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LE CARTE DEL KADOSH

ANONIMO

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1 Storia e cronologia del Necronomicon.

Il titolo originale dell'opera è Al Azif: “Azif” è l'allocuzione usata dagli arabi per indicare gli strani suoni notturni (dovuti agli insetti) che si supponevano essere l'ululato dei dèmoni.

L'autore è Abdul Alhazred, un poeta folle di Sanaa, capitale dello Yemen, che si dice sia vissuto nel periodo dei Califfi Ommaiadi, nell'ottavo secolo dopo Cristo.

Fece molti misteriosi pellegrinaggi tra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis, e trascorse dieci anni in completa solitudine nel grande deserto dell'Arabia meridionale il Raba El Khaliyeh, o “Spazio vuoto” degli arabi antichi, e Dahna, o “Deserto Cremisi” dei moderni, ritenuto dimora di spiriti maligni e mostri mortiferi. Di questo deserto coloro che pretendono di averlo attraversato, narrano molte strane ed incredibili meraviglie.

Nei suoi ultimi anni Alhazred abitò in Damasco, dove venne scritto Al Azif, e del suo trapasso o scomparsa (nel 738 d.C.) si raccontano molti particolari terribili e contraddittori. Riferisce Ibn Khallikan (un biografo del dodicesimo secolo), che venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e divorato in maniera agghiacciante di fronte un gran numero di testimoni gelati dal terrore.

Anche la sua follia è oggetto di molti racconti. Egli affermava di aver visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonne, e di aver trovato fra le rovine di un innominabile villaggio desertico le straordinarie cronache ed i segreti di una razza più antica dell'umanità. Non seguiva la religione musulmana ma adorava delle Entità sconosciute che si chiamavano Yog e Cthulhu.

Intorno all'anno 950, l'Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche se in segreto, tra i filosofi dell'epoca, venne clandestinamente tradotto in greco dall'erudito bizantino Teodoro Fileta, col titolo di Necronomicon, cioè, letteralmente: “Libro delle leggi che governano i morti”.

Per un secolo favorì innominabili esperienze, finché non venne soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli. Dopo di ciò il suo nome fu solo furtivamente sussurrato ma, nel tardo Medioevo (1228), il danese Olaus Wormius ne fece una traduzione latina, basata sulla versione greca di Fileta, che vide la stampa due volte: una alla fine del quindicesimo secolo, in caratteri gotici (evidentemente in Germania); poi nel diciassettesimo (probabilmente in Spagna).

Entrambe le edizioni sono prive di qualsiasi segno di identificazione, e possono essere localizzate nel tempo e nello spazio solo in base a considerazioni riguardanti il tipo di stampa.

L'opera, sia in latino che in greco, venne posta all'indice nell' Index Expurgatorius sin dal 1232 da papa Gregorio IX, cui era stata mostrata l'edizione di Wormius. A quell'epoca l'originale arabo era già andato perduto, come mostra la prefazione alla prima versione latina (vi è tuttavia un vago indizio secondo cui una copia segreta sarebbe apparsa a San Francisco in questo secolo, e sarebbe andata distrutta nel famoso incendio del 1906).

Nessuna notizia si ebbe più della versione greca - che fu stampata in Italia fra il 1560 e il 1570 - fino al resoconto del rogo cui fu condannato nel 1692 un cittadino di Salem con la sua biblioteca. Una traduzione in inglese fatta dal dottor John Dee intorno al 1580, non venne mai stampata, ed esiste solo in alcuni frammenti ricavati dal manoscritto originale.

Delle versioni latine attualmente esistenti, una (del quindicesimo secolo) è custodita nel British Museum, mentre un'altra (del diciassettesimo secolo) si trova nella Bibliothèque Nationale a Parigi. Altre edizioni del diciassettesimo secolo sono nella Widener Library ad Harvard, nella biblioteca della Miskatonic University ad Arkham e presso l'università di Buenos Aires. Comunque esistono certamente numerose altre copie presso dei privati ed in proposito circola con insistenza la voce che un esemplare del testo in caratteri gotici del quindicesimo secolo faccia parte della collezione privata di un celebre miliardario americano.

