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Il signor Paolo Schiavo di
Salerno, ha inviato alla redazione di Mystero, di cui per
anni abbiamo curato la pagina della "Posta dei lettori", una
interessante lettera. Ci allega la foto di un mosaico che raffigura il
Sirrush, animale mitologico babilonese. Questa lettera ha risvegliato in
noi il ricordo e l'interesse per gli animali mitologici in genere e
specificatamente per quella serie di presunti esseri di cui si occupa la
criptozoologia e abbiamo preso spunto dalla segnalazione del sig.Schiavo
per parlarne in maniera estesa
Mito o realtà ?
Mentre la scienza
continua a scrutare i cieli e lo spazio cosmico intorno a noi sempre più
in là, nel buio del profondo freddo siderale, con sofisticati
radiotelescopi, mentre ci sforziamo di entrare nel mondo
dell'infinitamente piccolo osservando con microscopi laser a scansione
minuscoli frammenti di meteore provenienti presumibilmente da Marte,
osservando "vermi" e cercando di trovarvi tracce di materia
organica che ci testimoni la presenza di
forme
di vita aliene, per consolarci di non essere soli nell'Universo ( anche
perché come scrisse Carl Sagan nel suo "Contact"
"…sarebbe un bello spreco di spazio…" ), dovremmo in realtà
prestare più attenzione alla vita presente sul nostro pianeta;
sicuramente non ancora, nelle sue infinite forme, del tutto scoperta e
classificata. Già dagli inizi del XIX° secolo, quando vennero
rinvenuti i primi fossili, l'immaginazione popolare costruì storie e
leggende di mostri ancora vivi e nascosti in remote e inaccessibili zone
del mondo. Anche nel Medioevo molti uomini di scienza e scrittori
elaborarono quelli che venivano chiamati "bestiari" e che
raccoglievano resoconti e gesta di impavidi cavalieri alle prese con
draghi e mostri vari ( ce ne occuperemo prossimamente ). Il celebre
"The lost world" di sir Arthur Conan Doyle, prendeva il via
proprio da questa serie di leggende e localizzava su un altopiano
Venezuelano alle spalle del fiume Orinoco, un luogo inaccessibile dove
alcuni discendenti dei dinosauri avevano continuato a vivere e
riprodursi, fino ai giorni nostri. Mentre di tanto in tanto si scoprono
nuove famiglie di piccoli o minuscoli animali, derivanti da specie già
conosciute, è molto più difficile poter pensare, con la cartografia
ormai completa e dettagliata del globo, di non essersi mai imbattuti in
animali sconosciuti di grossa taglia o enormi sulla terra ferma.
Il mare
è forse il più grande e antico custode di questi presunti esseri, con
le sue inesplorate e inaccessibili profondità abissali. Poter ritenere
quindi che nel mare vi
siano animali anche enormi ancora sconosciuti non
è certamente fantasioso. Non lo è neanche ritenere che tra questi vi
possa essere anche qualche "fossile vivente". Solo mezzo
secolo fa si riteneva che il Celacanto fosse estinto da decine di
milioni di anni, visto che ne esistevano solo dei calchi fossili; mentre
oggi sappiamo che è sopravvissuto all'estinzione e che popola i mari
del Sud Africa e dell'Oceano Indiano. Ma possiamo ritenere che enormi
rappresentanti dei dinosauri ancora esistano e che vivano indisturbati (
più o meno, ormai ) sulla terra ferma?
Un secolo di
segnalazioni
Le prime segnalazioni
di una misteriosa creatura simile a un drago provenienti dall'Africa
equatoriale risalgono al 1776. In un libro scritto da un prete francese,
Abbè Lievain Bonaventure Proyart, a proposito della storia naturale del
bacino del Congo, l'autore descrisse un'animale simile a un mostro. Lo
stesso ammise di non averlo osservato direttamente ma di aver trovato
enormi e sconosciute tracce di quasi un metro in circonferenza e lontane
più di 2 metri tra loro, sul terreno. La creatura era chiamata "Mokele-Mbembe"
nella lingua dei locali, il Lingala; e significava "colui che
interrompe il corso di fiumi" o anche "l'animale
mostruoso". Nel 1909 Paul Gratz descrisse un sauro che poteva
essere confuso con un coccodrillo tranne che per il fatto che la sua
pelle non aveva delle scaglie e che le dita dei piedi erano artigliate.
