|
|
|
|
|
TITOLO |
|
MOKELE-MBEMBE: UN DINOSAURO VIVENTE? |
|
DAL SITO |
|
AUTORE |
|
GIORGIO FRANCHETTI |
|
|
|
Il signor Paolo Schiavo di Salerno, ha inviato alla redazione di Mystero, di cui per anni abbiamo curato la pagina della "Posta dei lettori", una interessante lettera. Ci allega la foto di un mosaico che raffigura il Sirrush, animale mitologico babilonese. Questa lettera ha risvegliato in noi il ricordo e l'interesse per gli animali mitologici in genere e specificatamente per quella serie di presunti esseri di cui si occupa la criptozoologia e abbiamo preso spunto dalla segnalazione del sig.Schiavo per parlarne in maniera estesa
Mito o realtà ? Mentre la scienza
continua a scrutare i cieli e lo spazio cosmico intorno a noi sempre più
in là, nel buio del profondo freddo siderale, con sofisticati
radiotelescopi, mentre ci sforziamo di entrare nel mondo
dell'infinitamente piccolo osservando con microscopi laser a scansione
minuscoli frammenti di meteore provenienti presumibilmente da Marte,
osservando "vermi" e cercando di trovarvi tracce di materia
organica che ci testimoni la presenza di
Il mare è forse il più grande e antico custode di questi presunti esseri, con le sue inesplorate e inaccessibili profondità abissali. Poter ritenere quindi che nel mare vi
siano animali anche enormi ancora sconosciuti non è certamente fantasioso. Non lo è neanche ritenere che tra questi vi possa essere anche qualche "fossile vivente". Solo mezzo secolo fa si riteneva che il Celacanto fosse estinto da decine di milioni di anni, visto che ne esistevano solo dei calchi fossili; mentre oggi sappiamo che è sopravvissuto all'estinzione e che popola i mari del Sud Africa e dell'Oceano Indiano. Ma possiamo ritenere che enormi rappresentanti dei dinosauri ancora esistano e che vivano indisturbati ( più o meno, ormai ) sulla terra ferma? Un secolo di segnalazioni Le prime segnalazioni di una misteriosa creatura simile a un drago provenienti dall'Africa equatoriale risalgono al 1776. In un libro scritto da un prete francese, Abbè Lievain Bonaventure Proyart, a proposito della storia naturale del bacino del Congo, l'autore descrisse un'animale simile a un mostro. Lo stesso ammise di non averlo osservato direttamente ma di aver trovato enormi e sconosciute tracce di quasi un metro in circonferenza e lontane più di 2 metri tra loro, sul terreno. La creatura era chiamata "Mokele-Mbembe" nella lingua dei locali, il Lingala; e significava "colui che interrompe il corso di fiumi" o anche "l'animale mostruoso". Nel 1909 Paul Gratz descrisse un sauro che poteva essere confuso con un coccodrillo tranne che per il fatto che la sua pelle non aveva delle scaglie e che le dita dei piedi erano artigliate. Riportò che questo misterioso animale abitava le paludi vicino il lago Bangweulu, a nord della Rhodesia ( Zambia ). Lo chiamò "nsanga" e disse che gli era stato mostrato un frammento della sua presunta pelle sull'isola di Mbawala . Sempre nel 1909 il naturalista Carl Hagenbeck riportò nella sua autobiografia di due persone, un tedesco di nome Hans Schomburg e un cacciatore inglese, che gli raccontarono di un enorme mostro mezzo elefante e mezzo drago che popolava le paludi nel Congo. Hegenbeck allora organizzò una spedizione ma i suoi sforzi furono vanificati sia dalle difficoltà ambientali sia dall'ostilità dei nativi. Questo mostro sembrava attaccare gli ippopotami che infatti erano totalmente assenti nel lago Bangweulu, come a Hesenbeck raccontò Hans Schomburg; il quale disse anche che aveva avuto notizia di un animale analogo che viveva nelle paludi del lago Dilolo e che le tribù locali lo chiamavano "chimpekwe". Nel 1913 il capitano Freiherr von Stein zu Lausnitz fu inviato dal governo tedesco a esplorare il Cameroon. Questi riportò di un misterioso rettile chiamato "Mokele-Mbembe" nella lingua locale e che viveva le aree attigue ai fiumi Ubangi, Sanga e Ikelemba. L'animale gli venne descritto come più grande di un elefante, di colore grigio rossastro, dotato di un collo lungo e flessibile e di un unico ma decisamente lungo dente che qualcuno descriveva più come un corno. Inoltre l'animale era provvisto di una lunga e muscolosa coda come quella di un alligatore. Risaliva le sponde in cera di cibo e la sua alimentazione era costituita interamente da vegetali. A Von Stein fu mostrato un sentiero vicino al fiume Ssombo e gli dissero che l'aveva realizzato l'animale per arrivare alle piante di cui si cibava. Gli anni '20 furono segnati da numerose segnalazioni del "Mokele-Mbembe" e si susseguirono molte spedizioni. Nel 1927 nel libro "Trader horn" dell'inglese Alfred Aloysius Smith , memoriale del tempo trascorso dall'autore nel Gabon ( specialmente lungo le sponde del fiume Ogooue), questi segnalava le