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La nascita degli Ordini Militari, nella storia del Monachesimo,
s'inserisce in un più vasto capitolo, segnato dalla forte esigenza di
rinnovamento della tradizionale esperienza benedettina, che aveva
raggiunto il suo massimo, opulento splendore ma inesorabilmente anche il
proprio inaridimento spirituale, con Cluny .
In questo fervore di
rinascita di antichi ideali cristiani, quali la povertà, si riflettevano
una generale evoluzione del sentimento religioso e la progressiva
attenzione prestata anche alla natura umana del Cristo - basti vedere
l'evoluzione nella raffigurazione del Crocefisso - che videro
naturalmente emergere, accanto alla rinascita "more patrum" di forti
esperienze eremitiche, l'esigenza nuova di unire al servizio a Dio
l'esercizio attivo della carità verso i fratelli: poveri, malati,
pellegrini...
E' in questa luce che va vista la nascita dei vari ordini Ospitalieri,
dai più importanti e conosciuti sino ai più piccoli e locali , e anche
quella dei cavalieri Templari che dovevano proteggere il viaggio di
quanti si recavano in pellegrinaggio in Terrasanta.
C'è tuttavia un aspetto del cavaliere Templare che occorre
sottolineare:
egli é un monaco ed è un cavaliere, realizzando di
fatto un paradosso. Egli infatti assomma in sè due delle tre ,ormai
classiche, funzioni sociali individuate ed
ampiamente studiate nelle
società indoeuropee dall'antropologo Georges Dumézil , e nelle quali si
articola anche la società medievale occidentale, e cioè: quella propria
degli "oratores", socialmente preminente, e quella propria dei "bellatores".
Uno dei rischi più insidiosi cui si espone chi affronti un evento
storico, soprattutto se così distante - nel senso più vasto del termine
- da noi, è quello di cedere alla tentazione di interpretarlo secondo le
categorie mentali proprie della cultura a lui contemporanea: alla luce
della nostra etica, che tende a vedere "colui che prega" come uomo di
pace per definizione, risulta sicuramente incomprensibile come potessero
convivere nella medesima istituzione due istanze così palesemente
contraddittorie, opposte fra loro, come quella religiosa e quella
guerriera. Ma nella società medievale occidentale del XII secolo, in cui
fiorisce il fenomeno degli Ordini Militari, era così ? e se tale
carattere di "mostruosità sociale" esisteva anche per la società loro
contemporanea, è lecito chiedersi se e quanto tale fatto possa
sotteraneamente aver inciso sulla storia e sulla tragica fine
dell'Ordine Templare, che fra tutti gli Ordini Militari era sicuramente
il più spiccatamente guerriero, come sancito già dalla bolla papale "Omne
datum otium" emessa da Innocenzo II nel 1139 che, senza riferimento
alcuno al servizio di protezione dei pellegrini, sottolinea come i
Templari , "immergendo le mani nel sangue dei miscredenti" le
consacrassero di fatto a Dio? Non abbiamo la pretesa di fornire risposte
ma solo spunti di riflessione, e proprio questa bolla papale - che segue
di pochi anni il concilio di Troyes (1128) che sancisce l'istituzione
dell'Ordine - ratificando autorevolmente lo status religioso dei
Templari, potrebbe indirettamente testimoniare della posizione
contraddittoria in cui di fatto si trovavano i monaci-guerrieri figli di
Ugo di Payns, piccolo nobile della Champagne infiammato da un amore
tutto cavalleresco e terreno di Cristo. Un amore che , dal momento che
la Chiesa vietava il passaggio dal Tempio ad altro Ordine religioso
monastico, pare rimanere nella considerazione ecclesiastica di un
gradino più basso rispetto a quello, puro e spirituale, di chi sceglieva
di servire il Nazareno fra le silenziose solitudini del "deserto", reale
o convenzionale che esso fosse, seguendo quella spinta assoluta di
ricerca del Cristo (che inizia già ad essere un po' meno Re ed un poco
più Redentore) che ha animato quella feconda stagione di rinascita del
monachesimo iniziata al volgere del millennio , di cui si diceva, e che
avrebbe portato via via Camaldoli, La Chartreuse, Cistercium...
Un amore dunque che aveva mani, seppure consacrate a Dio, troppo
grondanti sangue per non risultare imbarazzanti fra le mura di un
convento, riproponendo a suo modo l'antica contrapposizione fra la
militia Christi e la militia saeculi ( ricordiamo che fra i mestieri
illeciti proibiti ai chierici vi era anche quello del soldato, segnato
dal tabù del sangue). In realtà sarebbe interessante - e forse anche
stimolante e non così anacronistico - seguire lo svilupparsi del
concetto di "guerra", prima ancora che santa, "giusta", che da Aurelio
Agostino (" una guerra può dirsi giusta quando ci si propone di punire
una violazione del diritto... quando si tratta ad esempio di punire un
popolo che si rifiuta di riparare un'azione ingiusta" , tuttavia "colui
che è in grado di pensare alla guerra e sopportare questo pensiero senza
provare in sé un gran dolore, ha perduto veramente il senso umano" ) in
poi si è elaborato in una società, come quella occidentale, così
fortemente influenzata dal Cristianesimo, che sancisce l'irrinunciabile
condanna dell'omicidio come suprema colpa. Tale strada però ci
porterebbe assai lontano, giungendo fra l'altro a porci di fronte alla
necessità di analisi di un altro concetto evangelicamente "scandaloso",
e cioè quello di "pace ingiusta". Ci accontenteremo perciò di ricordare
come la Chiesa, nel tentativo di arginare la violenta turbolenza di una
feudalità già agli albori della sua crisi , si ponesse l'obiettivo di
convertirla al servizio di Dio, indirizzando tale potenziale aggressivo
all'esterno della Cristianità - e gli scritti sulla crociata di Bernardo
di Clairvaux stesso, padre spirituale del Tempio, non lasciano dubbi
circa il suo pensiero al proposito! - trasportando così su di un livello
universale, cosmico la lotta intima di ciascun credente contro il Male.
