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Premessa
Ogni qual volta che si analizza la filologia di eventi storici
significativi, e la storia dell'Ordine dei Templari lo é in modo
particolare, si constata che gli accadimenti storici, che ad essa si
riferiscono, sono stati "manipolati" da chi in quel momento o in momenti
successivi era in grado di farlo ed aveva interesse a non far emergere
la verità.
Nel caso dei Templari si é trattato, inizialmente , di una "damnatio
memoriae " e per inerzia, stratificatasi con il tempo.
L'apparato di potere che ne fu responsabile, allora come oggi, non
risponde alla romantica logica della documentazione storica, ma a quella
brutale ed ottusa degli interessi, che vedono, senza soluzione di
continuità, pochi furbi, approfittarsi di intere popolazioni di ingenui
fessacchiotti che non sembrano mai sazi di essere dominati, irrisi e
sfruttati.
La storia dell'Ordine dei Templari ne é l'ennesima testimonianza, di per
se affascinante, certo, misteriosa e tuttora irrisolta, anche, ma,
amaramente, l'ennesimo riscontro di un crudele e quanto mai monotono "
homo homini lupus".
I liberi pensatori tentano di maturare l'uomo ad una autocoscienza, e
guidarlo verso una autogestione illuminata, ma da sempre, egli, li
immola sui roghi della propria ottusità, prostrandosi poi, beota e
soddisfatto, a chi lo usa e umilia.
Tutto ciò rappresenta il rovescio della medaglia del "processo umano di
conoscenza" che come in questa "favola" templare, con attenta regia e
con realismo sconcertante, il potere ogni volta arresta e fa
ricominciare onde perpetuarsi con molta sicumera.
Nello specifico, é affascinante inoltrarsi nei documenti e nei vari
contesti storici, poiché il ricercatore riceve continui fremiti di
eccitazione conoscitiva, tanto é
inusuale e sorprendente la storia di
quei frati guerrieri; ad ogni passo si trattiene il respiro quasi
prossimi alla scoperta di sconcertanti verità. Il nozionismo depositato
nei nostri cervelli si ridesta improvvisamente ed assume contorni e
riflessi diversi; il piccolo mondo di tutti i giorni si anima, lasciando
scorgere, illuminato da bagliori d'intuizione, un altri mondi di nuove
ipotesi che accelerano il respiro o arrestano, per un attimo, la penna.
Razionalismo e trasparenza rimangono sempre in bilico tra la logica e
misticismo ansioso di ricerca, da una parte, e la gioia ambita ed
inebriante del ritrovamento dall'altra.
Questo breve lavoro, compiuto forse con chiavi di lettura non
tradizionali, anziché vanitosamente narrativo, vuole essere più
semplicemente propositivo per ulteriori ricerche, analisi e scoperte.
Tali chiavi di lettura, a differenza dei cammini finora suggeritici,
tentano di avvicinarsi alla sensibilità dell'uomo del terzo millennio, o
almeno a quello che amo pensare debba essere l'uomo del terzo millennio:
un rispettoso filologo ed un corretto interprete del misurato
razionalismo che dovrebbe, di volta in volta, ispirarlo. Un homo
analiticus che subentri al fallimentare homo sapiens.
Prima di iniziare questa trattazione, traccio, come il Porciatti, una
profonda linea di demarcazione tra Templari e Templarismo, quest'ultimo
cialtrone, affaristico ed usurpatore della fama del primo.
I Templari furono un ordine religioso, istituito con Bolla papale e
furono l'unico Ordine religioso e guerriero al tempo stesso; ma pur
sempre un ordine religioso, e come l'etimologia del termine suggerisce,
con tutto il bagaglio normativo che ne disciplina la personalità
pubblica e giuridica, come compete a tali organismi.
L'Ordine dei Templari venne sciolto con Bolla papale (due per la verità)
di cui la seconda, ipocrita ed equivoca, ne attribuì tutte le sue
proprietà all'Ordine degli Ospitalieri( detto anche di S. Giovanni o dei
Cavalieri di Malta).
Ne consegue, senza possibile confutazione che non essendo intervenuti
specifici atti formali imprescindibili alla sua ricomposizione : "
quell'Ordine Templare non esiste più !! "
Esistono purtroppo ancora oggi, persone che si dichiarano a vari titoli,
che non vale neppure la pena di indagare, :" Continuatori o
Discendenti".
Tutte balle per allocchi! Spesso mirate a portar quattrini nelle tasche
di questi teatranti !!
Per chi possa avere importanza, va ricordato che "tutte le sue
propaggini " furono e rimangono "scomunicate".
L'unico aspetto odierno, veramente serio, di questo misterioso ed
affascinante passato può esistere solo nella ricerca e nello studio di
esso, entrambi tesi a far conoscere l'unicità e l'importanza storica
determinante che i Templari ebbero negli svolgimenti umani e religiosi
dell'Europa dal 1128 ai nostri giorni, includendo il peso che ebbero
nella nascita della Massoneria Speculativa Moderna, cioé
dell'Illuminismo.
Preambolo Storico
Parlando dell'origine dei Templari, Militia Templi, non posso associarmi
alle affermazioni che li vedrebbero sorgere quasi "sua sponte" dalle
crociate.
Cosi come é bene smettere di credere, come si é voluto per troppo tempo,
che, in un periodo storico così particolare e denso di trasformazioni
come quello a cavallo dell'anno mille, le crociate siano state, a loro
volta, movimenti spontanei scaturiti al grido:
" Aita.. aita.. lo Santu Sepulcro..!!. " cosi caro a Clermont d'Auvergne
che lo lancio dal concilio del 27 Novembre 1095, echeggiando, assieme a
Coucoupiètre (l'Incappucciato) noto ai più come Pietro l'Eremita, le
preci di Urbano II.
Esse, al contrario, furono il risultato di un attento programma che la
sapiente regia della Chiesa e dell'Impero, collusi, seppero dettare.
Molti certo gli atteggiamenti ingenui e spontanei che vi furono
coinvolti, ma, non certamente essi, ne furono i motivi di fondo, semmai
rappresentarono quegli aspetti corticali dietro i quali furono celati i
veri.
Gli storici ne hanno evidenziati per almeno tre:
- Una chiesa cristiana che, uscita rafforzata dopo le "eresie" (le
virgolette sono d'obbligo), dei Catari e dei Valdesi, tornava a
rivolgere lo sguardo ad Oriente.
- Un impero che vedeva minacciate le sue frontiere dalla vivacità
egemonica turco - araba.
- Una presenza di marmaglia da spedire altrove perché rendeva insicure
le strade dell'Occidente e le comunicazioni tra città e città, feudo e
feudo, paralizzando la vita sociale e soprattutto rendendo costosa
l'economia.
Furono questi i "convocati alla mensa del Signore " per una abbuffata di
ricchezze altrui, una licenza di razzia e genocidio, non disgiunta dalla
non trascurabile offerta di un santificato e santificante riscatto.
Non era la prima in cui la Chiesa si impegnava, non sarebbe stata
l'ultima, altre ne seguiranno nel tempo, nelle Americhe, con indegni
successi che porteranno alla scomparsa di interi popoli meravigliosi:
Aztechi, Maya, tutti, come accaduto per i Celti, tutti, ripeto, solo
colpevoli di pensarla diversamente da Lei!
E nei confronti dei quali, al contrario degli Ugonotti, non é stato
ancora chiesto alcun pur discutibile perdono. Ma si sa! solo questi
ultimi rientrano nel grande gioco dell'unione delle confessioni!!
Ogni volta che questo é accaduto la storia dell'uomo é stata risospinta
indietro!! Ogni volta si é dovuto ricominciare il cammino della
conoscenza!!
Le crociate erano una soluzione per molti, ma pur sempre una vera e
propria aggressione, paragonabile alle tanto dissacranti dei nostri
giorni.
Liberare le strade occidentali da tanta eletta schiera di devoti
cristiani, non si può certo dire che significò mostrare all'Oriente, il
meglio di se stessi!
Ma che motivo ci sarebbe stato?, Visto che si trattava di barbari?!
Ma lo erano davvero? costoro, barbari?!!
Gli stessi cavalieri cristiani ne restarono affascinati ed in primis i
Templari e prima di loro di diverso avviso furono da sempre i Veneziani,
che, nati per sfuggire ai "barbari del nord", con loro scambiavano
scienze, arti e commercio già da quattrocento anni.
Erano quei barbari, scomodi al potere temporale dei papi e degli
imperatori che ci insegnarono geometria e matematica, metafisica e
teologia ed arti di cui tutta la storia templare e non, é finemente
intessuta.
Oggi si cerca di fare un distinguo affermando che fintantoché si trattò
di "Arabi" tutto procedette in armonia con intensi scambi culturali ed
economici, ma che tutto cambiò allorché subentrarono i Turchi. Mamma li
Turchi!!
L'espansione dell'Impero ottomano, minacciò i potenti dell'Occidente, a
ciò essi reagirono, quanto al distinguo culturale lo trovo un arbitrio
strumentale ampiamente sconfessato dalle testimonianze storiche.
Certo che la loro leggendaria ferocia, che non fu caratteristica di un
popolo, ma strategia degli apparati, contribuì non poco ad alimentare
questo atteggiamento, ma oggi sappiamo, con vergogna, che non furono
solo loro gli esclusivisti, ne fu solo in un campo l'esclusiva della
ferocia guerresca.
La storia comune
Per liquidare l'origine templare, in breve sintesi, a mo' di storiella,
potremmo dire che nel 1118, otto (in realtà nove) cavalieri, tra cui
Goffredo Di Saint Omer, Andrea De Montbart guidati da Ugo de Payns dei
conti di Troyes, fatto un primo voto di povertà e castità partirono
dalla regione dello Champagne in Francia e si presentarono in Terra
Santa (etimologicamente terra "inviolabile") a Gerusalemme
all'imperatore Baldovino II re di Gerusalemme, con l'impegno dichiarato
di combattere per la difesa dei pellegrini e del Santo Sepolcro.
Baldovino di Boulogne era giunto a Gerusalemme assieme al fratello
Jeoffroi di Buglione Duca della Bassa Lotaringia e si era posto a capo
della I Crociata, iniziata nel 1095.
Dall'Italia, per nave erano giunti i siculo-normanni con a capo Tancredi
e lo zio Boemondo di Taranto; attraverso Italia e Grecia giunse con i
cavalieri franchi Remond de Saint Giles conte de Toulouse, cosi come un
quarto gruppo arrivò condotto da: Robert des Flandres, Stefano di Blois
e dal fratello del re di Francia Ugo de Vermandoise.
