programma spaziale americano nel White Sands Proving Grounds, New
Mexico. Nel 1950 fu inviato a Huntsville, Alabama, dove per dieci anni
diresse il programma spaziale Redstone. Von Braun ottenne la
cittadinanza statunitense nel 1955. Nel 1960 diresse le operazioni di
sviluppo tecnico del centro di voli spaziali George C. Marshall (NASA) a
Huntsville. Fu il responsabile della costruzione del veicolo di lancio
Saturno V che venne utilizzato, insieme alla navetta spaziale Apollo,
nell'ambito del programma di allunaggio con equipaggio. Morì ad
Alexandria, Virginia, nel 1977.
Hermann Oberth
ebbe rapporti di collaborazione anche con il colonnello Colman S.
VonKeviczky (vedi "UFO la visita extraterrestre" n. 8, maggio
1999) il quale, negli anni '60, ricevette dall'allora Segretario
Generale delle Nazioni Unite U-Thant l'incarico di progettare il primo
ONU UFO PROJECT, un progetto di ricerca sul fenomeno degli oggetti
volanti non identificati. Secondo quanto riportato dal "Washington
Post" il 27 giugno 1967, U-Thant ammise che "gli UFO sono il
problema più importante da affrontare alle Nazioni Unite dopo la guerra
del Vietnam". Il 6 novembre dello stesso anno, in occasione del 7°
congresso internazionale tenutosi a Magonza e presieduto da Oberth, i
rappresentanti di 24 nazioni sottoscrissero la "Magonza UFO
Resolution" la quale stabiliva i "criteri di massima per la
soluzione del problema della sicurezza nazionale, chiamata in causa
dagli UFO". Nel 1977 la questione ufologica fu proposta nel corso
della 32esima sessione dell'assemblea generale dell'ONU al "punto
123" dell'ordine del giorno. L'ICUFON (Inter-Continental UFO
Network), del quale VonKeviczky era fondatore, presentò una
documentazione suddivisa in 250 sezioni che dimostrava la necessità di
istituire un Ufficio dell'ONU che si occupasse del problema degli
oggetti volanti non identificati. Purtroppo, sotto pressione degli Stati
Uniti, la richiesta di controllo internazionale delle operazioni sugli
UFO non fu accettata e Grenada si trovò costretta a rivedere la sua
risoluzione.
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