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Il governatore della Città di Gerusalemme aveva dato la possibilità al Console Amalfitano, che dimorava colà permanentemente, di scegliere un'arca su cui far costruire l'edificio, e che una volta eretto. fu dedicato a S. Giovanni l'Elemosiniere, caritatevole Patriarca di Alessandria, vissuto nel VII secolo, noto per il suo spirito altruistico e per le sue singolari virtù. Le fonti storiche narrano anche che quando il 15 Luglio 1099 Goffredo di Buglione liberò Gerusalemme, il complesso amalfitano era stato già edificato, come pure si
ha notizia che quando il Vescovo Giovanni di Amalfi si recò in pellegrinaggio in Terrasanta. fu ospitato nel luogo nel quale pochi anni prima gli Amalfitani avevano fondato l'Ospedale. Aumentato l'Ordine di importanza, il Santo Patrono Giovanni venne sostituito da S. Giovanni l'Evangelista. All'Ordine furono concesse terre dai privati e quote di decime da parte di tutti i dignitari ecclesiastici. Gli operatori, tutti Amalfitani, che avevano preso i voti monastici di castità, povertà ed obbedienza, restarono prima, come Ordine Indipendente, sotto il controllo delle autorità dei Patriarca di Gerusalemme, mentre successivamente. con la bolla diretta al Venerabili Filio Geraudo institutori ac praeposito Hiersolomitani Xenodochii eiusque legittimis successoribus in perpetuum ", passarono, nel 1113, sotto l'obbedienza dei Papa Pasquale II e Callisto II. L'Ordine degli Ospitalieri, che accoglieva sino a circa diecimila viaggiatori, ebbe come primo Gran Maestro il nobile fra' Gerardo Sasso da Scala, del comprensorio territoriale della Repubblica di Amalfi. Quando in uno scambio di prigionieri, nonostante si fosse consegnato come ostaggio, fra' Gerardo fu preso dai Turchi, questi lo torturarono e lo appesero in croce per conoscere il luogo in cui i Cristiani tenevano nascosto il tesoro. Ma era solamente l'oro che i Turchi andavano cercando? Quando morì il 1 Luglio li 1118, fu pianto dai cristiani e dagli infedeli ed allorchè l'Ordine abbandonò la Terrasanta, le sue spoglie furono prima trasferite a Rodi (il 15 Agosto 1319) e poi, dopo la cacciata dei Turchi del 1521 furono trasportate nel Duomo di Manosca, in Provenza, ove ancora oggi si venerano. Nel tempo molti furono i pellegrini che collaborarono alla gestione ed al governo dell'ospizio, compresi quelli che erano stati in precedenza ospitati, il cui numero crebbe proporzionai mente al bisogno ed all'arrivo dei visitatori. Nel passato, alcuni studiosi hanno creato grande confusione tra l'Ordine Gerosolimitano, di fondazione amalfitana , e l’Ordine dei Templari. fondato nel 1118 da Ugo de Payens o Payns, che erroneamente traducono Ugo da Pagani, citando un'altra località del comprensorio repubblicano che si chiama tuttora Pagani, (vicino Salerno), mentre questi era di origine francese, signore di Montigny ed appartenente alla famiglia dei Conti della Champagne. Secondo un esame delle frammentarie notizie dell'epoca, si ritiene che l'Ordine di Ugo de Payns fu fondato tra il Gennaio dee 1120 ed il 13 Gennaio 1121 o in senso più restrittivo tra il Gennaio ed il Settembre del 1120. Altro motivo di comprensibile confusione fu il fatto che i Templari perseguivano le stesse identiche finalità dell'Ordine degli Ospitalieri, cioè quelle di tutelare i pellegrini ed il territorio dei S. Sepolcro dai Turchi Selgiuchidi, chiamati così dal loro capo Selgiuk. Sin dal VII secolo, sotto il potere mussulmano, Gerusalemme era stata frequentata da ebrei e cristiani. L'intolleranza dei pellegrini e delle autorità religiose cristiane, invece, indusse i Selgiuchidi a conquistare, nel 1071, la Terrasanta. In tal modo il territorio divenne altamente pericoloso per i cristiani che lo attraversavano. Altra coincidenza fu che dopo la morte di Fra' Gerardo l'Ospitaliere, subentrò Raimondo di Le Puy, altro francese, il quale per difendere l'Ordine Gerosolimitano e soprattutto la causa cristiana., certamente sollecitato da una realtà pericolosa e perennemente bellicosa ed ostile, costituì un Ordine Militare in tempo di guerra, mentre in tempo di pace continuò ad essere un Ordine Religioso che proseguiva le iniziali funzioni di aiuto e di tutela degli infermi, dei pellegrini e del sacro luogo. Così anche l'Ordine dei Templari, quasi in contemporanea con gli Ospitalieri. aveva identiche funzioni religiose e mililari per la difesa dei suolo sacro e dei pellegrini contro i mussulmani. Gli adepti di entrambi gli Ordini, secondo le circostanze e le necessità di difesa o di interventi sul territorio, erano nel contempo rivali o alleati. L'Ordine dei Templari, che restò per molti anni nelle mani dei nove cavai ieri fondatori, all'inizío si chiamò "Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio diSalomone ". Baldovino Il di Edessa, Re dei Franchi e di Gerusalemme, che era un uomo politico, astuto ed un competente amministratore, per interessi prettamente personali , così come tutti i Capi occidentali che si erano recati nelle diverse epoche a Gerusalemme per incrementare il loro potere politico, appoggiò la costituzione di questo Ordine Templare, offrendo parimenti ospitalità ai nove cavalieri nell'antica mosquea di Al-‘Aqsà, ove esisteva il Tempio di Salomone, da cui derivò il nome di " Cavalieri del Tempio o Templari ". Così mentre i Tempiari si limitavano a controllare e a difendere militarmente, contro i Mussulmani, il territorio dalla Giudea sino a Gerusalemme, l'Ordine degli Ospedalieri, combatteva anche i nemici invisibili, come la lebbra e le altre malattie che colpivano i crociati ed i nemici della Fede, oppure rifocillava e proteggeva i pellegrini. Però nella fondazione dell'Ordine dei Templari vi era un Mistero. Intanto ci si chiede come mai i nove Cavalieri Templari che, come si crede, erano tutti partiti direttamente dalla Francia già con un preciso e mirato intento e che erano rimasti con questo numero ristretto per nove anni a controllare militarmente il territorio della Giudea. non vennero mai annientati dai Turchi che avrebbero potuto avere su di essi facile ed immediata supremazia? Inoltre, il servizio di protezione dei pellegrini da parte dei Templari difettava, per cui anche per questo motivo sicuramente l'Ordine degli Ospitalieri proseguì nel proprio celebrativo intento, preoccupandosi solo di tutelare militarmente le zone pericolose, non pensando, invece, di consolidarsi e fondersi con un ordine, altrettanto povero, ma che perseguiva probabilmente in modo non condiviso gli stessi obbiettivi. Apparentemente sembrava che vi fosse un'evidente duplicazione. però qualcosa di diverso c'era. Infatti. mentre i Templari difettavano da una parte nell'assistenza, contestualmente dall'altra effettuavano grandi scavi, esplorazioni e ricerche nell'area archeologica ove essi avevano avuto in assegnazione la loro sede. Quindi l'obbiettivo dei Templari non era nè la tutela dei pellegrini, nè del luogo sacro, quanto quello di scoprire qualcosa di misterioso, di cui essi avevano avuto notizie sicuramente in Francia e che in parte certamente trovarono. Ciò spiegherebbe anche la compattezza dei cavalieri, che per così lungo tempo, ed in un territorio notevolmente pericoloso, restarono in nove, sin dalla loro partenza dalla Francia. Su un sigillo dell'Ordine dei Templari vi è rappresentato il Santo Sepolcro, (che non è il Tempio di Gerusalemme), il cui simbolo vuole ricordare che essi tutelavano quel sacro luogo, mentre a tergo, sull'altra faccia, sono