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1 Storia e
cronologia del Necronomicon.
Il titolo
originale dell'opera è Al Azif: “Azif” è l'allocuzione
usata dagli arabi per indicare gli strani suoni notturni (dovuti
agli insetti) che si supponevano essere l'ululato dei dèmoni.
L'autore è
Abdul Alhazred, un poeta folle di Sanaa, capitale dello Yemen,
che si dice sia vissuto nel periodo dei Califfi Ommaiadi,
nell'ottavo secolo dopo Cristo.
Fece molti
misteriosi pellegrinaggi tra le rovine di Babilonia e le
catacombe segrete di Memphis, e trascorse dieci anni in completa
solitudine nel grande deserto dell'Arabia meridionale il Raba
El Khaliyeh, o “Spazio vuoto” degli arabi
antichi, e Dahna, o “Deserto Cremisi” dei moderni,
ritenuto dimora di spiriti maligni e mostri mortiferi. Di questo
deserto coloro che pretendono di averlo attraversato, narrano
molte strane ed incredibili meraviglie.
Nei suoi
ultimi anni Alhazred abitò in Damasco, dove venne scritto Al
Azif, e del suo trapasso o scomparsa (nel 738 d.C.) si
raccontano molti particolari terribili e contraddittori.
Riferisce Ibn Khallikan (un biografo del dodicesimo secolo), che
venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e
divorato in maniera agghiacciante di fronte un gran numero di
testimoni gelati dal terrore.
Anche la
sua follia è oggetto di molti racconti. Egli affermava di aver
visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonne, e di
aver trovato fra le rovine di un innominabile villaggio
desertico le straordinarie cronache ed i segreti di una razza
più antica dell'umanità. Non seguiva la religione musulmana ma
adorava delle Entità sconosciute che si chiamavano Yog e
Cthulhu.
Intorno
all'anno 950, l'Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche
se in segreto, tra i filosofi dell'epoca, venne clandestinamente
tradotto in greco dall'erudito bizantino Teodoro Fileta, col
titolo di Necronomicon, cioè, letteralmente: “Libro delle leggi
che governano i morti”.
Per un
secolo favorì innominabili esperienze, finché non venne
soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele,
patriarca di Costantinopoli. Dopo di ciò il suo nome fu solo
furtivamente sussurrato ma, nel tardo Medioevo (1228), il danese
Olaus Wormius ne fece una traduzione latina, basata sulla
versione greca di Fileta, che vide la stampa due volte: una alla
fine del quindicesimo secolo, in caratteri gotici (evidentemente
in Germania); poi nel diciassettesimo (probabilmente in Spagna).
Entrambe
le edizioni sono prive di qualsiasi segno di identificazione, e
possono essere localizzate nel tempo e nello spazio solo in base
a considerazioni riguardanti il tipo di stampa.
L'opera,
sia in latino che in greco, venne posta all'indice nell'
Index Expurgatorius sin dal 1232 da papa Gregorio IX, cui
era stata mostrata l'edizione di Wormius. A quell'epoca
l'originale arabo era già andato perduto, come mostra la
prefazione alla prima versione latina (vi è tuttavia un vago
indizio secondo cui una copia segreta sarebbe apparsa a San
Francisco in questo secolo, e sarebbe andata distrutta nel
famoso incendio del 1906).
Nessuna
notizia si ebbe più della versione greca - che fu stampata in
Italia fra il 1560 e il 1570 - fino al resoconto del rogo cui fu
condannato nel 1692 un cittadino di
Salem
con la sua biblioteca. Una traduzione in inglese fatta dal
dottor
John Dee
intorno al 1580, non venne mai stampata, ed esiste solo in
alcuni frammenti ricavati dal manoscritto originale.
