|
1. La crisi del New Age
Di "crisi"
del New Age si parla, negli Stati Uniti, fin dall'inizio degli anni
1990. Contrariamente a quanto spesso si crede, i primi segnali di
allarme non sono stati lanciati da osservatori accademici o da critici,
ma dagli stessi portavoce più autorevoli del New Age, fra cui David
Spangler, un personaggio che si trova per molti versi alle origini del
fenomeno. Insieme a
William Irwin Thompson, il fondatore della Lindisfarne Association,
David Spangler pubblicava nel 1991 un volume in cui si deprecava la
"degradazione" del New Age, minacciata dal cinismo e
dalla speculazione commerciale di troppi protagonisti.
Qualche anno dopo gli osservatori accademici del New Age - primo fra
tutti J. Gordon Melton - avrebbero cominciato a parlare della
"fine" del fenomeno. Un intervento di J. Gordon Melton al
convegno internazionale sulle nuove religioni e la nuova religiosità Rennord
1994 tenuto dal 22 al 25 agosto 1994 a Greve, in Danimarca, ha avuto
- da questo punto di vista - una grande risonanza internazionale.
L'analisi si fondava su elementi suscettibili di verifica empirica:
librerie che chiudevano, riviste che cessavano le pubblicazioni,
esponenti del mondo della cultura e della scienza che prendevano le
distanze dall'etichetta "New Age" (precedentemente abbracciata
con entusiasmo), mentre il prezzo dei cristalli crollava. L'ultimo
elemento era tutt'altro che irrilevante se si considera che, secondo
diverse analisi economiche, i cristalli - ben più dei libri - tenevano
in vita librerie e servizi di vendita per corrispondenza che
diffondevano entrambi gli articoli.
La tesi di J. Gordon
Melton, naturalmente, ha ricevuto anche qualche critica - per la verità,
almeno nell'area di lingua inglese, più fra i colleghi specialisti che
nell'ambiente stesso del New Age -, fondata in genere su una diversa
definizione del fenomeno. Se il New Age è essenzialmente un fenomeno
sociale, un network,
la sua crisi può essere verificata e misurata attraverso il venire meno
di una parte di quegli ancoraggi - librerie, case editrici, circuiti
economici, fiere e festival - di cui ogni network ha bisogno per
continuare a esistere. Se invece il New Age - secondo altre prospettive
- è una mentalità o un insieme di dottrine,
allora parlare di "crisi" è probabilmente improprio. Lo
stesso J. Gordon Melton fa notare infatti come - venuto ampiamente meno
il network - dottrine e mentalità continuino a essere ben
presenti, in altre forme (il che significa fra l'altro, da un punto di
vista pastorale, che per i cattolici non è certamente giunto il momento
di abbassare la guardia).
La "crisi"
del New Age non deriva, peraltro, soltanto dall'eccessiva
commercializzazione. Certo quando - come si vede oggi in Italia - la
pubblicità
si sfoga proponendo non soltanto il libro, il disco, il
seminario ma anche il golfino, la scopa e perfino la birra del New Age
è normale che qualcuno si chieda se l'etichetta ha ancora un senso
compiuto. Ma la "crisi" ha anche una radice più profonda. Dal
punto di vista della storia e della sociologia delle religioni il New
Age era, tecnicamente, un movimento millenarista che annunciava un'età
dell'oro. I millenarismi sono tradizionalmente distinti in
premillenarismi (o millenarismi pessimisti, che vedono il mondo andare
di male in peggio fino a una catastrofe finale da cui emerge un
millennio di pace solo grazie all'intervento diretto e soprannaturale di
Dio) e postmillenarismi (o millenarismi ottimistici, in cui l'età
dell'oro viene instaurata al termine di sforzi progressivi dell'umanità
che fanno andare il mondo di bene in meglio). Recentemente - per evitare
alcuni equivoci legati alla terminologia tradizionale - la studiosa
americana Catherine Wessinger ha proposto di parlare piuttosto di "millenarismo
catastrofico" e di "millenarismo progressista".
Il millenarismo catastrofico si espone meno facilmente alle smentite
della storia. Giacché il mondo è quello che è, chi prevede sventure
potrà sempre dire che le sue previsioni si sono in qualche modo
avverate. E' il caso degli Studenti biblici, predecessori degli attuali
testimoni di Geova, che - dopo avere previsto la fine del presente
ordine di cose per il 1914 - potevano comunque affermare che nel 1914 qualche
cosa di catastrofico era successo: l'inizio della Prima guerra
mondiale. Il millenarismo progressista è più pericoloso per chi lo
propone: chi annuncia "magnifiche sorti e progressive" si vede
facilmente, presto o tardi, smentito dalla storia.
Nel New Age - come ha
fatto notare J. Gordon Melton
- per un certo periodo di tempo il disagio era risolto con il
riferimento al channeling (di importanza assolutamente centrale
nel fenomeno) e alle "entità" che nel channeling si
manifestavano. Queste entità - spiriti saggi vecchi di migliaia di
anni, maestri "ascesi", extraterrestri - vedevano,
letteralmente, da più in alto. C'era da credere che vedessero meglio, e
fossero in grado di formulare previsioni che, a lungo termine, non
avrebbero mancato di realizzarsi, nonostante le smentite di breve
periodo. Anche questo espediente non poteva, tuttavia, durare in eterno.
