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L'alchimia, così spesso
bistrattata dalla scienza ortodossa, al più considerata come primitivo
aspetto della chimica nascente, riveste, per coloro che si interessano
della Verità, dignità di scienza: scienza nascosta, ermetica, questo sì,
ma pur sempre un vero e proprio sapere, con i suoi postulati e teorie,
con le sue dimostrazioni di laboratorio.
Ma, proprio perché
ermetica, nasconde nelle sue allegorie ed operazioni significati da
scoprire, simboli oscuri al non iniziato. E ciò le ha valso l'accusa, ad
essa spesso rivolta, di ciarlataneria. Questo nel mondo profano!
Le società di tipo
iniziatico peraltro ne hanno sempre ammesso il valore intrinseco e, se
pure a volte misconosciuta nella sua reale essenza, ne hanno saputo
apprezzare simboli e formule.
Parrà strano che, in
ambito esoterico, si parli di misconoscenza nei confronti dell'Alchimia.
Ma, d'altronde, se si vuole approfondire il discorso della Verità
assoluta, occorre aver salde le premesse delle poche certezze che si ha.
Ed è certo che l'Alchimia, scienza che studia i fenomeni soprasensibili,
che apre le porte di conoscenze misteriche e produce il risveglio totale
dell'essere, è talmente ermetica che, a causa della propria divina
natura, solo coloro che ne hanno conquistato le chiavi ne conoscono il
mistero.
Infatti, solo con esse
è possibile interpretarne i simboli, sapere il vero senso delle sue
operazioni.
E chi, fra noi, è
talmente stolto da asserire di esserne padrone? o così presuntuoso da
ritenere rigenerata la propria natura umana?
È vero
che tanti ritengono di conoscere il Secretum Secretorum (il
Segreto dei Segreti), ma è proprio ad essi che dobbiamo la triste nomea
che l'Alchimia ha raccolto nei secoli. Nessun Filosofo ha mai parlato
chiaro in proposito e ogni suo scritto è stato una ri-velazione del
mistero. Non sta forse scritto che non esistono segreti che non possano
essere svelati da colui che è ricco agli occhi del Cielo? E di quali
segreti si parla, se non di quelli che, per la loro intrinseca natura,
non sono suscettibili di essere detti, proprio perché presuppongono la
capacità dell'adepto di possederne le chiavi?
Ci troviamo quindi in
un circolo vizioso. Le chiavi non possono essere rivelate e senza chiavi
l'uomo non può procedere. Che fare allora? È dunque preclusa all'uomo
tale via?
A tutta prima
sembrerebbe di sì, e lo dimostrano i profani che hanno così spesso
pontificato a sproposito. Ma i Filosofi dicono che si può. La Scienza
Ermetica ne promette le chiavi a coloro che ne siano degni: e lo stesso
avviene in tutte le società iniziatiche, perché, già, parrebbe che
questo Secretum Magnum sia la medesima conoscenza nascosta che anima
ogni Fratellanza che si rivolge al Vero, al sacro significato della
nostra esistenza.
È sembrato doveroso
fare questa premessa, perché per presentare un lavoro sull'Alchimia,
occorre chiarire quanto ardua sia l'impresa e quanto poco si "possa"
dire di questa sublime scienza. Ciononostante si dirà, nei limiti di
quanto su espresso, quanto l’esperienza e la coscienza di iniziato
spingono a dire. E per far questo ci si servirà di un monumento, ben
conosciuto dai cultori dell'Arte, che è secondo per il suo ermetismo
alla sola Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto: la Porta Magica di
Piazza Vittorio in Roma.
Questa porta era uno
degli ingressi secondari delle mura di cinta della Villa Palombara, oggi
scomparsa.