Delle
versioni latine attualmente esistenti, una (del quindicesimo
secolo) è custodita nel British Museum, mentre un'altra (del
diciassettesimo secolo) si trova nella Bibliothèque Nationale
a Parigi. Altre edizioni del diciassettesimo secolo sono nella
Widener Library ad Harvard, nella biblioteca della
Miskatonic University ad Arkham e presso l'università di
Buenos Aires. Comunque esistono certamente numerose altre copie
presso dei privati ed in proposito circola con insistenza la
voce che un esemplare del testo in caratteri gotici del
quindicesimo secolo faccia parte della collezione privata di un
celebre miliardario americano.
Sembra che
anche presso la famiglia Pickman di Boston sia presente una
copia del testo greco stampato in Italia nel sedicesimo secolo:
se è vero, questa è comunque certamente svanita insieme col
pittore R. U. Pickman di cui si sono perse le tracce dal 1926.
Il libro è
posto all'indice da tutte le religioni del mondo. La sua lettura
determina conseguenze terribili. Si dice che sia appunto da
vaghe notizie su quest'opera (della cui esistenza una ben
piccola parte della gente è al corrente), che lo scrittore R. W.
Chambers abbia tratto spunto per il suo celebre romanzo The
King in Yellow, il cui filo conduttore dell'opera è un libro
iniziatico la cui lettura provoca follia.
- Edizioni
del Necronomicon, con le date di pubblicazione e le varie
traduzioni.
Versioni:
-
Originale
arabo: tre copie manoscritte risalenti al 730-738.
-
Teodoro
Fileta (traduzione greca): una copia manoscritta, risalente
al 950, in Costantinopoli. Versione ricavata dal testo
arabo.
-
Olaus
Wormius (traduzione latina): una copia manoscritta, del 1228
circa, nello Jutland. Versione ricavata dal testo greco di
Fileta.
-
John Dee
(traduzione inglese) una copia manoscritta, del 1580, in
Londra. La versione probabilmente è ricavata dal testo di
Fileta.
Edizioni:
-
Edizione
tedesca: testo in latino, impresso in caratteri gotici,
riproducente la versione di Olaus Wormius. Non ha data né
luogo di pubblicazione: è stato stampato probabilmente a
Norimberga alla fine del secolo XV.
-
Edizione
italiana: il testo è in greco, e riproduce la versione di
Teodoro Fileta. Senza data né luogo di pubblicazione: è
stato probabilmente stampato a Roma, intorno al 1567.
-
Edizione
spagnola: il testo in latino riproduce la versione di Olaus
Wormius. Privo di data e di luogo di pubblicazione. Stampato
probabilmente a Madrid, intorno al
1623.
Non è mai
stata fatta nessun'altra edizione in stampa del Necronomicon
almeno ufficialmente. La versione inglese di John Dee esiste
solo in frammenti manoscritti ricopiati dall'originale.
- Elenco
degli esemplari del Necronomicon dei quali è data per
certa l'esistenza. Oltre a questi però ne esistono altri che
sono detenuti segretamente.
-
Il
British Museum custodisce nei suoi archivi riservati una
copia del testo in caratteri gotici, completo.
-
Un
miliardario americano sembra che possieda una copia del
testo in caratteri gotici.
-
La Bibliothèque Nationale
a Parigi è in possesso di un esemplare dell'edizione
spagnola.
-
La Miskatonic University
di Arkham, Massachussets, possiede una copia dell'edizione
spagnola.
-
La
Biblioteca dell'università di Buenos Aires possiede
anch'essa una copia dell'edizione spagnola.
-
La Widener Library
di Harvard ha un'altra copia spagnola.
-
La
Biblioteca dell'Università di Lima nel Perù possiede una
copia dell'edizione italiana.
-
La Kester Library
di Salem, Massachussets, custodisce una copia del
Necronomicon in caratteri gotici.
-
La Central Libray
della California State University, Los Angeles, possiede una
copia dell'edizione spagnola.
-
In una
collezione privata del Cairo si trova un esemplare
dell'edizione italiana.