incisi due cavalieri in sella su di un unico cavallo, che vorrebbero simboleggiare che nella loro povertà i Templari dividevano anche la cavalcatura. Secondo altri il significato sarebbe diverso, per il fatto che ogni cavaliere, anche se povero, ha il suo cavallo, per cui quel simbolo rappresenterebbe invece l'unione e la devozione fra i Templari. Comunque questo fu il primo sigillo dell'Ordine Templare. All'epoca si ebbe conoscenza che essi setacciarono le volte sotterranee del Tempio di Erode, rinvenendo probabilmente, dislocati in punti diversi, il tesoro degli Ebrei, ma trovarono pure e portarono alla luce interessanti reperti e manoscritti come quelli interrati dai seguaci della Chiesa di Giacomo il Giusto., fratello di Gesù e riguardanti le antiche tradizioni del giudaismo, dell'Antico Egitto e del Tempio di Mosè e che furono rinvenute da un pastore arabo, con i suoi fratelli, in un'olla rossa sigillata e sepolta sotto terra nell'Alto Egitto, nei pressi di Nag Flammadi. Questi ultimi rinvenimenti, di grandissima importanza, dovrebbero dare gran luce alla verità storica, alla quale sino ad oggi si è creduto solo per fede. Nell'evoluzione del sapere vi deve essere anche la piena coscienza e consapevolezza di eliminare gli errori della Storia, se si vuole arrivare ad una Verità che non sia fondata sul dubbio e sull'incertezza. Nei tempi moderni, con l'esame dei loro scavi e con il rinvenimento di oggetti di loro appartenenza, vi è stata la conferma delle loro esplorazioni e delle loro ricerche. Infatti nel 1894, alcuni ufficiali britannici, con in testa il Capitano Charles Wilson, con l'intento di tracciare la carta dei cunicoli sotto il Tempio, trovarono dopo 740 anni, un pezzo di lancia, parte di una spada, uno sperone ed una piccola croce templare. Oggi questi oggetti sono custoditi in Scozia nell'Archivio dell'Ordine dei Templari. Ma perchè in Scozia? Anche attraverso questi rinvenimenti si potrà forse meglio comprendere il motivo per cui Giacomo, che dovrebbe essere l'uomo passato alla Storia come colui che fu graziato dal popolo, era invece l'ideologo Giacomo, fratello di Gesù. Infatti nel Vangelo secondo S. Marco, allorchè Gesù è nella Sinagoga, si legge: "i più", meravigliandosi della sua sapienza affermano: "Non è egli il falegname, il figlio di Maria e fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda, di Simone ? e le sue sorelle non sono qui fra noi? " Ciò comprova anche che tutti, forse, conoscevano più Giacomo che Gesù e che di conseguenza il popolo sosteneva più l'ideologia di Giacomo, meno radicale e da più anni conosciuto, piuttosto che quella di Gesù che godeva, invece, sia in Gerusalemme che in Qumràm, minore popolarità, perchè meno noto, più intransigente e quindi con un minor numero di seguaci. L'attività sovversiva di Gesù si compì nell'arco di un anno, e cioè dalla morte di Giovanni Battista alla Crocifissione, per cui era normale che in confronto a Giacomo il Giusto, pochi conoscessero Lui e la Sua attività. Nella sua strategia Gesù aveva pensato di istigare lentamente e clandestinamente le masse contro i Romani ed i sadducci di Gerusalemme, pregando con i suoi fedeli in luoghi deserti e lontani da ogni possibile controllo. L'architettato ingresso in Gerusalemme, che doveva essere l'inizio della missione iniziata da Gesù, contrariamente a quanto viene sostenuto dal mondo cristiano, fu un fallimento e divenne anche la causa della fine dell'avviata attività antiromana. Un normale ingresso in Gerusalemme in groppa ad un asino, non avrebbe arrecato alcun effetto, mentre secondo un piano prestabilito, i rami di palma agitati in segno di festosità, o i mantelli adagiati a terra, sulla strada, in segno di riverenza, avrebbero fatto molto più effetto e scalpore. In Gerusalemme Gesù potè entrare con l'appoggio dei nucleo familiare, dei nobili influenti e ricchi e del popolo che attendeva la liberazione dal giogo romano. Gesù aveva inoltre bisogno di un messaggio forte ed allargato e fu quello di offrire aiuto e speranza ai poveri, agli infelici ed ai diseredati. Una notevole cultura, carisma ed intelligenza servirono a rendere comprensibili e chiare, a tutti, le parabole ed i suoi precetti morali. Con questi obbiettivi di pubblicità, che richiamavano senza dubbio l'attenzione di tutti, Gesù intendeva contestualmente mirare a creare conflitti e a generare un'insurrezione popolare, oltre che dimostrare con la provocazione una certa temerarietà. Le autorità romane ed ebraiche reagirono, intervenendo subito, prima che tutto precipitasse in un disordine ingovernabile. Giacomo fu immediatamente arrestato, mentre, per poter individuare Gesù, le Autorità pensarono di mettere subito in circolazione dei manifesti con la descrizione delle sue caratteristiche, che comparandole oggi con le fattezze che la Chiesa nei secoli ci ha rappresentato di Lui, le sue sembianze e le sue dimensioni non corrisponderebbero affatto a quelle riportate nelle fonti storiche. Infatti non ci troviamo innanzi ad un uomo alto, magro, giovane, attraente e con i capelli lunghi, ma Gesù, in questo citato primordiale identikit, fu descritto come un uomo di età matura, basso di statura, con capelli radi e barba poco folta e con un viso torvo, lungo e col naso prominente. Tradito da Giuda, fu arrestato ed insieme al fratello Giacomo, perchè ritenuti i pericolosi sovversivi della Setta, furono entrambi condannati alla crocifissione, non sulla Croce a quattro braccia. perchè la vera croce aveva la forma del " tau". Non sarebbe veritiero il fatto che nel calendario ebraico antico esisteva la tradizione che nel giorno di Pasqua ebraica un prigioniero doveva essere messo in libertà, mentre il piano che Pilato invece attuò, fu quello di far decidere al popolo e far ricadere su esso la responsabilità della scelta, pienamente consapevole che l'eliminazione di entrambi i sovversivi, non avrebbe in alcun modo risolto il problema. Per accattivarsi il popolo e per non fare scoppiare altri tumulti, comprese che quella ipotesi era l'unica in grado di gestire una situazione così delicata ed esplosiva. Fu un vero fatto di ballottaggio, così come vien fatto politicamente oggi, per cui il popolo. costituito da varie "correnti", -all'epoca sette-, salvando Giacomo il Giusto, votò contro Gesù, "il Re dei Giudei", perchè meno noto e con minore forza e seguito. Secondo un'altra versione, Gesù Barabba era forse figlio di Gesù, per cui il popolo preferì sacrificare il condannato Gesù e lasciare libero il più giovane per pietà e perchè di maggiori speranze. Infatti " Barabba" in ebraico significherebbe "figlio del Padre" (bar=figlio + rabbi=padre), oppure perchè appartenente alla razza dei "Rabbi". Giacomo inizialmente non aveva condiviso i metodi rivoluzionari di Gesù. però dopo la sua Crocifissione, si uniformò al suo convincimento, tra cui anche quello di ricoprire e di riunificare nella stessa persona il ruolo di Sacerdote e quello di Re. Questa riunificazione potrebbe probabilmente far comprendere meglio il Mistero dello Spirito Santo, nel senso che in Dio, Uno e Trino, si ricongiunge l'attività del Sacerdote e quella del Re. Però, quando nel 62 d.c., nella qualità di Vescovo di Gerusalemme, ad imitazione dell'ingresso del fratello Gesù, entrò nel Tempio, Giacomo fu dai Sacerdoti afferrato, calpestato e lapidato a morte. Questi riporti sulla vita di Gesù., sono essenziali per comprendere l'importanza dei documenti rinvenuti, perchè potrebbero chiarire veramente tanti dubbi e tante