Nel mondo di lingua inglese il New Age non è poi così
"nuovo", dal momento che le sue origini risalgono ai primi
anni 1960. Channeling
o no, l'età dell'oro è stata annunciata per oltre trent'anni senza che
si manifestasse neppure un inizio di avveramento di queste previsioni.
L'AIDS, guerre sanguinose come quella della Bosnia, le "nuove
povertà" hanno piuttosto costituito altrettanti inviti a un brusco
risveglio per chi sognava un mondo in cammino verso l'armonia e la pace
universale. Non vi era nessuna ragione di prevedere che il New Age
potesse sfuggire al destino che, presto o tardi, colpisce tutte le forme
progressiste di millenarismo (e da cui, per le ragioni indicate, si
salvano invece le forme catastrofiche, che possono prosperare anche per
secoli). Si deve aggiungere che, fuori dell'area di lingua inglese, il
New Age - così come è arrivato molto più tardi - manifesterà
verosimilmente più tardi la "crisi" nella sua pienezza. Il
dibattito, peraltro, è ufficialmente aperto anche in Italia,
all'interno stesso del fenomeno. Essere, la voce più
"commerciale" del New Age, se la prende con gli studiosi,
ritenendo che la crisi del New Age sia "una semplice invenzione
dei soliti detrattori" e chiedendosi: "(...) Chi ha
detto che la New Age è in declino?".
La voce invece più "culturale" dello stesso ambiente, Olis.
Idee per la nuova era, comincia invece a processare il New Age,
"terapia sbagliata per un malessere reale" che ha
proposto quelli che si sono ormai rivelati "miraggi".
A Essere si potrebbe facilmente rispondere che chi cerca la
"degenerazione in senso commerciale" non deve cercare
troppo lontano: basterà sfogliare la stessa rivista, che sembra talora
piuttosto un catalogo, dove a ogni pagina si vende qualche cosa.
L'autore dell'attacco agli studiosi sembra poi dimenticare completamente
che di "crisi" del New Age hanno parlato, per prime, persone
che si esprimevano dall'interno, non dall'esterno del fenomeno.
Ma - al di là delle polemiche - quello che conta è rilevare come il
dibattito sia ormai aperto fra gli stessi new ager italiani.
2. Gli esiti della
"crisi" del New Age
Quali reazioni ha
determinato, fra decine di migliaia di new ager di tutto il
mondo, la crisi del New Age? Gli esiti della "crisi" possono
essere i più diversi.
a) Anzitutto, non è
impossibile che qualcuno, deluso dal New Age, riscopra percorsi
religiosi di tipo diversi e si riaccosti alle Chiese e comunità
maggioritarie. Nel mondo cattolico - e, per la verità, anche in quello
protestante - non mancano esempi anche clamorosi di new ager che,
dopo un'esperienza di conversione, sono diventati cristiani convinti e
attivi. Da un punto di vista statistico, sembra peraltro che questo tipo
di processi non riguardi un numero socialmente significativo di persone.
b) All'estremo opposto,
è anche possibile che la speranza delusa si trasformi in disperazione.
Un itinerario estremo - che non deve assolutamente essere considerato
tipico, ma che non è privo di interesse - è quello di Heaven's Gate,
il culto dei dischi volanti protagonista del suicidio collettivo di
Rancho Santa Fe (California) nel marzo del 1997. Pur avendo cambiano
nome più volte nel corso della sua storia, Heaven's Gate era un gruppo
fra i più noti e studiati dagli specialisti di nuovi movimenti
religiosi. Le sue origini risalgono ai primi anni 1970. All'epoca, aveva
certamente reclutato membri nell'ambiente del New Age, un fenomeno su
cui all'inizio formulava un giudizio positivo, seppure non privo di
distinguo. Dopo vent'anni di delusioni - i dischi volanti, più volte
annunciati, non sono mai arrivati a portare verso un pianeta felice i
loro fedeli - il New Age, come molte altre forme religiose, era
diventato per i membri di Heaven's Gate un fenomeno di tipo diabolico,
un'illusione per fuorviare le persone migliori e più generose. Cadute
tutte le speranze, Heaven's Gate ha concluso che l'unico modo per
accedere a una dimensione superiore è il suicidio.
Questo "suicidio del New Age" rappresenta un esito a suo modo
tipico, ma anch'esso - in questo caso fortunatamente - non socialmente
diffuso.
c) In terzo luogo -
venuto meno il network - nascono (e si consolidano) movimenti che
organizzano le idee del New Age in strutture, gerarchie, comunità
(mentre il New Age insisteva sulla sua natura di rete di gruppi
autonomi, liberi, non strutturati e non gerarchici). Damanhur, la grande
comunità a qualche chilometro da Torino, è in questo senso un esempio
di movimento che oggi è già post-New Age.