Sembra che anche presso la famiglia Pickman di Boston sia presente una copia del testo greco stampato in Italia nel sedicesimo secolo: se è vero, questa è comunque certamente svanita insieme col pittore R. U. Pickman di cui si sono perse le tracce dal 1926.

Il libro è posto all'indice da tutte le religioni del mondo. La sua lettura determina conseguenze terribili. Si dice che sia appunto da vaghe notizie su quest'opera (della cui esistenza una ben piccola parte della gente è al corrente), che lo scrittore R. W. Chambers abbia tratto spunto per il suo celebre romanzo The King in Yellow, il cui filo conduttore dell'opera è un libro iniziatico la cui lettura provoca follia.

 


 

- Edizioni del Necronomicon, con le date di pubblicazione e le varie traduzioni.

Versioni:

  • Originale arabo: tre copie manoscritte risalenti al 730-738.
  • Teodoro Fileta (traduzione greca): una copia manoscritta, risalente al 950, in Costantinopoli. Versione ricavata dal testo arabo.
  • Olaus Wormius (traduzione latina): una copia manoscritta, del 1228 circa, nello Jutland. Versione ricavata dal testo greco di Fileta.
  • John Dee (traduzione inglese) una copia manoscritta, del 1580, in Londra. La versione probabilmente è ricavata dal testo di Fileta.

Edizioni:

  • Edizione tedesca: testo in latino, impresso in caratteri gotici, riproducente la versione di Olaus Wormius. Non ha data né luogo di pubblicazione: è stato stampato probabilmente a Norimberga alla fine del secolo XV.
  • Edizione italiana: il testo è in greco, e riproduce la versione di Teodoro Fileta. Senza data né luogo di pubblicazione: è stato probabilmente stampato a Roma, intorno al 1567.
  • Edizione spagnola: il testo in latino riproduce la versione di Olaus Wormius. Privo di data e di luogo di pubblicazione. Stampato probabilmente a Madrid, intorno al 1623.

Non è mai stata fatta nessun'altra edizione in stampa del Necronomicon almeno ufficialmente. La versione inglese di John Dee esiste solo in frammenti manoscritti ricopiati dall'originale.

- Elenco degli esemplari del Necronomicon dei quali è data per certa l'esistenza. Oltre a questi però ne esistono altri che sono detenuti segretamente.

  • Il British Museum custodisce nei suoi archivi riservati una copia del testo in caratteri gotici, completo.
  • Un miliardario americano sembra che possieda una copia del testo in caratteri gotici.
  • La Bibliothèque Nationale a Parigi è in possesso di un esemplare dell'edizione spagnola.
  • La Miskatonic University di Arkham, Massachussets, possiede una copia dell'edizione spagnola.
  • La Biblioteca dell'università di Buenos Aires possiede anch'essa una copia dell'edizione spagnola.
  • La Widener Library di Harvard ha un'altra copia spagnola.
  • La Biblioteca dell'Università di Lima nel Perù possiede una copia dell'edizione italiana.
  • La Kester Library di Salem, Massachussets, custodisce una copia del Necronomicon in caratteri gotici.
  • La Central Libray della California State University, Los Angeles, possiede una copia dell'edizione spagnola.
  • In una collezione privata del Cairo si trova un esemplare dell'edizione italiana.
  • La Biblioteca Vaticana possiede una copia del testo in caratteri gotici ed una dell'edizione italiana.
  • In una Località sconosciuta della Cina, esiste una copia manoscritta del testo arabo.
  • Nella Città senza Nome, in Arabia, si trovano alcuni frammenti del manoscritto originale.

 

2. Il Necronomicon prende forma.

Un materiale così ricco di suggestioni misteriche e di riferimenti pseudoeruditi, non poteva non infiammare la fantasia (ben predisposta alla combustione) degli appassionati di letteratura fantastica: che non soltanto stettero al gioco, ma moltiplicarono le carte sul tavolo inventando a loro volta falsi riferimenti, particolari ulteriori, nonché nuove versioni e abbellimenti per la nascente leggenda. Tutto ciò spesso all'insaputa dello stesso Lovecraft che, per esempio, nel 1936 si meravigliò quando il suo corrispondente Willis Conover gli inviò il fascicolo di una rivista amatoriale contenente una «finta recensione» scritta dall'appassionato Donald Wollheim (che poi sarebbe divenuto una personalità eminente nel mondo della fantascienza), a proposito di una «versione in inglese moderno» del famigerato volume. Eccone il testo:

Il Necronomicon, secondo la Traduzione e compendio dall'originale in lingua araba di Abdul Alhazred, di W.T. Faraday. Stampato privatamente dall'autore.

