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LE STREGHE DI OGGI I MOTIVI DI UN FENOMENO ANCORA VIVO |
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Anche oggi, quasi arrivati al terzo millennio, capita di trovare nelle librerie manuali sulla stregoneria moderna, si è a conoscenza del fatto che esistono gruppi (congreghe) di streghe che si riuniscono con cadenze prefissate per eseguire
rituali magici; INTERNET
pullula di siti sull’argomento, dove si ritrovano persone che
dibattono questi problemi ed altre che approfittano dei mercati offerti
dalla rete per vendere attrezzature e marchingegni adatti ad eseguire
incantesimi. Al
di là di un facile sarcasmo c’è da chiedersi come mai questo “stile
di vita” trovi adepti
ancora oggi, quando i motivi che resero la stregoneria un fenomeno sociale
importante nei secoli passati sembrerebbero ormai caduti. La
strega che curava disinteressatamente i propri compaesani con l’utilizzo
delle erbe, la strega ribelle all’ordine sociale e portatrice di antiche
conoscenze, quella che difendeva le donne dalla prepotenza dei mariti e,
in genere, dalla struttura
maschile del potere è sparita nel momento in cui è nata la società
intesa in senso moderno. Gli scienziati, i propugnatori della parità dei
diritti delle donne, i liberi pensatori dovrebbero aver reso superata
questa figura.
Ma
non solo questi personaggi, tutto sommato positivi, hanno reso superata la
strega. Purtroppo per esse, ma anche per noi, ben altre figure sono sorte
ad invadere nicchie sociali prima occupate dalle streghe, e con ben altro
impatto. Ciarlatani,
cartomanti, astrologi, medium, si sono riversati a fiumi su una folla di
persone insicure, spaventate, desiderose di essere rassicurate; come le
streghe hanno assunto il ruolo di “guida” di questa umanità impaurita
ed ansiosa, ma a differenza di queste senza lo spirito altruistico che le
contraddistingueva. Le
streghe del passato si accontentavano di compensi commisurati alla
possibilità economiche dei beneficiati; gli attuali “operatori
dell’occulto” sono invece particolarmente legati all’aspetto
economico delle loro prestazioni, secondo una visione più
“imprenditoriale” che “altruistica”.
Il giro d’affari di questi gruppi è così importante (e quasi
sempre accompagnato da compensi irregolari) da aver richiamato
l’attenzione degli organi dello stato. Allora
come si spiega il riemergere della strega nella cultura contemporanea?
Perchè, nonostante tutto quello che abbiamo detto, esistono ancora
persone che si autodefiniscono streghe e che si dedicano a pratiche di
stregoneria? Per
tentare di rispondere a queste domande occorre analizzare tanto quel
fenomeno che possiamo chiamare “bisogno del magico” quanto la figura
della strega nel corso della storia, figura che è stata molto più
complessa e sfaccettata di quanto si creda comunemente. Premettiamo
inoltre che la figura che ci interessa è comunque la strega “vera”,
quella che non fa mercato del proprio operato e quindi non va confusa con
la miriade di approfittatori sopra ricordati. IL
BISOGNO DEL MAGICO Si
dice che la storia nasce quando nasce la scrittura.
Indubbiamente
saper scrivere ci ha permesso di recuperare dati sui nostri progenitori
che non avremmo potuto recuperare in altro modo, ma sicuramente
l’attività intellettuale dell’uomo (nel suo significato più nobile)
è esistita anche prima di questa invenzione. Ne
sono prova i manufatti ritrovati e che datano a tempi precedenti a quelli
in cui l’uomo riuscì a trasmettere il proprio pensiero grazie a piccoli
segni riportati su una roccia o su una tavoletta incerata. Un bisonte
impresso a colori sulle pareti di una caverna ci racconta di paure, di
tentativi di ingraziarsi gli spiriti della caccia, di ammirazione per la
potenza dell’animale cacciato molto di più di quanto possa fare un
resoconto scritto. E
così disegni raffiguranti il sole e la luna, monumenti e cippi infissi
nel terreno per controllare il movimento degli astri ci raccontano del
desiderio degli uomini di capire il mondo che li circondava. Ed
ancora monili che raffiguravano animali, espressioni totemiche, graffiti e
disegni di cervi, di pesci, di uccelli, sono la testimonianza di uomini
che si guardavano attorno, che cercavano di capire quanto le altre forme
animali fossero parte dell’universo, quanto le altre forme animali
avessero anch’esso quel senso di qualcosa di più della semplice vita
fisica, quel qualcosa di più che i nostri progenitori cominciavano a
sentire nella propria coscienza. Tutto
questo era l’ansia della
conoscenza: l’uomo voleva sapere cosa erano le forme che lo
circondavano, fossero esse animate o meno, capire quali erano i meccanismi
che le facevano muovere. Oggi
noi datiamo la nascita della scienza in senso moderno con Galileo, ma gli
uomini cominciarono molto prima a tentare indagini sulla natura, facendolo
con metodiche abbastanza lontane dall’attuale rigore della logica
scientifica ma con le uniche che possedeva, ossia dando per scontato che
quel “senso della vita” che sentiva in sè stesso non poteva che
essere posseduto anche dalle altre forme di vita da cui si vedeva
circondato.
E
forme vitali erano indubbiamente gli animali, che era facile
paragonare a sè stessi in quanto dotate di movimento e di un corpo fisico
molto simile a quello umano, ma erano forme vitali anche le piante,
i fiumi, le nubi, dato che anch’esse erano dotate di movimento; e
poichè con il loro movimento avevano un’influenza sulle attività
dell’uomo (le nubi oscuravano il sole e portavano la pioggia, il vento
distruggeva i raccolti) dovevano anche avere una logica in tutto quello
che facevano, dovevano avere una mente pensante. Inoltre
certe entità dovevano possedere anche una enorme potenza, visti i danni
che riuscivano a procurare alle attività umane. E’
questo il principio fondamentali che porta alla nascita dell’animismo,
fase religiosa presente in tutte le culture antiche: l’attribuzione di
un’anima a tutte le forme che circondano l’uomo in quanto ritenute
sede di vita. Da
questo punto nasce il passo successivo: se ciò che ci circonda ha una sua
vita è possibile entrare in contatto con esso, così come, per l’uomo,
è possibile entrare in contatto con i propri simili, anche se non
necessariamente il contatto deve essere come quello che hanno due persone
che dialogano tra loro; l’uomo primitivo si rende comunque conto di una
grande differenza tra le varie forme di vita, e si accontenta,
all’inizio, di quel semplice contatto che è rappresentato dalla
consapevolezza dell’esistenza di una forma di vita universale. Quando
l’uomo non si accontenterà più di questo semplice contatto comincerà
ad elaborare riti, manipolazioni, tecniche interpretative dell’universo
che diventano il tramite con forme vitali diverse dalla sua: nasce così
la lettura dei simboli, siano essi volo di uccelli o interpretazione delle
lingue del fuoco, lettura di sassi fatti cadere a terra o interpretazione
dalle interiora di animali sacrificati. Tutte
queste tecniche hanno in comune il fatto di essere il sistema
“traduttivo” tra forme vitali differenti.