-
La Biblioteca Vaticana
possiede una copia del testo in caratteri gotici ed una
dell'edizione italiana.
-
In una
Località sconosciuta della Cina, esiste una copia
manoscritta del testo arabo.
-
Nella
Città senza Nome, in Arabia, si trovano alcuni frammenti del
manoscritto originale.
2. Il
Necronomicon prende forma.
Un
materiale così ricco di suggestioni misteriche e di riferimenti
pseudoeruditi, non poteva non infiammare la fantasia (ben
predisposta alla combustione) degli appassionati di letteratura
fantastica: che non soltanto stettero al gioco, ma
moltiplicarono le carte sul tavolo inventando a loro volta falsi
riferimenti, particolari ulteriori, nonché nuove versioni e
abbellimenti per la nascente leggenda. Tutto ciò spesso
all'insaputa dello stesso Lovecraft che, per esempio, nel 1936
si meravigliò quando il suo corrispondente Willis Conover gli
inviò il fascicolo di una rivista amatoriale contenente una
«finta recensione» scritta dall'appassionato Donald Wollheim
(che poi sarebbe divenuto una personalità eminente nel mondo
della fantascienza), a proposito di una «versione in inglese
moderno» del famigerato volume. Eccone il testo:
Il
Necronomicon, secondo la Traduzione e compendio
dall'originale in lingua araba di Abdul Alhazred, di W.T.
Faraday. Stampato privatamente dall'autore.
Nei primi
anni del Medioevo, poco prima dell'avvento di Maometto, un arabo
ritenuto folle, di nome Abdul Alhazred, compilò questo libro
misterioso. Secondo la prefazione, questa è la prima traduzione
moderna in lingua inglese; l'unica traduzione esistente oltre a
questa, destinata alla pubblicazione, è la rarissima opera in
latino di un certo mago Olaus Wormius, che venne bruciato sul
rogo diverse centinaia di anni fa per eresia. La presente
versione è una riduzione dall'originale.
Questo non
è un libro destinato al pubblico. E' stato stampato
principalmente per essere messo a disposizione di quegli
studiosi dell' Occulto che ne stimano necessaria la
consultazione per le loro ricerche. Si suppone che sia un
trattato sulle Sfere dell'Occulto e la loro interazione con
l'umanità fin dall'alba della storia. Dal testo traspare con
molta chiarezza la mente squilibrata dell'autore, il quale era
convinto di aver appreso questi fatti da forze soprannaturali.
Curiosamente, peraltro, il libro sembra ispirare al presente
recensore una certa aria di verità.
A quanto
si dice nella prefazione, questa edizione è estremamente
ridotta. L'originale copre infatti novecento pagine di
manoscritti, mentre la presente edizione ne contiene soltanto
trecento. Il dottor Faraday ammette di aver omesso interi
capitoli per «motivi di sicurezza ...». Nel complesso, questa
pubblicazione rimarrà un contributo essenziale per la scienza
dell'Occulto.
E' anche
un'introduzione alla cosmogonia degli Antichi Dèi che, secondo
le opinioni dei mistici, vennero prima della nascita dei Dèmoni
moderni. Si ritiene che Robert W. Chambers ed Ambrose Bierce
avessero consultato entrambi quest'opera per trarne spunto nello
scrivere alcuni dei loro lavori giovanili più fantastici.
Questo è
di sicuro un volume che per certe persone si dimostrerà di
valore inestimabile.
Di fronte
a quello citato, che è probabilmente il primo calenbour
sul suo libro, Lovecraft «stette» al gioco. Nel rispondere a
Conover, puntualizzò per esempio gli errori commessi da Wollheim
(sottolineando che Alhazred è posteriore e non anteriore a
Maometto, che il testo greco e latino erano stati stampati, che
Olaus Wormius non era morto sul rogo, ed altre inesattezze), ed
affermò di attendere con ansia di poter consultare «la
traduzione di questo Faraday». Non mancò peraltro di concludere:
«Se la leggenda del Necronomicon continua a crescere in
questo modo, la gente finirà per crederci davvero, ed accuserà
me di falso per aver affermato di averlo inventato io!».
