|
L'inglese John
Dee visse durante il regno di Elisabetta I (1527-1608) e di lei fu
confidente e consigliere personale. Fu tra i principali protagonisti del
Rinascimento inglese. Ma non fu solo questo.
In effetti, Dee (o meglio il dottor Dee) incarnava lo spirito del vero
uomo del rinascimentale dalla personalità poliedrica: astronomo,
matematico, geografo, cartografo e scrittore; in una parola fu tra i
principali protagonisti del Rinascimento inglese. In questa veste
esercitò grande influenza, non solo sulla corte, ma su tutta la cultura
britannica a lui contemporanea. È molto noto l'influsso che esercitò su
diverse opere di W. Shakespeare e, in genere sui "romances" (si pensi al
personaggio di Prospero). Si può dire che egli amò circondarsi di una
straordinaria aria di mistero che assolutamente e coscientemente
incrementò circondandosi di strani personaggi con i quali condivise
altrettanto strani e misteriosi interessi: divenne così negromante
evocatore di demoni e di defunti.
Viene da chiedersi come potesse sopravvivere nell'Inghilterra del XVI
secolo. Certamente non dovette avere vita facile perché l'inquisizione
anglicana non era più dolce o più incline al compromesso di quella
romana o più tollerante di quella luterana o di quella svizzera.
Probabilmente i raccomandati, anche nel campo religioso, hanno avuto
sempre ragione ed i suoi legami con Elisabetta I, dovettero contribuire
fortemente ad evitare a Dee ed ai suoi amici l'onta del rogo.
A partire del 1582, divenne partner inseparabile di John Dee un certo
Edward Talbot (alias Edward Kelly o Kelley).
È difficile trovare una coppia peggio assortita: l'intellettuale Dee si
associa con il rozzo Kelly, incolto ma esperto di negromanzia ed
evocazione.
Queste due "specializzazioni" probabilmente ci forniscono la chiave per
la comprensione di come si potesse produrre e perfezionare la "strana
amicizia". Da "galeotta" operò la magia alla quale si era accostato John
Dee.
Infatti, Edward Kelly si proclamava esperto di magia e Dee, nel 1582,
aveva deciso di esplorare il mondo invisibile degli spiriti. Per questo
lo prese con sé come collaboratore.
Probabilmente Kelly doveva possedere autentiche capacità
parapsicologiche che, invece, a Dee mancavano del tutto.
Peraltro Kelly si dedicò al "Sigillum Emeth" per la cui fabbricazione ed
utilizzazione affermò di aver ricevuto istruzioni dall'Angelo Uriele. Di
cosa si trattava? Secondo la tradizione magica il Sigillum Emeth sarebbe
stato un talismano di cera capace di agevolare la comunicazione con l'al
di là.
I due negromanti fin dall'inizio del loro rapporto, avrebbe cominciato a
compiere una serie di operazioni magiche che finirono col metterli in
una luce sinistra. La tradizione vuole che i due riuscissero a far
risorgere un morto con un rito negromantico. Ed è assolutamente
straordinario che riuscissero a sfuggire all'inquisizione ed al rogo
(probabilmente fu determinante l'intervento del capo della Chiesa
anglicana: la regina Elisabetta la quale si era convinta che John Dee
l'avesse liberata da un maleficio).
Indipendentemente dalla possibilità di un favorevole atteggiamento della
Regina, sta di fatto che John Dee praticava una sorta di magia cristiana
della quale diceva di servirsi per interrogare gli angeli in merito ai
segreti della natura.
Durante questi contatti angelici, ancora nel 1582, Dee avrebbe avuto una
visione nel corso della quale il solito angelo gli avrebbe mostrato un
libro magico scritto in una lingua sconosciuta. Egli avrebbe studiato
questo libro tra il 1543 ed il 1545 scoprendo che era compilato in una
lingua misteriosa che utilizzava un alfabeto di 21 caratteri. A suo dire
si sarebbe trattato del perduto "Libro di Enoch". Gli spiriti gliene
avrebbero dato la traduzione dettandogliela parola per parola. Neri suoi
diari Dee scrive che la conoscenza non sarebbe stata facile come sarebbe
potuto sembrare, ma gli richiese uno studio ed un impegno fuori del
comune:
"Negli anni 1543, 1544, 1545, fui spinto a dedicarmi allo studio con
tanta veemenza che in quegli anni mi abituai a dedicare al sonno solo
quattro ore a notte; due ore al giorno le dedicavo a mangiare, bere e
rinfrescarmi; e tutte le altre diciotto ore (escluso il tempo per il
servizio divino) erano interamente dedicate allo studio ed
all'apprendimento".
