TITOLO

MOKELE-MBEMBE: UN DINOSAURO VIVENTE?

DAL SITO

CENTRO RICERCHE LEONARDO DA VINCI

AUTORE

GIORGIO FRANCHETTI

 

 

 

 

 

 

Il signor Paolo Schiavo di Salerno, ha inviato alla redazione di Mystero, di cui per anni abbiamo curato la pagina della "Posta dei lettori", una interessante lettera. Ci allega la foto di un mosaico che raffigura il Sirrush, animale mitologico babilonese. Questa lettera ha risvegliato in noi il ricordo e l'interesse per gli animali mitologici in genere e specificatamente per quella serie di presunti esseri di cui si occupa la criptozoologia e abbiamo preso spunto dalla segnalazione del sig.Schiavo per parlarne in maniera estesa


 

Mito o realtà ?

Mentre la scienza continua a scrutare i cieli e lo spazio cosmico intorno a noi sempre più in là, nel buio del profondo freddo siderale, con sofisticati radiotelescopi, mentre ci sforziamo di entrare nel mondo dell'infinitamente piccolo osservando con microscopi laser a scansione minuscoli frammenti di meteore provenienti presumibilmente da Marte, osservando "vermi" e cercando di trovarvi tracce di materia organica che ci testimoni la presenza di forme di vita aliene, per consolarci di non essere soli nell'Universo ( anche perché come scrisse Carl Sagan nel suo "Contact" "…sarebbe un bello spreco di spazio…" ), dovremmo in realtà prestare più attenzione alla vita presente sul nostro pianeta; sicuramente non ancora, nelle sue infinite forme, del tutto scoperta e classificata. Già dagli inizi del XIX° secolo, quando vennero rinvenuti i primi fossili, l'immaginazione popolare costruì storie e leggende di mostri ancora vivi e nascosti in remote e inaccessibili zone del mondo. Anche nel Medioevo molti uomini di scienza e scrittori elaborarono quelli che venivano chiamati "bestiari" e che raccoglievano resoconti e gesta di impavidi cavalieri alle prese con draghi e mostri vari ( ce ne occuperemo prossimamente ). Il celebre "The lost world" di sir Arthur Conan Doyle, prendeva il via proprio da questa serie di leggende e localizzava su un altopiano Venezuelano alle spalle del fiume Orinoco, un luogo inaccessibile dove alcuni discendenti dei dinosauri avevano continuato a vivere e riprodursi, fino ai giorni nostri. Mentre di tanto in tanto si scoprono nuove famiglie di piccoli o minuscoli animali, derivanti da specie già conosciute, è molto più difficile poter pensare, con la cartografia ormai completa e dettagliata del globo, di non essersi mai imbattuti in animali sconosciuti di grossa taglia o enormi sulla terra ferma.

Il mare è forse il più grande e antico custode di questi presunti esseri, con le sue inesplorate e inaccessibili profondità abissali. Poter ritenere quindi che nel mare vi

 

 siano animali anche enormi ancora sconosciuti non è certamente fantasioso. Non lo è neanche ritenere che tra questi vi possa essere anche qualche "fossile vivente". Solo mezzo secolo fa si riteneva che il Celacanto fosse estinto da decine di milioni di anni, visto che ne esistevano solo dei calchi fossili; mentre oggi sappiamo che è sopravvissuto all'estinzione e che popola i mari del Sud Africa e dell'Oceano Indiano. Ma possiamo ritenere che enormi rappresentanti dei dinosauri ancora esistano e che vivano indisturbati ( più o meno, ormai ) sulla terra ferma?

Un secolo di segnalazioni

Le prime segnalazioni di una misteriosa creatura simile a un drago provenienti dall'Africa equatoriale risalgono al 1776. In un libro scritto da un prete francese, Abbè Lievain Bonaventure Proyart, a proposito della storia naturale del bacino del Congo, l'autore descrisse un'animale simile a un mostro. Lo stesso ammise di non averlo osservato direttamente ma di aver trovato enormi e sconosciute tracce di quasi un metro in circonferenza e lontane più di 2 metri tra loro, sul terreno. La creatura era chiamata "Mokele-Mbembe" nella lingua dei locali, il Lingala; e significava "colui che interrompe il corso di fiumi" o anche "l'animale mostruoso". Nel 1909 Paul Gratz descrisse un sauro che poteva essere confuso con un coccodrillo tranne che per il fatto che la sua pelle non aveva delle scaglie e che le dita dei piedi erano artigliate. Riportò che questo misterioso animale abitava le paludi vicino il lago Bangweulu, a nord della Rhodesia ( Zambia ). Lo chiamò "nsanga" e disse che gli era stato mostrato un frammento della sua presunta pelle sull'isola di Mbawala . Sempre nel 1909 il naturalista Carl Hagenbeck riportò nella sua autobiografia di due persone, un tedesco di nome Hans Schomburg e un cacciatore inglese, che gli raccontarono di un enorme mostro mezzo elefante e mezzo drago che popolava le paludi nel Congo. Hegenbeck allora organizzò una spedizione ma i suoi sforzi furono vanificati sia dalle difficoltà ambientali sia dall'ostilità dei nativi.