Se Damanhur esiste da oltre vent'anni, la Scuola di Illuminazione Ramtha
a Yelms, dello Stato di Washington, rappresenta l'esempio forse più
evidente di movimento che emerge dal network del New Age per
proporsi come vera e propria nuova religione, organizzata con una
struttura e un corpus dottrinale preciso intorno a una figura già
notissima tra i new ager degli anni d'oro come "canale"
dei messaggi dello spirito disincarnato Ramtha, la bionda J.Z. Knight.
Il caso della Scuola di Illuminazione Ramtha è tipico, in quanto ci si
trova di fronte a un movimento che oggi prende le distanze dal New Age,
di cui in passato J.Z. Knight era considerata una figura fra le più
influenti. D'altro canto, per quanto interessanti e importanti, i
movimenti post-New Age riuniscono un numero limitato di persone.
d) Per il grande
pubblico al New Age si sostituisce gradatamente un nuovo fenomeno - se
si vuole, una nuova fase nello stesso fenomeno - chiamato con una varietà
di nomi fra cui si va affermando "Next Age".
3. Il Next Age
a) Nome
L'espressione Next Age
è emersa soprattutto in Europa per indicare la consapevolezza -
ampiamente diffusa sia fra i new ager, sia fra gli osservatori
esterni - del passaggio a una fase ulteriore del fenomeno un tempo noto
come New Age. E' certamente sbagliato sostenere che "Next Age"
è una etichetta "americana", dal momento che negli Stati
Uniti questa espressione coesiste con altre assai più popolari, come
Next Stage ("nuovo stadio"), Next Edge ("nuova
angolazione"), e con altri termini ancora. Anche in Italia il
termine Next Age - più facilmente comprensibile e traducibile - ha
avuto successo anzitutto fra gli stessi new ager, come dimostra
il fatto che il Salone del New Age di Milano si chiama, a partire dal
1998, Salone del New Age e Next Age.
b) Descrizione
Il Next Age può essere
descritto come il passaggio del New Age dalla terza alla prima persona
singolare. Per il Next Age il Pianeta Terra, nel suo insieme, entrerà
(o è già entrato) in un evo di superiore consapevolezza, felicità,
benessere. Dopo la delusione il Next Age ammette che forse per il
Pianeta Terra, o per la società nel suo insieme, non è in vista
nessuna gioiosa trasformazione. Le cose, anzi, potrebbero perfino
peggiorare. Il singolo, invece, può entrare nel suo New Age personale e
raggiungere uno stato superiore di prosperità, salute, soddisfazione
(anche sul piano sessuale, che nel Next Age viene spesso in primo
piano). La società può anche andare alla rovina: ma la singola persona
che ha accesso a determinate tecniche entrerà comunque in una
sua età dell'oro personalissima e privata.
Come ha notato
acutamente J. Gordon Melton,
questo passaggio è accompagnato da dichiarazioni - da parte di alcuni
portavoce importanti del New Age (ma non di tutti) - secondo cui, in
realtà, il New Age non ha mai promesso una trasformazione
sociale, globale o planetaria. Nel New Age l'elemento importante sarebbe
sempre stata la trasformazione individuale.
Si tratta, in realtà, di un semplice escamotage: uno sguardo
anche superficiale alla letteratura del New Age negli anni 1980 e
(soprattutto) 1970 mostra una forte carica di millenarismo progressista.
Nell'abbandono della fase utopica e nel ripiegamento sull'individualismo
- con accenti spesso narcisistici - il Next Age è effettivamente
"nuovo" e diverso dal New Age. Il Next Age, naturalmente, è
meno nuovo se si guarda alle tecniche e alle idee di fondo, che
rimangono in gran parte le stesse.
c) Cenni storici
Il Next Age rappresenta
una corrente da sempre presente nel New Age, ma minoritaria nel New Age
"classico" precisamente per il suo carattere individualistico,
che si prestava ad accuse di disinteresse egoistico (e poco
"politicamente corretto") nei confronti delle prospettive
utopistiche, planetarie e globali un tempo prevalenti. Come si vedrà,
il Next Age ha poi radici ancora più antiche, tra l'altro nel
cosiddetto "pensiero positivo" e nel movimento del self-help.
Il precursore -
certamente riluttante, e oggi critico - dell'attuale Next Age è uno
psicologo americano, il dottor Morgan Scott Peck, passato dal buddhismo
zen a un battesimo cristiano "non denominazionale" ricevuto
nel 1980. Nel 1978 Morgan Scott Peck aveva pubblicato un volume
famosissimo, The Road Less Traveled.
Il testo - che esprime talora idee condivisibili, di semplice buon senso
- insegna a concentrarsi sulle proprie azioni e responsabilità
individuali, senza troppo preoccuparsi del contesto sociale. La
disciplina proposta da Morgan Scott Peck comprende quattro tecniche. La
prima consiste nel rimandare la gratificazione, "programmare"
l'alternanza di piacere e dolore insita in tutte le realtà umane, in
modo da sperimentare e superare prima il dolore, così che in una
seconda fase rimanga soltanto il piacere.
