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Esso cominciò a prendere piede a
partire dalla fine del I secolo d.C. e raggiunse il periodo di
massima diffusione al tempo degli imperatori Severi. Il Mitraismo
occidentale si è formato da una lunga e complessa evoluzione
dell'antico culto iranico e come molti altri culti di origine
orientale, anch'esso aveva le caratteristiche della religione
iniziatica e segreta. Questo è uno dei motivi per cui i santuari, i
'mitrei', furono sempre ricavati in ambienti sotterranei. Il dio Mitra e il suo mistero sembra siano stati introdotti nel mondo greco-romano dai pirati di Cilicia deportati da Pompeo nel 67 a.C. in Grecia, ove però questa religione ha lasciato scarse testimonianze. Assai più vistose e numerose le tracce superstiti nella penisola italica, dove si affermò alla fine del I sec. d.C., diffondendosi poi con estrema rapidità nelle province nordiche (Mesia, Dacia, Pannonia, Germania, Britannia) attraverso le guarnigioni militari che, insieme agli schiavi, furono i più attivi propagandisti di Mitra. La totale mancanza di fonti scritte fa assumere una straordinaria importanza alla documentazione archeologica relativa a Mitra, il cui mito si ricostruisce in base alle numerose raffigurazioni rinvenute nei mitrei.
La sua storia si articola in diversi episodi: il dio nasce da una
roccia con una fiaccola e un coltello fra le mani, con un colpo di
freccia fa scaturire l'acqua da una roccia. Successivamente Mitra
inizia ai propri misteri il Sole, da cui è distinto ma al tempo
stesso strettamente associato, segue un patto fra le due divinità,
che siedono insieme a banchetto per poi salire sul carro solare
verso il cielo. Nell'iconografia Mitra è frequentemente associato a
Varuna insieme al quale personifica i due aspetti del cielo, diurno
e notturno, nonché l'ordine cosmico e umano: Varuna punisce i
malvagi e i trasgressori, mentre Mitra è protettore della giustizia
e dei patti, del bestiame (cui garantisce buoni pascoli) e degli
uomini giusti. Oltre agli aspetti celesti e solari la sua originaria
personalità connessa con la giustizia assunse anche una connotazione
cosmogonica e soteriologica, mirante cioè alla salvezza dell'uomo. Ma l'avvenimento centrale del rito mitraico è senza dubbio il sacrificio del toro, la cui morte promuove la vita e la fecondità dell'universo. L'iconografia di tale evento era posta sempre ad una estremità dell'antro, solitamente di forma allungata e con due lunghi banconi ai lati, in cui venivano celebrati i sacrifici rituali ed i banchetti cultuali. Oltre al dio ed al toro, nella tauroctonia erano sempre presenti delle figure simboliche ben precise: un cane ed un serpente che bevevano il sangue del toro, uno scorpione che lo pungeva ai testicoli, delle spighe di grano che germogliavano dalla coda dell'animale morente e un corvo.
Il loro significato è incerto: lo
scorpione ed il serpente sono visti di solito come forze del male
che tentano di impedire al sangue ed al seme del toro di raggiungere
e fecondare la terra, il cane al contrario ne trae forza mentre le
spighe simboleggiano la forza vitale che si libera dal toro morente
a favore delle piante verdi. Il corvo, messaggero divino, stabiliva
il contatto tra Mitra ed il Sole. Una interpretazione molto diffusa
e suggestiva lega i vari animali prima citati alla rappresentazione
astronomica e astrologica del cielo e delle costellazioni, mentre
l'uccisione del toro e la presenza del sole fanno pensare ad un rito
segreto che alluda al meccanismo di precessione degli equinozi. Il
carattere cosmico di Mitra è sottolineato poi dalla costante
presenza al suo fianco dei due dadofori, o portatori di fiaccole,
Cautes e Cautopates, tipologicamete affini al dio e insieme al quale
costituiscono una sorta di trinità: rappresentano infatti, nel corso
della giornata, rispettivamente il sole dell'aurora, del mezzogiorno
e del tramonto, mentre nel ciclo annuale alludono alla primavera,
all'estate e all'autunno.
