TITOLO

IL SACRO GRAAL (1)

DAL SITO

www.medievale.it

AUTORE

GIAN LUCA TODINI

 

 

 

Quali sono le origini del Graal? Il primo a nominarlo fu Chretien de Troyes nella sua opera “Perceval le Gallois ou le Compte du Graal” nel 1190: viene visto come una coppa, ma non ci sono riferimenti di un suo legame con Gesù.
Solamente nel 1202 Robert de Baron nella sua opera Joseph d’Arimathie legherà in maniera indissolubile il Graal con il calice dell’Ultima Cena, nel quale in seguito Giuseppe d’Arimatea raccolse il di Gesù crocifisso. Nelle opere letterarie la storia del Graal è legata a quella di Re Artù e di Merlino. In seguito alla morte di Artù e alla successiva scomparsa di Merlino, il Graal nel 540 viene portato in Medio Oriente dove se ne perdono le tracce: solo intorno al XII secolo se ne ricomincia a parlare associando la sua esistenza a quella dell’ordine dei Cavalieri Templari.

Se si analizzano le varie vicende storiche che si sono succedute nel corso dei vari secoli, si trovano testimonianze della presenza del Santo Graal in Inghilterra,

 

Francia, Scozia, Galles, Spagna, Iran, Italia… e persino a Oak Island, nella New England (USA). Per approfondire l’argomento rimando alla sezione “i misteri”.

Una interessante, quanto suggestiva, ipotesi, vede il Graal individuato dal parroco di Rennes-le-Château: Bérenger Saunière. Il parroco, dopo dei lavori di ristrutturazione alla antica chiesa, nel 1891, rinviene delle misteriose pergamene conteneti messaggi cifrati. Questi messaggi avrebbero portato Saunière ad un quadro di Poussin, e quindi ad una antica tomba nelle vicinanze di Rennes. Che Saunière avesse rinvenuto, magari proprio in quella tomba il Santo Graal? Questo non lo sappiamo, i fatti comunque attestano che il parroco, da una situazione di modesta esistenza, si trovò a spendere cifre elevatissime. Si calcola che abbia speso in totale una somma pari al corrispondente di 30 miliardi dei giorni nostri.

Il vero Santo Graal, comunque, era tutt’altro che un mero oggetto di idolatria. Se viene letto con attenzione, il romanzo di von Eschembach, racconto iniziatico e alchemico al tempo stesso, descrive bene cosa sia veramente la ricerca del Graal: in poche parole si tratta di un simbolo.

Soltanto il cavaliere che si immerge totalmente nel suo compito, che vi dedica anima e corpo, può trovare il Graal, ovvero l’unione estatica con Dio, la via della perfezione verso la Gerusalemme Celeste. Sembra superfluo perciò affannarsi ancor oggi in tentativi di rintracciare la vera reliquia del Graal, anche se molti rivendicano di esserne i depositari, primi fra tutti Hierosolimitani di Rocco Zingaro.

 

 

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