La seconda consiste nell'accettare la responsabilità per le proprie
azioni, senza pensare che del nostro agire siano responsabili gli altri
o la società. La terza tecnica è l'"impegno nei confronti
della verità", tenendo
tuttavia conto del fatto che la verità è una sorta di bersaglio
mobile: la realtà cambia continuamente, e così cambia la verità.
La quarta tecnica è l'equilibrio (balance), che consiste
nell'essere flessibili e nell'adattarsi alle circostanze che - come la
verità - mutano continuamente. Un elemento importante nel volume di
Morgan Scott Peck è l'analisi dell'amore, che ultimamente è sempre
amore di se stessi. "Non faccio mai qualcosa per qualcun altro
se non lo faccio anzitutto per me stesso"- insegna lo psicologo americano - "Un altro dei maggiori
equivoci sull'amore è che consista nel sacrificio di sé (...). Quando
pensiamo a noi stessi come a persone che fanno qualcosa per
qualcun altro, stiamo negando in qualche modo la nostra responsabilità.
Qualunque cosa facciamo è fatta perché scegliamo di farla, e compiamo
questa scelta perché è quella che ci soddisfa di più. Qualunque cosa
facciamo per qualcun altro, la facciamo in realtà perché soddisfa un
nostro bisogno personale".
Anche se l'autore afferma che - ultimamente - facendo del bene a noi
stessi aiutiamo anche il mondo che ci circonda, l'essenza del messaggio
è strettamente individualistica: devi voler bene a te stesso, devi
curare te stesso, devi fare centro sulla tua vita, sul tuo benessere,
sulla tua felicità. Negli stessi anni il New Age affermava che nella
nuova era tutti sarebbero diventati felici in conseguenza dei
cambiamenti planetari. Morgan Scott Peck, invece, rovesciava il
discorso, affermando che sono le persone a dover cambiare, e che - forse
- da questo cambiamento nascerà anche una trasformazione sociale.
Lo psicologo americano
non è ancora un esponente del Next Age perché - attraverso la
trasformazione individuale - l'obiettivo della trasformazione sociale
rimane ben presente, anzi emerge in primo piano dopo il "battesimo
non denominazionale" - qualunque cosa questo significhi - che
avrebbe ricevuto grazie ai buoni uffici di una suora cattolica nel 1980.
Questi temi emergono in People of the Lie del 1983, dove Morgan
Scott Peck rilegge in modo originale la figura di Satana
e soprattutto in A Different Drum,
del 1987, dove lo psicologo sotto l'influenza delle idee
dell'ex-domenicano Matthew Fox - una figura chiave nel mondo del New Age
- propone le sue idee sull'importanza delle comunità, dal livello
locale fino a quello sovranazionale. L'opera più letta e diffusa di
Morgan Scott Peck - a prescindere dagli sviluppi successivi - rimane
comunque The Road Less Traveled, che possiamo considerare una
pietra miliare sulla strada che porta al Next Age.
I best seller
della metà degli anni 1990 nel mondo del New Age sono, a loro volta,
momenti di passaggio che annunciano la successiva svolta
individualistica. Così La profezia di Celestino di James
Redfield, del 1993
può essere considerata sia l'apice del New Age, sia l'annuncio della
sua crisi.
L'esegesi che l'autore stesso ne fornisce nel successivo La visione
di Celestino (1997)
insiste infatti sul passaggio dalla visione planetaria degli anni 1980
all'attenzione alla cura di sé che è tipica degli anni 1990. Anche nel
romanzo di Paulo Coelho L'alchimista - che passa, non a torto,
per un classico del New Age - in luogo di un grande contesto storico e
sociale viene proposta una ricetta per la felicità individuale.
Il protagonista, Santiago, è chiamato a realizzare la sua "Leggenda
Personale", il cui perseguimento - tramite l'attenzione tutta
esoterica alle coincidenze - è il solo compito di ogni persona umana.
James Redfield e Paulo Coelho appartengono all'ultima generazione del
New Age: una generazione che ne percepisce la crisi e che - pur
mantenendo i piedi ben saldi nella tradizione del New Age
"classico" - cerca di salvarsi insistendo sulla felicità
individuale.
Un personaggio tenuto
tipicamente in sospetto dal New Age "classico" - a causa del
carattere individualistico e anti-utopistico del suo insegnamento - è
Anthony Robbins,
che si è formato in quella singolare zona di incontro fra tecniche per
la felicità individuale ed esoterismo che è la Programmazione
Neuro-Linguistica (PNL) di Richard Bandler e John Grinder. Dopo
l'incontro con la PNL, nel 1983 Anthony Robbins comincia a tenere
seminari caratterizzati dal firewalking, la camminata sui carboni
ardenti (diffusa in diversi nuovi movimenti religiosi e magici), intesa
a convincere i partecipanti che nulla nella vita è davvero impossibile.
La conclusione da trarne è che ciascuno di noi può fare tutto quello
che vuole, se crede veramente di esserne capace e se riesce a mobilitare
la "magia" che già vive dentro ogni persona umana. Tra i suoi
clienti e i frequentatori dei suoi seminari - vivi o defunti - Anthony
Robbins cita celebrità come "Bill Clinton, George Bush, Lady
Diana, André Agassi".