perplessità della Storia di Cristo. Lì sotto il Palazzo del Tempio, i Templari segretamente sembrava che mirassero non solo a scoprire un ricco tesoro, ma quanto ad individuare "rotoli" ed i "Sacri Resti di Gesù", che se rinvenuti, con la motivazione di salvaguardarli dalla minaccia turca, sarebbero stati senza dubbio trafugati dalla Terrasanta e trasferiti in Francia, così come avveniva con tutte le sacre reliquie dell'epoca ed in considerazione anche che quelle di Gesù erano sicuramente le più desiderate ed ambite di tutte. Quale grande conquista sarebbe stata per tutto il Mondo Cristiano, soprattutto per quello francese, riuscire a recuperare e a custodire gelosamente e nel modo più sacrale i Resti del Figlio di Dio e far sì che contestualmente i Pellegrinaggi, che annualmente si dirigevano verso Gerusalemme, venissero dirottati sul territorio francese? Nell'importanza del rinvenimento storico-religioso, e nella soddisfazione massima di urla tale conquista, vi era anche l'agitazione del possibile, incalcolabile e grosso affare economico che si poteva perseguire. D'altro canto, con una tale perdita, Gerusalemme, come Terra del S. Sepolcro, avrebbe sicuramente perso la storica importanza, perchè i Fedeli Cristiani sarebbero andati a visitare le Reliquie Sacre in Francia e non più quindi nella Città Santa. Probabilmente in un secondo momento, i pellegrini avrebbero visitato anche Gerusalemme, ma certamente senza la carica interiore e l'intensità della fede con cui oggi corrono, nonostante i pericoli, da tutto il Mondo. Privando, quindi, la Terrasanta delle Sacre Spoglie, chissà che inimmaginabile rivoluzione storica ci sarebbe stata in Europa o presso i popoli del bacino del Mediterraneo, anch'essi interessati a proteggere, come lo sono oggi, con ideologie religiose diverse, quel sacro luogo! Era forse questo il "Tesoro" dei cristiani che i Mussulmani andavano cercando per un eventuale ricco riscatto da contrabbandare col Mondo Occidentale? Escluderei categoricamente ogni ipotesi così venale e scadente di stile, però sarei più propenso a credere che gli Arabi temessero molto di più il frenetico fanatismo religioso degli Europei, che in quell'epoca, con la scusa di sottrarre tutte le reliquie sacre dalla dissacrazione dalle mani dei Turchi, trasferivano tutti i "resti dei martiri" nelle chiese di tutta Europa. Perciò i mussulmani, nella preoccupazione di un trafugamento così memorabile ed appetibile, temevano anche che Gerusalemme, senza quelle reliquie, non avrebbe più avuto quel fascino misterioso e quel rispetto sacro che con la fede i pellegrini le davano, per cui, per custodire quei nobili resti andavano rinvenuti e nascosti per sempre nel luogo più segreto della Terra. Non a caso si può citare l'esempio di Amalfi che, bellezza a parte dei luoghi, diventò nei secoli meta di pellegrinaggio religioso da palle dei fedeli di tutto il Mondom soprattutto grazie alle "Sacre Ossa" dell'Apostolo Andrea, nato a Cafarnao e che il Cardinale Pietro Capuano trafugò a Costantinopoli l'8 Maggio 1208, dove erano stati trasferiti dal luogo del martirio. Senza dubbio se le "Reliquie" fossero rimaste custodite nella Terra dell'Apostolo, il traffico dei fedeli che avrebbe invaso la terra di Galilea non avrebbe ugualmente raggiunto la Città Repubblicana. A ciò v'è da aggiungere che sicuramente fra' Gerardo Sasso di Scala, che viveva con le elargizioni dei mercanti amalfitani e dei suoi assistiti ed apparteneva ad un Ordine povero, non poteva minimamente conoscere il luogo ove fosse stato nascosto il vero "tesoro" dei cristiani che i Selgiukidi cercavano allorchè fu torturato dai Turchi. Secondo alcuni le "Sacre Ossa" furono trasferite dai Templari in Francia e nascoste probabilmente sul Monte Cardou, storpiatura di "Corp de Dieu" (pronuncia in francese " Cor diè " ` storpiato in "Cardu"), nel territorio di Rennes le Chateau, ove oggi si crede che siano, anche se dopo tanti secoli si sono perse forse in assoluto le tracce. Anche le Reliquie di S. Andrea si persero per secoli dopo essere state nascoste a regola d'arte nella Cattedrale, ove furono nel tempo ritrovate casualmente, e che si ripersero ancora successivamente, ma il luogo era particolarmente circoscritto, per cui era prevedibile che o in quel sito o in qualche altra Chiesa di Amalfi, o prima o dopo sarebbero stati rinvenuti. Con i Resti di Gesù Cristo, invece, mettendo per un momento da parte l'evento della Resurrezione, chi si chiedeva dove potevano trovarsi, non poteva azzardare alcuna ipotesi, perchè l'area di ricerca era tanto vasta ed impossibile da individuare, che i timidi ed incerti segnali di possibile ed incerta individuazione che si ipotizzavano, erano in egual modo molto, ma molto vaghi. Si andava veramente per tentativi e chi li aveva nascosti certamente non aveva lasciato in giro alcun documento per un eventuale possibile ritrovamento. Secondo un'altra ipotesi è che i Templari cercavano nell'Ossario del Tempio, la prova riguardante la vera fine di Gesù. Si vuole anche ipotizzare che il Suo ritorno in vita non sia stato, secondo il Credo Cristiano, una "Resurrezione post mortem", ma quanto che sia invece stata una "Resuscitazione" da rianimazione dopo la Crocifissione, ad opera delle intense ed amorevoli cure messe in atto dall'ignaro Giuseppe di Arimatea, il quale, dopo aver ottenuto il corpo regolarmente richiesto ai Romani, sembra che abbia fatto miracolosamente rivivere un corpo quasi senza vita, nel mentre che intendeva deporlo nel suo sepolcro. Ricordiamo in sintesi questi momenti: "Giuseppe di Arimatea si fece coraggio e si presentò a Pilato per chiederne il Corpo". Pilato: "si meravigliò che fosse già morto" (n.d.a. perchè questa perplessità ? perchè riteneva per esperienza che le agonie per crocifissione fossero più lunghe nel tempo Ed inoltre: "Ma Pilato sapeva anche che per la legge romana dell'epoca il corpo di un giustizialo non meritava alcuna sepoltura e che quindi il disfacimento del corpo era affidato agli elementi atmosferici ed ai corvi. Comunque chiamò il Centurione per domandarglielo. Il Centurione lo rassicurò e così il Corpo fu consegnato a Giuseppe d'Arimatea.". V'è da chiedersi: "Ma il Centurione disse la verità a Pilato, oppure disse una pietosa bugia innanzi ad un lauto compenso e ad un corpo che apparentemente sembrava ormai senza vita? " Pilato però, essendo un uomo corrotto e corruttibile, avrebbe anche potuto liberamente decidere di risparmiare la vita ad un uomo ancora vivo dietro un lauto compenso, o alternativamente autorizzare. in perfetta buona fede, la riconsegna del corpo. Nel Vangelo di Pietro (apocrifo), scoperto nel 1887, risulta che Giuseppe di Arimatea sarebbe stato amico di Pilato e del Signore, per cui questa amicizia avrebbe probabilmente semplificato le cose nel pattuire la restituzione dell'Uomo ancora morente. Di solito, dopo le crocifissioni, ma quest'intervento non veniva fatto mai dai Romani, per far soffrire meno il condannato e farli morire prima della notte, o anche per non consentire che i parenti trafugassero il corpo o lo salvassero se ancora in vita, veniva effettuata la rottura delle gambe ("Crurifragium"). Si ricorda che il condannato, per non morire soffocato, spingendo i piedi verso l'alto, riusciva faticosamente a far respirare i polmoni e ad allungare la sopravvivenza finchè non fosse subentrato un collasso cardiocircolatorio. Per non consentire questo "privilegio", con le gambe spezzate, il povero infelice perdeva la possibilità