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TAOISMO.
La madre di Laotse
“rimase incinta per
effetto di un raggio di sole, e dopo 80 anni di gravidanza
[poveretta!], partorì il
figlio Laotse dall'ascella sinistra [non aveva le idee
chiare, la povera], sotto un albero di susine”*. Era il
V-VI secolo a.c.; Laotse, il filosofo fondatore del taoismo, non
ebbe quindi padre umano. Crebbe un po’ sbandato; la madre che si
occupava molto delle sue galline; lui che guardava in aria e si
perdeva a seguire le tracce bianche e lunghe degli aerei che
scivolavano in alto, lontanissimi, nel cielo silenzioso.
Durante la bella stagione, passava molto tempo a godersi la
frescura all’ombra dei grandi alberi. Dicevano che i pensieri
gli fluivano dalla mente come fa’ l’acqua alla sorgente. E
tutti, intorno, seduti per terra, si abbeveravano della sua
sapienza.Qualcuno soffiava dolcemente dentro un piffero. A sera,
quando cominciavano a spegnersi le luci del tramonto, c’era
sempre un’amica che si metteva a cucinare quaglie, e focaccia
per tutti. Prima di andare a dormire, Laotse, incrociate le
gambe nella posizione del loto, cominciava a raccontare favole.
Le piu’ belle favole che si fossero mai sentite da quelle parti.
Di mattina, vagava per le strade solitarie che conducevano ai
quartieri alti, dove gli effluvi e i colori dei fiori
affollavano i giardini e scendevano fin sulla strada. Poi,
faceva un salto ai mercatini rionali, per parlare con la gente,
della vita, del silenzio, della fatica, della pazienza, dei
figli; della morte. Laotse aveva anche una particolare
predilezione per i meloni. Gli accadeva spesso di aprirne uno e
di fermarsi a guardarne tutta la luce arancione che usciva allo
scoperto; l’aroma liberato che si spandeva come una promessa.
Con un abile gesto della mano tirava via i semi, e ci si buttava
dentro, come fanno i bambini con le grandi angurie rosse; ne
usciva con il viso tutto impegolato; ma
appagato. Un bel giorno, poteva avere trent’anni, schifato dalla
situazione politico-morale della Cina [l’avevano minacciato di
metterlo a lavorare], sale sulla groppa di un bufalo un po’
zoppo, e se ne scappa via per espatriare. Purtroppo, lo beccano
alla frontiera e insistono perché prima di andarsene dica
qualcosa di buono, come sapeva fare solo lui, sotto gli alberi.
Laotse cede alle insistenze dei doganieri, che non gli volevano
timbrare il passaporto; si fa prestare tutto l’occorrente e
scrive un'opera di ben 5,000 ideogrammi. Eppoi giu' a rotta di
collo,oltre la frontiera. Pare che qualcuno l'abbia rincorso,
dopo qualche tempo, per dirgli che aveva dimenticato il
berretto; ma nessuno riuscì’ piu’ a raggiungerlo; nessuno lo
vide mai piu'. Purtroppo lascio’ sulla panca anche quella
montagna d’idiozia spicciola che e’ il “Tao Teh-ching”, la base
del taoismo, il ‘Libro della via e della virtù’.
Profumo della sapienza taoista: "Cio' che non esiste, permea
ciò' che non ha spazi intermedi."! Ma il "wu wei",
estrinsecazione del "tao" o “dao”, la "madre - o il
padre, a seconda degli autori -del mondo"*, principio di
tutte le cose [ma mi raccomando, non nominatelo, altrimenti non
si capisce piu' niente: "il tao che puo' essere chiamato tao,
non e' l'eterno tao; se il suo nome puo’ essere pronunciato, non
e' il suo eterno nome."], e' sorprendente, perché' e' il ‘non-agire’,
il dolce far niente, la beatitudine del lasciar scorrere il
tempo, senza preoccuparsene minimamente: meno si fa', meglio e'.
La natura, plasmata dal principio cosmico che muove tutte le
cose - il tao - sostenuto dalla forza vitale - il teh - e
affiancato per maggior sicurezza dal principio maschile - yang -
e da quello femminile - yin -[piu’elementi si mettono in gioco,
piu’ aumentano le probabilità’ di successo] puo’ risolvere
tutti i problemi; basta lasciarla fare, senza fare sforzi, senza
avere scopi, morali o d’altro tipo.
Il silenzio e l’estasi universale, devono occupare tutto lo
spazio interiore.
Mani in tasca, dunque. Guardare gli altri che si danno da fare;
ma senza interferire, senza intervenire. Anzi, se si puo’
appena, nemmeno stare a guardare. Potrebbe venir voglia di
lavorare. Pare che si siano subito iscritti al club diversi
romani e quasi tutti i messicani; i ‘verdi’ tutti in coro [dagli
psico-zoppi ai bio-coprofagi] e gli incurabili fannulloni in
generale. ‘Bisogna essere come il Grande Tutto, il quale e’
silenzio, quiete e perfetta indifferenza.’*
Questi i principi della sapienza taoista.