Insieme ad Anthony Robbins, la figura che si trova al centro
dell'attuale Next Age è il medico indiano - residente da molti anni
negli Stati Uniti - Deepak Chopra. Partendo da posizioni scettiche,
Deepak Chopra ha scoperto dopo il trasferimento in America la
Meditazione Trascendentale, di cui negli anni 1980 è diventato uno dei
dirigenti più affermati. A causa di diversi contrasti, Deepak Chopra ha
rotto con la Meditazione Trascendentale nel 1993. Già in precedenza,
tuttavia, alcuni suoi libri avevano un taglio decisamente personale,
come Quantum Healing del 1989.
Deepak Chopra è un autore estremamente prolifico. Forse uno dei suoi
titoli più significativi è Le sette leggi spirituali del successo,
del 1994. Le regole
per la guarigione del corpo ispirate alla medicina tradizionale ("ayurvedica")
indiana diventano regole fondamentali per pretese molto più
"forti", come non invecchiare e superare non solo le malattie,
ma anche l'infelicità psicologica e spirituale e la povertà. Per
Deepak Chopra il cosmo e il corpo costituiscono un'unità. La
comprensione di questa realtà - a sfondo sostanzialmente panteistico -
dovrebbe permettere di non invecchiare (l'attrice Demi Moore, una delle
più fedeli discepole del medico indiano, si dice certa di vivere fino a
centocinquanta anni), e nello stesso tempo di raggiungere un livello
superiore di consapevolezza spirituale e di felicità.
Deepak Chopra ha anche
cercato di presentare le sue ricette di felicità come radicate in una
tradizione spirituale secolare. In questa chiave si è accostato - anche
tramite la narrativa - alla simbologia, oggi di moda, del Graal e della
Tavola Rotonda. Dal ciclo arturiano ha ricavato un corso di spiritualità
in venti lezioni, pubblicato nel 1995 con il titolo The Way of the
Wizard, che ha
ottenuto un notevole successo di vendita in tutto il mondo. I critici più
attenti potranno peraltro notare come alcuni degli insegnamenti di
Merlino al giovane Artù - che Deepak Chopra ricorda e commenta - non
siano particolarmente "tradizionali", in quanto sono ignoti
alle fonti medievali e derivano invece dal film a cartoni animati della
Walt Disney La spada nella roccia, che il medico indiano conosce
evidentemente piuttosto bene. Peraltro, se alcuni degli insegnamenti di
Deepak Chopra possono sembrare banali - quando raccomanda, per esempio,
di seguire una dieta equilibrata o di fare un po' di moto dopo i pasti -
non si deve dimenticare che la stessa medicina ayurvedica è vissuta in
India in un rapporto di continuo interscambio con dottrine di tipo
occultistico o esoterico, e in particolare con una "alchimia
interna" di tipo magico-sessuale.
Venuto in Italia nel 1997 sull'onda del successo - anche nel nostro
paese - dei suoi libri, Deepak Chopra ha scandalizzato i new ager
nostrani con dichiarazioni come: "La miseria non aiuta a essere
spirituali. I poveri pensano ai soldi più dei ricchi".
Al di là della provocazione, emerge qui l'individualismo radicale
tipico del Next Age: l'accesso alla consapevolezza è un obiettivo
individuale, non sociale, e i poveri - molto semplicemente - non sono
nelle condizioni psicologiche (e materiali) per potere perseguire questo
obiettivo. Da un certo punto di vista, come si vede, il Next Age di
Deepak Chopra è veramente "nuovo" per la sua rinuncia
scandalosa all'utopia. Da un altro punto di vista, autori come Deepak
Chopra dicono semplicemente in modo aperto quello che nel New Age molti
già pensavano.
d) Aspetti
sociologici
Dal punto di vista
sociologico il Next Age si presta a due osservazioni, necessariamente
preliminari dal momento che è difficile osservare una realtà in piena
formazione ed evoluzione (dopo tutto, le prime ricostruzioni
sociologiche del New Age sono avvenute a oltre vent'anni dai suoi
esordi).
Anzitutto, si può
osservare come la figura del network - che descrive adeguatamente
il New Age - si applica male al Next Age. Certo, anche i maestri del
Next Age collaborano qualche volta tra loro: per esempio l'università
privata aperta alle Hawaii da Anthony Robbins ha invitato tra i suoi
docenti Deepak Chopra. Ma in realtà - in un mondo dove si insiste sulla
ricerca della felicità individuale - difficilmente nascono vere comunità,
e i rapporti con ciascun maestro assomigliano piuttosto a quelli fra un
terapista - o un organizzatore di seminari motivazionali - di successo e
i suoi clienti. La formula - per usare i termini di Rodney Stark e
William Sims Bainbridge - è quella del client cult, del
"culto di clientela", e non quella del vero e proprio cult
movement, "movimento religioso".
Più che di un network si può parlare di un arcipelago, dove le
isole hanno qualche cosa in comune fra loro ma non comunicano
necessariamente né continuamente. Al centro di ciascuna isola
dell'arcipelago Next Age non c'è la figura tipica del leader
religioso, ma piuttosto quella del terapeuta o del fornitore di servizi.