Nell’animismo
non esiste una “forma ” dell’anima. L’anima è solo una entità
spirituale incorporea e senza forma che pervade ogni essere. Solo
più tardi si tenderà ad antropomorfizzare questa entità rivestendola di
una sua corporalità molto simile al corpo dell’essere in cui essa è
presente: così l’anima di un uomo assomiglia all’uomo stesso, quella
di un animale all’animale stesso, pur mantenendo una sostanzialità
incorporea; metodo questo che risponde ad una necessità semplificativa
del rapporto tra uomini: è più facile parlare di queste cose e di
intendersi se si può dare all’anima una rappresentazione fisica. Il
sistema animistico antropoformizzato si trasforma poi in quello
politeistico ed infine, per alcune culture, in monoteistico, ma questa
evoluzione non ci interessa molto; quello che ci interessa è che il
sistema animistico, antropomorfizzato o meno che fosse, aveva una
caratteristica specifica di quel tipo di fenomeno religioso: il contatto
tra forme vitali non aveva bisogno di intermediari. L’uomo
valutava personalmente, tramite l’interpretazione, i segnali che gli
venivano dalle altre forme; non aveva bisogno di chiedere l’aiuto ad
altri uomini per la traduzione di tali segnali o, se tale aiuto era
necessario, era un aiuto limitato nel tempo, una “prima volta”, un
aiuto dato da un anziano ad una persona più giovane ed inesperta, che si
esauriva nell’atto di questo unico aiuto. Un po’ come oggi si aiutano
i bambini a fare i primi passi, quando un’anziano aveva insegnato ad un
giovane le tecniche interpretative il suo compito era terminato.
Non
esisteva quindi una casta privilegiata che facesse da intermediaria tra le
varie forme vitali, e questa logica si è mantenuta per molto tempo,
deteriorandosi mano a mano che si passava dai culti animisti a quelli
monoteisti. Le
religione monoteiste sono tipiche di culture più avanzate, più
organizzate e risentono pertanto della cultura della quale fanno parte;
l’organizzazione della società civile comporta la suddivisione dei
compiti, e la religione non fa eccezione: nelle religioni monoteiste
nacque perciò la casta sacerdotale, che è quella che fa da tramite tra
l’uomo e il dio. In
questo modo il mondo reale e quello del dio vengono ad essere separati. Fino
a quando l’uomo non ha bisogno di mediatori vive continuamente il
contatto con dio e di conseguenza i due mondi sono, se non coincidenti,
sempre presenti nella sua vita, ma nel momento in cui è un’altra
persona ad avere i contatti con il soprannaturale questa coincidenza si
perde. E’
quanto vediamo nelle società attuali: più queste sono lontane dalla
nostra cultura, come quelle degli aborigeni australiani, più si
avvicinano alle religione animiste, e più il senso del magico fa parte
della vita di tutti i giorni. L’uomo
sente comunque la dissoluzione di questa coincidenza come una perdita,
tanto è vero che tutte le forme religiose venute dopo quelle animiste
hanno mantenuto, in un modo o nell’atro, traccia della voglia di essere
soggetti principali nel rapporto con dio; il rapporto diretto non si perde
del tutto nelle tradizione politeiste, dove il sacerdote è sempre e solo
un aiuto al contatto, o in quelle di area sciamanica. Anche
una religione monoteista, l’Islam, privilegia sostanzialmente un
rapporto diretto tra il credente ed Allah. Possiamo
pertanto dire che il rapporto privilegiato uomo-dio è qualcosa di innato
nei desideri umani, un desiderio che l’uomo possiede sin dall’antichità,
qualcosa che non ha mai dimenticato, ma magari solo sostituito con
rapporti con altre strumenti che si proponevano come alternativi ai suoi
desideri di indagine conoscitiva della la natura, ad esempio la scienza. La
scienza però non è un sostituto completo, non lascia spazi
all’immaginazione, inquadra la vita in schemi rigidi oltre ai quali non
si può andare; quando poi essa sembra non riuscire neppure a dare delle
risposte ed a migliorare la vita, come un certo tipo di positivismo aveva
fatto sperare, il ritorno alle forme antiche di rapporto con la natura è
abbastanza normale. Ma a questo punto la delusione è tale che non si fa
un passo indietro, ma se ne fanno tre: delusi dalla scienza non si torna
al rapporto con dio mediato da altri uomini, ma si passa direttamente a
quello personale con la natura. A
questo punto l’immaginazione è più libera, si può tornare a sperare.
Si può sperare che esiste un modo di conoscere quel futuro che fa paura,
che ci sia un modo per liberarci di cose e persone che ci opprimono, per
avere un rapporto migliore con gli altri. Se
la scienza non conosce questi modo forse li conosce la natura, basta
saperne cogliere la voce. LA
STREGA NELLA STORIA: UNA
FIGURA COMPLESSA Con
la comparsa dell’uomo e soprattutto con il suo interrogarsi circa i
misteri della natura e dell’esistenza (il bisogno del magico, prima
ricordato) si cominciò a venerare figure che identificavano i cicli
vitali dell’uomo stesso e della terra sulla quale cui viveva e dalla
quale traeva nutrimento. Così nacquero culti per la terra, la Grande
Madre e per tutto ciò che l’uomo vedeva circondare il suo mondo: il
sole, la luna, gli astri, ma anche entità più alla sua portata, come i
fiumi, le montagne, gli alberi. Proprio
a questo desiderio di capire
ed interpretare il mondo ed i suoi segni si può far risalire il termine
“strega”; infatti la radice del nome si ritrova nel latino “strix”
(gufo, civetta). Nel mondo anglosassone invece nel gaelico “wicca” (da
cui l’inglese moderno “witch”). In ogni caso il termine
ha sempre comunque un riferimento a quanto riguarda la conoscenza,
intesa soprattutto come conoscenza della natura e dell’animo
dell’uomo: la civetta rappresentava la sapienza (era il simbolo di
Minerva), mentre l’antico termine gaelico contiene in sè la radice
della parola “conoscere”. Legata
principalmente a culti di dei negativi veniva considerata come un essere
in combutta con le forze del male, e nella migliore delle ipotesi una
povera pazza visionaria; in realtà la strega è passata attraverso una
trasformazione molto complessa, ed in questa evoluzione ha cristallizzato
alcune forme esteriori e di comportamento che si sono mantenute nei
secoli, e che sovrapponendosi le une alle altre hanno finito per creare
una figure dalle mille sfaccettature. Così
si ritrova in lei l’antica sacerdotessa di culti pagani pre-cristiani,
legati all’adorazione della natura in tutte le sue forme; si ritrova
l’esperta erborista le cui nozioni non avevano un fondamento teorico ma
erano il risultato di centinaia di anni di esperimenti e prove tramandate
per via orale (da cui la necessità del rito, che aiuta, tramite il gesto
ed il suono delle parole, a meglio memorizzare le parole stesse); si
ritrova la bàlia del villaggio che aiuta le donne nelle loro pene e
sofferenze tipicamente femminili, ne diventa l’amica e confidente al
punto da erigersi a loro difesa contro le prepotenze dei mariti; ma si
ritrova anche la serva pasticciona che per compiacere la padrona si
inventa filtri d’amore, il cui risultato, quando è positivo, è più
dovuto agli intrighi della serva stessa che all’efficacia del filtro; ed
anche la povera pazza, che odia il mondo intero, ne è ricambiata, e tenta
di provocare sofferenze e morte di tutti quelli che odia mediante
sortilegi, ed ancora la ragazza sveglia ed emancipata che utilizza
le sue arti per il soddisfacimento dei propri capricci, o semplicemente
per desiderio di protagonismo o di voglia di libertà. La
strega aveva quindi in sè un po’ tutti questi aspetti, più o meno
pronunciati; di volta in volta uno di questi aspetti era prevalente
rispetto agli altri, ma fondamentalmente tutti erano sempre presenti perchè
tutti erano espressione di una filosofia di vita ben precisa: innanzitutto
il desiderio di vivere la vita secondo regole proprie, regole scelte
secondo la propria logica ed esperienza e non secondo principi imposti,
con autorità, da altri; in secondo luogo il desiderio di rendere
partecipi di questa scelta anche altre persone. La
volontà, il desiderio della conoscenza, il trascendere e passare al di là
dei limiti usuali imposti dalla cultura del momento è il significato più
profondo della figura della strega. Questa
figura della strega passa attraverso diversi momenti nel corso della
storia, in ognuno dei quali crea una diversa immagine nella fantasia
popolare e soprattutto ha un diverso impatto sulla realtà sociale. Come
già detto la figura della strega nasce con il concetto stesso di
religione. L’idea
di un dio buono crea sempre, come contraltare, quella di un dio cattivo,
ed entrambe queste entità soprannaturali hanno i loro collegamenti con la
vita naturale, gli intermediari che permettono loro di potersi manifestare
con fenomeni interpretabili dagli uomini comuni: questi intermediari sono
i sacerdoti, i preti, le sacerdotesse per i dei positivi, mentre sono le
streghe e gli stregoni per quelli negativi.
