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Quali sono le origini del
Graal? Il primo a nominarlo fu Chretien de Troyes nella
sua opera “Perceval le Gallois ou le Compte du Graal”
nel 1190: viene visto come una coppa, ma non ci sono
riferimenti di un suo legame con Gesù.
Solamente nel 1202 Robert de Baron nella sua opera
Joseph d’Arimathie legherà in maniera indissolubile il
Graal con il calice dell’Ultima Cena, nel quale in
seguito Giuseppe d’Arimatea raccolse il di Gesù
crocifisso. Nelle opere letterarie la storia del Graal è
legata a quella di Re Artù e di Merlino. In seguito alla
morte di Artù e alla successiva scomparsa di Merlino, il
Graal nel 540 viene portato in Medio Oriente dove se ne
perdono le tracce: solo intorno al XII secolo se ne
ricomincia a parlare associando la sua esistenza a
quella dell’ordine dei Cavalieri Templari.
Se si analizzano le varie vicende storiche che si sono
succedute nel corso dei vari secoli, si trovano
testimonianze della presenza del Santo Graal in
Inghilterra,
Francia, Scozia, Galles, Spagna, Iran,
Italia… e persino a Oak Island, nella New England (USA).
Per approfondire l’argomento rimando alla sezione “i
misteri”.
Una interessante, quanto suggestiva, ipotesi, vede il
Graal individuato dal parroco di Rennes-le-Château:
Bérenger Saunière. Il parroco, dopo dei lavori di
ristrutturazione alla antica chiesa, nel 1891, rinviene
delle misteriose pergamene conteneti messaggi cifrati.
Questi messaggi avrebbero portato Saunière ad un quadro
di Poussin, e quindi ad una antica tomba nelle vicinanze
di Rennes. Che Saunière avesse rinvenuto, magari proprio
in quella tomba il Santo Graal? Questo non lo sappiamo,
i fatti comunque attestano che il parroco, da una
situazione di modesta esistenza, si trovò a spendere
cifre elevatissime. Si calcola che abbia speso in totale
una somma pari al corrispondente di 30 miliardi dei
giorni nostri.
Il vero Santo Graal, comunque, era tutt’altro che un
mero oggetto di idolatria. Se viene letto con
attenzione, il romanzo di von Eschembach, racconto
iniziatico e alchemico al tempo stesso, descrive bene
cosa sia veramente la ricerca del Graal: in poche parole
si tratta di un simbolo.
Soltanto il cavaliere che si immerge totalmente nel suo
compito, che vi dedica anima e corpo, può trovare il
Graal, ovvero l’unione estatica con Dio, la via della
perfezione verso la Gerusalemme Celeste. Sembra
superfluo perciò affannarsi ancor oggi in tentativi di
rintracciare la vera reliquia del Graal, anche se molti
rivendicano di esserne i depositari, primi fra tutti
Hierosolimitani di Rocco Zingaro.
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