Personaggi come Deepak Chopra mettono in primo piano la laurea in
medicina, non il radicamento (che pure esiste) in una tradizione
indiana, e il loro abbigliamento preferito consiste non nella tunica
tradizionalmente associata al guru ma nella giacca e nella
cravatta (possibilmente "firmate"). Tutto questo rende - in
linea di principio - più difficile prevedere l'evoluzione di questo o
quel gruppo del Next Age nella direzione di un nuovo movimento religioso
(come è invece avvenuto per il New Age). Meno improbabile è che
persone formatesi nell'ambiente del Next Age possano aderire a nuovi
movimenti religiosi che insistono sul potenziale umano e sul suo
sviluppo tendenzialmente illimitato. Questi movimenti - come la Chiesa
di Scientology
o il
Movement for Spiritual Inner Awareness (MSIA), per citare due esempi
peraltro diversissimi fra loro - sono molto più antichi del Next Age,
che - semmai - si è talora servito di alcune loro idee, temi e slogan.
L'arcipelago del Next
Age permette anche una considerazione sociologica, per così dire, più
impegnativa. Uno dei temi più studiati nella sociologia delle religioni
- particolarmente in questi ultimi anni, con l'approssimarsi dell'anno
Duemila - è quello degli esiti del millenarismo "quando la
profezia fallisce". Se
è vero che la maggioranza degli studi riguarda il millenarismo
catastrofico, proprio la crisi del New Age ha attirato un'attenzione di
tipo nuovo sugli esiti di forme di millenarismo progressista quando le
loro profezie (ottimistiche) non si verificano. Se si volesse esplorare
a fondo questa ulteriore problematica, sarebbe forse necessario
allargare l'orizzonte e studiare - più ampiamente - le possibili
trasformazioni di movimenti religiosi che (come i millerarismi
progressisti) si trovano - dopo qualche decennio o qualche secolo di
vita - a dovere fare i conti con una certa difficoltà di riproporre
grandi prospettive di rinnovamento cosmico, o sociale, di cui continuano
a non manifestarsi segni o sintomi empiricamente verificabili. Un certo
numero di tradizioni religiose e spirituali ha così conosciuto una fase
di involuzione individualistica, nel corso della quale ha ridotto a
ricette per la felicità e la salute individuale quelle che alle origini
si presentavano come proposte spirituali per la salvezza del mondo e la
redenzione della storia. Naturalmente - a seconda delle idee tipiche
della tradizione religiosa di partenza - gli esiti di queste riduzioni
individualistiche possono essere, in concreto, molto diversi.
L'attenzione alla felicità e al benessere dell'individuo rimane però,
in un certo senso, comune. Questo significa che l'attuale Next Age non
soltanto ripete, partendo dal New Age, un itinerario storicamente noto,
ma anche può attingere suggestioni, temi e ricette da altri fenomeni e
correnti molto più antiche (con cui ha in comune appunto il trovarsi a
valle di un processo di riduzione individualistica di temi utopistici).
A titolo di esempio -
senza pretendere di offrire una lista esaustiva - il Next Age utilizza
materiale che proviene da almeno cinque precedenti processi di riduzione
individualistica di tradizioni filosofiche e religiose, processi di cui
- nel suo rapporto con il New Age - ripercorre in qualche modo
l'itinerario:
a) Non si può
anzitutto omettere di menzionare il processo di riduzione
individualistica a cui è stato, nei secoli, sottoposto il tantrismo.
Certo, la problematica relativa al tantrismo è estremamente complessa,
e non può essere adeguatamente affrontata, neppure per accenni, in
questa sede. Non manca chi ritiene la stessa nozione di tantrismo
equivoca, impossibile da delimitare, o addirittura in gran parte
inventata da orientalisti occidentali.
Peraltro la tradizione che viene comunemente chiamata - almeno in
Occidente - tantrismo ha esercitato una indubbia influenza sui maestri
del Next Age, in particolare su Deepak Chopra. Il medico indiano parte
infatti dalla medicina ayurvedica, che in epoca tardo-medioevale è
stata ampiamente influenzata dalle tecniche tantriche (delle quali si
era originariamente presentata piuttosto come rivale). Si è sostenuto
che il tantrismo come oggi lo conosciamo - non soltanto in Occidente, ma
anche in India - è un tantrismo tardivo, in cui l'interesse si
è gradatamente spostato dai problemi cosmologici e dalle corrispondenze
fra il microcosmo e il macrocosmo a una concentrazione su tecniche, in
cui giocano un ruolo importante la sessualità, l'alchimia di
laboratorio e la respirazione, che dovrebbero assicurare a chi le
utilizza poteri straordinari, una salute perfetta e - tendenzialmente -
l'immortalità. Il
tantrismo avrebbe così precisamente subito un processo di riduzione
individualistica, fino a giungere alla sua forma attuale che è appunto
quella influente sul Next Age.