Questi otto cavalieri si acquartierarono nel Tempio di Salomone, da cui
presero titolo di Cavalieri del Tempio o Templari.
Il Tempio di Salomone, era divenuto, nel frattempo, una delle più grandi
moschee d'allora; essi ne occuparono solo le scuderie, ponendo
particolare cura al possesso dei sotterranei di cui inibirono l'ingresso
a chiunque.
Ma perché nei sotterranei? che cosa in effetti vi cercavano? Storia e
fantasia si sono inseguite, confuse e sovrapposte, ed é prevalsa
l'ipotesi che essi cercassero l'Arca dell'Alleanza e le formule
sapienziali che in essa erano celate, sulla base di quanto i cistercense
ed altri studiosi avevano scoperto dalla trascrizione di alcuni testi
antichi, sotto la regia del Conte di Champagne che poi, organizzò la
spedizione.
Di certo, in quel periodo, che certamente nelle Crociate fu il più
pugnace, essi non combatterono.
Fu solo più tardi che essi divennero i "terribili cavalieri" ed
arrivarono ad impersonare il cavaliere crociato per antonomasia; ma tra
i quali non esitarono ad arruolare cavalieri rinnegati e vera e propria
maramaglia, in ciò antesignani della "Legione Staniera " e forse, perché
no, ispiratori!
Ma tutto ciò avviene in occasione della II Crociata, quindi già nel
1146; non c'era più Baldovino II e neppure il suo successore Folco,
pessimo cavaliere (morirà per caduta), c'é invece Melisenda di
Gerusalemme, vedova di Folco e figlia di Baldovino II che regge per il
giovane infante tredicenne, Baldovino III e le crociate sono diventate
un fatto economico e politico per l'Europa.
Anche quegli otto cavalieri erano da tempo tornati in Francia e l'Ordine
Templare aveva assunto un peso in Europa, siamo già ad un passaggio
storico in cui la loro attiva partecipazione anche con ingenti forze
mercenarie, si tinge di un'importanza e connotazione diverse.
Si ricordi, per il seguito, l'introduzione della "mercede (da cui
mercenario) in cambio di servizio", che caratterizzerà sia il rapporto
con cavalieri "a contratto" che nell'organizzazione sociale templare
anche quella dei " freres de metier" fondamentali nella creazione delle
Gildes ( ghilde o corporazioni di mestiere), i Compagnons de metiers o
Compannionages e, di seguito, dalle logge degli "Antichi o muratori di
mestiere o arte" fino alla Massoneria Speculativa Moderna.
Questo breve inciso é una tessera fondamentale della storia europea e
non, dal sedicesimo secolo in poi.
Tra i "cavalieri a termine" vanno inclusi anche quelli "per voto" che
differiscono dai primi per censo e che consentirono, con i loro lasciti,
il veloce arricchimento dei Templari, ad esempio Raimondo III Conte di
Barcellona e Provenza, che entrò con trenta cavalieri e fortezze poi
lasciate all'Ordine alla fine del voto.
Tornati in Francia, in cavalieri furono organizzati in Ordine da Tommaso
di Clairvaux, essi divennero più potenti dell'imperatore e del papa a
tal punto da attirare su di se timori e bramosie.
Si annoti che l'adozione di una Regola nonché il processo formale della
Consacrazione tramite un Concilio, non é mai più intervenuta, dopo il
suo scioglimento, a favore della "sedicente continuazione dell'Ordine" e
costituisce, tra altre, una fondamentale differenza che rende tale
"sedicente continuazione" solo "templarismo".
Imprigionati e condannati per eresia grazie all'opera dei Domenicani,
che nell'occasione agirono da veri e propri "Domini canes " e della
Santa Inquisizione guidata, nello specifico, da Guglielmo di Nogaret
detto Guglielmo di Parigi, lo stesso che poco tempo prima aveva fatto
prigioniero Bonifacio VIII (1308) ed avvelenato il suo successore
Benedetto XI, furono disciolti con bolla papale, perseguitati ed uccisi
dopo finti processi e spogliati delle loro ricchezze.
Il loro potere fu distrutto, i loro beni "residui" furono passati sotto
la giurisdizione dei Cavalieri di Malta, detti anche Giovanniti, o
Cavalieri di San Giovanni o Ospitalieri. (anche Ospedalieri).
Questo passeggio e la sostituzione o sovrapposizione della croce
giovannita a quella templare é stata da sempre motivo di pasticci
documentali, soprattutto oggi che con molta ignoranza si sbandierano
feste e conferenze.
Guglielmo di Nogaret ebbe degli aiutanti, molto fedeli a FilippoIV e
che, perdi più, avevano in odio il Tempio per ragioni anche personali:
Enguerrand de Marigny, il nefando Guglielmo de Plaisian, Esquien de
Florian, Gerard Laverna e Bernard Pelet questi due ultimi chierici
rinnegati di Citeaux.
Anticipiamo un po della famosa "maledizione templare " dicendo che tutti
costoro, così come il papa ed il re, ne furono colpiti e, vera o no che
sia questa storia, resta il fatto che tutti, e molti altri, non citati
che ebbero parte nel martirio templare, perirono di morte violenta.
L'ultimo Gran Maestro Militiae Templi, Jaques de Molay fu bruciato sul
rogo nel 1314, a Parigi, assieme ad alcuni infelici compagni.
Il processo a Jaques de Molay durò oltre quattro anni, ma già nel 1310,
60 di questi nobili cavalieri venivano bruciati sul rogo in piazza
S.Antoine, a Parigi, dove, dopo un breve periodo a Cipro, essi avevano
definitivamente trasferito la Casa Templare.
Il 13 Marzo 1314 sull'isola degli Ebrei cosi chiamata perché vi venivano
bruciati coloro che negavano Gesù come Dio, presso il Pont-Neuf oggi
Pointe du Vert Ganant, incatenati per le mani agli umidi pali
d'ormeggio, che non ardessero come le fascine, affinché più doloroso
fosse il tormento, furono bruciati Jaques de Molay ultimo Gran Maestro
dell' Ordine dei Cavalieri del Tempio e Geoffroi de Charney. quello
stesso che, si suppone avesse portato in Francia la Sacra Sindone, non
in quanto tale, bensì come panno nel quale era avvolto il penultimo Gran
Maestro dell'Ordine Guglielmo di Beaujeu, morente e crocefisso
simbolicamente dai suoi compagni.
Si dice che l'uomo di oggi prediliga guardare la violenza, a me non é
mai sembrato, scorrendo la storia, che quelli di ieri o l'altro ieri,
uomini di Chiesa non esclusi, siano mai stati da meno!
Questo fu l'episodio clou di quell'Ordine Monastico e Guerriero, ma fu
anche quello che scatenerà una serie infinita di interpretazioni e
leggende che contribuiranno ad alimentare il "templarismo"; per cui, le
penne dei Templari, come quelle del povero pavone, sono finite ostaggio
di centinaia di cialtroni che di esse si adornano, nell'illusorio quanto
risibile tentativo di riflettere su loro stessi lo splendore di quella,
che, é poco definire, una immensa ricchezza e bellezza storica.
Come dicevamo da quelle fiamme nacquero molte leggende, due in
particolare:
- la prima " . . . che de Molay salisse sul rogo togliendosi l'abito
templare gettandolo lontano.. . . " per cui una interpretazione "mirata"
vuole che, così facendo, cioé impedendo che l'abito bruciasse con lui ,
egli intendesse simboleggiare al continuità, che, in segreto dal
carcere, si dice, avesse frattanto trasferito. Ma se l'aveva già
trasferita che gli importava che bruciasse o meno, non era più un
simbolo ma solo una veste??!!
Ammesso anche che cosi fosse stato, va detto, che egli non avrebbe
conseguito la continuazione dell'Ordine Templare "gia sciolto", ma solo
quella, eventualmente, di "un esprit templaire".
Un esprit templaire diverso da quello del Concilio di Troyes,
antagonista o alternativo alla Chiesa, quindi la cosiddetta
"continuazione" diventerebbe dopo questo momento, una " continuazione di
cosa diversa" e senza alcuna possibilità di rivendicarne il titolo.
Io sono appunto del parere, e con me molti altri che "la continuazione"
avrebbe dovuto assumere diversa forma proprio a salvaguardia dell'esprit
templaire. Allora é meglio parlare di una fondazione ex novo di un'altra
cosa!
Si osservi inoltre che Charnay e lui 71enne, ci vengono riferiti come
due meschinelli, affranti dalle torture, dai lunghi interrogatori,
piagati e piegati dalle catene, che per pietà furono tolte solo ai polsi
onde consentir loro di congiungere appena le mani in preghiera, é
impossibile quindi pensare che si fosse potuto togliere l'abito.
Quanto alla morte, alcuni li ricordano divincolanti ed urlanti dal
dolore, altri invece, in particolare de Molay sereno ed ascetico quasi
in preda ad una capacità di astrazione appresa forse in oriente o forse
dalle torture. Ciò deve rendere cauti nei confronti di comportamenti "
simbolici " soprattutto se poi caricati di valenze filologiche a favore
di altre realtà per nulla identiche se non in quella teatralità, dove
forma non sarà mai più sostanza.
Ma anche dato e non concesso che gli fosse stato possibile, perché non
interpretarlo come l'atto più naturale del mondo, un gesto di manifesta
delusione, il ripudio di una Chiesa che lo aveva abbandonato nelle mani
dell'ingiustizia; attraverso l'abiura dell'abito da essa ricevuto, può
inoltre significare il rinnegare uno status sia laico che temporale,
contro un potere tiranno che lo assassinava per interesse e ragion di
più, quindi, per non intendere, sic et simpliciter, di continuarlo!!
Siamo nell'ambito di una interpretazione logica, mentre quella della
continuazione rimane contraddittoria e fortemente squilibrata a favore
dei "continuatori " che senza la parola " templare " avrebbero scarse
esche all'amo.
Un'ulteriore dimostrazione la si riscontra nei comportamenti di tutti
quei Templari che raggiunti paesi amici "innocentisti" in particolare la
Scozia, e pur godendo di tranquillità e protezione, non fecero risorgere
ne l'Ordine e ne tantomeno quella struttura ed organizzazione dinamica
che li aveva resi ricchi e famosi e che sarebbe stata facilmente
clonabile come nelle moderne francisings.
Il secondo episodio é quello della maledizione, come accennato, rivolta
al papa ed al re e la predizione di morte violenta per i mandanti; entro
l'anno, il primo; entro quaranta giorni, il secondo.
L'avverarsi di ciò, che non scioglie il dubbio dell'uovo e della
gallina, ma che pur accetto in una ipotesi di sublimazione dei sensi di
fronte alla morte e dopo un percorso di patimenti, che potrebbe aver
liberato capacità predittive, non é sufficiente per il riscatto del
successivo ed odierno templarismo, puramente formale e solo ridicolmente
scenico.