Nei primi anni del Medioevo, poco prima dell'avvento di Maometto, un arabo ritenuto folle, di nome Abdul Alhazred, compilò questo libro misterioso. Secondo la prefazione, questa è la prima traduzione moderna in lingua inglese; l'unica traduzione esistente oltre a questa, destinata alla pubblicazione, è la rarissima opera in latino di un certo mago Olaus Wormius, che venne bruciato sul rogo diverse centinaia di anni fa per eresia. La presente versione è una riduzione dall'originale.

Questo non è un libro destinato al pubblico. E' stato stampato principalmente per essere messo a disposizione di quegli studiosi dell' Occulto che ne stimano necessaria la consultazione per le loro ricerche. Si suppone che sia un trattato sulle Sfere dell'Occulto e la loro interazione con l'umanità fin dall'alba della storia. Dal testo traspare con molta chiarezza la mente squilibrata dell'autore, il quale era convinto di aver appreso questi fatti da forze soprannaturali. Curiosamente, peraltro, il libro sembra ispirare al presente recensore una certa aria di verità.

A quanto si dice nella prefazione, questa edizione è estremamente ridotta. L'originale copre infatti novecento pagine di manoscritti, mentre la presente edizione ne contiene soltanto trecento. Il dottor Faraday ammette di aver omesso interi capitoli per «motivi di sicurezza ...». Nel complesso, questa pubblicazione rimarrà un contributo essenziale per la scienza dell'Occulto.

E' anche un'introduzione alla cosmogonia degli Antichi Dèi che, secondo le opinioni dei mistici, vennero prima della nascita dei Dèmoni moderni. Si ritiene che Robert W. Chambers ed Ambrose Bierce avessero consultato entrambi quest'opera per trarne spunto nello scrivere alcuni dei loro lavori giovanili più fantastici.

Questo è di sicuro un volume che per certe persone si dimostrerà di valore inestimabile.

Di fronte a quello citato, che è probabilmente il primo calenbour sul suo libro, Lovecraft «stette» al gioco. Nel rispondere a Conover, puntualizzò per esempio gli errori commessi da Wollheim (sottolineando che Alhazred è posteriore e non anteriore a Maometto, che il testo greco e latino erano stati stampati, che Olaus Wormius non era morto sul rogo, ed altre inesattezze), ed affermò di attendere con ansia di poter consultare «la traduzione di questo Faraday». Non mancò peraltro di concludere: «Se la leggenda del Necronomicon continua a crescere in questo modo, la gente finirà per crederci davvero, ed accuserà me di falso per aver affermato di averlo inventato io!».

In questo fu profeta. Ben presto, agli scherzi fra appassionati di letteratura fantastica cominciarono ad aggiungersi voci più autorevoli. Philip Duchêsnes, titolare di una libreria antiquaria di New York, fu probabilmente il primo, nel 1941, a inserire nel proprio catalogo il Necronomicon (scherzosamente, ma con tutti i crismi dell'inserzione autentica). Forniva una descrizione precisa del volume e fissava il prezzo di 900 dollari, un'enormità per quell'epoca. Malgrado ciò, ricevette numerose richieste. A tutti, rispondeva di essere già in trattative per la vendita del volume con «una Università straniera».

Col passare del tempo la leggenda, lungi dall'estinguersi, si allargò arricchendosi di sempre nuovi particolari. Nel 1953, un giornalista specializzato in argomenti outrè, Arthur Scott, scrisse per il mensile americano Sir! un articolo dal titolo: «Curiose utilizzazioni della pelle umana», che si concludeva con queste parole:

Per quanto mi riguarda, mi piacerebbe vedere l'opera che la tradizione vorrebbe far passare per uno dei libri più rari del mondo. Si tratta di un esemplare del famoso Necronomicon - una raccolta di formule magiche per evocare i Dèmoni ed altre forze diaboliche - che si afferma essere sia stato scritto intorno al settimo secolo dal «Folle Arabo», il Mago Abdul Alhazred. Fra i rari esemplari, tutti manoscritti, esistenti in collezioni private, è il solo le cui pagine e la rilegatura siano - si dice - in pelle umana. Per di più, la pelle utilizzata è stata prelevata da corpi di persone uccise per mezzo della Stregoneria; questo è, almeno, ciò che si racconta.