C'è da dire che i contributi di Dee alla scienza ed alla letteratura
furono senz'altro notevoli. Ce ne dà testimonianza proprio William
Shakespeare con il Prospero della "Tempesta".
Chi meglio di John Dee poteva fornire una base adeguata al Bardo per il
saggio nella descrizione dell'incontro con Ariel? Chi meglio di lui
avrebbe potuto suggerire il modo di opporsi agli elementi riluttanti
durante la tempesta?

Ans promise you calm seas, auspicious gales.
And sail so expeditious, that shall catch
Your royal fleet far off.
[A parte ad Ariell] My Ariel, chick,
That is thy charge.
E, poco oltre, rivolgendosi agli elementi:
Be free, and fare thou well!
"La Tempesta" (Atto V, Scena I)
Allo stesso modo, nei suggerimenti dati ad Oberon, la regina Elisabetta
viene raffigurata come Regina Vergine:

Flying between the cold rnoon and the carth,
Cupid all arm'd: a certain aim he took
At a fair vestal throned by the west,
And loos'd his love-shaft smartly from bis bow,
As it should pierce a hundred thousand hearts:
But I might see young Cupid's fiery shaft
Quench'd in the chaste beams of the wat'ry moon,
And the imperial vot'ress passed on,
In maiden meditation fancy-free.
"Sogno di una notte di mezza estate" (Atto II, Scena II)
In realtà gli esperimenti di John Dee con la magia angelica erano
cominciati fin dal momento della sua residenza a Cambridge ma le sue
realizzazioni si affermarono compiutamente fino solo quando si era
stabilito Mortlake.
Sembra che Dee si accostasse alla magia mediante l'impiego di cristalli,
di specchi ma anche di preghiere cristiane: avrebbe messo insieme tutti
questi elementi con la tecnica che Cornelio Agrippa suggerisce nei suoi
Libri di Filosofia occulta.
Per parte sua Kelly, avrebbe posseduto capacità di chiaroveggenza che
avrebbe impiegato per prendere contatto con esseri divini; oggi diremmo
che Kelly avrebbe funzionato da registratore di visioni.
ENOCH, IL PATRIARCA: CHI ERA COSTUI?
Enoch faceva parte di quel gruppo di creature che, dopo Adamo e dopo Set
assicurarono la sopravvivenza del genere umano dopo la cacciata
dall'Eden: furono i Patriarchi, vale a dire i progenitori degli ebrei
(dal greco arch = principio,
inizio). Egli fu il settimo dei dieci patriarchi succeduti ad Adamo. Fu
figlio di Jared ed a lui successe il figlio Matusalemme. Ad Enoch
tradizioni religiose più svariate, hanno collegato profezie,
anticipazioni e misteriosi amuleti. La tradizione induista, ad esempio,
vuole che egli avesse ricevuto la "rivelazione" delle circostanze
astronomiche che avrebbero dato inizio al Kali Yuga e quindi relative
all'ultimo diluvio, quello biblico.
Il Genesi dedica ad Enoch un breve episodio che precede di poco il
racconto del diluvio e l'entrata in scena di Abramo.
Mi riferisco al cap. 5 (esattamente 5,21-24) del Genesi dove la
successione ad Adamo ed a suo figlio Set, è scandita da una formula
fissa: "A aveva … anni quando generò B; dopo aver generato
B, visse ancora … anni e generò figli e figlie. L 'intera vita di
A fu di … anni; poi morì".
Ad un certo punto l'elenco dei Patriarchi arriva ad Enoch, e questa
formula subisce una variante abbastanza curiosa: "Enoch aveva 65 anni
quando generò Matusalemme. Enoch camminò con Dio. Dopo avere generato
Matusalemme, visse ancora 300 anni e generò figli e figlie. L'intera
vita di Enoch fu di 365 anni. Poi Enoch camminò con Dio e non fu più
perché Dio l'aveva preso."
Ma lasciamo da parte il simbolismo numerologico e fissiamo l'attenzione
su quella frase finale del "camminare con Dio". In Gen. 6,9 viene
utilizzata la stessa espressione anche per Noè che, al termine della
vita, viene "preso" da Dio con sé.
Il rapimento in cielo di Elia viene reso in ebraico dal termine "laqah"
(2Re 2,11 ) ed indica la caratteristica del "giusto" che, già in vita, è
in intimità di vita col suo Signore e che, in morte, viene attratto
nella sua luce eterna.
Per questo Enoch entra nella tradizione biblica accompagnato da una
grandissima fama documentata dai neurosi apocrifi che a lui si collegano
nell'ambito dell'Antico Testamento, i cosiddetti Libri di Enoch.