I mandanti del crimine templare furono Bertrand de Got più noto come
Clemente V, papa francese, guascone, e Filippo IV il Bello, re di
Francia, che lo aveva posto sul trono di Pietro, entrambi moriranno non
di morte naturale, come cita anche Dante, che visse, coevo ed adepto
"Fedele d'amore", tale tragico epilogo.
Se bello spesso é sinonimo di stupido, possiamo dire che Filippo fu
"bellissimo" in assoluto il più bello dei re di Francia, si pensi
infatti che la Chiesa era allora francese, la sua sede ad Avignone e lui
stesso aveva "nominato " il papa; i Templari erano francesi, la loro
Casa Madre con la cassaforte era stata trasportata a Parigi nel 1298,
dopo il breve periodo di Cipro 1291, seguito all'eroica caduta di Acri
attaccata da Al Ashraf ed alla altrettanto eroica morte del Gran Maestro
Guglielmo di Beaujeu.
Egli avrebbe potuto facilmente piegarli al proprio volere e beneficiare
della loro capillare organizzazione, enorme leva di potere!!!
Perché distruggerli??
Sicuramente fu consigliato dai romani!!
Ironia a parte Filippo IV perseguì la distruzione de Templari con
determinazione incredibile e con la ferocia riscontrabile in una faida,
nonostante che essi lo avessero più volte cavato dai guai di debiti e lo
avessero sottratto alle ire della piazza.
Essi furono riconosciuti innocenti dalla commissione spagnola di
Tarragona in Aragona, analogamente in Portogallo; in Italia, le
Commissioni di Ravenna e Bologna furono favorevoli mentre quelle di
Firenze e della Lombardia furono colpevoliste, come pure quella di
Cipro, che era di parte, influenzata dagli Ospitalieri che avevano
sentito odore del passaggio dei beni.
Anche la Germania fu dibattuta, ma il Concilio di Trier (Treviri) e
Mainz (Magonza) li dichiararono innocenti.
e si tenga conto che la commissione primaria, quella francese fu
accusata di barare sugli atti ed un'ombra pesante gettò si di essa la
morte del difensore dei Templari, Pietro da Bologna.
Gli atti presentati al Papa il 5 Giugno 1311, erano pieni di errori,
contraddizioni e forzature, il Concilio indetto in Ottobre nella
cattedrale di Vienne non si apri con prospettive verso la condanna, per
ottenere la quale, Filippo ricorse all'arresto dei condannati prima
dell'udienza ed intimorì il Concilio presentandosi ad esso con un folto
gruppo di armati.
Paralizzato il Concilio, furbescamente nominò una commissione di
cardinali sottomessi a lui, di cui fecero parte Arnaud de Farges nipote
del papa, Nicolas de Freauville confessore del re, Arnaud Novelli di
Citeaux, Philippe de Marigny parente del re che lo aveva fatto nominare
arcivescovo di Sen.
Davanti a questa commissione farsa furono condotti in catene Jaques de
Molay, Geoffroi de Charney, Geoffroi de Gonneville, Hugo de Pairand
Il Papa capitolò e emise la bolla del 3 Aprile 1312 di abolizione
dell'ordine, cui seguì il 2 Maggio quella di scioglimento e di
destinazione dei beni.
Al rammarico espresso nella prima, giustificata dalla dichiarata ragione
di stato, si aggiunse un lampo di coscienza . . . . e mentre lo si
scioglieva e se ne scomunicavano "le propaggini " non lo si condannannò.
L'ordine del Tempio fu dunque sciolto ma non condannato.
Si sparava al lupo e si salvavano la capra (la faccia) ed il cavolo ( il
consenso popolare)!!
Certo la distruzione dei templari rigettò indietro la storia
dell'evoluzione umana, ritardandola di alcuni secoli.
Come lo storico Michelet ebbe a dire " fu il più grave cataclisma della
storia occidentale".
Sempre a proposito di leggende e maledizioni templari si dice anche che,
allorché le teste del meschino Luigi XVI e della sciocca Maria
Antonietta, decadenti resti dei re Capetingi rotolarono nel cesto della
ghigliottina qualcuno abbia gridato " Jaques de Molay oggi sei stato
vendicato! ".
Anche il gioco delle circostanze allegoriche li volle richiusi, prima
della decapitazione nella stessa, nel torrione del Tempio, già casamadre
templare!
Per un attimo, pensando al poveretto sul rogo, mi é tornata in mente la
morte, ad Acri, del precedente Gran Maestro, Guglielmo di Beaujeu cosi
eroica e sacrificale, una fine con cui era stato ammainato il vessillo
templare in Oriente, per sembra quasi che assieme all'abacus ed alla
sconfitta dell'Ordine in Oriente, Jacques de Molay avesse da lui
ereditato, un destino altrettanto sacrificale per lui ed una fine
dell'Ordine in Occidente!
Dietro questa semplice "storiella" intrisa di leggenda e mistero, si
nasconde, in realtà, la storia di duecento anni d'Europa, un susseguirsi
di lotte di potere, lotte di religione; comincia la costituzione degli
stati europei; l'immonda condivisione del potere concertata e conciliata
tra papato ed impero e poi tra papato e politici e partiti e gli anni
che seguiranno, compresi i nostri, porteranno impresso a fuoco il
marchio di tale combutta.
"Un sacrificio...... come dice Carlo Giacché nella sua storia della
Sindone......frutto di tatticismi ed ipocrisie già allora tipiche di una
certa concezione della politica, sia imperiale che
ecclesiale..........".
Carlo Giacché ripropone il parallelismo tra Cristo abbandonato alla sua
morte e Guglielmo di Beaujeu abbandonato alla propria; cita un poemetto
di "Oliviero il templare " un cantastorie, che rappresentavano i
"giornali dell'epoca":
" . . . La rabbia ed il dolore si sono impadroniti del mio cuore a tal
punto che io ho difficoltà a restare in vita...
Il Papa elargisce indulgenze ai Francesi e Provenzali che lo aiuteranno
contro i Tedeschi...
La nostra Croce ha meno valore del denaro e chi vuole lascia la Crociata
per la guerra in Lombardia.
I nostri ambasciatori vendono Dio e le sue indulgenze in cambio di
denaro..
La rabbia e il dolore dominano a tal punto il mio cuore che oso appena
rimanere in vita...
la Croce.... è umiliata....
Chi vuol lottare contro i Turchi è pazzo poichè Gesù Cristo non li
combatte più
Dio che prima vegliava, ora dorme, mentre Maometto risplende
nella sua potenza e fa risplendere il sultano d'Egitto. . . "
Ma non sarà solo un menestrello a citar rimostranze, qualcuno ben più
significativo non terrà chiuse le sue labbra:
" Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,/ e nel Vicario suo Cristo esser
catto,/ veggiolo un'altra volta essere deriso;/ veggio rinnovellar
l'aceto e il fele,/ e tra vivi ladroni essere anciso./ Veggio il nuovo
Pilato sì crudele,/ che ciò non sazia, ma sanza decreto/ porta nel
Tempio le cupide vele."
Secondo Giacché i Cavalieri, mentre i Turchi stanno irrompendo,
avrebbero "letto" il parallelismo, e mentre la ferita al costato di
Guglielmo di Beaujeu sanguinando gli portava via la vita, analogamente
al Cristo, essi non esitano ad inferirgli anche i segni dei chiodi.
Qui nascerebbe una seconda interpretazione della sindone che
coinciderebbe, come datazione, con gli esami al carbonio e con le misure
antropomorfiche riportate dal telo, quelle cioé di un forte guerriero e
non di un uomo del Medio Oriente.
Il segno lasciato dalle macchie di sangue sarebbero altresi a stella
come avviene per un corpo disteso.
Dove nacquero e chi
iniziò
Come mai una storia di per se ormai palese, dove si conoscono vittime,
gli assassini i mandanti fatti ed antefatti continua ad affascinare
studiosi e pubblico?
Quale il perché di tanto magnetismo ? Tenteremo di rispondere formulando
e riferendo alcune ipotesi, e prima di parlare delle loro glorie e delle
loro pene cerchiamo di vedere come nacquero, cominciando da dove
nacquero.
I Templari nacquero in Francia, essi , al di là dell'universalità che
conquistarono, furono una parte della storia di quel paese.
In esso nacquero, da esso partirono e dopo trecento anni di indiscussa
gloria che ebbe il mondo d'allora a teatro, vi tornarono e quasi
seguendo un destino già scritto, in esso furono distrutti e dilaniati
dalle bramosie di un re stupido che scelse di arrostire la gallina
anziché accontentarsi di un uovo al giorno, benché d'oro.
I Templari nascono nello Champagne, per ferrea determinazione di Ugo
conte di Champagne, grande feudatario, più potente dello stesso re. In
questa regione si svolsero i fatti, gli atti, le consacrazioni; lì
agirono i personaggi che costituirono la genesi dell'Ordine Templare.
I personaggi più importanti furono, dopo Ugo di Champagne, e Bernardo di
Fontaines:
- l'abate Stefano Harding della abbazia benedettina cistercense di
Citeaux nello Champagne;
- Ugo de Payns anch'egli dei conti di Champagne nativo di Payns sempre
nello Champagne, citato in molti atti ufficiali locali. Facciamo subito
giustizia del patetico tentativo del Porciatti, di creare un Ugone dei
Pagani di origini meridionali italiane, tale aborto nasce probabilmente
dal fatto che Ugo de Payns, cavaliere crociato, attraversò l'Italia dove
certamente lasciò traccia ed anche la storpiatura del suo cognome.
Questo cavaliere era molto stimato da Goffredo di Buglione, animatore
con Urbano II della prima crociata e da suo cugino Baldovino du Bourg
conte d'Odessa divenuto, durante la prima crociata, Baldovino II re di
Gerusalemme, ragion per cui, il progetto templare, fu ben accolto da
subito, ed iniziò sotto i migliori auspici.
Chiunque egli sia stato, Ugo de Payns non fu certo il fondatore
dell'ordine templare, anche se ne fu il primo Gran Maestro ed anche se
pose il ginocchio ai piedi di Baldovino II per iniziarne l'opera. Egli
non fu altro che l'esecutore intelligente e fedele di un progetto, nato
nella mente e nell'azione di Ugo conte di Champagne che ne rimane il
vero propulsore e fondatore e che al suo progetto trovò un grande
alleato:
- Bernardo di Fontaines, nato nel castello omonimo, (1090) vicino
Digione, dall'alta nobiltà della Borgogna, da parte di madre Aleth di
Montbart dei duchi di Borgogna, e figlio di Tescelin ufficiale di corte
dello stesso duca di Borgogna.