Come in tutti i misteri, anche a quello mitraico si era ammessi
attraverso una iniziazione segreta e preceduta dal giuramento di non
rivelare il rito. L'ingresso era riservato ai soli uomini e
l'iniziato poteva gradualmente accedere ai sette gradi della
gerarchia (corvo, ninfo, soldato, leone, persiano, corriere del
sole, padre) attraverso prove e cerimonie delle quali sappiamo,
ovviamente, molto poco. Il loro carattere doveva essere però
essenzialmente simbolico ed incruento come del resto lo stesso
sacrificio del toro, punto centrale della liturgia mitraica,
impossibile da eseguire nella maggior parte dei mitrei a causa delle
piccole dimensioni dei locali.
Oltre alle comuni origini orientali, molti erano gli elementi sorprendentemente somiglianti fra i due culti: l'episodio di Mitra che fa scaturire l'acqua dalla roccia richiamava il miracolo della rupe di Mosè e il miracolo della fonte operato da S. Pietro, non può poi sfuggire il parallelismo tra le lustrazioni ed il battesimo, la comune credenza nella resurrezione dei morti e nel giudizio finale presieduto da Mitra o da Cristo, la singolare coincidenza della celebrazione del natale del dio fissato il 25 dicembre, giorno del solstizio d'inverno, da entrambe le religioni. Nella lotta scatenatasi tra le due comunità una prima vittoria fu conseguita dai cristiani con l'editto di Costantino del 313 d.C. , mentre la restaurazione pagana di Giuliano l'Apostata (361 - 363) permise una ripresa del culto di Mitra, segnando soprattutto una battuta d'arresto alla distruzione dei mitrei precedentemente iniziata. Con la vittoria di Teodosio su Eugenio (394 d.C.) la religione cristiana prevalse definitivamente su quella mitraica che poté resistere ancora per poco nelle zone periferiche, mentre a Roma, sopra i mitrei saccheggiati e distrutti, vennero erette chiese e basiliche.
Il MITO
Esistono due leggende differenti
riguardo alla nascita di questa divinità, accomunate dalla sua
scelta di incarnarsi al fine di sconfiggere il male cosmico e
morale, salvando così il genere umano. Secondo la prima leggenda,
Mitra sarebbe nato da una pietra, dalla quale sarebbe uscito armato
di una daga in una mano, una fiaccola nell'altra e con un berretto
frigio sul capo. La seconda leggenda narra invece che il dio decide
di venire al mondo incarnandosi nel ventre di una vergine, e vede la
luce in una grotta. I festeggiamenti per la sua nascita avvenivano
il 25 dicembre (vale la pena ricordare che la Chiesa ha accettato
solo nel IV secolo, più o meno nel 335 DC, tale data come effettiva
data di nascita di Cristo) e, sempre secondo la leggenda, Mitra
avrebbe abbandonato il mondo terreno per tornare in cielo 33 anni
dopo essersi incarnato. Qualsiasi sia stata la sua nascita, la sua è una vita eroica: la sua prima azione è quella di soggiogare il Sole, per poi accordarsi con lui e ricevere in dono una corona luminosa. Cattura poi un toro, portandolo nella sua grotta e superando tutta una serie di difficoltà, causate da un serpente e da uno scorpione, inviati dal dio maligno Ahriman; dal corpo del toro, una volta sgozzato, vengono emanate tutte le piante salutari, in particolare la vite dal suo sangue e il grano dal suo midollo; dal suo seme sarebbero invece nati tutti gli animali utili all'uomo.
