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STORIA, MISTERO, SIMBOLI E CONOSCENZA

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Premessa
Ogni qual volta che si analizza la filologia di eventi storici significativi, e la storia dell'Ordine dei Templari lo é in modo particolare, si constata che gli accadimenti storici, che ad essa si riferiscono, sono stati "manipolati" da chi in quel momento o in momenti successivi era in grado di farlo ed aveva interesse a non far emergere la verità.
Nel caso dei Templari si é trattato, inizialmente , di una "damnatio memoriae " e per inerzia, stratificatasi con il tempo.
L'apparato di potere che ne fu responsabile, allora come oggi, non risponde alla romantica logica della documentazione storica, ma a quella brutale ed ottusa degli interessi, che vedono, senza soluzione di continuità, pochi furbi, approfittarsi di intere popolazioni di ingenui fessacchiotti che non sembrano mai sazi di essere dominati, irrisi e sfruttati.
La storia dell'Ordine dei Templari ne é l'ennesima testimonianza, di per se affascinante, certo, misteriosa e tuttora irrisolta, anche, ma, amaramente, l'ennesimo riscontro di un crudele e quanto mai monotono " homo homini lupus".
I liberi pensatori tentano di maturare l'uomo ad una autocoscienza, e guidarlo verso una autogestione illuminata, ma da sempre, egli, li immola sui roghi della propria ottusità, prostrandosi poi, beota e soddisfatto, a chi lo usa e umilia.
Tutto ciò rappresenta il rovescio della medaglia del "processo umano di conoscenza" che come in questa "favola" templare, con attenta regia e con realismo sconcertante, il potere ogni volta arresta e fa ricominciare onde perpetuarsi con molta sicumera.
 

Nello specifico, é affascinante inoltrarsi nei documenti e nei vari contesti storici, poiché il ricercatore riceve continui fremiti di eccitazione conoscitiva, tanto é

 

inusuale e sorprendente la storia di quei frati guerrieri; ad ogni passo si trattiene il respiro quasi prossimi alla scoperta di sconcertanti verità. Il nozionismo depositato nei nostri cervelli si ridesta improvvisamente ed assume contorni e riflessi diversi; il piccolo mondo di tutti i giorni si anima, lasciando scorgere, illuminato da bagliori d'intuizione, un altri mondi di nuove ipotesi che accelerano il respiro o arrestano, per un attimo, la penna. Razionalismo e trasparenza rimangono sempre in bilico tra la logica e misticismo ansioso di ricerca, da una parte, e la gioia ambita ed inebriante del ritrovamento dall'altra.
Questo breve lavoro, compiuto forse con chiavi di lettura non tradizionali, anziché vanitosamente narrativo, vuole essere più semplicemente propositivo per ulteriori ricerche, analisi e scoperte.
Tali chiavi di lettura, a differenza dei cammini finora suggeritici, tentano di avvicinarsi alla sensibilità dell'uomo del terzo millennio, o almeno a quello che amo pensare debba essere l'uomo del terzo millennio: un rispettoso filologo ed un corretto interprete del misurato razionalismo che dovrebbe, di volta in volta, ispirarlo. Un homo analiticus che subentri al fallimentare homo sapiens. 

Prima di iniziare questa trattazione, traccio, come il Porciatti, una profonda linea di demarcazione tra Templari e Templarismo, quest'ultimo cialtrone, affaristico ed usurpatore della fama del primo.
I Templari furono un ordine religioso, istituito con Bolla papale e furono l'unico Ordine religioso e guerriero al tempo stesso; ma pur sempre un ordine religioso, e come l'etimologia del termine suggerisce, con tutto il bagaglio normativo che ne disciplina la personalità pubblica e giuridica, come compete a tali organismi.
L'Ordine dei Templari venne sciolto con Bolla papale (due per la verità) di cui la seconda, ipocrita ed equivoca, ne attribuì tutte le sue proprietà all'Ordine degli Ospitalieri( detto anche di S. Giovanni o dei Cavalieri di Malta).
Ne consegue, senza possibile confutazione che non essendo intervenuti specifici atti formali imprescindibili alla sua ricomposizione : " quell'Ordine Templare non esiste più !! "
Esistono purtroppo ancora oggi, persone che si dichiarano a vari titoli, che non vale neppure la pena di indagare, :" Continuatori o Discendenti".
Tutte balle per allocchi! Spesso mirate a portar quattrini nelle tasche di questi teatranti !!
Per chi possa avere importanza, va ricordato che "tutte le sue propaggini " furono e rimangono "scomunicate".
L'unico aspetto odierno, veramente serio, di questo misterioso ed affascinante passato può esistere solo nella ricerca e nello studio di esso, entrambi tesi a far conoscere l'unicità e l'importanza storica determinante che i Templari ebbero negli svolgimenti umani e religiosi dell'Europa dal 1128 ai nostri giorni, includendo il peso che ebbero nella nascita della Massoneria Speculativa Moderna, cioé dell'Illuminismo. 

Preambolo Storico
Parlando dell'origine dei Templari, Militia Templi, non posso associarmi alle affermazioni che li vedrebbero sorgere quasi "sua sponte" dalle crociate.
Cosi come é bene smettere di credere, come si é voluto per troppo tempo, che, in un periodo storico così particolare e denso di trasformazioni come quello a cavallo dell'anno mille, le crociate siano state, a loro volta, movimenti spontanei scaturiti al grido:
" Aita.. aita.. lo Santu Sepulcro..!!. " cosi caro a Clermont d'Auvergne che lo lancio dal concilio del 27 Novembre 1095, echeggiando, assieme a Coucoupiètre (l'Incappucciato) noto ai più come Pietro l'Eremita, le preci di Urbano II.
Esse, al contrario, furono il risultato di un attento programma che la sapiente regia della Chiesa e dell'Impero, collusi, seppero dettare.
Molti certo gli atteggiamenti ingenui e spontanei che vi furono coinvolti, ma, non certamente essi, ne furono i motivi di fondo, semmai rappresentarono quegli aspetti corticali dietro i quali furono celati i veri.
Gli storici ne hanno evidenziati per almeno tre:
- Una chiesa cristiana che, uscita rafforzata dopo le "eresie" (le virgolette sono d'obbligo), dei Catari e dei Valdesi, tornava a rivolgere lo sguardo ad Oriente.
- Un impero che vedeva minacciate le sue frontiere dalla vivacità egemonica turco - araba.
- Una presenza di marmaglia da spedire altrove perché rendeva insicure le strade dell'Occidente e le comunicazioni tra città e città, feudo e feudo, paralizzando la vita sociale e soprattutto rendendo costosa l'economia. 

Furono questi i "convocati alla mensa del Signore " per una abbuffata di ricchezze altrui, una licenza di razzia e genocidio, non disgiunta dalla non trascurabile offerta di un santificato e santificante riscatto.
Non era la prima in cui la Chiesa si impegnava, non sarebbe stata l'ultima, altre ne seguiranno nel tempo, nelle Americhe, con indegni successi che porteranno alla scomparsa di interi popoli meravigliosi: Aztechi, Maya, tutti, come accaduto per i Celti, tutti, ripeto, solo colpevoli di pensarla diversamente da Lei!
E nei confronti dei quali, al contrario degli Ugonotti, non é stato ancora chiesto alcun pur discutibile perdono. Ma si sa! solo questi ultimi rientrano nel grande gioco dell'unione delle confessioni!!
Ogni volta che questo é accaduto la storia dell'uomo é stata risospinta indietro!! Ogni volta si é dovuto ricominciare il cammino della conoscenza!!
Le crociate erano una soluzione per molti, ma pur sempre una vera e propria aggressione, paragonabile alle tanto dissacranti dei nostri giorni.
Liberare le strade occidentali da tanta eletta schiera di devoti cristiani, non si può certo dire che significò mostrare all'Oriente, il meglio di se stessi!
Ma che motivo ci sarebbe stato?, Visto che si trattava di barbari?!
Ma lo erano davvero? costoro, barbari?!!
Gli stessi cavalieri cristiani ne restarono affascinati ed in primis i Templari e prima di loro di diverso avviso furono da sempre i Veneziani, che, nati per sfuggire ai "barbari del nord", con loro scambiavano scienze, arti e commercio già da quattrocento anni.
Erano quei barbari, scomodi al potere temporale dei papi e degli imperatori che ci insegnarono geometria e matematica, metafisica e teologia ed arti di cui tutta la storia templare e non, é finemente intessuta.
Oggi si cerca di fare un distinguo affermando che fintantoché si trattò di "Arabi" tutto procedette in armonia con intensi scambi culturali ed economici, ma che tutto cambiò allorché subentrarono i Turchi. Mamma li Turchi!!
L'espansione dell'Impero ottomano, minacciò i potenti dell'Occidente, a ciò essi reagirono, quanto al distinguo culturale lo trovo un arbitrio strumentale ampiamente sconfessato dalle testimonianze storiche.
Certo che la loro leggendaria ferocia, che non fu caratteristica di un popolo, ma strategia degli apparati, contribuì non poco ad alimentare questo atteggiamento, ma oggi sappiamo, con vergogna, che non furono solo loro gli esclusivisti, ne fu solo in un campo l'esclusiva della ferocia guerresca. 

La storia comune
Per liquidare l'origine templare, in breve sintesi, a mo' di storiella, potremmo dire che nel 1118, otto (in realtà nove) cavalieri, tra cui Goffredo Di Saint Omer, Andrea De Montbart guidati da Ugo de Payns dei conti di Troyes, fatto un primo voto di povertà e castità partirono dalla regione dello Champagne in Francia e si presentarono in Terra Santa (etimologicamente terra "inviolabile") a Gerusalemme all'imperatore Baldovino II re di Gerusalemme, con l'impegno dichiarato di combattere per la difesa dei pellegrini e del Santo Sepolcro. 

