«Intendiamoci: le opinioni sono libere, e non ci sognamo di rinfacciare
a chiunque di pensare questo o quello. Non è questo il punto. Si tratta
semplicemente di non illudersi, e, in seguito, illudere gli altri,
coprendo con il nome di un autore delle concezioni che gli erano
estranee».
Jean
Reyor
Si viene affermando all'interno dell'Ordine
massonico, e specialmente nelle obbedienze latine, un crescente
interesse per le opere di Jean Reyor, pseudonimo (fra altri) di Marcel
Clavelle, un autore che deve la sua relativa rinomanza al fatto di
essere presentato come colui che portò «a compimento» l’opera di René
Guénon. Siccome abbiamo avuto più volte l'occasione di rilevare come le
tesi più caratterizzanti di tale scrittore siano, su diversi punti
importanti, non diciamo solo divergenti, ma addirittura del tutto
opposte ai contenuti dell'opera di René Guénon stesso, abbiamo creduto
utile tracciare un quadro d’insieme delle più stridenti dissonanze che
emergono dall’esame delle opere di questi due autori.
Diciamo subito che il «collegamento» tra i due
non è da collocarsi su un piano puramente «letterario», dal momento che
Reyor stesso fu per decenni in stretto e fittissimo contatto epistolare
con Guénon, e, dopo circa una decina d'anni dalla sua morte, fece
circolare una «memoria storica anonima» (ora pubblicata e diffusa
attraverso Internet) nella quale rievocava i suoi contatti personali con
gli ambienti vicini a tale autore e i retroscena che portarono alla sua
stessa radiazione dalla Loggia cui appartenne durante la vita di René
Guénon. Non vogliamo tuttavia soffermarci su questi aspetti, poiché
quello che ci interessa in questa sede sono essenzialmente le idee, e
più in particolare le idee sulla Massoneria sviluppate da Reyor dopo la
morte di René Guénon, che, oltre ad essere incompatibili con quanto
espresso da quest'ultimo sullo stesso argomento, risultano purtroppo
decisamente nocive per l'Ordine massonico stesso.
***
Vediamo in primo luogo come Jean Reyor
riporta, in estrema sintesi, ciò che a suo parere rappresenta l'«idea
centrale» dell'opera di Guénon: «l'essere che attualmente è un uomo può,
in certe condizioni, raggiungere fin da questa vita lo stato spirituale
che diverse tradizioni designano come lo "stato primordiale" o lo "stato
edenico" ("piccoli misteri"), poi elevarsi agli stati superiori
dell'essere e infine ottenere ciò che si può chiamare indifferentemente
la "Liberazione" o lo stato di "Identità Suprema" ("grandi misteri"). La
prima delle condizioni necessarie perché ciò avvenga - ammesso che
l'uomo abbia in lui stesso le qualificazioni richieste - è
l'iniziazione, cioè la trasmissione, per mezzo di riti appropriati, di
un'influenza spirituale».
Partendo da tale ricostruzione, la quale, pur
nella sua «semplicità», potremmo definire corretta, Jean Reyor sviluppa
nella sua opera una serie di «corollari» di crescente complicazione e
«originalità», il cui principale punto caratterizzante è l'importanza
che egli accorda alla necessità della partecipazione ad un exoterismo
tradizionale per gli aspiranti all'iniziazione, e in particolare alla
partecipazione ai riti cattolici per i Massoni. Tale richiamo deriva, a
dire il vero, da Guénon stesso, che nell'articolo «Necessità dell'exoterismo
tradizionale» sottolinea l'impossibilità, per chiunque abbia delle
pretese all'esoterismo, di ignorare l'exoterismo, e anzi ritiene
«assiomatico» che lo stesso exoterismo venga «trasformato» dall'iniziato
in misura corrispondente al grado di conoscenza raggiunto. Tuttavia in
Guénon tale richiamo non si spinge mai al punto di suggerire che i
Massoni debbano praticare la religione cattolica, e inoltre egli
sottolinea come la possibilità per un iniziato di adottare la forma
exoterica che gli fornisce le migliori possibilità di sviluppo
spirituale, o che sia comunque la più appropriata alla propria natura,
rappresenta un «diritto assoluto» contro il quale tutte le
argomentazioni delle autorità religiose sono destinate a cadere nel
vuoto, trattandosi di casi per definizione al di fuori del loro dominio
di competenza.
