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LE STREGHE DI OGGI

I MOTIVI DI UN  FENOMENO  ANCORA  VIVO

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Anche oggi, quasi arrivati al terzo millennio, capita di trovare nelle librerie manuali sulla stregoneria moderna, si è a conoscenza del fatto che esistono gruppi (congreghe) di streghe che si riuniscono con cadenze prefissate per eseguire

 

 rituali magici; INTERNET  pullula di siti sull’argomento, dove si ritrovano persone che dibattono questi problemi ed altre che approfittano dei mercati offerti dalla rete per vendere attrezzature e marchingegni adatti ad eseguire incantesimi.

Al di là di un facile sarcasmo c’è da chiedersi come mai questo “stile di vita”  trovi adepti ancora oggi, quando i motivi che resero la stregoneria un fenomeno sociale importante nei secoli passati sembrerebbero ormai caduti.

La strega che curava disinteressatamente i propri compaesani con l’utilizzo delle erbe, la strega ribelle all’ordine sociale e portatrice di antiche conoscenze, quella che difendeva le donne dalla prepotenza dei mariti e, in genere,  dalla struttura maschile del potere è sparita nel momento in cui è nata la società intesa in senso moderno. Gli scienziati, i propugnatori della parità dei diritti delle donne, i liberi pensatori dovrebbero aver reso superata questa figura.

 

Ma non solo questi personaggi, tutto sommato positivi, hanno reso superata la strega. Purtroppo per esse, ma anche per noi, ben altre figure sono sorte ad invadere nicchie sociali prima occupate dalle streghe, e con ben altro impatto.

Ciarlatani, cartomanti, astrologi, medium, si sono riversati a fiumi su una folla di persone insicure, spaventate, desiderose di essere rassicurate; come le streghe hanno assunto il ruolo di “guida” di questa umanità impaurita ed ansiosa, ma a differenza di queste senza lo spirito altruistico che le contraddistingueva.

Le streghe del passato si accontentavano di compensi commisurati alla possibilità economiche dei beneficiati; gli attuali “operatori dell’occulto” sono invece particolarmente legati all’aspetto economico delle loro prestazioni, secondo una visione più “imprenditoriale” che “altruistica”.  Il giro d’affari di questi gruppi è così importante (e quasi sempre accompagnato da compensi irregolari) da aver richiamato l’attenzione degli organi dello stato.

 

Allora come si spiega il riemergere della strega nella cultura contemporanea? Perchè, nonostante tutto quello che abbiamo detto, esistono ancora persone che si autodefiniscono streghe e che si dedicano a pratiche di stregoneria?

Per tentare di rispondere a queste domande occorre analizzare tanto quel fenomeno che possiamo chiamare “bisogno del magico” quanto la figura della strega nel corso della storia, figura che è stata molto più complessa e sfaccettata di quanto si creda comunemente.

Premettiamo inoltre che la figura che ci interessa è comunque la strega “vera”, quella che non fa mercato del proprio operato e quindi non va confusa con la miriade di approfittatori sopra ricordati.

 

IL BISOGNO DEL MAGICO

Si dice che la storia nasce quando nasce la scrittura. 

Indubbiamente saper scrivere ci ha permesso di recuperare dati sui nostri progenitori che non avremmo potuto recuperare in altro modo, ma sicuramente l’attività intellettuale dell’uomo (nel suo significato più nobile) è esistita anche prima di questa invenzione.

Ne sono prova i manufatti ritrovati e che datano a tempi precedenti a quelli in cui l’uomo riuscì a trasmettere il proprio pensiero grazie a piccoli segni riportati su una roccia o su una tavoletta incerata. Un bisonte impresso a colori sulle pareti di una caverna ci racconta di paure, di tentativi di ingraziarsi gli spiriti della caccia, di ammirazione per la potenza dell’animale cacciato molto di più di quanto possa fare un resoconto scritto.

E così disegni raffiguranti il sole e la luna, monumenti e cippi infissi nel terreno per controllare il movimento degli astri ci raccontano del desiderio degli uomini di capire il mondo che li circondava.

Ed ancora monili che raffiguravano animali, espressioni totemiche, graffiti e disegni di cervi, di pesci, di uccelli, sono la testimonianza di uomini che si guardavano attorno, che cercavano di capire quanto le altre forme animali fossero parte dell’universo, quanto le altre forme animali avessero anch’esso quel senso di qualcosa di più della semplice vita fisica, quel qualcosa di più che i nostri progenitori cominciavano a sentire nella propria coscienza.

Tutto questo  era l’ansia della conoscenza: l’uomo voleva sapere cosa erano le forme che lo circondavano, fossero esse animate o meno, capire quali erano i meccanismi che le  facevano muovere.

Oggi noi datiamo la nascita della scienza in senso moderno con Galileo, ma gli uomini cominciarono molto prima a tentare indagini sulla natura, facendolo con metodiche abbastanza lontane dall’attuale rigore della logica scientifica ma con le uniche che possedeva, ossia dando per scontato che quel “senso della vita” che sentiva in sè stesso non poteva che essere posseduto anche dalle altre forme di vita da cui si vedeva circondato.

 

E  forme vitali erano indubbiamente gli animali, che era facile paragonare a sè stessi in quanto dotate di movimento e di un corpo fisico molto simile a quello umano, ma erano forme vitali anche le piante,  i fiumi, le nubi, dato che anch’esse erano dotate di movimento; e poichè con il loro movimento avevano un’influenza sulle attività dell’uomo (le nubi oscuravano il sole e portavano la pioggia, il vento distruggeva i raccolti) dovevano anche avere una logica in tutto quello che facevano, dovevano avere una mente pensante.

Inoltre certe entità dovevano possedere anche una enorme potenza, visti i danni che riuscivano a procurare alle attività umane.

E’ questo il principio fondamentali che porta alla nascita dell’animismo, fase religiosa presente in tutte le culture antiche: l’attribuzione di un’anima a tutte le forme che circondano l’uomo in quanto ritenute sede di vita.

Da questo punto nasce il passo successivo: se ciò che ci circonda ha una sua vita è possibile entrare in contatto con esso, così come, per l’uomo, è possibile entrare in contatto con i propri simili, anche se non necessariamente il contatto deve essere come quello che hanno due persone che dialogano tra loro; l’uomo primitivo si rende comunque conto di una grande differenza tra le varie forme di vita, e si accontenta, all’inizio, di quel semplice contatto che è rappresentato dalla consapevolezza dell’esistenza di una forma di vita universale.

Quando l’uomo non si accontenterà più di questo semplice contatto comincerà ad elaborare riti, manipolazioni, tecniche interpretative dell’universo che diventano il tramite con forme vitali diverse dalla sua: nasce così la lettura dei simboli, siano essi volo di uccelli o interpretazione delle lingue del fuoco, lettura di sassi fatti cadere a terra o interpretazione dalle interiora di animali sacrificati.

Tutte queste tecniche hanno in comune il fatto di essere il sistema “traduttivo” tra forme vitali differenti.

 

Nell’animismo non esiste una “forma ” dell’anima. L’anima è solo una entità spirituale incorporea e senza forma che pervade ogni essere.

Solo più tardi si tenderà ad antropomorfizzare questa entità rivestendola di una sua corporalità molto simile al corpo dell’essere in cui essa è presente: così l’anima di un uomo assomiglia all’uomo stesso, quella di un animale all’animale stesso, pur mantenendo una sostanzialità incorporea; metodo questo che risponde ad una necessità semplificativa del rapporto tra uomini: è più facile parlare di queste cose e di intendersi se si può dare all’anima una rappresentazione fisica.