Al termine del suo operato, con l'aiuto del Sole, Mitra
sarebbe assurto in cielo, da dove continuerebbe a proteggere gli
esseri umani. Nell'iconografia la divinità viene spesso rappresentata insieme a due personaggi, detti i dadofori o portatori di fiaccole: i loro nomi erano Cautes e Cautopates, ed erano talmente legati al dio da costituire in pratica un'unica divinità, il triplice Mitra. Il primo dei due porta la fiaccola alzata, l'altro abbassata: rappresentano il ciclo solare, dall'alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale: il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte. Somiglianze con il cristianesimo: Le analogie con la religione cristiana non sono solamente legate ad una delle due leggende relative alla sua nascita, alla durata della sua incarnazione e alla sorta di aureola che il Sole gli dona: il rituale mitraico prevedeva sette gradi di iniziazione: Corax, Crypticus, Miles, Leo, Perses, Heliodromus e Pater. Chi raggiungeva il grado più elevato, quello di Pater (che è lo stesso appellativo con cui ci si rivolge ad un sacerdote cristiano), era colui che officiava i riti, era considerato il rappresentante della divinità in terra, indossava un berretto ed un vestito rossi (come i cardinali) ed aveva un bastone da pastore con la punta ricurva (la mitra, appunto) come simbolo della propria posizione. Ben presto i primi cristiani avrebbero iniziato a considerare il mitraismo un "travisamento satanico dei riti più sacri della loro religione", (mentre è molto più probabile il contrario, a dire il vero…) perseguitandolo aspramente.
IL RITUALE
Malgrado Mitra fosse una divinità solare, i mitrei, templi in cui i suoi riti venivano officiati, erano sotterranei (specus), probabilmente in ricordo della grotta in cui la divinità sarebbe nata e/o vissuta. Fu Zoroastro ad iniziare questa tradizione: in qualche modo l'antro rappresentava l'universo nel suo complesso, e gli oggetti in esso posizionati ne rappresentavano simbolicamente gli elementi e le parti. Purtroppo si sa poco dei rituali, delle simbologie e delle speculazioni cosmologiche e astrologiche della religione mitraica, che dovevano essere piuttosto complesse e note solamente agli iniziati di livello più alto.
Ricostruzione di una cerimonia mitraica
Da alcuni dipinti ritrovati in vari mitrei (gli esempi di mitrei contenenti dipinti sono piuttosto rari, più spesso sono presenti sculture o bassorilievi), appare probabile che, durante le liturgie, i fedeli portassero delle maschere che ne mettevano in mostra il livello di iniziazione raggiunto. Quel che è noto è che la vittoria sul toro selvaggio rappresenta la vittoria dell'ordine sul caos e sulla barbarie e che il culmine del cerimoniale era un banchetto a base di pane (prodotto a partire dal grano, cioè dal midollo del toro) ed acqua (o forse vino, prodotto dall'uva, cioè dal sangue del toro). Anche in questo caso, la somiglianza con il rito cristiano dell'eucarestia è molto spinta. Purtroppo non ci sono note le formule rituali che il pater pronunciava durante lo svolgimento del rituale. Sembra comunque che esistesse una sorta di percorso di purificazione attraverso sette porte (non necessariamente da intendersi fisicamente), una per ciascun livello di iniziazione, ma anche una per ciascun circolo celeste allora noto (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno), e forse rappresentate dalle icone dei sette simboli di iniziazione.
In alcuni casi è presente una cella al di sotto della sala principale, chiamata fossa "sanguinis", collegata ad essa tramite un sistema di tubature che servivano con tutta probabilità ad una sorta di battesimo, officiato attraverso un'abluzione nel sangue del toro sacrificato.