Fatta questa indispensabile premessa, possiamo
iniziare dal considerare quali siano i mezzi che i due autori ritengono
fondamentali per l'ottenimento di quella realizzazione spirituale, o
metafisica, che per Guénon rappresenta il vero fine dell'iniziazione.
Per Jean Reyor «il primo passo per il lettore
risvegliato dall'opera di René Guénon alla prospettiva tradizionale, è,
se non ha avuto una formazione cristiana precedente, di istruirsi sulla
sola tradizione vivente dell'ambiente occidentale [ossia il
Cristianesimo, ndr]» . Secondo Reyor ciò
deriverebbe dal fatto che «[se Guénon] non ha indicato dei mezzi [per
pervenire alla realizzazione spirituale], ha indicato il mezzo che
ingloba tutti gli altri, cioè il ricollegamento effettivo a una forma
tradizionale».
Va in primo luogo notato che l'affermazione su
cui si basa il ragionamento di Reyor è falsa. È addirittura difficile
capire come si possa affermare che «Guénon non ha indicato i mezzi per
pervenire alla realizzazione spirituale», quando l'intera sua opera è
preordinata a favorire l'autentica comprensione dei mezzi che, chi
possieda le adeguate qualificazioni e il ricollegamento a un’autentica
organizzazione iniziatica, deve utilizzare per favorire la realizzazione
spirituale stessa: ovvero i simboli e i riti iniziatici. In secondo
luogo bisogna rilevare che «il mezzo che ingloba tutti gli altri» non è
assolutamente, per Guénon, quello indicato da Reyor: egli infatti
afferma esplicitamente che «non c’è comune misura tra la
realizzazione metafisica e i mezzi che portano a essa, o, se si
preferisce, che la preparano. È questa del resto la ragione per cui
nessuno di questi mezzi è rigorosamente necessario, d’una necessità
assoluta; o per lo meno, non c’è che una sola preparazione che sia
veramente indispensabile, ed è la conoscenza teorica. Quest’ultima,
d’altra parte, non potrebbe spingersi molto lontano senza un mezzo che
di conseguenza dobbiamo ritenere come quello che avrà la funzione più
importante e più costante: [...] la concentrazione [...]. Nei
confronti di questo mezzo, tutti gli altri sono soltanto secondari: essi
servono soprattutto a favorire la concentrazione, e inoltre ad
armonizzare tra di loro i diversi elementi dell’individualità umana,
allo scopo di preparare la comunicazione effettiva tra tale
individualità e gli stati superiori dell’essere».