Il marchese
Massimiliano Palombara, uomo dedito alle scienze esoteriche, la fece
costruire nel 1655. Egli intrattenne per molti anni rapporti di studio
con la regina Cristina di Svezia che, abbandonato il trono, si stabilì a
Roma, attorniandosi di uomini colti, volti ad ogni esperienza. Altro
personaggio chiave della Villa Palombara fu il medico Francesco Giuseppe
Borri. E tutti costoro coltivarono l'arte dell'Alchimia.
Per tentare un'analisi,
sia pur sintetica, di questo originale reperto, sarà il caso di iniziare
dal medaglione circolare che poggia sullo stipite della porta.
Dentro il primo cerchio
esterno troviamo l'epigrafe "tria sunt mirabilia deus et homo
mater et virgo trinus et unus" (Tre sono le cose meravigliose:
Dio ed uomo, madre e vergine, trino ed uno).
Qui, riconducendosi
alla legge del ternario, vengono rappresentati i tre elementi essenziali
dell'opera alchemica: il padre, la madre, il figlio.
Per citare la
Tavola di
Smeraldo: "...il Sole è suo
padre, la Luna sua madre, il vento lo porta nel suo ventre, qui è il
Telesma...".
Alcuni vi hanno
ravvisato lo spirito, l'anima, il corpo. Per proseguire la comparazione,
la religione cristiana e quella vedica affermano analoghe trinità.
Alcuni studiosi si rifanno ad una triade ermetica: lo zolfo, il mercurio
ed il sale, che corrisponderebbero allo spirito, all'anima ed al corpo;
altri dicono: anima, spirito e corpo.
E qui già vediamo la
disparità dei pareri e, se consideriamo che l'Alchimia è un'arte
operativa, che suggerisce quindi le azioni da intraprendere per mutare
gli elementi, ci rendiamo subito conto della difficoltà dell'opera,
quando non solo le operazioni di calcinazione, sublimazione,
coagulazione etc. sembrano oscure, ma perfino gli elementi su cui
operare sembrano incerti o meglio si prestano ad un'infinita varietà di
interpretazioni.
In verità sembrerebbe
di essere in pieno caos. Infatti, nel mentre l'uso delle comparazioni e
delle analogie è auspicabile per la ricerca delle chiavi, proprio queste
stesse comparazioni ed analogie possono tanto fuorviare i ricercatori da
fornire ad essi rotte incerte, se non completamente errate.
Ed è per questo che,
nelle "Nozze Chimiche" di Christian Rosenkreutz si parla di un magnete,
una bussola, necessaria a non perdere la via. Nella "Divina Commedia"
Dante è guidato da Virgilio; in Alchimia molti filosofi prospettano un
intervento extraumano (un angelo con la tromba, una divinità ammantata
di stelle, ecc.), talché raccomandano all'adepto di rivolgersi al
Supremo Artefice prima di mettersi al lavoro nel laboratorio ermetico.
Comunque, per tornare a
noi, non sarei propenso a considerare valide le interpretazioni di
spirito-anima-corpo, o anima-spirito-corpo, o zolfo-mercurio.sale. Ma,
rifacendomi al tre volte grande Ermete, opterei per Sole-Luna-Oro, che,
nella cosmogonia egizia, sono Osiride-Iside-Oro, contestualmente a
quanto espresso dal Pernety. Nel corso dell'analisi, i motivi di questa
scelta appariranno indubbiamente più chiari. Ma cosa rappresentino
questi simboli è poi un altro rebus che i Filosofi non hanno mai risolto
per noi e per la cui chiarificazione non resta che munirci delle chiavi
di cui ogni adepto dovrebbe entrare in possesso.
E, continuando, dentro
la cornice del medaglione vi sono due triangoli equilateri sovrapposti e
incrociati, che formano una stella a sei punte, il notissimo Sigillo di
Salomone, sublime rappresentazione dell'unione dei contrari. Nel
linguaggio alchemico, il triangolo con il vertice verso l'alto
rappresenta il fuoco, il principio maschile secondo alcuni (in tal caso
è simboleggiato dal gallo, dal pollo, dal dragone con le ali), il
principio femminile secondo altri (e quindi rappresentato dall'aquila).