Dopo di ciò, la presenza del Necronomicon cominciò a moltiplicarsi sui bollettini dei bibliofili, sui quali gli appassionati inserirono numerosi annunci con i quali richiedevano gli esemplari a qualsiasi prezzo. Ad un certo punto, la fama di questo libro maledetto varcò l'oceano: per anni, ad esempio, il volume inesistente rimase in testa all'elenco dei titoli più richiesti nella libreria parigina La Mandragore.

Questo inserimento (opera dell'appassionato Marcel Bèalu), innescò il «gioco» anche in Francia, dove il disegnatore Philippe Druillet annunciò di aver ritrovato - e ricopiato accuratamente - alcune pagine del Necronomicon, e cominciò a far apparire alcuni stralci in molte riviste.

Jacques Bergier - che fu corrispondente di Lovecraft - rincarò la dose diffondendo, sia in Francia che in America, la seguente «notizia» (che attribuì all'appassionato americano Paul J. Willis, direttore della rivista amatoriale Anubis e della piccola casa editrice Golden Goblin Press):

La paternità del documento ritrovato da Druillet non è stata ancora riconosciuta, per quanto alcune allusioni facciano presumere che possa essere stato preparato, probabilmente come facsimile di un precedente manoscritto, o dal dottor Dee, o da uno dei suoi colleghi, o dai suoi studenti.

La pubblicazione di queste pagine si ritiene che ora possa essere consentita, poiché le pagine qui riprodotte significherebbero ben poco per i non iniziati. La pubblicazione integrale del manoscritto avverrà invece presso le Editions du Terrain Vague, Parigi. Si spera che presto appaia un'edizione americana sotto gli auspici della Golden Goblin Press.

Jacques Bergier, delle Editions Panète e Terrain Vorgue, mi informa che «l'edizione francese apparirà presso la Terrain Vogue, se non sarà proibita. Questa casa editrice è stata fatta saltare diverso tempo fa da una bomba al plastico, dopo la visita di alcuni arabi dall'aspetto sinistro. La polizia ha detto che l'attentato è da attribuire ai fascisti algerini, ma alcune persone - tra le quali il Consigliere del prefetto della polizia, il cavaliere G. Auguste Dupin - ne sanno certamente qualcosa di più».

Ultimamente altre edizioni del Necronomicon hanno fatto notizia. Nella biblioteca Pio XII dell'Universita di St. Luis, il microfilm della copia della Biblioteca Vaticana del Necronomicon viene tenuto in una cella sotterranea, con accesso controllato. Però, nei mesi scorsi, due noti studiosi locali hanno perso gradualmente la ragione dopo aver scoperto alcune strabilianti relazioni tra le pagine del testo. Si indaga sulla faccenda con grande segretezza.

Non molto tempo fa, poi, un corrispondente dall'Argentina mi ha fatto sapere che uno scienziato venuto in visita che stava consultando la copia del Necronomicon in possesso della biblioteca dell'università di Buenos Aires, dimenticando ogni cautela, ha letto ad alta voce alcuni passi del Settimo Capitolo. Alla lettura è seguita una serie di incidenti troppo orribili per riferirli. La sorveglianza al volume è stata raddoppiata, ed alcune parti dell'edificio hanno richiesto la fumigazione.

Negli Stati uniti, intanto, le prove dell'esistenza dell'infame testo si moltiplicavano fino a diventare difficilmente confutabili. Nel 1962, l'Antiquarian Bookman (la più autorevole rivista americana per i bibliofili), pubblicava nella sua rubrica di libri in vendita la seguente nota, redatta da Walker Baylor:

Alhazred, Abdul. Il Necronomicon. Spagna 1647. Rilegatura un po' logora in cuoio e con qualche macchia, anche se in perfetto stato. Numerose xilografie e segni iniziatici. Sembra essere un trattato di Magia Rituale in latino. L'Ex Libris a margine della pagina indica che li libro proviene dalla Miskatonic University. Al miglior offerente.