La guerra contro i non cristiani - infedeli, ma non dimentichiamoci gli
eretici che videro anch'essi armare contro di loro una crociata - così
acquistò un significato escatologico di "malicidio" che, appoggiandosi
più all'Antico Testamento che non al Nuovo - dove pure la Chiesa leggeva
" ... non veni pace mittere, sed gladium"(Mt 10,34) a dimostrazione che
non alla pace fra gli uomini Cristo si riferiva, ma esclusivamente a
quella con Dio - rendeva legittimo anche l'omicidio, che non solo non
era più una colpa ma diventata un servizio meritevole reso alla causa
divina. Nasceva così anche per il Cristianesimo la guerra santa -
paragonabile per certi versi alla jihad islamica tuttora esistente -
riassumibile nel pensiero di Bernardo: "Il Cavaliere di Cristo uccide in
piena coscienza e muore tranquillo: morendo si salva, uccidendo lavora
per il Cristo" e forse ancor più esemplarmente nell'ormai proverbiale,
giacché per noi inconcepibile, battuta attribuita da Cesario di
Heisterbach a Simon de Monfort di fronte all'eccidio dei cittadini
(catari e cristiani) di Béziers: "Uccideteli tutti: Dio riconoscerà i
suoi!" "Dio li distinguerà!".
Questo il panorama filosofico, dominato dal pensiero agostiniano per
il quale, nella guerra, ciò che è condannabile per il vero cristiano non
è tanto la morte di uomini comunque votati ad essa dalla loro condizione
mortale, quanto il colpevole desiderio di nuocere ai propri simili; è il
panorama restituitoci dai documenti scritti, di fatto riferibili in
genere solo a quella limitata cerchia di esseri umani - costituita quasi
esclusivamente dai rappresentanti colti dell' alto clero - che finisce
con l'essere l'unica di cui spesso si ha testimonianza diretta ,al punto
da scordare talvolta quanto poco rappresentativo campione dell'intera
società essa fosse.
Non ci è dato sapere quali fossero in realtà i pensieri e i
sentimenti al riguardo della restante popolazione, se non attraverso
quelle che potremmo definire "prove indiziarie": la voce, sia pure
pressoché isolata, di Pier Damiani, camaldolese (1007-1072) che
sosteneva come "in nessuna circostanza è consentito prendere le armi per
la difesa della fede della Chiesa Universale; ancor meno gli uomini
possono dar battaglia per beni terrestri e transitori" (Patr. Lat.,
CXLIV ); la testimonianza muta ma eloquente di quanti, tornati dalla
Crociata e segnati nell'intimo dall'esperienza vissuta, davanti al
notaio si spogliavano dei beni materiali per votare la propria vita a
Dio; infine le defezioni che, nonostante la formale proibizione della
Chiesa, dai ranghi del Tempio condussero numerosi Templari a spogliarsi
della loro anima guerriera per divenire monaci a tutti gli effetti - un
esempio eccellente per tutti: il terzo Gran Maestro dell'Ordine Everardo
des Barres (1149 - 52) che decise di entrare a Clairvaux.
Eppure, al di là di crisi di coscienza da una parte e fanatismi
(perlomeno fino alla definitiva perdita di Gerusalemme, da poco
riconquistata, nel 1244 e che venne letta da molti come drammatico segno
dello sfavore di Dio), incrollabilmente convinti dell'alleanza divina
dall'altra - non recitava forse il proverbio: arrogante, superbo come un
Templare? - questi temibili guerrieri votati a Dio dovevano esercitare
già tra i loro contemporanei parte di quel fascino che avrebbe fatto
sopravvivere la loro leggenda fino a noi, se il poeta Wolfram von
Eschenbach nel suo Parzival(1200 - 1210) decise di chiamare Templari i
Cavalieri del Graal - e nel descrivere il loro Castello secondo alcuni
s'ispirò al monastero cistercense di Clairvaux - e davvero, non
riusciamo ad immaginare più nobile cavalleria di questa!
C'è poi, a nostro avviso, tra il Cavaliere e il Monaco, una terza
figura importante nella genesi psicologica degli Ordini Militari, la
quale assomma in sé aspetti di entrambe e che, dopo la ricca fioritura
benedettina precedente, torna prepotentemente attuale a partire dal X
secolo tanto da divenire poi nell'immaginario cortese l'ideale
controparte religiosa del Cavaliere: l'Eremita. Chi infatti meglio
dell'Eremita può incarnare l'aspetto eroico della fede, l'anelito ad una
dimensione eroica nel vivere la fede?
Come resistere dunque al fascino dell'immagine, offertaci da Cardini,
di un giovane Ugo che seguendo la Crociata fra sé medita come, in fondo,
l'Uomo di Dio che affronta il Demonio sconfiggendolo con la forza che
gli deriva dalla sua fede non sia dissimile dal Cavaliere che si arma
per sconfiggere il Male incarnato dagli Infedeli deicidi?

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