Fino
a questo momento sono le culture pagane quelle ispiratrici di questo
fenomeno, con le loro torme di dei buoni e dei cattivi, più o meno sullo
stesso livello di potere. Vale ancora il principio duale del bene che è
nato nello stesso momento in cui è nato il male, e, appunto, con la
stessa valenza nella forza e nel potere. Sarà la religione cristiana a
sostenere, molto tempo dopo, una visione sostanzialmente diversa, che vede
innanzitutto la nascita del bene, e solo di quello; il male è un
“incidente di percorso” che si manifesta solo perchè il bene lo
permette, e comunque mai e poi mai potrà risultare vittorioso. Il diavolo
è diventato nemico del bene per sua scelta e perchè, comunque, il bene
gli ha lasciato questa possibilità. E’
in questo periodo che le streghe riversano la loro venerazione su dei
greci e romani, in particolare sulle divinità dei mondi inferiori e delle
tenebre. Diana,
la dea della caccia e degli animali, era riconosciuta anche come
personificazione della fertilità e del parto, era detta “la
triforme”, la dea delle tre nature, ed era chiamata con tre nomi
diversi: Diana celeste, terrestre, “la dea dai molti seni”, Ecate
infera e infine Artemide, la casta dea selenica. In seguito i pagani
tentarono di spiegare razionalmente l’esistenza di tre diverse divinità
lunari osservando che la luna è il simbolo della fertilità e della
femminilità e che dunque possedeva tre aspetti: piena, nuova e falciata. In
questo modo Artemide era la giovinetta casta e illibata, Diana
simboleggiava la madre feconda, Ecate,
infine, era la donna che non poteva più generare, e rappresentava la
morte. Fu
proprio questa dea, in quanto rappresentava la natura nel suo evolversi,
ad essere assunta dalle streghe come l’immagine di riferimento più
importante.
Questa
situazione si mantiene fino a quel particolare momento della storia
europea che è la fine dell’impero romano, o per meglio dire della sua
cultura, e l’inizio del più antico medioevo. In
questo periodo in tutta Europa vengono a mancare gli ideali ed i valori
portati dalla romanità e vacillano quelli espressi dal cristianesimo, che
faceva della romanità uno dei suoi pilastri. In
Italia questo fatto si sente fortemente, in quanto viene a mancare
totalmente una cultura che aveva annullato tutte quelle che l’avevano
preceduta; nell’Europa continentale e nelle Isole Britanniche subiscono
un duro colpo le neo-culture galliche e celtiche che, avvicinatesi alla
cultura romana e cristiana e pur interpretandone gli insegnamenti in una
forma propria, avevano fatto nascere un nuovo stile di vita. La
perdita di questi valori mette in crisi il modo di vivere la vita,
compreso quello usuale, di tutti i giorni. Quando non si ha più fiducia
nelle religioni e nelle leggi imposta per lungo tempo da una istituzione
consolidata si passa a prendere in considerazione il ritorno a religioni e
leggi risalenti ad istituzioni precedenti, dato che queste rimangono
comunque nel proprio patrimoni culturale. Questo
fenomeno si nota di più nelle campagne che nelle città, dato che proprio
le campagne sono le zone che prima di altre risentono dell’abbandono
delle istituzioni e perchè è più facile che qui si mantengano vecchie
tradizioni. Ecco
che in Italia si cominciano a fare largo altri dei, più antichi e pagani,
e nei paesi di area celtica e germanica tornano a fare capolino quegli dei
che il cristianesimo non era mai riuscito a cacciare completamente. Poiché
la crisi di valori non riguarda solo la religione ma anche altre forme
istituzionali, oltre a nuovi dei si riaffacciano modi diversi di
considerare le leggi, i rapporti sociali, la medicina, in quanto non c’è
più fiducia in quel vecchio apparato che era portatore proprio di queste
forme istituzionali. Quindi
accanto ai nuovi ( o forse vecchi ) dei compaiono nuovi (o forse vecchi)
sistemi di farsi giustizia, per tenere i rapporti sociali con gli altri,
per curarsi. La
pratica di questi nuovi (o antichi ) sistemi viene facilitata dal fatto di
adorare dei molto spesso
latori di una religiosità basata sulla natura e sul suo potere benefico. Si
instaura così un circolo sinergico deità-atti sociali-deità che si
autoalimenta. Anche
questa volta si evidenzia, nei portatori di questo fenomeno; un ruolo
femminile ben diverso da quello degli uomini. Il ruolo delle donne diventa
centrale, annullando quasi completamente quello dell’altro sesso, ed in
questa differenziazione ci sono altri motivi, oltre a quelli già
ricordati, per comprendere i quali occorre fare un passo indietro nella
storia. Nell’antichità
il ruolo della donna aveva una diversa dignità rispetto a quella dei
tempi ai quali ci siamo riferiti parlando della strega medioevale. E’
molto probabile che le società primitive fossero in massima parte
matriarcali, in quanto la mancanza di conoscenza dei meccanismi biologici
del concepimento faceva si che il fenomeno della maternità desse alla
donna un’aura di mistero e di potere che la rendevano, agli occhi degli
appartenenti al suo gruppo sociale, superiore agli uomini, Con
il consolidarsi di strutture sociali più avanzate, basate sul potere
conquistato anche con la forza, l’uomo tende ad impossessarsi del ruolo
di leader e, una volta raggiunto il potere, è desideroso di legittimarlo
con atti formali. Tali atti sono la creazione dei miti e delle leggende
dai quali la sua superiorità risulta palese, e li legittima con la
religione, imponendo ad essi il suggello dell’autorità divina. Nascono
quindi in tutte le culture miti che parlano di un dio che crea l’uomo a
sua immagine e lo impone alle altre forme viventi come signore
incontrastato del mondo, e solo successivamente crea la donna, come sua
compagna o comunque in un ruolo subalterno. Tracce
di una parità con l’uomo rimangono solo in antiche leggende, come in
quella di Lilith, prima moglie di Adamo e da lui ripudiata perchè non
voleva accettare il ruolo di moglie sottomessa. La
battaglia tra uomini e donne procede comunque in maniera diversa e
disomogenea nelle varie culture, ma sempre con la sconfitta del ruolo
femminile. La
vittoria dell’uomo è più rapida nelle culture del bacino del
mediterraneo e meno in quelle dell’Europa continentale, probabilmente a
causa del diverso livello delle due: in una società più primitiva
l’aiuto che la donna dà all’uomo nella conduzione della famiglia è
ancora più sentito; la donna lavora duramente al fianco del marito e
questo fatto le viene riconosciuto accordandole un ruolo di un certo
livello. Quindi
nell’Europa continentale si nota, ancora nei primi secoli D.C., un ruolo
femminile ancora importante: ci sono donne guerriere, donne regine con
effettivo potere, donne sacerdote. I druidi accettavano donne nella
loro istituzione, ed i druidi erano, oltre che sacerdoti, anche
consiglieri politici e militari. Tornando
alla strega medioevale ci rendiamo conto che la differenziazione dei ruoli
maschile e femminile viene alimentata quindi anche dal fenomeno appena
ricordato, ossia dall’affiorare alla memoria di un antico importante
ruolo delle donne, soprattutto in quelle cultura, come quella celtica,
dove il ricordo di questo ruolo non si era mai sopito. L’ultima
ragione che alimenta la differenziazione dei ruoli dipende da un fatto più
pratico ed umano. La necessità del sottoporsi a pratiche mediche spinge
le donne che ne hanno bisogno a preferire guaritrici piuttosto che
guaritori, soprattutto quando la necessità delle cure è dovuta a
problemi legati alla natura femminile (problemi di parto, aborto, dolori
mestruali). La
differenziazione dei ruoli è tale che ad un certo punto la strega è solo
donna. Non
a caso quando la chiesa cercherà delle persone che portino aiuto a chi
era rimasto vittima di malefici mediante la sottoposizione a riti che
dovevano annullare i risultati delle arti malefiche, si rivolge solo a
uomini. E questo non solo perchè la classe sacerdotale importante a quel
punto è formata da soli uomini. Infatti usa i sacerdoti, come esorcisti,
solo nelle città. Nelle campagne si rivolge ad uomini comuni, ad una
sorta di “stregoni buoni” che, con il beneplacito della chiesa,
girano la campagna con lo scopo di cui si è detto. In