In definitiva, secondo Reyor, Guénon avrebbe
affermato che il mezzo principale per favorire la realizzazione
spirituale sia il «ricollegamento a una forma tradizionale» (e, si noti
bene, non il «ricollegamento iniziatico»...); secondo Guénon, esso è la
preparazione teorica, e, ancor prima, la concentrazione. Viene da
chiedersi se Reyor ritenga di capire l'opera di Guénon... meglio di
Guénon stesso! Si potrebbe comunque rilevare come per entrambi la
conoscenza teorica delle dottrine metafisiche abbia un'importanza
rilevante, e tale lettura «conciliante» potrebbe, per il momento, far
passare in secondo piano una differenza che, se può sembrare di
dettaglio, è in realtà essenziale. Ma proseguendo nel ragionamento di
Reyor, emerge subito un'altra opposizione, relativa alle fonti cui
rivolgersi per procedere proprio nella «preparazione teorica»: Jean
Reyor infatti, che già nella citazione precedente sosteneva che il primo
passo è lo studio del Cattolicesimo, ribadisce nel seguito dello stesso
articolo che: «[perché lo studio delle dottrine orientali] sia fruttuoso
per degli Occidentali, esso non può che venire dopo uno studio
tanto approfondito quanto è possibile dei dati conservati dalla
tradizione cristiana [...]». Guénon, da parte sua, si esprime in un
senso chiaramente opposto: «Nelle condizioni in cui si trova attualmente
il mondo occidentale, la metafisica, in esso, è cosa dimenticata, in
generale ignorata, perduta quasi interamente, mentre in Oriente essa è
sempre oggetto di una conoscenza effettiva. Se si vuol sapere che
cos'è la metafisica è perciò all'Oriente che ci si deve rivolgere; e
anche quando si voglia ritrovare qualcosa delle antiche tradizioni
metafisiche che hanno potuto esistere in Occidente, in un Occidente
che, sotto molti aspetti, era allora singolarmente più vicino
all'Oriente di quanto non sia oggi, è soprattutto con l'aiuto delle
dottrine orientali e per confronto con queste ultime che si potrà
riuscire a farlo, giacché tali dottrine sono le sole che, nel campo
della metafisica, possano ancora essere studiate in modo diretto».
Insomma: per Guénon, non si può capire
veramente l'Occidente se non partendo dall'Oriente; per Reyor non si può
capire l'Oriente se non partendo dall'Occidente. Non potrebbe darsi che
Reyor volesse sì seguire le tracce di René Guénon, ma... alla rovescia?
Ma veniamo agli argomenti più propriamente
massonici. Jean Reyor fu un sostenitore del carattere cristiano della
Massoneria, e ritenne di trarre da tale caratteristica delle conseguenze
non comuni: «Se è vero che l'esoterismo massonico ha un'origine
cristiana, ciò significa che l'influenza spirituale veicolata
dall'iniziazione massonica è cristiana. Se ciò è vero, trasmetterla a
dei non cristiani rappresenta qualcosa di altrettanto anormale come
sarebbe di ordinare sacerdote un non battezzato. [...] Bisogna
scegliere. O ci si augura il ritorno della Massoneria alle sue origini
cristiane, e ciò suppone che si costituisca una Massoneria
esclusivamente composta di cristiani. Oppure ci si fa della Massoneria
un'altra concezione, diciamo "universalista" [...]. E non ho più, spero,
bisogno di dire a quale soluzione vadano le mie preferenze...».
Il
lettore poco attento vedendo che tale violento «programma di epurazione»
è contenuto in un libro intitolato «Sulle tracce di René Guénon, sulla
strada dei Maestri Massoni», potrebbe pensare che tali concezioni siano
almeno in parte condivise da René Guénon. Ma è un fatto che di tali
«proposte» non si trova traccia alcuna nell'opera di Guénon, e per il
semplice motivo che la sua posizione è, anche su questo punto,
esattamente... il contrario di quella di Jean Reyor! Nel già citato
articolo «Necessità dell'exoterismo tradizionale» Guénon dichiara
esplicitamente che «[la Massoneria non ha] legami con l'insieme di una
forma tradizionale determinata», e proprio per questo essa è «in linea
di principio, compatibile con qualsiasi exoterismo». È pur vero che, in
una lettera del 10 novembre 1946 citata in un articolo di Giovanni
Ponte, egli, dopo aver ribadito che «la Massoneria non è legata a
nessuna forma exoterica determinata, e quindi non è incompatibile
con nessuna», afferma che «giunzioni» tra essa e, per esempio, forme
iniziatiche estremo-orientali sarebbero di natura tale da «snaturare» la
Massoneria stessa; ma come non notare la differenza tra una tale
universalità (e non «universalismo», come scrive Reyor) e il
programma «esclusivistico» propugnato da Jean Reyor?