Il sistema animistico antropoformizzato si trasforma poi in quello politeistico ed infine, per alcune culture, in monoteistico, ma questa evoluzione non ci interessa molto; quello che ci interessa è che il sistema animistico, antropomorfizzato o meno che fosse, aveva una caratteristica specifica di quel tipo di fenomeno religioso: il contatto tra forme vitali non aveva bisogno di intermediari.

L’uomo valutava personalmente, tramite l’interpretazione, i segnali che gli venivano dalle altre forme; non aveva bisogno di chiedere l’aiuto ad altri uomini per la traduzione di tali segnali o, se tale aiuto era necessario, era un aiuto limitato nel tempo, una “prima volta”, un aiuto dato da un anziano ad una persona più giovane ed inesperta, che si esauriva nell’atto di questo unico aiuto. Un po’ come oggi si aiutano i bambini a fare i primi passi, quando un’anziano aveva insegnato ad un giovane le tecniche interpretative il suo compito era terminato.

 

Non esisteva quindi una casta privilegiata che facesse da intermediaria tra le varie forme vitali, e questa logica si è mantenuta per molto tempo, deteriorandosi mano a mano che si passava dai culti animisti a quelli monoteisti.

Le religione monoteiste sono tipiche di culture più avanzate, più organizzate e risentono pertanto della cultura della quale fanno parte; l’organizzazione della società civile comporta la suddivisione dei compiti, e la religione non fa eccezione: nelle religioni monoteiste nacque perciò la casta sacerdotale, che è quella che fa da tramite tra l’uomo e il dio.

In questo modo il mondo reale e quello del dio vengono ad essere separati.

Fino a quando l’uomo non ha bisogno di mediatori vive continuamente il contatto con dio e di conseguenza i due mondi sono, se non coincidenti, sempre presenti nella sua vita, ma nel momento in cui è un’altra persona ad avere i contatti con il soprannaturale questa coincidenza si perde.

E’ quanto vediamo nelle società attuali: più queste sono lontane dalla nostra cultura, come quelle degli aborigeni australiani, più si avvicinano alle religione animiste, e più il senso del magico fa parte della vita di tutti i giorni.

L’uomo sente comunque la dissoluzione di questa coincidenza come una perdita, tanto è vero che tutte le forme religiose venute dopo quelle animiste hanno mantenuto, in un modo o nell’atro, traccia della voglia di essere soggetti principali nel rapporto con dio; il rapporto diretto non si perde del tutto nelle tradizione politeiste, dove il sacerdote è sempre e solo un aiuto al contatto, o in quelle di area sciamanica.

Anche una religione monoteista, l’Islam, privilegia sostanzialmente un rapporto diretto tra il credente ed Allah.

Possiamo pertanto dire che il rapporto privilegiato uomo-dio è qualcosa di innato nei desideri umani, un desiderio che l’uomo possiede sin dall’antichità, qualcosa che non ha mai dimenticato, ma magari solo sostituito con rapporti con altre strumenti che si proponevano come alternativi ai suoi desideri di indagine conoscitiva della la natura, ad esempio la scienza.

La scienza però non è un sostituto completo, non lascia spazi all’immaginazione, inquadra la vita in schemi rigidi oltre ai quali non si può andare; quando poi essa sembra non riuscire neppure a dare delle risposte ed a migliorare la vita, come un certo tipo di positivismo aveva fatto sperare, il ritorno alle forme antiche di rapporto con la natura è abbastanza normale. Ma a questo punto la delusione è tale che non si fa un passo indietro, ma se ne fanno tre: delusi dalla scienza non si torna al rapporto con dio mediato da altri uomini, ma si passa direttamente a quello personale con la natura.

A questo punto l’immaginazione è più libera, si può tornare a sperare. Si può sperare che esiste un modo di conoscere quel futuro che fa paura, che ci sia un modo per liberarci di cose e persone che ci opprimono, per avere un rapporto migliore con gli altri.

Se la scienza non conosce questi modo forse li conosce la natura, basta saperne cogliere la voce.

 

LA STREGA NELLA STORIA:  UNA FIGURA COMPLESSA

Con la comparsa dell’uomo e soprattutto con il suo interrogarsi circa i misteri della natura e dell’esistenza (il bisogno del magico, prima ricordato) si cominciò a venerare figure che identificavano i cicli vitali dell’uomo stesso e della terra sulla quale cui viveva e dalla quale traeva nutrimento. Così nacquero culti per la terra, la Grande Madre e per tutto ciò che l’uomo vedeva circondare il suo mondo: il sole, la luna, gli astri, ma anche entità più alla sua portata, come i fiumi, le montagne, gli alberi.

Proprio a questo  desiderio di capire ed interpretare il mondo ed i suoi segni si può far risalire il termine “strega”; infatti la radice del nome si ritrova nel latino “strix” (gufo, civetta). Nel mondo anglosassone invece nel gaelico “wicca” (da cui l’inglese moderno “witch”). In ogni caso il termine  ha sempre comunque un riferimento a quanto riguarda la conoscenza, intesa soprattutto come conoscenza della natura e dell’animo dell’uomo: la civetta rappresentava la sapienza (era il simbolo di Minerva), mentre l’antico termine gaelico contiene in sè la radice della parola “conoscere”.

 

Legata principalmente a culti di dei negativi veniva considerata come un essere in combutta con le forze del male, e nella migliore delle ipotesi una povera pazza visionaria; in realtà la strega è passata attraverso una trasformazione molto complessa, ed in questa evoluzione ha cristallizzato alcune forme esteriori e di comportamento che si sono mantenute nei secoli, e che sovrapponendosi le une alle altre hanno finito per creare una figure dalle mille sfaccettature.

Così si ritrova in lei l’antica sacerdotessa di culti pagani pre-cristiani, legati all’adorazione della natura in tutte le sue forme; si ritrova l’esperta erborista le cui nozioni non avevano un fondamento teorico ma erano il risultato di centinaia di anni di esperimenti e prove tramandate per via orale (da cui la necessità del rito, che aiuta, tramite il gesto ed il suono delle parole, a meglio memorizzare le parole stesse); si ritrova la bàlia del villaggio che aiuta le donne nelle loro pene e sofferenze tipicamente femminili, ne diventa l’amica e confidente al punto da erigersi a loro difesa contro le prepotenze dei mariti; ma si ritrova anche la serva pasticciona che per compiacere la padrona si inventa filtri d’amore, il cui risultato, quando è positivo, è più dovuto agli intrighi della serva stessa che all’efficacia del filtro; ed anche la povera pazza, che odia il mondo intero, ne è ricambiata, e tenta di provocare sofferenze e morte di tutti quelli che odia mediante  sortilegi, ed ancora la ragazza sveglia ed emancipata che utilizza le sue arti per il soddisfacimento dei propri capricci, o semplicemente per desiderio di protagonismo o di voglia di libertà.

La strega aveva quindi in sè un po’ tutti questi aspetti, più o meno pronunciati; di volta in volta uno di questi aspetti era prevalente rispetto agli altri, ma fondamentalmente tutti erano sempre presenti perchè tutti erano espressione di una filosofia di vita ben precisa: innanzitutto il desiderio di vivere la vita secondo regole proprie, regole scelte secondo la propria logica ed esperienza e non secondo principi imposti, con autorità, da altri; in secondo luogo il desiderio di rendere partecipi di questa scelta anche altre persone.

La volontà, il desiderio della conoscenza, il trascendere e passare al di là dei limiti usuali imposti dalla cultura del momento è il significato più profondo della figura della strega.

 

Questa figura della strega passa attraverso diversi momenti nel corso della storia, in ognuno dei quali crea una diversa immagine nella fantasia popolare e soprattutto ha un diverso impatto sulla realtà sociale.