In realtà’, siccome la natura non mette proprio a posto di sua
mano tutte le cose del mondo, il taoismo ha subito cercato di
supplire, diventando un gran minestrone di precetti in gran
parte d’origine sciamanica, farcito di pratiche dietetiche,
ginniche [salti mortali, soprattutto], sessuali, magiche,
esorcistiche, astrologiche, e meditative; insomma, di tutti, ma
proprio tutti i colori.Il tentativo dichiarato, era di superare
la piu’ fastidiosa delle situazioni cui la natura da sola non
pone rimedio: l’invecchiamento.
Pare che non ci sia ancora riuscito nessun taoista osservante,
in circa 2,500 anni, a conseguire l’immortalità’; ma basta aver
fiducia! Infatti, il tao e’ ancora il riferimento principe di un
gran numero di fannulloni-pasticcioni. Potenza del vuoto, della
vaghezza, dell’irrazionale!
CONFUCIANESIMO.
Anche Confucio,
contemporaneo di Laotse [551<>479 a.C.], vede che le cose in
Cina non e' che vadano tanto bene [disgregazione morale e
spirituale]; ma invece di andarsene per i fatti suoi, come
Laotse, s'e' mescolato al volgo per insegnargli il "li", ossia
come ci si comporta civilmente, come non ci si ficcano le dita
nel naso e non si mettono le mani nel piatto.
Bisogna tendere alla perfezione, ovviamente; e i modelli sono
qui’ bell’e pronti; gli uomini ‘perfetti’, i saggi, fanno gli
imperatori [della Cina]; gli uomini ‘superiori’, i nobili, i
dignitari, i grandi burocrati, vengono subito dopo; piu’ in la’,
la massa incolta, che deve lavorare sodo, per raggiungere la
perfezione, senza stravolgere l’ordine costituito, dove domina
la corrispondenza tra natura e morale. L’uomo comune puo’
diventare un ‘uomo superiore’, certamente [tutti gli uomini
sembra che nascano intellettualmente dotati]; basta che si metta
a studiare. Peccato che non abbia potuto studiare, il cinese
comune, negli ultimi duemila anni. I libri costavano troppo;
eppoi bisogna anche lavorare, per sopravvivere. Per altri versi,
la dottrina del confucianesimo precorre il galateo di Monsignor
della Casa: con gli altri, occorre rispetto, cortesia, tatto,
decoro, autocontrollo. Mai tirar madonne; e ogni tanto fare un
po' di musica, che e' espressione d’armonia e d’ordine. E
soprattutto, non far mai sapere, quanto sia buono il cacio con
le pere.
C’e’ qualcosa della sapienza taoista, nella predicazione di
Confucio: ‘lasciate le cose come stanno.. [con
un’aggiunta importante]…evviva il principio gerarchico…evviva
la tradizione ..e’ il passato, che conta, che ha fatto tutti i
giochi; voi dovete solo star buoni e calmi..’, andava
sbraitando per le strade polverose e affollate dei mercatini
rionali;‘non turbate l’ordine costituito: solo cosi’ sarete
virtuosi..’, suggeriva a quei tali che cosi’ potevano
continuare a gioire nel ricevere dolci pedate al posteriore
[sembra emergere un po’ del bestia Machiavelli, in queste
predicazioni]. Insomma, anche Confucio, sarebbe stato un bel
verde, un gran bel green-peace supporter, un gran buon
bio-coprofago DOC. Infatti, andava dicendo: ‘Io tramando, non
creo’. Guai al progresso; guai a guardare oltre il mercato
della settimana scorsa; avanti con la testa nel sacco, le mani
in tasca, e l’idiozia al
potere!
BUDDISMO.
Siddharta Gautama nasce sull'Himalaya nel 563 a.C. e lascia nel
~483 a.C. Secondo la tradizione, il concepimento e' un po'
miracoloso [come spesso accade con questi 'illuminatissimi' che
ogni tanto scendono dall'alto, talvolta dall'altissimo, per
venire ad insegnarci a stare al mondo], visto che Siddharta
sarebbe sceso dall'empireo in forma di elefante bianco, e
penetrato cosi' nel grembo verginale [anche lui!] della madre
Maya [AIUUUTOOOOO!!! Si sentono ancora 'gli urli di Maya'
- che sembra il titolo di un libro giallo]. Alla nascita, doveva
essere bruttino, poiché’ aveva addosso 32 segnacci grossi e
nientedimeno che 80 segni un po' piu' piccoli. Insomma, nacque
un po' deturpato. Ma la madre non lo butto' via; pazienza.
Diciamo subito che quando gli han chiesto qualcosa sul
Padreterno, lui ha evitato di rispondere. O non era ben
informato, o non gliene fregava proprio niente.
Fondamentalmente, tutti gli esseri viventi nascono, muoiono, e
rinascono, cambiando ogni volta le loro spoglie, da conigli a
ranocchie, ad alberi di fichi, mufloni, e via cosi' cantando, a
seconda della loro condotta nella vita immediatamente
precedente. Questo rincorrersi di personaggi, di vite, e' detto
'samsara', o legge della reincarnazione.
Che poi non e' proprio una reincarnazione, nei fatti; ma
qualcosa che gli assomiglia molto.