b) Nell'Ottocento il
mito del progresso ispira diverse forme di millenarismo progressista sia
all'interno del protestantesimo, sia del mondo laico. Il protestantesimo
liberale è una religione dei buoni sentimenti, di cui si assicura che
finiranno per addomesticare la ferocia degli uomini assicurando la pace
e l'armonia universali, mentre le malattie e le povertà saranno
progressivamente sconfitte dalla scienza. Negli anni in cui il
fondamentalismo diffida della scienza moderna - di cui teme le
implicazioni teologiche - il protestantesimo liberale la abbraccia
invece con fervore ed entusiasmo. Quando le promesse del protestantesimo
liberale tardano a realizzarsi su scala sociale, si afferma con grande
successo una sua versione individualistica e privatistica, il New
Thought ("Nuovo Pensiero"). Il New Thought afferma che non la
società, ma l'individuo può diventare capace di sconfiggere
l'infelicità, la povertà e la malattia sviluppando le capacità del
pensiero e della mente di influire sulla realtà. Rimane un riferimento
al cristianesimo, in quanto Gesù Cristo avrebbe per primo dimostrato in
modo esemplare e perfetto - con la sua vita, i miracoli, e la stessa
resurrezione - come non vi siano limiti ai poteri di una mente
totalmente libera e, quindi, totalmente padrona della realtà che la
circonda. Dalla stessa radice del New Thought nasce anche la Christian
Science, che tuttavia se ne distacca in quanto rifiuta - anzi, denuncia
come dannoso - qualunque tentativo di una mente umana di influenzarne
un'altra, e insegna - nel quadro di un sistema metafisico e religioso più
sofisticato - che è la mente sovrana di Dio a garantire guarigione e
benessere. Gli uomini possono, al massimo, operare per sgomberare gli
ostacoli che ciascuno inconsciamente frappone all'azione liberatrice
della mente divina.
Di qui l'interesse tipologico per la Christian Science - nonostante il
declino nel numero dei suoi fedeli - in tempi di Next Age. Quest'ultimo
appare peraltro più direttamente influenzato dai piccoli movimenti del
New Thought, dove la conquista della guarigione e del benessere grazie
alla forza del pensiero - in un contesto più o meno vagamente
spirituale - offre ricette certamente più semplici e dirette.
c) Nel mondo laico
ottocentesco il mito del progresso non era meno forte che nel mondo
protestante liberale. Il progresso doveva essere assicurato non soltanto
dalla scienza, ma anche dall'avanzata universale dell'istruzione e della
democrazia, che avrebbero sconfitto - insieme con le malattie - la
povertà e le guerre. Lo sviluppo dell'economia e numerosi conflitti si
incaricarono di smentire questa visione rosea del futuro, a cui il
dramma della Prima guerra mondiale assestò un colpo decisivo.
L'ottimismo sociale laico si trasforma però in ottimismo individuale
nel movimento del pensiero positivo, che costituisce una delle
influenze più evidenti sul Next Age ed è alle origini del precursore
immediato di quest'ultimo, il movimento del self-help.
Gli esponenti più tipici del pensiero positivo sono Napoleon Hill
(1883-1970) negli Stati Uniti
ed Émile Coué (1857-1926) in Europa.
Molti anni prima delle versioni canore di Jovanotti, Napoleon Hill
insegnava nel suo best seller internazionale Think and Grow
Rich, del 1936,
che "pensando positivo" è possibile diventare sani,
felici e ricchi. E' sufficiente rimuovere sistematicamente dal pensiero
le "negatività" che ci rendono infelici, e attendere
con fiducia la realizzazione dei nostri desideri riaffermati con vigore.
Per Napoleon Hill "i pensieri sono cose" e "il
desiderio può essere trasmutato in oro: la ricchezza inizia con uno
stato della mente". La
tecnica suggerita da Napoleon Hill ricorda i magnetizzatori
ottocenteschi: pensando in positivo "i nostri cervelli diventano
magnetizzati dai pensieri dominanti che manteniamo nelle nostre menti e,
tramite mezzi con i quali nessun uomo ha veramente familiarità, questi
`magneti' attraggono verso di noi le forze, le persone, le circostanze
della vita che si armonizzano con la natura dei nostri pensieri
dominanti". La
spiegazione non rinuncia a un riferimento in qualche modo
"spirituale", sia pure laico: "quando la fede si
mescola con il pensiero, il subconscio immediatamente raccoglie la
vibrazione, la trasforma nel suo equivalente spirituale e la trasmette
all'Intelligenza Infinita", che si incarica di trasmutare
alchemicamente il pensiero positivo nell'oro della realtà.
Quanto a Émile Coué, la sua tecnica insiste sull'autosuggestione e nel
ripetere ogni mattina davanti allo specchio, incuranti delle smentite
del mondo esterno: "Ogni giorno vado di bene in meglio".