Baldovino di Boulogne era giunto a Gerusalemme assieme al fratello Jeoffroi di Buglione Duca della Bassa Lotaringia e si era posto a capo della I Crociata, iniziata nel 1095.
Dall'Italia, per nave erano giunti i siculo-normanni con a capo Tancredi e lo zio Boemondo di Taranto; attraverso Italia e Grecia giunse con i cavalieri franchi Remond de Saint Giles conte de Toulouse, cosi come un quarto gruppo arrivò condotto da: Robert des Flandres, Stefano di Blois e dal fratello del re di Francia Ugo de Vermandoise.
Questi otto cavalieri si acquartierarono nel Tempio di Salomone, da cui presero titolo di Cavalieri del Tempio o Templari.
Il Tempio di Salomone, era divenuto, nel frattempo, una delle più grandi moschee d'allora; essi ne occuparono solo le scuderie, ponendo particolare cura al possesso dei sotterranei di cui inibirono l'ingresso a chiunque.
Ma perché nei sotterranei? che cosa in effetti vi cercavano? Storia e fantasia si sono inseguite, confuse e sovrapposte, ed é prevalsa l'ipotesi che essi cercassero l'Arca dell'Alleanza e le formule sapienziali che in essa erano celate, sulla base di quanto i cistercense ed altri studiosi avevano scoperto dalla trascrizione di alcuni testi antichi, sotto la regia del Conte di Champagne che poi, organizzò la spedizione.
Di certo, in quel periodo, che certamente nelle Crociate fu il più pugnace, essi non combatterono.
Fu solo più tardi che essi divennero i "terribili cavalieri" ed arrivarono ad impersonare il cavaliere crociato per antonomasia; ma tra i quali non esitarono ad arruolare cavalieri rinnegati e vera e propria maramaglia, in ciò antesignani della "Legione Staniera " e forse, perché no, ispiratori!
Ma tutto ciò avviene in occasione della II Crociata, quindi già nel 1146; non c'era più Baldovino II e neppure il suo successore Folco, pessimo cavaliere (morirà per caduta), c'é invece Melisenda di Gerusalemme, vedova di Folco e figlia di Baldovino II che regge per il giovane infante tredicenne, Baldovino III e le crociate sono diventate un fatto economico e politico per l'Europa.
Anche quegli otto cavalieri erano da tempo tornati in Francia e l'Ordine Templare aveva assunto un peso in Europa, siamo già ad un passaggio storico in cui la loro attiva partecipazione anche con ingenti forze mercenarie, si tinge di un'importanza e connotazione diverse.
Si ricordi, per il seguito, l'introduzione della "mercede (da cui mercenario) in cambio di servizio", che caratterizzerà sia il rapporto con cavalieri "a contratto" che nell'organizzazione sociale templare anche quella dei " freres de metier" fondamentali nella creazione delle Gildes ( ghilde o corporazioni di mestiere), i Compagnons de metiers o Compannionages e, di seguito, dalle logge degli "Antichi o muratori di mestiere o arte" fino alla Massoneria Speculativa Moderna.
Questo breve inciso é una tessera fondamentale della storia europea e non, dal sedicesimo secolo in poi.
Tra i "cavalieri a termine" vanno inclusi anche quelli "per voto" che differiscono dai primi per censo e che consentirono, con i loro lasciti, il veloce arricchimento dei Templari, ad esempio Raimondo III Conte di Barcellona e Provenza, che entrò con trenta cavalieri e fortezze poi lasciate all'Ordine alla fine del voto. 

Tornati in Francia, in cavalieri furono organizzati in Ordine da Tommaso di Clairvaux, essi divennero più potenti dell'imperatore e del papa a tal punto da attirare su di se timori e bramosie.
Si annoti che l'adozione di una Regola nonché il processo formale della Consacrazione tramite un Concilio, non é mai più intervenuta, dopo il suo scioglimento, a favore della "sedicente continuazione dell'Ordine" e costituisce, tra altre, una fondamentale differenza che rende tale "sedicente continuazione" solo "templarismo".
Imprigionati e condannati per eresia grazie all'opera dei Domenicani, che nell'occasione agirono da veri e propri "Domini canes " e della Santa Inquisizione guidata, nello specifico, da Guglielmo di Nogaret detto Guglielmo di Parigi, lo stesso che poco tempo prima aveva fatto prigioniero Bonifacio VIII (1308) ed avvelenato il suo successore Benedetto XI, furono disciolti con bolla papale, perseguitati ed uccisi dopo finti processi e spogliati delle loro ricchezze.
Il loro potere fu distrutto, i loro beni "residui" furono passati sotto la giurisdizione dei Cavalieri di Malta, detti anche Giovanniti, o Cavalieri di San Giovanni o Ospitalieri. (anche Ospedalieri).
Questo passeggio e la sostituzione o sovrapposizione della croce giovannita a quella templare é stata da sempre motivo di pasticci documentali, soprattutto oggi che con molta ignoranza si sbandierano feste e conferenze.
Guglielmo di Nogaret ebbe degli aiutanti, molto fedeli a FilippoIV e che, perdi più, avevano in odio il Tempio per ragioni anche personali: Enguerrand de Marigny, il nefando Guglielmo de Plaisian, Esquien de Florian, Gerard Laverna e Bernard Pelet questi due ultimi chierici rinnegati di Citeaux.
Anticipiamo un po della famosa "maledizione templare " dicendo che tutti costoro, così come il papa ed il re, ne furono colpiti e, vera o no che sia questa storia, resta il fatto che tutti, e molti altri, non citati che ebbero parte nel martirio templare, perirono di morte violenta.
L'ultimo Gran Maestro Militiae Templi, Jaques de Molay fu bruciato sul rogo nel 1314, a Parigi, assieme ad alcuni infelici compagni.
Il processo a Jaques de Molay durò oltre quattro anni, ma già nel 1310, 60 di questi nobili cavalieri venivano bruciati sul rogo in piazza S.Antoine, a Parigi, dove, dopo un breve periodo a Cipro, essi avevano definitivamente trasferito la Casa Templare.
Il 13 Marzo 1314 sull'isola degli Ebrei cosi chiamata perché vi venivano bruciati coloro che negavano Gesù come Dio, presso il Pont-Neuf oggi Pointe du Vert Ganant, incatenati per le mani agli umidi pali d'ormeggio, che non ardessero come le fascine, affinché più doloroso fosse il tormento, furono bruciati Jaques de Molay ultimo Gran Maestro dell' Ordine dei Cavalieri del Tempio e Geoffroi de Charney. quello stesso che, si suppone avesse portato in Francia la Sacra Sindone, non in quanto tale, bensì come panno nel quale era avvolto il penultimo Gran Maestro dell'Ordine Guglielmo di Beaujeu, morente e crocefisso simbolicamente dai suoi compagni.
Si dice che l'uomo di oggi prediliga guardare la violenza, a me non é mai sembrato, scorrendo la storia, che quelli di ieri o l'altro ieri, uomini di Chiesa non esclusi, siano mai stati da meno!
Questo fu l'episodio clou di quell'Ordine Monastico e Guerriero, ma fu anche quello che scatenerà una serie infinita di interpretazioni e leggende che contribuiranno ad alimentare il "templarismo"; per cui, le penne dei Templari, come quelle del povero pavone, sono finite ostaggio di centinaia di cialtroni che di esse si adornano, nell'illusorio quanto risibile tentativo di riflettere su loro stessi lo splendore di quella, che, é poco definire, una immensa ricchezza e bellezza storica.
Come dicevamo da quelle fiamme nacquero molte leggende, due in particolare:
- la prima " . . . che de Molay salisse sul rogo togliendosi l'abito templare gettandolo lontano.. . . " per cui una interpretazione "mirata" vuole che, così facendo, cioé impedendo che l'abito bruciasse con lui , egli intendesse simboleggiare al continuità, che, in segreto dal carcere, si dice, avesse frattanto trasferito. Ma se l'aveva già trasferita che gli importava che bruciasse o meno, non era più un simbolo ma solo una veste??!!
Ammesso anche che cosi fosse stato, va detto, che egli non avrebbe conseguito la continuazione dell'Ordine Templare "gia sciolto", ma solo quella, eventualmente, di "un esprit templaire".
Un esprit templaire diverso da quello del Concilio di Troyes, antagonista o alternativo alla Chiesa, quindi la cosiddetta "continuazione" diventerebbe dopo questo momento, una " continuazione di cosa diversa" e senza alcuna possibilità di rivendicarne il titolo.
Io sono appunto del parere, e con me molti altri che "la continuazione" avrebbe dovuto assumere diversa forma proprio a salvaguardia dell'esprit templaire. Allora é meglio parlare di una fondazione ex novo di un'altra cosa! 

Si osservi inoltre che Charnay e lui 71enne, ci vengono riferiti come due meschinelli, affranti dalle torture, dai lunghi interrogatori, piagati e piegati dalle catene, che per pietà furono tolte solo ai polsi onde consentir loro di congiungere appena le mani in preghiera, é impossibile quindi pensare che si fosse potuto togliere l'abito.
Quanto alla morte, alcuni li ricordano divincolanti ed urlanti dal dolore, altri invece, in particolare de Molay sereno ed ascetico quasi in preda ad una capacità di astrazione appresa forse in oriente o forse dalle torture. Ciò deve rendere cauti nei confronti di comportamenti " simbolici " soprattutto se poi caricati di valenze filologiche a favore di altre realtà per nulla identiche se non in quella teatralità, dove forma non sarà mai più sostanza.
Ma anche dato e non concesso che gli fosse stato possibile, perché non interpretarlo come l'atto più naturale del mondo, un gesto di manifesta delusione, il ripudio di una Chiesa che lo aveva abbandonato nelle mani dell'ingiustizia; attraverso l'abiura dell'abito da essa ricevuto, può inoltre significare il rinnegare uno status sia laico che temporale, contro un potere tiranno che lo assassinava per interesse e ragion di più, quindi, per non intendere, sic et simpliciter, di continuarlo!!
Siamo nell'ambito di una interpretazione logica, mentre quella della continuazione rimane contraddittoria e fortemente squilibrata a favore dei "continuatori " che senza la parola " templare " avrebbero scarse esche all'amo.
Un'ulteriore dimostrazione la si riscontra nei comportamenti di tutti quei Templari che raggiunti paesi amici "innocentisti" in particolare la Scozia, e pur godendo di tranquillità e protezione, non fecero risorgere ne l'Ordine e ne tantomeno quella struttura ed organizzazione dinamica che li aveva resi ricchi e famosi e che sarebbe stata facilmente clonabile come nelle moderne francisings. 

Il secondo episodio é quello della maledizione, come accennato, rivolta al papa ed al re e la predizione di morte violenta per i mandanti; entro l'anno, il primo; entro quaranta giorni, il secondo.
L'avverarsi di ciò, che non scioglie il dubbio dell'uovo e della gallina, ma che pur accetto in una ipotesi di sublimazione dei sensi di fronte alla morte e dopo un percorso di patimenti, che potrebbe aver liberato capacità predittive, non é sufficiente per il riscatto del successivo ed odierno templarismo, puramente formale e solo ridicolmente scenico. 