Forse nemmeno Buddha sapeva bene come andavano le cose [era
sceso un po' in fretta, e non aveva potuto esaminare bene tutta
la documentazione - si sa', gli elefanti, sono un po' lenti,
ancorche' ancora non-nati]. Le spoglie che si assumono ad ogni
rinascita, dipendono da una rigorosa amministrazione [non si
conosce l'amministratore; forse era Brahma, che faceva un doppio
lavoro: il mattino per gli induisti, il pomeriggio per i
buddisti] dei comportamenti tenuti nella vita precedente. Uno
bravo, puo' anche rinascere come spirito [?], uomo o divinità';
ma anche animale o demone, se non si e' comportato come si deve.
Tale consequenzialità' e' il cosiddetto 'karma', che e' la
corrispondenza rigorosa tra la qualità' etica della vita
precedente, e l'organismo in cui si riprende a vivere. Se pero'
uno e' bravissimo, allora raggiunge il 'nirvana'. Si finisce il
ciclo delle reincarnazioni, e finalmente muori nudo e crudo,
tutto quanto. Stop. Ma secondo alcuni Buddha [ce ne sono sempre
un buon numero in servizio attivo] c'e' anche un vero e proprio
paradiso ['sukhavati'] dove regna la beatitudine, dove si puo'
fumare e sbevazzare a piacere, dove viene esaudito ogni
desiderio; e si puo' anche suonare l'arpa tutto il giorno, senza
che nessuno ti dica niente.
Certo che per arrivare alla beatitudine della liberazione dal
samsara, bisogna eliminare la nostra ignoranza, ossia rendersi
conto, seppure con qualche difficoltà' [!], che [qui sta' tutta
la lucidità' della "illuminazione" avuta dal Buddha - ma non
sarà’ che fu aiutato, nell’illuminazione, da qualche sapiente
meccanico?]:
(1) la vita non e' proprio tutta rose e fiori; (2) il desiderio
di mangiar bene, vivere sani, scopare, e non gradire molto che
la faccenda non duri abbastanza a lungo, sono un po' la causa
della quotidiana sofferenza e insoddisfazione; (3) e che se non
ci piacesse proprio nulla, non ce ne fregherebbe poi tanto di
andare ai pifferi; ma quel che conta e' che: (4) si puo' trovare
un compromesso: e il come, ve lo dice subito Buddha il bello,
con gli Otto consigli puliti, puliti ["l'ottuplice sentiero"]:
retta visione [avere le idee chiare sul come saltarne fuori],
retti propositi [insomma, volerne davvero saltar fuori come si
deve], retto parlare [essere seri e non raccontar balle, ne’
pettegolezzi], retto agire [osservare i cinque precetti: non
uccidere, non rubare, non essere lussurioso, non mentire, non
drogarsi], retta professione [non fare il macellaio, il vinaio o
il tabaccaio; ne’ l'armaiolo, ne’ il magnaccia], retto sforzo
[insomma, non fare uscire le emorroidi], retta concentrazione
[una volta deciso cosa fare, farlo senza ripensamenti - qualcuno
direbbe: palle ferme] , retta meditazione [cercare di farsi
piacere la sana professione dell'arpista].
Monaci e monache devono osservare strettamente la totale
povertà', non debbono far del male a nessuno, e assolutamente
astenersi dai rapporti sessuali. I monaci che uccidono, rubano o
fanno sesso, sono espulsi; quelli che fanno il piercing o un po'
di onanismo, sono richiamati dal superiore e magari mandati a
prendere un po' d'aria fuori dal monastero; ma poi sono
riaccettati; insomma se la cavano a buon mercato. I monaci,
poverini, hanno delle belle limitazioni supplementari: non
mangiare fichi fuori stagione, di serra, o del Cile, come
facciamo noi; non andare in discoteca a far festa e a ballare;
non agghindarsi con collane di fiori, non mettersi addosso
profumi francesi, non farsi il mascara, non mettersi addosso
gioielli; non far uso di spezie; ma soprattutto, non dormire su
letti comodi. Le panche vanno benissimo.
E anche i piu' devoti buddisti, quelli osservanti, insomma,
dovrebberoseguire queste regole, almeno l'8°, il 14° e il 15°
giorno di ogni mese. I monaci che sgarrano, devono subito
confessarsi; c'e' un preciso formulario da riempire! Per il
resto, il buddismo predica la fratellanza universale, senza
distinzione di razza, di classe, di sesso, ecc. Aiutarsi,
donarsi, e' essenziale, nel buddismo. Tanto che Buddha stesso,
per dare l'esempio, in una vita precedente quella
dell'illuminazione, essendo coniglio [coniglio dev'essere peggio
di elefante bianco, secondo il karma] e trovandosi a passare
dalle parti di un monaco che aveva davanti a se' un gran fuoco e
una gran fame, ma niente nel piatto, si butto' ratto sulle
fascine ardenti e si arrosti' bel bello tutto quanto, girandosi
e rigirandosi, felice del beneficio che stava per procurare al
monaco, che poté' cosi’ dar soddisfazione al proprio appetito.
Cosi' si fa'! Imparate, gente.