GRADI DI
INIZIAZIONE DEL MITRAISMO
1. Grado
d'iniziazione: Corvo E' il primo grado iniziatico, simboleggiava la morte del neofita. Nella Persia antica era abitudine esporre cadaveri sulle torri funerarie perché fossero mangiati dai corvi. Il Corvo, come simbolo della morte, può anche essere visto su alcune carte dei tarocchi come la carta numero 13, invece della Morte. A questo punto il neofita muore e rinasce in un corso spirituale. Al neofita veniva assegnato un mantra da ripetere e i suoi peccati venivano lavati nell'acqua, con il battesimo. Il neofita si desta dal lungo sonno in cui ha dormito per molti anni e si apre a una nuova esperienza che è quella della luce; apre le porte del suo io per spogliarsi ed entrare nudo nella luce. Il grado del Corvo è sotto la protezione di Mercurio. Simboli che appartengono a questo grado: corvo, cadduceo, ariete, tartaruga, lira, vaso.
Il simbolo del corvo è presente
sia nel mitreo di S. Prisca a Roma sia nel Mitreo delle Dura-Europo
sull'Eufrate in Siria che in molti altri siti.
2. Grado
d'iniziazione: Nymphus (Crisalide)
E' il secondo grado iniziatico,
rappresenta la nascita. Le farfalle nascono dalle larve... Queste
sono all'inizio più piccole di un grano di miglio; quando, crescono
diventano vermi e dopo tre giorni piccole larve.
Poi crescono ancora e piano
piano mutano il loro aspetto diventando quindi crisalidi; e
sebbene, abbiano un guscio duro, si muovono se vengono
toccate. Dopo poco tempo il guscio si rompe e volano via
animaletti con le ali che chiamiamo farfalle. Il grado della Crisalide è sotto la protezione di Venere. Simboli che appartengono a questo grado: serpente, didema, lucerna.
Il simbolo della crisalide è presente sia sulla pietra tonda di Salona (Dalmazia) che sul rilievo di Eros e Psyche a Capua che in molti altri siti.
3. Grado d'iniziazione: Miles (Soldato) E' il terzo grado iniziatico, rappresenta la battaglia. Anche il terzo grado rientra negli stadi preparatori che gli iniziati oltrepassano rapidamente. Tertulliano ci dice che il candidato doveva combattere contro un uomo con la spada per conquistare la corona. Il neofita doveva inginocchiarsi (sottomissione all'autorità religiosa), nudo (simbolo dell'abbandono della vecchia vita), bendato e con le mani legate.
Veniva poi offerta una corona
sulla punta di una lancia. Una volta incoronato, le corde
andavano tagliate con un solo colpo della lancia e tolta la
benda. Questa rappresentava la sua liberazione dalla
materialità del mondo. Questo rappresentava anche la rimozione dell'intelletto stesso, permettendo a Mithra di essere la guida. Dopo questa fase il neofita cominciava la vera battaglia contro il suo essere basso: un soldato è colui che combatte realmente il vero nemico. Il grado del Miles è sotto la protezione di Marte. Simboli che appartengono a questo grado: scorpione, gambero, elmo, lancia , berretto frigio, bisaccia. Il simbolo del Miles è presente sia mitreo delle sette porte di Ostia che sugli altari di Heddernheimche in molti altri siti.
4. Grado
d'iniziazion E' il quarto grado iniziatico, rappresenta l'elemento del fuoco. E' il gradino per entrare nella porta dell'Oltre, del non commensurabile.
All'iniziato si apre una nuova
visione del mondo, quella del mondo fenomenico a cui si può accedere
solo con un atto di forza e vigore interiore. Il grado del Leo è sotto la protezione di Giove. Simboli che appartengono a questo grado: cane, cipresso, alloro, folgore, l'aquila, vespa. Un importante affresco per capire la rilevanza di questo grado è presente nel mitreo di S. Prisca. "Accipe thuricremos, pater accipe sancte leones, per quos thura damus, per quos consumimur ipsi." "Accetta amichevolmente, santo Padre, i Leoni che bruciano l'incenso (e il loro elemento: il fuoco), attraverso essi noi spargiamo l'incenso, attraverso essi anche noi finiremo"
5. Grado
d'iniziazione: Perses (Persiano) E' il quinto grado iniziatico. Il rappresentante del Persiano è Cautopates, il pastore vestito secondo l'uso nazionale e con la torcia abbassata. E' il grado che sottende al ruolo del Custos delle grotte mitraiche.