In questo
fu profeta. Ben presto, agli scherzi fra appassionati di
letteratura fantastica cominciarono ad aggiungersi voci più
autorevoli. Philip Duchêsnes, titolare di una libreria
antiquaria di New York, fu probabilmente il primo, nel 1941, a
inserire nel proprio catalogo il Necronomicon
(scherzosamente, ma con tutti i crismi dell'inserzione
autentica). Forniva una descrizione precisa del volume e fissava
il prezzo di 900 dollari, un'enormità per quell'epoca. Malgrado
ciò, ricevette numerose richieste. A tutti, rispondeva di essere
già in trattative per la vendita del volume con «una Università
straniera».
Col
passare del tempo la leggenda, lungi dall'estinguersi, si
allargò arricchendosi di sempre nuovi particolari. Nel 1953, un
giornalista specializzato in argomenti outrè, Arthur Scott,
scrisse per il mensile americano Sir! un articolo dal
titolo: «Curiose utilizzazioni della pelle umana», che si
concludeva con queste parole:
Per quanto
mi riguarda, mi piacerebbe vedere l'opera che la tradizione
vorrebbe far passare per uno dei libri più rari del mondo. Si
tratta di un esemplare del famoso Necronomicon - una
raccolta di formule magiche per evocare i Dèmoni ed altre forze
diaboliche - che si afferma essere sia stato scritto intorno al
settimo secolo dal «Folle Arabo», il Mago Abdul Alhazred. Fra i
rari esemplari, tutti manoscritti, esistenti in collezioni
private, è il solo le cui pagine e la rilegatura siano - si dice
- in pelle umana. Per di più, la pelle utilizzata è stata
prelevata da corpi di persone uccise per mezzo della
Stregoneria; questo è, almeno, ciò che si racconta.
Dopo di
ciò, la presenza del Necronomicon cominciò a
moltiplicarsi sui bollettini dei bibliofili, sui quali gli
appassionati inserirono numerosi annunci con i quali
richiedevano gli esemplari a qualsiasi prezzo. Ad un certo
punto, la fama di questo libro maledetto varcò l'oceano: per
anni, ad esempio, il volume inesistente rimase in testa
all'elenco dei titoli più richiesti nella libreria parigina
La Mandragore.
Questo
inserimento (opera dell'appassionato Marcel Bèalu), innescò il
«gioco» anche in Francia, dove il disegnatore Philippe Druillet
annunciò di aver ritrovato - e ricopiato accuratamente - alcune
pagine del Necronomicon, e cominciò a far apparire alcuni
stralci in molte riviste.
Jacques
Bergier - che fu corrispondente di Lovecraft - rincarò la dose
diffondendo, sia in Francia che in America, la seguente
«notizia» (che attribuì all'appassionato americano Paul J.
Willis, direttore della rivista amatoriale Anubis e della
piccola casa editrice Golden Goblin Press):
La
paternità del documento ritrovato da Druillet non è stata ancora
riconosciuta, per quanto alcune allusioni facciano presumere che
possa essere stato preparato, probabilmente come facsimile di un
precedente manoscritto, o dal dottor Dee, o da uno dei suoi
colleghi, o dai suoi studenti.
La
pubblicazione di queste pagine si ritiene che ora possa essere
consentita, poiché le pagine qui riprodotte significherebbero
ben poco per i non iniziati. La pubblicazione integrale del
manoscritto avverrà invece presso le Editions du Terrain
Vague, Parigi. Si spera che presto appaia un'edizione
americana sotto gli auspici della Golden Goblin Press.