Nel buddismo 'ortodosso', la meditazione e' il mezzo
fondamentale per raggiungere la 'illuminazione interiore'; si
ottiene in quattro fasi: prima si ragiona su qualcosa; poi si
sospende l’attività' pensante; ci si guarda attorno, solamente;
poi ci si libera da ogni sentimento, emozione; fino a che',
mentalmente nudi, non si capisce piu' niente, non esistono piu'
ne’ l’interiorità' ne’ il mondo esterno; si raggiunge
l’imperturbabilità' santificante, altrimenti detta anche
menefreghismo piu’ totale. E questa sarebbe la perfezione piu'
assoluta, totale.
Nel buddismo Zen, si raggiunge lo stesso scopo stando ben fermi,
immobili, niente mani in tasca; seduti sui talloni o nella
posizione del loto; non dimenticarsi di respirare; non pensare a
niente. Dopo un po' sei piu' fesso di prima, ma hai capito quasi
tutto, secondo ladottrina, “per intuizione”.
Nel buddismo, e' importante ripetere certe invocazioni,
l'alfabeto dall'a alla zeta, piu' di una volta, e un po' di
formule magiche [i famosi 'tantra']. Eppoi, mai dimenticarsi i
suoni che fanno vibrare il diaframma, e come in una specie di
sintonizzazione, mettono in contattocon l'inesistente,
l'immateriale, il metafisico; l’aria che sta dentro ai palloni
aerostatici, appunto. Il suono migliore, piu' efficace, e' l' "om",
pronunciato un poco con la bocca a mezza tromba; in modo da
farlo ben risuonare tutto intorno, come una eco. I buddisti
della 'variante' tantrica, fanno un po’ le stesse cose, ma sono
piu' felini: concludono la meditazione con un completo atto
sessuale.
I buddisti tibetani ci tengono molto alla preghiera, invece. Ma
per ottenere risultati di rilievo senza troppa fatica, hanno
inventato le 'ruote della preghiera'. Tali ruote son fatte di 12
striscioline di carta, ognuna con 41 righe, e ogni riga e'
costituita dalla formula onnivalente "om mani padme hum" [che e'
piena di significati esoterici, grande risonanza musicale, oltre
che di scarso contenuto, quasi nullo], ripetuta 60 volte.
Poiché' la ruota puo’ fare 120 giri su stessa ogni minuto,
basta darle un bel colpo, e la preghiera 'om mani padme hum'
viene ripetuta automaticamente 12 x 41 x 60 x 120 = 3.542.400
volte sicure. Dunque in un minuto si puo' davvero pregare molto.
Quanti meriti che si acquistano, ragazzi! Nessun altro rituale
religioso puo’ vantare simili vertici.
Un perfezionamento technologico consiste nel disporre tali ruote
sopra il camino, in modo che senza muovere un dito, le ruote si
mettono a girare, mosse dall'aria calda che sale verso l’alto. E
girano e girano, piu' piano, ma girano tutto il tempo. Peccato
che tutto questo affastellarsi di ‘om mani padme hum’, non serva
proprio a niente.
Qualche anno fa', quei barbari dei maoisti cinesi sono andati
li', perché' volevano anche loro girare le ruote. Ma i tibetani
volevano girarsele solo loro, le loro ruote. E allora i cinesi
le hanno prese, ne han fatto un bel falò', e hanno cacciato via
i tibetani.
INDUISMO.
Pare che il
fondatore dell'induismo, insieme di religioni indiane di cui ci
sono memorie a partire da circa 1.500 anni a.c., fosse tale
Kapila, spesso ritenuto incarnazione di divinità' quali Krsna,
Visnu, e altre ancora. I testi piu’ antichi sono i Veda,
raccolte di inni sacri, che sfociano piu' tardi nei trattati
liturgici detti Brahmana, Aranyaka e Upanisad, si rifanno ad una
mitologia multiforme e complessa.
Le divinità' sono tante, ce n'e' un po’ per tutti i gusti; ad
esse venivano originariamente rivolte preghiere, sacrifici
animali, latte, miele e altre leccornie da consumarsi assieme ai
bramani, i sacerdoti locali. Col passar del tempo, i
ripensamenti sono molteplici e radicali: i sacrifici divengono
simbolici, si affermano orientamenti non privi di razionalità',
interessati al sociale e all'etica, indirizzi quasi
monoteistici, pur pervasi di aspetti mistici, ma che danno
prevalenza all'acquisizione della sapienza, all'interrogarsi
sulla natura della vita e del mondo, piuttosto che alle pratiche
liturgiche. Insomma, la strada era promettente.
Le principali divinità’ sono Brahma, Visnu e Siva, che formano
la Trimurti, una specie della Trinità' cristiana. A Visnu
vengono piu' spesso preferite le incarnazioni [avatara] in Krsna
e Rama, divinità' piu' a portata di mano. Si inneggiava, ad
esempio, con toni poetico-erotici, agli amori di quel birbante
di Krsna con le leggiadre gopi [pastorelle].
Alla dea Kali' si sacrificano ancor oggi, nelle campagne, pecore
e capponi da brodo.
La preghiera e' basata su invocazioni ricorrenti di esicasmi [mantra],
in forma litanica o su appositi rosari fatti con semi di belle
piante locali.Il piu' gettonato e' naturalmente il fonema "om",
tenuto in grande considerazione, per gli echi puramente sonori,
oltre che spirituali e filosofici che suscita [ma a chi?].