Questo mostro sembrava attaccare gli ippopotami che infatti erano totalmente assenti nel lago Bangweulu, come a Hesenbeck raccontò Hans Schomburg; il quale disse anche che aveva avuto notizia di un animale analogo che viveva nelle paludi del lago Dilolo e che le tribù locali lo chiamavano "chimpekwe". Nel 1913 il capitano Freiherr von Stein zu Lausnitz fu inviato dal governo tedesco a esplorare il Cameroon. Questi riportò di un misterioso rettile chiamato "Mokele-Mbembe" nella lingua locale e che viveva le aree attigue ai fiumi Ubangi, Sanga e Ikelemba. L'animale gli venne descritto come più grande di un elefante, di colore grigio rossastro, dotato di un collo lungo e flessibile e di un unico ma decisamente lungo dente che qualcuno descriveva più come un corno. Inoltre l'animale era provvisto di una lunga e muscolosa coda come quella di un alligatore. Risaliva le sponde in cera di cibo e la sua alimentazione era costituita interamente da vegetali. A Von Stein fu mostrato un sentiero vicino al fiume Ssombo e gli dissero che l'aveva realizzato l'animale per arrivare alle piante di cui si cibava. Gli anni '20 furono segnati da numerose segnalazioni del "Mokele-Mbembe" e si susseguirono molte spedizioni. Nel 1927 nel libro "Trader horn" dell'inglese Alfred Aloysius Smith , memoriale del tempo trascorso dall'autore nel Gabon ( specialmente lungo le sponde del fiume Ogooue), questi segnalava le storie dei nativi a proposito di una creatura chiamata "Jago-nini" che significa "grande tuffatore"; che Smith identificò con l'"Amali", animale di cui lui stesso aveva osservato le tracce. Dopo di che i presunti dinosauri del Congo furono quasi dimenticati fino al 1948, quando il criptozoologo Ivan T. Sanderson scrisse un articolo al riguardo.

Con la pubblicazione da parte di Bernard Heuvelmans del suo "On the track of unknown animals", nel 1958, l'interesse per questi animali misteriosi della foresta africana fu di nuovo accentuato. Nel 1960 l'erpetologo James H. Powell Jr. si interessò ai draghi dell'Africa e organizzò una spedizione in Congo, nel 1972. La spedizione di Powell fu costellata di problemi prima ancora di iniziare ( gli Stati Uniti e il Congo non avevano buone relazioni politiche in quegli anni); e così dovette aspettare il 1976 per riuscire finalmente a partire. Powell si diresse verso l'interno del Gabon, dove Sanderson aveva raccolto le segnalazioni riportate nel suo Trader Horn. Powell ci mise davvero poco a capire che le segnalazioni si riferivano al Mokele-Mbembe. Inoltre ebbe modo di ascoltare leggende locali a proposito del "N'yamala", e quando mostrò a dei nativi delle tribù della zona immagini di alcuni dinosauri sauropodi questi non esitarono a riconoscervi il misterioso animale. Questi importanti passi avanti nell'indagine convinsero Powell a organizzare una nuova spedizione nel 1980 ma questa volta, con l'aiuto del criptozoologo Roy P. Mackal dell'Università di Chicago, si spinse più all'interno. I due rilevarono che la maggior parte delle segnalazioni giungevano dalle sponde del fiume Likouala-aux-herbes, vicino al lago Tele.