"L'iniziato ha ottenuto
questo grado attraverso un'affiliazione alla razza che era
l'unica che meritava di ricevere la più alta rivelazioni
della saggezza del Magio". L'emblema di questa fase era
un'arpa, l'arpa che Perseo ha usato per decapitare il
Gorgon, simbolizzando la distruzione dell'aspetto più basso
dell' iniziato. L'iniziato era inoltre purificato con il
miele, perché era sotto la protezione della luna. "Il miele è associato con la purezza e la fertilità della luna perché in Iran antico la luna era considerata la fonte del miele, e quindi l'espressione "luna di miele" denota non il mese dopo il matrimonio, ma la continuazione dell'amore e della fertilità nella vita matrimoniale". Il grado del Perses è sotto la protezione di Luna. Simboli che appartengono a questo grado: arco, faretra, bastone, falce di luna, civetta, usignolo, archi, acinace, chivi, brocca, delfino, treppiede, spiga. Il grado del Persiano è ben rappresentato nel rilevo di Dieburg nella faccia posteriore.
6. Grado
d'iniziazione: Heliodromo E' il sesto grado iniziatico. Il rappresentante dell' Heliodromo è Cautes, che solleva la torcia e preannuncia il sorgere del Sole. Rappresenta il levar del sole e il viaggio quotidiano del dio attorno alla terra. Nel grado di Heliodromus (camminatore del sole) sotto il sole, l'iniziato imitava il sole al banchetto rituale. Si sedeva accanto a Mithra (il padre), vestito in rosso, il colore del sole, del fuoco e del sangue della vita. Il grado dell'Heliodromo è sotto la protezione di Sole. Simboli che appartengono a questo grado: corona a sette raggi, torcia, sferza, spiga, globo, gallo, lucertola, coccodrillo, palma. Il grado del Persiano è ben rappresentato nel rilevo di Dieburg nella faccia posteriore.
7. Grado d'iniziazione: Pater
E' il settimo e il più alto
grado iniziatico, rappresenta tramite Saturno il Tempo
dell'Oro ....redeunt Saturnia regna. Il grado del Pater è sotto la protezione di Saturno. Nel mitreo di S. Prisca il Pater è seduto sul trono e gli iniziati gli sfilano innanzi.
I MITREI DELL'ANTICA ROMA
La religione mitraica ebbe una
diffusione piuttosto ampia a Roma come un po' in tutto l'impero a
partire dal I secolo DC. Inizialmente ben tollerata, venne duramente
combattuta a partire dal III secolo da parte dei cristiani, che
molto probabilmente ne assorbirono alcune caratteristiche e alcuni
rituali. Di conseguenza, a Roma si trovano diversi mitrei, purtroppo
non tutti visitabili con facilità: per alcuni di essi è necessario
chiedere l'autorizzazione all'ente che li gestisce.
Mitreo di S. Clemente
Uno dei mitrei che è possibile
visitare facilmente, è quello sottostante alla chiesa di S.
Clemente, in Via S. Giovanni in Laterano, non lontano dal Colosseo.
Vale la pena visitarlo, anche perché la chiesa è molto interessante
di per sé; originariamente eretta sulle rovine di costruzioni
romane, si compone di due chiese sovrapposte: la basilica inferiore
venne eretta nel 385, e, dopo un paio di restauri, venne distrutta
alla fine dell'XI secolo. Sulle sue rovine, venne eretta la basilica
superiore, all'inizio del XII secolo. Si deve arrivare però agli
anni '30 del nostro secolo per riscoprire che, al di sotto
dell'abside della basilica inferiore, è presente un tempio risalente
al III secolo DC e dedicato al dio Mitra. L'angusto corridoio che si
percorre per accedervi è caratterizzato dall'essere scavato nella
pietra scabra, a simulare lo specus di Mitra. La struttura è quella
tipica di questo tipo di templi: si tratta di una sala a volta
ribassata, con banconi in muratura lungo i lati: al centro, si trova
un altare scolpito sui quattro lati, così come sono scolpite alcune
delle pareti. Immancabili i bassorilievi della tauroctonia
(uccisione del toro), dei dadofori e del serpente.