Diffusissima e' anche la devozione adorazione dei santini,
immagini sacre opportunamente colorate e consacrate; cosi' come
del linga, simbolo fallico della divinità', e dell'uovo
universale, il brahman, nero come il buio piu’ nero.
Le feste liturgiche, sono caratterizzate da un'esplosione di
gioia esuberante. Forse perché esuberanti sono anche le
divinità' del pantheon induista. Basti pensare a quel bel tomo
di Brahma, che aveva preso per seconda moglie, Sarasvati, che
era sua figlia; accadde infatti che quando il dio Brahma vide
Sarasvati in estasi erotica, gli spuntarono cinque teste, tutte
d’un sol colpo; fu Siva, che gliene stacco' subito una, come
punizione per aver avuto un rapporto incestuoso con la propria
figlia. E ciò’ malgrado Brahma fosse colui che aveva fatto la
faticaccia di creare il mondo, dopo che Visnu' aveva tanto
insistito.
Visnu' non e’ che fosse molto mansueto di suo. Un giorno, quando
un ricco sovrano del tempo, Hiranykasipu, si permise di
esprimere dubbi sull'onnipotenza di Visnu, questi subito si
incarno' sotto forma di leone, e si sbrano' vivo tutto il
sovrano.
Brahma sarebbe anche 'l' amministratore' della legge del karma.
Ha otto mani [quando e' arrabbiato, pare che riesca a
somministrare otto sberle, tutte di seguito, una dopo l'altra];
e di solito sta seduto su un'oca selvatica; alternativamente, su
un cigno. Sarasvati, su un pavone. Krsna, incarnazione di Visnu,
era sfuggito alla mattanza dei neonati maschi ordinata dal
sovrano locale che aveva saputo della nascita di un tipo
pericoloso [ma il nostro Erode, le sapeva queste cose?]; Krsna
trascorre la giovinezza nella massima serenità’ e beatitudine,
come pastore di vacche, giocherellando con le gopi, cui si
diverte a sottrarre le vesti mentre loro sguazzano nel fiume,
per starle a guardare, suonando il piffero, mentre saltellano
indispettite sull'erba; un occhio particolare alla bellissima
Radha, la preferita. Siva, ha solo quattro braccia, ma e'
chiamato in 1008 modi. Pare che non abbia frequentato dei buoni
colleges e mancasse quindi di buona educazione. Un giorno
infatti un saggio molto rispettato, tale Bhrgu, andò' a
trovarlo; Siva stava amoreggiando con Parvati, ed era proprio
lanciato; fece finta di niente; e continuo' ad amoreggiare.
Scandalizzato, il saggio lo condanno' ad assumere per sempre la
forma di 'linga', ossia di fallo. Non e' il massimo, per un
personaggio cosi’ importante. Infatti, l'induismo si configura
una divinità' suprema, creatrice del mondo, il brahman,
l'assoluto, che puo' manifestarsi come Brahma, Visnu oppure,
appunto, Siva.
Anche per l'induismo, l'uomo e' vittima del ciclo delle
rinascite, il samsara [insomma, si lamentano, e si lamentano, ma
nessuno vuole andarsene definitivamente]. La rinascita avviene
in una pianta, un animale, una persona, a seconda della qualità'
etica delle azioni compiute nella vita precedente, per effetto
della legge del karma, ossia relazione rigorosa tra
comportamento nella vita precedente, e essere in cui si rinasce;
il karma determina quindi anche la casta di appartenenza. Tra
una rinascita e l'altra, l'anima sosta in una condizione
intermedia, un po' paradiso un poco inferno; come in tutte le
sale d'attesa. Una esistenza eticamente meritevole la si ottiene
seguendo le regole del dharma, al cui vertice ci sono gli
imperativi della carità', della pietà' e della non violenza.
Bene. Lo riaffermerà’ dopo qualche millennio, anche Gandhi,
perché’ qualcuno se l’era dimenticato.
Dio si incarna periodicamente, quando serve, per soccorrere gli
uomini con la sua sapienza.
Nei templi, al mattino le statue delle divinità' sono destate
con trilli di campanello, lavate ben bene, sparse di unguenti
profumati e vestite con stoffe colorate [non so se le divinità'
dormano nude, la notte]. Poi la prima colazione, a base di riso,
orzo, latte e burro, offerte dai fedeli [loro sono onnipotenti,
le divinità’; ma non riescono nemmeno a mungere una capra, e a
farne caci per i poveri!]. I fedeli scendono in adorazione delle
divinità', dopo essersi ben purificati con abluzioni abbondanti,
girando loro attorno, e offrendo fiori. Naturalmente gran
dovizia di mantra [che non significano niente], come il piu'
famoso di tutti, la sillaba "om", di grande valore esoterico, e
forse anche stupido. I fedeli di Siva si tracciano sul viso dei
segni, impiegando la cenere ottenuta bruciando sterco di vacca
[ma non sarà per mancanza di cosmetici?]. Temo che lo facciano
ancor oggi, 3702 anni circa dall’inizio del tempo storico.
ISLAM.
(articolo di approfondimento a parte)
EBRAISMO.