Jacques
Bergier, delle Editions Panète e Terrain Vorgue, mi
informa che «l'edizione francese apparirà presso la Terrain
Vogue, se non sarà proibita. Questa casa editrice è stata
fatta saltare diverso tempo fa da una bomba al plastico, dopo la
visita di alcuni arabi dall'aspetto sinistro. La polizia ha
detto che l'attentato è da attribuire ai fascisti algerini, ma
alcune persone - tra le quali il Consigliere del prefetto della
polizia, il cavaliere G. Auguste Dupin - ne sanno certamente
qualcosa di più».
Ultimamente altre edizioni del Necronomicon hanno fatto
notizia. Nella biblioteca Pio XII dell'Universita di St. Luis,
il microfilm della copia della Biblioteca Vaticana del
Necronomicon viene tenuto in una cella sotterranea, con
accesso controllato. Però, nei mesi scorsi, due noti studiosi
locali hanno perso gradualmente la ragione dopo aver scoperto
alcune strabilianti relazioni tra le pagine del testo. Si indaga
sulla faccenda con grande segretezza.
Non molto
tempo fa, poi, un corrispondente dall'Argentina mi ha fatto
sapere che uno scienziato venuto in visita che stava consultando
la copia del Necronomicon in possesso della biblioteca
dell'università di Buenos Aires, dimenticando ogni cautela,
ha letto ad alta voce alcuni passi del Settimo Capitolo.
Alla lettura è seguita una serie di incidenti troppo orribili
per riferirli. La sorveglianza al volume è stata raddoppiata, ed
alcune parti dell'edificio hanno richiesto la fumigazione.
Negli
Stati uniti, intanto, le prove dell'esistenza dell'infame testo
si moltiplicavano fino a diventare difficilmente confutabili.
Nel 1962, l'Antiquarian Bookman (la più autorevole
rivista americana per i bibliofili), pubblicava nella sua
rubrica di libri in vendita la seguente nota, redatta da Walker
Baylor:
Alhazred,
Abdul. Il Necronomicon. Spagna 1647. Rilegatura un po'
logora in cuoio e con qualche macchia, anche se in perfetto
stato. Numerose xilografie e segni iniziatici. Sembra essere un
trattato di Magia Rituale in latino. L'Ex Libris a
margine della pagina indica che li libro proviene dalla
Miskatonic University. Al miglior offerente.
Un vero e
proprio «sigillo accademico» venne infine dalla scoperta, nel
catalogo della Biblioteca Centrale della California University,
di questa scheda:
BL430 A 47 Alhazred, Abdul
ca. X. 738 Scaffale B
Necronomicon (Al Azif), di Abdul Alhazred.
Tradotto dal greco da Olaus Wormius (Olao Worm)
XIII, 760p., incisioni su legno, tavole
sm. fol. (62cm)
Toledo 1647
La scheda,
comparsa nella prima metà degli anni '60, esisteva ancora una
quindicina di anni fa, quando si constatò che l'ignoto studente
autore dello scherzo aveva fatto le cose perbene: la Sezione
BL430 comprende infatti testi riguardanti Religioni Primitive,
mentre lo scaffale B è il cosiddetto «Inferno» della Sezione:
cioè il comparto chiuso che ospita i volumi non ammessi alla
consultazione del pubblico generale per via del loro contenuto,
o della loro antichità, o della rarità. Oggi in seguito alla
conversione elettronica del catalogo, la scheda è stata
soppressa. Peccato.
Col
passare del tempo, e il crescere della notorietà di Lovecraft,
in una misura inquietante, l'indebita tendenza del
Necronomicon a materializzarsi si sviluppò in una misura
inquietante, coinvolgendo le persone più insospettabili. Nel
1968, di ritorno da un viaggio in Oriente, lo scrittore L.