Dissero che quasi tutti i testimoni affermavano che l'animale aveva una lunghezza compresa tra i 4,5 e i 9 metri ( un lungo collo rappresentava una grossa parte della lunghezza). Alcuni testimoni dicevano di aver visto anche una specie di criniera o cresta sulla testa, dietro al collo dell'animale. Uno dei più interessanti rapporti, inoltre, asseriva che uno di questi animali nel 1959 si era ferito su una palizzata di un accampamento di indigeni e che questi lo avevano ucciso e mangiato. Tutti quelli che ne mangiarono le carni morirono. Un'ulteriore spedizione fu organizzata nel 1981 e questa volta comprendeva anche un esperto del governo congolese, lo zoologo Marcellin Agnagna oltre che Roy Mackal, Richard Greenwell e Justin Wilkinson. La spedizione incontrò quello che essi ritennero il dinosauro del Congo lungo il fiume Likouala quando udirono un grosso animale immergersi nell'acqua vicino a Epena. Essi trovarono anche un sentiero di fronde spezzate presumibilmente dall'animale in fuga verso l'acqua e un grosso numero di impronte. Le impronte in questione, tra le migliori mai trovate dell'animale, mostrano che si trattava di una pesante creatura con tre artigli per piede; particolare questo presente in nessuno dei rettili conosciuti ma proprio dei dinosauri.

Durante questa spedizione vennero mostrati a degli indigeni foto e disegni di animali africani. Gli indigeni non esitarono a riconoscerli dicendo: "…Si, li conosciamo, questi animali vivono qui intorno..:". Vennero mostrate anche foto di animali che non vivevano in Africa come l'orso bianco o il pinguino e gli indigeni dissero: "…No, questi non li abbiamo mai visti…". Poi fu mostrato loro il disegno di un dinosauro sauropode, dal corpo tozzo e dal collo e dalla coda molto lunghi. Allora i pigmei dissero "…Si, questo lo conosciamo, è il Mokele-Mbembe…Vive qui…". Alla fine della spedizione, sebbene non avessero mai visto l'animale, Mackal e gli altri si dissero convinti che il Mokele-Mbembe potesse essere un dinosauro vivente; molto probabilmente un Apatosauro o un suo parente stretto o derivato.
Molti hanno scritto a proposito del Mokele-Mbembe del lago Tele, ma pochi vi sono arrivati realmente. 

Uno di questi è stato l'ingegnere Herman Regusters. Regusters fece parte precedentemente delle spedizioni di Mackal che però non giunsero mai fino al lago. Durante una propria spedizione che cercava di aprirsi un varco verso il lago Tele lui e sua moglie Kia udirono i grugniti e i ruggiti di alcune creature. Asserirono anche di aver visto un grande animale muoversi tra la boscaglia ( molti ritengono che poteva trattarsi in realtà di una altro animale misterioso chiamato "Emela-ntouka"; in quanto il Mokele-Mbembe è sempre stato riportato non emettere alcun suono o richiamo) . I Regusters dissero infine di aver visto la creature nell'acqua e di averne stimato le dimensioni in 8-9 metri. I Regusters riuscirono a scattare delle foto di cui una molto interessante che vi pubblichiamo.
Anche l'esploratore inglese Rory Nugent riuscì a scattare un paio di interessanti foto; una delle quali potrebbe ritrarre la testa del Mokele-Mbembe.
La storia, come sempre, come anche nel caso del più famoso di questi presunti fossili viventi, la creatura di Loch Ness, riporta falsi clamorosi o cattive interpretazioni.
Una di queste è il video girato da una troupe giapponese che teoricamente mostra la creatura del lago Tele. La sequenza video è granosa, indistinta e potrebbe insomma mostrare tutto e niente. Ma sembra davvero che quello che viene spacciato per un corpo scuro che galleggia e da cui per un metro e mezzo circa sale in verticale quello che viene definito un collo, potrebbe essere solo una imbarcazione con due uomini a bordo di cui uno in piedi sulla punta della prua, come d'uso in Africa.
 

Insomma, i filmati controversi non riempiono solo gli annali dell'ufologia…
Ma non solo europei o americani hanno riportato testimonianze precise di questo misterioso dinosauro vivente, ma anche congolesi stessi.
Una di queste, per esempio, è quella di Firman Mosomele che incontrò la creatura quando aveva 14 anni. Descrisse la sua pelle di un marrone rossiccio e il suo collo come un serpente, che si elevava 2, forse 2 metri e mezzo sul pelo dell'acqua. Quando a Mosomele fu mostrato un libro contenente illustrazioni di dinosauri riconobbe subito un Brontosauro ( che noi oggi chiameremmo Apatosauro), un sauropode, come il Mokele-Mbembe. Anche una donna vide due di questi animali nel fiume Tele e uno di essi fu ucciso e mangiato. L'unica testimonianza registrata con la descrizione dell'intero corpo della creatura è quella di Nicholas Mondongo che vide il Mokele-Mbembe uscire dall'acqua.
I pigmei delle paludi del fiume Likouala hanno riferito che la dieta del Mokele-mbembe è costituita dalla pianta del Malombo; e, dal momento che questa creatura sembra cibarsi solo di questa pianta è stata classificata come erbivora.