In Francia l'espressione "metodo Coué" è passata in
proverbio, per indicare l'atteggiamento di persone che non vogliono
accettare le smentite che la realtà apporta alle loro illusioni. In
realtà, al di là delle caricature, Émile Coué offre - nella Francia
laicista dei maestri di scuola anticlericali che avrebbero dovuto
sconfiggere, insieme alla religione e all'ignoranza, le divisioni e le
guerre - una versione europea del pensiero positivo americano, che ha
esercitato una notevole influenza.
d) Il New Thought, in
linea di principio religioso, e il pensiero positivo, in linea di
principio laico, hanno molto in comune. Un autore la cui influenza sul
Next Age (e sul precedente self-help)può essere difficilmente sopravvalutata è il pastore metodista - più
tardi presbiteriano - statunitense Norman Vincent Peale (1898-1993), Nel
1952 questo pastore protestante americano pubblica uno dei best
seller del secolo, The Power of Positive Thinking.
Sintesi perfetta delle idee di Napoleon Hill e del New Thought, il libro
insegna che la felicità si può raggiungere "semplicemente
praticando un pensiero felice".
Giacché Norman Vincent Peale è un pastore protestante, tuttavia, il
pensiero positivo non è semplicemente una ricetta laica: accanto alla
visualizzazione è necessaria la "preghierizzazione" (prayerization)
della felicità. A differenza di Émile Coué, Norman Vincent Peale non
insegna a ripetere ogni mattina "sono felice", ma
suggerisce di "ripetere ad alta voce" affermazioni del
tipo: "Dio sta riempiendo la mia mente di coraggio, pace,
fiducia in me stesso. Dio mi sta proteggendo da ogni danno", e
così via.
Praticando queste tecniche, non si diventerà più felici, ma anche più
sani e perfino più belli: alle donne il pastore americano promette che
"Dio gestisce un salone di bellezza".
A differenza di Napoleon Hill - che affermava di avere studiato il
successo dei grandi capitani d'industria degli Stati Uniti - Norman
Vincent Peale assicura che il pensiero positivo, così come lo espone,
non è altro che "la formula contenuta negli insegnamenti di Gesù".
Con il prestigio che gli deriva da relazioni ad alto livello con la
politica americana - fu amico e consulente apprezzato di diversi
presidenti degli Stati Uniti - e da un apprezzabile impegno per la
libertà religiosa nel mondo, Norman Vincent Peale rimane un autore di
straordinaria influenza anche al di là dell'area linguistica anglofona.
Il Next Age ne riprende spesso le formule, senza troppo curarsi della
sua auto-presentazione come semplice, fedele interprete della Bibbia.
e) Almeno perché si
tratta dell'ambiente in cui si è formato - come si è accennato - uno
dei più importanti maestri del Next Age, Anthony Robbins, occorre
almeno fare un cenno al tentativo di riduzione in chiave
individualistica e psicologica di una parte dell'esoterismo
contemporaneo operato dalla già citata Programmazione Neuro-Linguistica
(PNL) di Richard Bandler e John Grinder. Largamente ispirata dalla
psicologia (e dalle tecniche ipnotiche) di Milton H. Erickson
(1901-1980), la PNL è spesso intesa semplicemente come una delle tante
nuove psicoterapie, particolarmente attente ai bisogni reali della
persona e critiche nei confronti del materialismo e del meccanicismo
tipici di un'ampia parte della psicologia moderna. In realtà, tuttavia,
la PNL - particolarmente in Europa - mantiene un costante interscambio
con ambienti esoterici, e i suoi fondatori pretendono - per la prima
volta dopo il Rinascimento - di avere compreso la "struttura
della magia" e di essere in grado di mettere quanto di
effettivamente vero e valido si trova nella tradizione esoterica al
servizio dell'individuo e dei suoi bisogni, precisamente tramite una
riduzione di tipo psicologico.
Si può certamente osservare che l'ambizioso progetto della PNL non è
riuscito a trasformarsi in un movimento internazionale come il New
Thought o il pensiero positivo, né i suoi fondatori hanno raggiunto la
fama di un Norman Vincent Peale. Peraltro - proprio tramite Anthony
Robbins e il Next Age - le idee della PNL hanno oggi raggiunto un
vastissimo pubblico, che difficilmente potrebbe avere accesso ai testi
complessi e raffinati di Richard Bandler e John Grinder.
Come si vede il Next
Age - fenomeno relativamente nuovo, sul cui futuro è difficile fare
previsioni - non manca di un retroterra culturale e storico che
continuamente gli offre materiali da rielaborare. Il suo punto di
riferimento non è costituito soltanto dal New Age, di cui costituisce
una trascrizione radicalmente (talora perfino brutalmente)
individualistica, ma anche da altre - per qualche verso analoghe -
riduzioni individualistiche di forme filosofiche o religiose che, nel
corso dei secoli, hanno offerto ricette più o meno
"spirituali" all'eterna aspirazione di ogni persona umana a
una vita più piena, più felice, e possibilmente anche più lunga. Per
la fede cristiana il Next Age può essere perfino più insidioso del New
Age, di cui del resto ripropone le idee di fondo. Il New Age, infatti,
coltivava almeno il sogno di un mondo liberato dal male e dall'infelicità,
obiettivo generoso anche se perseguito con mezzi inadeguati o sbagliati.
Nel Next Age cade anche il velo dell'utopia, e l'aspirazione a vivere
individualmente uno stato superiore di consapevolezza e di felicità si
rivela apertamente per quella forma di narcisismo spirituale che era
forse sempre stata.

TOP
|