Ci sarà anche un Cavaliere di Montbart, zio di Bernardo, tra gli otto
cavalieri che partirono per l'Oriente.
Bernardo era entrato nell'ordine benedettino- cistercense, che lui
stesso poi riformerà in termini molto più rigorosi; proprio presso il
monastero di Citeaux, presso l'abate rettore Harding, con cinque
fratelli e dove fu poi raggiunto dal padre Tescelin (1112), a soli 22
anni, ciò denota già la forte personalità carismatica di questo
affascinante e scomodo asceta che passerà alla storia come Bernardo di
Chiaravalle fondatore dell'Ordine Templare, e che furbescamente la
Chiesa, pur se coflittualmente oggetto di sue severe critiche, farà
successivamente santo. Escamotage ricorrente che ha catturato alla
fantasia popolare molti avvincenti personaggi!
Ugo di Champagne, dopo alcuni soggiorni in Terrasanta, fatti in
compagnia di Ugo de Payns e dopo segretissimi quanto attenti esami di
preziosi documenti da lui riportati, cui destinò, sempre presso il
monastero di Citeaux e sotto la guida di Stefano Harding dotti arabi,
rabbini e cabalisti scelse, nel posto più inaccessibile dello Champagne,
che prese il nome di Foresta d'Oriente, la placenta templare
dell'Ordine; un luogo che risuonerà ad ogni angolo di riferimenti
templari, il luogo, nel quale Bernardo, per ordine dell'abate Stefano
Harding fonderà l'abbazia dei Cistercensi riformati di Clairvaux
(tradotto sommariamente con Chiaravalle).
L'abbazia di Claivaux fu, come ho detto, la vera placenta templare, ed é
importante osservare che il termine Clairvaux ha un profondo significato
nel percorso conoscitivo sapienziale, esso rappresenta il luogo di luce,
dove si riceve la luce e la conoscenza. Non a caso Bernardo scelse per
quel luogo, tale nome, nome che poi i Templari daranno a numerosissimi
luoghi, in ogni dove, evidentemente a significare un luogo d'istruzione.
Inutile elencare i numerosi Chiaravalle sia in Italia che all'estero, ed
é certo che, il nome Bernardo di Chiaravalle, che suona tanto di
misticismo nostrano, indusse molti a dimenticarne la sua nazionalità
francese.
Mentre gli otto cavalieri erano in Terra Santa Bernardo non si limitò
solo a scegliere il luogo dove appoggiare la base dello splendente
arcobaleno templare ma ne redasse le Regole, attentissime e precise e
preparò la sua consacrazione ad ordine religioso presso il sua amico ed
ex confratello papa Eugenio III.
L'attribuzione della stesura delle Regole a Bernardo di Fontaines poi di
Clairvaux é controversa, ma l'attenzione "strategica" con cui esse
disciplineranno, fin nei minimi dettagli la vita, di quest'ordine, e che
ne codificheranno le leve della futura grandezza, non possono che
provenire da un tale cervello, che, se anche non le redisse
materialmente, le dettò e/o le condizionò perché fossero esattamente
cosi!!
Sarebbe interessantissimo renderle più conosciute, ma le regole
sintetiche di questa trattazione lo impediscono.
A favore della tesi che lo vede artefice della Regola Templare starebbe
il fatto che Bernardo non fosse nuovo a tali compiti,.
Quando nel 1212, abbandonata la carriera di cavaliere, egli era entrato
nell'abbazia di Citeaux, seguito da altri trenta cavalieri, si era
dedicato a riscriverne le regole, e come abbiamo letto prima aveva
costituito l'Ordine dei cistercensi "riformati".
Questa "Regula latina" detta anche "Regola Primitiva " fu allegata alle
minute dei verbali del Concilio di Troyes
Egli preparò con molta cura ed attenzione il suddetto Concilio di Troyes
del 14 Gennaio del 1128, e fece in modo che vi prendessero parte i più
importanti porporati francesi che rappresentavano la Chiesa in quel
momento e perché nulla ne turbasse l'atmosfera, lui stesso, destinatario
di celati timori o gelosie, che avrebbero potuto danneggiare l'Ordine,
non vi prese parte.
Per amore della sua creatura restò teso ed in disparte, attese un
responso che grazie alla sua attenta regia non avrebbe mai potuto essere
contrario, ma che era, pur sempre, manifestazione di volontà altrui.
Al contrario di Harding e de Payns che, pur personaggi di rilievo, si
affievoliscono e scompaiono con il defilarsi e l'esaurirsi dei ruoli,
Bernardo di Digione rimarrà fulgido e portante nella storia templare; in
cui la sua forte personalità giganteggerà.
Perché tutti
costoro si dettero così tanto da fare?
Perché Ugo di Champagne fece tutte queste cose? e molte altre che
vedremo ?;
Perché i Templari e non altri Ordini divennero grandi e potenti?
Cosa nascondevano quei documenti alla cui decrittazione ed
interpretazione vennero chiamati studiosi di altre religioni
e sapienze?
Forse narravano di qualche cosa che giaceva in Terra Santa?
Sento di sposare le teorie degli studiosi come Michael Baigent, Richard
Leigh, Henry Lincoln espresse nei loro molti libri ed anche quelle di
Louis Charpentier, molto ben descritte nell'interessante libro " Il
Mistero dei Templari" la cui lettura consiglio a tutti.
Per motivi di ridotta trattazione non sarà possibile esaminarle tutte.
Vediamone insieme alcune:
Se affermassimo che il mondo è regolato da relazioni numeriche, da
rapporti numerici e funzioni numeriche diremmo una cosa ormai scontata e
del resto altrimenti non potrebbe essere, visto che persino Dio, nella
Genesi, afferma:
" io ho fatto il mondo con Misura, Numero e Peso "
Ma queste relazioni non sono d'immediata comprensione e non per tutti,
ancora di più a quei tempi ed ancor prima!
Questi rapporti di numeri, in altre parole " formule" erano note ai
cosiddetti saggi, già in epoche antichissime.
Tale ipotesi è suffragata da molte testimonianze sconcertanti come le
piramidi, i giganti dell'isola di Pasqua, le conoscenze orientali, le
civiltà precolombiane ecc ecc ecc che lasciano tuttora interdetta ed
anche priva di risposta la scienza di cui disponiamo.
Ma se é comprensibile in se l'ipotesi di un mondo regolato da numeri e
formule, non ne sono di altrettanto immediato intendimento i suoi
contenuti.
Con il passare del tempo inoltre la scienza, la conoscenza é diventata
sempre meno intuitiva e sempre più legata ad un procedere per tappe di
apprendimento, si ha accesso ai concetti di una tappa solo se si
proviene da quella precedente.
Per esempio il mondo attuale, quello nostro di tutti i giorni, é
dominato dalla teoria quantista cui si perviene non in modo intuitivo,
ma procedendo per gradi di conoscenza.
Un esempio immediuato é quello delle quattro operazioni cui si giunge
dopo la tappa della tabellina pitagorica.
Questo concetto di percorso conoscitivo per gradi, sempre meno legato
all'intuizione sempre più concatenato e consequenziale in termini di
sviluppo del pensiero, fa capire cosa significhi l'espressione:" cammino
di conoscenza ".
Tutto ciò é sempre esistito, comprenderlo ci consente di vedere con
occhio diverso e più sereno e critico, quello che troppi ciarlatani
spacciano, a loro tornaconto, come misterioso ed arcano, ad esempio le "
vie iniziatiche della conoscenza", e ci fa capire perché le varie tappe
di gnosi, qualsiasi gnosi siano strutturate in "gradi".
Lo abbiamo fatto tutti, "inizia-ndo la scuola " e poi via via gli
aggiornamenti, nel lavoro e nell'apprendimento personale.
Quando non comprendiamo qualche cosa, e ciò vale sia a livello personale
che collettivo, vuol dire che il nostro "grado di conoscenza" non
include ancora il livello di conoscenza di quelle tappe cui i "concetti
o le realtà che non comprendiamo" appartengono.
Si badi bene che se si parla di realtà fisiche o fenomeni fisici
riscontrabili, il discorso scorre con facilità, altro invece quando
entriamo nelle formule o nella spiritualità o nella metafisica; allora
poiché il discorso si fa più impegnativo, indispensabili diventano le
conoscenze precedenti, più si procede più il pensiero diventa per pochi
eletti, cioé diventa "elitario".
Ciò crea un riflesso, una reazione, verso il basso, cioé una reazione
tra gli esclusi, che si presta facilmente da un lato, alla
demonizzazione da parte di chi ne ha interesse e dall'altro alla
strumentalizzazione da parte di chi ne millanta conoscenza, ed allora
non si hanno i veri adepti, ma solo veri furbi.
Tra chi meno sa, "l'ignorante" ed il "furbo " che di lui si approfitta
scatta un rapporto vittima-carnefice, vedasi l'emblematico rapporto tra
masse popolari e nomenklatura, tra cattolicesimo e cristianesimo.
Curiosamente invece tra l'ignorante, ed il saggio che cerca di
affrancarlo, si accende un confronto in base al quale l'ignorante non
solo lo respinge, ma lo dileggia, lo aggredisce e, se reso forte ed
impunito dal numero, perfino lo uccide.
L'ignorante, vittima del furbo, si trasforma in carnefice del saggio che
cerca di aiutarlo!
In questa differenza di livelli di conoscenza, il delta negativo é quasi
sempre dalla parte delle masse, del popolo, per cui l'ignoranza é sempre
direttamente proporzionale alle masse; la struttura della conoscenza
invece ne é inversamente proporzionale e piramidale, per cui più aumenta
la conoscenza sempre meno persone la posseggono.
La conoscenza ha struttura piramidale, ma non tutte le strutture
piramidali son strutture di cultura, Attenti al falso sillogismo. Basta
osservare le strutture militari o ancor meglio le strutture politiche ed
amministrative e religiose.
La cultura é inversamente proporzionale alla moltitudine. Questo é il
primo principio della " teoria della collettività " nella mia filosofia
solidarista.
Chi detiene il potere sfrutta questo gap, lo traduce in meccanismo di
gestione, sfrutta la "istintiva reazione di rifiuto dell'ignorante verso
il saggio" per neutralizzarne l'azione, o inibire quei processi di
conoscenza che potrebbero mettere in pericolo la sua leadership.
Gli uomini dovrebbero sempre diffidare e reagire a chi vuol
"semplificare o elementarizzare i processi di apprendimento ed i
contenuti stessi della conoscenza".
