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LA "SANTA" INQUISIZIONE |
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Nel 1231 da Gregorio IX
viene istituito il tribunale della Santa inquisizione dipendente
direttamente da Roma che si occuperà di condannare, punire e correggere
le eresie e gli eretici, cioè coloro che vengono colti in aperto
dissenso con le dottrine della chiesa cattolica, questo anche a causa
delle varie sette di matrice cristiana che sempre piú andavano
diffondendosi e che spesso oltre a non seguire il dogma ecclesiastico in
aperto contrasto con l'autorità spirituale, talvolta non riconoscevano
neppure l'autorità del papa e della gerarchia.
L' "Esodo" dice chiaro e
tondo (22,17) che "non bisogna lasciare in vita neanche una strega".
L'atto di parola si muta inesorabilmente in perversione eretica, limite
della perversione teologica propugnata dagli inquisitori. L'inquisizione
si distingue da un processo di lettura perchè tratta la dissidenza come
un dissenso rispetto a un sistema, a una chiesa. La condizione della
prova di stregoneria è quella di essere certa e indiscutibile. Perció il
rischio di complicità è enorme: l'avvocato e il giudice badino soltanto
a garantire la procedura dell'esecrazione. L'ordine civile, religioso,
militare, istituzionale, in definitiva l'ordine pubblico, la civiltà
stessa vengono diretti dagli inquisitori. Pertanto l'error, ma anche il
dubbio sono perversioni eretiche. In tanta fede, il giudice non ha
scampo: non puó permettersi una distreazione, un'omissione. Dal canto
loro gli inquisitori, come taluni sessuologi contemporanei, non si
occupano dell’atto sessuale, ma della sua pensabilità, della sua
possibile inscrizione canonica. Il malleus è anche la traversata della
fantasmatica maschile della società occidentale intorno all’atto
sessuale. Ma gli inquisitori rivendicano un’azione fatta in nome della
realtà, una realtà immobile che deve consentire di realizzare i
fantasmi. Sotto il concetto, riaffermato ancor oggi dalla psichiatria,
della pratica come observatio, che anzitutto osservanza. Ecco l’impensabilità
del femminile, sorge allora il tentativo di produrre la stregoneria come
violenza allo stato puro. Una misoginia senza pari viene messa all’opera
nei termini estremi di un rilievo raccapricciante del femminile, anche
fino a rendere impossibile il processo di femminilizzazione degli
inquisitori e della società stessa. Costoro vedono nella donna e nel
femminile il modello di una corruzione cosmica e aspirano alla
generazione di uomini nuovi, alla creazione di un nuovo ordine. Tutto
ciò che può essere femminilizzato e femminilizzante viene purificato
dalle fiamme del rogo, non dimentichiamoci le centinaia di omosessuali
che sui roghi. Tutto questo in nome di un delirio politico che vuole
riaffermare l’istituto della chiesa e un nuovo ordine sociale. Migliaia di donne verranno
barbaramente torturate e uccise con i sistemi più atroci, e se
probabilmente dietro ad alcune testimonianze si può vedere la pallida
sopravvivenza di antichi culti agresti di adorazione della Grande Madre,
la maggior parte delle malcapitate era del tutto ignara e del tutto
ignorante Tutta l’Europa, cattolica
e protestante, fu colpita dall’inquisizione, in particolare paesi come
la Germania, l’Inghilterra e la Francia subirono il fenomeno con
particolare intensità, ma l’inquisizione era naturalmente presente anche
in Italia dove vive ed opera uno degli scrittori di un altro manuale
degli inquisitori frate Francesco Maria Guaccio. Si ignora dove nacque e
dove morì, fu frate ambrosiano nella Parrocchia di Sant’Ambrogio ad
Nemus in Milano e del convento di Santa Barbara sempre nella stessa
città. A Milano fece a lungo parte del tribunale dell’inquisizione. Nel
suo libro non vi è tanto il riflesso di una sua diretta esperienza
quanto dei suoi studi sulla stregoneria. Il “Compendium maleficarum”
(compendio delle stregonerie) fu scritto nel 1608 per espresso desiderio
della Curia milanese, che in lui riteneva di avere il suo specialista in
materia. Né contrasta ciò l’ingenuità di alcune sue affermazioni, come
accettare per vero che Lutero fosse nato dall’accoppiamento di una