Un vero e proprio «sigillo accademico» venne infine dalla scoperta, nel catalogo della Biblioteca Centrale della California University, di questa scheda:

BL430                                                              A 47 Alhazred, Abdul
                                                                  ca. X. 738 Scaffale B
Necronomicon (Al Azif), di Abdul Alhazred.
Tradotto dal greco da Olaus Wormius (Olao Worm)
XIII, 760p., incisioni su legno, tavole
sm. fol. (62cm)
Toledo 1647

La scheda, comparsa nella prima metà degli anni '60, esisteva ancora una quindicina di anni fa, quando si constatò che l'ignoto studente autore dello scherzo aveva fatto le cose perbene: la Sezione BL430 comprende infatti testi riguardanti Religioni Primitive, mentre lo scaffale B è il cosiddetto «Inferno» della Sezione: cioè il comparto chiuso che ospita i volumi non ammessi alla consultazione del pubblico generale per via del loro contenuto, o della loro antichità, o della rarità. Oggi in seguito alla conversione elettronica del catalogo, la scheda è stata soppressa. Peccato.

Col passare del tempo, e il crescere della notorietà di Lovecraft, in una misura inquietante, l'indebita tendenza del Necronomicon a materializzarsi si sviluppò in una misura inquietante, coinvolgendo le persone più insospettabili. Nel 1968, di ritorno da un viaggio in Oriente, lo scrittore L. Sprague de Camp (che qualche anno dopo avrebbe dato alle stampe la più importante biografia di Lovecraft scritte finora ) si incontrò con due studiosi del libro e, tirato fuori dalla borsa un grosso quadernone in pergamena vergato in una scrittura incomprensibile somigliante all'arabo. Lo aveva acquistato a Baghdad, spiegò, attratto dal titolo, che gli era stato tradotto dal funzionario della Direzione Generale delle Antichità Irachene che glielo aveva offerto in vendita. Il titolo era L'ululato dei dèmoni.

«Al Azif», appunto.

Naturalmente, de Camp non credeva che il manoscritto (il cui contenuto gli era stato assicurato riguardante una serie di formule necromantiche) avesse niente a che fare con il libro lovecraftiano, ma lo incuriosiva la singolare catena di coincidenze in seguito alle quali ne era venuto in possesso. Esaminato da esperti americani, il testo risultò in un oscuro dialetto curdo, parlato da pochissime persone di un villaggio dell'Irak meridionale. Nessuno (a quanto si sappia) lo ha ancora tradotto. De Camp ne fece pubblicare un'edizione in fac-simile e, nel presentarla, portò un altro grano al mulino della leggenda affermando che tre filologi arabi, dopo aver cominciato a studiare il testo, erano scomparsi, probabilmente perché mormoravano sottovoce le parole mentre le trascrivevano.

Un altro noto scrittore entrato pesantemente nel gioco è l'inglese Colin Wilson, saggista, romanziere e grande studioso di Lovecraft. Wilson affermò che, in seguito ad una serie di eventi fortuiti, peraltro concatenati da una specie di «sincronismo» junghiano, era venuto a sapere che il padre di Lovecraft faceva parte di una filiazione americana della Massoneria Egiziana fondata da Cagliostro, attraverso la quale era entrato in possesso di una copia della traduzione inglese di Al Azif effettuata dal mago elisabettiano John Dee. Il libro - aggiunse - era esattamente quello che aveva descritto Lovecraft: un antico trattato di Magia Goetica nel quale si insegnava come entrare in contatto con malvagie entità disincarnate. Evidentemente - sosteneva Wilson - il piccolo Lovecraft doveva aver trovato l'infame testo fra le carte del padre, e ne aveva fatto in seguito il fulcro della sua narrativa orrorifica, fingendo di averlo inventato lui per non screditare la memoria del genitore. Da tutto ciò Wilson trasse un libro, intitolato per l'appunto Necronomicon, nel quale sosteneva di aver identificato il testo originale di John Dee: un manoscritto in cifra dal titolo Liber Logaeth, custodito al British Museum. Decifrato grazie al computer, lo scritto si sarebbe poi rivelato per l'appunto la versione inglese del testo di Abdul Alhazred. Nel suo libro, Wilson riporta tutti gli estratti dal Necronomicon inseriti da Lovecraft nei suoi racconti, incastonando questo materiale in un contesto formante un trattato di Magia Evocatoria, modellato sulla struttura degli Antichi grimoires, i formulari grazie ai quali i maghi di un tempo evocavano spiriti e dèmoni di ogni genere.