storie dei nativi a proposito di una creatura chiamata "Jago-nini" che significa "grande tuffatore"; che Smith identificò con l'"Amali", animale di cui lui stesso aveva osservato le tracce. Dopo di che i presunti dinosauri del Congo furono quasi dimenticati fino al 1948, quando il criptozoologo Ivan T. Sanderson scrisse un articolo al riguardo. Con la pubblicazione da parte di Bernard Heuvelmans del suo "On the track of unknown animals", nel 1958, l'interesse per questi animali misteriosi della foresta africana fu di nuovo accentuato. Nel 1960 l'erpetologo James H. Powell Jr. si interessò ai draghi dell'Africa e organizzò una spedizione in Congo, nel 1972. La spedizione di Powell fu costellata di problemi prima ancora di iniziare ( gli Stati Uniti e il Congo non avevano buone relazioni politiche in quegli anni); e così dovette aspettare il 1976 per riuscire finalmente a partire. Powell si diresse verso l'interno del Gabon, dove Sanderson aveva raccolto le segnalazioni riportate nel suo Trader Horn. Powell ci mise davvero poco a capire che le segnalazioni si riferivano al Mokele-Mbembe. Inoltre ebbe modo di ascoltare leggende locali a proposito del "N'yamala", e quando mostrò a dei nativi delle tribù della zona immagini di alcuni dinosauri sauropodi questi non esitarono a riconoscervi il misterioso animale. Questi importanti passi avanti nell'indagine convinsero Powell a organizzare una nuova spedizione nel 1980 ma questa volta, con l'aiuto del criptozoologo Roy P. Mackal dell'Università di Chicago, si spinse più all'interno. I due rilevarono che la maggior parte delle segnalazioni giungevano dalle sponde del fiume Likouala-aux-herbes, vicino al lago Tele. Dissero che quasi tutti i testimoni affermavano che l'animale aveva una lunghezza compresa tra i 4,5 e i 9 metri ( un lungo collo rappresentava una grossa parte della lunghezza). Alcuni testimoni dicevano di aver visto anche una specie di criniera o cresta sulla testa, dietro al collo dell'animale. Uno dei più interessanti rapporti, inoltre, asseriva che uno di questi animali nel 1959 si era ferito su una palizzata di un accampamento di indigeni e che questi lo avevano ucciso e mangiato. Tutti quelli che ne mangiarono le carni morirono. Un'ulteriore spedizione fu organizzata nel 1981 e questa volta comprendeva anche un esperto del governo congolese, lo zoologo Marcellin Agnagna oltre che Roy Mackal, Richard Greenwell e Justin Wilkinson. La spedizione incontrò quello che essi ritennero il dinosauro del Congo lungo il fiume Likouala quando udirono un grosso animale immergersi nell'acqua vicino a Epena. Essi trovarono anche un sentiero di fronde spezzate presumibilmente dall'animale in fuga verso l'acqua e un grosso numero di impronte. Le impronte in questione, tra le migliori mai trovate dell'animale, mostrano che si trattava di una pesante creatura con tre artigli per piede; particolare questo presente in nessuno dei rettili conosciuti ma proprio dei dinosauri. Durante questa spedizione
vennero mostrati a degli indigeni foto e disegni di animali africani.
Gli indigeni non esitarono a riconoscerli dicendo: "…Si, li
conosciamo, questi animali vivono qui intorno..:". Vennero mostrate
anche foto di animali che non vivevano in Africa come l'orso bianco o il
pinguino e gli indigeni dissero: "…No, questi non li abbiamo mai
visti…". Poi fu mostrato loro il disegno di un dinosauro sauropode, dal corpo tozzo e dal collo e dalla coda molto lunghi. Allora
i pigmei dissero "…Si, questo lo conosciamo, è il Mokele-Mbembe…Vive
qui…". Alla fine della spedizione, sebbene non avessero mai visto
l'animale, Mackal e gli altri si dissero convinti che il Mokele-Mbembe
potesse essere un dinosauro vivente; molto probabilmente un Apatosauro o
un suo parente stretto o derivato. Uno di
questi è stato l'ingegnere Herman Regusters. Regusters fece parte
precedentemente delle spedizioni di Mackal che però non giunsero mai
fino al lago. Durante una propria spedizione che cercava di aprirsi un
varco verso il lago Tele lui e sua moglie Kia udirono i grugniti e i
ruggiti di alcune creature. Asserirono anche di aver visto un grande
animale muoversi tra la boscaglia ( molti ritengono che poteva trattarsi
in realtà di una altro animale misterioso chiamato "Emela-ntouka";
in quanto il Mokele-Mbembe è sempre stato riportato non emettere alcun
suono o richiamo) . I Regusters dissero infine di aver visto la creature
nell'acqua e di averne stimato le dimensioni in 8-9 metri. I Regusters
riuscirono a scattare delle foto di cui una molto interessante che vi
pubblichiamo. Insomma, i filmati controversi non riempiono solo gli annali
dell'ufologia… Il nome Malombo, attualmente, descrive due
piante: Landolphia mannii e Landolphia owariensis; entrambe tipiche
della regione.