I mandanti del crimine templare furono Bertrand de Got più noto come Clemente V, papa francese, guascone, e Filippo IV il Bello, re di Francia, che lo aveva posto sul trono di Pietro, entrambi moriranno non di morte naturale, come cita anche Dante, che visse, coevo ed adepto "Fedele d'amore", tale tragico epilogo.
Se bello spesso é sinonimo di stupido, possiamo dire che Filippo fu "bellissimo" in assoluto il più bello dei re di Francia, si pensi infatti che la Chiesa era allora francese, la sua sede ad Avignone e lui stesso aveva "nominato " il papa; i Templari erano francesi, la loro Casa Madre con la cassaforte era stata trasportata a Parigi nel 1298, dopo il breve periodo di Cipro 1291, seguito all'eroica caduta di Acri attaccata da Al Ashraf ed alla altrettanto eroica morte del Gran Maestro Guglielmo di Beaujeu.
Egli avrebbe potuto facilmente piegarli al proprio volere e beneficiare della loro capillare organizzazione, enorme leva di potere!!!
Perché distruggerli??
Sicuramente fu consigliato dai romani!!
Ironia a parte Filippo IV perseguì la distruzione de Templari con determinazione incredibile e con la ferocia riscontrabile in una faida, nonostante che essi lo avessero più volte cavato dai guai di debiti e lo avessero sottratto alle ire della piazza.
Essi furono riconosciuti innocenti dalla commissione spagnola di Tarragona in Aragona, analogamente in Portogallo; in Italia, le Commissioni di Ravenna e Bologna furono favorevoli mentre quelle di Firenze e della Lombardia furono colpevoliste, come pure quella di Cipro, che era di parte, influenzata dagli Ospitalieri che avevano sentito odore del passaggio dei beni.
Anche la Germania fu dibattuta, ma il Concilio di Trier (Treviri) e Mainz (Magonza) li dichiararono innocenti.
e si tenga conto che la commissione primaria, quella francese fu accusata di barare sugli atti ed un'ombra pesante gettò si di essa la morte del difensore dei Templari, Pietro da Bologna.
Gli atti presentati al Papa il 5 Giugno 1311, erano pieni di errori, contraddizioni e forzature, il Concilio indetto in Ottobre nella cattedrale di Vienne non si apri con prospettive verso la condanna, per ottenere la quale, Filippo ricorse all'arresto dei condannati prima dell'udienza ed intimorì il Concilio presentandosi ad esso con un folto gruppo di armati.
Paralizzato il Concilio, furbescamente nominò una commissione di cardinali sottomessi a lui, di cui fecero parte Arnaud de Farges nipote del papa, Nicolas de Freauville confessore del re, Arnaud Novelli di Citeaux, Philippe de Marigny parente del re che lo aveva fatto nominare arcivescovo di Sen.
Davanti a questa commissione farsa furono condotti in catene Jaques de Molay, Geoffroi de Charney, Geoffroi de Gonneville, Hugo de Pairand
Il Papa capitolò e emise la bolla del 3 Aprile 1312 di abolizione dell'ordine, cui seguì il 2 Maggio quella di scioglimento e di destinazione dei beni.
Al rammarico espresso nella prima, giustificata dalla dichiarata ragione di stato, si aggiunse un lampo di coscienza . . . . e mentre lo si scioglieva e se ne scomunicavano "le propaggini " non lo si condannannò.
L'ordine del Tempio fu dunque sciolto ma non condannato.
Si sparava al lupo e si salvavano la capra (la faccia) ed il cavolo ( il consenso popolare)!!
Certo la distruzione dei templari rigettò indietro la storia dell'evoluzione umana, ritardandola di alcuni secoli.
Come lo storico Michelet ebbe a dire " fu il più grave cataclisma della storia occidentale".
Sempre a proposito di leggende e maledizioni templari si dice anche che, allorché le teste del meschino Luigi XVI e della sciocca Maria Antonietta, decadenti resti dei re Capetingi rotolarono nel cesto della ghigliottina qualcuno abbia gridato " Jaques de Molay oggi sei stato vendicato! ".
Anche il gioco delle circostanze allegoriche li volle richiusi, prima della decapitazione nella stessa, nel torrione del Tempio, già casamadre templare!
Per un attimo, pensando al poveretto sul rogo, mi é tornata in mente la morte, ad Acri, del precedente Gran Maestro, Guglielmo di Beaujeu cosi eroica e sacrificale, una fine con cui era stato ammainato il vessillo templare in Oriente, per sembra quasi che assieme all'abacus ed alla sconfitta dell'Ordine in Oriente, Jacques de Molay avesse da lui ereditato, un destino altrettanto sacrificale per lui ed una fine dell'Ordine in Occidente! 

Dietro questa semplice "storiella" intrisa di leggenda e mistero, si nasconde, in realtà, la storia di duecento anni d'Europa, un susseguirsi di lotte di potere, lotte di religione; comincia la costituzione degli stati europei; l'immonda condivisione del potere concertata e conciliata tra papato ed impero e poi tra papato e politici e partiti e gli anni che seguiranno, compresi i nostri, porteranno impresso a fuoco il marchio di tale combutta.
"Un sacrificio...... come dice Carlo Giacché nella sua storia della Sindone......frutto di tatticismi ed ipocrisie già allora tipiche di una certa concezione della politica, sia imperiale che ecclesiale..........".
Carlo Giacché ripropone il parallelismo tra Cristo abbandonato alla sua morte e Guglielmo di Beaujeu abbandonato alla propria; cita un poemetto di "Oliviero il templare " un cantastorie, che rappresentavano i "giornali dell'epoca":
" . . . La rabbia ed il dolore si sono impadroniti del mio cuore a tal punto che io ho difficoltà a restare in vita...
Il Papa elargisce indulgenze ai Francesi e Provenzali che lo aiuteranno contro i Tedeschi...
La nostra Croce ha meno valore del denaro e chi vuole lascia la Crociata per la guerra in Lombardia.
I nostri ambasciatori vendono Dio e le sue indulgenze in cambio di denaro..
La rabbia e il dolore dominano a tal punto il mio cuore che oso appena rimanere in vita...
la Croce.... è umiliata....
Chi vuol lottare contro i Turchi è pazzo poichè Gesù Cristo non li combatte più
Dio che prima vegliava, ora dorme, mentre Maometto risplende
nella sua potenza e fa risplendere il sultano d'Egitto. . . " 

Ma non sarà solo un menestrello a citar rimostranze, qualcuno ben più significativo non terrà chiuse le sue labbra:
" Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,/ e nel Vicario suo Cristo esser catto,/ veggiolo un'altra volta essere deriso;/ veggio rinnovellar l'aceto e il fele,/ e tra vivi ladroni essere anciso./ Veggio il nuovo Pilato sì crudele,/ che ciò non sazia, ma sanza decreto/ porta nel Tempio le cupide vele."
Secondo Giacché i Cavalieri, mentre i Turchi stanno irrompendo, avrebbero "letto" il parallelismo, e mentre la ferita al costato di Guglielmo di Beaujeu sanguinando gli portava via la vita, analogamente al Cristo, essi non esitano ad inferirgli anche i segni dei chiodi.
Qui nascerebbe una seconda interpretazione della sindone che coinciderebbe, come datazione, con gli esami al carbonio e con le misure antropomorfiche riportate dal telo, quelle cioé di un forte guerriero e non di un uomo del Medio Oriente.
Il segno lasciato dalle macchie di sangue sarebbero altresi a stella come avviene per un corpo disteso.

Dove nacquero e chi iniziò
Come mai una storia di per se ormai palese, dove si conoscono vittime, gli assassini i mandanti fatti ed antefatti continua ad affascinare studiosi e pubblico?
Quale il perché di tanto magnetismo ? Tenteremo di rispondere formulando e riferendo alcune ipotesi, e prima di parlare delle loro glorie e delle loro pene cerchiamo di vedere come nacquero, cominciando da dove nacquero. 

I Templari nacquero in Francia, essi , al di là dell'universalità che conquistarono, furono una parte della storia di quel paese.
In esso nacquero, da esso partirono e dopo trecento anni di indiscussa gloria che ebbe il mondo d'allora a teatro, vi tornarono e quasi seguendo un destino già scritto, in esso furono distrutti e dilaniati dalle bramosie di un re stupido che scelse di arrostire la gallina anziché accontentarsi di un uovo al giorno, benché d'oro.
I Templari nascono nello Champagne, per ferrea determinazione di Ugo conte di Champagne, grande feudatario, più potente dello stesso re. In questa regione si svolsero i fatti, gli atti, le consacrazioni; lì agirono i personaggi che costituirono la genesi dell'Ordine Templare.
I personaggi più importanti furono, dopo Ugo di Champagne, e Bernardo di Fontaines:
- l'abate Stefano Harding della abbazia benedettina cistercense di Citeaux nello Champagne;
- Ugo de Payns anch'egli dei conti di Champagne nativo di Payns sempre nello Champagne, citato in molti atti ufficiali locali. Facciamo subito giustizia del patetico tentativo del Porciatti, di creare un Ugone dei Pagani di origini meridionali italiane, tale aborto nasce probabilmente dal fatto che Ugo de Payns, cavaliere crociato, attraversò l'Italia dove certamente lasciò traccia ed anche la storpiatura del suo cognome.
Questo cavaliere era molto stimato da Goffredo di Buglione, animatore con Urbano II della prima crociata e da suo cugino Baldovino du Bourg conte d'Odessa divenuto, durante la prima crociata, Baldovino II re di Gerusalemme, ragion per cui, il progetto templare, fu ben accolto da subito, ed iniziò sotto i migliori auspici.
Chiunque egli sia stato, Ugo de Payns non fu certo il fondatore dell'ordine templare, anche se ne fu il primo Gran Maestro ed anche se pose il ginocchio ai piedi di Baldovino II per iniziarne l'opera. Egli non fu altro che l'esecutore intelligente e fedele di un progetto, nato nella mente e nell'azione di Ugo conte di Champagne che ne rimane il vero propulsore e fondatore e che al suo progetto trovò un grande alleato:
- Bernardo di Fontaines, nato nel castello omonimo, (1090) vicino Digione, dall'alta nobiltà della Borgogna, da parte di madre Aleth di Montbart dei duchi di Borgogna, e figlio di Tescelin ufficiale di corte dello stesso duca di Borgogna.
Ci sarà anche un Cavaliere di Montbart, zio di Bernardo, tra gli otto cavalieri che partirono per l'Oriente.
Bernardo era entrato nell'ordine benedettino- cistercense, che lui stesso poi riformerà in termini molto più rigorosi; proprio presso il monastero di Citeaux, presso l'abate rettore Harding, con cinque fratelli e dove fu poi raggiunto dal padre Tescelin (1112), a soli 22 anni, ciò denota già la forte personalità carismatica di questo affascinante e scomodo asceta che passerà alla storia come Bernardo di Chiaravalle fondatore dell'Ordine Templare, e che furbescamente la Chiesa, pur se coflittualmente oggetto di sue severe critiche, farà successivamente santo. Escamotage ricorrente che ha catturato alla fantasia popolare molti avvincenti personaggi! 

