La stregoneria potrebbe essere identificata come uno
statuto mitico – rituale nel quale, all’interno di ogni cultura,
viene ad esprimersi la reazione aggressiva di gruppi e di margini
sociali che, per motivi vari, non sono integrati o sono
parzialmente integrati nei modelli propri della cultura propria
dalla quale dipendono, o anche respingono tali modelli.
La formazione d’aree di aggressività, nelle quali
viene ad emergere la fenomenologia stregonica, è certamente molto
complessa, e le dinamiche di formazione vanno scoperte ed
analizzate all’interno delle specifiche culture, ed in relazione
ai conflitti presenti in esse.
Vi sono, per esempio, numerose culture nelle quali
la stregoneria sembra corrispondere alla carica aggressiva e anti –
sociale di gruppi che la maggioranza respinge ed emargina,
caratterizzandoli come estranei, “stranieri” o alieni secondo la
dinamica tipica del pregiudizio.
In questi casi, i gruppi emarginati, sono considerati
portatori di patrimoni rituali e mitologici che si contrappongono
eversivamente ai modelli della maggioranza e divengono stregoneria
nella loro relazione antitetica con tali modelli. Ci si può
riferire, per questi casi, alla condizione degli Zingari in rapporto
alle culture moderne e contemporanee occidentali; dei Falascià in
rapporto alla cultura etiopica; dei Fabbri o Forgeroni in rapporto
a molte culture etnologiche; dei Yezidi in rapporto alla cultura
islamica; dei Triballi e degli Illiri in rapporto alla cultura
greca.
Altre volte l’area d’aggressività sembra delinearsi
nella storia interna di una specifica cultura, senza, cioè, la
rilevanza di un’antitesi fra modelli di cultura ed estraneità o
alienità etnicamente qualificabile. Può avvenire che, in una cultura,
un gruppo economicamente emarginato o oppresso (contadini poveri
nella società feudale o post-feudale) respinga gli schemi della
maggioranza oppressiva come esprimenti un quadro ideologico
sostanzialmente estraneo, non capace di trasmettere un messaggio
salvificante significante; e parallelamente qualifichi i propri
comportamenti e le proprie mitologie come “negazione” o
“capovolgimento” di quegli schemi, affidandosi ad una “religione”
autonoma che si specifica come l’ ”inverso” della religione
tradizionale. In alcuni casi tale “religione” autonoma attinge parte
delle sue tematiche ai residui non integrali e folkloricamente
individuabili di patrimoni di epoche precedenti (XV-XVIII secolo). Il
tema dell’aggressività, non copre però – anche se convincente – tutto
l’arco dell’etiogenesi ricca ed articolata del fenomeno; in quanto
presenta un’ambivalenza significante, nel senso che le impulsioni
aggressive non si muovono nella sola direzione indicata ( emarginati
modelli) in quanto, viceversa le maggioranze portatrici di modelli
culturali, possono esprimere la loro aggressività a carico dei
gruppi emarginati come stregonici e risolvere, nell’opposizione
persecutoria a tali gruppi, le proprie crisi conflittuali e i
propri rischi di fallimento. In altri termini il diavolo assume una
funzione di valvola di sicurezza e una forma fantastica che
garantisce il potere. Questa ambivalenza delle emergenze aggressive
sembra evidente almeno nel caso della stregoneria occidentale, che
da l’occasione storica ad alcune strutture culturali (cattoliche e
riformate) di riversare su arre umane emarginate (streghe e
stregoni), avvalendosi della figura demoniaca, le cause del proprio
malessere, della propria dimensione di cultura – colpa – peccato, e di
riacquisire, attraverso le persecuzioni, il fittizio affidamento ad
una sicurezza di essere storicamente in un mondo che, liberato
dalle streghe, si crede liberato dalle radici del proprio malessere.
La presenza di imponenti movimenti stregonici, corrisponde ad epoche
in cui sono verificabili l’insofferenza per le strutture del
proprio tempo e la ricerca di soluzioni che rinunziano ad una
radicale modificazione di esso e realizzano una fuga alienante. Le
correnti satanistiche e stregoniche che si presentano all’interno
delle società consumistiche e tecnologiche, sono collocabili negli
Stati Uniti, in Svezia, in Svizzera e in Italia. In effetti ciò è
dimostrato, per esempio, in Italia, in Friuli dove troviamo i
Benandanti, i quali si presentano in un primo tempo come difensori
dei raccolti contro le streghe e gli stregoni; poi, i meno di un
secolo, sotto la pressione degli inquisitori, eccoli inaspettatamente
assumere i tratti degli odiati antagonisti. Questa trasformazione ha
probabilmente valore esemplare , le diramazioni al di là delle Alpi
delle credenze imperniate sui “Benandanti” consentono di avanzare
un’ipotesi generale sul significato e le origini della stregoneria
popolare. Inoltre è da verificare se e in quale misura la serie
di ipotesi antropologiche e psicosociologiche ora avanzate sia
applicabile ai fenomeni di stregoneria delle società arcaiche,
globali e primitive. In quelle società, la stregoneria, pur avvertita
come negazione del modello culturale – religioso e pur diagnosticata
nei suoi contenuti aggressivi, è pur dimensionata come struttura
necessaria, culturalmente inevitabile e insopprimibile.