Il nome Malombo, attualmente, descrive due piante: Landolphia mannii e Landolphia owariensis; entrambe tipiche della regione.
Ma come è possibile che una tale specie di animale, così diversa da tutte le altre esistenti, non sia balzata agli occhi del mondo nella nostra era, nell'era tecnologica dei computer, dei satelliti, dei viaggi sulla Luna ?
Senz'altro, se esaminiamo attentamente la geografia dell'area in cui vivrebbero questi animali, ci rendiamo conto che è perfetta per nascondere un tale segreto. Innanzitutto è una regione caratterizzata da un intricata e insidiosissima giungla dove l'uomo non ha ancora costruito autostrade, aeroporti o fast-food; e dove anche i più esperti e temerari esitano ad addentrarsi. La zona del lago Tele si trova nel bel mezzo di una immensa foresta pluviale ed è circondato da una sconfinata zona paludosa. Il lago di per sé ha una estensione ridotta; diciamo 7-8 chilometri per 6. E' più o meno tutto poco profondo ( meno di 3-4 metri in profondità), e le sue acque sono scure e di un odore molto acre. Insomma, se sfogliamo un libro di paleontologia, sembra proprio di vedere una di quelle tavole disegnate dove ci sono i dinosauri che entrano ed escono da acquitrini e paludi costiere. Un posto perfetto per nascondere un sauropode. Senza contare che il bacino del Congo, è forse l'unico posto al mondo che dai tempi dei dinosauri, in geografia e clima, è rimasto praticamente immutato; e potrebbe aver preservato alcune specie di animali che vi dimoravano e che nel resto del pianeta si sono totalmente estinte.

I babilonesi videro il Mokele-Mbembe ?

Più o meno intorno al 600 a.c., durante il regno di Nabuccodonosor, un artista incise una serie di immagini di tre differenti animali sul largo arco del Grande Portale di Ishtar a Babilonia e sugli alti bastioni che costeggiano la strada che lì conduce. I tre animali raffigurati erano il leone, il "rimi" (un bue ora estinto), e il "Sirrush", che sembra un dragone. Per molto tempo il Sirrush è stato ritenuto un animale di fantasia. Ma lo era veramente ?
Affascinato dal puzzle zoologico del Sirrush, così lo descrive lo scrittore Willy Ley : "…Ha un corpo tozzo coperto di scaglie, una lunga coda distesa e un collo secco e lungo terminante con una testa di serpente…Ha delle protuberanze di pelle dietro la testa che è dotata ( e armata ) di un corno dritto…". Uno dei libri della Bibbia riferisce che i sacerdoti di Nabuccodonosor custodivano un "….grande dragone o serpente, che quelli di Babilonia adoravano…". E molto più tardi, nel libro di Giobbe del Vecchio Testamento, il Sirrush potrebbe essere stato menzionato con un altro nome. Infatti la Bibbia parla del "Behemoth" che si nutriva di erba e che si stendeva "…all'ombra degli alberi, al coperto delle fronde, e nelle pozze di fango…". La creatura aveva una certa forza e le sue ossa erano paragonate a sbarre di ferro e aveva una coda come un cedro.
La natura del Behemoth ha per lungo tempo rappresentato un rompicapo per gli esperti della Bibbia; che ritenevano che Giobbe parlasse di un animale reale. Roy Mackal disse che il fatto che la coda fosse paragonata a un cedro faceva pensare a un sauropode; e disse che questo era confermato da altri fattori. Infatti anche l'habitat e l'alimentazione del Sirrush erano compatibili con quelle dei sauropodi. Lo scopritore del portale di Ishtar, il tedesco Robert Koldeway , considerò seriamente l'ipotesi che il Sirrush fosse un animale realmente esistito ( o esistente ? ).

Questo perché, differentemente da altre immagini di idoli, la raffigurazione del Sirrush rimase invariata nelle sue forme, per secoli e secoli. Si potrebbe pensare che il mito del Sirrush derivi dal rinvenimento di fossili preistorici. Sappiamo che nell'antichità, quando venivano rinvenuti questi reperti, erano fatti oggetto di grande cura e venerazione. La Grecia classica e Roma ebbero i loro fossili e furono curati e custoditi. Stranamente, però, nessun fossile di dinosauro è stato mai rinvenuto nella antica mesopotamia; l'odierno Iraq. Inoltre, sensatamente, possiamo dire che nel caso i babilonesi avessero trovato dei fossili, non avrebbero avuto la capacità di ricostruire l'animale in base ai reperti e alle ossa… Ne consegue che possiamo ipotizzare che i babilonesi abbiano visto un animale reale e che così lo abbiano adorato e raffigurato. Sappiamo che i babilonesi durante i loro spostamenti raggiunsero il cuore dell'Africa, la dimora del Mokele-Mbembe. Ley, Mackal e Heuvelmans suggeriscono che i babilonesi possono aver raccolto testimonianze di questo animale o anche averlo visto loro stessi o addirittura averne catturato un esemplare da portare con loro indietro.