Italia questi personaggi sono noti come “benandanti”. Il
quadro è ora abbastanza chiaro. In giro per l’Europa ci sono donne che,
in mancanza di potere istituzionali, tentano di far sopravvivere il
proprio gruppo sociale mediante nozioni
che sono state loro tramandata da tempi ancestrali, e quindi utilizza il
buon senso per risolvere liti, usa erbe e decotti per curare le malattie,
ed il tutto alimentato e tenuto vivo dalla fede in antichi dei, molto
spesso identificabili con la natura stessa, con il mondo delle piante e
degli animali. Ma
le guaritrici non si limitano ai consigli ed alle cure. A forza di
dialogare con le proprie assistite cominciano a rendersi conto che la
malattia della moglie del mugnaio non è dovuta al sangue che, a detta del
medico ufficiale, è stato infettato dalla vicina palude, ma più
probabilmente dai patimenti che la poveretta ha subito a causa dei
quindici parti, e che la pazzia della moglie del contadino si deve forse
alle botte che subisce dal marito quando questo torna ubriaco dalla
taverna, dove è andato a spendere i pochi soldi lasciando senza mangiare
la propria famiglia. Queste
donne cominciano a rendersi conto di un disagio di tutta una classe
sociale e ne diventano i difensori, le portatrici di una richiesta di
cambiamento di uno stato sociale di inferiorità. Se
esse non avevano sufficienti nemici oltre ai preti ed ai medici, che nel
tentativo di recuperare il loro ruolo le osteggiavano ferocemente, con
questa nuova funzione sociale vengono a scontrarsi con tutti gli uomini. Sarà
proprio l’odio feroce degli uomini, che si vedevano derubati del loro
potere di padroni nei confronti delle proprie mogli, a far sì che la
lotta portata alle guaritrici dai preti e dai medici avesse successo, ed i
risultati saranno l’inquisizione, i processi sommari, le torture ed i
roghi. Da
questo momento in poi non si contarono i notabili, fossero essi religiosi
o laici, che si lanciarono in queste azioni con fervore da “santa
crociata” creando una strategia e gli strumenti metodologici per
combattere le streghe. In
realtà il comportamento iniziale della Chiesa nei confronti delle streghe
fu molto diverso. Si ritenne probabilmente che era più opportuno ignorare
questa realtà piuttosto che avere un nuovo avversario, per cui tutte
quelle donne dei villaggi rurali che ritenevano di poter guarire le
malattie mediante l’invocazioni di antichi dei vennero definite delle
“pazze visionarie” o “donne con scarsa cultura”, per cui si
comminavano ad esse lievi pene. Fu
solo in un secondo tempo, quando il fenomeno divenne troppo importante per
essere accantonato, che si cominciò a combatterlo, prima classificando la
stregoneria come una delle tante sette eretiche e successivamente come una
categoria a parte. Fu
il Papa Giovanni XXII
a far partire questa guerra con grandi mezzi, e poi tutta una serie di
persecutori, da Bernardo Guy a Nicholas Remy, da Henry Bouget a Pierre de
Lancre, a Torquemada, a Philipp Adolf di Ehremberg, Johann Georg Fuchs,
Matthew Hopkins. Il
Malleus Maleficarum,
pubblicato nel 1486, fu il più popolare fra i manuali per
cacciatori di streghe durante il XVI e XVII secolo. La sua stesura si
deve a due frati tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, dapprima
persecutori di eretici. A
voler essere sinceri ci furono anche persone intelligenti ed oneste che
capirono l’effettivo ruolo di queste donne e cercarono di difenderle, ma
non riuscirono a contrapporsi ad una campagna di odio che aveva un
obiettivo troppo importante per chi l’aveva decisa. In
Francia comparvero i primi libelli che mettevano in dubbio alcuni aspetti
della stregoneria. Nel 1631 un gesuita di Wurzburg, Friedrich Von
Spee, pubblica anonimamente
(per non affrontare l'ira dei fanatici) "Cautio Criminalis", un
libro che condanna la tortura nei processi alle streghe. Ma
la lotta contro le streghe, oltre ad essere la difesa delle istituzioni
sopra menzionate, si inquadrava in una battaglia molto più ampia ed
antica, in un tentativo di colonizzazione culturale portato dal
cristianesimo contro i popoli dell’Europa continentale. Già
i romani, per difendere la diffusione della loro cultura e la loro
espansione territoriale, avevano usato la tecnica di screditare certe
figure, ad esempio i druidi, sia in quanto portatori di una diversa
religiosità ma soprattutto perchè anima della coesione del mondo
celtico. A questa fase dura fecero poi seguire altre strategie, come
quella di sovrapporre dei del pantheon latino a quelli dei Celti. Così
il dio Lug diviene Mercurio, Belenus diventa Apollo e Atio si trasformò
in Diana. La
cristianità continuò su questa strada di discredito di alcuni dei (Cernumnos
diventa Satana, grazie anche al fatto che il dio celtico si ornava di
corna di cervo) o di sovrapposizione di altri con santi cristiani (la dea
Birgit diventa Santa Brigida). La
strategia continuò con le solennità religiose: Beltane, che festeggiava
l’arrivo della primavera fu praticamente dimenticata, in quanto le fu
sovrapposto una serie di feste sia cristiane che laiche, fino
all’attuale trasformazione nella festa del Primo Maggio, mentre Samain
diventò la festa di Ognissanti. Questo
fenomeno, conosciuto come “sincretismo religioso” è
il risultato di un piano preordinato, ma sul quale poi si innesta
un meccanismo quasi automatico, per cui tutta una serie di atteggiamenti,
riti, nozioni, leggende popolari si accodano alle
informazioni fornite volutamente creando un sistema che a lungo
andare sostituisce, compenetrandolo, il sistema religioso precedente. E’
questo il periodo della demonizzazione generalizzata di tutto ciò che non
era cristiano, già iniziata nei primi secoli dopo Cristo con la creazione
della definizione teologica del demonio da parte degli scrittori patristi
e continuata fino ai giorni nostri; questa
operazione identificava con le pratiche demoniache tutto ciò che non
ricadeva nei canoni della cristianità ufficiale, dagli scritti fino alle
attività più comuni ed usuali, con degli eccessi tali che alla luce
delle moderne conoscenze di psichiatria si potrebbe benissimo interpretare
l’operazione come una patologia identificata con il nome di “pratica
ossessiva”: così diventavano simboli demoniaci le lettere
dall’alfabeto runico, o altri legati alle tradizioni ermetiche o
numerologiche, come il pentacolo (anche oggi, nei filmetti “horror” di
quart’ordine, gli appartenenti a sette sataniche vengono sempre mostrati
nell’atto di utilizzare le rune per scrivere le formule magiche). E’
in questo stesso periodo che nasce una nuova interpretazione di un antico
termine che tanto spesso verrà legato alla figura delle streghe:
“paganesimo”. Il
termine discende dal latino “pagus”, che significa molto semplicemente
“villaggio”, e che pertanto veniva utilizzato per identificare gli
abitanti dei villaggi in contrapposizione a quelli che vivevano nelle città
(“civitas”); data la maggiore diffusione e persistenza di culti
animisti (comunque non cristiani) nelle zone rurali e montane, quindi
fuori dalle città, il termine cominciò ad essere usato per indicare
tutti quelli che aderivano a tali culti, ed il suo significato si caricò
pertanto di una connotazione negativa. Il
termine venne utilizzato per indicare tanto le streghe che gli eretici
(non bisogna dimenticare infatti che l’Inquisizione nasce innanzitutto
come strumento per combattere gli eretici, catari ed albigesi in
particolare) è si è portata dietro questa connotazione negativa fino ai
nostri giorni (chi scrive ricorda una definizione dialettale romagnola per
indicare una donna vecchia e brutta : “brota com una paghéna”, ed il
termine sottointendeva che oltre ad essere brutta questa persona dovesse
essere anche cattiva). Anche
con l’Epifania c’è stato un fenomeno di sincretismo religioso; la
vecchia festa pagana prevedeva un sacrificio simbolico: un fantoccio con
le sembianze di una strega
veniva bruciato, a simbolizzare l’abbandono del vecchio anno. La
sovrapposizione ha creato una immagine legata alla ricorrenza cristiana
dell’apparizione (epifania in greco, da cui l’italianizzazione in
“befana”) e la strega è stata trasformata in una buona donnetta