Anche qui estrema divergenza di opinioni. Ed è utile vedere come nascono
le divergenze, per comprenderne il senso e munirci della necessaria
bussola per non smarrirci.
Alcune scuole hanno
voluto interpretare i simboli a prescindere dal loro significato
nascosto. Così fuoco è maschio, acqua è femmina, fuoco è Sole, acqua è
Luna, fuoco è oro, acqua è argento e, di conseguenza, opera solare è
iniziazione virile, razionale, e opera lunare è iniziazione femminea,
istintiva. Indubbiamente un gran lavoro di analisi e comparazioni. Ma,
abbiamo detto, senza chiavi ogni interpretazione è nulla.
Secondo quanto
riferisce il Pernety, Basilio Valentino dice che "l'opera... è facile da
fare... Tu non hai bisogno di altre istruzioni per sapere governare il
tuo fuoco e costruire il tuo fornello...". Il Cosmopolita ci dice pure
che quando i Filosofi accertano che l'Opera è facile, essi avrebbero
dovuto aggiungere: per coloro che la conoscono. Quindi, tutto facile.
"Un gioco da ragazzi", si dice in Alchimia, salvo a sapere il senso dei
simboli, le operazioni vengono da sé.
Ma, per tornare al
nostro fuoco che sarebbe rappresentato dal triangolo verso l'alto e
all'acqua dal triangolo verso il basso, vorrei dire che tale simbolica
rappresenta la natura di uno stesso elemento che muta all'interno del
vaso filosofico. Gli alchimisti l'hanno indicato ora verso l'alto, ora
verso il basso per indicare le circolazioni dell'elemento, il suo Solve
et Coagula, in parole povere il "volatile", ora detto gallo, ora aquila,
da cui erronee interpretazioni di maschilità o femminilità. Vorrei
inoltre far notare che Ermete non parla d'acqua, ma di fuoco. L'I.N.R.I.
degli alchimisti afferma: Igne Natura Renovatur Integra (La natura è
rigenerata integra per mezzo del fuoco). E, nella stessa Porta Magica si
afferma: "Colui che sa bruciare con l'acqua e lavare col fuoco...".
Insomma, in Alchimia, acqua e fuoco sembrano proprio essere la stessa
cosa.
Ma che significato dare
allora i due triangoli incrociati? Sempre Ermete risponde: "...sale
dalla terra e discende dal cielo e riceve forza dalle cose superiori e
dalle cose inferiori", che è poi lo stesso di quanto espresso nella
Porta Magica: "...facit de terra coelum et de coelo terram
pretiosam" ("fa della terra un cielo e del cielo una terra
preziosa").
È quindi il Telesma di
Ermete a volgersi verso l'alto e poi verso il basso. È quello di cui si
dice, sempre nella Porta Magica, "se fai volare la terra sopra
il tuo capo, con le sue penne muterai in pietra acque di torrenti".
Pertanto il Sigillo di
Salomone non rappresenta altro che l'operazione espressa da Ermete nella
Tavola di Smeraldo. Aver tradotto il simbolo dei due triangoli in
maniera non corretta ha portato quindi alla falsa interpretazione di
tutto il contesto alchemico. Affermando che l'acqua e il fuoco alchemici
sono cose differenti, forniamo giustificazioni erronee a quanti ancora
dicono "questo è femmineo", con malcelato disprezzo, o "questo è solare,
virile", con ostentata soddisfazione. Quale bussola sarà in grado di
riportarci sulla retta via, se siamo così discosti dal sentiero da non
distinguere un errore così fuorviante?
D'altronde i Platonici
stessi, a quanto mi viene riportato, interpretavano il Sigillo di
Salomone come caduta dello spirito nella materia ed elevazione di quest'ultima
dopo aver superato l'impatto. O, come si afferma in altri siti: discesa
all'inferno, risalita al cielo; o, ancora, in Dante: discesa all'inferno
e salita all'empireo; o, ancora, in Orfeo: discesa all'Ade e risalita
verso la terra.