Periodo di massimo
sviluppo dell'ebraismo: VII-VI secolo a.c. Voce di Dio: "Io sono
colui che sono" [Esodo 3:14]; che potrebbe essere anche, secondo
alcuni interpreti: 'Io sono quel che fa essere'; oppure: 'Io
sono quel che sono'. Anch'io, sono quel che sono; scusate
l'impertinenza! e voi, non siete quel che siete? Suvvia; siamo
onesti. Si chiama baraka o beraka, una formula usata in un buon
numero di occasioni: "Tu sia lodato, Eterno, Dio nostro, re
dell'universo." Gli ebrei maschi adulti debbono recitare
quotidianamente, mattina e sera, questi versetti tratti dal
Deuteronomio [6, 4-9], e che costituiscono la Shema' : "Ascolta
Israele. Egli e' il nostro Dio, Egli e' uno solo,...lo amerai
dunque, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima,
con tutte le tue forze." [altrimenti come fa’ a sopravvivere,
povero deuccio!!!]
Di mattina, debbono mettersi sulle spalle il tallit, uno
straccetto rettangolare di panno o di seta, preferibilmente
bianco, con agli angoli dei fiocchetti, gli zizit. Al braccio
sinistro e sulla fronte debbono legarsi i tefillin, filatteri
costituiti da cubetti di cuoio contenenti piccoli rotolini di
pergamena con su scritti passi della Torah, la legge scritta
[nel giudaismo, opera principale dopo la bibbia].
Pare che ogni mattino e ogni sera al calar del sole, l'ebreo
stanziale [l'errante, non lo so], debba recitare con opportuna
cantilena la seguente filastrocca: "Io credo con ferma
convinzione che il Creatore, lodato sia il suo nome, crei e
guidi ogni creatura e che gli soltanto sia l'artefice di tutto
ciò' che e' accaduto. che accade e che accadrà. Io credo con
ferma convinzione che il Creatore, lodato sia il suo nome, sia
unico e che non ci sia alcuna entità' simile a Lui sotto alcun
aspetto e che egli solamente fu, e' e sara' il nostro Dio. Io
credo con ferma convinzione che il Creatore, lodato sia il suo
nome, dia prova di bontà a coloro che osservano i suoi
comandamenti e punisca coloro che trasgrediscono i suoi
comandamenti. Io credo con ferma convinzione alla venuta del
messia e se egli anche indugia, allora aspettero' con ansia il
suo avvento. Io credo con ferma convinzione che a suo tempo,
quando sara' gradito al creatore, lodato sia il suo nome e
sublimi i suoi pensieri sempre e in eterno, i morti
risorgeranno."
Ma a che scopo, tutto questo sciorinare di stupidaggini?
La dottrina talmudico-rabbinica, trasmessa oralmente, comprende
248 comandamenti e 365 divieti, nei quali si trova un po' di
tutto, dalle norme sulle abluzioni che debbono precedere la
preghiera e il pranzo, alle abluzioni cui debbono sottoporsi le
donne dopo il ciclo mestruale, alle carni che si possono
mangiare e alle norme della macellazione, all'amministrazione
del sesso, del matrimonio, degli schiavi, ecc. ecc. ecc.
Le sinagoghe, luoghi di culto, sono orientate verso la spianata
del tempio di Gerusalemme; dentro c'e' una fontanella per le
immancabili abluzioni; una Torah ben custodita; candelieri a
sette bracci [menorah], un pulpito, e poco altro, credo.
Il sabato e' dedicato obbligatoriamente al riposo assoluto,
anche in memoria di quanto testimoniato [?!] nella Genesi [2:2 e
segg.] che il padreterno dopo aver creato l'universo, si riposo'
dalla fatica immane: ed era sabato, il settimo giorno. Quindi di
sabato non si lavora. Si festeggia. Si comincia il venerdi'
sera, 45 minuti prima che la sirena segnali l'inizio della
notte. Si accendono le luci, si benedicono le candele; si
benedicono il pane e il vino [questo rito, Maometto, se l'e'
dimenticato]. Il sabato si prendono tre pasti abbondanti, piu'
abbondanti che nei giorni feriali; ma ovviamente, preparati il
venerdi, quando era ancora possibile darsi da fare. E'
assolutamente vietato mescolare le carni [di bovini e pollame;
niente carne di maiale, ne' gamberi] e i latticini; tra
l'assunzione di carne e quella di latticini, dev'esserci un
intervallo di almeno 5 ore; solo due ore se dai latticini si
passa alle carni [volete sapere perché'? non chiedetelo a me].
Benedizioni finali concludono i riti del week end.
Da non trascurare il fatto che non si possono intraprendere
passeggiate [Esodo 16: 29], nemmeno se c'e' bel tempo, di
sabato: al massimo, si puo' percorrere un solo kilometro. O si
fa' peccato mortale [Numeri 15: 32]; qui mica si scherza.
Altro
Comandamento fondamentale per il Giudaismo e' la circoncisione;
eseguita all'ottavo giorno di vita; se ne approfitta per
attribuire un nome al piccolo convenuto, giustamente strillante,
immagino. L'enciclopedia Hoepli dice, alla voce circoncisione:
".. consiste nell'escissione del
prepuzio... E' connessa con pratiche di magia totemica per
l'iniziazione del giovane nella comunita' maschile . . .Viene
praticata tuttora fra le genti semitiche occidentali e certe
popolazioni di civilta' arretrata [Africa, Polinesia]. Ebbe
grande importanza fra gli Egiziani e il popolo di Israele, dove
venne estesa a tutta la collettivita'....fu praticata anche su
Gesu'..".