Notiamo fra l'altro che la posizione di Reyor
su questo punto si colloca in diretto contrasto con quanto sostenuto
negli Old Charges, evidentemente, a suo parere, ben poco «tradizionali»,
e dunque più o meno «trascurabili»; ma ciò può stupire soltanto chi non
sia a conoscenza del fatto che, secondo Jean Reyor, la Massoneria
sarebbe priva di un metodo iniziatico e priva di qualunque
insegnamento dottrinale (!). Prima di soffermarci sulle conseguenze
di tali enormità, vale la pena di premettere che queste affermazioni,
ricorrenti decine di volte negli scritti di Jean Reyor, non trovano
alcun riscontro in nessuno scritto di René Guénon, e sono dunque da
far risalire esclusivamente ai «ragionamenti» di Reyor stesso. Scrive
quest'ultimo: «Non è portare un giudizio, è enunciare una semplice
constatazione di fatto: la Massoneria moderna non possiede - e per
conseguenza non può trasmettere - alcun insegnamento metafisico o
cosmologico esplicito».
C'è da chiedersi se non sia venuto in mente a
Jean Reyor che i simboli e i riti che lui stesso dovrebbe conoscere
per aver praticato costituiscono la forma più normale, direi quasi
più regolare, per trasmettere l'insegnamento iniziatico, come del
resto fa notare lo stesso René Guénon: «il simbolo, a chi riuscirà a
penetrare il suo significato profondo, potrà far concepire
incomparabilmente di più di tutto quel che è possibile esprimere
direttamente; è per questa ragione che esso è il solo mezzo adatto a
trasmettere - per quanto si possa - tutto quell'inesprimibile che
costituisce l'ambito vero e proprio dell'iniziazione, o meglio, per
parlare più rigorosamente, a deporre le concezioni di quest'ordine, in
germe, nell'intelletto dell'iniziato». Viene da chiedersi: quale tipo di
insegnamento si aspettava Jean Reyor dalla Massoneria, dopo aver letto
queste righe di Guénon? Ed è veramente possibile ritenere i simboli
massonici come qualcosa di «neutro», se non addirittura insufficiente,
al fine di comprendere la Massoneria? Per Jean Reyor sembrerebbe di sì,
dal seguito della citazione che abbiamo riportato al principio di questo
paragrafo: «Senza dubbio, si raccomanda ai massoni di meditare sui
simboli, ma, senza una direzione dottrinale, la porta resta aperta a
tutte le interpretazioni individuali, senza che ci si possa garantire
contro l'errore o la deviazione».
Evidentemente l'opera di Guénon viene ritenuta
da Reyor poco utile per fornire un orientamento dottrinale che possa
guidare nel suo lavoro iniziatico; e di fatto, in chiusura dello studio
citato, Reyor conclude, sulle tracce di Paul Vulliaud, che solo lo
studio della... grammatica ebraica sarebbe stato in grado di favorire la
comprensione metafisica dei Massoni (!). Non è qui il caso di discutere
se il «contatto con le lettere dell'alfabeto ebraico» possa consentire
di porsi al riparo dall'errore o dalla deviazione, e se effettivamente
tali lettere contengano insegnamenti metafisici e cosmologici così
espliciti da soddisfare la sete di chiarezza di coloro che condividono
le critiche di Reyor alla Massoneria. Ciò che importa rilevare è
l'atteggiamento di fondo di Reyor nei confronti dell'iniziazione che ha
ricevuto, che si manifesta con ancora maggiore chiarezza nei suoi
giudizi nei confronti del metodo massonico, che, per lui, semplicemente
non esiste: la Massoneria «non trasmette più alcun insegnamento
dottrinale e alcun metodo», il Massone oggi «[non ha alcuna possibilità]
di trovare un metodo di studio [sic] i cui risultati siano suscettibili
di oltrepassare il dominio della conoscenza teorica»; addirittura egli
si spinge fino ad affermare che essa, a causa di tali presunte
«carenze», «non presenta più, attualmente, i caratteri di un esoterismo»!