monaca col demonio. La disponibilità a dar credito al diavolo era a
quell’epoca pressoché illimitata. Fino alla metà del seicento, streghe,
esorcismi, processi, roghi rimbalzarono di paese in paese per poi
placarsi alla vigilia del nuovo secolo e dei suoi lumi. Guaccio si
ispirerà grandemente al Malleus e anche al testo “Disquisitiones magicae”
di Martin del Rio, un gesuita spagnolo, testo pubblicato nel 1589 e che
si distingue dall’altro per la sua moderazione, particolarmente nell’uso
inesauribile della tortura. Guaccio manterrà una posizione intermedia
fra i due testi. Al di là degli “autori”
dei manuali inquisitori è difficile a distanza di più di tre secoli
cogliere le tensioni di un epoca. In Europa s’era diffusa una visione
della vita da “autunno del medioevo” più che da età moderna, e non era
dato di scorgere possibilità di superamento della crisi. La competizione
tra il protestantesimo e il cattolicesimo e la competizione per la
conquista del Nuovo Mondo e delle sue ricchezze avevano favorito
l’instaurarsi di un clima che ammantava tutto di “religioso”, anche la
competizione politica ed economica tra stati. Ogni azione era legittima
se serviva ad intaccare la posizione degli avversari e a rivelare
l’influsso demoniaco nelle loro azioni. “La voce comune è poco
meno che infallibile”, ammonivano gli antichi e moderni manuali. “Tu,
giudice, metterai alla tortura colui che è considerato stregone, non
lascerai mai vivere quella che fascina gli occhi. Troverai il diavolo
nel segno della strega, perché come l’animale si mostra ai cibi, così il
diavolo si mostra ai segni. Non permettere che la strega parli con il
diavolo, ma interrogala subito dopo averla fatta arrestare. Comanda sia
portata davanti a te senza che tocchi il suolo coi piedi. Non lasciarla
mai sola, ordina sia rasa da capo a piedi, falle mutare le vesti,
obbligala ad entrare nella sala del giudizio voltando le spalle perché,
se ti guarderà prima che tu possa fissarla, ti piegherà a compassione.” Nel 1603, Vincenzo, duca
di Mantova, prometteva un premio di cinquanta scudi per ogni strega
assicurata alla giustizia. Come moneta corrente le antiche leggende su
licantropi, vampiri e altre creature tenebrose, passavano da un paese
all’altro e si arricchivano di colorazioni regionali.
In Italia la crisi della
fine del cinquecento e l’inizio del seicento contribuisce a incrementare
il ritorno ad antichi riti pagani. Le fonti di reddito delle classi
disagiate diminuiscono, mentre il costo della vita aumenta, nelle
campagne i contadini sono abbandonati a se stessi. L’ignoranza, causata
dalla miseria, spinge molti verso la superstizione e la vita agiata è
giudicata spesso come un dono di forze “pagane” cioè diaboliche.
Scongiuri contro le carestie, formule esoteriche portate tra le vesti,
che avrebbero dovuto favorire i raccolti, sono gli strumenti difensivi
usati dai colpiti dalla sorte. I contadini vessati dalla crescente
oppressione sapevano che non c’era speranza di sollievo neppure
ricorrendo alla rivolta aperta. Scrive Kurt Seligmann: “Gli infelici non
trovavano conforto se non nei sogni ed anelavano alle antiche deità che
continuavano una vita occulta nei loro rifugi”. Non c’era più speranza
nella fede dei padri e si confidava nelle potenze segrete che essa
combatteva. Questo è anche lo spirito del testo scoperto da Leland
“Aradia: il vangelo delle streghe”, la liberazione degli oppressi dagli
oppressori, cioè dal clero e dalla ricca nobiltà. Ma in un clima di
oppressione tale persino i litigi tra donne alimentano il sospetto. Il
processo di Nogaredo che si chiude con cinque sentenze di morte trae
origine da futili motivi economici. Tuttavia malgrado tutto ciò, sfugge sempre qualche anello fondamentale che spieghi perché mentre Cartesio elaborava il metodo, si innalzavano i roghi per le streghe. I casi di autosuggestione sono sempre possibili tuttavia è inquietante che superino limiti spaziali precisi e colpiscano intere comunità, ma non si deve andar molto lontano per vedere come nell’ideologia della morte propugnata dalla Germania hitleriana, appaiono motivi e toni sconcertanti almeno quanto quelli, che erano alla base della caccia alle streghe.
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