Sprague de Camp (che qualche anno dopo avrebbe dato alle stampe
la più importante biografia di Lovecraft scritte finora ) si
incontrò con due studiosi del libro e, tirato fuori dalla borsa
un grosso quadernone in pergamena vergato in una scrittura
incomprensibile somigliante all'arabo. Lo aveva acquistato a
Baghdad, spiegò, attratto dal titolo, che gli era stato tradotto
dal funzionario della Direzione Generale delle Antichità
Irachene che glielo aveva offerto in vendita. Il titolo era
L'ululato dei dèmoni.
«Al
Azif», appunto.
Naturalmente, de Camp non credeva che il manoscritto (il cui
contenuto gli era stato assicurato riguardante una serie di
formule necromantiche) avesse niente a che fare con il libro
lovecraftiano, ma lo incuriosiva la singolare catena di
coincidenze in seguito alle quali ne era venuto in possesso.
Esaminato da esperti americani, il testo risultò in un oscuro
dialetto curdo, parlato da pochissime persone di un villaggio
dell'Irak meridionale. Nessuno (a quanto si sappia) lo ha ancora
tradotto. De Camp ne fece pubblicare un'edizione in fac-simile
e, nel presentarla, portò un altro grano al mulino della
leggenda affermando che tre filologi arabi, dopo aver cominciato
a studiare il testo, erano scomparsi, probabilmente perché
mormoravano sottovoce le parole mentre le trascrivevano.
Un altro
noto scrittore entrato pesantemente nel gioco è l'inglese Colin
Wilson, saggista, romanziere e grande studioso di Lovecraft.
Wilson affermò che, in seguito ad una serie di eventi fortuiti,
peraltro concatenati da una specie di «sincronismo» junghiano,
era venuto a sapere che il padre di Lovecraft faceva parte di
una filiazione americana della Massoneria Egiziana fondata da
Cagliostro, attraverso la quale era entrato in possesso di una
copia della traduzione inglese di Al Azif effettuata dal
mago elisabettiano John Dee. Il libro - aggiunse - era
esattamente quello che aveva descritto Lovecraft: un antico
trattato di Magia Goetica nel quale si insegnava come entrare in
contatto con malvagie entità disincarnate. Evidentemente -
sosteneva Wilson - il piccolo Lovecraft doveva aver trovato
l'infame testo fra le carte del padre, e ne aveva fatto in
seguito il fulcro della sua narrativa orrorifica, fingendo di
averlo inventato lui per non screditare la memoria del genitore.
Da tutto ciò Wilson trasse un libro, intitolato per l'appunto
Necronomicon, nel quale sosteneva di aver identificato il
testo originale di John Dee: un manoscritto in cifra dal titolo
Liber Logaeth, custodito al British Museum. Decifrato
grazie al computer, lo scritto si sarebbe poi rivelato per
l'appunto la versione inglese del testo di Abdul Alhazred. Nel
suo libro, Wilson riporta tutti gli estratti dal Necronomicon
inseriti da Lovecraft nei suoi racconti, incastonando questo
materiale in un contesto formante un trattato di Magia
Evocatoria, modellato sulla struttura degli Antichi grimoires,
i formulari grazie ai quali i maghi di un tempo evocavano
spiriti e dèmoni di ogni genere.
Lo scherzo
(perché di questo - in effetti - si tratta) perpetrato da
Wilson, ebbe un gran successo, ed incise profondamente sulla
credulità degli appassionati del Fantastico e, soprattutto, su
quella degli adepti delle «Scienze Occulte». Da quando questo
libro fu pubblicato in una collana italiana ora non più
esistente, un numero incalcolabile di «esoteristi» hanno cercato
di ottenere ulteriori informazioni sul testo misterioso. Di più:
varie associazioni occulte hanno detto di aver messo in pratica
i rituali descritti nel libro, ottenendo successi spettacolari.
Davvero, come sosteneva Paracelso, la fantasia è l'ingrediente
principale di qualsiasi operazione magica.