di un appoggio e quindi moriva soffocato in breve tempo. A Gesù questo intervento non fu fatto, perchè fu sceso subito dalla Croce. Alcune volte si ha il timore che la messinscena della giornata delle Palme abbia avuto un seguito anche nelle successive fasi. Infatti, innanzi alla richiesta di voler bere, viene offerto a Gesù su una canna dell'aceto, che invece di eccitarlo, come di solito avviene nelle rianimazioni, ebbe l'effetto letale di farlo immediatamente soccombere. Scientificamente quest'effetto l'aceto non lo dà, quindi se la spugna era imbevuta di qualche sostanza soporifera,allora sì, senza dubbio avrebbe dato un effetto immediato e profondo da farlo sembrare quasi una morte istantanea e particolarmente celere, sulla cui immediatezza si meravigliò, o finse, lo stesso Pilato. Nel Vangelo di Nicodemo (apocrifo), si rileva che Pilato disse: "Io non trovo nessuna colpa in lui. Pigliatelo voi e giudicatelo secondo le vostre leggi" . La colpa quindi doveva essere non di Pilato, ma degli Ebrei, i quali innanzi a Pilato diranno: "Chi bestemmia contro Dio deve essere lapidato, ma noi vogliamo che sia crocifisso". Ma a decidere non fu il popolo, ma gli anziani. Pertanto Pilato aveva raggiunto il suo risultato con l'esecuzione disposta in alternativa direttamente dal popolo, come pure fu per lui ugualmente vantaggioso dare il corpo a Giuseppe di Arimatea perchè venisse immediatamente seppellito, perchè sottraendolo subito alla visione di qualche fanatico della setta, significava anche ridurre le possibilità di clamori e di ribellioni che i Romani non volevano ulteriormente far ingenerare. Giuseppe di Arimatea, una volta avutolo, raccolse il corpo in "una mistura di mirra e d'aloe, quasi cento libbre" e lo avvolse nelle bende di lino con aromi. Ma fu un vero seppellimento o altro? Anche secondo la dottrina islamica Dio amava troppo il figlio di Maria per vederlo morire in croce, per cui vi può essere il sospetto che il sacrificio di Gesù, sotto il profilo cristiano, attraverso la Crocifissione, sia materialmente avvenuto, ma non compiuto sino alla fine della nota agonia. Il Corano parla anche di una probabile sostituzione con un Uomo simile a Lui. Infatti si è sospettato persino che la finta crocifissione sia avvenuta in un giardino privato, di notte, innanzi a pochi scelti e col popolo tenuto a distanza, sostituendo la stessa persona con un'altra e che poi quel corpo fu portato, sempre di notte, nella tomba più vicina e che sarebbe stata quindi quella di Giuseppe di Arimatea. Ma se così fu dove andò Gesù? Andò in Francia, da vivo però, con la Maddalena ed i suoi fedeli? Maddalena, probabilmente con un solo figlio, dopo la crocifissione, andò in Gallia, ove sicuramente vi era una comunità di ebrei che li ospitarono. Forse la Stirpe di Gesù, nel V secolo, si imparentò, con un matrimonio, con i Franchi, per cui da tale connubio nacque la dinastia dei Merovingi. Con lei si accompagnò Lazzaro, che si dice sia morto a Marsiglia e con Giuseppe di Arimatea, che poi in Inghilterra fondò una Chiesa. Maddalena si narra che sia morta in Aix-en Provence. Quando si recò in Gallia portò con lei il "Sangue Reale", ("Sang -real) da cui sorse la storia del "Santo Graal". Ma di chi era il Sangue, se non era quello di Gesù? Gesù doveva essere sposato, non perchè i Vangeli lo dichiarano, ma perchè si rileva da una serie di congetture. Egli non predicò mai il celibato. Nel costume ebraico il matrimonio era obbligatorio, diveniva deplorevole e sospettabile il contrario, perchè non poteva essere un diverso, cioè un non sposato. Se tutti si sposavano. il celibato sarebbe stato sicuramente un motivo di attacco per i sospetti che avrebbe ingenerato. Le sue donne erano due: Maddalena, denigrata dai detrattori di Gesù e che è sempre presente anche quando Gesù è crocifisso e Maria di Betania, sorella di Lazzaro, ma si crede anche che queste due donne siano una stessa ed unica persona. Anche la morte di Lazzaro andrebbe inquadrata non in una morte fisica, ma piuttosto come un risveglio, un assonnamento iniziatico, la cui resurrezione avvenne nell'isolamento di una tomba, ove era prassi che avvenisse la catarsi, come nascita per una superiore vita di perfezione. Nel Vangelo di Filippo (apocrifo) v'è scritto: "Vi erano tre donne che camminavano sempre col Signore: Maria sua Madre, la sorella di Gesù Maria e Maddalena, colei che era chiamata la sua compagna", che sta per "sposa"". E poi ancora:" La compagna del Salvatore è Maria Maddalena, ma Cristo l'amava più di tutti i Discepoli e spesso la baciava sulla bocca ". Prima della nascita di Gesù, il quadro storico della Palestina era disastroso: dopo la conquista di Pompeo, i Romani, impossibilitati ad organizzare amministrativamente il territorio, pensarono di far regnare, sotto l'egida romana, la dinastia di Erode. Nel 6° anno d.c. il territorio conquistato fu diviso in due province: la Giudea e la Galilea. Fu un particolare momento di terrore: i ribelli venivano giustiziati sommariamente, le tasse erano particolarmente onerose, la tortura era grandemente usata. Pilato. in contrasto col ritratto che ne fa la Bibbia, era corrotto e crudele, gli Ebrei, in Terrasanta, erano divisi in numerose sette. Gesù visse in questo clima di guerre, di terrore, di disordine, di massacri, di rivolte che proseguirono sino al 140 circa d.c., per cui, tutti auspicavano che, o prima o dopo, un Messia avrebbe dovuto liberare il popolo dalle persecuzioni romane. In aramaico-siriaco "meshihà", cioè Messia, vuoi dire "unto", ed in greco "Xpistòs" (leggi "Cristòs"), significa anch'esso "unto", cioè il Re consacrato per mezzo dell'unzione. Pertanto Messia e Cristo significano la stessa cosa, cioè "unto". Come pure la parola "Nazareno" può derivare da "natzar" (= segreto, nascosto) o da "nèzer" (= rampollo o ramo) o da "nasayà" (= protetto da Dio"), non da Nazareth. che probabilmente ai tempi di Gesù nemmeno esisteva. La parola Gesù invece, da "Jahve", vuoi dire "Salvatore o il Redentore". Queste terminologie erano ovviamente riferite più ad un Re, discendente dalla stirpe di Davide, che ad un uomo dei popolo. Si attendeva tanto un Messia, che l'isteria ed il desiderio del Messia, di un Salvatore di un popolo, rimasero anche dopo la Crocifissione. La Crocifissione non fece scomparire il messaggio lanciato da Gesù, perchè poi su questo fu creato l'impalcatura della Chiesa e del Cristianesimo, come pure la Crocifissione fu il mezzo per scagionare Pilato ed i Romani e di incriminare gli ebrei che avevano mandato a morte il Redentore. Ogni scritto, così pure i Vangeli, furono impostati su questa logica, perchè chi scriveva per ingraziarsi Roma ed i Romani, deificava Gesù, condannava gli Ebrei e discolpava i Romani. Anche il messaggio dei Vangeli Apocrifi, sebbene alcune pagine sono sconvolgenti, servirono a divinizzare ma anche ad umanizzare Gesù. Però prima di andare nel Mondo questo messaggio doveva essere recepito nel territorio d'origine. La morte doveva essere per Lui, come lo era stato anche per gli Dei pagani, un passaggio obbligatorio per gli Inferi, per poter poi risorgere, nella festa di Pasqua, che è il periodo della Primavera, secondo alcuni riti orfici. La tradizione pagana regnava ancora e Gesù doveva vivere per conquistare il popolo ancora con l'idea pagana che per una completezza dei suo processo doveva passare dalla morte, cioè dagli Inferi. Infine un Dio non poteva essere nè politico e nè essere uno del popolo. Chi si trovava fuori da questa