Come già detto la figura della strega nasce con il concetto stesso di religione.

L’idea di un dio buono crea sempre, come contraltare, quella di un dio cattivo, ed entrambe queste entità soprannaturali hanno i loro collegamenti con la vita naturale, gli intermediari che permettono loro di potersi manifestare con fenomeni interpretabili dagli uomini comuni: questi intermediari sono i sacerdoti, i preti, le sacerdotesse per i dei positivi, mentre sono le streghe e gli stregoni per quelli negativi.

 

Fino a questo momento sono le culture pagane quelle ispiratrici di questo fenomeno, con le loro torme di dei buoni e dei cattivi, più o meno sullo stesso livello di potere. Vale ancora il principio duale del bene che è nato nello stesso momento in cui è nato il male, e, appunto, con la stessa valenza nella forza e nel potere. Sarà la religione cristiana a sostenere, molto tempo dopo, una visione sostanzialmente diversa, che vede innanzitutto la nascita del bene, e solo di quello; il male è un “incidente di percorso” che si manifesta solo perchè il bene lo permette, e comunque mai e poi mai potrà risultare vittorioso. Il diavolo è diventato nemico del bene per sua scelta e perchè, comunque, il bene gli ha lasciato questa possibilità.

E’ in questo periodo che le streghe riversano la loro venerazione su dei greci e romani, in particolare sulle divinità dei mondi inferiori e delle tenebre.

Diana, la dea della caccia e degli animali, era riconosciuta anche come personificazione della fertilità e del parto, era detta “la triforme”, la dea delle tre nature, ed era chiamata con tre nomi diversi: Diana celeste, terrestre, “la dea dai molti seni”, Ecate infera e infine Artemide, la casta dea selenica. In seguito i pagani tentarono di spiegare razionalmente l’esistenza di tre diverse divinità lunari osservando che la luna è il simbolo della fertilità e della femminilità e che dunque possedeva tre aspetti: piena, nuova e falciata.

 In questo modo Artemide era la giovinetta casta e illibata, Diana simboleggiava la madre feconda,  Ecate, infine, era la donna che non poteva più generare, e rappresentava la morte.

Fu proprio questa dea, in quanto rappresentava la natura nel suo evolversi, ad essere assunta dalle streghe come l’immagine di riferimento più importante.

  

Questa situazione si mantiene fino a quel particolare momento della storia europea che è la fine dell’impero romano, o per meglio dire della sua cultura, e l’inizio del più antico medioevo.

In questo periodo in tutta Europa vengono a mancare gli ideali ed i valori portati dalla romanità e vacillano quelli espressi dal cristianesimo, che faceva della romanità uno dei suoi pilastri.

In Italia questo fatto si sente fortemente, in quanto viene a mancare totalmente una cultura che aveva annullato tutte quelle che l’avevano preceduta; nell’Europa continentale e nelle Isole Britanniche subiscono un duro colpo le neo-culture galliche e celtiche che, avvicinatesi alla cultura romana e cristiana e pur interpretandone gli insegnamenti in una forma propria, avevano fatto nascere un nuovo stile di vita.

La perdita di questi valori mette in crisi il modo di vivere la vita, compreso quello usuale, di tutti i giorni. Quando non si ha più fiducia nelle religioni e nelle leggi imposta per lungo tempo da una istituzione consolidata si passa a prendere in considerazione il ritorno a religioni e leggi risalenti ad istituzioni precedenti, dato che queste rimangono comunque nel proprio patrimoni culturale.

Questo fenomeno si nota di più nelle campagne che nelle città, dato che proprio le campagne sono le zone che prima di altre risentono dell’abbandono delle istituzioni e perchè è più facile che qui si mantengano vecchie tradizioni.

Ecco che in Italia si cominciano a fare largo altri dei, più antichi e pagani, e nei paesi di area celtica e germanica tornano a fare capolino quegli dei che il cristianesimo non era mai riuscito a cacciare completamente.

Poiché la crisi di valori non riguarda solo la religione ma anche altre forme istituzionali, oltre a nuovi dei si riaffacciano modi diversi di considerare le leggi, i rapporti sociali, la medicina, in quanto non c’è più fiducia in quel vecchio apparato che era portatore proprio di queste forme istituzionali.

Quindi accanto ai nuovi ( o forse vecchi ) dei compaiono nuovi (o forse vecchi) sistemi di farsi giustizia, per tenere i rapporti sociali con gli altri, per curarsi.

La pratica di questi nuovi (o antichi ) sistemi viene facilitata dal fatto di adorare dei  molto spesso latori di una religiosità basata sulla natura e sul suo potere benefico.

Si instaura così un circolo sinergico deità-atti sociali-deità che si autoalimenta.

Anche questa volta si evidenzia, nei portatori di questo fenomeno; un ruolo femminile ben diverso da quello degli uomini. Il ruolo delle donne diventa centrale, annullando quasi completamente quello dell’altro sesso, ed in questa differenziazione ci sono altri motivi, oltre a quelli già ricordati, per comprendere i quali occorre fare un passo indietro nella storia.

Nell’antichità il ruolo della donna aveva una diversa dignità rispetto a quella dei tempi ai quali ci siamo riferiti parlando della strega medioevale.

E’ molto probabile che le società primitive fossero in massima parte matriarcali, in quanto la mancanza di conoscenza dei meccanismi biologici del concepimento faceva si che il fenomeno della maternità desse alla donna un’aura di mistero e di potere che la rendevano, agli occhi degli appartenenti al suo gruppo sociale, superiore agli uomini,

Con il consolidarsi di strutture sociali più avanzate, basate sul potere conquistato anche con la forza, l’uomo tende ad impossessarsi del ruolo di leader e, una volta raggiunto il potere, è desideroso di legittimarlo con atti formali. Tali atti sono la creazione dei miti e delle leggende dai quali la sua superiorità risulta palese, e li legittima con la religione, imponendo ad essi il suggello dell’autorità divina.

Nascono quindi in tutte le culture miti che parlano di un dio che crea l’uomo a sua immagine e lo impone alle altre forme viventi come signore incontrastato del mondo, e solo successivamente crea la donna, come sua compagna o comunque in un ruolo subalterno.

Tracce di una parità con l’uomo rimangono solo in antiche leggende, come in quella di Lilith, prima moglie di Adamo e da lui ripudiata perchè non voleva accettare il ruolo di moglie sottomessa.

La battaglia tra uomini e donne procede comunque in maniera diversa e disomogenea nelle varie culture, ma sempre con la sconfitta del ruolo femminile.

La vittoria dell’uomo è più rapida nelle culture del bacino del mediterraneo e meno in quelle dell’Europa continentale, probabilmente a causa del diverso livello delle due: in una società più primitiva l’aiuto che la donna dà all’uomo nella conduzione della famiglia è ancora più sentito; la donna lavora duramente al fianco del marito e questo fatto le viene riconosciuto accordandole un ruolo di un certo livello.

Quindi nell’Europa continentale si nota, ancora nei primi secoli D.C., un ruolo femminile ancora importante: ci sono donne guerriere, donne regine con  effettivo potere, donne sacerdote. I druidi accettavano donne nella loro istituzione, ed i druidi erano, oltre che sacerdoti, anche consiglieri politici e militari.

Tornando alla strega medioevale ci rendiamo conto che la differenziazione dei ruoli maschile e femminile viene alimentata quindi anche dal fenomeno appena ricordato, ossia dall’affiorare alla memoria di un antico importante ruolo delle donne, soprattutto in quelle cultura, come quella celtica, dove il ricordo di questo ruolo non si era mai sopito.