Osservate lo sfascio della scuola!! della qualità del lavoro!! della
qualità della vita.
Il sogno di pensatori, sociologi, filosofi é sempre stato quello di
elevare le masse, un utopia, se preteso oltre un certo limite e poiché
la cultura é una valenza individuale, esisteranno sempre persone
mentalmente più impegnate e con capacità intelligibili maggiori.
L'equazione capacità di intelligere dipende dalla variabile primaria,
fortemente individuale, che é la volontà.
Se volessimo esprimerla avremo Ci (Capacità di intelligere) = Cu per (Vo
+ Dm) cioé Cultura per (Volontà più Disponibilità di mezzi).
La disponibilità di mezzi, sbandierata dalle sinistre non é ne conditio
sine qua non e ne determinante, se, nelle tappe precedenti, le coscienze
non sono educate a volere.
Sarà sempre così !
Fintantoché il cervello umano non diventerà un nastro su cui registrare
o un soft ware da gestire la capacità di intelligere non potrà mai
essere oggetto di scambio.
L'uomo del tremila, pena il regredire, deve nuovamente metabolizzare che
tutto ciò che attiene al pensiero, all'uso dinamico della mente,
all'accrescimento conoscitivo, é frutto di sacrificio ed d'impegno; é
patrimonio di ogni cervello nella propria individuale ed imprescindibile
decisione ed é sempre e solo il singolo individuo che decide o meno di
mirare a traguardi di conoscenza sempre più importanti.
Nonostante tutti gli sforzi del potere, la piramide della conoscenza non
si trasformerà mai, all'infinito, in una retta. (Secondo principio della
"teoria della collettività " nella filosofia solidarista).
Per tornare ai Templari ripercorriamo le osservazioni di Charpentier; se
i Templari avessero avuto nell'animo solamente lo spirito crociato,
avrebbero certamente potuto ben servirlo entrando in un ordine gia
esistente, i Giovanniti ad esempio. Perché allora crearne un altro?
Per di più religioso? Forse essi furono spinti da desiderio di
indipendenza e d'elitarietà presupposto strutturale ed operativo di un
programma che avrebbe dovuto disegnare un nuovo scenario, nel mondo di
allora? Come poi, in realtà, avvenne!!
Forse quello che scoprirono e cui ebbero accesso, li rese consapevoli di
ciò!!
Costruire sinonimo
di sacrale
Oggi, parlando di costruzioni, la nostra mente associa subito l'idea ad
un ingegnere; ma se facessimo un viaggio indietro, riportandoci a quei
tempi, con un balzo grazie ad una immaginifica macchina del tempo, ci
renderemmo subito conto che il nostro cervello, altrimenti educato,
assocerebbe invece la costruzione a qualche cosa di spiritico, noi,
uomini di allora l'assoceremmo alla figura di un ispirato, ad un
sacerdote in senso lato, questo perché la conoscenza costruttiva
sconfinava, allora, nel mondo del paranormale e l'alterego del nostro
ingegnere era, nell'antico, un interprete del divino e delle sue forze
soprannaturali, egli era un'espressione vivente e carismatica del
collegamento tra naturale e soprannaturale.
Non estraneo a ciò era il fatto che in antico si costruisse quasi sempre
a scopi sacri o magnificanti il potere, che spesso coincideva con il
primo o vi era fortemente frammisto ed intriso.
A ciò si aggiunga che, non solo allora, ma lo si pretenderebbe ancor
oggi , tutto veniva fatto passare attraverso la religione e la
religiosità.
Il percorso di
conoscenza
Era il possesso delle formule sapienziali di reputata provenienza divina
che si ponevano in preminenza; la maggiore conoscenza presso un
individuo era accettata quale presenza in lui del divino.
Abbiamo ora chiaro il significato, nell'epoca, di "percorso di
conoscenza", e poiché Dio rappresentava allora la conoscenza assoluta,
questo percorso era rivolto a lui.
Il concetto di percorso sottintende quello di gradualità, un percorso a
tappe, cioé per gradi, da qui il concetto di "gradi di conoscenza", ma
anche "gradi gerarchici, "la gerarchia spesso si fondeva con la
religione e la religione con la religiosità, e la gerarchia diventava
"potere dei sacerdoti".
I maestri costruttori erano anche dei capi, erano i più bravi ed erano
pregni di ascendente e carisma sui discenti e da questi, per fama, sugli
altri.
Il loro carisma accresceva sempre più lo sconfinamento della loro
immagine nella spiritualità e nel divino. Dotto e sacerdote, fino a
Galileo ed anche dopo fino agli illuministi, nell'immaginario
collettivo, sono sempre andati a braccetto, non solo ma il loro
contrario, cioé dotto e "non sacerdote" faceva gioco ed aggio per la
stregoneria e grazie a ciò si potevano eliminare tutti i concorrenti !!
I percorsi di conoscenza di allora erano, secondo il mio punto di vista,
fondamentalmente tre:
Quello religioso o spirituale;
Quello guerriero che portava al condottiero, al capo, al re;
Quello del mestiere o dell'arte che portava all'opera creativa.
Purtroppo i confini tra questi tre percorsi non erano netti, ne
tantomeno preclusa la interrelazione, cosicché le parti alte vicino ai
vertici di queste tre piramidi erano spesso in comunicazione.
I primi due percorsi, venivano trasferiti nel temporale, si
identificavano nella "gestione del potere", e da sempre hanno colluso ed
hanno tenuto il terzo assoggettato con " la mercede ".
Con l'ispessirsi dell'importanza del denaro, in un contesto di gestioni
collettive sempre più complesse, il secondo si é imbarbarito e si é
suddiviso in tre, ed a fianco ad una risorgente brutale aggressività
posta in essere da masse animali guidate da capoccia brutali e venali,
si sono delineate espressioni più striscianti e subdole, ma non per
questo meno perniciose quali il " potere finanziario " e la
"Nomenclatura".
Ogni percorso puro di conoscenza ha un inizio, quindi é iniziatico,
iniziato é colui che inizia il percorso, iniziato ma é anche colui che
lo percorre, perché "eletto ai vari gradi " (scelto per gradi) poiché
egli viene, ad ogni tappa, riiniziato.
Il percorso di conoscenza, per fortuna, non ha riferimenti temporali, ma
solo qualitativi.
Nonostante qualche ridicolo tentativo da parte della partitocrazia e di
certa Nomenklatura di creare con "gli intellettuali di regime " pompati
dai media, una apparente qualità, il tempo farà poi giustizia e
riaffermerà quella autentica!!
Mentre il percorso fisico, come il percorrere una strada, ha come
riferimenti lo spazio ed il tempo, quello conoscitivo é culturale ed ha
per riferimento la qualità mentale e l'approfondimento.
Ai nostri giorni, vi sono molti "falsi percorsi di conoscenza " oltre a
quelli pseudoculturali sopraccennati lo sono tutti quelli
gerarchico-amministrativi degenerati in funzione del tempo, inoltre ve
ne sono molti altri in funzione della supinazione e del servilismo.
Una delle regioni sta nella "moderna mercede" o stipendi
progressivamente più alti, per cui per remunerarli sempre più in
funzione della preziosità dei servizi e della fedeltà gli "amici" fanno
percorrere ai "loro amici" le carriere, svuotandone ovviamente le
funzioni, della qualità.
E' facile comprendere la bestialità e la cialtroneria di tanta diffusa
degenerazione morale e la conseguente caduta di qualità di cui soffriamo
ogni dove ed ad ogni livello nei servizi che lo Stato dovrebbe garantire
ai cittadini.
Segreto cioè
custodito per altri
Il percorso di conoscenza, ortodosso, rende comprensibile anche il
concetto di "segreto" da secretum, cioé custodito, perché chi é nei
gradi di conoscenza superiore non deve creare confusione in chi sta
imparando, e mentre la trasferisce per gradi deve custodirla, cioé
tenere le proprie conoscenze segrete, Segrete cioé costodite, non
proibite o illecite, ma solo gestite con riservatezza perché destinate
(riservate ) a coloro che per gradi, saranno "in grado" di recepirle.
Non é un gioco di parole bensì un riappropriarsi dei significati delle
parole stesse.
Il segreto attiene ai contenuti, ai percorsi conoscitivi, non alla
struttura o alle persone, Parlare di associazione segreta o società
segreta confondendo le due cose, quando ciò non sia volutamente
strumentale, é un'altra diffusa bestialità.
Abbiamo detto che l'iniziato é scelto, questo ci chiarisce il concetto
di percorso elitario, attraverso il quale le persone venivano scelte,
sulla base di conquistate capacità,.
La Bibbia stessa, non a caso, parla di "eletti da Dio", aprire a tutti
indiscriminatamente crea solo confusione e vista la logica stessa del
percorso conoscitivo tutto si bloccherebbe da solo come una macchina
senza carburante.
In realtà poiché il sole sorge ogni giorno e la fisicità continua, il
concetto di "fermare il processo conoscitivo" non esiste de facto, ma si
manifesta solo nelle degenerazioni dell'ambito del sociale.
Aumento del materialismo, disattenzione alle regole, crollo della
qualità nell'essere e nel fare, sono manifestazioni che sempre più
constatiamo quotidianamente .
Il concetto di elitarietà, cioé di scelta non va confuso con quello di
classe, che invece é antitetico e degenerativo; mentre ogni percorso di
conoscenza implica il desiderio che anche altri conoscano e proseguano,
e traccia il cammino per quelli che verranno ed é pertanto
implicitamente un atto altruistico, quello di classe é restrittivo e
finisce per essere anche intellettualmente riduttivo.
Tutto questo argomentare potrà sembrare una divagazione, in realtà
questa veloce rivisitazione di concetti, ci ha avvicinato, ai nostri
Templari, ed ci ha rifamiliarizzato con il loro mondo, la loro
sensibilità ed i loro ideali. ricchi appunto di quei concetti a noi non
più usuali.
Trasferimento
della conoscenza
Poiché con l'uomo scompare e con lui la sua "memoria e conoscenza", come
si faceva, in antico, a tramandare ai posteri le formule sapienziali ?
Non solo bisognava vincere le leggi della morte, ma anche impedire che
altri, "non iniziati " se ne impossessassero?
I modi più semplici i veicoli più sicuri erano le favole, le leggende,
le allegorie, le parabole ecc spesso tradotte in raffigurazioni criptate
(da cripta)
Usando la semplicità e l'infantilismo come mezzo di trasporto, esse
giungevano agli iniziati delle generazioni successive.
Oggi tutti gli studiosi sanno che le leggende e le favole non sono state
solo un modo per allietare i bambini o blandire l'ingenuità popolare ma
il miglior veicolo del sapere!