In
conclusione, attualmente il Necronomicon - pur non
esistendo - è più vicino che mai. Con lo stesso titolo sono
usciti, in lingue diverse, numerosi centoni di carattere
necromantico, mentre varie scuole esoteriche evocano (o sarebbe
meglio dire «costruiscono»“) Cthulhu, Yog-Sothoth Shub-Niggurath
e compagni, impiegando ogni genere di rituali. In diversi
trattati di occultismo si tracciano paralleli fra il Pantheon
lovecraftiano e i dèmoni delle più varie tradizioni magiche.
Lovecraft
aveva dunque davvero divinato il futuro: ormai, le sue creature
fantastiche vivono di vita propria, e ciò di cui si dibatte non
è più l'esistenza del Necronomicon, data per certa, ma le
vie misteriose attraverso le quali il sinistro manoscritto può
essere giunto fino a lui.
3. Sui
libri dei «Miti di Cthulhu».
Ma qual
era la verità” Cioè, qual era l'opinione di Lovecraft sulla
letteratura magica operativa e sull'occultismo, e quanto c'era
di vero e quanto di inventato nei numerosi «libri Maledetti»
i cui titoli figurano nella narrativa sua e dei suoi
corrispondenti”
Lasciamo
che ce lo dica lo stesso Lovecraft, in una lettera inviata al
suo corrispondente Willis Conover, che gli aveva posto una serie
di domande sulla sua biblioteca e sulla effettiva consistenza
dei testi attribuiti a maghi e stregoni.
A
proposito dei miei libri
(a
Willis Conover, 28 luglio 1936)
La mia
biblioteca contiene un discreto numero di romanzi e racconti del
Soprannaturale, che ho catalogato e sono sempre lieto di dare in
prestito agli appassionati degni di fiducia che non riescono a
trovare queste pubblicazioni da nessun'altra parte. Sono
alquanto scarso, invece, quanto a folklore e a libri sulle
Scienze Occulte. Posseggo, tuttavia, l'Encyclopaedia of
Occultism di Lewis Spence.
Per quel
che riguarda i «libri spaventosi e proibiti» che cito talvolta
nei miei racconti, sono costretto ad ammettere che la maggior
parte di essi è puramente inventata. Non è mai esistito un
Necronomicon di Abdul Alhazred, perché sono stato proprio io
ad inventare questi nomi. Robert Bloch ha creato il personaggio
di Ludvig Prinn ed il suo De Vermis Mysteriis, mentre
The Book of Eibon è un'invenzione di Clark Ashton Smith. Da
ultimo, Robert E. Howard è il responsabile della creazione di
Friedrich von Juntz e il suo Unaussprechlichen Kulten...
Quanto ai
Cultes des Goules del Comte d'Erlette, si tratta ancora
di un'invenzione di Bloch. Il nome Comte d'Erlette, però,
designa un reale antenato di August W. Derleth, il quale era un
lealista emigrato dalla Francia nel 1792 e naturalizzato in
seguito in Germania con il nome teutonico di Derleth. Il
figlio, emigrando nel Wisconsin nel 1835, fu il fondatore della
stirpe dei Derleth in America...
Quanto ai
libri seri sull'Occulto, sull'Orrifico e sul Soprannaturale, in
tutta sincerità, non sono molti. Per questo è più divertente,
per me inventare opere leggendarie come il Necronomicon
ed il Book of Eibon. Quell'insieme di superstizioni e
credenze magiche in cui la gente credeva davvero, e che venne
tramandato fino al Medioevo dai secoli più Antichi, non era
niente più di qualche invocazione e qualche formula elementare
per chiamare i Dèmoni e così via, più certi sistemi di pensiero
aridi tanto quanto le filosofie ortodosse.