Conclusioni

Mackal ed Heuvelmans ipotizzarono un comune denominatore tra il Mokele-Mbembe e il Sirrush. Perché mai poi dovremmo meravigliarci di scoprire ai giorni nostri di avere ancora esemplari viventi di dinosauri che passeggiano per il nostro pianeta ? Come dicevo in apertura anche il pesce Celacanto era ritenuto estinto fintanto che non fu ripescato e notato casualmente da uno scienziato su un banco di pesce in un mercato dell'Asia minore. E che dire del Varano che popola l'isola di Komodo, in Indonesia. Anche questa specie di rettile vive solo lì da milioni di anni. Ma non dobbiamo poi scordarci del panda gigante; il quale primo esemplare fu trovato in una foresta cinese e portato in America con grande scalpore solo all'inizio di questo secolo. Sir Arthur Conan Doyle in fondo ebbe forse solo una gran lungimiranza nell'ipotizzare luoghi inaccessibili della Terra dove sopravvivano come in una camera temporale, come in una bolla di sapone nelle ere, animali che da sempre consideriamo estinti. Non serve neanche una grande immaginazione letteraria come quella di Michael Crichton per prevedere quale sarebbe la fine di questi animali una volta "riscoperti".

Innanzitutto, ironicamente, i criptozoologi rimarrebbero disoccupati. Poi sarebbe molto triste vedere questi affascinanti creature, animali che si sono ribellati alla forza devastante della natura, che si sono preservati dall'inesorabile estinzione, che sono sopravvissuti alla selezione naturale, che nonostante non gli si attribuisca una spiccata intelligenza sono stati invece così scaltri da rimanere per milioni di anni nascosti e sconosciuti al più terribile degli animali, finire nei circhi a fare capriole nei cerchi o negli zoo a prendere noccioline dai turisti. Qualche anno fa, a peggiorare la mentalità di quanti si pongono alla ricerca di questi animali, lo Smithsonian Institute pose una taglia di 3 milioni di dollari per un esemplare di Mokele-Mbembe vivo o morto. Purtroppo il tempo trascorre e prima o poi qualcuno di questi animali farà un passo falso e la giungla impenetrabile dell'Africa Nera non basterà più a tenerli lontano dall'uomo. Speriamo di maturare, prima di quel giorno, una coscienza che ci porti a rispettare questi animali, nel caso esistano. Storie di incredibili esseri dal collo lungo e dalla coda di serpente popolano i laghi e i mari di mezzo mondo. Migliaia di segnalazioni, di foto, di filmati. Tutto sembra davvero essere molto più di un allucinazione di massa o di un errata interpretazione. Sembra che il momento di "ri-scoprire" questi animali si avvicini sempre di più. E allora visto che siamo in estate e ci accingiamo ad andare in vacanza su mari e laghi vari, diamo uno sguardo alle acque più scure, perché quando ci facciamo una nuotata, proprio non possiamo sapere cosa può esserci là sotto…

Bibliografia:

HEUVELMANS Bernard "On the track of unknown animals", London, Kegan Paul, 1995
MACKAL Roy P. "Searching for hidden animals", Garden City, New York : Doubleday, 1980
COSTELLO, Peter " In Search of Lake Monsters" , New York: Coward, McCann & Geoghegan. 1974
SHUKER, Karl P.N. " In Search of Prehistoric Survivors ", London: Blandford . 1995
NUGENT Rory "Drums along the Congo: on the trail of the Mokele-Mbembe, the last living dinosaur "
CLARK Jerome & PEAR Nancy "Strange and unexplained phenomena", Visible Ink Press, USA, 1997

 

VUOI PROPORRE UN TUO ARTICOLO? OPPURE SEGNALARNE UNO INTERESSANTE?

INVIACI UNA E-MAIL, SPECIFICANDO LA SEZIONE IN CUI COLLOCARLO

 

QUESTA PAGINA E' PARTE DI UN FRAME - PER ACCEDERE AL SITO CLICCA QUI SOTTO