Quando poi si trattava di affidare la conoscenza a documenti scritti o
scolpiti, ci si affidava al simbolismo, che veniva usato comunemente tra
gli adepti come linguaggio, unito alla crittografia di parole o numeri.
Si pensi al termine cripto, celato, nascosto, da cui cripta, che per i
sacerdoti antichi era il luogo per "penetrare" la terra e fecondarla,
atto che,in alcuni riti, il sacerdote materialmente compiva e che
racchiudeva una profonda spiritualità.
Esiste tuttora presso popoli primitivi l'atto che gli uomini della tribù
compiono per iniettare il proprio sperma nella terra, fecondarla perché
dia buoni frutti, il misterioso fenomeno dello sperma che posto nella
donna genera un essere umano, non poteva non affascinare anche allora e
non possedere, anche allora, la sua eterna magicità! (radice di ma da
cui madia, massa, ammassare, mano, mago) del potere del seme.
Si rifletta sul concetto sperma-seme e seme-pianta e pianta-cibo,
riparo, sicurezza, gioia.
Presso popolazioni naives l'atto d'amore era ed é tuttora gioia, non
piacere, é inconsapevolmente spirituale e non gaudente e materiale, e la
spiritualità non era peccato; l'amore non lasciava sensi di colpa, come
tuttora in alcune popolazioni di aborigeni.
Oggi purtroppo i nostri giovani ahimé associano l'idea di cripto piu
facilmente alla criptonite di superman, piuttosto che all'idea di
"entrare" trasferire un messaggio nella mente di un altro "eletto " che
conosce le decodifiche. Un altro aspetto degradato é l'aver incluso
l'amore tra le tante stupide istanze di diritti apparentemente negati e
da conquistare attraverso un "fare materiale" che svuota i contenuti ed
accresce l'insicurezza e l'insoddisfazione.
Perché, mai come oggi, tanti analfabeti di meno ma tanti ignoranti di
più??!! La ragione sta nel fatto che "gli ignoranti "si governano
meglio, possono essere più facilmente riuniti in greggi o branchi, tanto
hanno perso il loro significato di uomini; masse che "globalizzate"
vengono ancor più facilmente spostate con "transumanze economiche" tra
stadi, discoteche e supermercati con vessilli di mode e trends conditi
di "massaggi", che hanno sostituito i cani da pastore.
Avete notato come all'impoverimento del linguaggio, si sostituiscano
sempre più fogge ed abbigliamenti?
Non sapendo più parlare, questi ex uomini, imitano il linguaggio
animale; cosi come per gli animali che per comunicare si vestono di
livree di penne, colori e movenze, anch'essi per comunicare tra loro si
cimbrano ed urlano in varie fogge!!!!
Mai come oggi, il detto "avere l'anello al naso" ha ragione di essere
quale identificazione di inferiore, dall'aborigeno al bue.
Sia le codifiche che le decodifiche erano allora legate alla cultura,
alla conoscenza, un esempio culturalmente più accessibile perché
scolasticamente familiare é rappresentato dell'ermetismo delle citazioni
dantesche.
Indovina indovinello quindi era molto di più di un esercizio ludico!!
La validità del tramandare é legata all'esistenza e sopravvivenza della
catena, che non deve interrompersi!
I Templari tradussero questo concetto di catena in uso quotidiano,
compreso l'uso di cripte e cunicoli, e li affinarono a tal punto e si
familiarizzarono al punto da portarseli in molti casi nella tomba a
causa del traumatico iterrompersi della "catena". Se non proprio tutti
certamente quelli più importanti, neanche a dirlo molti di quelli legati
ai luoghi dove celarono le loro ricchezze.
L'infingardo Filippo IV ed il meschino Clemente V si impadronirono di
molte delle loro ricchezze, ma non delle loro conoscenze ed é questo che
fa dire agli studiosi che " con la scomparsa della loro realtà
strutturale. . . il mondo arretrò di almeno duecento anni.. . . "
Nel caso delle formule sapienziali ad esempio le allegorie con l'oro ,
sono sempre state il filo di Arianna che nella storia ha indicato il
percorso verso di esse, una preziosità mentale e quale migliore
nascondiglio era ed é quello della cecità che scaturisce della bramosia
della ricchezza?
Ricordiamone alcune:
- Il numero d'oro che permetterebbe il passaggio dalla curva alla
retta.
- Il ginocchio d'oro, meglio detto gonios od angolo riferito alla
leggenda di Pitagora per passare dal cerchio al quadrato.
- Le mele d'oro simboIo sapienziale di Atlantide.
- Il vello d'oro, che Giasone cerca per sete di conoscenza e non per
ricchezza, ecc..ecc..
Le Tavole del
sapere
Oro, uguale a sapere, sapere uguale a governo del mondo, un ideale filo
di Arianna per giungere a ciò che interessa la nostra storia, cioè il
rapporto tra l'Ordine dei Cavalieri del Tempio e le "Tavole del sapere"
date da Dio a Mosé e contenute nell'Arca d'oro dell'Alleanza, custodita
nel Tempio di Salomone, di cui parla anche la Genesi.
Ecco cosa cercavano i cavalieri! Ecco cosa agitava l'anima e la vita di
Ugo conte di Champagne!
Le Tavole coperte d'oro scritte per dritto e per rovescio, ed i due
termini non starebbero a significare solamente che erano scritte davanti
e di dietro, ma anche scritte con un significato più evidente e con un
altro più celato accessibile solo ai sapienti iniziati.
Il dualismo esoterico ed essoterico, lo spirituale ed il quotidiano, il
mondo di Dio e quello dell'uomo si radicherà profondamente nello spirito
templare e li porrà in conflitto con la Chiesa che non poteva rinunciare
a quella gestione del potere che vuole tutto suddito della religione e
dei Sacerdoti e che da sempre violenta la dicotomia tra Dio e Sacerdoti,
tra spirituale e temporale, tra cristianesimo e cattolicesimo
Nella cavalleria vi é poi una trasposizione forse una trasfigurazione
tra l'Arca d'oro ed il Santo Graal .
Sia nelle leggende dei Crociati e Cavalieri, ma anche presso alcuni
studiosi, il Graal é visto come la "Coppa del Sapere" , e qui le
virgolette sono d'obbligo, in quanto il termine di Santo Graal non
starebbe per calice, men che meno un calice d'oro dell'ultima cena, ma
coppa come "cosa che raccogli e contiene", quindi un contenitore forse
un'urna dove fu raccolto il sangue di Gesù Cristo.
Hanno ragione quelli studiosi che lo identificano nella trasformazione
dei termini francesi (lingua della cavalleria) di Sang Real (Sangue
Reale) da cui San (santo) e G-Real; il sangue di Cristo, effettivamente
sangue reale perché della stirpe di Davide ed egli realmente re dei
Giudei.
Si aggiunga l'uso frequente dell'aggettivo "santo" e non "sacro", mentre
serebbe più giusto il contrario, cioé sacro che appartiene alla divinità
e non santo cioé inviolabile)
Il sangue raccolto da Giuseppe d'Arimatea, secondo Baigent, Leight e
Lincon in una urna, venne portato in Francia dai Templari.
Quest'urna fu bramata e ricercata dai cavalieri, ma di ciò diremo a
proposito del Priorato di Sion, un mistero nei misteri, che si intreccia
con le vicende templari aggiungendo fascino al fascino.
La discendenza diretta di Gesù da David, la sua regalità ed ascendenza
di tipo politico, lo vedrebbero in conflitto con Roma e con coloro che a
quel carro erano legati.
Nella religione ebraica Gesù viene visto in modo pragmatico-politico, un
aristocratico figlio di re, cui i re Magi porgono ossequio proprio
perché Re, titolo che non gli viene negato neppure sulla croce,
I.N.R.I.
Pilato comprende la figura del Nazareno e non si mischia per opportunità
in conflitti dinastici, fa solo in modo che ne scompaiano le cause!!
Gesù è un re, della stirpe di David ed era uno Zelota, popolo che si era
ribellato a Roma ed era stato ed era stato battuto, la stirpe di David
avrebbe dovuto liberare il popolo ebreo dal giogo di Roma, doveva quindi
morire. perchè gli Ebrei non ritrovassero in lui un re e nel re
l'orgoglio.Giunto in Francia dopo la sua morte apparente in compagnia
della moglie Maria (Maria o Maria Maddalena?), Gesù avrebbe creato, con
l'aiuto dei re Merovingi discendenti dei Sicambri, il Priorato di Sion,
cui fanno capo i re Merovingi, traditi dalla Chiesa con l'assassinio di
Dagoberto II e la successiva scelta a favore dei Corolingi di Clodoveo!
Da qui la sacralità di certe stirpi reali, dalla corona di
Costantinopoli via via a quella ferrea, da qui la consacrazione di
alcune stirpi reali, piuttosto che altre per arrivare alla costituzione
dei primi stati europei, dopo la pace di Aquisgrana.
Ancor oggi discendenti della "corona ferrea" tengono in non cale molte
case reali e nobiliari.
Tutto questo processo storico vede la Chiesa in continua concorrenza con
l'impero e la vede in conflitto spirituale con l'eresia dei Catari, la
loro visione dualistica tra spiritualità e pragmatismo di vita reale, e
con l'atteggiamento assunto dall'ordine religioso templare, che diffuse
il suddetto binomio e con gli stessi seguaci d'Amore il cui contrasto
con la chiesa di Roma é magistralmente espresso dal poema dantesco.
Allora si spiega la decisione papale di distruggerli benché a lui
sottomessi e forse il Re ne fu solo il cieco venale strumento.
I Templari cercavano oltre alle Tavole anche Il mistero delle Genealogie
Un terreno di ricerca della verità che aveva infiammato gli studiosi che
a lungo avevano indagati nelle storie degli Esseni e dei Terapeuti, che
si erano divisi e divisi nelle scuole, come quella Ermetica, quella
Gnostica,quella Cabbalistica, quella Persiana e quella Arab. Tutto ciò
aveva costretto la Chiesa alla difesa, difesa da cui era uscita con la
poco nobile soluzione del "dogmatismo" cui si unì il sanguinoso cammino
dell'Inquisizione.
Per breve annotazione osserviamo che la diceria che vede il Santo Graal
essere la coppa in cui bevve Cristo nell'ultima cena é a mio avviso
risibile e frutto di molte confusioni, la si confonde con l'allegoria
della coppa del sapere da cui, bevendo, l'iniziato trarrebbe conoscenza,
ma niente di più sballato, perché nei casi in cui l'iniziato beve da una
coppa lo fa simboleggiando un rischio, egli non ottiene sapere, in una
sorsata, ma inizia un percorso di sacrificio ed un impegno per
raggiungerlo,....... forse?!.