Ugo di Champagne, dopo alcuni soggiorni in Terrasanta, fatti in compagnia di Ugo de Payns e dopo segretissimi quanto attenti esami di preziosi documenti da lui riportati, cui destinò, sempre presso il monastero di Citeaux e sotto la guida di Stefano Harding dotti arabi, rabbini e cabalisti scelse, nel posto più inaccessibile dello Champagne, che prese il nome di Foresta d'Oriente, la placenta templare dell'Ordine; un luogo che risuonerà ad ogni angolo di riferimenti templari, il luogo, nel quale Bernardo, per ordine dell'abate Stefano Harding fonderà l'abbazia dei Cistercensi riformati di Clairvaux (tradotto sommariamente con Chiaravalle).
L'abbazia di Claivaux fu, come ho detto, la vera placenta templare, ed é importante osservare che il termine Clairvaux ha un profondo significato nel percorso conoscitivo sapienziale, esso rappresenta il luogo di luce, dove si riceve la luce e la conoscenza. Non a caso Bernardo scelse per quel luogo, tale nome, nome che poi i Templari daranno a numerosissimi luoghi, in ogni dove, evidentemente a significare un luogo d'istruzione.
Inutile elencare i numerosi Chiaravalle sia in Italia che all'estero, ed é certo che, il nome Bernardo di Chiaravalle, che suona tanto di misticismo nostrano, indusse molti a dimenticarne la sua nazionalità francese.
Mentre gli otto cavalieri erano in Terra Santa Bernardo non si limitò solo a scegliere il luogo dove appoggiare la base dello splendente arcobaleno templare ma ne redasse le Regole, attentissime e precise e preparò la sua consacrazione ad ordine religioso presso il sua amico ed ex confratello papa Eugenio III.
L'attribuzione della stesura delle Regole a Bernardo di Fontaines poi di Clairvaux é controversa, ma l'attenzione "strategica" con cui esse disciplineranno, fin nei minimi dettagli la vita, di quest'ordine, e che ne codificheranno le leve della futura grandezza, non possono che provenire da un tale cervello, che, se anche non le redisse materialmente, le dettò e/o le condizionò perché fossero esattamente cosi!!
Sarebbe interessantissimo renderle più conosciute, ma le regole sintetiche di questa trattazione lo impediscono.
A favore della tesi che lo vede artefice della Regola Templare starebbe il fatto che Bernardo non fosse nuovo a tali compiti,.
Quando nel 1212, abbandonata la carriera di cavaliere, egli era entrato nell'abbazia di Citeaux, seguito da altri trenta cavalieri, si era dedicato a riscriverne le regole, e come abbiamo letto prima aveva costituito l'Ordine dei cistercensi "riformati".
Questa "Regula latina" detta anche "Regola Primitiva " fu allegata alle minute dei verbali del Concilio di Troyes
Egli preparò con molta cura ed attenzione il suddetto Concilio di Troyes del 14 Gennaio del 1128, e fece in modo che vi prendessero parte i più importanti porporati francesi che rappresentavano la Chiesa in quel momento e perché nulla ne turbasse l'atmosfera, lui stesso, destinatario di celati timori o gelosie, che avrebbero potuto danneggiare l'Ordine, non vi prese parte.
Per amore della sua creatura restò teso ed in disparte, attese un responso che grazie alla sua attenta regia non avrebbe mai potuto essere contrario, ma che era, pur sempre, manifestazione di volontà altrui. 

Al contrario di Harding e de Payns che, pur personaggi di rilievo, si affievoliscono e scompaiono con il defilarsi e l'esaurirsi dei ruoli, Bernardo di Digione rimarrà fulgido e portante nella storia templare; in cui la sua forte personalità giganteggerà. 

Perché tutti costoro si dettero così tanto da fare?
Perché Ugo di Champagne fece tutte queste cose? e molte altre che vedremo ?;
Perché i Templari e non altri Ordini divennero grandi e potenti?
Cosa nascondevano quei documenti alla cui decrittazione ed interpretazione vennero chiamati studiosi di altre religioni
e sapienze?
Forse narravano di qualche cosa che giaceva in Terra Santa? 

Sento di sposare le teorie degli studiosi come Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln espresse nei loro molti libri ed anche quelle di Louis Charpentier, molto ben descritte nell'interessante libro " Il Mistero dei Templari" la cui lettura consiglio a tutti.
Per motivi di ridotta trattazione non sarà possibile esaminarle tutte.
Vediamone insieme alcune:
Se affermassimo che il mondo è regolato da relazioni numeriche, da rapporti numerici e funzioni numeriche diremmo una cosa ormai scontata e del resto altrimenti non potrebbe essere, visto che persino Dio, nella Genesi, afferma:
" io ho fatto il mondo con Misura, Numero e Peso "
Ma queste relazioni non sono d'immediata comprensione e non per tutti, ancora di più a quei tempi ed ancor prima!
Questi rapporti di numeri, in altre parole " formule" erano note ai cosiddetti saggi, già in epoche antichissime.
Tale ipotesi è suffragata da molte testimonianze sconcertanti come le piramidi, i giganti dell'isola di Pasqua, le conoscenze orientali, le civiltà precolombiane ecc ecc ecc che lasciano tuttora interdetta ed anche priva di risposta la scienza di cui disponiamo.
Ma se é comprensibile in se l'ipotesi di un mondo regolato da numeri e formule, non ne sono di altrettanto immediato intendimento i suoi contenuti.
Con il passare del tempo inoltre la scienza, la conoscenza é diventata sempre meno intuitiva e sempre più legata ad un procedere per tappe di apprendimento, si ha accesso ai concetti di una tappa solo se si proviene da quella precedente.
Per esempio il mondo attuale, quello nostro di tutti i giorni, é dominato dalla teoria quantista cui si perviene non in modo intuitivo, ma procedendo per gradi di conoscenza.
Un esempio immediuato é quello delle quattro operazioni cui si giunge dopo la tappa della tabellina pitagorica.
Questo concetto di percorso conoscitivo per gradi, sempre meno legato all'intuizione sempre più concatenato e consequenziale in termini di sviluppo del pensiero, fa capire cosa significhi l'espressione:" cammino di conoscenza ".
Tutto ciò é sempre esistito, comprenderlo ci consente di vedere con occhio diverso e più sereno e critico, quello che troppi ciarlatani spacciano, a loro tornaconto, come misterioso ed arcano, ad esempio le " vie iniziatiche della conoscenza", e ci fa capire perché le varie tappe di gnosi, qualsiasi gnosi siano strutturate in "gradi".
Lo abbiamo fatto tutti, "inizia-ndo la scuola " e poi via via gli aggiornamenti, nel lavoro e nell'apprendimento personale.
Quando non comprendiamo qualche cosa, e ciò vale sia a livello personale che collettivo, vuol dire che il nostro "grado di conoscenza" non include ancora il livello di conoscenza di quelle tappe cui i "concetti o le realtà che non comprendiamo" appartengono.
Si badi bene che se si parla di realtà fisiche o fenomeni fisici riscontrabili, il discorso scorre con facilità, altro invece quando entriamo nelle formule o nella spiritualità o nella metafisica; allora poiché il discorso si fa più impegnativo, indispensabili diventano le conoscenze precedenti, più si procede più il pensiero diventa per pochi eletti, cioé diventa "elitario".
Ciò crea un riflesso, una reazione, verso il basso, cioé una reazione tra gli esclusi, che si presta facilmente da un lato, alla demonizzazione da parte di chi ne ha interesse e dall'altro alla strumentalizzazione da parte di chi ne millanta conoscenza, ed allora non si hanno i veri adepti, ma solo veri furbi.
Tra chi meno sa, "l'ignorante" ed il "furbo " che di lui si approfitta scatta un rapporto vittima-carnefice, vedasi l'emblematico rapporto tra masse popolari e nomenklatura, tra cattolicesimo e cristianesimo.
Curiosamente invece tra l'ignorante, ed il saggio che cerca di affrancarlo, si accende un confronto in base al quale l'ignorante non solo lo respinge, ma lo dileggia, lo aggredisce e, se reso forte ed impunito dal numero, perfino lo uccide.
L'ignorante, vittima del furbo, si trasforma in carnefice del saggio che cerca di aiutarlo!
In questa differenza di livelli di conoscenza, il delta negativo é quasi sempre dalla parte delle masse, del popolo, per cui l'ignoranza é sempre direttamente proporzionale alle masse; la struttura della conoscenza invece ne é inversamente proporzionale e piramidale, per cui più aumenta la conoscenza sempre meno persone la posseggono.
La conoscenza ha struttura piramidale, ma non tutte le strutture piramidali son strutture di cultura, Attenti al falso sillogismo. Basta osservare le strutture militari o ancor meglio le strutture politiche ed amministrative e religiose.
La cultura é inversamente proporzionale alla moltitudine. Questo é il primo principio della " teoria della collettività " nella mia filosofia solidarista.
Chi detiene il potere sfrutta questo gap, lo traduce in meccanismo di gestione, sfrutta la "istintiva reazione di rifiuto dell'ignorante verso il saggio" per neutralizzarne l'azione, o inibire quei processi di conoscenza che potrebbero mettere in pericolo la sua leadership.
Gli uomini dovrebbero sempre diffidare e reagire a chi vuol "semplificare o elementarizzare i processi di apprendimento ed i contenuti stessi della conoscenza".
Osservate lo sfascio della scuola!! della qualità del lavoro!! della qualità della vita.
Il sogno di pensatori, sociologi, filosofi é sempre stato quello di elevare le masse, un utopia, se preteso oltre un certo limite e poiché la cultura é una valenza individuale, esisteranno sempre persone mentalmente più impegnate e con capacità intelligibili maggiori.
L'equazione capacità di intelligere dipende dalla variabile primaria, fortemente individuale, che é la volontà.
Se volessimo esprimerla avremo Ci (Capacità di intelligere) = Cu per (Vo + Dm) cioé Cultura per (Volontà più Disponibilità di mezzi).
La disponibilità di mezzi, sbandierata dalle sinistre non é ne conditio sine qua non e ne determinante, se, nelle tappe precedenti, le coscienze non sono educate a volere.
Sarà sempre così !
Fintantoché il cervello umano non diventerà un nastro su cui registrare o un soft ware da gestire la capacità di intelligere non potrà mai essere oggetto di scambio.
L'uomo del tremila, pena il regredire, deve nuovamente metabolizzare che tutto ciò che attiene al pensiero, all'uso dinamico della mente, all'accrescimento conoscitivo, é frutto di sacrificio ed d'impegno; é patrimonio di ogni cervello nella propria individuale ed imprescindibile decisione ed é sempre e solo il singolo individuo che decide o meno di mirare a traguardi di conoscenza sempre più importanti. 