dispensatrice di doni, ma a testimoniare della derivazione da una diversa
cultura, demonizzata dalla cultura imperante, è rimasto l’aspetto di
vecchia, quindi un aspetto slegato dalle bellezza, secondo la logica :
bello = buono, brutto = cattivo. Quando
il vuoto degli ideali comincia ad essere colmato da nuovi valori, quando
la scienza comincia a riconquistare il terreno perduto nei secoli bui e ad
analizzare la natura in maniera più seria e critica, quando filosofi e
pensatori rivedono con prospettiva più ampia le loro idee circa l’uomo
e la ragione, la strega medioevale scompare. Con
il rinascimento e fino all’illuminismo nascono nuove figure che indagano
la scienza e lo studio dell’uomo in maniera più critica: scienziati,
medici, astronomi, botanici, naturalisti.. Questi
uomini riescono a dare alla natura una interpretazione che, in piccola
parte, le streghe avevano fatta propria secoli prima. Il testimone della
difesa della ragione passa a questi uomini e la strega non ha più motivo
di esistere, almeno come portatrice di un modo di ragionare non
ottenebrato da superstizioni e preconcetti. Rimane
sempre la strega dispensatrice di filtri e di fatture, questa volta però
non più relegata, come quella antica, ad un ruolo di emarginata. La
società non la teme più, un po’ la considera matta e un po’ la cerca
per tutte quelle piccole
pratiche legate a problemi amorosi, a questioni di sesso non sempre
confessabili, a pratiche abortive. La
strega di questo periodo si occupa di questioni così poco significative
da non rappresentare più un problema né per i medici
né per i preti, né
per la classe maschile in generale. Il
sempre minor credito che gli conferisce la società la relega ad un
pubblico sempre più identificato nelle persone di scarsa cultura o in
quello che, a causa di momenti particolarmente difficili della propria
vita emozionale, cercano disperatamente qualcuno al quale aggrapparsi, o
che possa fornire loro qualcosa in cui credere. La
loro popolarità è altalenante in sincrono con lo stato di malessere ed
insicurezza della società. In
questa situazione cade anche
il motivo della differenziazione dei ruoli, così che cominciano a
ritrovarsi tanto streghe che stregoni. Le
minime possibilità di intervento che viene loro imposto dalla scienza
moderna, soprattutto dalla medicina, fa si che le loro pratiche si
rivolgono prevalentemente alla predizione attraverso l'interpretazione di
una presunta realtà superiore mediata dall’uso di elementi usuali o
comunque appartenenti al mondo reale (predizione del
futuro mediante interpretazione delle carte da gioco, posizione
degli astri, lettura della mano). Questa
l’immagine popolare della strega fino ad oggi. In
realtà già negli ultimi due secoli (come avremo modo di vedere meglio più
avanti) diversi studiosi di antropologia e dei fenomeni religiosi avevano
cominciato ad interessarsi delle streghe facendone oggetto di uno studio
un po’ più serio di quanto la cultura popolare tramandava. Oggi
stiamo assistendo ad una serie di fenomeni che potrebbero inserirsi in una
ulteriore valutazione della figura della strega, principalmente per due
aspetti, uno di carattere negativo e l’altro positivo. Sappiamo
che crisi di valori, associati a particolari stati emozionali, sono un
fertile campo per imbroglioni e truffatori che vogliono trarre da ciò un
interesse personale; nella nostra società troppe persone sono attente a
cogliere opportunità economiche scorrette e la povera vecchia strega
comincia ad avere tanti concorrenti. Nascono
singoli o gruppi che offrono la stessa mercanzia delle antiche streghe, ma
rivestono la loro proposta commerciale con un abito più adatto a tempi
moderni: esistono medici veri (nel senso di persone fornite di laurea) che
aprono studi basando le loro cure su metodi non sperimentati, spesso
derivanti da teorie
cervellotiche e non provate, o sedicenti streghe (magari si definiscono in
altro modo) che offrono, naturalmente a pagamento, i propri servigi per le
più svariate necessità. Dall’attività
di tali figuri si dissociano le “streghe”, quelle che danno un’altra
interpretazione, più nobile, del fenomeno e, come vedremo, molto più
legato al ruolo sociale della strega medioevale di quanto si possa
supporre in prima analisi. Abbiamo
detto della strega come portatrice di conoscenze antiche e difensore dei
diritti delle donne. Questo aspetto è stato rivalutato negli ultimi anni
e portato all’attenzione di un certo tipo di pubblico, ha destato
curiosità e interesse per un fenomeno che era stato mal interpretato. LA
STREGA OGGI Arrivati
a questo punto possiamo cercare di capire chi sono le streghe oggi, e
quali le motivazione che le spingono a ricercare un diverso modo di vivere
attraverso una particolare
interpretazione della vita e delle regole della società. Poiché
stiamo parlando di persone che si esprimono soprattutto con scritti e non
si prestano, generalmente, ad un dibattito pubblico, abbiamo ritenuto
opportuno riportare il più integralmente possibile (compatibilmente con
la necessità di non far diventare questo articolo un’opera
enciclopedica) il materiale che si trova in circolazione, soprattutto in
siti INTERNET; certi brani potranno apparire troppo lunghi, ma ciò era
necessario per non essere accusati
di omettere parti che avrebbero potuto modificare completamente il senso
del discorso. Lasciamo
pertanto la parola a loro. In
uno dei tanti siti dedicati a
questo argomento troviamo: Streghe...chi
siamo? Rispondere
a questa domanda non e' facilissimo, in estrema sintesi potremmo dire che
la stregoneria e' una religione basata sul culto della natura, e
sull'adorazione di due divinità, una maschile ed una femminile, nonche'
su un viaggio nel proprio interiore che finisce col cambiare completamente
la persona. Ma se questo e' un buon discorso teorico, cosa significa
questo nel concreto? Facciamo
un esempio: Supponete
per un attimo di vivere in una societa' molto arretrata e di essere una
donna, una ragazza facciamo di 17 anni. Ad un certo punto la vostra
famiglia accorda un matrimonio tra voi ed una persona che vi fa ribrezzo,
che ha 35 anni piu' di voi e che la vostra famiglia accetta solo per la
sua ricchezza: e' un "buon partito". Questo messere prova lo
stesso nulla per voi, e qualche volta, per cavarsi una voglia o per avere
un erede, vi violenta, appellandosi al "dovere coniugale". Ora,
a questo punto, per le regole di quella societa', voi dovete subire e
basta. Quella societa' ha delle regole costruite ad HOC in modo che una
determinata classe di persone abbia di diritto e la possibilita' di
appropriarsi di voi, del vostro corpo, della vostra vita. In breve, con
quelle regole voi, 17enne povera avete perso in partenza, avete una sola
vita e le regole vi danno perdente. Congratulazioni. Pero',
improvvisamente andate in una stanza buia, tracciate un pentacolo, pregate
una Dea , e qualche ora dopo apprendete che il marito e' deceduto ,
rendendo voi una ricca, libera e giovane vedova. Ora,
questo e' un esempio un po' crudo, e forse verremo criticati per aver
usato proprio questo come esempio. Nel contesto, ci si potra' obiettare
che la societa' e' cambiata. (per quanto a noi sembra cambiata solo
nell'aspetto, ed esiste ancora una classe di "definiti
perdenti", solo che questi qui pur di non farlo vedere sono disposti
a soffrire in silenzio). Se pensate che certe cose non succedano piu',
beati ingenui!. Comunque,
lo scopo dell'esempio era di dire la seguente cosa: le regole
di qualsiasi sistema sociale hanno dei "vincitori in partenza" e
dei "perdenti in partenza". La stregoneria e' un potere,
tipicamente diffuso tra i "perdenti in partenza" , il quale
permette di vincere anche se si e' sfavoriti e anche se le regole del
gioco dicono che perdete. Certo,
nell'ultimo secolo sono nate ideologie che propongono di cambiare le
regole del gioco a favore di quelli "definiti come perdenti", ma
, alla fine dei conti, visto che abbiamo i mezzi per vincere comunque,
perche' mai investire energie per modificare le regole del gioco (che non
rispettiamo comunque)? Vediamo,
di approfondire quello che la ragazza 17 enne dell'esempio ha fatto.