Un'altra ipotesi che vede la coppa dell'ultima cena essere d'oro é
altrettanto risibile se si pensa alla vita ascetica e povera di Cristo e
degli Apostoli; e se lo fosse stata quella di Cristo, lo sarebbero state
tutte le coppe, anche quelle degli apostoli sarebbero state d'oro e
quindi si comprende bene che entriamo nel farsesco.
Coppa d'oro, coppa del sapere, sangue, pozioni avvelenate simbolo di non
cultura, magia (che vuol dire creazione), simbolismo, si comincia a
intuire. . . . bevete questo é il mio sangue . . ., Gesù trasferisce
agli apostoli la propria conoscenza profetica, perché diffondano la
parola di Dio, ed insegna loro la preghiera più universale che sia mai
stata pensata ed esistita, un profondo messaggio senza confini e senza
steccati. . . egli aggiunge...... pregherete cosi: Padre Nostro, che sei
nei cieli. . . . . . . "
Per tornare ai Templari é bene ricordare come si é detto che il possesso
delle formule numeriche sapienziali che regolano il mondo, avesse
consentito ai loro possessori potere e grandezza , come ad esempio gli
Assiri o i Babilonesi e successivamente, per ciò che ci riguarda più da
vicino, gli Egiziani.
Supponiamo allora che forse una Intelligentia ebraica, presente anche se
in un popolo in schiavitù, introdottasi nella struttura del faraone, per
cui Mosé, non sarebbe quello salvato dalle acque, ma sarebbe stato l'
espressione di quell'inteligentia e lasciamo pure che qui la leggenda si
sbizzarrisca a piacimento, avesse posto in atto un piano ebraico:
Quello di " Rubare le formule sapienziali degli Egiziani ! ! ".
Potremmo pensare allora, più credibilmente che il faraone non inseguisse
gli Ebrei per riportare indietro la mano d'opera immigrata, ma piuttosto
per riprendersi ciò si cui Mosé che si fosse impossessato.
L'esodo quindi sarebbe una necessaria mascheratura e la dettatura sul
monte Sinai un'abile messa in scena, per il popolo che é sempre bue!!
Pare che gli Egiziani a loro volta le avessero rubate ad altri, rubare
segreti é un mestiere che esiste da tempo immemorabile e tuttora, in
periodi bellici e non, ha per obbiettivo, mutatis mutandis, le conquiste
scientifiche di rilevante interesse, e non avviene solo tra stati ma tra
governati e governati; si pensi alle migliaia di miliardi che il popolo
italiano spende nella "cosiddetta ricerca" che non "frutta mai nulla"
perché medicine e ritrovati sono sempre dentro le costose scatole di
aziende private!!!!!!
Quando si farà chiarezza su ciò e so deciderà di smettere di spendere
visto che non se ne ricava alcunché, neppure un po di royalties per
risollevare le casse dello Stato, se scopriranno delle belle!!!!! altro
che tangentopoli, una bella ricercopoli!!
Ma il popolo é sempre bue ed il bue é perlappunto miope!!!!!
L'operazione di Mosè riesce, ma c'é bisogno di un posto dove tradurle in
potere reale, in questo piano viene coinvolto un popolo facendo appello
alla sua religiosità, al suo orgoglio di popolo eletto, Mosé con questo
grande schermo umano va verso la terra di Israele.
Forse il monte Sinai e le dodici tavole come dicevamo sono un altro
intelligente espediente per coinvolgere ulteriormente il popolo nella
realizzazione di una sacralità necessaria alla custodia delle tavole,
descritte nella Genesi, nell'arca dell'alleanza e questa a sua volta
"segreta" nelle viscere del tempio di Salomone.
Sono in molti infatti a far osservare come i dieci comandamenti
esistessero già nell'exoterismo pragmatico dell'ebraismo.
Le grandi opere, le realizzazioni collettive hanno bisogno, specie
allora, del sacrificio delle masse, ma ciò non si verifica
spontaneamente, le masse vi vengono coinvolte sempre con azioni e
percorsi emotivi, e quelli religiosi lo sono per antonomasia.
Al popolo viene dato lo scritto per dritto, agli eletti quello per
rovescio.
La preparazione e
la partenza
Torniamo ora con un balzo a cavallo del l100.
Si sa che dopo gli Ebrei furono gli Arabi a dominare quei luoghi e quel
tempio, gloria della stirpe di David, divenne una delle più grandi
moschee d'oriente.
Quando si parla di "manipolazione delle informazioni" si intendono in
una unica accezione forme le più svariate, certo é che la più grande
manipolazione che sia stato fatta dello scibile antico, cioé di tutta la
conoscenza di allora, fu, a detta degli storici cui lo stesso Umberto
Eco, "fa eco", quella che la Chiesa organizzò attraverso l'opera dei
Benedettini, della "trascrizione di tutti i testi allora esistenti" .
L'opera ed il merito di questo silenzioso esercito fu certamente immenso
e l'umanità non sarà mai loro sufficientemente riconoscenze, ma é anche
vero che attraverso la loro paziente opera la Chiesa passò al setaccio
tutto ciò che era allora conosciuto, ecco perché é d'obbligo usare il
termine trascrizione, cautamente con le virgolette.
Come tutti gli studiosi sanno, nella parola trascrizione vanno intese
anche tutte quelle azioni di filtraggio, riedizione, edulcorazione,
occultamento e perfino distruzione di quanto di utilità o di non utilità
al potere temporale dei papi.
Ahimè secondo il discutibile metro d'allora!!!!
La mia non vuol essere una critica, semmai un "cantare nel coro" visto
le tante critiche ormai già indirizzate e visto che la Chiesa stessa,
con questo papa non può non cominciare pubblicamente ad ammetterlo.
La conoscenza fu controllata, rivista, depurata e riedita!
Questa operazione, per sua stessa natura e modo, non fu immune dai
personalismi e dai localismi, é in questa chiave vanno interpretati i
rapporti tra Ugo conte di Champagne, incontrastato e indiscusso signore
di quelle terre, più potente dello stesso re di Francia ed il monastero
benedettino di Citeaux guidato dal fido amico Harding.
Qualsiasi cosa essi abbiano trovato, e qualsiasi cosa essi siano
riusciti a decrittare con l'aiuto, come abbiamo detto, di studiosi
arabi, rabbini e cabalisti ebrei, i soli in grado di decifrare le
scritture di Mosé, fu sufficiente, come si evince in modo chiaro dagli
eventi che seguirono, per rendere necessarie "operazioni in loco", cioé
presso lo stesso Tempio ed in particolare nei suoi sotterranei.
Fu inoltre loro chiaro che quel "qualche cosa", una volta portato in
Francia , dovesse poi venir custodito in luogo poco accessibile e
facilmente difendibile, non a caso quindi fu scelta ad hoc la foresta
dell'Essenzio, divenuta poi foresta del Tempio, nel cuore dello
Champagne, nella zona di Bar sur Aube.
Al primo intento si riferisce la partenza per Gerusalemme di Ugo de
Payns con gli otto cavalieri, al secondo la creazione del monastero di
Clairvaux.
Alcuni storici attirano l'attenzione su alcuni episodi che precedettero
e seguirono questi eventi e che qui vi riportiamo.
Due nervosi viaggi di Ugo di Champagne in Oriente e strettamente
interrelati con i rapporti con Stefano Harding, poi si sottolinea il
desiderio manifestato di essere lui a capo dei otto cavalieri e solo
successivamente egli ripiegò su Ugo de Payns, e per il fatto che i
cavalieri avrebbero preso da subito voto di povertà e castità, a lui
interdetti come potente e sposo.
Ma nervoso ed ansioso di notizie, egli però resisterà poco a star
lontano dall'impresa, e, ripudiati persino la moglie ed in figlio e
rinunciato alla contea, per rientrare nelle regole dei cavalieri, nel
1125 li raggiungerà a Costantinopoli.
Un'altra interessante annotazione storica é che i nove cavalieri si
acquartierarono nel tempio, e non altrove, dove si ficcarono a frugarne
i suoi sotterranei, piuttosto che pugnare e difendere i pellegrini tra
Jaffa ed Antiochia.
Ficcati nei sotterranei, come rileva Charpentrier essi stettero a
guardare, tra il 1118 ed il 1127 data del loro ritorno in Francia, che
Baldovino combattesse El-Ghadi dagli spalti di Antiochia, si schierasse
a difesa di Apamea contro i Turchi; tra alterni rovesci contro El Ghadi
si battesse contro i Siriani, ripetutamente preso prigioniero e
liberato, prima dagli Armeni da Karput e poi grazie ad un riscatto e
fino alla conquista di Aleppo al fianco dei Beduini; i Templari non
combatterono e non reclutarono alcuno.
Ciò non dovette risultare troppo inviso al re Baldovino II, che li
lasciò fare e non é neppure da escludere che egli fosse in parte al
corrente della loro missione, infatti tra quegli otto cavalieri ve ne
erano tre fiamminghi Pagani de Montdidier, Arcibaldo de Saint Amand e
Goffredo de Saint Omer che erano stati del seguito di Eustachio di
Boulogne fratello di Goffredo di Buglione e quindi di Baldovino I.
Eustachio, passato dallo Champagne, si era a sua volta messo in marcia
insieme con i nove cavalieri, egli si accingeva ad andare a raccogliere
la corona di Re di Gerusalemme, allorché- saputo nel frattempo
dell'incoronazione del parente Baldovino II non prosegui per la Terra
Santa, ma i cavalieri si!
Queste due storie si mescolano, parte del viaggio fu compiuto assieme ed
erano indiscussi i rapporti di amicizia.
Nel 1118 i nove cavalieri erano giunti a Gerusalemme ed avevano giurato
i voti di povertà e castità nelle mani del patriarca della città Germond
de Piquigny di Amiens, in ginocchio, al cospetto a Baldovino II.
Nel 1127 essi tornarono in Francia, senza aver incrociato un ferro o
molto pochi, quale sarebbe stato allora lo scopo della loro missione se
non fu quello di ritrovare nei sotterranei del Tempio l'Arca
dell'Alleanza le Tavole della Legge?
Bernardo di
Fontaine
Abbiamo detto che Bernardo passo alla storia come il fondatore
dell'Ordine Templare.
Che cosa lega questi cavalieri a Bernardo di Fontaine ? Non certo il
solo fatto che tra questi otto cavalieri ci fosse suo zio Andrea di
Montbart, che era convenuto con lui con lui a Citeaux; non solo che,
molto probabilmente, tra i cavalieri vi fossero anche uno o più fratelli
e non sorprenda il fatto che fossero monaci, perché fu proprio questa la
grande ed innovativa caratterizzazione dell' Ordine del Tempio, Monaci
Guerrieri; non solo per tutti quei personaggi e fatti che orbitano
insieme a lui nelle terre di Champagne!!
