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"STRADA DE HOSPITALI CRUCIS BRANDELIANE UNDE
VENIUNT CAFAGNINI…"
L'intero primo
millennio scorre avvolto da una fitta cortina di nebbia: non filtra
alcuna notizia, sebbene sia facile presumere che la calata dei barbari
fatta di continue scorrerie non sia stata indolore neppure nelle nostre
zone. Arriviamo così nell'anno 1000.
I documenti riguardanti l'epoca ci mostrano un'amanità in perenne
fermento, un'umanità che si sposta e viaggia con un flusso incessante e
continuo: è il
periodo dei pellegrinaggi e delle crociate. Con i primi
scambi commerciali interregionali, determiati dal progressivo espandersi
delle colture delle campagne e dall'allargamento di tutte le attività in
genere, vengono gettate le basi del futuro assetto economico. Da ciò
nasce l'esigenza di garantire, soprattutto nelle zone non abitate, la
percorribilità e la sicurezza delle strade.
Sorgono così, con lo scopo di fornire validi centri di assistenza, di
ricovero e di controllo, monasteri, abazie e spedali. Può risultare
difficile per noi abituati ad una visuale settorializzata immaginare
quante e quali fossero le peculiarità e le attività di uno spedale. Era
una micro struttura autosufficiente, una strana, complessa fusione di
componenti sociali, spirituali e materiali regolamentate da norme ben
precise.
Dopo questa premessa, necessaria per capire a fondo i motivi
del sorgere ed il funzionamento di tali strutture, veniamo ai fatti che
ci riguardano. Sono notizie scarse ma significative, tanto da farci
comprendere che in quell'epoca Prunetta, o meglio il luogo ove essa
sorgerà in futuro, risultava un passo appenninico di notevole
importanza. Qui tra la valle del Vincio di Brandeglio e la valle della
Liesina, vero crocevia della zona, fu eretto uno spedale. Di sicuro,
oltre al nome, "hospitale crucis brandeliane" (derivante dal luogo ove
sorse) sappiamo che fu fondato per volere dei conti Guidi, possessori di
molti beni e palazzi a Pistoia e nel contado, che in quel periodo
signoreggiavano su Piteglio. Fu posto di tappa indispensabile sulla via
che da Pistoia si dirigeva verso la Garfagnana (strata unde veniunt
carfagnini) ma soprattutto rappresentò uno sbocco viario di importanza
interregionale: resse infatti con la pieve di Lizzano (già menzionata in
un diploma di Ottone III del 25 febbraio 998) l'itinerario
cronologicamente più antico (pare fosse già conosciuto in epoca
longobarda) di cui abbiamo notizia, che congiungeva le cittò di Pistoia
e di Modena attraverso La Lima . Rappresentò per i mercanti pistoiesi,
ormai presenti sui mercati talvolta in competizione con quelli
fiorentini, l'opportunità di poter dare una risposta ad accresciute,
mutate esigenze, usufruendo di una rete viaria transappenninica sicura
ed efficiente, (per quanto lo consentivano le condizioni logistiche ed
epocali) avendo accesso con vie più brevi (favorite dalle
caratteristiche montuose e dalla rete idrica) a zne della pianura Padana
di grande interesse commerciale, soprattutto la Lombardia.
L'antico itinerario Pistoia-Modena su cui si innestava l'hospitale
crucis brandeliane segue,
rapportandolo alle attuali località, il
seguente tracciato: da Pistoia superava in pianura il torrente Ombrone e
aveva poi, in parte, un andamento analogo all'odierna s.s. 66 senza
toccare la sommità del valico di Le Piastre. Da Prunetta la via scendeva
a Piteglio e, aggirando il monte delle Lari, proseguiva ad est della
borgata Lolle per Migliorini; superato il Rio Pagano, raggiungeva S.
