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Nel pensiero medievale,
“ogni oggetto materiale era considerato come la figurazione di qualcosa
che gli corrispondeva su un piano più elevato e che diventava così il
suo simbolo”. Il simbolismo era universale, e il pensare era una
continua scoperta di significati nascosti, una costante, “ierofania”.
Poiché il mondo nascosto era un mondo sacro e il pensiero simbolico non
era altro che la forma elaborata, decantata, al livello dei dotti, del
pensiero magico nel quale si immergeva la mentalità comune. Senza dubbio
amuleti, filtri, formule magiche, il cui uso e commercio erano molto
diffusi, sono gli aspetti più grossolani di queste credenze e di queste
pratiche. Ma reliquie, sacramenti, preghiere ne erano, per la massa, gli
equivalenti autorizzati. Si trattava sempre di trovare le chiavi che
forzavano quel mondo nascosto, il mondo vero e eterno, quello dove ci si
poteva salvare. Gli atti di devozione erano atti simbolici con i quali
si cercava di farsi riconoscere da Dio e obbligarlo a mantenere il
contratto fatto con lui. Le formule di donazione con le quali i donatori
facevano allusione al loro desiderio di salvarsi indicavano questo
mercato magico che faceva di Dio l'obbligato del donatore costringendolo
a salvarlo. Nello stesso modo il pensiero stava nel trovare le chiavi
che aprivano le porte del mondo delle idee.
Anzi il simbolismo
medievale cominciava al livello delle parole. Nominare una cosa era già
spiegarla. Isidoro di Siviglia l'aveva detto e, dopo di lui,
l'etimologia fiorisce nel Medioevo come una scienza fondamentale.
Nominare è conoscere, è
possedere le cose, le realtà. In medicina la diagnosi è già guarigione
nel pronunciare il nome della malattia. Quando il vescovo o
l'inquisitore ha potuto dichiarare un sospetto “eretico”, l'essenziale è
fatto, il nemico è stato interpellato, smascherato. Le parole e le cose
non si oppongono: le une sono i simboli delle altre. Se il linguaggio
per gli intellettuali è un velo della realtà, è anche la chiave, lo
strumento adeguato di questa realtà. “La lingua -dice Alano di Lilla -è
la mano fedele della mente” e per Dante la parola è un segno totale che
scopre la ragione e il senso: “rationale signum et sensuale”. [...]
Di più: il fondamento
della pedagogia medievale è lo studio delle parole e del linguaggio, il
trivium: grammatica, retorica, dialettica, il primo ciclo delle sette
arti liberali. La base di ogni insegnamento, fino al termine del XII
secolo almeno. è la grammatica. Per mezzo di questa si giunge a tutte le
altre scienze e principalmente all'etica, che si sovrappone alle arti
liberali e, in un certo qual modo, le riveste. (Viene sottolineata
l'importanza della grammatica per gli intellettuali del Medioevo che si
applicano molto allo studio del significato letterale e del senso
figurato. mentre san Paolo diffidava della “lettera” a vantaggio dello
“spirito”).
Un grande serbatoio di
simboli è la natura. Gli elementi dei diversi ordini naturali sono gli
alberi di questa foresta di simboli. Minerali, vegetali, animali sono
tutti
simboli anche se la tradizione si contenta di privilegiarne
alcuni: fra i minerali le pietre preziose che colpiscono la sensibilità
per il colore e evocano i miti della ricchezza, fra i vegetali le piante
e i fiori citato nella Bibbia, fra gli animali le bestie esotiche,
leggendarie e mostruose che solleticano il gusto medievale per lo
stravagante. Lapidari, florari, bestiari dove sono catalogati e spiegati
quei simboli sono in primo piano nella biblioteca ideale del Medioevo.
Pietre e fiori caricano il
significato simbolico con le loro virtù benefiche o nefaste. Le pietre
gialle o verdi, per omeopatia colorata, guariscono l'itterizia e le
malattie del fegato; quelle rosse le emorragie e i flussi di sangue. La
sardonica rossa significa il Cristo che sparge il suo sangue sulla croce
per l'umanità, il berillo trasparente attraversato dal sole indica il
cristiano illuminato dal Cristo. I florari sono affini agli erbari e
introducono nel pensiero medievale il mondo dei “semplici”, delle
ricette familiari e dei segreti delle erboristerie monastiche. Il
grappolo di uva ricorda il Cristo, che ha dato il suo sangue per
l'umanità, in un'immagine simboleggiata dal torchio mistico; la Madonna
è rappresentata dall'olivo, il giglio, il mughetto, la violetta, la
rosa. San Bernardo sottolinea che la Vergine è simboleggiata tanto dalla
rosa bianca, che indica la vergini là, quanto dalla rosa rossa che
rende sensibile la sua carità. La biondella, che ha il gambo
quadrangolare, guarisce dalla febbre quartana; mentre la mela è il
simbolo del male e la mandragora è afrodisiaca e demoniaca: quando la si
strappa stride e chi la sente o muore o diventa pazzo. In questi due
casi l'etimologia serve a chiarire i concetti per gli uomini del
Medioevo: la mela è in latino malum, che significa anche il male, e la
mandragora è il drago umano (mandrake in inglese).
Il mondo animale è
soprattutto l'universo del male. Lo struzzo che depone le uova nella
sabbia e dimentica di covarle è l'immagine del peccatore che dimentica i
suoi doveri verso Dio, il caprone è il simbolo della lussuria, lo
scorpione che punge con la sua coda è l'incarnazione della falsità e
principalmente del popolo ebraico. Il simbolismo del cane è diretto in
due sensi: la tradizione antica ne fa una rappresentazione
dell'impurità, mentre la tendenza della società feudale lo riabilita
come animale nobile, indispensabile compagno del signore nella caccia,
simbolo della fedeltà, la più considerata fra le virtù feudali. Ma gli
animali favolosi sono tutti satanici, vere immagini del Diavolo: aspide,
basilisco, drago, grifo. Il leone e il liocorno sono ambigui. Simboli
della forza e della purezza, possono anche essere quelli della violenza
e dell'ipocrisia. Il liocorno d'altra parte si idealizza alla fine del
Medioevo, quando diventa di moda e è immortalato nella serie delle
tappezzerie con la Dama de1 Liocorno.
Il simbolismo medievale ha
trovato un campo di applicazione particolarmente vasto nella ricchissima
liturgia cristiana, e prima di tutto nell'interpretazione stessa
dell'architettura religiosa. Honorius Augustodunensis ha spiegato il
senso dei due tipi principali di piante chiesastiche. Nei due casi: la
pianta rotonda e la pianta a forma di croce, si tratta di un'immagine
della perfezione. Che la chiesa rotonda sia l'immagine della perfezione
circolare, si capisce facilmente. Ma non bisogna vedere nella pianta a
croce solamente la figurazione della crocifissione del Cristo: è
piuttosto la forma “ad quadratum” a immagine dei quattro punti cardinali
e a sintesi dell'universo. Nei due casi la chiesa è microcosmo.

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