Riportò che questo misterioso animale abitava le paludi vicino il lago
Bangweulu, a nord della Rhodesia ( Zambia ). Lo chiamò "nsanga"
e disse che gli era stato mostrato un frammento della sua presunta pelle
sull'isola di Mbawala . Sempre nel 1909 il naturalista Carl Hagenbeck
riportò nella sua autobiografia di due persone, un tedesco di nome Hans
Schomburg e un cacciatore inglese, che gli raccontarono di un enorme
mostro mezzo elefante e mezzo drago che popolava le paludi nel Congo.
Hegenbeck allora organizzò una spedizione ma i suoi sforzi furono
vanificati sia dalle difficoltà ambientali sia dall'ostilità dei
nativi.
Questo mostro sembrava attaccare gli ippopotami che infatti
erano totalmente assenti nel lago Bangweulu, come a Hesenbeck raccontò
Hans Schomburg; il quale disse anche che aveva avuto notizia di un
animale analogo che viveva nelle paludi del lago Dilolo e che le tribù
locali lo chiamavano "chimpekwe". Nel 1913 il capitano
Freiherr von Stein zu Lausnitz fu inviato dal governo tedesco a
esplorare il Cameroon. Questi riportò di un misterioso rettile chiamato
"Mokele-Mbembe" nella lingua locale e che viveva le aree
attigue ai fiumi Ubangi, Sanga e Ikelemba. L'animale gli venne descritto
come più grande di un elefante, di colore grigio rossastro, dotato di
un collo lungo e flessibile e di un unico ma decisamente lungo dente che
qualcuno descriveva più come un corno. Inoltre l'animale era provvisto
di una lunga e muscolosa coda come quella di un alligatore. Risaliva le
sponde in cera di cibo e la sua alimentazione era costituita interamente
da vegetali. A Von Stein fu mostrato un sentiero vicino al fiume Ssombo
e gli dissero che l'aveva realizzato l'animale per arrivare alle piante
di cui si cibava. Gli anni '20 furono segnati da numerose segnalazioni
del "Mokele-Mbembe" e si susseguirono molte spedizioni. Nel
1927 nel libro "Trader horn" dell'inglese Alfred Aloysius
Smith , memoriale del tempo trascorso dall'autore nel Gabon (
specialmente lungo le sponde del fiume Ogooue), questi segnalava le
storie dei nativi a proposito di una creatura chiamata "Jago-nini"
che significa "grande tuffatore"; che Smith identificò con
l'"Amali", animale di cui lui stesso aveva osservato le
tracce. Dopo di che i presunti dinosauri del Congo furono quasi
dimenticati fino al 1948, quando il criptozoologo Ivan T. Sanderson
scrisse un articolo al riguardo.
Con la pubblicazione da parte di Bernard Heuvelmans del suo "On the track of unknown animals",
nel 1958, l'interesse per questi animali misteriosi della foresta
africana fu di nuovo accentuato. Nel 1960 l'erpetologo James H. Powell
Jr. si interessò ai draghi dell'Africa e organizzò una spedizione in
Congo, nel 1972. La spedizione di Powell fu costellata di problemi prima
ancora di iniziare ( gli Stati Uniti e il Congo non avevano buone
relazioni politiche in quegli anni); e così dovette aspettare il 1976
per riuscire finalmente a partire. Powell si diresse verso l'interno del
Gabon, dove Sanderson aveva raccolto le segnalazioni riportate nel suo
Trader Horn. Powell ci mise davvero poco a capire che le segnalazioni si
riferivano al Mokele-Mbembe. Inoltre ebbe modo di ascoltare leggende
locali a proposito del "N'yamala", e quando mostrò a dei
nativi delle tribù della zona immagini di alcuni dinosauri sauropodi
questi non esitarono a riconoscervi il misterioso animale. Questi
importanti passi avanti nell'indagine convinsero Powell a organizzare
una nuova spedizione nel 1980 ma questa volta, con l'aiuto del
criptozoologo Roy P. Mackal dell'Università di Chicago, si spinse più
all'interno. I due rilevarono che la maggior parte delle segnalazioni
giungevano dalle sponde del fiume Likouala-aux-herbes, vicino al lago
Tele.
Dissero che quasi tutti i testimoni affermavano che l'animale
aveva una lunghezza compresa tra i 4,5 e i 9 metri ( un lungo collo
rappresentava una grossa parte della lunghezza). Alcuni testimoni
dicevano di aver visto anche una specie di criniera o cresta sulla
testa, dietro al collo dell'animale. Uno dei più interessanti rapporti,
inoltre, asseriva che uno di questi animali nel 1959 si era ferito su
una palizzata di un accampamento di indigeni e che questi lo avevano
ucciso e mangiato. Tutti quelli che ne mangiarono le carni morirono.