Mitreo del Circo Massimo
In Via dell'Ara Massima di Ercole, a due passi dai Fori Olitorio e
Boario e sul lato opposto della strada rispetto alle rovine del
Circo Massimo, si trova il deposito del Teatro Dell'Opera di Roma;
nei suoi sotterranei, sono presenti i resti di un mitreo risalente
al III secolo DC. L'accesso non è normalmente aperto al pubblico, ed
entrarvi non è semplice: nell'antro regna un buio pesto, e la
stretta scalinata che vi dà accesso è di difficile percorribilità.
All'interno, un'anfora interrata nel centro della sala, un
bassorilievo con la tauroctonia e alcuni simboli mitraici: il corvo
e il cane (suoi alleati), lo scorpione e il serpente (suoi
avversari). Le nicchie che si notano qua e là sono, purtroppo, omai
vuote.
Mitreo Barberini
Al di sotto dello splendido
Palazzo Barberini, capolavoro barocco e caso rarissimo di opera in
cui hanno lavorato entrambi i grandi geni del periodo, Bernini e
Borromini, si trova un mitreo importantissimo, perché è uno dei
pochi mitrei in Italia che contiene rappresentazioni dipinte. Venne
costruito in due fasi: la prima risale al I secolo DC e la seconda
all'inizio del III secolo. Sul fondo della sala, dotata di seggi
laterali, si trova l'affresco dedicato al sacrificio del toro e alle
azioni eroiche della divinità. Sulla fascia superiore, i simboli
zodiacali, sovrastati a loro volta da una rappresentazione di Zurvan
Akarana, il Tempo Illimitato: è un mostro alato (a simboleggiare la
velocità con cui si muove), con testa di leone (che ne simboleggia
la voracità), completamente avvolto dalle spire di un serpente
(simbolo dei cicli celesti). Purtroppo, l'affresco non è in buono
stato, ma si intuisce il terrore sacro che doveva originariamente
incutere. Mitreo delle Terme di Caracalla: Uno dei più maestosi
mitrei dell'Impero si trovava sotto l'esedra occidentale delle
meravigliose Terme di Caracalla. Incastrato nella fitta rete di
sotterranei delle terme, era dotato di diverse sale, tra cui la
principale era quella dedicata al banchetto. Una sala ad un livello
ancora più basso, vicino alla fossa "sanguinis", è in comunicazione
tramite una serie di cunicoli con la sala principale, ed era
probabilmente dedicato alle abluzioni "battesimali" nel sangue
dell'animale sacrificato. Vi sono inoltre locali che erano
probabilmente usati come latrine, e sale più piccole che venivano
usate come spogliatoi.
Mitreo di S. Prisca Uno dei luoghi più suggestivi di Roma è di certo il colle Aventino; dal Giardino degli Aranci si può godere una delle viste più belle di Roma, godendosi il lento scorrere del Tevere, la nave di pietra dell'Isola Tiberina, giù fino all'ansa che è stato il centro della ripresa di questa città nel periodo rinascimentale. In cima al colle, si trovano diverse basiliche di grande interesse storico e artistico (S. Sabina, S. Alessio per citarne due). La piccola chiesa di S. Prisca, risalente almeno al V secolo DC, venne costruita su un'antica abitazione patrizia, in cui la tradizione vuole che venne ospitato lo stesso S. Pietro, e venne restaurata XV e nel XVII secolo. Da essa si può visitare un piccolo museo adattato nel ninfeo dell'abitazione romana e, attraverso uno stretto cunicolo, si accede al mitreo sottostante, riportato alla luce negli anni '40. Come il mitreo Barberini, è uno dei pochi a riportare affreschi sulle sue pareti, rappresentanti i sette gradi d'iniziazione, una processione in onore del dio, la tauroctonia e una rappresentazione di Saturno sdraiato (è bene ricordare che Saturno altro non è che la versione latina di Crono, la principale delle divinità che i Greci chiamavano Titani, ossia i "genitori" delle divinità olimpiche; il nome stesso del padre di Zeus ne indica il legame con il tempo).
