È fuori dubbio che nella storia della
Cavalleria, non vi fu mai Ordine cavalleresco che ebbe nel breve arco
della sua vita tanta rinomanza, potenza e ricchezza, come avvenne per
l'Ordine del Tempio, tanto che a sette secoli dalla sua soppressione,
continua ad emanare il suo fascino sugli uomini dei nostri tempi, i
quali attraverso una serie di Ordini, gradi rituali, si riallacciano
alla mitica tradizione. La nascita ufficiale dell'Ordine del Tempio si
ebbe nel 1118, allorquando un cavaliere crociato di nome Ugo de' Pagani,
originario di Nocera dei Pagani, in Provincia di Salerno, unitamente al
cavaliere francese Goffredo de Saint-Omer, raccolse una squadra di nove
cavalieri armati, per i quali ottenne dal Patriarca di Gerusalemme e dal
Re Baldovino, l'autorizzazione a purgare la Terra Santa dal banditismo
ed a difendere la fede di Cristo. Questo gruppetto di
cavalieri, adottò
la regola di S. Agostino, facendo solenne promessa di castità coniugale,
povertà ed obbedienza ed assumendo l'onere e l'onore di difendere i
pellegrini. A questi nove cavalieri del Tempio si unì Bernardo di
Chiaravalle, uno degli uomini più straordinari del suo tempo,
considerato dai contemporanei, eccezionale Taumaturgo. Nel 1128, inviati
dal Patriarca Stefano di Gerusalemme, il Papa Onorio II ricevette Ugo de
Pagani ed i suoi cavalieri, che richiesero al Pontefice il
riconoscimento dell'Ordine e la concessione di guarentigie. Papa Onorio
con suo breve, li inviò al Concilio di Troyes dove il Cardinale Matteo
Albanese diede incarico a Bernardo abate di Chiaravalle di predisporre
la regola dell'Ordine, Bernardo era l'uomo adatto all'erezione
dell'Ordine del Tempio, ad additargli la missione ed a fargliela
apprendere. Questi insegnamenti e questa missione sono rimasti segreti,
anche se emergono potentemente dagli storici avvenimenti vissuti
dall'Ordine. Il Pontefice assegnò al cavalieri, per abito, la veste
bianca di lana a forma di manto ed il Patriarca di Gerusalemme autorizzò
a fregiarsi di una croce rossa patriarcale di colore vermiglio,
Successivamente nel 1163, allorché l'Ordine, con la Bolla Papale,
divenne Sovrano ed indipendente, il simbolo di cui i cavalieri si
fregiavano fu modificato in una croce rossa patente che i cavalieri
portavano ricamata sul mantello, all'altezza della spalla sinistra. La
Croce Templare di spalla, anche se mal riprodotta, deriva dalla croce
celtica, composta geometricamente da linee curve, a volte disegnata ad
angoli acuti, come le croci delle vele della marina di lungo corso
portoghese, con piede ramponato. Sono state anche notate croci fiammate.
Questa allegoria sarebbe un richiamo alchimistico, in quanto l'alchimia
fu certamente praticata nell'Ordine del Tempio. Non è peraltro da
escludersi che queste croci avessero un significato che serviva a
distinguere coloro che le portavano e costituivano, per gli Iniziati, un
grado segreto nell'Ordine Motto dell'ordine fu: "NON NOBIS DOMINE, SED
NOMINE TUO DA GLORIAM" che veniva riportato sul vessillo nero e bianco
con la croce patente vermiglia. Furono cinque le grandi battaglie
storiche che rappresentano le pietre miliari della gloria Templare: la
difesa di Gaza (1171), la battaglia di Tiberiade (1187), il sacrificio
di Damianetta (1219), l'epopea di Marsourah (1250), il Martirio di
Sephet (1262). Storicamente l'Ordine del Tempio rappresenta il risultato
del processo di incivilimento dell'Occidente, già da tempo in atto. In
Occidente la missione dell'Ordine è costituita dalla difesa della terra
Santa, quale strumento di potere per essere conosciuto ed apprezzato nel
mondo occidentale; proprio per questa difesa deriva l'elargizione dei
doni da varie parti. Questi doni andavano a costituire il tesoro
dell'Ordine, in quanto la Regola autorizzava i Templari al possesso di
terre, case e persone, per metterle a frutto. I Templari, sui territori
ad essi affidati, assicuravano agli artigiani ed al costruttori
particolare protezione, ottenendone in cambio franchigie a loro favore.