Un'ulteriore spedizione fu organizzata nel 1981 e questa volta
comprendeva anche un esperto del governo congolese, lo zoologo Marcellin
Agnagna oltre che Roy Mackal, Richard Greenwell e Justin Wilkinson. La
spedizione incontrò quello che essi ritennero il dinosauro del Congo
lungo il fiume Likouala quando udirono un grosso animale immergersi
nell'acqua vicino a Epena. Essi trovarono anche un sentiero di fronde
spezzate presumibilmente dall'animale in fuga verso l'acqua e un grosso
numero di impronte. Le impronte in questione, tra le migliori mai
trovate dell'animale, mostrano che si trattava di una pesante creatura
con tre artigli per piede; particolare questo presente in nessuno dei
rettili conosciuti ma proprio dei dinosauri.
Durante questa spedizione
vennero mostrati a degli indigeni foto e disegni di animali africani.
Gli indigeni non esitarono a riconoscerli dicendo: "…Si, li
conosciamo, questi animali vivono qui intorno..:". Vennero mostrate
anche foto di animali che non vivevano in Africa come l'orso bianco o il
pinguino e gli indigeni dissero: "…No, questi non li abbiamo mai
visti…". Poi fu mostrato loro il disegno di un dinosauro sauropode, dal corpo tozzo e dal collo e dalla coda molto lunghi. Allora
i pigmei dissero "…Si, questo lo conosciamo, è il Mokele-Mbembe…Vive
qui…". Alla fine della spedizione, sebbene non avessero mai visto
l'animale, Mackal e gli altri si dissero convinti che il Mokele-Mbembe
potesse essere un dinosauro vivente; molto probabilmente un Apatosauro o
un suo parente stretto o derivato.
Molti hanno scritto a proposito del Mokele-Mbembe del lago Tele, ma
pochi vi sono arrivati realmente.
Uno di
questi è stato l'ingegnere Herman Regusters. Regusters fece parte
precedentemente delle spedizioni di Mackal che però non giunsero mai
fino al lago. Durante una propria spedizione che cercava di aprirsi un
varco verso il lago Tele lui e sua moglie Kia udirono i grugniti e i
ruggiti di alcune creature. Asserirono anche di aver visto un grande
animale muoversi tra la boscaglia ( molti ritengono che poteva trattarsi
in realtà di una altro animale misterioso chiamato "Emela-ntouka";
in quanto il Mokele-Mbembe è sempre stato riportato non emettere alcun
suono o richiamo) . I Regusters dissero infine di aver visto la creature
nell'acqua e di averne stimato le dimensioni in 8-9 metri. I Regusters
riuscirono a scattare delle foto di cui una molto interessante che vi
pubblichiamo.
Anche l'esploratore inglese Rory Nugent riuscì a scattare un paio di
interessanti foto; una delle quali potrebbe ritrarre la testa del
Mokele-Mbembe.
La storia,
come sempre, come anche nel caso del più famoso di questi presunti
fossili viventi, la creatura di Loch Ness, riporta falsi clamorosi o
cattive interpretazioni.
Una di queste è il video girato da una troupe giapponese che
teoricamente mostra la creatura del lago Tele. La sequenza video è
granosa, indistinta e potrebbe insomma mostrare tutto e niente. Ma
sembra davvero che quello che viene spacciato per un corpo scuro che
galleggia e da cui per un metro e mezzo circa sale in verticale quello
che viene definito un collo, potrebbe essere solo una imbarcazione con
due uomini a bordo di cui uno in piedi sulla punta della prua, come
d'uso in Africa.
Insomma, i filmati controversi non riempiono solo gli annali
dell'ufologia…
Ma non solo europei o americani hanno riportato testimonianze precise di
questo misterioso dinosauro vivente, ma anche congolesi stessi.
Una di queste, per esempio, è quella di Firman Mosomele che incontrò
la creatura quando aveva 14 anni. Descrisse la sua pelle di un marrone
rossiccio e il suo collo come un serpente, che si elevava 2, forse 2
metri e mezzo sul pelo dell'acqua. Quando a Mosomele fu mostrato un
libro contenente illustrazioni di dinosauri riconobbe subito un
Brontosauro ( che noi oggi chiameremmo Apatosauro), un sauropode, come
il Mokele-Mbembe. Anche una donna vide due di questi animali nel fiume
Tele e uno di essi fu ucciso e mangiato. L'unica testimonianza
registrata con la descrizione dell'intero corpo della creatura è quella
di Nicholas Mondongo che vide il Mokele-Mbembe uscire dall'acqua.