Storicamente ce ne sono giunti due: uno in versione etiopica e l'altro
in traduzione slava. Solo il primo risulta documentato dalla "Lettera di
Giuda", di ispirazione neotestamentaria: è l'ultima volta che il
patriarca asceso al cielo appare nella Bibbia.
IL LIBRO DI ENOCH
Nei primi secoli del cristianesimo il libro di Enoch venne considerato
"canonico" a tutti gli effetti. Il fatto è che il "canone ecclesiastico"
si formò solo nel IV secolo e solo allora si cominciò a distinguere i
"libri rivelati" (il tradizionale antico Testamento ed i Vangeli
sinottici) ed i "libri apocrifi": il libro di Enoch finì tra questi
ultimi.
Sta di fatto che, a partire dal VI secolo, il libro era scomparso dagli
elenchi ufficiali. Ma non era stato dimenticato: la sua memoria dette
origine alla fioritura di una vasta aneddotica e, nello stesso tempo, al
formarsi di un alone di mistero intorno alla sua vera natura e
contenuto.
Poi, nel XVIII secolo, improvvisamente ne vennero trovati alcuni
esemplari: James Bruce, esploratore inglese, ne trovò in Etiopia tre
copie parziali in lingua abissina. Bruce, ne tenne una per sé e donò le
altre alla Biblioteca di Oxford ed a Luigi XV di Francia.
La scoperta di Bruce ebbe il merito di dissipare il muro del silenzio
intorno al testo; ma anche incentivò la ricerca delle parti perdute.
Infatti, tra il 1877 ed il 1886, ne venne trovato un ulteriore frammento
in greco (che comprendeva 32 capitoli).
Nel 1893 ne fu trovato un altro frammento al British Museum all'interno
di un altro manoscritto.
Ma non era finita: le prime traduzioni avevano appena cominciato a
circolare che il 19 novembre 1931 il "Times" annunciò la scoperta di
interessanti papiri. Li aveva acquistati l'americano Alfred Chester
presso mercanti che non avevano voluto rivelarne la provenienza. Nei
predetti papiri c'erano nove libri dell'Antico Testamento e quindici
libri del Nuovo Testamento redatti tra il II e il IV secolo d.C. Tra
questi c'era anche il testo completo del libro di Enoch compresi i
capitoli che mancavano nei precedenti frammenti.
Sotto l'aspetto del contenuto il libro sembra un racconto di
fantascienza ed è inutile dire che ha dato sostegno alle tesi
extraterrestri delle origini dell'uomo.
La versione che apparve in visione a John Dee appartiene alla categoria
dei Grimoires: sarebbe stato scritto in una lingua sconosciuta (definita
da Dee "enochiano") composta di 21 caratteri: Dee asserì che quel testo
gli sarebbe stato dettato dagli spiriti ed egli lo mise per iscritto col
il titolo di "Liber Logaeth" o "Liber Mysteriorum Sextus et Sanctus". È
tuttora custodito nella sezione manoscritti del British Museum. La
lingua in cui è redatto venne battezzata dallo stesso Dee "Enochiano".
Nei secoli successivi si è tentato di leggere quel testo (inutilmente!),
ma non si è andati molto lontano.
A quanto se sappia sembra che:
-
quel testo abbia una precisa struttura
sintattica;
-
è stato possibile comprendere alcune radici: ad
esempio dalla radice OM = "conoscenza" derivano OMA = "capire", OMAX
= "capisce", IXOMAXIP "che si capisca";
-
è stato possibile estrapolare l'alfabeto;
-
si è potuto comprendere che la scrittura è di
tipo semitico (da destra a sinistra);
-
che, quanto alla pronuncia, si può seguire il
metodo lettera per lettera ovvero la pronuncia discorsiva;
-
che l'una e l'altra produrrebbero effetti diversi
e che l'impiego differisce a seconda del tipo di pronuncia;
-
la pronuncia lettera per lettera prevede che
tutte le consonanti siano pronunciate avendo come seguito la vocale
che segue la nomenclatura della lettera ebraica corrispondente.
Incidentalmente è lo stesso metodo di pronuncia utilizzato da
Abulafia per l'Alfabeto Ebraico. La "Z" è sempre "Zod", la "M" è sia
"Em" che "Me" (Mem), la "N" è sia "Nu" (Nun) che "En", la "T" è sia
"To" che "Ta" (Tav).
Evidentemente non è molto ma è meglio di niente.