impostazione veniva considerato un eretico e come tale fuori dalla Chiesa, mentre le ipotesi di critica, per non essere discusse, si dovevano far passare come dogmi. Il Vescovo Ireneo, nel 180 d.c. fu il primo a creare, filtrando tutte le parti ed escludendo quelle che non confermavano il suo pensiero, la prima impalcatura del Cristianesimo, che sopravvisse e trionfò e che fu il Messaggio per il Mondo intero. Comunque non si può credere che un Uomo di tale elevatura come Gesù, sia poi scomparso definitivamente dalla Terra, rinunciando ad una predeterminata Missione Divina, senza lasciare da "Uomo", nessuna traccia e disinteressandosi persino del destino dei suoi Apostoli che affidò al fratello Giacomo e che andarono a morire per diffondere le parole dello stesso Cristo, seguendo però le metodologie di Giacomo? Con la crocefissione cessava forse il suo Divino mandato o era stato un sacrificio irripetibile per la crudezza e l'atrocità anche per un Uomo di grande forza interiore, temerario e coraggioso? La sua Crocifissione fu vera oppure fu vero lo stratagemma messo in atto? Però se Gesù viveva in una Setta, non è più certo che si sia trattata di una morte spirituale e di una resurrezione, come catarsi e purificazione dei suo stato di Uomo avviato sulla via della perfezione? Sono le illazioni ed i dubbi della Storia dei soliti farisei, dei separati della Chiesa, degli incerti e dei dubbiosi che sino ad ora non hanno trovato nella scienza fondamento e consistenza, mentre la verità. oggi, la si può trovare ancora soltanto nella fede. Però in effetti i Vangeli si presentano pieni di contraddizioni e di avvenimenti differenziati. In sintesi ci si può soffermare sulle parti che riguardano l’ingresso in Gerusalemme sino alla Resurrezione. - Matteo scrive che Gesù era un aristocratico, probabilmente un Re autentico e discendente da Davide o da Salomone. era cioè il vero "Re dei Giudei". Se nel Tempio fu apprezzato per la sua cultura, non poteva essere figlio di un povero falegname., ma doveva senza dubbio appartenere ad una gens aristocratica, colta e nobile, un Re Sacerdote della Stirpe di Davide. Inoltre indica che all'atto della nascita era stato visitato da tre Re in una casa perchè i genitori di Gesù erano benestanti e stavano a Betlemme. - Luca lo fa sempre discendente da una famiglia nobile, però da un casato meno illustre e sostiene che appena nato il Messia ebbe la visita di alcuni pastori in una mangiatoia a Betlemme, ove i genitori si erano recati per un censimento, che poi è risultato che storicamente questo censimento non sia mai avvenuto. - Marco racconta la leggenda del povero falegname. - Secondo Giovanni, la Crocifissione avvenne il giorno prima della Pasqua ebraica, secondo Marco, Luca e Matteo fu il giorno dopo, secondo il Vangelo di Pietro (apocrifo), avvenne proprio il giorno di Pasqua. Sulle ultime parole pronunciate da Gesù sulla Croce, vi è un disaccordo totale: - Matteo e Marco dicono: Mio Dio, Mio Dio perchè mi hai abbandonato? - Giovanni: "Tutto è compiuto" - Pietro (apocrifo) dice : " 0 Forza mia, Forza mia, mi hai abbandonato". - Nicodemo ( apocrifo) Nelle tue mani rimetto lo spirito mio ". - Luca: " Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno ". Le discordanze sono anche spiegabili perchè i Vangeli furono scritti in varie epoche e cioè dal 66 al 135 d.c., su narrazioni orali, probabilmente su scritti andati distrutti e che furono compilati per un pubblico romano, da discepoli di Gesù che non avevano direttamente vissuto i fatti, per cui alcuni riferimenti furono redatti stando lontani, come quello di Marco, che si dice che sia stato scritto a Roma e che ovviamente insieme agli altri, non presentò Gesù come un politico o un Uomo ucciso da Roma, cioè come decisione di Regime, ma dagli stessi Giudei. Per concludere i fatti evangelici si richiamano infine i documenti trovati in Francia a Rennes-le-Château, che comproverebbero che Gesù sia morto nel 45 d.c., perchè nella chiave crittografica trovata sulla pergamena, vi è la frase "Il est là mort " (= Egli è morto là). Come pure il tesoro di Saunière potrebbe essere il tesoro depredato da Tito a Gerusalemme nel 70 d.c.,quale il candeliere d'oro a sette braccia, sacro agli ebrei e forse anche l'Arca dell'Alleanza, che nel 410 d.c., a sua volta fu saccheggiato dai Visigoti di Alarico. Ai tempi di Dagoberto, Rennes-le-Château era roccaforte dei Visigoti, per cui è possibile che Saunière abbia trovato uno dei tesori di Gerusalemme, perchè i Visigoti avevano nascosto il bottino trafugato. Intanto da parte dei Templari la ricerca non poteva essere portata a compimento senza una sostanziosa disponibilità economica, in quanto gli unici aiuti che essi ricevevano, li avevano avuti da Baldovino II. La fondazione templare, costituitasi il 1118, ebbe la copertura del Papa dell'epoca, perchè la "Regola", assoggettata a quella di S. Benedetto e modificata da S. Bernardo, fu approvata e concessa al Concilio di Troyes il 31 Gennaio 1128, ove con essa veniva data ampia legittimazione all'Ordine all'interno della Chiesa, per cui i Cavalieri, in avvenire, ad esclusione dei fondatori, potevano., come gli affiliati dell'Ordine Amalfitano, divenire monaci vincolati dai voti di povertà, di castità e di obbedienza. Il Gran Maestro dei Templari Ugo di Payens ed il giovane André di Montbard, uno dei nove, sicuramente scelto non a caso, perchè era nipote dei francese Fontaines lès Dijou, alias San Bernardo di Chiaravalle, perseguiva con il suo ritorno in Europa, due importanti obbiettivi, quello di ricevere una Regola per far rientrare l'Ordine legittimamente nella Chiesa e quello di reclutare nuovi e ricchi affiliati. San Bernardo fu colui che espresse giudizi favorevoli nel relazionare il Papa Onorio II e nel pregarlo che quel gruppo meritava una normativa che ne legittimasse l'esistenza, la vita e gli obbiettivi. L'Ordine professava la Regola di S. Agostino, che San Bernardo esaminò per cui nella votazione per l'approvazione ebbe anche il voto favorevole dello stesso San Bernardo. La cosa strana è che nella Regola non v'era alcun riferimento al Vero fine per cui era stata fondata: infatti non si parlava affatto che l'Ordine avrebbe dovuto tutelare e proteggere i pellegrini sul territorio di Gerusalemme. Però in essa si stabiliva che il templare neofita non doveva avere vincoli nella Società., doveva essere nobile, donare all'Ordine tutto il suo patrimonio, fare un periodo di prova di un anno e mettere a disposizione solo la propria spada. L'Ordine si distingueva in tre classi: vi erano i Cavalieri, che erano nobili di nascita, i guerrieri, gli ecclesiastici che avevano solo funzioni religiose e non militari ed infine i sergenti di estrazione borghese, che erano gli inservienti della Comunità. In aggiunta v'è da dire che i sacerdoti erano gli unici della Setta che avessero una notevole istruzione, in quanto parlavano la lingua dei Templari, svolgevano in latino le loro funzioni religiose, leggevano in ebraico l'Antico Testamento ed in greco il Nuovo Testamento ed infine parlavano in arabo nei contatti con gli abitanti del luogo. I Cavalieri sulla loro tunica bianca, i sergenti sulla loro tunica nera ed i religiosi sulla loro tunica verde, portavano, come emblema, sul petto, la croce rossa. Con il riconoscimento papale, l'Ordine ebbe da tutto il Mondo Cristiano elargizioni e donazioni. per cui divenne l'Ordine più ricco e potente, tanto che vi aderirono oltre 300 nobili ed acquisì un potere