Lo scherzo (perché di questo - in effetti - si tratta) perpetrato da Wilson, ebbe un gran successo, ed incise profondamente sulla credulità degli appassionati del Fantastico e, soprattutto, su quella degli adepti delle «Scienze Occulte». Da quando questo libro fu pubblicato in una collana italiana ora non più esistente, un numero incalcolabile di «esoteristi» hanno cercato di ottenere ulteriori informazioni sul testo misterioso. Di più: varie associazioni occulte hanno detto di aver messo in pratica i rituali descritti nel libro, ottenendo successi spettacolari. Davvero, come sosteneva Paracelso, la fantasia è l'ingrediente principale di qualsiasi operazione magica.

In conclusione, attualmente il Necronomicon - pur non esistendo - è più vicino che mai. Con lo stesso titolo sono usciti, in lingue diverse, numerosi centoni di carattere necromantico, mentre varie scuole esoteriche evocano (o sarebbe meglio dire «costruiscono»“) Cthulhu, Yog-Sothoth Shub-Niggurath e compagni, impiegando ogni genere di rituali. In diversi trattati di occultismo si tracciano paralleli fra il Pantheon lovecraftiano e i dèmoni delle più varie tradizioni magiche.

Lovecraft aveva dunque davvero divinato il futuro: ormai, le sue creature fantastiche vivono di vita propria, e ciò di cui si dibatte non è più l'esistenza del Necronomicon, data per certa, ma le vie misteriose attraverso le quali il sinistro manoscritto può essere giunto fino a lui.

 

3. Sui libri dei «Miti di Cthulhu».

Ma qual era la verità” Cioè, qual era l'opinione di Lovecraft sulla letteratura magica operativa e sull'occultismo, e quanto c'era di vero e quanto di inventato nei numerosi «libri Maledetti» i cui titoli figurano nella narrativa sua e dei suoi corrispondenti”

Lasciamo che ce lo dica lo stesso Lovecraft, in una lettera inviata al suo corrispondente Willis Conover, che gli aveva posto una serie di domande sulla sua biblioteca e sulla effettiva consistenza dei testi attribuiti a maghi e stregoni.

A proposito dei miei libri

(a Willis Conover, 28 luglio 1936)

La mia biblioteca contiene un discreto numero di romanzi e racconti del Soprannaturale, che ho catalogato e sono sempre lieto di dare in prestito agli appassionati degni di fiducia che non riescono a trovare queste pubblicazioni da nessun'altra parte. Sono alquanto scarso, invece, quanto a folklore e a libri sulle Scienze Occulte. Posseggo, tuttavia, l'Encyclopaedia of Occultism di Lewis Spence.

Per quel che riguarda i «libri spaventosi e proibiti» che cito talvolta nei miei racconti, sono costretto ad ammettere che la maggior parte di essi è puramente inventata. Non è mai esistito un Necronomicon di Abdul Alhazred, perché sono stato proprio io ad inventare questi nomi. Robert Bloch ha creato il personaggio di Ludvig Prinn ed il suo De Vermis Mysteriis, mentre The Book of Eibon è un'invenzione di Clark Ashton Smith. Da ultimo, Robert E. Howard è il responsabile della creazione di Friedrich von Juntz e il suo Unaussprechlichen Kulten...

Quanto ai Cultes des Goules del Comte d'Erlette, si tratta ancora di un'invenzione di Bloch. Il nome Comte d'Erlette, però, designa un reale antenato di August W. Derleth, il quale era un lealista emigrato dalla Francia nel 1792 e naturalizzato in seguito in Germania con il nome teutonico di Derleth. Il figlio, emigrando nel Wisconsin nel 1835, fu il fondatore della stirpe dei Derleth in America...