Innanzitutto, si e' trovata in balia di regole sociali che le impedivano
la felicita'. E senza alcuna speranza di uscirne. Avrebbe potuto
pazientare, ma...quante volte si vive? Presa cosi', a 17 anni, la sua vita
era finita li'. Avrebbe potuto rimediare dopo? No, il matrimonio e',
guarda caso, un diritto di proprieta' "finche' morte non vi
separi". A
quel punto, la disperata ricerca di un conforto, nelle ore di
solitudine, nel buio di un angolo di casa.. Improvvisamente, una
percezione ,uno spiraglio. Esiste una divinita', ne esistono molte, per la
gente come lei. E non e' il dio cristiano dei potenti e dei faudatari,
quello che sta sempre col piu' forte , e' una Dea che e' parte di lei, che
parla con lei, che la consola. A
quel punto, la richiesta di aiuto: come posso fare? E l'unica risposta e'
"la magia". Usa oggetti che vedi intorno a te che, che
puoi raccogliere fuori, cerca di sentire la volonta' che una cosa accada,
pronuncia delle parole, disponi
degli oggetti, e...puf, "Tana (dialettale per Diana) libera tutti!
" Ci
si apre una prima finestra su una situazione
sufficientemente chiara per identificare
la psicologia di alcune di quelle persone che si rivolgono a questo tipo
di modo di vivere e di relazionarsi con esso per combattere la società,
una società che non piace e
che non saprebbero come contrastare. Una
persona insicura (o almeno sicura della propria debolezza di essere nei
confronti di altri che sono più forti), talmente insicura che non pensa
neanche per un momento di opporsi a ciò che non gli piace, ma preferisce
aggirare l’ostacolo avendone l’opportunità (…visto
che ne abbiamo i mezzi per vincere comunque, perché mai investire energie
per modificare le regole del gioco…). L’insicurezza
nasce all’inizio da una sensazione esistenziale, non analizzata
criticamente, delle proprie angosce, da una macerazione interna delle
proprie paure: i termini utilizzati lo indicano chiaramente
(..perdenti..sfavoriti..pazientare..disperata
ricerca..solitudine…buio..). Alla fine diventa comunque conscia la
chiarezza che la risoluzione è quella tipica delle persone che non hanno
la forza di combattere (..La
stregoneria è un potere tipicamente diffuso tra i perdenti in partenza..),
ma nonostante questo è l’unica soluzione trovata. D’altro
canto è una soluzione nata da un’analisi del proprio stato non
condivisa con nessuno, nasce da un senso di insicurezza “solitario”. Quando
però comincia a farsi strada la consapevolezza che questo stato è comune
ad altri, quando ci si confida con altre persone, si scambia con esse
sensazioni e speranze, allora la situazione si modifica: non si è più
soli, ed allo scoraggiamento subentra prima un senso di sollievo e di
sicurezza, poi un senso di potere che si fa via via più aggressivo mano a
mano che ci si accorge che assieme a tanti altri si è forti, e che si può
addirittura fare paura. Torniamo
al seguito de testo precedente: Il
terrore di ogni classe dirigente. Chiunque, il popolo, l'oppresso, ha un
mezzo che gli permette di vendicarsi o di batterli. Un mezzo individuale,
incontrollabile. Un mezzo che crea una nuova classe di
"potenti", di "liberi", e, cosa PEGGIORE, di
"felici". La felicita' e' il nemico di ogni classe dirigente.
Una persona felice e' una persona incontrollabile. L'unico vero status
symbol e' la felicita'. Si
è passati dalla ricerca di qualcosa che permette di vincere la propria
insicurezza personale quasi all’esaltazione (…Una
persona felice e' una persona incontrollabile. L'unico vero status symbol
e' la felicita'….). Ma immediatamente dopo nasce anche la
consapevolezza che se si fa paura si deve aspettare una reazione dal campo
avverso, e allora ci si prepara a capire quali saranno le accuse. Ed
ecco, pronta l'accusa: le streghe adorano il demonio! Come poter godere
delle giovani fanciulle, comperate dalle famiglie contro la loro volonta',
se esse sono in grado di ucciderci con una magia? Come espropriare il
raccolto ai poveri, se poi essi mandano la grandine a distruggerlo? A chi
tramandare la ricca eredita', se il nostro seme diventa sterile? Chi fara'
offerte alla chiesa contro le pestilenze se loro sanno incidere i bubboni? Quale
il "nostro" potere, se "esse" dispongono di un potere
maggiore? La
sempre maggiore consapevolezza di sè conduce, da una prima forma di
ribellismo spontaneo ed istintivo, ad
una definizione filosofica sempre più precisa del proprio credo e del
proprio ruolo. Comincia
a delinearsi una vera e propria filosofia di vita. La
persona insicura che abbiamo visto all’inizio
è diventata una persona che ha accettato non tanto il
modo di aggirare le proprie angoscie, ma comincia a chiedersi se
quelle angoscie erano proprio tali e non, piuttosto, il risultato di una
forma oppressiva dovuta ad altri, quelli che vogliono sempre vincere ed
imporre la propria visione
del mondo e le proprie regole. Torniamo
ad alcuni esempi tratti da INTERNET. Così
la stregoneria si configura nella societa'. Un mezzo individuale per
infischiarsene di regole assurde ed ottenere cio' che si vuole, un mezzo
per guarire dove il medico primario chiede centinaia di milioni per
operare, un mezzo per difendersi dalle molestie del capo... o credete
davvero che non vi siano piu' soprusi? Ma
anche un mezzo per essere felici, che il mondo ce ne dia il permesso o
meno. Un mezzo per conoscerci dentro, per capire cosa vuole dire essere
donne e poter creare la vita. ………………………………………………………………………………….. Ed
e' una religione, fatta di divinita' con cui parliamo, di cui l'adepto ha
percezione diretta, senza bisogno di una casta di sacerdoti: l'adepto e'
egli stesso sacerdote. Ecco,
sostanzialmente, la stregoneria, comporta un cammino fatto circa
cosi': rendersi conto di cosa si vuole e di cosa non si vuole: senza
volonta' si perde, si subisce e basta. Indagare dentro se stessi e
cercare le proprie VERE pulsioni, ambizioni, volonta'. Cercare
in se stessi il potere di ottenere quello che si vuole. Questo porta alla
percezione di due divinita', una Dea ed un Dio, che emerge in questo
cammino, e che saranno la nostra interfaccia verso la magia: quindi si
tratta di una religione a tutti gli effetti. Un viaggio nella PROPRIA
spiritualita' interiore. Imparare
ad usare simboli e attrezzi, preghiere e capacita' magiche al fine di
ottenere quanto si vuole. Questi attrezzi e questi simboli vengono
prelevati direttamente dalla natura che ci circonda, in questo senso la
stregoneria e' una religione "basata sulla natura". Un'altra
fonte di informazioni e' la tradizione, perche' essa contiene gia' le cose
che cercate, che altri hanno gia' estratto dalla natura. Tornando
al piano teologico, noi disponiamo di una forte mistica della morte , ma