L'Ordine del Tempio, che già gode di particolari privilegi concessi
dalla Chiesa rispetto al potere secolare, finisce con l'ottenere dal
Papato anche particolari privilegi nei confronti del clero secolare,
svincolandosi in tal modo da ogni potere e divenendo di fatto uno stato
nello stato. Il nucleo base dell'Ordine è rappresentato dal Monaci
Cavalieri, che ne costituiscono il nucleo centrale. Questi erano
sottoposti ad un noviziato imposto dalla Regola, anche se la durata era
stabilita dal Maestro. Questo particolare rende evidente che i neofiti
erano tenuti a passare attraverso un rituale iniziatico, diversamente il
periodo di probazione avrebbe dovuto avere una durata prestabilita.
Dagli scritti di Bernardo di Chiaravalle, non si rileva che al monaci
cavalieri venisse richiesta una nascita nobile. I cavalieri del Tempio,
che erano destinati alla Milizia e non al monacato, dovevano essere di
nascita nobile o di buona famiglia. Questi servivano l'Ordine in qualità
di fratelli laici, non pronunciavano voti ma erano tenuti a delle
promesse di obbedienza. Sia i Monaci cavalieri che i cavalieri laici,
indossavano i medesimi abiti, obbedivano agli stessi ordini, avevano
apparentemente i medesimi doveri religiosi e civili, anche se al loro
interno esisteva un collegio di iniziati, di dirigenti e di dignitari.
La struttura esterna dell'Ordine era molto complessa, tanto che molti
aspetti non sono ancora noti. Esso era suddiviso in due parti che pur
incontrandosi restavano ben distinte: l'Oriente nel quale i Templari
costituivano una armata di guerra e l'Occidente per il quale
rappresentava un fattore di pace e di civiltà. Al vertice dell'Ordine
del Tempio vi era il Gran Maestro, capo indiscusso, il quale secondo la
regola, doveva avere a portata di mano, sia il bastone che la frusta. È
noto che il Gran Maestro aveva, come simbolo della sua dignità, un
particolare bastone, chiamato "ABACUS" terminante in una piattaforma
quadrata sor montata da una sfera. Sul piano simbolico, questo bastone è
un regolo e rappresenta il bastone vivente di Aronne, volendo indicare
che il Gran Maestro è un Maestro di costruttori. In questo sia pur
rapido excursus nella mitica storia dell'Ordine del Tempio, non è
possibile non esaminare, sia pure in maniera molto sintetica i tanto
sbandierati rapporti fra cavalieri Templari ed iniziati mussulmani che
avrebbero portato financo a patti di sangue. Il Lawrence nella sua opera
dal titolo "I SETTE PILASTRI DELLA SAGGEZZA", ha dimostrato in maniera
esauriente che la concezione delle fortezze militari dell'Ordine di
Malta era perfettamente occidentale, così come peraltro lo era, sia pure
con qualche influenza bizantina, quella Templare, quindi non mussulmana.