Continuando,
sovrapposto all'esagramma, vi è un altro simbolo composto da un circolo
sormontato da una croce. Esso, mi dicono, è il globo del mondo, emblema
dell'imperio sia sul piano della materia che su quello dello spirito.
All'interno del circolo
troviamo la scritta "centrum in trigono centri" ("il
centro è nel triangolo del centro"). Come non riferirsi al noto "punto
geometrico" del massone? Alcuni affermano che, quando il centro
dell'essere umano corrisponde alla polarità cosmica, egli avrà raggiunto
l'equilibrio che gli schiuderà gli stati superiori della coscienza.
Nel centro del globo
del mondo vi è l'ultimo simbolo di quelli racchiusi nel medaglione, un
piccolo circolo con un punto al centro. Si ritiene, da più parti, che il
punto sia il principio generatore e la circonferenza la cosa generata:
con altre parole, Dio e la sua irradiazione. Negli scritti ermetici
questo simbolo è quello aureo.
Passiamo ora all'architrave della porta. Su di essa vi sono due
epigrafi: la prima in caratteri ebraici, "Ruch Alohim",
la seconda recita "horti magici ingressum hesperius custodit
draco et sine Alcide colchicas delicias non gustasset jason"
("Il drago delle Esperidi - o, meglio, della notte - custodisce
l'ingresso del giardino magico e, senza Alcide (Ercole)[vai
a Ercole], Giasone non avrebbe gustato le delizie della
Colchide").
Circa l'iscrizione
ebraica, il significato è detto da alcuni "Spirito Santo", "respiro di
Dio", "soffio vitale", rispettivamente nella tradizione cristiana e in
quella ebraica. Nella tradizione cabalistica, Ruch corrisponde nell'uomo
all'intelletto e colloca la sua sede nel cuore e successivamente nella
gola, essendo Ruch assimilabile a Doath che è il Sephirah invisibile,
che è sede della coscienza e congiunge Chokmah a Binah. Ruche significa
ciò che si muove a ruota, il soffio, il respiro. Si potrebbe rapportare,
in Alchimia, al mercurio, duplice nella sostanza, figlio del Sole e
della Luna, che gli ermetisti chiamano androgino, rebis. Questo mercurio
dei filosofi, primo mestruo dell'oro e dell'argento dei filosofi, opera
il dissolvimento dei metalli con la sua forza attiva e penetrante.
Ma vediamo ancora che a
poco serve saper questo, se non si conosce il Sole e la Luna, se non si
sa come dissolverli ed unire le due secrezioni per formare il mestruo
mercuriale.
Dante, figlio
dell'Alchimia, membro dei Fedeli d'Amore e, a quanto pare, di filiazione
Templare,
fa dire al custode della sacra porta del purgatorio che
occorrono due chiavi per aprirla, una d'oro e l'altra d'argento.
Aggiunge ancora che quella d'oro è più preziosa, ma quella d'argento è
proprio quello che determina l'apertura della porta "perché vuole troppo
d'acume e d'ingegno...". Oro e argento, Sole e Luna, sono sempre più
ricorrenti nelle metafore alchemiche: a noi tocca sfrondarne i
significati nascosti, affinché, come viene detto alla base della Porta
Magica, "ne scaturisca la salvezza per il popolo".
Per la seconda
iscrizione latina occorre fare un'osservazione. Il dragone delle
Esperidi, come viene tradotto da alcuni "Hesperius draco", in realtà si
rifà ad un mito differente, quello dei pomi d'oro delle Esperidi,
raccolti da Ercole dopo l'uccisione del drago. E quindi, accettando tale
versione, si avrebbe un miscuglio di due miti, quello delle Esperidi
appunto e quello della Colchide cui l'iscrizione fa riferimento. Mentre,
da un punto di vista concettuale i due miti significano esattamente la
medesima cosa, uccisione del drago e conquista della pietra filosofale,
non si vede perché l'autore abbia voluto questo miscuglio di fonti, a
meno che non avesse voluto fornire un ulteriore suggerimento all'adepto.