Nonostante tutti gli sforzi del potere, la piramide della conoscenza non si trasformerà mai, all'infinito, in una retta. (Secondo principio della "teoria della collettività " nella filosofia solidarista). 

Per tornare ai Templari ripercorriamo le osservazioni di Charpentier; se i Templari avessero avuto nell'animo solamente lo spirito crociato, avrebbero certamente potuto ben servirlo entrando in un ordine gia esistente, i Giovanniti ad esempio. Perché allora crearne un altro?
Per di più religioso? Forse essi furono spinti da desiderio di indipendenza e d'elitarietà presupposto strutturale ed operativo di un programma che avrebbe dovuto disegnare un nuovo scenario, nel mondo di allora? Come poi, in realtà, avvenne!!
Forse quello che scoprirono e cui ebbero accesso, li rese consapevoli di ciò!!

Costruire sinonimo di sacrale 
Oggi, parlando di costruzioni, la nostra mente associa subito l'idea ad un ingegnere; ma se facessimo un viaggio indietro, riportandoci a quei tempi, con un balzo grazie ad una immaginifica macchina del tempo, ci renderemmo subito conto che il nostro cervello, altrimenti educato, assocerebbe invece la costruzione a qualche cosa di spiritico, noi, uomini di allora l'assoceremmo alla figura di un ispirato, ad un sacerdote in senso lato, questo perché la conoscenza costruttiva sconfinava, allora, nel mondo del paranormale e l'alterego del nostro ingegnere era, nell'antico, un interprete del divino e delle sue forze soprannaturali, egli era un'espressione vivente e carismatica del collegamento tra naturale e soprannaturale. 
Non estraneo a ciò era il fatto che in antico si costruisse quasi sempre a scopi sacri o magnificanti il potere, che spesso coincideva con il primo o vi era fortemente frammisto ed intriso. 
A ciò si aggiunga che, non solo allora, ma lo si pretenderebbe ancor oggi , tutto veniva fatto passare attraverso la religione e la religiosità. 

Il percorso di conoscenza 
Era il possesso delle formule sapienziali di reputata provenienza divina che si ponevano in preminenza; la maggiore conoscenza presso un individuo era accettata quale presenza in lui del divino. 
Abbiamo ora chiaro il significato, nell'epoca, di "percorso di conoscenza", e poiché Dio rappresentava allora la conoscenza assoluta, questo percorso era rivolto a lui. 
Il concetto di percorso sottintende quello di gradualità, un percorso a tappe, cioé per gradi, da qui il concetto di "gradi di conoscenza", ma anche "gradi gerarchici, "la gerarchia spesso si fondeva con la religione e la religione con la religiosità, e la gerarchia diventava "potere dei sacerdoti". 
I maestri costruttori erano anche dei capi, erano i più bravi ed erano pregni di ascendente e carisma sui discenti e da questi, per fama, sugli altri. 
Il loro carisma accresceva sempre più lo sconfinamento della loro immagine nella spiritualità e nel divino. Dotto e sacerdote, fino a Galileo ed anche dopo fino agli illuministi, nell'immaginario collettivo, sono sempre andati a braccetto, non solo ma il loro contrario, cioé dotto e "non sacerdote" faceva gioco ed aggio per la stregoneria e grazie a ciò si potevano eliminare tutti i concorrenti !! 
I percorsi di conoscenza di allora erano, secondo il mio punto di vista, fondamentalmente tre: 
Quello religioso o spirituale; 
Quello guerriero che portava al condottiero, al capo, al re; 
Quello del mestiere o dell'arte che portava all'opera creativa. 
Purtroppo i confini tra questi tre percorsi non erano netti, ne tantomeno preclusa la interrelazione, cosicché le parti alte vicino ai vertici di queste tre piramidi erano spesso in comunicazione. 
I primi due percorsi, venivano trasferiti nel temporale, si identificavano nella "gestione del potere", e da sempre hanno colluso ed hanno tenuto il terzo assoggettato con " la mercede ". 
Con l'ispessirsi dell'importanza del denaro, in un contesto di gestioni collettive sempre più complesse, il secondo si é imbarbarito e si é suddiviso in tre, ed a fianco ad una risorgente brutale aggressività posta in essere da masse animali guidate da capoccia brutali e venali, si sono delineate espressioni più striscianti e subdole, ma non per questo meno perniciose quali il " potere finanziario " e la "Nomenclatura". 

Ogni percorso puro di conoscenza ha un inizio, quindi é iniziatico, iniziato é colui che inizia il percorso, iniziato ma é anche colui che lo percorre, perché "eletto ai vari gradi " (scelto per gradi) poiché egli viene, ad ogni tappa, riiniziato. 
Il percorso di conoscenza, per fortuna, non ha riferimenti temporali, ma solo qualitativi. 
Nonostante qualche ridicolo tentativo da parte della partitocrazia e di certa Nomenklatura di creare con "gli intellettuali di regime " pompati dai media, una apparente qualità, il tempo farà poi giustizia e riaffermerà quella autentica!! 
Mentre il percorso fisico, come il percorrere una strada, ha come riferimenti lo spazio ed il tempo, quello conoscitivo é culturale ed ha per riferimento la qualità mentale e l'approfondimento. 
Ai nostri giorni, vi sono molti "falsi percorsi di conoscenza " oltre a quelli pseudoculturali sopraccennati lo sono tutti quelli gerarchico-amministrativi degenerati in funzione del tempo, inoltre ve ne sono molti altri in funzione della supinazione e del servilismo. 
Una delle regioni sta nella "moderna mercede" o stipendi progressivamente più alti, per cui per remunerarli sempre più in funzione della preziosità dei servizi e della fedeltà gli "amici" fanno percorrere ai "loro amici" le carriere, svuotandone ovviamente le funzioni, della qualità. 
E' facile comprendere la bestialità e la cialtroneria di tanta diffusa degenerazione morale e la conseguente caduta di qualità di cui soffriamo ogni dove ed ad ogni livello nei servizi che lo Stato dovrebbe garantire ai cittadini. 

Segreto cioè custodito per altri 
Il percorso di conoscenza, ortodosso, rende comprensibile anche il concetto di "segreto" da secretum, cioé custodito, perché chi é nei gradi di conoscenza superiore non deve creare confusione in chi sta imparando, e mentre la trasferisce per gradi deve custodirla, cioé tenere le proprie conoscenze segrete, Segrete cioé costodite, non proibite o illecite, ma solo gestite con riservatezza perché destinate (riservate ) a coloro che per gradi, saranno "in grado" di recepirle. 
Non é un gioco di parole bensì un riappropriarsi dei significati delle parole stesse. 
Il segreto attiene ai contenuti, ai percorsi conoscitivi, non alla struttura o alle persone, Parlare di associazione segreta o società segreta confondendo le due cose, quando ciò non sia volutamente strumentale, é un'altra diffusa bestialità. 
Abbiamo detto che l'iniziato é scelto, questo ci chiarisce il concetto di percorso elitario, attraverso il quale le persone venivano scelte, sulla base di conquistate capacità,. 
La Bibbia stessa, non a caso, parla di "eletti da Dio", aprire a tutti indiscriminatamente crea solo confusione e vista la logica stessa del percorso conoscitivo tutto si bloccherebbe da solo come una macchina senza carburante. 
In realtà poiché il sole sorge ogni giorno e la fisicità continua, il concetto di "fermare il processo conoscitivo" non esiste de facto, ma si manifesta solo nelle degenerazioni dell'ambito del sociale. 
Aumento del materialismo, disattenzione alle regole, crollo della qualità nell'essere e nel fare, sono manifestazioni che sempre più constatiamo quotidianamente . 

Il concetto di elitarietà, cioé di scelta non va confuso con quello di classe, che invece é antitetico e degenerativo; mentre ogni percorso di conoscenza implica il desiderio che anche altri conoscano e proseguano, e traccia il cammino per quelli che verranno ed é pertanto implicitamente un atto altruistico, quello di classe é restrittivo e finisce per essere anche intellettualmente riduttivo. 

Tutto questo argomentare potrà sembrare una divagazione, in realtà questa veloce rivisitazione di concetti, ci ha avvicinato, ai nostri Templari, ed ci ha rifamiliarizzato con il loro mondo, la loro sensibilità ed i loro ideali. ricchi appunto di quei concetti a noi non più usuali. 