L’ultima ragione che alimenta la differenziazione dei ruoli dipende da un fatto più pratico ed umano. La necessità del sottoporsi a pratiche mediche spinge le donne che ne hanno bisogno a preferire guaritrici piuttosto che guaritori, soprattutto quando la necessità delle cure è dovuta a problemi legati alla natura femminile (problemi di parto, aborto, dolori mestruali).

La differenziazione dei ruoli è tale che ad un certo punto la strega è solo donna.

Non a caso quando la chiesa cercherà delle persone che portino aiuto a chi era rimasto vittima di malefici mediante la sottoposizione a riti che dovevano annullare i risultati delle arti malefiche, si rivolge solo a uomini. E questo non solo perchè la classe sacerdotale importante a quel punto è formata da soli uomini. Infatti usa i sacerdoti, come esorcisti, solo nelle città. Nelle campagne si rivolge ad uomini comuni, ad una sorta di “stregoni buoni” che, con il beneplacito della chiesa,  girano la campagna con lo scopo di cui si è detto.

In Italia questi personaggi sono noti come “benandanti”.

Il quadro è ora abbastanza chiaro. In giro per l’Europa ci sono donne che, in mancanza di potere istituzionali, tentano di far sopravvivere il proprio gruppo sociale mediante  nozioni che sono state loro tramandata da tempi ancestrali, e quindi utilizza il buon senso per risolvere liti, usa erbe e decotti per curare le malattie, ed il tutto alimentato e tenuto vivo dalla fede in antichi dei, molto spesso identificabili con la natura stessa, con il mondo delle piante e degli animali.

 

Ma le guaritrici non si limitano ai consigli ed alle cure. A forza di dialogare con le proprie assistite cominciano a rendersi conto che la malattia della moglie del mugnaio non è dovuta al sangue che, a detta del medico ufficiale, è stato infettato dalla vicina palude, ma più probabilmente dai patimenti che la poveretta ha subito a causa dei quindici parti, e che la pazzia della moglie del contadino si deve forse alle botte che subisce dal marito quando questo torna ubriaco dalla taverna, dove è andato a spendere i pochi soldi lasciando senza mangiare la propria famiglia.

Queste donne cominciano a rendersi conto di un disagio di tutta una classe sociale e ne diventano i difensori, le portatrici di una richiesta di cambiamento di uno stato sociale di inferiorità.

Se esse non avevano sufficienti nemici oltre ai preti ed ai medici, che nel tentativo di recuperare il loro ruolo le osteggiavano ferocemente, con questa nuova funzione sociale vengono a scontrarsi con tutti gli uomini.

Sarà proprio l’odio feroce degli uomini, che si vedevano derubati del loro potere di padroni nei confronti delle proprie mogli, a far sì che la lotta portata alle guaritrici dai preti e dai medici avesse successo, ed i risultati saranno l’inquisizione, i processi sommari, le torture ed i roghi.

Da questo momento in poi non si contarono i notabili, fossero essi religiosi o laici, che si lanciarono in queste azioni con fervore da “santa crociata” creando una strategia e gli strumenti metodologici per combattere le streghe.

In realtà il comportamento iniziale della Chiesa nei confronti delle streghe fu molto diverso. Si ritenne probabilmente che era più opportuno ignorare questa realtà piuttosto che avere un nuovo avversario, per cui tutte quelle donne dei villaggi rurali che ritenevano di poter guarire le malattie mediante l’invocazioni di antichi dei vennero definite delle “pazze visionarie” o “donne con scarsa cultura”, per cui si comminavano ad esse lievi pene.

Fu solo in un secondo tempo, quando il fenomeno divenne troppo importante per essere accantonato, che si cominciò a combatterlo, prima classificando la stregoneria come una delle tante sette eretiche e successivamente come una categoria a parte.

Fu  il  Papa Giovanni XXII a far partire questa guerra con grandi mezzi, e poi tutta una serie di persecutori, da Bernardo Guy a Nicholas Remy, da Henry Bouget a Pierre de Lancre, a Torquemada, a Philipp Adolf di Ehremberg, Johann Georg Fuchs, Matthew Hopkins.

Il Malleus  Maleficarum, pubblicato nel 1486, fu il più popolare fra i manuali per cacciatori di streghe durante il XVI e XVII secolo. La sua stesura si deve a due frati tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, dapprima persecutori di eretici.

 

A voler essere sinceri ci furono anche persone intelligenti ed oneste che capirono l’effettivo ruolo di queste donne e cercarono di difenderle, ma non riuscirono a contrapporsi ad una campagna di odio che aveva un obiettivo troppo importante per chi l’aveva decisa.

In Francia comparvero i primi libelli che mettevano in dubbio alcuni aspetti della stregoneria.  Nel 1631 un gesuita di Wurzburg, Friedrich Von Spee,  pubblica anonimamente (per non affrontare l'ira dei fanatici) "Cautio Criminalis", un libro che condanna la tortura nei processi alle streghe.

Ma la lotta contro le streghe, oltre ad essere la difesa delle istituzioni sopra menzionate, si inquadrava in una battaglia molto più ampia ed antica, in un tentativo di colonizzazione culturale portato dal cristianesimo contro i popoli dell’Europa continentale.

Già i romani, per difendere la diffusione della loro cultura e la loro espansione territoriale, avevano usato la tecnica di screditare certe figure, ad esempio i druidi, sia in quanto portatori di una diversa religiosità ma soprattutto perchè anima della coesione del mondo celtico. A questa fase dura fecero poi seguire altre strategie, come quella di sovrapporre dei del pantheon latino a quelli dei Celti.

Così il dio Lug diviene Mercurio, Belenus diventa Apollo e Atio si trasformò in Diana.

La cristianità continuò su questa strada di discredito di alcuni dei (Cernumnos diventa Satana, grazie anche al fatto che il dio celtico si ornava di corna di cervo) o di sovrapposizione di altri con santi cristiani (la dea Birgit diventa Santa Brigida).

La strategia continuò con le solennità religiose: Beltane, che festeggiava l’arrivo della primavera fu praticamente dimenticata, in quanto le fu sovrapposto una serie di feste sia cristiane che laiche, fino all’attuale trasformazione nella festa del Primo Maggio, mentre Samain diventò la festa di Ognissanti.

Questo fenomeno, conosciuto come “sincretismo religioso” è  il risultato di un piano preordinato, ma sul quale poi si innesta un meccanismo quasi automatico, per cui tutta una serie di atteggiamenti, riti, nozioni, leggende popolari si accodano alle  informazioni fornite volutamente creando un sistema che a lungo andare sostituisce, compenetrandolo, il sistema religioso precedente.

E’ questo il periodo della demonizzazione generalizzata di tutto ciò che non era cristiano, già iniziata nei primi secoli dopo Cristo con la creazione della definizione teologica del demonio da parte degli scrittori patristi e continuata fino ai giorni nostri;  questa operazione identificava con le pratiche demoniache tutto ciò che non ricadeva nei canoni della cristianità ufficiale, dagli scritti fino alle attività più comuni ed usuali, con degli eccessi tali che alla luce delle moderne conoscenze di psichiatria si potrebbe benissimo interpretare l’operazione come una patologia identificata con il nome di “pratica ossessiva”: così diventavano simboli demoniaci le lettere dall’alfabeto runico, o altri legati alle tradizioni ermetiche o numerologiche, come il pentacolo (anche oggi, nei filmetti “horror” di quart’ordine, gli appartenenti a sette sataniche vengono sempre mostrati nell’atto di utilizzare le rune per scrivere le formule magiche).