Infatti hesperius vuol dire anche occidentale, "della notte" e, visto
che sarebbe strano tradurlo con "delle Esperidi", forse il senso giusto
è proprio quello "della notte". Ma, a parte questa considerazione, che
al più serve a mostrare un modo di ragionare che spesso i Filosofi usano
nelle loro allegorie, un'altra sorge spontanea: chi è Ercole e chi è
Giasone?
Sappiamo da altri fonti
iniziatiche, non ultima la Massoneria, come l'iniziato è rappresentato
da Giasone (l'uomo dal sandalo solo). Ma allora Ercole chi é?
Alcune interpretazioni
ci forniscono indizi come se egli fosse l'iniziato e, in tal caso,
Giasone chi è? Altro rebus, quindi, altri dubbi! Ma, armati di bussola,
rivolto il pensiero al Grande Architetto, non ci sarà difficile
risolverlo. "È un gioco da ragazzi!".
Quel poco che si può
fare è, come sempre, tenersi al certo. E certo è che Giasone è
l'iniziato: dobbiamo dar credito, almeno secondo la tradizione, alla
massoneria. Ed è certo che Ercole è il figlio di un Dio; che egli,
appena nato, ancora nella culla, uccise due serpenti che lo
minacciavano; che in Alchimia si parla del bambino filosofico e che,
confortati dal parere esperto del Pernety, Dei e Dee degli antichi miti
rappresentano metalli, operazioni e stati della materia (vedi "Le favole
egizie e greche disvelate"). Spetta a noi procedere oltre nella
comprensione e trarre le conseguenti deduzioni.
Sullo stipite sinistro
della Porta Magica, in alto, troviamo il simbolo di Saturno (Saturno è
il piombo, il colore nero, primo regime dell'opera) e la scritta "quando
in tua domo nigri corvi parturient albas columbas, tunc vocaberis
sapiens" ("Quando nella tua casa neri corvi partoriranno
bianche colombe, allora sarai chiamato sapiente"). Ormai, dal punto di
vista alchemico, l'epigrafe sembra quasi chiara. Infatti l'autore fa
riferimento alla successione dei colori nell'opera, il nero seguito dal
bianco. E che il nero sia il cadavere putrefatto del dragone, credo che
anche qui nessuno possa dubitare. Resta, al solito, da scoprire cosa sia
il dragone e perché poi debba morire.
Impresa ardua,
riservata a pochi! Di aiuto si trova poco nelle fonti, se non per coloro
che già conoscono il drago. Christian Rosenkreutz, nelle sue "Nozze
Chimiche", lo chiama Re nero, che deve essere decapitato, quindi cotto
con gli altri metalli in un'amalgama all'interno dell'uovo filosofico,
da cui nascerà l'uccello miracoloso. Ci ricorda indubbiamente l'araba
fenice che risorge dalle sue ceneri, il Cristo risorto, se vogliamo,
l'universo emergente dal Caos o, per restare alle colombe ed ai corvi,
quei misteriosi messaggeri di Noè, inviati a cercare la terra (prima
venne spedito un corvo, che non tornò, quindi una colomba, che rientrò
all'arca quando apparve il segno che le acque si stavano ritraendo e che
l'Ararat, montagna sacra dell'approdo, mostrava di nuovo la sua terra, a
significare l'inizio del regime secco dell'Opera).
Passando allo stipite
destro, in alto, c'è il simbolo di Giove, color grigio. Esso non
rappresenta un vero e proprio regime, ma il graduale passaggio, da più
Filosofi sottolineato, dal nero al bianco, e, al di sotto, l'epigrafe "diameter
spherae thau circuli crux orbis non orbis prosunt" ("Il
diametro della sfera, il tau del circolo, la croce del mondo non giovano
ai ciechi"). E torniamo al discorso del Cosmopolita: la comprensione dei
simboli alchemici è riservata a coloro che hanno sviluppato in sé la
capacità di vedere.