Marcello e si immetteva per Lizzano Pistoiese. Oppure con un percorso
più breve ma più impervio, da Prunetta proseguiva sul crinale fino al
culmine del monte Le Lari, per scendere nella valle del Limestre.
Tornando allo spedale non abbimo notizie certe sulla sua origine, le
prime documentazioni risalgono al secolo XI.
Nel marzo 1085 un tale "Rolandii de hospitali de cruce brandeliane…" fu
testimone di due atti di livello della canonica di San Zeno.
Successivamente nel gennaio 1090 il papa Urbano II in un "privilegium"
lo riconosce come dipendente dalla canonica di S. Zeno ricordando e
lodando, nel medesimo atto, i canonici che per spirito di carià e per le
necessità dei pellegrini avevano costruito ospizi dei quali fa un
minuzioso elenco e fra i quali figura anche il nostro. Scarse e
frammentarie sono nel corso dei secoli le notizie riguardanti lo spedale
della croce brandelliana. Lo troviamo menzionate negli statuti della
città di Pistoia nel 1107 e ancora nel 1125 per questioni di ordine
pratico, mentre nel 1182 , sempre negli statuti, citato con i terreni
annessi ed il mulino, ne viene dichiarata l'immunità. Nel 1185, Lucio
III sulla scorta dei precedenti privilegi papali ne conferma il diretto
controllo dei canonici . In seguito, sottratti ai vescovi quei diritti
in materia fiscale ed amministrativa sanciti e garantiti da una serie di
bolle papali, in cui nella forma l'una ricalcava l'altra, con
l'affermarsi del potere podestarile, ritroviamo lo spedale elencato nel
1296 sotto la giurisdizione del comune di Pistoia. Il podestà assumendo
l'incarico di difenderlo, lo annovera nell'elenco delle strade più
importanti che dovevano essere sorvegliate, per almeno tre giorni, prima
della festa di S. Bartolomeo riconoscendogli così una significativa
importanza, non solo come fondazione religiosa ma anche come impegno
civico. Non sappiamo invece in quale periodo lo spedale passò sotto
l'appartenenza dell'ordine dei templari, già possessori della mansione e
della chiesa di S. Giovanni a Pistoia, di cui seguì le sfortunate
vicende. Viene ipotizzata in questo lasso di tempo la costruzione della
cappella e del convento, sebbene nulla si sappia esattamente riguardo
alla sua consistenza edilizia. Con ogni probabilità, seguendo l'esempio
delle costruzioni ospedaliere dell'epoca, era costituito da un unico,
grande ambiente con caratteristiche architettoniche analoghe agli
edifici religiosi cui era collegato. Lo scadimento e la conseguente
rovina dello spedale della croce brandelliana sono sicuramente da
collegare alla caduta in disgrazia e poi allo scioglimento definitivo
dell'ordine dei templari , ma bisogna anche cosiderare che la sua storia
è sempre stata strettamente connessa alla storia della viabilità.