Amen.
CRISTIANESIMO.
Anche qui, c'e' il
fatto iniziale del concepimento strano, come per Laotse e Buddha
[entrambi, come si e' visto, sono vissuti grossomodo 500 anni
prima]. Giuseppe e Maria erano fidanzati e vivevano a Nazaret
[un villaggio immaginario, che non esisteva a quel tempo]. Un
bel giorno si fa avanti il solito arcangelo Gabriele ad
annunciare a Maria che lo Spirito Santo [divinita' compresa poi
nella trimurti cristiana] sarebbe venuto giu' un momento su di
lei, e da questa discesa sarebbe nato un piccolo da chiamare
Gesu', che avrebbe fatto un sacco di cose di rilievo, e alla
fine salvato anche il mondo intero, da non si sa bene quale
immane catastrofe [forse un asteroide?]. Giuseppe, non so come
la prese; ma se si considera che, stando alle voci che corrono,
non abbandono' Maria e anzi l'accompagno' fino a Betlemme, dove
nacque l'atteso, vuol dire che era un tipo abbastanza
accomodante. Una brava persona, insomma. D'altra parte, chi se
la sarebbe presa a male, saputo che qualcun altro gli aveva
messo in cinta la moglie, senza nemmeno dirgli bau? Magari
avrebbe pensato che quest'altro non era stato poi tanto
delicato, comprensivo. Ma nient'altro; non vi pare?! Il minimo
che poteva fare, Giuseppe, era proprio di non pagarle l'albergo,
a Betlemme; con la
scusa - lui si' era delicato - che c'era la fiera, anzi il
censimento, e tutti gli alberghi erano esauriti. Cosi' si
accomodarono in una stalla, lungo la strada. Naturalmente si
fece un po' di folla attorno, come capita in questi casi. E ci
fu chi si mise gentilmente a far meraviglie: ma come e' bello,
ma come e' buono, diventera' sicuramente qualcuno!
Erano
gli anni di governo di re Erode; brutto ceffo, con baffi e barba
nerissimi; un Marx antelitteram; pare si fosse nel 7 - 4 avanti
Cristo [ma non significa, come potrebbe sembrare, che Gesù' e'
nato 4-7 anni prima di nascere; no', a tanto non ci hanno
pensato; sono solo deboli incertezze di calendario]. Certi Magi,
mezzi astronomi e mezzi astrologi, com'era di moda allora, che
avevano visto nel cielo una stella cometa e s'erano messi su
cammello dal lontano oriente per seguirne il percorso,
arrivarono a Betlemme che ormai la cometa non c'era piu',
poverini. Purtroppo, ad Erode che gli chiedeva come mai avevan
fatto tanta strada per correr dietro una cometa, i Magi dissero
che avevan voluto seguire la cometa, perché' secondo i loro
calcoli astrologici avrebbe dovuto condurli alla culla di un Re,
un grande Re, il piu' grande Re dei Giudei. Erode, un po’
infastidito dalla possibilita' di trovarsi davanti un signor
concorrente, decide su due piedi: <Ammazzate tutti i neonati>. E
cosi' fu fatto'. Erode si mise il cuore in pace; e riprese a
gozzovigliare come un porco. Ma Giuseppe, avvertito via e-mail,
scappo' appena in tempo, ricoverando in Egitto, col piccolino e
la Madonna in groppa all’asino. Nei suoi primi vent'anni, Gesu'
ha un buon amico in Giovanni il battista, figliolo di
Elisabetta, una cara amica di Maria. In quel tempo c'era una
grande eccitazione, suscitata dall'attesa di un personaggio
straordinario, che doveva saltar fuori da qualche parte; un
messia, forse un messia-re addirittura. Era il gruppo giudaico
di Qumran, soprattutto, che coltivava questa eccitazione sotto
la pelle. Giovanni, voleva essere presente, e s'immerse nella
faccenda. Disse di esser stato raggiunto dalla parola di Dio,
che nel deserto gli dava delle dritte: il giudizio di Dio era
imminente, bisognava battezzarsi in fretta e furia, confessare
forte i propri peccati, pentirsi, dividere tutto con i poveri,
sia il pane che il salame, e pure i vestiti [e la casa, e il
negozio? non lo so]. Insomma, Giovanni predicava la fratellanza
universale. Gesu' ando' anche lui a farsi battezzare, non si sa
mai. Ma visto che Giovanni, in fondo, non era troppo
convincente, penso' [come capita spesso tra 'amici']: “vuoi
vedere che io sono piu' bravo di lui?” Si mise una colomba sulla
testa e disse di aver sentito la voce di Dio che gli diceva,
proprio come quando si consacravano i re d'Israele: << Mio
figlio tu sei>>; secondo altri :"Tu sei il figlio mio
prediletto. In te mi sono compiaciuto". La gente fece largo
attorno. Questo fa sul serio, comincio' a mormorare. E da quel
momento Gesu' pianto' in asso Giovanni. Anche Gesu', come gia'
aveva fatto Buddha, si ritiro' in un posto poco frequentato, nel
deserto, e comincio' a pensare e ripensare, senza mai mangiare,
per 40 di' e 40 notti. Possono venire le idee piu' balorde, a
fare quelle cose li'. Bisogna stare attenti. Infatti, pare che
Gesu' proprio in quell'occasione abbia subito gli attacchi di
quel porco di Satana, che voleva mettergli in testa le idee piu'
bislacche. Ma Gesu' tenne duro. Anzi, dopo aver ben valutato i
pro e i contro, torno' a casa, ben risoluto. Quando seppe poi
che Giovanni l'avevan tolto di mezzo, mettendolo in galera,
allora si decise a far sul serio. Prese con se un po' di ragazzi
e ragazze del paese [come era d'uso fare tra i rabbini ebrei], e
comincio' a far seminari e conferenze dappertutto, spiegando
nelle sinagoghe e dovunque capitasse, cos'erano le Sacre
Scritture, in lungo e in largo, e quanto fossero veritiere e che
lui sapeva tutta la verita' su tutto. Poiche' il suo gruppo non
aveva ancora troppi mezzi, andavano in giro soprattutto nei
dintorni dei paesi da cui provenivano i discepoli, Cafarnao, e
la regione del lago di Genezaret. Probabilmente, per potersi
rifocillare a buon mercato, a spese degli amici dei suoi amici.