Trasferimento della conoscenza 
Poiché con l'uomo scompare e con lui la sua "memoria e conoscenza", come si faceva, in antico, a tramandare ai posteri le formule sapienziali ? 
Non solo bisognava vincere le leggi della morte, ma anche impedire che altri, "non iniziati " se ne impossessassero? 
I modi più semplici i veicoli più sicuri erano le favole, le leggende, le allegorie, le parabole ecc spesso tradotte in raffigurazioni criptate (da cripta) 
Usando la semplicità e l'infantilismo come mezzo di trasporto, esse giungevano agli iniziati delle generazioni successive. 
Oggi tutti gli studiosi sanno che le leggende e le favole non sono state solo un modo per allietare i bambini o blandire l'ingenuità popolare ma il miglior veicolo del sapere! 
Quando poi si trattava di affidare la conoscenza a documenti scritti o scolpiti, ci si affidava al simbolismo, che veniva usato comunemente tra gli adepti come linguaggio, unito alla crittografia di parole o numeri. 
Si pensi al termine cripto, celato, nascosto, da cui cripta, che per i sacerdoti antichi era il luogo per "penetrare" la terra e fecondarla, atto che,in alcuni riti, il sacerdote materialmente compiva e che racchiudeva una profonda spiritualità. 
Esiste tuttora presso popoli primitivi l'atto che gli uomini della tribù compiono per iniettare il proprio sperma nella terra, fecondarla perché dia buoni frutti, il misterioso fenomeno dello sperma che posto nella donna genera un essere umano, non poteva non affascinare anche allora e non possedere, anche allora, la sua eterna magicità! (radice di ma da cui madia, massa, ammassare, mano, mago) del potere del seme. 
Si rifletta sul concetto sperma-seme e seme-pianta e pianta-cibo, riparo, sicurezza, gioia. 
Presso popolazioni naives l'atto d'amore era ed é tuttora gioia, non piacere, é inconsapevolmente spirituale e non gaudente e materiale, e la spiritualità non era peccato; l'amore non lasciava sensi di colpa, come tuttora in alcune popolazioni di aborigeni. 
Oggi purtroppo i nostri giovani ahimé associano l'idea di cripto piu facilmente alla criptonite di superman, piuttosto che all'idea di "entrare" trasferire un messaggio nella mente di un altro "eletto " che conosce le decodifiche. Un altro aspetto degradato é l'aver incluso l'amore tra le tante stupide istanze di diritti apparentemente negati e da conquistare attraverso un "fare materiale" che svuota i contenuti ed accresce l'insicurezza e l'insoddisfazione. 
Perché, mai come oggi, tanti analfabeti di meno ma tanti ignoranti di più??!! La ragione sta nel fatto che "gli ignoranti "si governano meglio, possono essere più facilmente riuniti in greggi o branchi, tanto hanno perso il loro significato di uomini; masse che "globalizzate" vengono ancor più facilmente spostate con "transumanze economiche" tra stadi, discoteche e supermercati con vessilli di mode e trends conditi di "massaggi", che hanno sostituito i cani da pastore. 
Avete notato come all'impoverimento del linguaggio, si sostituiscano sempre più fogge ed abbigliamenti? 
Non sapendo più parlare, questi ex uomini, imitano il linguaggio animale; cosi come per gli animali che per comunicare si vestono di livree di penne, colori e movenze, anch'essi per comunicare tra loro si cimbrano ed urlano in varie fogge!!!! 
Mai come oggi, il detto "avere l'anello al naso" ha ragione di essere quale identificazione di inferiore, dall'aborigeno al bue. 

Sia le codifiche che le decodifiche erano allora legate alla cultura, alla conoscenza, un esempio culturalmente più accessibile perché scolasticamente familiare é rappresentato dell'ermetismo delle citazioni dantesche. 
Indovina indovinello quindi era molto di più di un esercizio ludico!! 
La validità del tramandare é legata all'esistenza e sopravvivenza della catena, che non deve interrompersi! 

I Templari tradussero questo concetto di catena in uso quotidiano, compreso l'uso di cripte e cunicoli, e li affinarono a tal punto e si familiarizzarono al punto da portarseli in molti casi nella tomba a causa del traumatico iterrompersi della "catena". Se non proprio tutti certamente quelli più importanti, neanche a dirlo molti di quelli legati ai luoghi dove celarono le loro ricchezze. 

L'infingardo Filippo IV ed il meschino Clemente V si impadronirono di molte delle loro ricchezze, ma non delle loro conoscenze ed é questo che fa dire agli studiosi che " con la scomparsa della loro realtà strutturale. . . il mondo arretrò di almeno duecento anni.. . . " 

Nel caso delle formule sapienziali ad esempio le allegorie con l'oro , sono sempre state il filo di Arianna che nella storia ha indicato il percorso verso di esse, una preziosità mentale e quale migliore nascondiglio era ed é quello della cecità che scaturisce della bramosia della ricchezza? 
Ricordiamone alcune: 
- Il numero d'oro che permetterebbe il passaggio dalla curva alla retta. 
- Il ginocchio d'oro, meglio detto gonios od angolo riferito alla leggenda di Pitagora per passare dal cerchio al quadrato. 
- Le mele d'oro simboIo sapienziale di Atlantide. 
- Il vello d'oro, che Giasone cerca per sete di conoscenza e non per ricchezza, ecc..ecc.. 

Le Tavole del sapere 
Oro, uguale a sapere, sapere uguale a governo del mondo, un ideale filo di Arianna per giungere a ciò che interessa la nostra storia, cioè il rapporto tra l'Ordine dei Cavalieri del Tempio e le "Tavole del sapere" date da Dio a Mosé e contenute nell'Arca d'oro dell'Alleanza, custodita nel Tempio di Salomone, di cui parla anche la Genesi. 
Ecco cosa cercavano i cavalieri! Ecco cosa agitava l'anima e la vita di Ugo conte di Champagne! 
Le Tavole coperte d'oro scritte per dritto e per rovescio, ed i due termini non starebbero a significare solamente che erano scritte davanti e di dietro, ma anche scritte con un significato più evidente e con un altro più celato accessibile solo ai sapienti iniziati. 
Il dualismo esoterico ed essoterico, lo spirituale ed il quotidiano, il mondo di Dio e quello dell'uomo si radicherà profondamente nello spirito templare e li porrà in conflitto con la Chiesa che non poteva rinunciare a quella gestione del potere che vuole tutto suddito della religione e dei Sacerdoti e che da sempre violenta la dicotomia tra Dio e Sacerdoti, tra spirituale e temporale, tra cristianesimo e cattolicesimo 
Nella cavalleria vi é poi una trasposizione forse una trasfigurazione tra l'Arca d'oro ed il Santo Graal . 
Sia nelle leggende dei Crociati e Cavalieri, ma anche presso alcuni studiosi, il Graal é visto come la "Coppa del Sapere" , e qui le virgolette sono d'obbligo, in quanto il termine di Santo Graal non starebbe per calice, men che meno un calice d'oro dell'ultima cena, ma coppa come "cosa che raccogli e contiene", quindi un contenitore forse un'urna dove fu raccolto il sangue di Gesù Cristo. 
Hanno ragione quelli studiosi che lo identificano nella trasformazione dei termini francesi (lingua della cavalleria) di Sang Real (Sangue Reale) da cui San (santo) e G-Real; il sangue di Cristo, effettivamente sangue reale perché della stirpe di Davide ed egli realmente re dei Giudei. 
Si aggiunga l'uso frequente dell'aggettivo "santo" e non "sacro", mentre serebbe più giusto il contrario, cioé sacro che appartiene alla divinità e non santo cioé inviolabile) 
Il sangue raccolto da Giuseppe d'Arimatea, secondo Baigent, Leight e Lincon in una urna, venne portato in Francia dai Templari. 
Quest'urna fu bramata e ricercata dai cavalieri, ma di ciò diremo a proposito del Priorato di Sion, un mistero nei misteri, che si intreccia con le vicende templari aggiungendo fascino al fascino. 
La discendenza diretta di Gesù da David, la sua regalità ed ascendenza di tipo politico, lo vedrebbero in conflitto con Roma e con coloro che a quel carro erano legati. 
Nella religione ebraica Gesù viene visto in modo pragmatico-politico, un aristocratico figlio di re, cui i re Magi porgono ossequio proprio perché Re, titolo che non gli viene negato neppure sulla croce, I.N.R.I. 
Pilato comprende la figura del Nazareno e non si mischia per opportunità in conflitti dinastici, fa solo in modo che ne scompaiano le cause!! Gesù è un re, della stirpe di David ed era uno Zelota, popolo che si era ribellato a Roma ed era stato ed era stato battuto, la stirpe di David avrebbe dovuto liberare il popolo ebreo dal giogo di Roma, doveva quindi morire. perchè gli Ebrei non ritrovassero in lui un re e nel re l'orgoglio.Giunto in Francia dopo la sua morte apparente in compagnia della moglie Maria (Maria o Maria Maddalena?), Gesù avrebbe creato, con l'aiuto dei re Merovingi discendenti dei Sicambri, il Priorato di Sion, cui fanno capo i re Merovingi, traditi dalla Chiesa con l'assassinio di Dagoberto II e la successiva scelta a favore dei Corolingi di Clodoveo! 
Da qui la sacralità di certe stirpi reali, dalla corona di Costantinopoli via via a quella ferrea, da qui la consacrazione di alcune stirpi reali, piuttosto che altre per arrivare alla costituzione dei primi stati europei, dopo la pace di Aquisgrana. 
Ancor oggi discendenti della "corona ferrea" tengono in non cale molte case reali e nobiliari. 
Tutto questo processo storico vede la Chiesa in continua concorrenza con l'impero e la vede in conflitto spirituale con l'eresia dei Catari, la loro visione dualistica tra spiritualità e pragmatismo di vita reale, e con l'atteggiamento assunto dall'ordine religioso templare, che diffuse il suddetto binomio e con gli stessi seguaci d'Amore il cui contrasto con la chiesa di Roma é magistralmente espresso dal poema dantesco. 
Allora si spiega la decisione papale di distruggerli benché a lui sottomessi e forse il Re ne fu solo il cieco venale strumento. 
I Templari cercavano oltre alle Tavole anche Il mistero delle Genealogie Un terreno di ricerca della verità che aveva infiammato gli studiosi che a lungo avevano indagati nelle storie degli Esseni e dei Terapeuti, che si erano divisi e divisi nelle scuole, come quella Ermetica, quella Gnostica,quella Cabbalistica, quella Persiana e quella Arab. Tutto ciò aveva costretto la Chiesa alla difesa, difesa da cui era uscita con la poco nobile soluzione del "dogmatismo" cui si unì il sanguinoso cammino dell'Inquisizione. 
Per breve annotazione osserviamo che la diceria che vede il Santo Graal essere la coppa in cui bevve Cristo nell'ultima cena é a mio avviso risibile e frutto di molte confusioni, la si confonde con l'allegoria della coppa del sapere da cui, bevendo, l'iniziato trarrebbe conoscenza, ma niente di più sballato, perché nei casi in cui l'iniziato beve da una coppa lo fa simboleggiando un rischio, egli non ottiene sapere, in una sorsata, ma inizia un percorso di sacrificio ed un impegno per raggiungerlo,....... forse?!. 
Un'altra ipotesi che vede la coppa dell'ultima cena essere d'oro é altrettanto risibile se si pensa alla vita ascetica e povera di Cristo e degli Apostoli; e se lo fosse stata quella di Cristo, lo sarebbero state tutte le coppe, anche quelle degli apostoli sarebbero state d'oro e quindi si comprende bene che entriamo nel farsesco. 

