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Come
vivevano le antenate delle attuali donne europee?
Pur
essendo quella celtica una civiltà di origine indoeuropea come quelle
greca, romana, germanica, slava, trace, iberica, armena, iranica e
ittita, e molte altre, il ruolo della donna ed il suo peso sociale
all'interno di queste culture era spesso profondamente diverso.
Lontana
dall'essere confinata come le sue contemporanee romane nel gineceo o
ridotta in schiavitù come in certe civiltà poligame, la donna celta
godeva di ampie libertà e i suoi ambiti erano considerati tanto privati
che neanche i curiosi storici greci ebbero la possibilità di esservi
ammessi. Ma da Diodoro
Siculo sappiamo per esempio che esse erano tanto coraggiose e
altezzose quanto gli uomini, e Ammiano Marcellino rende ancora meglio
questa idea di nobiltà e forza affermando che intere schiere di
guerrieri non avrebbero potuto tener testa ad un solo gallo che avesse
chiamato in suo aiuto la moglie!
Che
le donne celtiche fossero anche temibili regine e guerriere ce lo
conferma anche lo storico romano Dione
Cassio con la descrizione della celebre Boadicea, che guidò i
britanni in una coraggiosa rivolta contro i romani: "Boudicca era
alta di statura, con uno sguardo che incuteva paura, una voce roca e una
massa di capelli rosso brillante che le scendeva fino alle ginocchia.
Portava una collana d'oro dagli anelli intarsiati, una veste variegata
e, sopra questa, un manto chiuso da una fibbia. Stringeva nella mano una
lunga lancia, che incuteva timore a quanti la osservavano".
Boadicea diede filo da torcere agli invasori conquistando diverse oppida
romane come Colchester, sede del governatorato, distruggendo Londinum
(Londra), occupando Verulasimium (St. Albans nell'Hertshire) e quando le
cose girarono al peggio si diede la morte per veleno, negandosi al
nemico per entrare nella leggenda.
La
donna celta aveva proprietà e domini, che manteneva anche in caso di
divorzio (la società celtica di 25 secoli fa già contemplava questa
istituzione) e che all'interno del matrimonio le potevano anche
permettere di essere l'elemento dominante della coppia. Ciò nonostante
era in vigore presso alcune rare popolazioni il sacrificio rituale della
sposa in caso di morte del marito, soprattutto se quest'ultimo era di
alto rango, allo scopo di condividerne il destino nell'aldilà. Un
esempio di questo costume lo si trova nel campo funerario di Hohmichelle,
nella Germania meridionale.
Il
matrimonio era, infatti, soprattutto un contratto che legava due
famiglie o due domini e non una questione di sentimenti, tant'è che
nell' irlandese precristiano lo stesso termine che designava sia il
matrimonio che il contratto era "caratrad", che significava
"amicizia". L'attuale termine "pòsadh" per
indicare il matrimonio infatti deriva dal latino "sponsus",
mentre il termine utilizzato allora per indicare l'amore era "serg",
ovvero "languore", ma anche "malattia" ad indicare
una vera e propria affezione dell'animo. Il letto era insomma per la
donna celtica non tanto un luogo di piacere quanto quello del dovere
coniugale. E' interessante notare che per quanto riguarda il costume del
matrimonio, presso i celti non esisteva l'equivalente della "conferreatio"
romana e non vi erano esigenze riguardo la purezza, o verginità, della
sposa od altre qualità particolari.
Nelle
società indo-europee la monogamia era un regola giuridica che non
conosceva eccezioni, benché il concubinaggio, che comunque non metteva
mai in causa il patrimonio individuale della sposa, e la poliandria, cioè
la possibilità per una donna di avere più amanti, erano conosciuti,
praticati a volte per per necessità e più o meno tollerati. Ciò in
effetti rispondeva soprattutto ad esigenze di sopravvivenza, poiché
spesso gli uomini, decimati da guerre continue, erano in numero talmente
esiguo che allo scopo di assicurare la continuità di certe famiglie
come di certi clann e la sopravvivenza stessa della tribù dovevano in
qualche modo adattarsi ed unirsi in matrimonio con più donne, molto
spesso vedove.
Mentre la poliandria, di cui si ha qualche traccia storica, sembrava
soprattutto un' usanza sociale in vigore presso alcuni popoli,
soprattutto sulle isole, essendo motivo di orgoglio e di grande onore
per una fanciulla concedersi di sua spontanea volontà ai guerrieri più
coraggiosi.
La
posizione della donna celta, che a tutti gli effetti era uguale a quella
degli uomini, la poneva però anche nell'obbligo di servire come
guerriero, ed a quanto riferitoci dagli autori latini e greci che ne
parlarono, queste temibilissime guerriere ispirarono o perlomeno
rafforzarono il mito greco delle Amazzoni, senza dimenticare che altre
donne guerriero, le celebri Valkirie, erano già presenti da molto tempo
anche nella mitologia nordica.
Le
guerriere celte continuarono per lungo tempo a combattere anche dopo la
conquista romana e a dispetto del cristianesimo. In Irlanda per esempio
le donne proprietarie di beni fondiari erano obbligate per legge al
servizio di leva e tale costume resistette fino alla sua abolizione con
l'editto di Tara nel VII secolo.
Nella
mitologia celtica e soprattutto in quella irlandese, di cui ci resta più
ampia testimonianza, non è azzardato dire che tra i temi più fecondi
vi erano quelli che esaltavano la femminilità, e la stessa letteratura
latina e greca è ricca di aneddoti sulla fedeltà, devozione,
intelligenza e bellezza delle donne celtiche. Persino Cesare,
ben conosciuto per la sua misoginia, esaltò il coraggio e la devozione
delle donne che durante gli assedi di Avaricum e Bratuspantium, così
come in quello più celebre di Alesia, con il petto nudo ed i seni in
vista lo supplicavano di risparmiare le loro città.
Insomma,
una figura quella della donna celta che se immaginata come vuole la
tradizione, libera, sicura di sé, bellissima e armata di lancia o della
grande spada celtica, forse oggi potrebbe incutere qualche fondato
timore agli uomini moderni, abituati da molti secoli ormai a una donna
sottovalutata e subordinata dalle convenzioni e dalla religioni a ruoli
sociali di secondo piano.


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