superiore a quello dei Sovrani europei. Dieci anni dopo, la "Regola in latino" subì delle modifiche nel testo con una "Regola in francese", però anche in questo caso, se si fosse trattato di dimenticanza, non sarebbe stato omesso nuovamente che il fine unico era la tutela dei pellegrini. Il Venerdi 13 Ottobre 1307, (n.d.a. da questa data il Venerdì 13 per i superstiziosi divenne una giornata di sventura), il Papa Gregorio V ed il Re Filippo IV di Francia, detto il Bello, in 24 ore, distrussero l'Ordine dei Templari, accusando tutti gli adepti di dissolutezza, di avarizia, di omosessualità, di superbia e soprattutto di eresia. L'Ordine dei Templari fu la vittima sacrificale del potere temporale dei Sovrani e del Papa col suo potere spirituale, per goderne tutti sul piano patrimoniale. Filippo il Bello, Re di Francia, per la sua ingordigia, si impadronì prima dei beni degli Ebrei e poi di quelli dei banchieri fiorentini in Francia, accusati di praticare l'usura. Poi pensò anche ai beni dei Templari. Il motivo politico scatenante si ebbe quando l'ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay di Borgogna, trasferì a Parigi la sede principale dell'Ordine, il "Magisterio Generale". Ciò fece paura al Re perchè lo vide sul suolo di Francia come un piccolo Stato con grandissime disponibilità economiche, anche perchè il Tempio con le quattro torri, ove vi era la sede, costituiva veramente una sfida per le torri più modeste del Re. Inoltre in Francia furono edificate a cura dei Templari circa ottanta cattedrali e quasi cinquecento abbazie, con strutture architettoniche particolari e faraoniche. Il possesso di tanto oro in mano fecero insospettire tutti, per cui fu facile credere che essi, predicando l'alchimia, avessero trovato il sistema per fabbricare l'oro. Il Gran Maestro De Molay, quando arrivò in Francia, portò con sè 150.000 fiorini e dieci muli carichi di preziosi. In più v’erano da riscuotere molti crediti in Europa di somme date in prestito dai Templari a Principi e a Re. In tutta Europa avevano fondato oltre novemila case. Più Filippo il Bello bramava avere denari e più pensava ai Templari con odio e bramosia. Le finanze del Re erano talmente disastrose che solo con una consistente confisca poteva uscirne fuori. Lo stesso De Molay, cui erano arrivate alcune strane voci, grandemente turbato ed avvilito, pregò il Papa Clemente V di intervenire, per far cessare quelle calunniose illazioni. Il Papa non effettuò alcun intervento perchè sicuramente considerò false ed infondate le dicerie diffamatorie circolanti, al contrario tranquillizzò persino il Gran Maestro di continuare nell'opera elogiativa e cristiana del suo Ordine. E quando il Re, avendo avuto conoscenza della lamentela del De Molay, invitò il Papa a nominare subito una commissione d'inchiesta, e per il fatto che il Pontefice non volle assecondarlo, Filippo il Bello depose da cancelliere il Santo Vescovo di Narbona, che si era fermamente opposto ad ogni richiesta ai danni dei Templari e nominò Nogaret, il nemico dell'Ordine. Si dice che l'odio di Nogaret fosse legato al fatto che i Templari avevano messo al rogo, come eretico, proprio suo nonno. I beni non potevano essere confiscati perchè appartenenti ad un Ordine militare ed ecclesiastico, per cui occorreva un'accusa pesante e scandalosa. Avendo avuto modo di conoscere i rapporti con i Saraceni., il Ministro del Re Guglielmo di Nogaret formulò l'accusa di eresia. Il Nogaret convocò subito in seduta straordinaria la Commissione, cui partecipò anche il Re, e dopo una seduta particolarmente tempestosa, venne deciso per il 13 Ottobre 1307, in gran segreto. l'arresto simultaneo di tutti i Templari di Francia. Si ritiene che all'epoca in Francia ci potessero essere circa 15.000 Templari. I plichi furono mandati sigillati con l'ordine di aprirli solo la sera del 12 Ottobre. Per non far sorgere alcun sospetto e fugando ogni illazione o fughe di notizie, il Re, elargendo doni ed elogi, convocò per il 12 Ottobre a Parigi il Gran Maestro Molay ed il Gran Maestro degli Ospedalieri, William de Villaret, con tutti i fratelli per discutere su una nuova crociata da inviare a Gerusalemme. Villaret non partecipò perchè impegnato contro i Saraceni. Dato che vi erano stati dei contrasti tra i due Ordini, il De Molay pensava più ad una convocazione per una eventuale unificazione tra i due Ordini, quello cioè deiTemplari e quello dei Gerosolomitani, sotto un'unica Confraternita denominata "Cavalieri di Gerusalemme". Temendo un tumulto popolare, il Re assicurò il popolo che il loro arresto era avvenuto solo a scopo cautelativo e cioè sino a quando non si sarebbe accertata la verità dei fatti e l'eventuale responsabilità delle singole persone. Altri oratori, egregiamente preparati, pensavano di diffondere le opportune notizie sulle nefandezze, sui sacrifici che facevano ai démoni, sulle pratiche di rinnegazione di Cristo, sulla sodomia, sulla bestialità delle loro azioni inique, ingannevoli e laide. Da quel momento, nelle prigioni di Parigi, si sentivano solo grida atroci dei cavalieri torturati, fracassati nelle ossa o sventrati. Gli inquisitori furono di una ferocia inenarrabile. La tortura non doveva servire tanto per conoscere la verità, quanto per stilare atti di accusa estorti ferocemente con le confessioni, da esibire al Papa ed al popolo come prova della loro vera colpevolezza e pericolosità. Si narra che un Templare andò a deporre pubblicamente con i piedi completamente bruciati e con le ossa ridotte in cenere. Il Papa doveva essere messo al corrente del massimo delle prove schiaccianti, perchè se ne convincesse. Anche il DE Molay confessò quello che gli Inquisitori volevano, per non far soffrire gli altri fratelli, viste le sofferenze atroci che lui aveva subìto. Sotto gli atroci spasmi della tortura i Templari dichiararono quello che non avevano commesso, ma dopo ritrattarono anche quello che avevano ammesso nei supplizi. Venne fuori, ovviamente in modo mendace e falso, che i Templari, tutti eretici e sacrileghi. depravati e criminali, avevano stretto un segreto patto con i saraceni per consegnare loro la Terrasanta, che avevano rinnegato Dio, il Cristo e la Madonna, che odiavano il Papa ed il Clero, disprezzavano i Sacramenti ed il Credo cristiano, sputavano sulla Croce, istruivano le donne ad abortire ed uccidevano in segreto i neonati. Molti furono i "relapsi", cioè coloro che ritrattando le confessioni estorte, furono poi mandati al rogo. Come Gesù Cristo, nelle mani del carnefice inquisitore Guillume Imbert, Jacques de Molay subì alle spalle ed alle gambe la flagellazione con staffili con sfere di metallo attaccate, poi venne incoronato con una corona di spine e poi con chiodi quadrati fu crocifisso sii una croce a forma di "Tau",come quella del Figlio di Dio. Con un unico chiodo gli fu inchiodato il piede sinistro su quello destro. Per potere espellere l'aria dai polmoni e per respirare un po’, fu costretto a spingere i piedi inchiodati per sollevare il torace verso l'alto per non soffocare, ma il dolore era peggiore dell'aria che gli mancava e viceversa. L'inquisitore non gli risparmiò nemmeno lo straccio imbevuto di aceto e ricevette persino, in sostituzione della famosa lancia inserita nel costato da un soldato romano, un pugnale nel torace. Dopo la confessione fu tolto dalla croce ed in senso di scherno, fu avvolto in un candido lenzuolo . Per le ferite ricevute. per il sudore e per il sangue,il corpo di de Molay, come un dipinto, si