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TITOLO |
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ANROPOLOGIA, CHIESA E STREGHE |
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DAL SITO |
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AUTORE |
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DAVIDE MINISCI |
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La stregoneria potrebbe essere identificata come uno statuto mitico – rituale nel quale, all’interno di ogni cultura, viene ad esprimersi la reazione aggressiva di gruppi e di margini sociali che, per motivi vari, non sono integrati o sono parzialmente integrati nei modelli propri della cultura propria dalla quale dipendono, o anche respingono tali modelli.
La formazione
d’aree di aggressività, nelle quali viene ad emergere la
fenomenologia stregonica, è certamente molto complessa, e le
dinamiche di formazione vanno scoperte ed analizzate all’interno
delle specifiche culture, ed in relazione ai conflitti
presenti in esse. Vi sono, per
esempio, numerose culture nelle quali la stregoneria sembra
corrispondere alla carica aggressiva e anti – sociale di gruppi
che la maggioranza respinge ed emargina, caratterizzandoli come
estranei, “stranieri” o alieni secondo la dinamica tipica del
pregiudizio. In questi casi,
i gruppi emarginati, sono considerati portatori di patrimoni
rituali e mitologici che si contrappongono eversivamente ai
modelli della maggioranza e divengono stregoneria nella loro
relazione antitetica con tali modelli. Ci si può riferire, per
questi casi, alla condizione degli Zingari in rapporto alle
culture moderne e contemporanee occidentali; dei Falascià in
rapporto alla cultura etiopica; dei Fabbri o Forgeroni in
rapporto a molte culture etnologiche; dei Yezidi in rapporto
alla cultura islamica; dei Triballi e degli Illiri in rapporto
alla cultura greca. Altre volte
l’area d’aggressività sembra delinearsi nella storia interna di
una specifica cultura, senza, cioè, la rilevanza di un’antitesi
fra modelli di cultura ed estraneità o alienità etnicamente
qualificabile. Può avvenire che, in una cultura, un gruppo
economicamente emarginato o oppresso (contadini poveri nella
società feudale o post-feudale) respinga gli schemi della
maggioranza oppressiva come esprimenti un quadro ideologico
sostanzialmente estraneo, non capace di trasmettere un messaggio
salvificante significante; e parallelamente qualifichi i propri
comportamenti e le proprie mitologie come “negazione” o
“capovolgimento” di quegli schemi, affidandosi ad una “religione”
autonoma che si specifica come l’ ”inverso” della religione
tradizionale. In alcuni casi tale “religione” autonoma attinge
parte delle sue tematiche ai residui non integrali e
folkloricamente individuabili di patrimoni di epoche precedenti (XV-XVIII
secolo). Il tema dell’aggressività, non copre però – anche se
convincente – tutto l’arco dell’etiogenesi ricca ed articolata
del fenomeno; in quanto presenta un’ambivalenza significante, nel
senso che le impulsioni aggressive non si muovono nella sola
direzione indicata ( emarginati modelli) in quanto, viceversa le
maggioranze portatrici di modelli culturali, possono esprimere la
loro aggressività a carico dei gruppi emarginati come stregonici
e risolvere, nell’opposizione persecutoria a tali gruppi, le
proprie crisi conflittuali e i propri rischi di fallimento. In
altri termini il diavolo assume una funzione di valvola di
sicurezza e una forma fantastica che garantisce il potere.
Questa ambivalenza delle emergenze aggressive sembra evidente
almeno nel caso della stregoneria occidentale, che da
l’occasione storica ad alcune strutture culturali (cattoliche e
riformate) di riversare su arre umane emarginate (streghe e
stregoni), avvalendosi della figura demoniaca, le cause del
proprio malessere, della propria dimensione di cultura – colpa –
peccato, e di riacquisire, attraverso le persecuzioni, il fittizio
affidamento ad una sicurezza di essere storicamente in un
mondo che, liberato dalle streghe, si crede liberato dalle
radici del proprio malessere. La presenza di imponenti movimenti
stregonici, corrisponde ad epoche in cui sono verificabili
l’insofferenza per le strutture del proprio tempo e la ricerca
di soluzioni che rinunziano ad una radicale modificazione di
esso e realizzano una fuga alienante. Le correnti satanistiche
e stregoniche che si presentano all’interno delle società
consumistiche e tecnologiche, sono collocabili negli Stati Uniti,
in Svezia, in Svizzera e in Italia. In effetti ciò è
dimostrato, per esempio, in Italia, in Friuli dove troviamo i
Benandanti, i quali si presentano in un primo tempo come
difensori dei raccolti contro le streghe e gli stregoni; poi, i
meno di un secolo, sotto la pressione degli inquisitori, eccoli
inaspettatamente assumere i tratti degli odiati antagonisti.
Questa trasformazione ha probabilmente valore esemplare , le
diramazioni al di là delle Alpi delle credenze imperniate sui
“Benandanti” consentono di avanzare un’ipotesi generale sul
significato e le origini della stregoneria popolare. Inoltre è
da verificare se e in quale misura la serie di ipotesi
antropologiche e psicosociologiche ora avanzate sia applicabile
ai fenomeni di stregoneria delle società arcaiche, globali e
primitive. In quelle società, la stregoneria, pur avvertita come
negazione del modello culturale – religioso e pur diagnosticata
nei suoi contenuti aggressivi, è pur dimensionata come struttura
necessaria, culturalmente inevitabile e insopprimibile. Il demonismo stregonico nella dottrina ecclesiastica Tutti i trattati
di demonologia della grande epoca inquisitoriale, collimano
nell’individuazione del personaggio che diviene non solo oggetto
di una costante possessione diabolica, ma stringe con il
demonio un patto definitivo, diretto contro il benessere del
gruppo: la strega. La strega si distingue dal semplice
indemoniato in quanto essa non è la vittima del mondo dei
demoni ma è la protagonista di un’impresa di rischio e
perdizione, nel corso del quale sollecita un suo rapporto
personale con il mondo del male e riassocia ad esso
fisicamente e spiritualmente, in odio del mondo e dei suoi
limiti, per l’acquisto di una potenza effimera e, tuttavia,
tremenda. Di conseguenza dipende da ciò il principio di
ricorrere alla strega non con mezzi esorcistici e terapeutici
ma con la morte. Si discusse in particolare il patto e le
consuetudini con il demonio, dando rilievo alle forme sessuali
del rapporto con esso istituito dalle streghe. Il tema sessuale,
nelle esposizioni teologiche sull’argomento, è fondamentale, poiché
all’origine del rapporto sembra essere presupposto un peccato di
sesso o un desiderio di sfrenata licenza che spinge la donna
a sperimentare la sua unione con satana o ad accoglierne le
sollecitazioni amatorie, dannandosi per sempre. |