Sebbene lìassetto viario non subisce sostanziali variazioni nel periodo
comunale, tuttavia vennero apportaate modifiche per rendere ancora più
agibili e brevi gli itinerari esistenti. Mentre sul versante appenninico
di confine con Bologna nel 1219 cessarono le ostilità tra pistoiesi e
bolognesi rendendo libero il passo appenninico attraverso la via
Francesca della Sambuca, per quello che riguarda il nostro versante,
apprendiamo che venne redatto un documento datato 24 novembre 1225,
firmato da rappresentanti delle città di Pistoia e Modena nello spedale
di S. Jacopo in Lamola per cui.. "… Si decideva di concludere o
restaurare l'apertura di una strada che conducesse da Pistoia a Modena
passando per Lizzano e di là entrando nel modenese per Frignano sulla
schiena dell'Appennino e per altri luoghi per le quali ad ambe le parti
piacesse meglio tracciarla, con l'obbligo che tale strada fosse fatta
sicura per comodo dei mercanti…". Le notizie riguardanti lo spedale
della croce brandelliana si fanno ancora più confuse e rarefatte, ma ciò
non sorprende se si considera lo storico isolamento della montagna. Lo
troviamo solo negli elenchi della decima del 1296 . Nel 1312 il nostro
edificio con la mansione dei templari di Pistoia, passò all'ordine dei
cavalieri di Malta il cui ultimo Gran Priore fu uno dei principi Corsini
di Firenze. Dall'archivio della stessa illustre famiglia risulta che nel
XV secolo lo spedale era già da tempo abbandonato, tanto che in un
contratto d'affitto del 1484 si parla di "… una chiesa con spedale
diruto posto in un luogo appellato Prunetta…". Il rettore e custode
dello spedale, il quale aveva ormai assolto il suo compito da tempo,
perché l'edificio rimaneva chiuso, allivellò ad un certo Duccio de'
Cecchi la vastissima tenuta con selve, praterie e boscaglie
interminabili: territorio che si calcolava di 300 staia a seme precisa
il Mazzanti che a più riprese si è occupato delle vicende del paese. Tra
i patti si imponeva al livellare l'obbligo di costruirsi una casa. E' a
questo punto che la storia dello spedale si salda con quella di Prunetta
a cui dà vita con le sue stesse pietre. Alcune case del paese, le più
vecchie, recano ancora oggi stemmi e fregi incisi sui sassi a
testimoniare la loro appartenenza allo spedale come un marchio
d'origine. Qui finisce la storia e si innesta la leggenda, anzi le
leggende. Una di esse narra che lo spedale semi diruto servì da rifugio
per briganti, che, compiendo scorrerie in abito talare, vennero confusi
dai montanari per gli ultimi frati rimasti, il fatto valse al luogo il
nome di "Conventaccio". L'altra leggenda, ancora più atroce e tremenda,
viene tuttora narrata e tramandata oralmente. Poiché, come tutte le
leggende, ha un suo particolare fascino la trascriviamo integralmente
nella versione fornita dal Neppi Modena che fa una suggestiva, pittorica
descrizione dello scenario naturale in cui si svolse… "…dove ora è
questo ameno tappeto di smeraldi adorno, ergevasi, secoli e secoli or
sono, un grande convento. I monaci dominavano così, completamente, il
passo di Prunetta. Ed ecco che l'incauto viandante, varcato il Poggio
Bello sulla cui vetta si sarà soffermato ad ammirare la pianura
sottostante illuminata dai raggi rosati del mattino, o da quelli
infuocati del meriggio, o dai riflessi del tramonto, con Pistoia ai
piedi del colle e nella nebbiosa lontananza Firenze, doveva passare
dinanzi al convento; ma qui giunto l'infelice veniva ghermito, depredato
d'ogni suo avere, ucciso, e, particolare orribile ma la leggenda tiene a
questo suo tratto caratteristico, mangiato nel lieto simposio dei
conventuali. Un giorno i pastori, i boscaioli che abitavano nelle
capanne di Prunetta, ai piedi del convento, si sollevarono indignati,
riunitisi a gran numero dei montanari dei poggi circostanti, salirono al
passo, dettero fuoco al monastero, lo abbatterono, lo rasero al suolo e
con le pietre asportate costruirono le case di Prunetta. Al posto del
truce edificio ricrebbe l'erba, spuntarono i vaghi fieri montani e solo
quel resto di muraglia rimase a perenne ricordo e testimonianza".
Una cronaca dei primi del '900 ci descrive una situazione protrattasi
sino alla metà del secolo: "Dello spedale rimangono appena alcune tracce
che però minacciano di scomparire per la costruzione del campo sportivo
i cui lavori sono stati da poco iniziati. Si vedevano fino a poco fa due
file informi di macerie dovute alle pareti della chiesa rovinate. Altre
rovine facevano intravedere il luogo dove sorgeva lo spedale. Pochi
giorni fa negli scavi è venuto alla luce, insieme a molti scheletri, il
giro dell'abside della chiesa e un muro massiccio che doveva essere la
base del campanile".