Le asserzioni di Kelly circa la modalità della rivelazione ci permette
di elaborare il prospetto dove le lettere sono divise in 3 gruppi di 7
(in realtà sappiamo che le lettere enochiane furono rivelate a Kelly in
3 gruppi di 7). Questi 3 gruppi, collegabili con le 3 Lettere Madri
ebraiche o con il concetto di trinità, rappresentano le 3 famiglie
denominate di "Pn", di "Tal" e di "Pal". Seguono poi le 7 Luci che
governano i 12 Nomi di Dio che, a loro volta, governano i 99 Spiriti
Geografici derivati dalla Grande Tavola delle Torri di Guardia.
Resta da dire che il metodo con cui questo linguaggio fu trasmesso a
John Dee ed Edward Kelly rende impossibile pensare ad una qualsiasi
frode. Durante la dettatura non venivano mai nominate le lettere ma
piuttosto solo le griglie entro le quali le lettere erano contenute, es.
colonna 3 - riga 42, e Dee provvedeva a trascrivere. Spesso il messaggio
era scritto a ritroso, per evitare i pericoli di una incauta lettura. Il
senso ed il significato, nonché la traduzione, venne fornita in seguito
dalla stessa "fonte di dettatura" e non da John Dee o da Edward Kelly.
IL PRIMO LIBRO DI ENOCH
In realtà l'unico Libro di Enoch si compone di due parti. Ove si
prescinda dal testo (più e meno illeggibile) ritorniamo al testo normale
in caratteri ebraici e cerchiamo di approfondire il discorso filologico.
Sotto questo aspetto il libro di Enoch sarebbe stato redatto intorno
all'inizio del II secolo a.C..
Diviene qui rilevante l'accostamento all'avvento del "Kali Yuga" (= "età
della povertà") dell'induismo.
Carlo Signorini accosta i primi segni del suo avvento, più o meno, al
3000 a.C.: un'epoca nella quale tutti i pianeti del sistema solare si
trovarono tra loro in congiunzione e tutti insieme in opposizione a
Venere.
Questa configurazione avrebbe generato sulle Terra una gigantesca onda
di marea (una specie di tsunami) per cui le acque si sarebbero ritirate
per ripiombare sulla terra e scatenare il diluvio biblico.
Queste affermazioni sarebbero state fatte al biblico profeta dagli
abitanti di Saturno; gli avrebbero illustrato le cause del diluvio e la
discendenza degli uomini sia da alieni che da terrestri.
Nella narrazione, infatti, Enoch esordisce raccontando di duecento
"visitatori" che "amarono le figlie degli uomini" e ad essi "rivelarono
loro certi segreti", ma generarono anche figli dando incremento allo
sviluppo dell'umanità.
Peraltro nei capitoli relativi al "Libro delle Parabole" Enoch racconta
di visioni del cielo, durante le quali gli venivano rivelati i
meccanismi dell'Universo.
John Dee definisce il secondo "Libro di Enoch" come "Liber Logaeth" o "Liber
Mysteriorum Sextus et Sanctus".
Nel testo compaiono evocazioni per la materializzazione degli spiriti.
John Dee affermò che la lingua del "Liber Logaeth" era il cosiddetto "Enochiano"
che sarebbe stato letto, interpretato e tradotto da Edward Kelly.
Questa affermazione porta il testo dinanzi ad un abisso sotto la domanda
se e come sia possibile comprendere e tradurre una lingua priva di
riferimenti e riscontri.
D'altra parte tutti sanno che è difficilissimo inventare una lingua
strutturata partendo da zero: probabilmente Dee ne aveva la capacità
intellettuale. Ma se è stato così non si comprende perché avrebbe dovuto
attribuire quell'invenzione agli "spiriti" anziché farsene un vanto
personale.
Del resto alcuni studiosi hanno affermato che l'enochiano sarebbe la
chiave di un codice segreto da utilizzare in operazioni di spionaggio;
ma la tesi non è dimostrata e comunque non convince.
Per gli occultisti non vi sono dubbi: la lingua enochiana è una lingua
esistente o creata "altrove".
Come l'ebraico per i cabalisti, l'enochiano è suscettibile di una
duplice lettura: quella letterale (quella di cui Dee utilizzò la
traduzione), e quella per iniziati. Ogni singola lettera, ogni parola,
possiedono una potente valenza magica.
Gli studiosi, comunque, sono dell'avviso che non si trovi traccia
apprezzabile di un tentativo di truffa.
Sostenitori di questa tesi furono il "Golden Dawn" (Alba dorata) e
Alaister Crowley: essi fecero uso di questa lingua durante i loro
rituali magici: ma avvertirono che "il sistema Enochiano è estremamente
pericoloso, e chi lo utilizza alla leggera gioca letteralmente con il
fuoco".
|