Si
trattava in realtà di un miscuglio di finalità e stramberie mal
assortite: reminiscenze di culti misterici greco-romani,
derivazioni dal pensiero pitagorico (imbevuto di sincretismo
indiano), credenze magiche egiziane, babilonesi, persiane ed
ebraiche, e Neoplatonismo e Manicheismo del tardo Impero Romano.
I Giudei
Alessandrini erano probabilmente i più attivi nel mantenerle in
vita, e di qui la preponderanza della kabbalah ebraica in
questo miscuglio puerile. Anche i Binzantini e gli Arabi misero
del loro in questo materiale, al quale vennero aggiunti gli
ultimi residui della superstizione popolare europea (Latini,
Teutoni, Celti) ed elementi orrorifici dei Culti segreti di
Diana (responsabile dei Sabba delle Streghe, eccetera), i quali
perpetuavano le ultima, ributtanti rimanenze del culto
pre-ariano degli adoratori della natura.
Questo
guazzabuglio era sconnesso e frammentario, e non è mai esistito
alcun libro particolare che ne fornisse una trattazione
diffusa. I cosiddetti «Volumi Ermetici» di Ermete
Trismegisto, sono semplicemente una serie di rimasugli
metafisici del Neoplatonismo e del Giudaismo Filonico del terzo
secolo.
E' solo in
epoca moderna che troviamo un serio tentativo di raccogliere e
codificare questo materiale sincretico. Quello che scrissero i
«maghi» ed i filosofi medievali e rinascimentali, è
principalmente farina del loro sacco mischiata col folklore
popolare dei loro tempi (cfr. Paracelso, etc...).
La prima
raccolta seria di antiche credenze magiche fu quella di Franzis
Barrett, The Magus, pubblicata intorno al 1805 e
ristampata nel 1896. Invece, il primo materiale sull'argomento
di vera ispirazione scientifica fu l'opera dell'eccentrico
francese Alphonse-Luis Constant (metà del diciannovesimo
secolo), che scrisse sotto lo pseudonimo di Eliphas Levi.
Un'altra
compilazione del genere è stata fatta da Arthur Edward Waite
(ancora vivente, credo), che ha anche tradotto in inglese i
libri di Eliphas Levi. Se vuoi sapere com'erano i veri riti
«magici» e gli incantesimi dei secoli Antichi e del Medioevo,
leggi i lavori di Waite, in particolare Black Magic e
History of Magic. Altro materiale può essere reperito nelle
traduzioni di Eliphas Levi effettuate da Waite.
Esiste
anche una storia della Stregoneria più divulgativa, scritta da
«Sax Rohmer» (Arthur Sarsfield Ward), della quale non ricordo il
titolo. Ma, senza dubbio, troverai questo materiale molto
deludente. E' piatto, puerile, pomposo e poco convincente: una
mera raccolta di ingenuità e credulità umane dei secoli passati.
Qualsiasi bravo scrittore di narrativa può inventarsi dei «documenti
di orrori primitivi» che superino in capacità immaginativa
qualsiasi scritto sull'Occulto che sia scaturito dalla fantasia
popolare.
La
spazzatura messa in circolazione dai teosofi, che rientra nella
classe del falso proditorio, in alcuni punti può tuttavia essere
interessante. Combina alcuni riti autentici Hindu ed orientali
con astute ciarlatanerie tratte in modo banale da errati
concetti scientifici del diciannovesimo secolo. Atlantis and
the Lost Lemuria di Scott Elliot, e Esoteric Buddhism,
di Sinnet, sono libri alquanto affascinanti.
La
produzione pseudoscientifica o semiciarlatana, forma una classe
a parte. Tra questo materiale (che è una buona fonte di
letteratura fantastica) spiccano il mito di Atlantide diffuso da
Le Plongeon, Donnelly e Lewis Spence, i libri sul «continente
perduto di Mu» del colonnello Churchward, le miscellanee di
Charles Fort, etc... Alcuni di questi autori sono degli
autentici falsari, mentre altri sono dei fanatici autoconvinti.

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