Simboli, rituali, catechismi, Old Charges: non veicolano alcun metodo,
non contengono alcun insegnamento iniziatico. Viene da chiedersi: ma
cosa si aspetta di trovare, in Massoneria, chi la affronta con questo
spirito? E come è possibile che un'organizzazione iniziatica tolleri al
proprio interno la diffusione di idee mirate a demolirne l'essenza più
profonda?
Non vi è da stupirsi se, a questo punto, chi
subisce il fascino di tali suggestioni possa finire per esprimere una
simpatia, vorremmo dire una preferenza, per certe forme di
antimassoneria: e infatti Jean Reyor giunge infine al logico epilogo del
suo rovesciamento di prospettiva, affermando che «se una rettificazione
dell'iniziazione massonica deviata dai suoi scopi originari è ancora
possibile, sta ai Massoni di provarlo, prima di tutto [!] riconoscendo
che la Massoneria speculativa è stata nel 1738 giustamente condannata
[dalla Chiesa Cattolica]», e dichiarando di «considerare come legittima,
ed eventualmente benefica [sic!], un'antimassoneria ispirata dalla
preoccupazione di difendere una religione, che, anch'essa, è una forma
dello spirito tradizionale». Qui si tocca, a nostro parere, il nocciolo
della questione: suggerire ai Massoni di indirizzare le proprie ricerche
prima di tutto verso il cristianesimo, negare che la Massoneria abbia un
proprio metodo o veicoli insegnamenti iniziatici, chiudere le porte
dell'Ordine ai non cristiani, infine allearsi agli antimassoni che
operano per «difendere la religione»: non v'è dubbio che
un'organizzazione che presentasse queste caratteristiche incontrerebbe
ben poche difficoltà ad attirarsi le simpatie delle attuali gerarchie
ecclesiastiche; ma si tratterebbe ancora di Massoneria?
Ancora una volta ben diverso è l'atteggiamento
di René Guénon, che non ha dubbi nel sostenere una lettura della
scomunica della Massoneria opposta a quella fatta propria da Jean Reyor:
«[...] Vengo ora a un altro punto più grave: per partecipare ai riti
cattolici sono imposte alcune condizioni; nel presente stato di cose
(ciò non ha nulla a che vedere con la questione di principio), sono esse
compatibili con una qualsiasi iniziazione? Se fate conoscere quest’ultima,
oltre agli inconvenienti molto seri che la cosa presenta, è certo, per
chi conosce la mentalità attuale del clero, che vi verranno rifiutati i
sacramenti; se non ne dite nulla, non vi trovate nelle condizioni volute
per riceverli validamente; che potete dunque fare? Notate bene che
l’incompatibilità di fatto viene qui dalla Chiesa, o, per meglio dire,
da coloro che la rappresentano attualmente; sono loro che la creano
interamente, a causa della loro ignoranza o della loro incomprensione di
un dominio che è al di fuori della loro competenza; ed è per tale
motivo che questa è una situazione contro la quale noi non possiamo
nulla...».