Oggi di questa mansione dalla lunga e gloriosa storia non esiste più
niente. Durante i lavori di sterro per la costruzione degli attuali
spogliatoi, furono rinvenuti alcuni sacelli in pietra contenenti
scheletri, definiti da testimoni oculari, di dimensioni straordinarie.
Nulla è stato invece rinvenuto del favoloso, quanto fantomatico tesoro
appartenuto ai templari che ancora oggi la credenza popolare, vuole ben
nascosto dove "fiorisce il pruno bianco" in un cunicolo sotterraneo
celato ad ogni sguardo dallo strato d'erba più alto e più verde.
Del passaggio dei Templari a Prunetta non
rimane quasi niente a livello di testimonianze dirette, se non alcune
pietre scolpite che oggi si trovano sulle case del paese e che
probabilmente, al momento della realizzazione dei primo nucleo abitativo
del paese, furono rimosse dai resti dell'antico "Spedale di Croce
Brandegliana".
Nonostante ciò, sono in molti a sostenere che la presenza dell'ordine
abbia lasciato profonda testimonianza di sé, nelle leggende,
nell'assetto urbanistico dei luoghi, nella toponomastica, nella cultura
di coloro che sulla nostra montagna hanno vissuto durante i secoli.
In particolare dopo il settecento si verificano una serie di coincidenze
curiose che non possono non stuzzicare la fantasia.
Ne elenchiamo soltanto alcune:
La ricorrente presenza di S. Bernardo di Chiaravalle:
E' il 1707 (quattrocentesimo anniversario dell'inizio delle persecuzioni
dei Templari da parte di Filippo il Bello), quando a Piteglio viene
eretto un Oratorio dedicato a S. Bernardo;
qualche anno più tardi, a metà ottocento, Antonini, proprietario dei
fondi oggi noti con il nome Macchia Antonini, indica nelle proprie
volontà testamentarie che la "Festa alla Macchia" debba tenersi il 20 di
Agosto. Curiosamente quel giorno è dedicato a S. Bernardo di Chiaravalle.
Le testimonianze nell'architettura e nei simboli:
Lo stesso mausoleo della famiglia Antonini che oggi si trova presso
l'omonima Macchia è una costruzione a pianta ottagonale, unica per i
nostri luoghi e vagamente allusiva alle costruzioni poligonali della cui
edificazione i Templari sono stati maestri.
Ma le coincidenze non finiscono qui: la lapide tombale che custodisce le
spoglie dello stesso Antonini recano due tibie incrociate, ed è noto che
i Templari venivano sepolti con le gambe incrociate.
La toponomastica:
I nomi dei luoghi, sia a Prunetta sia nelle immediate adiacenze,
richiama spesso alla memoria quell'idea dell'oro che, nella cultura
medievale è la metafora dell'accesso ad un sapere superiore; esistono
così: le Chiavi d'oro, le Scalette d'oro…
E' anche possibile che lo stesso nome di Prunetta abbia una derivazione
templare.
E' infatti risaputo che l'Ordine ha contribuito in modo decisivo, nel
corso del Medioevo, al risanamento di zone paludose, malsane o infestate
da una vegetazione arborea selvaggia. Sono ricorrenti dunque, nei
toponimi templari, i richiami alla natura dei luoghi stessi.
Prunetta potrebbe essere la stortura di "Pruno" che nel gergo locale
significa spina.
Esistono tantissimi altri richiami che suscitano domande pressanti.
Ovviamente questa sintetica panoramica, che non è e non può essere in sé
esaustiva, non ha la pretesa di verità scientifica (sull'argomento sono
in corso studi più approfonditi), ma si pone come obiettivo il suscitare
l'attenzione di chi legge per offrire ai visitatori di Prunetta gli
elementi per una fruizione piena dei nostri luoghi. |