Coppa d'oro, coppa del sapere, sangue, pozioni avvelenate simbolo di non cultura, magia (che vuol dire creazione), simbolismo, si comincia a intuire. . . . bevete questo é il mio sangue . . ., Gesù trasferisce agli apostoli la propria conoscenza profetica, perché diffondano la parola di Dio, ed insegna loro la preghiera più universale che sia mai stata pensata ed esistita, un profondo messaggio senza confini e senza steccati. . . egli aggiunge...... pregherete cosi: Padre Nostro, che sei nei cieli. . . . . . . " 

Per tornare ai Templari é bene ricordare come si é detto che il possesso delle formule numeriche sapienziali che regolano il mondo, avesse consentito ai loro possessori potere e grandezza , come ad esempio gli Assiri o i Babilonesi e successivamente, per ciò che ci riguarda più da vicino, gli Egiziani. 
Supponiamo allora che forse una Intelligentia ebraica, presente anche se in un popolo in schiavitù, introdottasi nella struttura del faraone, per cui Mosé, non sarebbe quello salvato dalle acque, ma sarebbe stato l' espressione di quell'inteligentia e lasciamo pure che qui la leggenda si sbizzarrisca a piacimento, avesse posto in atto un piano ebraico: 
Quello di " Rubare le formule sapienziali degli Egiziani ! ! ". 
Potremmo pensare allora, più credibilmente che il faraone non inseguisse gli Ebrei per riportare indietro la mano d'opera immigrata, ma piuttosto per riprendersi ciò si cui Mosé che si fosse impossessato. 
L'esodo quindi sarebbe una necessaria mascheratura e la dettatura sul monte Sinai un'abile messa in scena, per il popolo che é sempre bue!! 

Pare che gli Egiziani a loro volta le avessero rubate ad altri, rubare segreti é un mestiere che esiste da tempo immemorabile e tuttora, in periodi bellici e non, ha per obbiettivo, mutatis mutandis, le conquiste scientifiche di rilevante interesse, e non avviene solo tra stati ma tra governati e governati; si pensi alle migliaia di miliardi che il popolo italiano spende nella "cosiddetta ricerca" che non "frutta mai nulla" perché medicine e ritrovati sono sempre dentro le costose scatole di aziende private!!!!!! 
Quando si farà chiarezza su ciò e so deciderà di smettere di spendere visto che non se ne ricava alcunché, neppure un po di royalties per risollevare le casse dello Stato, se scopriranno delle belle!!!!! altro che tangentopoli, una bella ricercopoli!! 
Ma il popolo é sempre bue ed il bue é perlappunto miope!!!!! 

L'operazione di Mosè riesce, ma c'é bisogno di un posto dove tradurle in potere reale, in questo piano viene coinvolto un popolo facendo appello alla sua religiosità, al suo orgoglio di popolo eletto, Mosé con questo grande schermo umano va verso la terra di Israele. 
Forse il monte Sinai e le dodici tavole come dicevamo sono un altro intelligente espediente per coinvolgere ulteriormente il popolo nella realizzazione di una sacralità necessaria alla custodia delle tavole, descritte nella Genesi, nell'arca dell'alleanza e questa a sua volta "segreta" nelle viscere del tempio di Salomone. 
Sono in molti infatti a far osservare come i dieci comandamenti esistessero già nell'exoterismo pragmatico dell'ebraismo. 
Le grandi opere, le realizzazioni collettive hanno bisogno, specie allora, del sacrificio delle masse, ma ciò non si verifica spontaneamente, le masse vi vengono coinvolte sempre con azioni e percorsi emotivi, e quelli religiosi lo sono per antonomasia. 
Al popolo viene dato lo scritto per dritto, agli eletti quello per rovescio. 

La preparazione e la partenza 
Torniamo ora con un balzo a cavallo del l100. 
Si sa che dopo gli Ebrei furono gli Arabi a dominare quei luoghi e quel tempio, gloria della stirpe di David, divenne una delle più grandi moschee d'oriente. 
Quando si parla di "manipolazione delle informazioni" si intendono in una unica accezione forme le più svariate, certo é che la più grande manipolazione che sia stato fatta dello scibile antico, cioé di tutta la conoscenza di allora, fu, a detta degli storici cui lo stesso Umberto Eco, "fa eco", quella che la Chiesa organizzò attraverso l'opera dei Benedettini, della "trascrizione di tutti i testi allora esistenti" . 
L'opera ed il merito di questo silenzioso esercito fu certamente immenso e l'umanità non sarà mai loro sufficientemente riconoscenze, ma é anche vero che attraverso la loro paziente opera la Chiesa passò al setaccio tutto ciò che era allora conosciuto, ecco perché é d'obbligo usare il termine trascrizione, cautamente con le virgolette. 
Come tutti gli studiosi sanno, nella parola trascrizione vanno intese anche tutte quelle azioni di filtraggio, riedizione, edulcorazione, occultamento e perfino distruzione di quanto di utilità o di non utilità al potere temporale dei papi. 
Ahimè secondo il discutibile metro d'allora!!!! 
La mia non vuol essere una critica, semmai un "cantare nel coro" visto le tante critiche ormai già indirizzate e visto che la Chiesa stessa, con questo papa non può non cominciare pubblicamente ad ammetterlo. 
La conoscenza fu controllata, rivista, depurata e riedita! 
Questa operazione, per sua stessa natura e modo, non fu immune dai personalismi e dai localismi, é in questa chiave vanno interpretati i rapporti tra Ugo conte di Champagne, incontrastato e indiscusso signore di quelle terre, più potente dello stesso re di Francia ed il monastero benedettino di Citeaux guidato dal fido amico Harding. 
Qualsiasi cosa essi abbiano trovato, e qualsiasi cosa essi siano riusciti a decrittare con l'aiuto, come abbiamo detto, di studiosi arabi, rabbini e cabalisti ebrei, i soli in grado di decifrare le scritture di Mosé, fu sufficiente, come si evince in modo chiaro dagli eventi che seguirono, per rendere necessarie "operazioni in loco", cioé presso lo stesso Tempio ed in particolare nei suoi sotterranei. 
Fu inoltre loro chiaro che quel "qualche cosa", una volta portato in Francia , dovesse poi venir custodito in luogo poco accessibile e facilmente difendibile, non a caso quindi fu scelta ad hoc la foresta dell'Essenzio, divenuta poi foresta del Tempio, nel cuore dello Champagne, nella zona di Bar sur Aube. 

Al primo intento si riferisce la partenza per Gerusalemme di Ugo de Payns con gli otto cavalieri, al secondo la creazione del monastero di Clairvaux. 
Alcuni storici attirano l'attenzione su alcuni episodi che precedettero e seguirono questi eventi e che qui vi riportiamo. 

Due nervosi viaggi di Ugo di Champagne in Oriente e strettamente interrelati con i rapporti con Stefano Harding, poi si sottolinea il desiderio manifestato di essere lui a capo dei otto cavalieri e solo successivamente egli ripiegò su Ugo de Payns, e per il fatto che i cavalieri avrebbero preso da subito voto di povertà e castità, a lui interdetti come potente e sposo. 
Ma nervoso ed ansioso di notizie, egli però resisterà poco a star lontano dall'impresa, e, ripudiati persino la moglie ed in figlio e rinunciato alla contea, per rientrare nelle regole dei cavalieri, nel 1125 li raggiungerà a Costantinopoli. 
Un'altra interessante annotazione storica é che i nove cavalieri si acquartierarono nel tempio, e non altrove, dove si ficcarono a frugarne i suoi sotterranei, piuttosto che pugnare e difendere i pellegrini tra Jaffa ed Antiochia. 
Ficcati nei sotterranei, come rileva Charpentrier essi stettero a guardare, tra il 1118 ed il 1127 data del loro ritorno in Francia, che Baldovino combattesse El-Ghadi dagli spalti di Antiochia, si schierasse a difesa di Apamea contro i Turchi; tra alterni rovesci contro El Ghadi si battesse contro i Siriani, ripetutamente preso prigioniero e liberato, prima dagli Armeni da Karput e poi grazie ad un riscatto e fino alla conquista di Aleppo al fianco dei Beduini; i Templari non combatterono e non reclutarono alcuno. 
Ciò non dovette risultare troppo inviso al re Baldovino II, che li lasciò fare e non é neppure da escludere che egli fosse in parte al corrente della loro missione, infatti tra quegli otto cavalieri ve ne erano tre fiamminghi Pagani de Montdidier, Arcibaldo de Saint Amand e Goffredo de Saint Omer che erano stati del seguito di Eustachio di Boulogne fratello di Goffredo di Buglione e quindi di Baldovino I. 

Eustachio, passato dallo Champagne, si era a sua volta messo in marcia insieme con i nove cavalieri, egli si accingeva ad andare a raccogliere la corona di Re di Gerusalemme, allorché- saputo nel frattempo dell'incoronazione del parente Baldovino II non prosegui per la Terra Santa, ma i cavalieri si! 
Queste due storie si mescolano, parte del viaggio fu compiuto assieme ed erano indiscussi i rapporti di amicizia. 
Nel 1118 i nove cavalieri erano giunti a Gerusalemme ed avevano giurato i voti di povertà e castità nelle mani del patriarca della città Germond de Piquigny di Amiens, in ginocchio, al cospetto a Baldovino II. 
Nel 1127 essi tornarono in Francia, senza aver incrociato un ferro o molto pochi, quale sarebbe stato allora lo scopo della loro missione se non fu quello di ritrovare nei sotterranei del Tempio l'Arca dell'Alleanza le Tavole della Legge? 