***
Dopo questa sconsolante rassegna delle
affermazioni di Jean Reyor nei confronti della Massoneria, è forse il
momento di cercare di individuare ciò che si cela alla base di tali
prese di posizione, che a nostro parere derivano essenzialmente da un
grave fraintendimento nella concezione stessa di esoterismo. In varie
circostanze, alcune delle quali già rilevate nel corso di questo
scritto, si trova in Jean Reyor una tendenza a riferirsi a «forme
tradizionali» senza precisare se egli voglia intenderle nel loro aspetto
esoterico o in quello exoterico, lasciando intendere come egli veda tra
esoterismo ed exoterismo una semplice differenza di grado, e non una
differenza di natura. In altre occasioni egli è più esplicito: «un
esoterismo, per definizione, non può essere che l'approfondimento
intellettuale e vissuto di un exoterismo, o, se si preferisce
ricorrere al simbolismo, l'esoterismo è il nocciolo del frutto di cui l'exoterismo
rappresenta la scorza, impossibile separarli». A questo punto può valere
la pena di riportare per esteso ciò che realmente afferma René Guénon su
questo tema, e dal confronto tra i due modi di presentare lo stesso
argomento, per entrambi fondamentale, ciascuno potrà misurare
l'incoscienza, o la mala fede, di chi ritiene di poter presentare gli
scritti di Jean Reyor successivi alla morte di René Guénon come un
«completamento» dell'opera di quest'ultimo: «L’intervento di un elemento
"non-umano" può definire in maniera generale tutto quel che è
autenticamente tradizionale; ma la presenza di tale carattere comune non
è una ragione sufficiente perché non si facciano poi le distinzioni
necessarie, e in particolare perché si confonda l’ambito religioso con
quello iniziatico, o perché si veda al massimo, tra i due, soltanto una
differenza di grado, quando c’è invece una reale differenza di natura,
e, possiamo dire, addirittura di natura profonda.
Quest’ultima
confusione è anch’essa molto frequente, principalmente in coloro che
pretendono di studiare l’iniziazione "dal di fuori", con intenzioni che
possono d’altronde essere assai diverse; per cui è indispensabile
denunciarla formalmente: l’esoterismo è qualcosa di essenzialmente
diverso dalla religione, e non è la parte "interiore" di una religione
come tale, anche quando assuma la sua base e il suo punto di appoggio in
essa come accade in alcune forme tradizionali, ad esempio
nell’Islamismo; né l’iniziazione è una sorta di religione speciale
riservata a una minoranza, come sembrano immaginare, ad esempio, coloro
che parlano dei misteri antichi facendoli passare per "religiosi". Non
possiamo sviluppare in questa occasione tutte le differenze che separano
le due sfere religiosa e iniziatica, giacché, più ancora di quando si
trattava soltanto dell’ambito mistico, che non è se non una parte della
prima, questo ci porterebbe sicuramente molto distante; senonché ci
basterà, per lo scopo che ci prefiggiamo al presente, precisare che la
religione prende in considerazione l’essere unicamente nello stato
individuale umano e non mira assolutamente a farlo uscire da esso, anzi,
tende al contrario ad assicurargli le condizioni migliori proprio in
tale stato, mentre l’iniziazione ha come scopo essenziale di andare al
di là delle possibilità di questo stato e di rendere effettivamente
possibile il passaggio agli stati superiori, e infine di condurre
inoltre l’essere al di là da qualsiasi stato condizionato».
***
Secondo Jean Reyor, i Massoni che abbiano
aderito alla concezione tradizionale dell'iniziazione esposta da René
Guénon non potrebbero condurre un «lavoro iniziatico serio» senza prima
essersi «ricollegati» all'autorità spirituale della Cristianità
occidentale. Noi ci chiediamo, alla luce dell'esame delle teorie di
Reyor che abbiamo fin qui svolto, se lui stesso possa essere contato tra
coloro «che abbiano aderito alla concezione tradizionale
dell'iniziazione esposta da René Guénon», o se il suo riferimento a René
Guénon non sia servito, a partire da una certa epoca, da
paravento per un'azione di tutt'altro genere, mirata a confondere e a
sviare i Massoni di spirito autenticamente tradizionale. Del resto non
può essere un caso se i più accaniti nemici di quest'ultimo e della sua
opera si trovano proprio tra gli apparenti sostenitori dell'«autorità
spirituale della Cristianità occidentale», verso la quale Reyor vorrebbe
indirizzare i Massoni alla ricerca di un «compimento» dell'opera di René
Guénon.