E’ in questo stesso periodo che nasce una nuova interpretazione di un antico termine che tanto spesso verrà legato alla figura delle streghe: “paganesimo”.

Il termine discende dal latino “pagus”, che significa molto semplicemente “villaggio”, e che pertanto veniva utilizzato per identificare gli abitanti dei villaggi in contrapposizione a quelli che vivevano nelle città (“civitas”); data la maggiore diffusione e persistenza di culti animisti (comunque non cristiani) nelle zone rurali e montane, quindi fuori dalle città, il termine cominciò ad essere usato per indicare tutti quelli che aderivano a tali culti, ed il suo significato si caricò pertanto di una connotazione negativa.

Il termine venne utilizzato per indicare tanto le streghe che gli eretici (non bisogna dimenticare infatti che l’Inquisizione nasce innanzitutto come strumento per combattere gli eretici, catari ed albigesi in particolare) è si è portata dietro questa connotazione negativa fino ai nostri giorni (chi scrive ricorda una definizione dialettale romagnola per indicare una donna vecchia e brutta : “brota com una paghéna”, ed il termine sottointendeva che oltre ad essere brutta questa persona dovesse essere anche cattiva).

Anche con l’Epifania c’è stato un fenomeno di sincretismo religioso; la vecchia festa pagana prevedeva un sacrificio simbolico: un fantoccio con le sembianze di una  strega veniva bruciato, a simbolizzare l’abbandono del vecchio anno.

La sovrapposizione ha creato una immagine legata alla ricorrenza cristiana dell’apparizione (epifania in greco, da cui l’italianizzazione in “befana”) e la strega è stata trasformata in una buona donnetta dispensatrice di doni, ma a testimoniare della derivazione da una diversa cultura, demonizzata dalla cultura imperante, è rimasto l’aspetto di vecchia, quindi un aspetto slegato dalle bellezza, secondo la logica : bello = buono, brutto = cattivo.

 

Quando il vuoto degli ideali comincia ad essere colmato da nuovi valori, quando la scienza comincia a riconquistare il terreno perduto nei secoli bui e ad analizzare la natura in maniera più seria e critica, quando filosofi e pensatori rivedono con prospettiva più ampia le loro idee circa l’uomo e la ragione, la strega medioevale scompare.

Con il rinascimento e fino all’illuminismo nascono nuove figure che indagano la scienza e lo studio dell’uomo in maniera più critica: scienziati, medici, astronomi, botanici, naturalisti..

Questi uomini riescono a dare alla natura una interpretazione che, in piccola parte, le streghe avevano fatta propria secoli prima. Il testimone della difesa della ragione passa a questi uomini e la strega non ha più motivo di esistere, almeno come portatrice di un modo di ragionare non ottenebrato da superstizioni e preconcetti.

Rimane sempre la strega dispensatrice di filtri e di fatture, questa volta però non più relegata, come quella antica, ad un ruolo di emarginata.

La società non la teme più, un po’ la considera matta e un po’ la cerca per  tutte quelle piccole pratiche legate a problemi amorosi, a questioni di sesso non sempre confessabili, a pratiche abortive.

La strega di questo periodo si occupa di questioni così poco significative da non rappresentare più un problema né per i medici    per i preti, né per la classe maschile in generale.

Il sempre minor credito che gli conferisce la società la relega ad un pubblico sempre più identificato nelle persone di scarsa cultura o in quello che, a causa di momenti particolarmente difficili della propria vita emozionale, cercano disperatamente qualcuno al quale aggrapparsi, o che possa fornire loro qualcosa in cui credere.

La loro popolarità è altalenante in sincrono con lo stato di malessere ed insicurezza della società.

In questa situazione cade  anche il motivo della differenziazione dei ruoli, così che cominciano a ritrovarsi tanto streghe che stregoni.

Le minime possibilità di intervento che viene loro imposto dalla scienza moderna, soprattutto dalla medicina, fa si che le loro pratiche si rivolgono prevalentemente alla predizione attraverso l'interpretazione di una presunta realtà superiore mediata dall’uso di elementi usuali o comunque appartenenti al mondo reale (predizione del  futuro mediante interpretazione delle carte da gioco, posizione degli astri, lettura della mano).

 

 

 

Questa l’immagine popolare della strega fino ad oggi.

In realtà già negli ultimi due secoli (come avremo modo di vedere meglio più avanti) diversi studiosi di antropologia e dei fenomeni religiosi avevano cominciato ad interessarsi delle streghe facendone oggetto di uno studio un po’ più serio di quanto la cultura popolare tramandava.

Oggi stiamo assistendo ad una serie di fenomeni che potrebbero inserirsi in una ulteriore valutazione della figura della strega, principalmente per due aspetti, uno di carattere negativo e l’altro positivo.

Sappiamo che crisi di valori, associati a particolari stati emozionali, sono un fertile campo per imbroglioni e truffatori che vogliono trarre da ciò un interesse personale; nella nostra società troppe persone sono attente a cogliere opportunità economiche scorrette e la povera vecchia strega comincia ad avere tanti concorrenti.

Nascono singoli o gruppi che offrono la stessa mercanzia delle antiche streghe, ma rivestono la loro proposta commerciale con un abito più adatto a tempi moderni: esistono medici veri (nel senso di persone fornite di laurea) che aprono studi basando le loro cure su metodi non sperimentati, spesso derivanti da  teorie cervellotiche e non provate, o sedicenti streghe (magari si definiscono in altro modo) che offrono, naturalmente a pagamento, i propri servigi per le più svariate necessità.

Dall’attività di tali figuri si dissociano le “streghe”, quelle che danno un’altra interpretazione, più nobile, del fenomeno e, come vedremo, molto più legato al ruolo sociale della strega medioevale di quanto si possa supporre in prima analisi.

Abbiamo detto della strega come portatrice di conoscenze antiche e difensore dei diritti delle donne. Questo aspetto è stato rivalutato negli ultimi anni e portato all’attenzione di un certo tipo di pubblico, ha destato curiosità e interesse per un fenomeno che era stato mal interpretato.

 

 

LA  STREGA  OGGI

Arrivati a questo punto possiamo cercare di capire chi sono le streghe oggi, e quali le motivazione che le spingono a ricercare un diverso modo di vivere attraverso una  particolare interpretazione della vita e delle regole della società.

Poiché stiamo parlando di persone che si esprimono soprattutto con scritti e non si prestano, generalmente, ad un dibattito pubblico, abbiamo ritenuto opportuno riportare il più integralmente possibile (compatibilmente con la necessità di non far diventare questo articolo un’opera enciclopedica) il materiale che si trova in circolazione, soprattutto in siti INTERNET; certi brani potranno apparire troppo lunghi, ma ciò era necessario per non essere  accusati di omettere parti che avrebbero potuto modificare completamente il senso del discorso.

Lasciamo pertanto  la parola a loro.

In uno dei tanti siti  dedicati a questo argomento troviamo:

 

 

Streghe...chi siamo?

Rispondere a questa domanda non e' facilissimo, in estrema sintesi potremmo dire che la stregoneria e' una religione basata sul culto della natura, e sull'adorazione di due divinità, una maschile ed una femminile, nonche' su un viaggio nel proprio interiore che finisce col cambiare completamente la persona. Ma se questo e' un buon discorso teorico, cosa significa questo nel concreto?

Facciamo un esempio:

Supponete per un attimo di vivere in una societa' molto arretrata e di essere una donna, una ragazza facciamo di 17 anni. Ad un certo punto la vostra famiglia accorda un matrimonio tra voi ed una persona che vi fa ribrezzo, che ha 35 anni piu' di voi e che la vostra famiglia accetta solo per la sua ricchezza: e' un "buon partito". Questo messere prova lo stesso nulla per voi, e qualche volta, per cavarsi una voglia o per avere un erede, vi violenta, appellandosi al "dovere coniugale".