Bernardo di Fontaine 
Abbiamo detto che Bernardo passo alla storia come il fondatore dell'Ordine Templare. 
Che cosa lega questi cavalieri a Bernardo di Fontaine ? Non certo il solo fatto che tra questi otto cavalieri ci fosse suo zio Andrea di Montbart, che era convenuto con lui con lui a Citeaux; non solo che, molto probabilmente, tra i cavalieri vi fossero anche uno o più fratelli e non sorprenda il fatto che fossero monaci, perché fu proprio questa la grande ed innovativa caratterizzazione dell' Ordine del Tempio, Monaci Guerrieri; non solo per tutti quei personaggi e fatti che orbitano insieme a lui nelle terre di Champagne!! 
E perché mentre essi compivano la loro missione in Terra Santa, o meglio nelle Cripte del Tempio, egli, non solo completava il monastero di Clairvaux ma stendeva le Regole dell'Ordine. 
E che Regole! Nonché la più importante tessitura di relazioni per arrivare con sicurezza alla loro accettazione da parte del papa ed alla loro consacrazione all'interno di una già pesante struttura della Chiesa. 
Tutto ciò avviene non solo e non tanto in una logica tradizionale monastica, come vedremo, ma in una funzione di un pragmatismo funzionale che sarà l'elemento strutturale delle loro futura fortuna, così come il loro successo sarà l'elemento scatenante della loro futura rovina. 
Le regole che essi alla partenza si dettero e che proferirono in ginocchio di fronte a Baldovino II, sono ben poca cosa se paragonate ai quasi mille articoli che costituiscono la Regola e che in modo attentissimo e minuzioso regolarono la loro organizzazione socioeconomica. 
Essi tessero, nell'arco della loro esistenza, attraverso tutta Europa un reticolo di nuclei di varie grandezze, detti Commanderies ( tradotto liberamente in commende capitanerie), anche chiamati baliaggi; indipendenti ed interdipendenti con cui coprirono e vigilarono tutte le strade, e tutto ciò traducendo in potere economico. Nel 1300 se ne contarono oltre 9.000, di cui 1.000 solo in Francia. 
Nella stesura della Regola, nessun particolare fu lasciato al caso, basti pensare che nell'organizzazione di quelle micro società quali erano le case templari, i lavoranti dovevano essere quanti bastassero a svolgere il lavoro previsto e non di più; cosi come i commercianti erano , quanti fossero necessari a tradurre in scambi il frutto di detto lavoro, i Templari non permisero che il meccanismo di attività, lavorativa o mercantile seguisse logiche a se stanti, indipendenti o autogestiti. 
Questo fu concesso solo agli operai costruttori che si organizzarono in nuclei autodisciplinati nel contesto delle strutture templari, in nuce fu ciò che li rese capaci di costodire i segreti dell'arte e di seguire un percorso elitario che li caratterizzerà nel corso della storia. 
Bernardo consentì all'iniziativa templare di passare da una struttura che potremmo chiamare spontanea, ad un organismo articolato e perfettamente organizzato. 
Non vi dubbio che molto si perfezionò con l'esperienza operativa e con il procedere dell'organizzazione e non vi é dubbio che esso si adattò anche alle varie realtà storiche economiche ed ambientali in cui si immerse. 
Sono molti gli storici che attribuiscono il grande concepimento strategico al genio di Bernardo di Digione in seguito Bernardo di Clairvaux; alcuni storici come Demurger sostengono anche che la Regola fu redatta con una forte partecipazione del patriarca di Gerusalemme Stefano de la Ferté e che Bernardo l'abbia rivista ed approvata per renderla più accettabile al pontefice, e facendola propria per avvalorarla del prestigio ed influenza che egli indubitabilmente godeva sul papa, si dice inoltre che essa fu anche corretta dal patriarca Stefano di Chartres data la sua esperienza precedente di cavaliere e visconte di Chartres, ma non le si potrà mai negare la magnetica paternità spirituale di Bernardo di Fontaine. 
Successivamente la Regola fu arricchita di alcuni "adattamenti" detti Retrais scritti non più in latino ma in francese, e motivati dalle particolari condizioni in cui i cavalieri dovettero operare in Oriente. 
Egli sostenne i cavalieri del tempo nel loro procedere, si ricordi il suo testo "De laude novae militiae", egli fu un vero e proprio manager del suo tempo, influenzandone gli eventi e la storia, come determinante fu la sua azione a favore di Innocenzo II contro lo scismatico Anacleto II, che egli risolse a favore del primo nel concilio di Etampes. 
Come si evince dai suoi scritti, e dai rapporti che ebbe, fu un genio controverso, quasi diabolico per alcuni studiosi, asceta, potente taumaturgo e mago, fu in conflitto perenne con la stessa Chiesa cui non risparmiò strali; non si fece mai scrupolo di rimproverare papi, re, vescovi e grandi abati; fu un affascinante santone dal piglio messianico che influenzò pesantemente la spiritualità e la temporalità papale dell'Occidente. 

Il Papa interiore 
Egli fu visto come il papa interiore e spirituale l'unico in grado di salvare la Chiesa, in contrapposizione a quello reale esteriore e peccatore, 
Questo suo atteggiamento gli valse anche la stima di Dante che lo volle sua guida, vestito da templare, in Paradiso, al posto di Beatrice nel 31 canto, nel suo terzo ed ultimo viaggio! 
Nei percorsi iniziatici sapienziali é sempre il terzo viaggio che porta alla conoscenza pura. 
Anche qui, seguendo ispirazioni dello studioso massone Erman Sahir e di altri, ci sarebbe altro da aggiungere, il " papa interiore" Bernardo ed il "cantore anagogico" (sovrasenso esoterico e sacro) si trovano insieme, nel viaggio di quest'ultimo verso la luce e la vera conoscenza dell'Empireo. 
(I tre viaggi che Dante intraprende sono ripresi dall'antica tradizione iniziatica e tutt'ora ripetuti nell'iniziazione massonica, ignorantemente subita dai cosiddetti "massoni" di oggi, salvo eccezioni che si contano sulle dita di una mano!!) 
Un altro particolare importante che si evidenza nella regola dei Templari é l'influenza druidica, come le triadi di origine celtica, di cui Bernardo, vivendo ed operando in luoghi di profonda tradizione celtica, era attento studioso ed amatore. 
Che sia stato lui a redigere le Regole, in tutto od in parte poco toglie alla sua figura di padre spirituale e materiale dello stesso, la sua azione fu determinante nella sacralizzazione ed ufficializzazione dello stesso Ordine attraverso il Concilio di Troyes, anche questo, va detto, presso Clairvaux, nello Champagne, presso il conte Thibaut nipote ed erede di Ugo Conte di Champagne. 
L'assise fu da lui sapientemente scelta: 
Oltre al legato pontificio, Matteo d'Albano, che lo presiedette, vi furono il vescovo di Orleans, quello di Laon, di Reims e naturalmente Troyes; gli arcivescovi di Sans e Reims, l'abbate di Vezeley, Renaud de Semur; ovviamente quello di Citeaux, Stefano Harding; poi Guido e Ursione rispettivamente di Trois Fontaines e di S.Dionigi di Reims; Erberto di S.Stefano di Digione; Guido di Molesmes, tutti benedettini o cistercensi molti di essi suoi amici personali . 
Tra i laici il conte di Nevers, Thibaut de Champagne, i cavalieri Goffredo, Rolando e Joffroi Bisot, Archambaud deSaint Amand, Payen de Montdidier ed infine Ugo de Payns come "relatore" . 
Non va dimenticato che il papa Eugenio III che rafforzò la posizione dei Templare all'interno della chiesa, diede loro la patente della croce rossa da portare sulla spalla o al costato era suo personale amico di Bernardo e già monaco di Clairvaux. 
Nel primo Copitolo dell'Ordine tenutosi a Parigi il 27 Aprile del 1147 sempre Eugenio III che vi presenzia assieme al re Ludovico il Giovane concede all'Ordine nel 1163. i privilegi maggiori che lo pongono al di sopra ed al di la di tutti gli altri ordini, e consente ai cavalieri del Tempio di possedere terre e di conservare quelle conquistate, creando il presupposto di uno Stato nello Stato oltre che un semplice clero templare, 
Si ricordi che in quel momento la Chiesa di Roma era Francese!!! E magari lo fosse rimasta!!! 

Notre Dame 
Bernardo fu profondo veneratore della madonna, ma a modo suo, un pò come i Mussulmani; culto che Bernardo di Digione, trasfuse ai Templari, che lo proseguirono a modo loro. 
Fu l'iniziatore del termine "Notre Dame", la madonna, usata nel linguaggio degli gnostici "Fedeli d'amore", di probabile dipendenza templare, cui Dante appartenne, sta a significare la "sapienza santa", Bernardo inoltre, a rischio di eresia, cui la Chiesa, allora completamente francese, non osò mai condannarlo, rifiutò la madonna come "immacolata concezione" e la vedi come sposa del Verbo, 
Verbo come sintesi assoluta del sapere, e tutto ciò, con il culto di Maria egli trasferì ai Templari. 
Un culto particolare il loro, che da solo meriterebbe un'intera trattazione, come quello della Madonna Nera. 
Non furono i soli al culto di questa immagine che fu ritrovata frequentemente nei sotterranei delle cattedrali gotiche, un simbolo fortemente magnetico che lega tra loro diverse credenze che onorano il simbolo primario dell'esistenza, in quanto, il nero, essenza dell'essere, insieme di tutti i colori é ciò che esiste prima della luce. 
Esistono moltissime icone greche della Madonna Nera, che é anche la Vergine Sara, da sempre venerata patrona dei Rom. 
La Madonna Nera di Czestochova, molto venerata anche dall'attuale pontefice Giovanni Paolo II. 
La Madonna Nera di Spagna detta la Moretera di Monserrat, il cui culto inizia nel XII secolo, cosa che fa riflettere e che potrebbe avere un collegamento con la Nera de Oropa, venerata in Piemonte. 
In Italia, nelle Marche, ma probabilmente non "indigena" si venera la Madonna Nera di Loreto". 
Qui lo studio dovrebbe essere approfondito ma ne parleremo, forse, allorché, in alternativa all'ipotesi che li vuole a Gerusalemme alla ricerca nei sotterranei delle "tavole del sapere", li vuole invece scopritori di documenti che attesterebbero l'origine regale di Gesù di Nazareth e le sue implicazioni. 

La Spina 
Un'altro importante culto presso i Templari é quello della spina, a cui viene associata la Madonna, molti sono i nomi Epinay, Epine ecc di luoghi certamente nello Champagne e nella vicina Borgogna ma anche in tutto il resto della Francia, ma il discorso ci porterebbe lontano. 
Lasciamo quindi dormire per il momento anche l'allegoria della "bella addormentata nel bosco" ed il biancospino, antico nome della rosa per gli occidentali; furono infatti i Persiani che nel X secolo crearono l'odierna rosa...

 

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