I pigmei delle paludi del fiume Likouala hanno riferito che la dieta del
Mokele-mbembe è costituita dalla pianta del Malombo; e, dal momento che
questa creatura sembra cibarsi solo di questa pianta è stata
classificata come erbivora.
Il nome Malombo, attualmente, descrive due
piante: Landolphia mannii e Landolphia owariensis; entrambe tipiche
della regione.
Ma come è possibile che una tale specie di animale, così diversa da
tutte le altre esistenti, non sia balzata agli occhi del mondo nella
nostra era, nell'era tecnologica dei computer, dei satelliti, dei viaggi
sulla Luna ?
Senz'altro, se esaminiamo attentamente la geografia dell'area in cui
vivrebbero questi animali, ci rendiamo conto che è perfetta per
nascondere un tale segreto. Innanzitutto è una regione caratterizzata
da un intricata e insidiosissima giungla dove l'uomo non ha ancora
costruito autostrade, aeroporti o fast-food; e dove anche i più esperti
e temerari esitano ad addentrarsi. La zona del lago Tele si trova nel
bel mezzo di una immensa foresta pluviale ed è circondato da una
sconfinata zona paludosa. Il lago di per sé ha una estensione ridotta;
diciamo 7-8 chilometri per 6. E' più o meno tutto poco profondo ( meno
di 3-4 metri in profondità), e le sue acque sono scure e di un odore
molto acre. Insomma, se sfogliamo un libro di paleontologia, sembra
proprio di vedere una di quelle tavole disegnate dove ci sono i
dinosauri che entrano ed escono da acquitrini e paludi costiere. Un
posto perfetto per nascondere un sauropode. Senza contare che il bacino
del Congo, è forse l'unico posto al mondo che dai tempi dei dinosauri,
in geografia e clima, è rimasto praticamente immutato; e potrebbe aver
preservato alcune specie di animali che vi dimoravano e che nel resto
del pianeta si sono totalmente estinte.
I babilonesi
videro il Mokele-Mbembe ?Più o meno intorno
al 600 a.c., durante il regno di Nabuccodonosor, un artista incise una
serie di immagini di tre differenti animali sul largo arco del Grande
Portale di Ishtar a Babilonia e sugli alti bastioni che costeggiano la
strada che lì conduce. I tre animali raffigurati erano il leone, il
"rimi" (un bue ora estinto), e il "Sirrush", che
sembra un dragone. Per molto tempo il Sirrush è stato ritenuto un
animale di fantasia. Ma lo era veramente ?
Affascinato dal puzzle zoologico del Sirrush, così lo descrive lo
scrittore Willy Ley : "…Ha un corpo tozzo coperto di scaglie,
una lunga coda distesa e un collo secco e lungo terminante con una
testa di serpente…Ha delle protuberanze di pelle dietro la testa che
è dotata ( e armata ) di un corno dritto…". Uno dei libri
della Bibbia riferisce che i sacerdoti di Nabuccodonosor custodivano
un "….grande dragone o serpente, che quelli di Babilonia
adoravano…". E molto più tardi, nel libro di Giobbe del
Vecchio Testamento, il Sirrush potrebbe essere stato menzionato con un
altro nome. Infatti la Bibbia parla del "Behemoth" che si
nutriva di erba e che si stendeva "…all'ombra degli alberi, al
coperto delle fronde, e nelle pozze di fango…". La creatura
aveva una certa forza e le sue ossa erano paragonate a sbarre di ferro
e aveva una coda come un cedro.
La natura del Behemoth ha per lungo tempo rappresentato un rompicapo
per gli esperti della Bibbia; che ritenevano che Giobbe parlasse di un
animale reale. Roy Mackal disse che il fatto che la coda fosse
paragonata a un cedro faceva pensare a un sauropode; e disse che
questo era confermato da altri fattori. Infatti anche l'habitat e
l'alimentazione del Sirrush erano compatibili con quelle dei sauropodi.
Lo scopritore del portale di Ishtar, il tedesco Robert Koldeway ,
considerò seriamente l'ipotesi che il Sirrush fosse un animale
realmente esistito ( o esistente ? ).