Ora, a questo punto, per le regole di quella societa', voi dovete subire e basta. Quella societa' ha delle regole costruite ad HOC in modo che una determinata classe di persone abbia di diritto e la possibilita' di appropriarsi di voi, del vostro corpo, della vostra vita. In breve, con quelle regole voi, 17enne povera avete perso in partenza, avete una sola vita e le regole vi danno perdente. Congratulazioni.

Pero', improvvisamente andate in una stanza buia, tracciate un pentacolo, pregate una Dea , e qualche ora dopo apprendete che il marito e' deceduto , rendendo voi una ricca, libera  e giovane vedova.

Ora, questo e' un esempio un po' crudo, e forse verremo criticati per aver usato proprio questo come esempio. Nel contesto, ci si potra' obiettare che la societa' e' cambiata. (per quanto a noi sembra cambiata solo nell'aspetto, ed esiste ancora una classe di "definiti perdenti", solo che questi qui pur di non farlo vedere sono disposti a soffrire in silenzio). Se pensate che certe cose non succedano piu', beati ingenui!.

Comunque, lo scopo dell'esempio  era di  dire la seguente cosa: le regole di qualsiasi sistema sociale hanno dei "vincitori in partenza" e dei "perdenti in partenza". La stregoneria e' un potere, tipicamente diffuso tra i "perdenti in partenza" , il quale permette di vincere anche se si e' sfavoriti e anche se le regole del gioco dicono che perdete.

Certo, nell'ultimo secolo sono nate ideologie che propongono di cambiare le regole del gioco a favore di quelli "definiti come perdenti", ma , alla fine dei conti, visto che abbiamo i mezzi per vincere comunque, perche' mai investire energie per modificare le regole del gioco (che non rispettiamo comunque)?

Vediamo, di approfondire quello che la ragazza 17 enne dell'esempio ha fatto. Innanzitutto, si e' trovata in balia di regole sociali che le impedivano la felicita'. E senza alcuna speranza di uscirne. Avrebbe potuto pazientare, ma...quante volte si vive? Presa cosi', a 17 anni, la sua vita era finita li'. Avrebbe potuto rimediare dopo? No, il matrimonio e', guarda caso, un diritto di proprieta' "finche' morte non vi separi".

A quel punto, la disperata ricerca  di un conforto, nelle ore di solitudine, nel buio di un angolo di casa.. Improvvisamente, una percezione ,uno spiraglio. Esiste una divinita', ne esistono molte, per la gente come lei. E non e' il dio cristiano dei potenti e dei faudatari, quello che sta sempre col piu' forte , e' una Dea che e' parte di lei, che parla con lei, che la consola. 

A quel punto, la richiesta di aiuto: come posso fare? E l'unica risposta e' "la magia". Usa oggetti che vedi intorno  a te che, che puoi raccogliere fuori, cerca di sentire la volonta' che una cosa accada, pronuncia delle parole, disponi degli oggetti, e...puf, "Tana (dialettale per Diana) libera tutti! " 

 

 

Ci si apre una prima finestra su una situazione  sufficientemente chiara per  identificare la psicologia di alcune di quelle persone che si rivolgono a questo tipo di modo di vivere e di relazionarsi con esso per combattere la società, una società che non  piace e che non saprebbero come contrastare.

Una persona insicura (o almeno sicura della propria debolezza di essere nei confronti di altri che sono più forti), talmente insicura che non pensa neanche per un momento di opporsi a ciò che non gli piace, ma preferisce aggirare l’ostacolo avendone l’opportunità (…visto che ne abbiamo i mezzi per vincere comunque, perché mai investire energie per modificare le regole del gioco…).

L’insicurezza nasce all’inizio da una sensazione esistenziale, non analizzata criticamente, delle proprie angosce, da una macerazione interna delle proprie paure: i termini utilizzati lo indicano chiaramente  (..perdenti..sfavoriti..pazientare..disperata ricerca..solitudine…buio..). Alla fine diventa comunque conscia la chiarezza che la risoluzione è quella tipica delle persone che non hanno la forza di combattere (..La stregoneria è un potere tipicamente diffuso tra i perdenti in partenza..), ma nonostante questo è l’unica soluzione trovata.

D’altro canto è una soluzione nata da un’analisi del proprio stato non condivisa con nessuno, nasce da un senso di insicurezza “solitario”.

Quando però comincia a farsi strada la consapevolezza che questo stato è comune ad altri, quando ci si confida con altre persone, si scambia con esse sensazioni e speranze, allora la situazione si modifica: non si è più soli, ed allo scoraggiamento subentra prima un senso di sollievo e di sicurezza, poi un senso di potere che si fa via via più aggressivo mano a mano che ci si accorge che assieme a tanti altri si è forti, e che si può addirittura fare paura.

Torniamo al seguito de testo precedente:

 

Il terrore di ogni classe dirigente. Chiunque, il popolo, l'oppresso, ha un mezzo che gli permette di vendicarsi o di batterli. Un mezzo individuale, incontrollabile. Un mezzo che crea una nuova classe di "potenti", di "liberi", e, cosa PEGGIORE, di "felici". La felicita' e' il nemico di ogni classe dirigente. Una persona felice e' una persona incontrollabile. L'unico vero status symbol e' la felicita'.

 

Si è passati dalla ricerca di qualcosa che permette di vincere la propria  insicurezza personale quasi all’esaltazione  (…Una persona felice e' una persona incontrollabile. L'unico vero status symbol e' la felicita'….). Ma immediatamente dopo nasce anche la consapevolezza che se si fa paura si deve aspettare una reazione dal campo avverso, e allora ci si prepara a capire quali saranno le accuse.

 

Ed ecco, pronta l'accusa: le streghe adorano il demonio! Come poter godere delle giovani fanciulle, comperate dalle famiglie contro la loro volonta', se esse sono in grado di ucciderci con una magia? Come espropriare il raccolto ai poveri, se poi essi mandano la grandine a distruggerlo? A chi tramandare la ricca eredita', se il nostro seme diventa sterile? Chi fara' offerte alla chiesa contro le pestilenze se loro sanno incidere i bubboni?

Quale il "nostro" potere, se "esse" dispongono di un potere maggiore?

 

La sempre maggiore consapevolezza di sè conduce, da una prima forma di ribellismo spontaneo ed istintivo,  ad una definizione filosofica sempre più precisa del proprio credo e del proprio ruolo.

Comincia a delinearsi una vera e propria filosofia di vita.

La persona insicura che abbiamo visto all’inizio  è diventata una persona che ha accettato non tanto il  modo di aggirare le proprie angoscie, ma comincia a chiedersi se quelle angoscie erano proprio tali e non, piuttosto, il risultato di una forma oppressiva dovuta ad altri, quelli che vogliono sempre vincere ed imporre  la propria visione del mondo e le proprie regole.

Torniamo ad alcuni esempi tratti da INTERNET.

 

Così la stregoneria si configura nella societa'. Un mezzo individuale per infischiarsene di regole assurde ed ottenere cio' che si vuole, un mezzo per guarire dove il medico primario chiede centinaia di milioni per operare, un mezzo per difendersi dalle molestie del capo... o credete davvero che non vi siano piu' soprusi?

Ma anche un mezzo per essere felici, che il mondo ce ne dia il permesso o meno. Un mezzo per conoscerci dentro, per capire cosa vuole dire essere donne e poter creare la vita.

 

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Ed e' una religione, fatta di divinita' con cui parliamo, di cui l'adepto ha percezione diretta, senza bisogno di una casta di sacerdoti: l'adepto e' egli stesso sacerdote.