E perché mentre essi compivano la loro missione in Terra Santa, o meglio
nelle Cripte del Tempio, egli, non solo completava il monastero di
Clairvaux ma stendeva le Regole dell'Ordine.
E che Regole! Nonché la più importante tessitura di relazioni per
arrivare con sicurezza alla loro accettazione da parte del papa ed alla
loro consacrazione all'interno di una già pesante struttura della
Chiesa.
Tutto ciò avviene non solo e non tanto in una logica tradizionale
monastica, come vedremo, ma in una funzione di un pragmatismo funzionale
che sarà l'elemento strutturale delle loro futura fortuna, così come il
loro successo sarà l'elemento scatenante della loro futura rovina.
Le regole che essi alla partenza si dettero e che proferirono in
ginocchio di fronte a Baldovino II, sono ben poca cosa se paragonate ai
quasi mille articoli che costituiscono la Regola e che in modo
attentissimo e minuzioso regolarono la loro organizzazione
socioeconomica.
Essi tessero, nell'arco della loro esistenza, attraverso tutta Europa un
reticolo di nuclei di varie grandezze, detti Commanderies ( tradotto
liberamente in commende capitanerie), anche chiamati baliaggi;
indipendenti ed interdipendenti con cui coprirono e vigilarono tutte le
strade, e tutto ciò traducendo in potere economico. Nel 1300 se ne
contarono oltre 9.000, di cui 1.000 solo in Francia.
Nella stesura della Regola, nessun particolare fu lasciato al caso,
basti pensare che nell'organizzazione di quelle micro società quali
erano le case templari, i lavoranti dovevano essere quanti bastassero a
svolgere il lavoro previsto e non di più; cosi come i commercianti erano
, quanti fossero necessari a tradurre in scambi il frutto di detto
lavoro, i Templari non permisero che il meccanismo di attività,
lavorativa o mercantile seguisse logiche a se stanti, indipendenti o
autogestiti.
Questo fu concesso solo agli operai costruttori che si organizzarono in
nuclei autodisciplinati nel contesto delle strutture templari, in nuce
fu ciò che li rese capaci di costodire i segreti dell'arte e di seguire
un percorso elitario che li caratterizzerà nel corso della storia.
Bernardo consentì all'iniziativa templare di passare da una struttura
che potremmo chiamare spontanea, ad un organismo articolato e
perfettamente organizzato.
Non vi dubbio che molto si perfezionò con l'esperienza operativa e con
il procedere dell'organizzazione e non vi é dubbio che esso si adattò
anche alle varie realtà storiche economiche ed ambientali in cui si
immerse.
Sono molti gli storici che attribuiscono il grande concepimento
strategico al genio di Bernardo di Digione in seguito Bernardo di
Clairvaux; alcuni storici come Demurger sostengono anche che la Regola
fu redatta con una forte partecipazione del patriarca di Gerusalemme
Stefano de la Ferté e che Bernardo l'abbia rivista ed approvata per
renderla più accettabile al pontefice, e facendola propria per
avvalorarla del prestigio ed influenza che egli indubitabilmente godeva
sul papa, si dice inoltre che essa fu anche corretta dal patriarca
Stefano di Chartres data la sua esperienza precedente di cavaliere e
visconte di Chartres, ma non le si potrà mai negare la magnetica
paternità spirituale di Bernardo di Fontaine.
Successivamente la Regola fu arricchita di alcuni "adattamenti" detti
Retrais scritti non più in latino ma in francese, e motivati dalle
particolari condizioni in cui i cavalieri dovettero operare in Oriente.
Egli sostenne i cavalieri del tempo nel loro procedere, si ricordi il
suo testo "De laude novae militiae", egli fu un vero e proprio manager
del suo tempo, influenzandone gli eventi e la storia, come determinante
fu la sua azione a favore di Innocenzo II contro lo scismatico Anacleto
II, che egli risolse a favore del primo nel concilio di Etampes.
Come si evince dai suoi scritti, e dai rapporti che ebbe, fu un genio
controverso, quasi diabolico per alcuni studiosi, asceta, potente
taumaturgo e mago, fu in conflitto perenne con la stessa Chiesa cui non
risparmiò strali; non si fece mai scrupolo di rimproverare papi, re,
vescovi e grandi abati; fu un affascinante santone dal piglio messianico
che influenzò pesantemente la spiritualità e la temporalità papale
dell'Occidente.
Il Papa interiore
Egli fu visto come il papa interiore e spirituale l'unico in grado di
salvare la Chiesa, in contrapposizione a quello reale esteriore e
peccatore,
Questo suo atteggiamento gli valse anche la stima di Dante che lo volle
sua guida, vestito da templare, in Paradiso, al posto di Beatrice nel 31
canto, nel suo terzo ed ultimo viaggio!
Nei percorsi iniziatici sapienziali é sempre il terzo viaggio che porta
alla conoscenza pura.
Anche qui, seguendo ispirazioni dello studioso massone Erman Sahir e di
altri, ci sarebbe altro da aggiungere, il " papa interiore" Bernardo ed
il "cantore anagogico" (sovrasenso esoterico e sacro) si trovano
insieme, nel viaggio di quest'ultimo verso la luce e la vera conoscenza
dell'Empireo.
(I tre viaggi che Dante intraprende sono ripresi dall'antica tradizione
iniziatica e tutt'ora ripetuti nell'iniziazione massonica,
ignorantemente subita dai cosiddetti "massoni" di oggi, salvo eccezioni
che si contano sulle dita di una mano!!)
Un altro particolare importante che si evidenza nella regola dei
Templari é l'influenza druidica, come le triadi di origine celtica, di
cui Bernardo, vivendo ed operando in luoghi di profonda tradizione
celtica, era attento studioso ed amatore.
Che sia stato lui a redigere le Regole, in tutto od in parte poco toglie
alla sua figura di padre spirituale e materiale dello stesso, la sua
azione fu determinante nella sacralizzazione ed ufficializzazione dello
stesso Ordine attraverso il Concilio di Troyes, anche questo, va detto,
presso Clairvaux, nello Champagne, presso il conte Thibaut nipote ed
erede di Ugo Conte di Champagne.
L'assise fu da lui sapientemente scelta:
Oltre al legato pontificio, Matteo d'Albano, che lo presiedette, vi
furono il vescovo di Orleans, quello di Laon, di Reims e naturalmente
Troyes; gli arcivescovi di Sans e Reims, l'abbate di Vezeley, Renaud de
Semur; ovviamente quello di Citeaux, Stefano Harding; poi Guido e
Ursione rispettivamente di Trois Fontaines e di S.Dionigi di Reims;
Erberto di S.Stefano di Digione; Guido di Molesmes, tutti benedettini o
cistercensi molti di essi suoi amici personali .
Tra i laici il conte di Nevers, Thibaut de Champagne, i cavalieri
Goffredo, Rolando e Joffroi Bisot, Archambaud deSaint Amand, Payen de
Montdidier ed infine Ugo de Payns come "relatore" .
Non va dimenticato che il papa Eugenio III che rafforzò la posizione dei
Templare all'interno della chiesa, diede loro la patente della croce
rossa da portare sulla spalla o al costato era suo personale amico di
Bernardo e già monaco di Clairvaux.
Nel primo Copitolo dell'Ordine tenutosi a Parigi il 27 Aprile del 1147
sempre Eugenio III che vi presenzia assieme al re Ludovico il Giovane
concede all'Ordine nel 1163. i privilegi maggiori che lo pongono al di
sopra ed al di la di tutti gli altri ordini, e consente ai cavalieri del
Tempio di possedere terre e di conservare quelle conquistate, creando il
presupposto di uno Stato nello Stato oltre che un semplice clero
templare,
Si ricordi che in quel momento la Chiesa di Roma era Francese!!! E
magari lo fosse rimasta!!!
Notre Dame
Bernardo fu profondo veneratore della madonna, ma a modo suo, un pò come
i Mussulmani; culto che Bernardo di Digione, trasfuse ai Templari, che
lo proseguirono a modo loro.
Fu l'iniziatore del termine "Notre Dame", la madonna, usata nel
linguaggio degli gnostici "Fedeli d'amore", di probabile dipendenza
templare, cui Dante appartenne, sta a significare la "sapienza santa",
Bernardo inoltre, a rischio di eresia, cui la Chiesa, allora
completamente francese, non osò mai condannarlo, rifiutò la madonna come
"immacolata concezione" e la vedi come sposa del Verbo,
Verbo come sintesi assoluta del sapere, e tutto ciò, con il culto di
Maria egli trasferì ai Templari.
Un culto particolare il loro, che da solo meriterebbe un'intera
trattazione, come quello della Madonna Nera.
Non furono i soli al culto di questa immagine che fu ritrovata
frequentemente nei sotterranei delle cattedrali gotiche, un simbolo
fortemente magnetico che lega tra loro diverse credenze che onorano il
simbolo primario dell'esistenza, in quanto, il nero, essenza
dell'essere, insieme di tutti i colori é ciò che esiste prima della
luce.
Esistono moltissime icone greche della Madonna Nera, che é anche la
Vergine Sara, da sempre venerata patrona dei Rom.
La Madonna Nera di Czestochova, molto venerata anche dall'attuale
pontefice Giovanni Paolo II.
La Madonna Nera di Spagna detta la Moretera di Monserrat, il cui culto
inizia nel XII secolo, cosa che fa riflettere e che potrebbe avere un
collegamento con la Nera de Oropa, venerata in Piemonte.
In Italia, nelle Marche, ma probabilmente non "indigena" si venera la
Madonna Nera di Loreto".
Qui lo studio dovrebbe essere approfondito ma ne parleremo, forse,
allorché, in alternativa all'ipotesi che li vuole a Gerusalemme alla
ricerca nei sotterranei delle "tavole del sapere", li vuole invece
scopritori di documenti che attesterebbero l'origine regale di Gesù di
Nazareth e le sue implicazioni.
La Spina
Un'altro importante culto presso i Templari é quello della spina, a cui
viene associata la Madonna, molti sono i nomi Epinay, Epine ecc di
luoghi certamente nello Champagne e nella vicina Borgogna ma anche in
tutto il resto della Francia, ma il discorso ci porterebbe lontano.
Lasciamo quindi dormire per il momento anche l'allegoria della "bella
addormentata nel bosco" ed il biancospino, antico nome della rosa per
gli occidentali; furono infatti i Persiani che nel X secolo crearono
l'odierna rosa... |