Questo perché, differentemente
da altre immagini di idoli, la raffigurazione del Sirrush rimase
invariata nelle sue forme, per secoli e secoli. Si potrebbe pensare
che il mito del Sirrush derivi dal rinvenimento di fossili
preistorici. Sappiamo che nell'antichità, quando venivano rinvenuti
questi reperti, erano fatti oggetto di grande cura e venerazione. La
Grecia classica e Roma ebbero i loro fossili e furono curati e
custoditi. Stranamente, però, nessun fossile di dinosauro è stato
mai rinvenuto nella antica mesopotamia; l'odierno Iraq. Inoltre,
sensatamente, possiamo dire che nel caso i babilonesi avessero trovato
dei fossili, non avrebbero avuto la capacità di ricostruire l'animale
in base ai reperti e alle ossa… Ne consegue che possiamo ipotizzare
che i babilonesi abbiano visto un animale reale e che così lo abbiano
adorato e raffigurato. Sappiamo che i babilonesi durante i loro
spostamenti raggiunsero il cuore dell'Africa, la dimora del
Mokele-Mbembe. Ley, Mackal e Heuvelmans suggeriscono che i babilonesi
possono aver raccolto testimonianze di questo animale o anche averlo
visto loro stessi o addirittura averne catturato un esemplare da
portare con loro indietro.
Conclusioni
Mackal ed Heuvelmans
ipotizzarono un comune denominatore tra il Mokele-Mbembe e il Sirrush.
Perché mai poi dovremmo meravigliarci di scoprire ai giorni nostri di
avere ancora esemplari viventi di dinosauri che passeggiano per il
nostro pianeta ? Come dicevo in apertura anche il pesce Celacanto era
ritenuto estinto fintanto che non fu
ripescato
e notato casualmente da uno scienziato su un banco di pesce in un
mercato dell'Asia minore. E che dire del Varano che popola l'isola di
Komodo, in Indonesia. Anche questa specie di rettile vive solo lì da
milioni di anni. Ma non dobbiamo poi scordarci del panda gigante; il
quale primo esemplare fu trovato in una foresta cinese e portato in
America con grande scalpore solo all'inizio di questo secolo. Sir
Arthur Conan Doyle in fondo ebbe forse solo una gran lungimiranza
nell'ipotizzare luoghi inaccessibili della Terra dove sopravvivano
come in una camera temporale, come in una bolla di sapone nelle ere,
animali che da sempre consideriamo estinti. Non serve neanche una
grande immaginazione letteraria come quella di Michael Crichton per
prevedere quale sarebbe la fine di questi animali una volta
"riscoperti".
Innanzitutto, ironicamente, i criptozoologi
rimarrebbero disoccupati. Poi sarebbe molto triste vedere questi
affascinanti creature, animali che si sono ribellati alla forza
devastante della natura, che si sono preservati dall'inesorabile
estinzione, che sono sopravvissuti alla selezione naturale, che
nonostante non gli si attribuisca una spiccata intelligenza sono stati
invece così scaltri da rimanere per milioni di anni nascosti e
sconosciuti al più terribile degli animali, finire nei circhi a fare
capriole nei cerchi o negli zoo a prendere noccioline dai turisti.
Qualche anno fa, a peggiorare la mentalità di quanti si pongono alla
ricerca di questi animali, lo Smithsonian Institute pose una taglia di
3 milioni di dollari per un esemplare di Mokele-Mbembe vivo o morto.
Purtroppo il tempo trascorre e prima o poi qualcuno di questi animali
farà un passo falso e la giungla impenetrabile dell'Africa Nera non
basterà più a tenerli lontano dall'uomo. Speriamo di maturare, prima
di quel giorno, una coscienza che ci porti a rispettare questi
animali, nel caso esistano. Storie di incredibili esseri dal collo
lungo e dalla coda di serpente popolano i laghi e i mari di mezzo
mondo. Migliaia di segnalazioni, di foto, di filmati. Tutto sembra
davvero essere molto più di un allucinazione di massa o di un errata
interpretazione. Sembra che il momento di "ri-scoprire"
questi animali si avvicini sempre di più. E allora visto che siamo in
estate e ci accingiamo ad andare in vacanza su mari e laghi vari,
diamo uno sguardo alle acque più scure, perché quando ci facciamo
una nuotata, proprio non possiamo sapere cosa può esserci là
sotto…
Bibliografia:
HEUVELMANS Bernard "On the track of unknown animals", London,
Kegan Paul, 1995
MACKAL Roy P. "Searching for hidden animals", Garden City,
New York : Doubleday, 1980
COSTELLO, Peter " In Search of Lake Monsters" , New York:
Coward, McCann & Geoghegan. 1974
SHUKER, Karl P.N. " In Search of Prehistoric Survivors ",
London: Blandford . 1995
NUGENT Rory "Drums along the Congo: on the trail of the
Mokele-Mbembe, the last living dinosaur "
CLARK Jerome & PEAR Nancy "Strange and unexplained phenomena",
Visible Ink Press, USA, 1997

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