non di una MITOLOGIA della morte, nel senso che non veniamo a dirvi che i
macellai finiscono nel paradiso dei macellai dove le strade sono di
vitello e nei fiumi scorre lo strutto.... la
nostra mistica della morte deriva dall'identificare l' "Anima"
con la stessa Vita, e nell'associare alla vita stessa , al suo
concepimento e al suo svolgimento, ai suoi ritmi, un attributo di Sacro. Abbiamo
detto di una filosofia che comincia a delineare i propri punti
fondamentali, ed in questo si notano forti similitudini con la stregoneria
antica, culto animista e senza intermediari (……fatta
di divinita' con cui parliamo, di cui l'adepto ha percezione diretta,
senza bisogno di una casta di sacerdoti: l'adepto e' egli stesso
sacerdote….),…..(…..indagare dentro sè stessi e cercare le proprie
VERE pulsioni, ambizioni, volonta'….), legato ai culti della natura
e della terra (…… in questo
senso la stregoneria e' una religione "basata sulla
natura".…), e soprattutto, come la antica stregoneria, disposto
a combattere perché le cause che determinarono insicurezza vengano in
qualche modo rimosse, in quanto le cause esistono ancora (...
o credete davvero che non vi siano piu' soprusi?….). E’
ovvio che una filosofia di questo tipo attrae anche altri “tipi
psicologici”: tutti quelli che, in un modo o nell’altro, tendono a
”subire” la vita più che ad affrontarla, e consci di questo cercano
soluzioni “non abituali”, ma anche quelli che si pongono lo stesso
problema in maniera più aggressiva, ed arrivano a conclusioni
esistenziali ed a proporre stili di vita che scandalizzano la maggior
parte dei cosidetti “benpensanti”. La
forte componente libertaria di questo credo non rifiuta nessuno;
rifiutando qualcuno si porrebbe infatti dalla parte di chi giudica, e
giudicare vuol dire aver posto delle regole su quello che è buono e
conveniente, ossia porsi dalla parte di quel potere calato dall’alto che
è proprio quello si vuole combattere. Alcuni
esempi di persone con queste caratteristiche psicologiche si deducono da
brani raccolti in rete; si va da poeti che si esprimono secondo tematiche
e forme tra il morboso e l’horror di quarta serie, a chi si pone
problematiche teologiche, a chi propone una visione del piacere che
ricorda molto da vicino gli scritti di Reich tanto cari a chi ha vissuto
il periodo della
contestazione giovanile del “68, a chi invece rivede proprio questo
periodo in chiave critica. Non manca chi si appella all’amore universale
utilizzando un frasario tipico degli esponenti della
new age. "Assapora
la notte./ Gusta l’ oscurità./ Prendi sulle labbra/ ogni momento/ a
occhi chiusi./ Profanerò il buio/ e lo colorerò di bianco". "Vivi
questi attimi,/ lascia che il mio corpo/ sprizzi fuori dall' anima,/
lascia che questa aleggi intorno/ e che guardi i muscoli/ guizzare nel
peccato./ Lei giudicherà,/ ma solo sé stessa. "Giaciglio
tremante/ nella mia mente;/ ombra nei miei pensieri;/ terrore nel mio
orrore;/ regina nelle mie tenebre;/ fatti sepolcro/ per il mio scettro/ e
l'estasi sarà/ eterna". …………………………………………………………… Vide
la sagoma sempre più vicina e notò che si trattava di un uomo giovane,
ma orrendo. Avrebbe voluto gridare, ma aveva come la sensazione che non le
sarebbe servito a niente; e poi sapeva di essere inabissata in un incubo e
voleva vedere che cosa avrebbe fatto la figura avvolta nel mantello lucido
e nero. Lucidi e neri erano anche i capelli lunghi e lisci come olio di
lino. La pelle del volto era bluastra e si contorceva in due pieghe
arcigne agli angoli della sottile bocca vermiglio. Il naso affilato lo
faceva somigliare ad un' aquila reale e qualcosa di aristocratico si
spandeva, in verità, per tutto il suo essere. L'
orrore si tramutò rapidamente in desiderio e, ricordando ancora una volta
di essere in sogno, pensò compiaciuta che avrebbe potuto approfittare
dell' occasione. Gli
occhi del demone erano di carbone, ma si tramutarono in tizzoni ardenti
quando la preda fece capire di essere a completa disposizione. ……………………………………………………………………………………… Le
donne erano incatenate e gli uomini, in verità, apparivano come i veri
dominatori dello scenario. Si prostravano davanti ad un idolo dalla testa
d’oro, munito di quattro piedi ed invocavano Baphomet.
Ad un certo punto, una guardia aprì la gabbia del serpente; questo
montò sulla tavola e si attorcigliò intorno ai pani …………………………………………………………….. Parlando
di religione tutti prima o poi arrivano a chiedersi se stanno sognando, se
si stanno inventando tutto, o se quello che sentono e provano sia vero o
meno. Esistono diverse soluzioni a questo dilemma ,alcune di basso
livello, altre un po piu' evolute. Gli
Wicca considerano al semplice fede come un basso espediente per superare
un problema , quello dalla mancanza di un rapporto personale con il
divino. Iniziamo
dal basso, ovvero dalla cosiddetta fede. Molte
religioni (tra cui NON noi) basano la religione sul concetto di fede. Fede
significa di fatto "credere", credere per quanto assurdo,
credere anche quando tutto il resto dice che sia tutto falso. Questo tipo
di approccio NON comprende nessun tipo di contatto , di visione o di
percezione della divinita', tranne per determinate "prove" che
sarebbero i cosiddetti miracoli. Tuttavia, persino in queste religioni,
resistono le figure di coloro (pochi) che hanno la visione di una
divinita', come quelli che vanno alla mecca e sulla strada incontrano
Maometto, o che vedono la Madonna nel cielo. Importante
notare il fatto che la fede venga considerata piu' forte laddove essa si
oppone all' evidenza. Non basta il fatto di credere che qualcosa sia vero.
E' istruttivo l'esame del comportamento di Tommaso, il quale chiese al suo
signore di mostrargli le ferite. Ora, dopo averne avuto prova, CERTAMENTE
egli credeva a quando aveva visto, e ne aveva certezza incrollabile,
avendone avuto le prove. Ma questo comportamento viene criticato
duramente, in quando egli poneva la prova come condizione per credere,
mentre la fede si suppone incondizionata aprioristicamente. Un'altra
figura tipica e' il profeta, colui che ha la visione del divino. Egli ha
fede, in quanto la visione arriva SEMPRE inaspettatamente e , a (curiosa
coincidenza) CONTRO la volonta' del profeta e comunque senza essere stata
richiesta. Questa condizione, che sembra banale, e' fondamentale per
permettere al profeta di rimanere uno che "ha fede": in altre
parole, se anche la visione non fosse arrivata egli avrebbe creduto
comunque. Persino nel cinema, c'e' la figura di Don Camillo, che
parla col crocifisso e lui gli risponde. In quel caso, la fede e'
superata, visto che esiste una percezione del cristo, percezione che
toglie al prete l'esigenza di credere senza alcun sostegno. E'
interessante porsi adesso la domanda: Don Camillo, aveva fede?