stampò sul panno. Fu curato dai congiunti del Maestro Terriplare di Norniandia Geoffrey de Charney. Probabilmente i Cristiani hanno imparato ad amare il lenzuolo che riproduce il volto di Jacques de Molay, torturato quasi sino alle soglie della morte e poi in extremis levato dalla croce e resuscitato. Sul panno, detto della "Sacra Sindone", che il Vaticano disconosce come sacra reliquia, rimase impresso la figura di un uomo di un metro e ottanta, col lungo naso, i capelli con la scriminatura al centro e lunghi sino alle spalle, con barba biforcuta. Se il lenzuolo è del 1300 allora ci troveremmo più verosimilmente innanzi alla riproduzione delle sembianze del de Molay, se invece il panno è dell'anno zero, allora l'immagine su impressa, sarebbe quindi quella di Gesù Cristo, anch'esso tolto dalla croce, allorchè alla fine. Ma se fosse quest'ultima l'ipotesi vera e se le caratteristiche fisiche "non cristiane" di Gesù fossero diverse da quelle indicate dalla Chiesa, allora dovremmo concludere, salvo diversa nuova soluzione, che i tratti riportati sui lenzuolo della Sacra Sindone apparterebbero ad una terza sconosciuta persona. Un giorno, attraverso l'esame approfondito, serio e soprattutto scientifico delle diverse analisi e dei vari ed ultimi elementi in possesso, si dovrà arrivare a conoscere di quest'altro mistero, l'ultima vera verità. Quando Jacques de Molav, dopo le atrocità subite, in una deposizione davanti al Papa, che nella circostanza non si presentò, dichiarò con fierezza nel portale di Notre Dame a Parigi che " L'Ordine è puro, è santo; le accuse sono assurde, le confessioni false.... queste parole furono per lui e per Guglielmo di Charney una vera condanna a morte, perchè la ritrattazione tracciò la via verso il rogo, che subirono sull'isoletta degli Ebrei, a "Pointe du Vert-Galant". Lo stesso giorno della dichiarazione, il 13 Marzo 1314, la ritrattazione fu considerata dal Re un oltraggio personale e l'invio al rogo fu un assassinio vero e proprio. Inoltre il fuoco fu volutamente acceso lentamente proprio per farli soffrire il più possibile. Anche nelle fiamme, Molay e Guglielmo di Charney, gridavano la loro innocenza e difendevano la santità dell'Ordine dei Templari, per cui ad un certo punto, il popolo che assisteva, ruppe i cordoni e si precipitò verso il rogo per salvare qualche reliquia, ancora fumante dei due martiri, imprecando contro il Papa e contro il Re. Si ha motivo di ritenere che Jacques de Molay, poco prima di morire, nella qualità di Gran Maestro dei Templari, passò l'eredità iniziatica al nobile Cavaliere John Mark Larmenius, per cui da quel momento il posto di Gran Maestro non restò mai vacante e che tutta l'eredità spirituale dell'Ordine dei Templari passò definitivamente in Massoneria. La soppressione dell'ordine dei Templari fu imputabile esclusivamente all'avidità di Filippo il Bello ed al servilismo al Re di Francia di Clemente V. Quest'ultimo, che era stato il fantoccio del Re di Francia, soppresse l'Ordine cancellandolo con la bolla "Voc Clamantis in excelso" il 3 Aprile 1312, dopo 193 anni di attività in Terrasanta. Quella notte molti Templari, subodorando qualcosa o segretamente informati, partirono dal porto di La Rochelle, dove era alla fonda la flotta dei Templari. La bandiera che essi issarono aveva il simbolo del teschio e dei due femori incrociati. Non vi era alcun richiamo con le Ossa di Gesù? Non vi fu alcuno scontro con le navi francesi. Arrivati al largo probabilmente una parte andò verso il Portogallo e la restante andò in Scozia per fare rifornimento presso persone amiche, dopo di che iniziarono un lungo viaggio che non avevano nel passato mai potuto fare, perchè impegnati a Gerusalemme. Dai manoscritti dei Nazarei avevano appreso che vi era una Terra lontana sotto la stella chiamata "Merika", per cui giunsero in America a Capo Cod o nella zona di Rhode Island, oggi New England, all'inizio del 1308, un secolo e mezzo prima di Cristoforo Colombo. Da ciò ne deriva quindi che la notizia che ha dato il nome America dal navigatore Amerigo Vespucci sarebbe dunque chiaramente falsa, come pure quando il Gran Maestro Ugo di Payns rinvenne sotto il Tempio di Salomone in Gerusalemme i preziosi manoscritti seppelliti dai nazarei attorno al 69 d.c., fece appositamente costruire in Scozia una Cappella che non fu mai destinata ad un culto cristiano, anche perchè non vi era eretta alcun altare. La "Cappella di Rosslyn così si chiama, riproduceva fedelmente lo stesso luogo in cui erano stati trovati i manoscritti con le stesse identiche dimensioni sotterranee e con una superficie maggiore delle volumetrie superiori. In Italia, nelle zone in cui la tortura non fu usata, come Ferrara, Cremona, Pisa e Firenze, dato che negli incarti nulla si trovò, il Papa Clemente V comandò agli inquisitori che venisse usata la tortura per farli confessare. Invece quelli che furono imprigionati vissero nelle carceri in logorante attesa con atroci torture e crudeli interrogatori. Molti si nascosero in grotte e lasciarono tracce del loro passaggio e dei loro simboli, anche se nello stesso tempo, nelle grotte in cui essi dimorarono, si narra che vi siano tesori nascosti, convincimento che fu fondato sul fatto che gli inquisitori nulla trovarono nei loro templi, nè oggetti d'oro, nè paramenti o arredi preziosi e nè documenti. Il Re di Napoli Carlo II, degno cugino di Filippo il Bello, dopo aver fatto imprigionare i Templari del suo Regno, diffidò più volte i consegnatari di 40 buoi, di carri vari e di una campana a consegnare detti beni ai giudici competenti, perchè non ottemperando all'ordine, avevano continuato a fare i sordi. I Templari ebbero una loro sede in Calabria e precisamente a Castrovillari, come si rileva dalle bolle papali dei 1178/1179 - 1191/1198 che suggerivano ai Vescovi locali di agevolare i Templari, mentre nella bolla dell'11 Agosto 1311, dopo la repressione, si dispose invece di prendere in carico tutti i loro beni mobili ed immobili. I Templari furono arrestati in Italia, in Germania, in Portogallo, in Spagna ed in Inghilterra, ma quasi ovunque riconosciuti innocenti. A Sens in Francia l'arcivescovo bruciò vivi 54 Templari. Sui beni confiscati ai Templari vi furono numerose ipotesi. Il Papa inizialmente ritenne di voler devolvere i beni dei Templari agli Ospitalieri. I Sovrani Europei erano d'accordo, a condizione che una parte del patrimonio lo tenessero per loro stessi, pienamente consapevoli che non potevano impadronirsi di tutto perchè riconoscevano che buona parte doveva andare anche alla Chiesa. Vi fu il veto generale che i beni andassero agli Ospitalieri, anzi qualcuno propose altresì di sottrarre anche i beni agli Ospitalieri e di creare un Ordine nuovo con i fondi di tutti gli Ordini, perchè gli Ospitalieri non erano migliori dei Templari. Probabilmente vi era anche un altro progetto, dopo quello architettato ai danni dei Templari, che avrebbe mirato altresì a colpire l'Ordine degli Opitalieri, perchè in prevalenza gli Ordini militari venivano considerati un grande ostacolo allo sviluppo delle monarchie assolute esistenti, per cui o dovevano sottomettersi o sparire. Questa seconda operazione non fu possibile portarla a compimento perchè non si riuscì, per le lungaggini, a chiudere subito quella dei Tempiari. I padri, intanto, non erano convinti della colpevolezza dei Templari ed optavano per un nuovo Ordine. Il 2 Maggio 1312, un compromesso tra il Re ed il Papa, nella bolla " Ad providam ", venne decretata