Scendendo allo stipite
sinistro, nel mezzo, osserviamo il simbolo di Marte. In Alchimia ci si
riferisce al ferro, al colore rossastro. Quindi, al di sotto, l'epigrafe
recita: "qui scit comburere aqua et lavare igne facit de terra
coelum et de coelo terram pretiosam" ("Chi sa bruciare con
l'acqua e lavare col fuoco fa della terra un cielo e del cielo una terra
preziosa"). Già abbiamo parlato di questa scritta poco fa. Sottolineiamo
ancora come il fuoco, Ermete insegna, è l'elemento essenziale
dell'opera. Come disse il Pontano nella sua "Lettera sul fuoco
filosofico", senza capirne il senso a nulla varrebbe conoscere gli
elementi. L'I.N.R.I. (Igne Natura Renovatur Integra) è l'epigramma
principe dell'Alchimia. Comprendiamone il significato e certamente
troveremo il resto.
Sullo stipite destro,
nel mezzo, compare il simbolo di Venere. Gli alchimisti associano ad
esso il rame, il colore verde. Più sotto, l'iscrizione: "si
feceris volare terram super caput tuum eius pennis aquas torrentum
convertes in petram" ("Se facessi volare la terra al di sopra
della tua testa, con le sue penne tramuteresti in pietra acque di
torrenti"). Anche di questo abbiamo parlato precedentemente, a proposito
del Telesma di Ermete. Tutta l'operazione tende al ritiro delle acque
del diluvio che lasceranno spazio alla terra preziosa, alla pietra
alchemica su cui si fa una operazione misteriosa, che viene detta più
volte, simbolicamente, anche nella Porta Magica.
Sullo stipite sinistro,
in basso, troviamo il simbolo di Mercurio, argento vivo, e l'epigrafe "azot
et ignis dealbando latonam veniet sine veste diana" ("Tramite
la purificazione di Latona da parte dell'Azoto e del Fuoco, appare Diana
senza veste"). È questa un'altra descrizione dell'opera, in cui la
purificazione della materia filosofale produce la comparsa dell'argento.
È la purificazione del purgatorio dantesco che prelude alla venuta di
Beatrice (colei che dà beatitudine), è la purificazione prescritta in
tutte le fratellanze misteriche. E, affinché non desti meraviglia il
misterioso realizzarsi della pietra al bianco, la mistica Iside svelata,
a seguito della catarsi della materia prima, diremo, come Beatrice nel
Paradiso, che sarebbe strano che, nettati dagli errori che ci tengono a
terra, restassimo ad essa vincolati, senza poter accedere all'empireo:
volo superbo, già descritto da Platone con i suoi cavalli, uno bianco e
l'altro nero, uno volto al cielo e l'altro alla terra. Ma, attenzione!
non si fa metafisica cosmica qui, bensì microcosmica. Dei, cieli, terra
e astri sono in dimensione microcosmica, per suggerire gli elementi e le
operazioni dell'Arte.
Sullo stipite destro,
in basso, vi è il simbolo del Sole, oro, colore porporino e, al di
sotto, l'epigrafe: "filius noster mortuus vivit rex ab igne
redit et coniugio gaudet occulto" ("Nostro Figlio, morto, vive,
torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto"). È questa
un'ulteriore allegoria per descrivere sempre la stessa operazione, la
cottura della materia. Come non ricordarci, ancora, della fenice
misteriosa che risorge dalle sue ceneri, di Dante che attraversa le
fiamme come ultima purificazione, della prova del fuoco presso molte
fratellanze iniziatiche e, perché no? del Cristo risorto e sceso
all'inferno per risalire alla destra del Padre. Inoltre, per comprendere
chi sia questo Re, siamo aiutati dall'iscrizione: filius noster. E in
Alchimia esso è il figlio del Sole e della Luna, è il Telesma di Ermete,
forte di ogni forza, che sale dalla terra e discende dal cielo. E la
terra è sua nutrice e suo ricettacolo. Continua Ermete "...separerai la
terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, lentamente, con grande cura".