Ecco, sostanzialmente, la  stregoneria, comporta un cammino fatto circa cosi': rendersi conto di cosa si vuole e di cosa non si vuole: senza volonta' si perde, si subisce  e basta. Indagare dentro se stessi e cercare le proprie VERE pulsioni, ambizioni, volonta'.

Cercare in se stessi il potere di ottenere quello che si vuole. Questo porta alla percezione di due divinita', una Dea ed un Dio, che emerge in questo cammino, e che saranno la nostra interfaccia verso la magia: quindi si tratta di una religione a tutti gli effetti. Un viaggio nella PROPRIA spiritualita' interiore.

Imparare ad usare simboli e attrezzi, preghiere e capacita' magiche al fine di ottenere quanto si vuole. Questi attrezzi e questi simboli vengono prelevati direttamente dalla natura che ci circonda, in questo senso la stregoneria e' una religione "basata sulla natura". Un'altra fonte di informazioni e' la tradizione, perche' essa contiene gia' le cose che cercate, che altri hanno gia' estratto dalla natura.

Tornando al piano teologico, noi disponiamo di una forte mistica della morte , ma non di una MITOLOGIA della morte, nel senso che non veniamo a dirvi che i macellai finiscono nel paradiso dei macellai dove le strade sono di vitello e nei fiumi scorre lo strutto....

la nostra mistica della morte deriva dall'identificare l' "Anima" con la stessa Vita, e nell'associare alla vita stessa , al suo concepimento e al suo svolgimento, ai suoi ritmi, un attributo di Sacro.

 

 

 

Abbiamo detto di una filosofia che comincia a delineare i propri punti fondamentali, ed in questo si notano forti similitudini con la stregoneria antica, culto animista e senza intermediari (……fatta di divinita' con cui parliamo, di cui l'adepto ha percezione diretta, senza bisogno di una casta di sacerdoti: l'adepto e' egli stesso sacerdote….),…..(…..indagare dentro sè stessi e cercare le proprie VERE pulsioni, ambizioni, volonta'….), legato ai culti della natura e della terra (…… in questo senso la stregoneria e' una religione "basata sulla natura".…), e soprattutto, come la antica stregoneria, disposto a combattere perché le cause che determinarono insicurezza vengano in qualche modo rimosse, in quanto le cause esistono ancora (... o credete davvero che non vi siano piu' soprusi?….).

E’ ovvio che una filosofia di questo tipo attrae anche altri “tipi psicologici”: tutti quelli che, in un modo o nell’altro, tendono a ”subire” la vita più che ad affrontarla, e consci di questo cercano soluzioni “non abituali”, ma anche quelli che si pongono lo stesso problema in maniera più aggressiva, ed arrivano a conclusioni esistenziali ed a proporre stili di vita che scandalizzano la maggior parte dei cosidetti “benpensanti”.

La forte componente libertaria di questo credo non rifiuta nessuno; rifiutando qualcuno si porrebbe infatti dalla parte di chi giudica, e giudicare vuol dire aver posto delle regole su quello che è buono e conveniente, ossia porsi dalla parte di quel potere calato dall’alto che è proprio quello si vuole  combattere.

 

Alcuni esempi di persone con queste caratteristiche psicologiche si deducono da brani raccolti in rete; si va da poeti che si esprimono secondo tematiche e forme tra il morboso e l’horror di quarta serie, a chi si pone problematiche teologiche, a chi propone una visione del piacere che ricorda molto da vicino gli scritti di Reich tanto cari a chi ha vissuto il  periodo della contestazione giovanile del “68, a chi invece rivede proprio questo periodo in chiave critica. Non manca chi si appella all’amore universale utilizzando un frasario tipico degli esponenti della  new age.

 

"Assapora la notte./ Gusta l’ oscurità./ Prendi sulle labbra/ ogni momento/ a occhi chiusi./ Profanerò il buio/ e lo colorerò di bianco".

 

"Vivi questi attimi,/ lascia che il mio corpo/ sprizzi fuori dall' anima,/ lascia che questa aleggi intorno/ e che guardi i muscoli/ guizzare nel peccato./ Lei giudicherà,/ ma solo sé stessa.

 

"Giaciglio tremante/ nella mia mente;/ ombra nei miei pensieri;/ terrore nel mio orrore;/ regina nelle mie tenebre;/ fatti sepolcro/ per il mio scettro/ e l'estasi sarà/ eterna".

 

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Vide la sagoma sempre più vicina e notò che si trattava di un uomo giovane, ma orrendo. Avrebbe voluto gridare, ma aveva come la sensazione che non le sarebbe servito a niente; e poi sapeva di essere inabissata in un incubo e voleva vedere che cosa avrebbe fatto la figura avvolta nel mantello lucido e nero. Lucidi e neri erano anche i capelli lunghi e lisci come olio di lino. La pelle del volto era bluastra e si contorceva in due pieghe arcigne agli angoli della sottile bocca vermiglio. Il naso affilato lo faceva somigliare ad un' aquila reale e qualcosa di aristocratico si spandeva, in verità, per tutto il suo essere.

L' orrore si tramutò rapidamente in desiderio e, ricordando ancora una volta di essere in sogno, pensò compiaciuta che avrebbe potuto approfittare dell' occasione.

Gli occhi del demone erano di carbone, ma si tramutarono in tizzoni ardenti quando la preda fece capire di essere a completa disposizione.

 

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Le donne erano incatenate e gli uomini, in verità, apparivano come i veri dominatori dello scenario. Si prostravano davanti ad un idolo dalla testa d’oro, munito di quattro piedi ed invocavano Baphomet.  Ad un certo punto, una guardia aprì la gabbia del serpente; questo montò sulla tavola e si attorcigliò intorno ai pani

 

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Parlando di religione tutti prima o poi arrivano a chiedersi se stanno sognando, se si stanno inventando tutto, o se quello che sentono e provano sia vero o meno. Esistono diverse soluzioni a questo dilemma ,alcune di basso livello, altre un po piu' evolute.

Gli Wicca considerano al semplice fede come un basso espediente per superare un problema , quello dalla mancanza di un rapporto personale con il divino.

Iniziamo dal basso, ovvero dalla cosiddetta fede.

Molte religioni (tra cui NON noi) basano la religione sul concetto di fede.

Fede significa di fatto "credere", credere per quanto assurdo, credere anche quando tutto il resto dice che sia tutto falso. Questo tipo di approccio NON comprende nessun tipo di contatto , di visione o di percezione della divinita', tranne per determinate "prove" che sarebbero i cosiddetti miracoli. Tuttavia, persino in queste religioni, resistono le figure di coloro (pochi) che hanno la visione di una divinita', come quelli che vanno alla mecca e sulla strada incontrano Maometto, o che vedono la Madonna nel cielo.

Importante notare il fatto che la fede venga considerata piu' forte laddove essa si oppone all' evidenza. Non basta il fatto di credere che qualcosa sia vero. E' istruttivo l'esame del comportamento di Tommaso, il quale chiese al suo signore di mostrargli le ferite. Ora, dopo averne avuto prova, CERTAMENTE egli credeva a quando aveva  visto, e ne aveva certezza incrollabile, avendone avuto le prove. Ma questo comportamento viene criticato duramente, in quando egli poneva la prova come condizione per credere, mentre la fede si suppone incondizionata aprioristicamente.

