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Negli ultimi anni
è tornato alla ribalta il tema del "destino", interpretato
secondo teorie al passo con la moderna tecnologia (Matrix, Il
13° Piano, The Truman Show), dove non solo gli avvenimenti della
vita, ma l'esistenza stessa viene messa in dubbio. Il periodico
"Focus"
ha trattato dettagliatamente questo argomento, lasciando spazio
ad interpretazioni inquietanti ed a volte umilianti per il
Genere Umano. Esiste realmente la possibilità che la nostra vita
sia frutto di un programma software impostato da utenti più
evoluti che usano il nostro quotidiano come una partita a "Sim
Family"? E' ovvio come tale prospettiva risulti drammaticamente
fantascientifica e priva di ogni fondamento logico, ma dal
momento che volessimo mettere in discussione alcuni fondamenti
della fisica, tutto potrebbe apparire plausibile, almeno in
teoria.
Vediamo di
analizzare alcuni aspetti, desunti anche dalle email che ci
inviate:
FATTORE SPAZIO
TEMPO
Ancora una volta
torniamo a parlare di "tempo", ricordando che esso è solo
un'unità di misura con cui la dimensione umana classifica un
ciclo. Tutti noi stabiliamo un "prima" ed un "dopo" in funzione
di un punto "x" che chiameremo le "ore 13". Ciò che accade alle
12,50 è prima; l'avvenimento della 13,20 è dopo. Ma abbiamo
detto che il tempo è una misurazione umana: quindi, eliminando
il concetto delle "ore 13", avremmo solo una successione di
eventi su una linea retta (usando la nostra vita come unità di
misura -foto1-), dove due azioni saranno "a" e "b". Eppure,
anche graficamente, questi punti sembrerebbero mantenere una
logica di
"prima e dopo".... Come spesso accade, ecco giungere "lo spazio"
in aiuto del concetto tempo: ipotizziamo che quella linea sia la
nostra vita: tutto ci appare sulla base di tale fondamentale
punto di riferimento; "a" è senz'altro avvenuto prima di "b"!
Ora, proviamo ad uscire idealmente da quella linea, impersonando
un
essere che guarda la stessa scena, allontanandosi sempre più
verso l'alto (foto 2 e 3). Più si è lontani e più l'immagine si
restringe, fino a diventare un unico punto. Cosa vedreste?
Forse, un'insieme di tratti non definiti in cui i punti "a" e
"b" si sono confusi divenendo indistinguibili. Quindi, se
"qualcuno" avesse la possibilità di vedere il nostro ciclo di
vita uscendo dai canoni di tempo e spazio, tutta un'esistenza si
ridurrebbe ad un punto
nello
spazio...
Questa visione
potrebbe applicarsi ad un sistema solare o ad un intero
universo. Come vediamo noi oggi un atomo? Ha forse della
caratteristiche che ricordano un sistema di pianeti orbitanti?
Alcune religioni sostengono come tutti noi siamo parte
"dell'Uno"... Se tutto ciò che vediamo e conosciamo fosse
allora parte di un oggetto o un essere vivente più grande, il
nostro ciclo di vita misurabile in una media di 80 anni,
corrisponderebbe in realtà ad una manciata di secondi...
ILLUSIONE
Abbiamo già
trattato in precedenza quest'aspetto. Oramai è assodato come una
parte considerevole della nostra realtà scaturisca da
un'interpretazione del nostro cervello. I colori sono in
semplici frequenze e non tutti gli esseri viventi riescono a
percepirli (alcuni animali vedono in gradazioni di grigio). Le
dimensioni sono altrettanto un'elaborazione celebrale (le mucche
vedono tutto più grande / la nostra retina percepisce le
immagini capovolte), per non parlare della gamma di frequenze
dei suoni, che l'Essere Umano sente in uno spettro molto
limitato... Diamo quindi per acquisito che i nostri sensi
colgono solo una percentuale della realtà che ci circonda. Le
nostre voci potrebbero emettere migliaia di altri suoni, la
nostra pelle avere altre decine di gradazioni di colore o,
addirittura possedere una sconosciuta ulteriore dimensione
geometrica. Ma, allora, qual'è la realtà? Già nel parlare di
realtà, poniamo un termine basato su modelli di paragone più o
meno standardizzati come unità di riferimento; sarebbe più
giusto guardare ad una "verità" d'insieme.
Se realmente i
defunti fossero in mezzo a noi, potremmo non vederli solo perché
le nostre capacità visive sono limitate... E se oltre ai
defunti, esistessero anche altri esseri? Oggi noi abbiamo la
capacità di creare mondi ed esseri umani virtuali (ricostruzioni
di luoghi e città del passato, attori morti durante le riprese
di un film i cui cloni virtuali terminano misteriosamente
le scene incompiute -come nel caso emblematico de "Il
Postino"-), il tutto inserito in un contesto (o dimensione)
molto umano, con codici prestabiliti dalla genetica e dalle
regole della fisica che stabiliscono con precisione i confini
entro cui operare.
Il "qualcuno" a
cui abbiamo accennato prima, più grande, complesso e
-presumibilmente- più avanzato di noi, sarebbe in grado di
realizzare un software in cui sviluppare le nostre esistenze?
Egli avrebbe la capacità di vedere la "verità d'insieme" e, come
detto prima, possedere una percezione di tempo completamente
differente dalla nostra: la nostra vita potrebbe durare il tempo
una partita alla Play Station.
Tutto questo per
rimarcare un'idea che sembra farsi finalmente spazio in noi
Umani: il dubbio che le leggi fisiche siano in realtà basate su
principi e standard aleatori o illusori; ciò le farebbe crollare
in pochi istanti, gettandoci in un baratro di insicurezze poiché
ogni cosa diverrebbe possibile. Potremmo scoprire di essere noi
stessi gli alieni di una Terra che non conosciamo (applicando
una visione simile ai film "Sesto Senso" o "The Others"), oppure
inconsapevoli microbi infestanti, fino alla teoria più
azzardata: files di un programma virtuale.
Credo che si stia
lentamente uscendo da una unilaterale coscienza di se stessi,
per cercare di capire cosa facciamo qui e cosa dobbiamo fare e
qualcosa mi dice che questa ricerca interiore ci riserverà
presto molte sorprese.
Nella prima metà
del '900, un poeta satirico polacco, Stanislaw Jerzy Lec, in un
suo famoso aforisma sintetizzava così l'incubo di cui abbiamo
parlato:
"...e se
fossimo soltanto il ricordo di qualcuno...?"

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