Va ancora ricordato come la cura gelosa posta dagli islamici nel portare
a morte Ospedalieri e Templari catturati, è sufficiente a mostrare che
questa presunta intesa non avesse nulla di cordiale. L'esercito Templare
combattè senza tregua per più di duecento anni, caratterizzandosi
principalmente per la sua abilità nelle armi, per la disciplina e la
cura del suo addestramento. Come non ricordare infine, che dei
venticinque Grandi Maestri susseguitisi nel tempo, ben sei di essi
morirono in combattimento. Ad ogni buon fine, va considerato che
nell'Ordine non vi erano i soli cavalieri e se fra questi vi era
disinteresse per i problemi di filosofia coranica, non può escludersi
che i cavalieri monaci vi mostrassero interesse. Peraltro va ricordato
che l'Oriente di quel periodo era un gran crogiuolo, nel quale si
incontravano dottori ebraici, filosofi Gnostici, Cristiani Nestoriani e
Sufi musulmani. Non si possono escludere, fra iniziati di scuole
diverse, scambi di idee. Come stabilire l'origine dei vari simboli
gnostici, che ritroviamo in molte costruzioni Templari? Come non
ricordare la simbologia riportata nel sigillo del Tempio apposto su di
un documento del Precettore dell'Ordine per la Francia? In essa leggiamo
le parole: "SECRETUM TEMPLII" che circondano una persona avente i piedi
a testa di serpente e la testa somigliante a quella di un gallo, simbolo
questo che gli gnostici chiamarono: ABRAXAS. Non è una novità che alcuni
Templari si diedero allo studio dell'alchimia, Come è dimostrato dal
Baphomet. D'altro canto essi in oriente, queste dottrine non poterono
apprenderle che dal Sufi Persiani. Nonostante quanto abbiamo esposto,
non è possibile stabilire alcuna prova certa di rapporti intercorsi fra
cavalieri Templari, Sufi, Alchimisti ed appartenenti ad altri gruppi
esoterici. Salomone, Maestro della saggezza egiziana, costruì il Tempio
"a Maggior gloria dell'Eterno". I cavalieri del Tempio a loro volta,
eressero cattedrali "per la maggior gloria del Nome del Signore". Perché
l'Adepto facendo parte dell'Ordine non doveva curare la trasmutazione
umana, operando nell'Atanor del grande Tempio dello Spirito Santo? La
potenza e l'entità delle ricchezze accumulate dall'Ordine, stimolarono
in FILIPPO IL BELLO, Re di Francia, odio e cupidigia. Questi ritenendo
di poter utilizzare l'appoggio del Vescovo di Bordeaux, il quale
mediante il suo aiuto era stato elevato al Soglio Pontificio, scatenò
una campagna denigratoria contro l'Ordine, imponendo al suoi ben onerose
tasse, in violazione alle concesse immunità. Una manifestazione
certamente predisposta da provocatori, offrì al Sovrano l'occasione per
accusare i cavalieri del Tempio di lesa maestà. Non servirono a nulla le
scuse offerte inizialmente dal Gran Maestro e successivansente le sue
proteste. Proseguiranno in Francia i processi ai Cavalieri Templari,
anche senza l'assenso del Papato che al momento, non aveva alcun
interesse a condannare un Ordine tanto glorioso, che aveva protetto.
Successivamente però, anche da Avignone venne l'ordine di Papa Clemente
V a processare i Templari. Riguardo all'ultimo Gran Maestro GIACOMO DE
MOLAY, che pure era stato processato ma poi graziato e messo in libertà,
nel corso di una pubblica funzione alla quale era stato invitato ad
assistere, vennero lette le sue pretese confessioni. Seguì la ribellione
del Gran Maestro, il quale rinnegando quanto veniva letto, affermò
trattarsi di infamie, in quanto l'Ordine, mai si era macchiato delle
colpe delle quali veniva accusato. Affermava indignato, che sempre i
Cavalieri del Tempio erano rimasti fedeli alla Regola ricevuta, a Cristo
ed al Cattolicesimo. Venne di nuovo arrestato ed il 28 marzo 1314,
bruciato a fuoco lento, come un eretico. Giacomo De Molay, nel corso del
supplizio non si stancò di rinnegare ogni colpa addebitata all'Ordine,
accusando di mendacio i suoi aguzzini ed invocando la Giustizia Divina.
L'ingiustizia commessa dal trono alleato alla Tiara, nel distruggere il
glorioso Ordine del Tempio e nel sacrificio del Gran Maestro De Molay e
dei tanti Templari, grida vendetta dinnanzi al Dio di Giustizia ed
insegna agli uomini come queste due potenze terrene, non hanno alcun
contatto con l'Entità Superiore, ma rappresentano solo gli aspetti più
deteriori dell'Uomo.