Il demonismo stregonico nella dottrina ecclesiastica
Tutti i trattati di demonologia della grande epoca
inquisitoriale, collimano nell’individuazione del personaggio che
diviene non solo oggetto di una costante possessione diabolica, ma
stringe con il demonio un patto definitivo, diretto contro il
benessere del gruppo: la strega. La strega si distingue dal
semplice indemoniato in quanto essa non è la vittima del mondo
dei demoni ma è la protagonista di un’impresa di rischio e
perdizione, nel corso del quale sollecita un suo rapporto personale
con il mondo del male e riassocia ad esso fisicamente e
spiritualmente, in odio del mondo e dei suoi limiti, per l’acquisto
di una potenza effimera e, tuttavia, tremenda. Di conseguenza dipende
da ciò il principio di ricorrere alla strega non con mezzi
esorcistici e terapeutici ma con la morte. Si discusse in
particolare il patto e le consuetudini con il demonio, dando
rilievo alle forme sessuali del rapporto con esso istituito dalle
streghe. Il tema sessuale, nelle esposizioni teologiche sull’argomento,
è fondamentale, poiché all’origine del rapporto sembra essere
presupposto un peccato di sesso o un desiderio di sfrenata licenza
che spinge la donna a sperimentare la sua unione con satana o
ad accoglierne le sollecitazioni amatorie, dannandosi per sempre.
Il demoni, secondo le tesi di Del Rio, può
sessualmente unirsi in forma di succube con lo stregone, in forma
di incubo con la strega e consumare il coito. In quanto al corpo
materiale che assume in tali unioni, i demoni possono prendere il
corpo dei defunti, ovvero farsene uno nuovo con aria o altri
elementi, dandogli i caratteri della carne palpabile, muovendolo,
riscaldandolo e fornendolo artificiosamente di sesso maschile o
femminile (che non posseggono naturalmente) portando il seme da
altre parti e imitandone la naturale emissione. Da tali unioni
possono nascere figli ma, comunque, devono procurarsi il seme da un
uomo sottraendoglielo nel sonno poiché non possono generare per
propria forza e propria sostanza come gli uomini. Primariamente
sollecitano la mente degli uomini ad amore disordinato, in secondo
luogo li rendono impotenti, in terzo luogo, sottraggono all’uomo le
parti fisiche destinate alla generazione; in quarto luogo,
trasformano con arte prestigiosa gli uomini in forme bestiali; in
quinto luogo, distruggono l’istinto generativo femminile, in sesto
luogo, procurano l’aborto e in settimo luogo offrono i neonati ai
demoni.
Diavoli e streghe al Sabba
Il Sabba, o convegno, o congresso notturno, del quale
le streghe erano accusate nei processi è, anch’esso, uno degli
argomenti preferiti dai demonologi.
La strega uno o due giorni prima della riunione
notturna, detta congregatio o synagoga, riceve l’intimazione di
parteciparvi da parte di un demonio, che è appositamente a ciò
delegato, e può esentarsene soltanto se ha un giusto e legittimo
motivo. Quando è giunta l’ora del convegno, la donna è chiamata da
una voce umana, quella del demonio detta Magisterius o Magister,
Martinettus, Martinellus. Si unge, allora, con un unguento in alcune
parti del corpo, esce dalla casa per il camino e incontra lo
stesso Magisterius in forma di capro o di ariete. Gli sale in
groppa e in brevissimo tempo raggiunge il noce di Benevento. Ma
la strega può anche essere sollevata nel suo volo, su un bastone,
su una scopa, su una canna, su un toro, su un cane.
Il demonio presiede il sabba, sedendo su un trono, in
forma di capro o di cane. A lui si presentano i partecipanti, per
rendergli omaggio, e lo adorano non già genuflessi come supplici,
ma avvicinandoglisi con le terga, o a testa in giù, o con la
testa non inchinata ma rivolta al cielo, portando in offerta
candele di colore piceo o l’ombelico di un neonato e baciandogli
l’ano se è un caprone, mentre se ha le sembianze di una rana,
baciandogli le labbra. Talvolta si imita la Messa dei Cattolici e,
in alcuni casi noti nella trattatistica, si offre il sacrificio di
esseri umani, in prevalenza di figli e di neonati, ovvero si
presenta un’offerta di seme umano mescolato con sacro crisma.