Quanto ai libri seri sull'Occulto, sull'Orrifico e sul Soprannaturale, in tutta sincerità, non sono molti. Per questo è più divertente, per me inventare opere leggendarie come il Necronomicon ed il Book of Eibon. Quell'insieme di superstizioni e credenze magiche in cui la gente credeva davvero, e che venne tramandato fino al Medioevo dai secoli più Antichi, non era niente più di qualche invocazione e qualche formula elementare per chiamare i Dèmoni e così via, più certi sistemi di pensiero aridi tanto quanto le filosofie ortodosse.

Si trattava in realtà di un miscuglio di finalità e stramberie mal assortite: reminiscenze di culti misterici greco-romani, derivazioni dal pensiero pitagorico (imbevuto di sincretismo indiano), credenze magiche egiziane, babilonesi, persiane ed ebraiche, e Neoplatonismo e Manicheismo del tardo Impero Romano.

I Giudei Alessandrini erano probabilmente i più attivi nel mantenerle in vita, e di qui la preponderanza della kabbalah ebraica in questo miscuglio puerile. Anche i Binzantini e gli Arabi misero del loro in questo materiale, al quale vennero aggiunti gli ultimi residui della superstizione popolare europea (Latini, Teutoni, Celti) ed elementi orrorifici dei Culti segreti di Diana (responsabile dei Sabba delle Streghe, eccetera), i quali perpetuavano le ultima, ributtanti rimanenze del culto pre-ariano degli adoratori della natura.

Questo guazzabuglio era sconnesso e frammentario, e non è mai esistito alcun libro particolare che ne fornisse una trattazione diffusa. I cosiddetti «Volumi Ermetici» di Ermete Trismegisto, sono semplicemente una serie di rimasugli metafisici del Neoplatonismo e del Giudaismo Filonico del terzo secolo.

E' solo in epoca moderna che troviamo un serio tentativo di raccogliere e codificare questo materiale sincretico. Quello che scrissero i «maghi» ed i filosofi medievali e rinascimentali, è principalmente farina del loro sacco mischiata col folklore popolare dei loro tempi (cfr. Paracelso, etc...).

La prima raccolta seria di antiche credenze magiche fu quella di Franzis Barrett, The Magus, pubblicata intorno al 1805 e ristampata nel 1896. Invece, il primo materiale sull'argomento di vera ispirazione scientifica fu l'opera dell'eccentrico francese Alphonse-Luis Constant (metà del diciannovesimo secolo), che scrisse sotto lo pseudonimo di Eliphas Levi.

Un'altra compilazione del genere è stata fatta da Arthur Edward Waite (ancora vivente, credo), che ha anche tradotto in inglese i libri di Eliphas Levi. Se vuoi sapere com'erano i veri riti «magici» e gli incantesimi dei secoli Antichi e del Medioevo, leggi i lavori di Waite, in particolare Black Magic e History of Magic. Altro materiale può essere reperito nelle traduzioni di Eliphas Levi effettuate da Waite.

Esiste anche una storia della Stregoneria più divulgativa, scritta da «Sax Rohmer» (Arthur Sarsfield Ward), della quale non ricordo il titolo. Ma, senza dubbio, troverai questo materiale molto deludente. E' piatto, puerile, pomposo e poco convincente: una mera raccolta di ingenuità e credulità umane dei secoli passati. Qualsiasi bravo scrittore di narrativa può inventarsi dei «documenti di orrori primitivi» che superino in capacità immaginativa qualsiasi scritto sull'Occulto che sia scaturito dalla fantasia popolare.

La spazzatura messa in circolazione dai teosofi, che rientra nella classe del falso proditorio, in alcuni punti può tuttavia essere interessante. Combina alcuni riti autentici Hindu ed orientali con astute ciarlatanerie tratte in modo banale da errati concetti scientifici del diciannovesimo secolo. Atlantis and the Lost Lemuria di Scott Elliot, e Esoteric Buddhism, di Sinnet, sono libri alquanto affascinanti.

La produzione pseudoscientifica o semiciarlatana, forma una classe a parte. Tra questo materiale (che è una buona fonte di letteratura fantastica) spiccano il mito di Atlantide diffuso da Le Plongeon, Donnelly e Lewis Spence, i libri sul «continente perduto di Mu» del colonnello Churchward, le miscellanee di Charles Fort, etc... Alcuni di questi autori sono degli autentici falsari, mentre altri sono dei fanatici autoconvinti.

 

 

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