Dormire poco importa; era bel tempo, e potevano benissimo
dormire all'aperto; magari sotto quei bei fichi dalle larghe
foglie, che crescevano a ridosso dei muri di cinta e degli
ovili. Pare che andasse dicendo "Il tempo e' compiuto [come
diceva anche Giovanni, quindi poteva proprio essere vero!] e
vicino e' il regno di Dio. Cambiate la vostra mente e credete al
Vangelo", Marco 1:15 [E' un po' strano che parlasse del Vangelo,
che e’ stato scritto piu’ di cent’anni dopo; ma pazienza; ci
sono tante cose strane, che non bisogna stare a cercare il pelo
nell'uovo, altrimenti non si va piu' avanti.] Non si capisce
nemmeno come bisognasse essere terrorizzati dal fatto che tutto
stava per finire e per essere sostituito con l'avvento di Dio,
quando invece questa nuova situazione doveva essere tutto il
contrario del regno di belzebub [un mondo dominato dalla
sofferenza, dalla malattia e dalla morte] ed essere dunque tutta
latte e miele e biscottini dolci. Infatti, si trattava di una
lieta novella [dal greco: eu-angelion], quella che andava
propagandando. Anzi, il discorso della montagna e' preso ad
esempio universale di buona novella :"Beati i poveri di spirito,
perché' di essi e' il regno dei cieli. Beati gli
afflitti....beati i miti...beati quelli che hanno fame e sete..
.beati i misericordiosi... beati i puri di cuore...beati i
pacificatori... beati quelli che sono perseguitati per causa
della giustizia..." [Quindi Berlusconi puo' stare tranquillo; un
posto in paradiso non glielo cava nessuno]. Tutta una
meraviglia, dunque. Ma allora, perché' si doveva seminare il
panico? Era una buona novella, perché annunciava l'arrivo del
regno di Dio, quello buono, bravo e santo, e misericordioso;
dunque, perché' prendersela tanto? Ma il trucco c'e' anche qua':
il passaggio al regno di Dio non e' automatico. Qui continua a
fare il bello e il cattivo tempo Belzebub. Ma se seguite il
discorso della montagna, se "Tutto quanto desiderate che gli
uomini facciano a voi, lo farete voi pure a loro.", se vi
dichiarate figli di Dio, suoi sudditi volontari, se starete
tutto il tempo a far cerimonie in suo onore e devozioni, Dio
quanto sei grande, Dio quanto sei bello, dio quanto sei buono,
ecc. ecc.** allora,
siccome c'e' qualcuno che prende nota di tutto, dopo che sarete
morti [mica subito, no; e' una questione di organizzazione!]
sarete ricompensati se sarete stati bravi - e via a suonare
l'arpa sulle nuvole, ch' e' tanto bello - o maledetti
eternamente, se avrete preferito Belzebub. Poi, molto piu' in
la', alla fine del tempo, chi ci sara' ancora potra' risuscitare
anima e corpo [ma non si sa bene a che fare; perche’ il mondo
sara’ gia’ finito].
Le idee di Gesu' parvero un po' troppo di sinistra, ai
contemporanei. Se da un lato piacquero molto ai poveri diavoli,
non altrettanto ai potenti del luogo. Romani inclusi. Pensarono
di far bene a metterlo in galera; cosa di pochi giorni, dissero;
infatti lo processarono in fretta, e anche un po’ sommariamente.
Lui confesso' di predicare quello che predicava, non quello di
cui lo accusavano; nemmeno la tortura, lo convinse; continuava a
sostenere che lui non faceva male a nessuno.
Ma non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire. E cosi’ gli
fecero la pelle; sulla croce, all'uso romano. Di venerdi' sera,
poco prima di pasqua.
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