Talvolta qualcuno dei partecipanti porta con sé un’ostia consacrata
che è riuscito a trattenere in bocca comunicandosi, e la pesta di
fronte al demonio. Inoltre, si univano tutti nella venerazione del
diavolo e danzavano intorno a lui al suono di una macabra musica
eseguita con strani strumenti, quali teschi di cavalli, tronchi di
quercia, ossa umane. Compiuti i riti, le streghe partecipavano ad un
lauto banchetto, nel quale consumavano le provviste che il demonio
medesimo ha loro fornito o che esse hanno portato: in Germania
rape affettate, parodie dell’Ostia consacrata, nella Savoia, bambini
arrostiti o bolliti, in Spagna, cadaveri dissepolti, preferibilmente
di parenti, nell’Alsazia, fricassee di pipistrelli, in Inghilterra, più
intelligentemente, carne arrostita e birra, ma importante è sapere
che il cibo era freddo e insapore e per qualche arcana ragione
demonologica, un ingrediente fondamentale, il sale, non era mai messo.
Dopo il banchetto, ciascuno dei demoni prende per mano la sua
allieva prediletta e danza con lei spalla contro spalla
all’inverso di quanto avviene nel mondo umano. I danzatori portano,
qualche volta candele picee accese nelle mani e cantano strofe
oscenissime in onore dei demoni unendosi con loro in contatti
nefandi (camminano all’indietro –mondo alla rovescia). Durante i
rapporti sessuali il diavolo, si manifesta alle donne come incubus
e agli uomini come succubus. Una volta finito il sabba, i demoni
si affrettano a riportare indietro le loro adepte, accompagnandole
alla loro casa, prima che la notte sia completamente trascorsa e
prima che suoni il mattutino, poiché, se mentre sono in viaggio
aereo, la campana squilla, essi sono costretti a deporre le donne
nel luogo in cui hanno udito il suono, né la possono più toccare.
I sabba erano molto frequenti; inizialmente, gli inquisitori della
Lorena, ritennero che avvenissero di Giovedì, ma si scoprì che i
sabba avvenivano anche Lunedì, Mercoledì, Venerdì e Sabato, ma si
accertò anche il Martedì come giorno di riserva.
Diavoli e streghe dinanzi ai tribunali
Il documento giuridico più antico ed importante che
riguarda il demonismo stregonico è inserito nei “Libri de
synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis”di Reginone di
Prüm, il quale da ai vescovi precise istruzioni sulla posizione
dottrinale da assumere nei riguardi di queste credenze che essi,
evidentemente, le trovano diffuse presso le popolazioni nelle loro
visite.
Il testo di Reginone, si pone come un documento
ecclesiastico-giuridico, sui limiti del potere dei demoni e della
loro concreta azione sulle streghe. Ricordato ai parroci, l’obbligo
di separare dal corpo sano della Chiesa, coloro che seguono
dilettuare credenze, Reginone, fa subito riferimento ad alcune
scellerate donne che, seguendo satana, sedotte dalle illusioni e dai
fantasmi diabolici, credono e proclamano che, con Diana (pagana) e
con innumerevoli donne, cavalcano sopra talune bestie nelle ore
della notte attraverso enormi distanze obbedendo ai comandi della
dea. Queste non penano solo personalmente, ma trafiggono un infinito
numero di altre nella loro perfidia, portandole a credere che vi
sono altri dei all’infuori dell’unico Dio. Alla fine, il testo del
Canon, afferma che se anche le presunte streghe non partecipano ai
Sabba, la loro colpa è in ogni caso evidente perché non credono a
Dio ma al diavolo.
Nella “Summa de officio inquisitonis”, è
inserito un formulario di domande che l’inquisitore deve porre
alla strega in giudizio: ha compiuto atti cultuali in onore del
demonio, o se li ha fatti compiere, se sa chi li ha compiuti; se
ha fatto l’esperimento dello specchio, o della spada, o dell’unghia,
o della sfera, o del manubrio d’avorio, o dell’invocazione dei
demoni su erbe, uccelli o altre creature; se ha fatto pratiche
magiche che provocano l’amore delle donne o degli uomini, l’ira,
l’odio o la discordia, o sono destinate a trovare tesori nascosti
o cose rubate, o a procurare onori e ricchezze; se ha fatto la
pratica del cerchio magico, o del bambino, o ha compiuto qualche
sacrificio per avere responsi dal demonio; se ha preparato fatture
con la testa di uomini morti o vivi o con i loro vestiti, o
con capelli; se ha scritto formule sull’ostia consacrata o altrove
con sangue umano; se ha ricavato presagi dai visceri e dalle ossa
di animali, se al capodanno, ha compiuto pratiche augurali per la
buona sorte e se ha dato o ricevuto strenne; se ha preparato
filtri e ha compiuto pratiche con l’ostia consacrata, con il sacro
crisma o con l’acqua del battesimo. Questi si ponevano anche agli
idolatri o eretici.
Anche i Catari, furono accusati di stregoneria. Alain,
infatti, faceva derivare il nome Catari, come accusa del baciamento
dell’ano di satana sotto forma di gatto. Il cataro adepto, dopo
aver giurato fedeltà al diavolo, gli rende omaggio baciandogli
l’ano. Questi sono accusati di uccisioni di bambini per procurarsi
il grasso per ungere scope, preparazione di polvere con i visceri
dei bambini ed altri ingredienti animali, per spargerli nell’aria, in
tempo nebbioso, così da provocare morte e distruzione.

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