Tutto ciò non può farci dimenticare chi fu
Jean Reyor fino a quando il contatto con René Guénon lo protesse dalle
tendenze dissolutrici che, dopo la morte di quest'ultimo, gli fecero
assumere il ruolo «antimassonico» che abbiamo constatato, né il ruolo
comunque significativo che egli rivestì in alcuni tentativi di
restaurazione della Massoneria francese ispirati da René Guénon: ma
evidentemente egli non seppe, venutogli a mancare il «supporto» dei
consigli e delle indicazioni di quest'ultimo, resistere alle pressioni
che il mondo profano, e in particolar modo certi ambienti ecclesiastici,
esercitavano sui lati più deboli della sua mentalità e su certe
determinazioni relative alla sua «vita ordinaria», finendo così per
mettersi «fuori gioco» da sé, e trascinando purtroppo nella sua caduta
altri massoni che non ebbero la forza di rimanere fedeli all'iniziazione
ricevuta.
D'altra parte René Guénon avvertì coloro che potevano avere la
tendenza ad avventurarsi sul sentiero iniziatico con «animo leggero» sui
rischi e sulle insidie che gli si sarebbero parate contro: ed è proprio
con le sue parole che vogliamo chiudere questo scritto, augurandoci che
esse, che tanto bene si adattano a descrivere il triste destino di Jean
Reyor, possano fungere da monito per quanti, anche inconsapevolmente,
potrebbero essere tentati di sottovalutare l'impegno e la determinazione
necessari per dirigere i propri passi verso «la strada dei Maestri
Massoni»: «noi ci rivolgiamo a coloro che possono e vogliono a loro
volta comprendere, chiunque essi siano e da qualunque parte vengano, ma
non a coloro che l'ostacolo più insignificante o più illusorio basta ad
arrestare, che hanno la fobia di certe cose o di certe parole, o si
sentono perduti appena oltrepassano certi limiti convenzionali e
arbitrari. Non vediamo, infatti, di quale utilità potrebbe essere per
l'élite intellettuale la collaborazione di queste persone dall'animo
timoroso e inquieto; chi non è capace di guardare in faccia ogni verità,
chi non si sente la forza di penetrare nella "grande solitudine",
secondo l'espressione consacrata dalla tradizione estremo-orientale (di
cui l'India pure ha l'equivalente), questi non potrebbe andar molto
lontano nel lavoro metafisico di cui abbiamo parlato e da cui tutto il
resto dipende strettamente.
Si direbbe che, per qualcuno, vi sia quasi un
partito preso d'incomprensione; ma in fondo non crediamo che coloro che
hanno delle possibilità intellettuali veramente estese siano soggetti a
questi vani terrori, poiché essi sono abbastanza equilibrati da avere,
quasi istintivamente, la sicurezza che non correranno mai il rischio di
cedere a nessuna vertigine mentale; bisogna pur dire che tale sicurezza
non è pienamente giustificata finché non abbiano raggiunto un certo
grado di sviluppo effettivo, ma il solo fatto di possederla, senza
neppure rendersene conto molto chiaramente, dà già loro un notevole
vantaggio. Non intendiamo parlare qui di coloro che hanno una fiducia
più o meno eccessiva in se stessi; in realtà le persone di cui parliamo,
anche se non lo sanno ancora, ripongono la loro fiducia in qualcosa di
più alto della loro individualità, poiché in qualche modo presentono
quegli stati superiori la cui conquista totale e definitiva può essere
ottenuta mediante la conoscenza metafisica pura.
Quanto
agli altri, a coloro che non osano andare né troppo in alto né troppo in
basso, la causa di ciò è che non riescono a vedere oltre certi limiti,
di là dai quali non sanno nemmeno più distinguere ciò che è superiore da
ciò che è inferiore, ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è
possibile da ciò che è impossibile; immaginando che la verità possa
esser misurata col loro proprio metro e debba trovarsi a un livello
medio, costoro si trovano a loro agio nei quadri della mentalità
filosofica, e quand'anche riuscissero ad assimilare certe verità
parziali non potrebbero mai servirsene per estendere indefinitamente la
propria comprensione»