Come vediamo, le analogie non mancano e tutte ci conducono ad un'unica
affermazione, forse sorprendente: che tutte le epigrafi della Porta
alchemica, fin qui considerate, descrivono, in modi differenti, la
stessa unica operazione espressa da Ermete nella Tavola di Smeraldo: è
il solve et coagula degli alchimisti, lo sciogliere e il legare
dei cristiani che, guarda caso, sono attribuiti come facoltà a Pietro
apostolo, cui Cristo disse "Tu es petra" ("Tu sei Pietra"), è la morte e
resurrezione del Cristo, è la morte del Re nero di Rosenkreutz e la sua
trasmutazione in splendido volatile, è la nascita misteriosa della dea
Kundalini, è la dissoluzione e rinascita del maestro muratore nella Luce
dell'Oriente.
Un'altra osservazione
mi sembra utile alla comprensione dell'epigrafe. Mi è stato chiesto una
volta come interpretassi il "coniugio" della frase, in quanto il mio
interlocutore e, con lui, diversi fratelli, erano in dubbio sul suo
significato: se volesse dire accoppiamento estemporaneo o matrimonio
permanente, E ciò chiedevano perché, da alcune fonti avevano arguito che
si trattasse di un accoppiamento una tantum. Ad essi risposi che,
a mio avviso, si trattava di matrimonio. A voi chiarisco che la pietra,
nettata dal fuoco, ha stabilità infinita. La sua duplice natura (del
rebis) è diventata una cosa diversa, ma unica, non più suscettibile
di separazione ulteriore ("per le meraviglie della cosa unica" dice
Ermete). È lo Yoga degli induisti, il cui senso è unificazione con
l'assoluto, unione che, una volta raggiunta, non può ricreare lo status
precedente. È la scritta del medaglione "trinus et unus", che fonde
permanentemente padre madre e figlio, ovvero il Sole, la Luna e l'Oro.
Sulla soglia della
porta appare il motto "si sedes non is" ("Se siedi non
procedi"), che è una vera istruzione operativa, premessa a tutta l'opera
alchemica. È la condizione senza la quale ogni speranza di aprire la
porta del giardino magico diventa illusione. È l'equivalente di un passo
del celebre "Se..." del Fratello Massone
Rudyard Kipling 33\, laddove
recita: "se tu sai forzare il tuo cuore i tuoi muscoli e nervi a
servire, servire, servire al di là delle forze e così tener duro pur
quando in te tutto è finito eccetto il volere che dice: resisti!" e,
proseguendo: "se tu sai riempire il minuto implacabile con sessanta
secondi di strada percorsa, tua allora è la terra, con ciò che la terra
contiene, ma, ciò che più vale, sei uomo, mio figlio!".
Sul gradino compare
l'ultima epigrafe della Porta, insieme ad un misteriosissimo simbolo,
che non figura in nessun trattato alchemico e quindi poco suscettibile
di corretta interpretazione. L'epigrafe recita: "est opus
occultum veri sophi aperire terram ut germinet salutem pro populo"
("È opera occulta del vero saggio aprire la terra, affinché germogli la
salvezza per il popolo"). L'espressione è talmente chiara che appare
superfluo insistervi, salvo che per confermare che la terra è la stessa
della Tavola di Smeraldo, quella che è nutrice e ricettacolo del Telesma,
la stessa del V.I.T.R.I.O.L. (visita interiora terrae, rectificandoque
invenies occultum lapidem: Visita le parti più profonde della terra e,
apportando modifiche, troverai la pietra occulta). 
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