Nel vestibolo venivano
probabilmente uccise le vittime sacrificali, mentre molte delle
decorazioni sono oggi contenute in un'altra sala; sono inoltre
presenti un battistero con rappresentazioni allusive ai segni
zodiacali ed una vasca lustrale e una sala probabilmente dedicata
alle iniziazioni.
Mitreo di
Ariccia/Marino Il mitreo di Marino si presenta come una galleria stretta e lunga che in precedenza era stata utilizzata come cisterna per l’acqua (nelle vicinanze sono stato trovati altri resti archeologici), infatti le pareti il pavimento e il soffitto sono ricoperti da uno strato di calce mista a pozzolana e a piccolissimi frammenti di terracotta, che impedisce all’acqua di uscire.
La trasformazione in luogo di
culto avvenne successivamente, quando l’ambiente non era più
utilizzato come cisterna; lungo le pareti furono praticati dei fori,
sia per potervi mettere le lucerne per l’illuminazione, sia per
poter costruire una divisione interna che divideva gli iniziati in
base al grado raggiunto, furono pure costruiti due banconi lungo le
pareti dove si sdraiavano i fedeli che in tal modo consumavano il
banchetto sacro. Davanti all’affresco c’è un cippo di peperino con
un’iscrizione in latino INVICTO DEO CRESCES ACTOR ALFI SEBERI D P
(al dio invitto pose come dono Cresces, amministratore di Alfio
Severo) che si riferisce ai frequentatori che potrebbero essere
stati gli schiavi che lavoravano nelle vicine cave di peperino.
Passiamo ora a descrivere la scena affrescata, che per la
qualità dei colori e del disegno è uno dei migliori al mondo; si
pensi che in Italia si conoscono solo altri due mitrei dipinti, uno
a Roma sotto Palazzo Barberini e uno a S. Maria Capua Vetere in
Campania. Al centro dell’opera c’è Mitra, all’interno di una grotta,
vestito alla maniera orientale con il berretto frigio, una tunica
con maniche e calzoni lunghi, tutto di colore rosso. Sulle spalle
gli volteggia un mantello blu bordato anch’esso di rosso, che è
costellato di stelle, tra cui spiccano sette pianeti; il dio ha la
testa girata verso il Sole raggiante, dipinto in alto a sinistra,
che lo guarda benevolente ed ha accanto un corvo nero; all’alto lato
è raffigurata la Luna con lo sguardo chino e circondata di luce
riflessa. Mitra uccidendo quest’ultimo rigenera la Terra, infatti dalla coda dell’animale spuntano alcune spighe di grano.
Ai lati della scena, in basso, sono presenti due altri personaggi chiamati dadòfori, cioè portatori di torce, sotto il Sole a sinistra c’è Càutes con la fiaccola alzata e accesa, sotto la Luna a destra c’è Cautòpates con la fiaccola abbassata e spenta in rappresentazione della notte.
Alcune scenette, quattro per
ogni lato, riportano le fasi più significative del mito di Mitra; si
comincia a sinistra dall’alto:
Fonti bibliografiche:
- F.M.R. n. 61 - maggio 1988; - 'Roma sotterranea' a cura di R. Luciani - Palombi editore 1984.
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