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RENNES- le -CHATEAU

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Nel giugno 1885 nel piccolo villaggio di Rennes-le-Chateau, nei Pirenei orientali ai confini con la Spagna, arrivò il nuovo parroco, il trentatreenne Bérenger Saunière, allontanato dal seminario per aver commesso qualcosa di

 

compromettente. Saunière tornò vicino casa; difatti era cresciuto poco lontano, nel paese di Montazels. Spesso faceva visita a un amico, l'abate Henri Boudet, curato del vicino villaggio di Rennes-le-Bains e insieme incominciarono a occuparsi della storia turbolenta della regione. Pochi chilometri a sud sorge una vetta sovrastata dalle rovine di una fortezza che aveva ospitato una comunità dei Cavalieri Templari, su una terza cima a meno di due chilometri si trovano le rovine del castello di Blanchefort, dimora a suo tempo di Bertand de Blanchefort, quarto Gran Maestro dei Templari. In tempi preistorici ll territorio intorno era considerato sacro dalle tribù celtiche che vi abitavano mentre al tempo dei Romani la zona era una località popolata, importante per le sue miniere e le sue sorgenti termali terapeutiche. Durante il VI° secolo il piccolo villaggio di montagna raggiunse i 30.000 abitanti e per un periodo fu un dominio dei Visigoti, che dopo aver rovesciato l'Impero Romano aveva creato un suo regno a ridosso dei Pirenei. Saunière aveva in progetto di restaurare la chiesa, consacrata a Maria Maddalena nel 1059, poggiata su una struttura visigota del sesto secolo.

Nel 1891, ottenuto un prestito dal comune, iniziò un restauro parziale e durante i lavori all'interno di un antico pilastro visigoto, vuoto, rinvenne quattro pergamene conservate dentro cilindri di legno. Due delle pergamene, a quanto si dice, contenevano delle genealogie: una riportava la data del 1244 l'altra del 1644. Gli altri due documenti erano stati invece redatti intorno al 1870 dal predecessore di Saunière,l'abate Antoine Bigou in scrittura latina ma difficilmente comprensibile. Tradotti in francese risulterebbe: "BERGERE PAS DE TENTATION QUE POUSSIN, TENIERS GARDENT LA CLEF PAX DCLXXXI PAR LA CROIX ET CE CHEVAL DE DIEU J'ACHEVE CE DAEMON DE GARDIEN A MIDI POMMES BLEUES" e "A DAGOBERT II ROI ET A SION EST CE TRESOR IL EST LA MORT". Saunière portò i documenti scoperti al suo superiore, il vescovo di Carcassonne che a sua volta l'inviò a Parigi da alcune importanti autorità ecclesiastiche. Durante il soggiorno a Parigi, Saunière passò diverso tempo al Louvre e si procurò le riproduzioni di tre quadri: un ritratto di papa Celestino V°, un'opera di David Teniers e "Le bergers d'Arcadie" di Nicolas Poussin. Ritornato a Rennes ricominciò i restauri e insieme alla sua governante, la diciottenne Marie Denarnaud, iniziò a perlustrare la campagna circostante. Poi incominciò ad effettuare transazioni monetarie con somme cospicue, poi nel 1896 destinò parte dei soldi alla realizzazione di alcune opere pubbliche per Rennes Le Chateau, da una strada che collegasse il villaggio, a impianti per l'acqua corrente, alla costruzione della Torre Magdala, a una ricca casa di campagna, Villa Bethania. La chiesa fu restaurata e decorata in modo originale. Nel suo rifugio ricevette molti ospiti illustri, soprattutto dell'ambiente parigino e l'arciduca Giovanni d'Asburgo, cugino dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Il 22 gennaio 1917, quando all'età di 75 anni morì a seguito di un improvviso attacco cardiaco, Saunière aveva speso qualcosa come quattro miliardi di lire.


CONCLUSIONI
Sulla base della vita di Saunière e di ciò che avvenne sono state elaborate diverse ipotesi: durante il restauro trovò un tesoro che gli permise di compiere le spese sopracitate e che deriverebbe da quello nascosto dei Templari, i quadri di cui si parla avrebbero indicato il luogo di sepoltura di Maddalena e di Cristo, le genealogie delle pergamene avrebbero confutato il legame di Gesù con i Merovingi, quindi con Dagoberto II°. Ma anche se avesse trovato dell'oro o altre fonti di ricchezza medievali per convertirlo in denaro corrente avrebbe dovuto chiedere la collaborazione di qualcuno. E' quindi probabile che il denaro proveniva da importanti autorità politiche ed ecclesiastiche, con il quale divise "il tesoro", oppure che sapevano e che volevano mantenere il segreto sui documenti scoperti. Oppure qualcuno decise di acquistarli, anche se quelli scritti nel 1870 dall'abate Boudet potrebbero essere stati scritti appositamente per creare interesse sulla zona. I quadri di Poussin e di Teniers che ricostruiscono effettivamente il paesaggio attorno a Rennes-le-Chateau potrebbero essere il risultato di una commissione per qualcuno che conosceva le tradizioni legate a Rennes-le.Chateau fin dal primo Medioevo. Ma tutta la storia su Berenger Saunière e delle pergamene ritrovate può essere stata ritoccata da Pierre Plantard, di cui si parla nel capitolo sul Priorato di Sion, che aveva possedimenti nella zona di Rennes-le-Chateu, compreso il luogo della chiesa. La domestica di Saunière Marie Denarnaud (1868-1953), cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e le costruzioni di Rennes-le-Château, continuerà per anni, anche per incoraggiare eventuali acquirenti, a parlare di tesori nascosti. Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato dalla Denarnaud le proprietà dell'ex-parroco per trasformarle in ristorante, a partire dal 1956 inizierà a pubblicare articoli sulla stampa locale dove, spinto dal proposito di attirare turisti in un borgo poco frequentato, associava i presunti "miliardi" di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari. Probabilmente con la collaborazione di Pierre Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha Galates, e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che pubblicherà nel 1967 "L'or de Rennes", negli anni 1960 le leggende diffuse da Corbu a Rennes-Le-Chateau acquistano fama nazionale. I Tre giornalisti inglesi della Bbc Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, si incaricheranno di elaborare ulteriormente le loro idee, trasformandole in una vera industria editoriale, avviata con la pubblicazione, nel 1982, di "Holy blood, Holy graal".

 

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