I babilonesi
videro il Mokele-Mbembe ?
Più o meno intorno
al 600 a.c., durante il regno di Nabuccodonosor, un artista incise una
serie di immagini di tre differenti animali sul largo arco del Grande
Portale di Ishtar a Babilonia e sugli alti bastioni che costeggiano la
strada che lì conduce. I tre animali raffigurati erano il leone, il
"rimi" (un bue ora estinto), e il "Sirrush", che
sembra un dragone. Per molto tempo il Sirrush è stato ritenuto un
animale di fantasia. Ma lo era veramente ? Questo perché, differentemente
da altre immagini di idoli, la raffigurazione del Sirrush rimase
invariata nelle sue forme, per secoli e secoli. Si potrebbe pensare
che il mito del Sirrush derivi dal rinvenimento di fossili
preistorici. Sappiamo che nell'antichità, quando venivano rinvenuti
questi reperti, erano fatti oggetto di grande cura e venerazione. La
Grecia classica e Roma ebbero i loro fossili e furono curati e
custoditi. Stranamente, però, nessun fossile di dinosauro è stato
mai rinvenuto nella antica mesopotamia; l'odierno Iraq. Inoltre,
sensatamente, possiamo dire che nel caso i babilonesi avessero trovato
dei fossili, non avrebbero avuto la capacità di ricostruire l'animale
in base ai reperti e alle ossa… Ne consegue che possiamo ipotizzare
che i babilonesi abbiano visto un animale reale e che così lo abbiano
adorato e raffigurato. Sappiamo che i babilonesi durante i loro
spostamenti raggiunsero il cuore dell'Africa, la dimora del
Mokele-Mbembe. Ley, Mackal e Heuvelmans suggeriscono che i babilonesi
possono aver raccolto testimonianze di questo animale o anche averlo
visto loro stessi o addirittura averne catturato un esemplare da
portare con loro indietro. Mackal ed Heuvelmans
ipotizzarono un comune denominatore tra il Mokele-Mbembe e il Sirrush.
Perché mai poi dovremmo meravigliarci di scoprire ai giorni nostri di
avere ancora esemplari viventi di dinosauri che passeggiano per il
nostro pianeta ? Come dicevo in apertura anche il pesce Celacanto era
ritenuto estinto fintanto che non fu
Innanzitutto, ironicamente, i criptozoologi rimarrebbero disoccupati. Poi sarebbe molto triste vedere questi affascinanti creature, animali che si sono ribellati alla forza devastante della natura, che si sono preservati dall'inesorabile estinzione, che sono sopravvissuti alla selezione naturale, che nonostante non gli si attribuisca una spiccata intelligenza sono stati invece così scaltri da rimanere per milioni di anni nascosti e sconosciuti al più terribile degli animali, finire nei circhi a fare capriole nei cerchi o negli zoo a prendere noccioline dai turisti. Qualche anno fa, a peggiorare la mentalità di quanti si pongono alla ricerca di questi animali, lo Smithsonian Institute pose una taglia di 3 milioni di dollari per un esemplare di Mokele-Mbembe vivo o morto. Purtroppo il tempo trascorre e prima o poi qualcuno di questi animali farà un passo falso e la giungla impenetrabile dell'Africa Nera non basterà più a tenerli lontano dall'uomo. Speriamo di maturare, prima di quel giorno, una coscienza che ci porti a rispettare questi animali, nel caso esistano. Storie di incredibili esseri dal collo lungo e dalla coda di serpente popolano i laghi e i mari di mezzo mondo. Migliaia di segnalazioni, di foto, di filmati. Tutto sembra davvero essere molto più di un allucinazione di massa o di un errata interpretazione. Sembra che il momento di "ri-scoprire" questi animali si avvicini sempre di più. E allora visto che siamo in estate e ci accingiamo ad andare in vacanza su mari e laghi vari, diamo uno sguardo alle acque più scure, perché quando ci facciamo una nuotata, proprio non possiamo sapere cosa può esserci là sotto… Bibliografia:
|
|
VUOI PROPORRE UN TUO ARTICOLO? OPPURE SEGNALARNE UNO INTERESSANTE? INVIACI UNA E-MAIL, SPECIFICANDO LA SEZIONE IN CUI COLLOCARLO
|
|
QUESTA PAGINA E' PARTE DI UN FRAME - PER ACCEDERE AL SITO CLICCA QUI SOTTO |