la consegna dei beni agli Ospedalieri, che non entrarono mai in possesso, perchè il concetto è che non si doveva sopprimere un Ordine per potenziarne un altro. Solo una parte in alcuni territori andò agli Ospitalieri. I Tempiari dell'epoca, come si è visto, non ebbero in Europa vita facile. Il metodo era all'incirca identico in tutti i Paesi. Gli inquisitori prospettavano a priori al Templare arrestato che se confessava e diceva la verità, riceveva il perdono e ritornava libero, in caso contrario veniva condannato a morte. Era quindi comprensibile quale soluzione i Templari erano portati a scegliere, che ovviamente era sempre quella meno traumatizzante. Oggi alcuni storici sostengono che Filippo il Bello non si sia tanto mosso per un fatto prettamente venale, ma che sicuramente vi dovevano essere dei motivi ben più gravi e che sicuramente lo coinvolgevano sul piano emozionale. Il motivo principale, probabilmente sarebbe stato il potere e la paura di perdere questo potere, perchè quando un ordine diventa troppo potente, per non generare più paura, deve essere soppresso, così il potere si riequilibra, traendo ovviamente dei vantaggi patrimoniali o in denaro. Ma v'è da aggiungere che a Filippo il Bello le ricchezze ed il denaro gli servivano anche per organizzare la IV Crociata che nel Concilio di Vienne aveva ufficialmente promesso al papa di finanziare. Vi era una frase che correva all'epoca di Filippo il Bello: " Il Re ha due problemi: il suo potere ed i suoi mezzi finanziari ". L'Ordine dei Templari glieli risolse entrambi. In prevalenza i beni confiscati ai Templari furono incamerati o da Filippo il Bello o dal Papa e parte servirono per finanziare la promessa crociata. Come pure molti beni, come feudi e casali, una volta confiscati in nome del Papa, andarono a finire nelle mani di privati, di ecclesiatici e di Ordini Monastici. Alcuni Templari per salvarsi si fecero iscrivere nell'Ordine degli Ospedalieri. Il popolo però sapeva ed era convinto che i Cavalieri Templari erano veramente innocenti. I Templari ebbero 124 capi d'accusa e furono sottoposti a due diversi interrogatori, uno contro l'Ordine e l'altro contro i fratelli, anche quando l'Ordine fu soppresso. Intanto l'Ordine degli Ospitalieri, che era stato fondato dal beato fra' Gerardo Sasso da Scala, quando il Sultano Salah Ad-Din Yùsuf, europeizzato Saladino, cacciò i Cristiani dalla Città Santa, allontanò da Gerusalemme anche gli Ospedalieri, anzi i superstiti che erano sopravvissuti alla battaglia di Hittin . L'esercito di Saladino, che si trovava in prossimità della collina che per le due cime si chiamava le "Corna di Hittin". che a sua volta dava anche il nome al Villaggio, aveva a disposizione alle spalle la fertile pianura e le acque dei lago Tiberiade. In Luglio, in quella zona, non vi erano altre sorgenti o pozzi, per cui i Franchi furono sconfitti prima dal caldo, dalla sete e poi dagli attacchi continui dei soldati mussulmani. Questi, convinti che i Franchi si sarebbero dati alla fuga, con un esercito avevano pensato anche di tagliare agli eventuali sopravvissuti la ritirata. Accerchiati, assetati i Cavalieri Franchi, consapevoli che non v'era più alcuna possibilità di salvezza, ogni tanto spingevano i loro attacchi con forza e coraggio nella speranza di crearsi un varco. Per gli Occidentali fu una grande sconfitta, ebbero il totale annientamento degli eserciti e la spoliazione di quasi tutti i territori che nel tempo avevano occupato. Anche i Gerosolomitani furrono massacrati. Nella circostanza fu catturata ai Franchi la "Vera Croce", ove Cristo era stato probabilmente crocifisso, anche se si dice che effettivamente la vera Croce sia stata invece rinvenuta da S. Elena, mamma di Costantino il Grande. Gli Ospitalieri, dopo un breve periodo in Cipro, pensarono di impossessarsi dell'isola di Rodi, dominio dei Saraceni, che occuparono con uno stratagemma, perchè aiutati anche dalla nebbia e coperti con una pelle di montone, si mescolarono col gregge ed entrarono nella città. Il 1522 Solimano II riconquistò l'isola di Rodi, per cui l'Ordine andò ramingo, sin quando Carlo V, il 25 Aprile 1530 donò in feudo perpetuo l'isola di Malta e di Gozo. Così proprio a causa dei vari possedimenti, l'Ordine Ospedaliero di S. Giovanni di Gerusalemme fu chiamato, prima di Rodi e poi dei Cavalieri di Malta. Nel XIX secolo, allorchè Napoleone conquistò la Valletta (dal nome del suo Gran Maestro Jean de la Valletta che guidava i Cavalieri), l'Ordine abbandonò l'isola e si ricostituì nel 1798 a Roma sull'Aventino sotto la protezione della S. Sede. I Cavalieri dell'Ordine di Malta sul loro mantello portavano la stella ad otto punte, simbolo dell'Eternità, della Solidarietà e dell'Amore, segno che sembrerebbe derivato dalla rappresentazione della bussola, come si sa perfezionata dagli Amalfitani, dopo aver probabilmente conosciuto l'ago calamitato dagli Arabi. Il Gran Maestro dell'Ordine ha attorno al collo il "Toson d'Oro", la più grande onorificenza cattolica riservata ai monarchi. Esso è formato da nove panoplie,dieci figurine che riproducono la effige dell'Apostolo S. Andrea con la sua Croce decussata e 18 fiordalisi. Al Centro v'è un rubino incastonato, dal quale pende un vello di caprone. Un Amalfitano che voleva essere iniziato nell'Ordine Gerosolimitano non doveva sottoporsi a nessuna "prova di nobiltà": essi erano esenti perchè fondatori dell'Ordine. Il privilegio fu rubato dai pisani nell'incursione del 1135. A questo punto non si può continuare all'infinito a parlare di Ordine degli Ospitalieri e di Templarismo. E' necessario porre un punto fermo. Nell'inoppugnabilità dei documenti e nella scientificità dello studio, la ragione vacilla. Il mio pensiero di uomo moderno annulla ai miei occhi due millenni di fede, sono lunghi secoli ove la scienza e la fede si sono lottati perchè nella debolezza dell'uomo, ognuno ha creduto fortemente in una "Verità". Tutte le forze dell'universo convivono in grande equilibrio, perchè pongono il loro destino passato e futuro nel bilanciamento delle forze negative e positive e sulle differenti e molteplici energie. Probabilmente il pilastro su cui gli uomini hanno fondato la loro Religione, con la perizia di controllo, non dà più all'uomo la possibilità di determinare la consistenza, la qualità e la robustezza della materia. Però nella solidità e nell'apporto dei secoli, " l'antimateria ", intesa come Fede, si è sviluppata e si è inserita, come amalgama necessario, nella vita degli uomini in modo preponderante e forte. L'uomo nel suo travaglio non può disperarsi, quello che probabilmente non c'era nei millenni passati, è stato introdotto, perchè l'Uomo doveva trovare in se stesso la forza e la vita per continuare il suo eletto cammino. lo credo che per non incorrere nella sua autodistruzione, Egli, -ancora in cerca della sua immortale personalità-, abbia bisogno della Ragione e della Fede, del Dubbio e della Verità, dei Dogmi e delle sue Ricerche. Per non correre il rischio che la sua Ragione si squilibri e non dia più le risposte giuste ai dubbi che si pone, deve vivere eternamente nell'equilibrio dei suoi valori interiori. L'uomo non potrà mai sentirsi completo e forte con la sola Ragione, l'uomo ha bisogno anche della Fede, come elemento di equilibrio, di rasseneramento, di tranquillità e di pace, per poter continuare a trovare in se stesso la forza dei suo quotidiano coraggio e della sua Vita.
Bibliografia:
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