Un'altra figura tipica e' il profeta, colui che ha la visione del divino. Egli ha fede, in quanto la visione arriva SEMPRE inaspettatamente e , a (curiosa coincidenza) CONTRO la volonta' del profeta e comunque senza essere stata richiesta. Questa condizione, che sembra banale, e' fondamentale per permettere al profeta di rimanere uno che "ha fede": in altre parole, se anche la visione non fosse arrivata egli avrebbe creduto comunque.  Persino nel cinema, c'e' la figura di Don Camillo, che parla col crocifisso e lui gli risponde. In quel caso, la fede e' superata, visto che esiste una percezione del cristo, percezione che toglie al prete l'esigenza di credere senza alcun sostegno.

E' interessante porsi adesso la domanda: Don Camillo, aveva fede? Apparentemente, stando alla visione cui sopra, NO, in quanto, una volta percepito il suo signore, egli aveva prova sensoriale della sua esistenza. Perche' questo fosse comunque un atto di fede e' necessario che Don Camillo, paradossalmente, dubitasse del fatto che la voce venisse davvero dal suo cristo, e che la attribuisse a lui come atto di fede, ovvero logicamente ingiustificato. Si realizza quindi un curioso paradosso secondo cui l'unico metodo per avere fede e' di NON sapere, in quanto SAPENDO con certezza di avere la visione del dio, allora si crede ma non si ha fede.....la figura come quella del sacerdote che parla con dio e' da un lato necessaria per sostenere la sua figura, ma dall'altro e' deleteria perche' fa pensare che esiste un livello di contatto al quale non serve piu' fede perche' c'e' contatto. La fede NON e' l'approccio Wicca, anzi, e' cosi' distante da noi che per parlarne abbiamo dovuto trattare una teologia del tutto estranea come quella cristiana.

Ora, quello che nello Wicca si tenta e' quello di dare ad OGNUNO la possibilita' di avere un contatto del genere con le divinita'.

Lo Wicca non "crede", lo wicca "vede".

Questo NON e' un approccio strano nel mondo delle religioni.  Pensiamo all'indio amazzonico per il quale Dio altro non e' che il fiume, visto come acqua che scorre e dal quale poter trarre vita. Egli NON ha bisogno di alcuna fede, in quanto vede come esperienza quotidiana il proprio dio, e non gli attribuisce alcuna personalita', ma solo la facolta' SUPPOSTA DIVINA, di essere   eterno e di donare la vita al villaggio senza chiedere nulla in cambio.

L'atteggiamento che noi consideriamo piu' che lecito, se non dovuto, e' un "bene, voglio parlare con gli dei". E lo scopo del cammino Wicca e' quello di avere una visione diretta e CERTA degli dei, un dialogo privo di intermediari, con una percezione delle divinita' simile a qella di don Camillo....ovvero PRIVA di fede...e fatta di una percezione diretta del divino. Ma a questo punto il problema e' : e se Don Camillo ( e quindi... io) stessimo avendo le allucinazioni? E se quello che io vedo non fosse vero ma solo un parto della mia fantasia?

Iniziamo da un esempio. Per intenderci, siamo su un treno, guardiamo dal finestrino e vediamo qualcosa, che so, la madonna che fa joggin' correndo dietro un intercity con tanto di  walkman (con su l'LP del papa) alle orecchie. Ora, se vogliamo sapere se e' un'allucinazione o meno , generalmente chiediamo agli altri passeggeri "vedete nulla voi?" Se loro rispondono "no", allora e' chiaro che riteniamo di avere un'allucinazione. Il primo problema che il profeta cristiano, o il comune wicca, si pone e' proprio "che cosa sia questa esperienza". Le culture sciamaniche NON si ponevano questo problema, in quanto lo sciamano era spesso il pazzo, e la pazzia era considerata una forma di visione superiore o divina. Con l'arrivo della mentalita' razionale, questo diviene un imperativo: l'esperienza che mi accingo a provare e' "reale?"

L'approccio che si segue e' quello scientifico, ovvero si fa un "esperimento" per stabilire se anche altri misurino la stessa esperienza. Al no, concludiamo che la nostra esperienza NON e' "reale". Ma questo ha alcune curiose eccezioni.....Adesso supponiamo di avere un'improvvisa fitta di dolore al basso ventre, sulla destra , oppure, che so, un mal di testa fortissimo, o un prurito.

Lì per lì, potremmo chiedere agli altri passeggeri se sentono la stessa cosa, e se non la sentono, dovremmo dedurre che si tratti di un'allucinazione.....(e magari schiattiamo in treno di peritonite, mentre gli altri stanno proprio bene. Che allucinati che siamo.)

Ma invece ci crediamo e chiamiamo un'ambulanza o chiediamo l'aspirina o ci grattiamo. Interessante notare come IN OGNI CASO esiste una zona, quella delle percezioni corporee, che viene comunque strappata al mondo razionale, e a quello sperimentale, divenendo un territorio in cui TUTTE le percezioni sono "realtà", a prescindere dal fatto che essere possano essere confrontate con quelle di altri. E' il caso del dolore, o del prurito, o dell'orgasmo...tutto io' che e' percezione di SE STESSI e' di fatto REALTA', a prescindere da ogni altra prova e NON ci curiamo di stabilire se gli altri provino lo stesso. Abbiamo quindi definito un territorio nel quale la percezione di un qualsiasi Dio e' IPSO FACTO verita'. Le stesse argomentazioni che potremmo usare verso la percezione SENSORIALE di Dio potrebbero essere usate per smentire un mal di testa, un orgasmo, un prurito, come semplice frutto della suggestione. Ma la verita' e' che nessuno di noi sente il bisogno di mettere in DUBBIO la percezione sensoriale del proprio corpo e dei propri stati sensoriali.

La differenza tra e due esperienze sta nel fatto che la prima riguarda un evento sicuramente FUORI da noi, ovvero l'esistenza della madonna fuori dal finestrino tutta sudata perche' corre dietro ad un intercity, mentre il secondo evento, l'emicrania o l'appendicite, riteniamo siano eventi "interni" , eventi che appartengono SOLO a noi, ma non per questo MENO reali.

Ecco, la percezione che noi vogliamo raggiungere e' la stessa percezione che abbiamo del dolore, di quando abbiamo caldo, o freddo, o la nausea o un orgasmo, ovvero una sensazione FISICA, che vive ed esiste a livello percettivo, nel nostro corpo.

Allora, quando si dice di stendersi a terra per percepire il movimento del ciclo della natura, non si intende "pensare" il movimento, o "immaginare" il movimento, ma rilassarsi e guardare le stelle, finche' non si sente la SENSAZIONE del movimento, sensazione FISICA e sensoriale.

In questo modo, come accade del dolore o dell'orgasmo, NON chiediamo ad altri conferma delle nostre sensazioni, in quanto SAPPIAMO di averle provate, ed il fatto di averle provate costituisce IN SE' l'esperienza che cercavamo.

Per questo TUTTO il percorso Wicca e' imperniato sul "provare" le cose, su cio' che si prova e si sente, sui colori, sui sapori, sulle sensazioni dei riti, sulle magie dei simboli e delle emozioni per produrre una o piu SENSAZIONI intime, PERSONALI e  percettive.

In questa fase quindi notiamo un vero e proprio processo di somatizzazione della religione, ovvero della religione che viene vissuta come "anima-corpo". Superato il rifiuto del corpo tipico dei cristiani, si arriva a riunire il corpo e lo spirito in un UNICO ambito percettivo, facendo coincidere le percezioni SENSORIALI con delle percezioni RELIGIOSE. La simbiosi con la Natura e la visione di una NATURA-DEA creano un ulteriore asse religione-corpo-natura, in cui al corpo viene chiesto di percepire , dalla visione della natura, la visione della Dea. L'abbattimento degli ostacoli percettivi tra il corpo e la natura