Apparentemente, stando alla visione cui sopra, NO, in quanto, una volta
percepito il suo signore, egli aveva prova sensoriale della sua esistenza.
Perche' questo fosse comunque un atto di fede e' necessario che Don
Camillo, paradossalmente, dubitasse del fatto che la voce venisse davvero
dal suo cristo, e che la attribuisse a lui come atto di fede, ovvero
logicamente ingiustificato. Si realizza quindi un curioso paradosso
secondo cui l'unico metodo per avere fede e' di NON sapere, in quanto
SAPENDO con certezza di avere la visione del dio, allora si crede ma non
si ha fede.....la figura come quella del sacerdote che parla con dio e' da
un lato necessaria per sostenere la sua figura, ma dall'altro e' deleteria
perche' fa pensare che esiste un livello di contatto al quale non serve
piu' fede perche' c'e' contatto. La fede NON e' l'approccio Wicca, anzi,
e' cosi' distante da noi che per parlarne abbiamo dovuto trattare una
teologia del tutto estranea come quella cristiana. Ora,
quello che nello Wicca si tenta e' quello di dare ad OGNUNO la
possibilita' di avere un contatto del genere con le divinita'. Lo
Wicca non "crede", lo wicca "vede". Questo
NON e' un approccio strano nel mondo delle religioni.
Pensiamo all'indio amazzonico per il quale Dio altro non e' che il
fiume, visto come acqua che scorre e dal quale poter trarre vita. Egli NON
ha bisogno di alcuna fede, in quanto vede come esperienza quotidiana il
proprio dio, e non gli attribuisce alcuna personalita', ma solo la
facolta' SUPPOSTA DIVINA, di essere eterno e di donare la vita
al villaggio senza chiedere nulla in cambio. L'atteggiamento
che noi consideriamo piu' che lecito, se non dovuto, e' un "bene,
voglio parlare con gli dei". E lo scopo del cammino Wicca e' quello
di avere una visione diretta e CERTA degli dei, un dialogo privo di
intermediari, con una percezione delle divinita' simile a qella di don
Camillo....ovvero PRIVA di fede...e fatta di una percezione diretta del
divino. Ma a questo punto il problema e' : e se Don Camillo ( e quindi...
io) stessimo avendo le allucinazioni? E se quello che io vedo non fosse
vero ma solo un parto della mia fantasia? Iniziamo
da un esempio. Per intenderci, siamo su un treno, guardiamo dal finestrino
e vediamo qualcosa, che so, la madonna che fa joggin' correndo dietro un
intercity con tanto di walkman (con su l'LP del papa) alle orecchie.
Ora, se vogliamo sapere se e' un'allucinazione o meno , generalmente
chiediamo agli altri passeggeri "vedete nulla voi?" Se loro
rispondono "no", allora e' chiaro che riteniamo di avere
un'allucinazione. Il primo problema che il profeta cristiano, o il comune
wicca, si pone e' proprio "che cosa sia questa esperienza". Le
culture sciamaniche NON si ponevano questo problema, in quanto lo sciamano
era spesso il pazzo, e la pazzia era considerata una forma di visione
superiore o divina. Con l'arrivo della mentalita' razionale, questo
diviene un imperativo: l'esperienza che mi accingo a provare e'
"reale?" L'approccio
che si segue e' quello scientifico, ovvero si fa un
"esperimento" per stabilire se anche altri misurino la stessa
esperienza. Al no, concludiamo che la nostra esperienza NON e'
"reale". Ma questo ha alcune curiose eccezioni.....Adesso
supponiamo di avere un'improvvisa fitta di dolore al basso ventre, sulla
destra , oppure, che so, un mal di testa fortissimo, o un prurito. Lì
per lì, potremmo chiedere agli altri passeggeri se sentono la stessa
cosa, e se non la sentono, dovremmo dedurre che si tratti di
un'allucinazione.....(e magari schiattiamo in treno di peritonite, mentre
gli altri stanno proprio bene. Che allucinati che siamo.) Ma
invece ci crediamo e chiamiamo un'ambulanza o chiediamo l'aspirina o ci
grattiamo. Interessante notare come IN OGNI CASO esiste una zona, quella
delle percezioni corporee, che viene comunque strappata al mondo
razionale, e a quello sperimentale, divenendo un territorio in cui TUTTE
le percezioni sono "realtà", a prescindere dal fatto che essere
possano essere confrontate con quelle di altri. E' il caso del dolore, o
del prurito, o dell'orgasmo...tutto io' che e' percezione di SE STESSI e'
di fatto REALTA', a prescindere da ogni altra prova e NON ci curiamo di
stabilire se gli altri provino lo stesso. Abbiamo quindi definito un
territorio nel quale la percezione di un qualsiasi Dio e' IPSO FACTO
verita'. Le stesse argomentazioni che potremmo usare verso la percezione
SENSORIALE di Dio potrebbero essere usate per smentire un mal di testa, un
orgasmo, un prurito, come semplice frutto della suggestione. Ma la verita'
e' che nessuno di noi sente il bisogno di mettere in DUBBIO la percezione
sensoriale del proprio corpo e dei propri stati sensoriali. La
differenza tra e due esperienze sta nel fatto che la prima riguarda un
evento sicuramente FUORI da noi, ovvero l'esistenza della madonna fuori
dal finestrino tutta sudata perche' corre dietro ad un intercity, mentre
il secondo evento, l'emicrania o l'appendicite, riteniamo siano eventi
"interni" , eventi che appartengono SOLO a noi, ma non per
questo MENO reali. Ecco,
la percezione che noi vogliamo raggiungere e' la stessa percezione che
abbiamo del dolore, di quando abbiamo caldo, o freddo, o la nausea o un
orgasmo, ovvero una sensazione FISICA, che vive ed esiste a livello
percettivo, nel nostro corpo. Allora,
quando si dice di stendersi a terra per percepire il movimento del ciclo
della natura, non si intende "pensare" il movimento, o
"immaginare" il movimento, ma rilassarsi e guardare le stelle,
finche' non si sente la SENSAZIONE del movimento, sensazione FISICA e
sensoriale. In
questo modo, come accade del dolore o dell'orgasmo, NON chiediamo ad altri
conferma delle nostre sensazioni, in quanto SAPPIAMO di averle provate, ed
il fatto di averle provate costituisce IN SE' l'esperienza che cercavamo. Per
questo TUTTO il percorso Wicca e' imperniato sul "provare" le
cose, su cio' che si prova e si sente, sui colori, sui sapori, sulle
sensazioni dei riti, sulle magie dei simboli e delle emozioni per produrre
una o piu SENSAZIONI intime, PERSONALI e percettive. In questa fase quindi notiamo un vero e proprio processo di somatizzazione della religione, ovvero della religione che viene vissuta come "anima-corpo". Superato il rifiuto del corpo tipico dei cristiani, si arriva a riunire il corpo e lo spirito in un UNICO ambito percettivo, facendo coincidere le percezioni SENSORIALI con delle percezioni RELIGIOSE. La simbiosi con la Natura e la visione di una NATURA-DEA creano un ulteriore asse religione-corpo-natura, in cui al corpo viene chiesto di percepire , dalla visione della natura, la visione della Dea. L'abbattimento degli ostacoli percettivi tra il corpo e la natura |