TITOLO

GLI ZINGARI: STORIA E TRADIZIONI DI UN POPOLO

DAI SITI

VURDON - CUPACUPA

AUTORI

SERGIO FRANZESE - TIZIANA SFORZA

 

 

 

 

 

 

LA STORIA (articolo di S.Franzese)

 

Gli Zingari raccontano in una delle loro leggende che un tempo avevano un re che guidava saggiamente il popolo in un paese meraviglioso dell’India, denominato Sind; quivi la gente era molto felice, finché delle orde di musulmani cacciarono gli Zingari, distruggendo il loro paese. Da allora essi furono costretti a vagare da una nazione all’altra...
 

 

Ma, come abbiamo detto, non si tratta che di una leggenda.
Le notizie più sicure circa la loro origine si sono avute per mezzo di studi linguistici intrapresi a partire dal secolo scorso.
 

La comparazione tra i vari dialetti che costituiscono la lingua zingara, detta romaní o romanés, ed alcune lingue indiane, come il sanscrito, il pracrito, il maharate ed il punjabi, per citarne alcune, ha permesso di stabilire con certezza l’origine indiana degli Zingari.
Tuttavia la ragione per la quale essi abbandonarono le terre natie dell’India resta tuttora avvolta nel mistero.
Pare che in origine essi fossero sedentari e che, in seguito, per l’insorgere di situazioni avverse, dovettero vivere da nomadi.
Sempre secondo una leggenda, narrata dal poeta persiano Firdausi nel V secolo d.C., un re persiano fece venire dall’India diecimila Luri, nome attribuito agli Zingari, per intrattenere il suo popolo con la musica.

 

 

E’ probabile che la corrente migratoria sia passata in Persia ma in data più recente, all'incirca tra il IX ed il X secolo. Vari gruppi penetrarono in Occidente, sia verso l’Egitto, sia verso la via dei pellegrini, cioè Creta ed il Peloponneso.
A quel periodo risale la denominazione Zingari o Zigani. Infatti l’etimologia del nome Zingaro o Zigano è probabilmente costituita dal termine greco medievale athinganoi, cioè "intoccabili", attribuito ad una setta proveniente dalla Frigia; era anche il nome attribuito a magi, indovini, incantatori di serpenti, cioè ad un mondo vicino agli Zingari.
 

La recente scoperta di un documento consente di sapere che nel 1378 un re bulgaro avrebbe ceduto ad un monastero dei villaggi popolati da Zingari.
L’arrivo in Europa è situato verso il 1417, ed un decennio più tardi, nel 1427, sono segnalati a Parigi degli Zingari guidati da capi che si facevano chiamare duchi e voivodi. Infatti, per essere ben accolti, raccontavano di essere dei pellegrini provenienti dal Piccolo Egitto (regione del Peloponneso) donde ha origine il nome di Gitani ( trasformazione di Egiziani) attribuito loro in seguito all' equivoco sorto circa la loro provenienza.
Essi si dicevano costretti a vagare per il mondo per la durata di sette anni, a mo’ di penitenza; asserivano infatti di essere stati perseguitati dai Saraceni e di essere stati costretti ad abiurare la loro fede cristiana; i re del tempo - sempre secondo i loro racconti - li obbligarono a recarsi dal papa che impose loro una penitenza e li munì di credenziali perché fossero bene accolti ovunque essi andavano.
 

A parte le cose che gli Zingari raccontavano per essere meglio trattati, si sa che in principio l’accoglienza fu buona perché il carattere misterioso della loro origine aveva lasciato una profonda impressione nella società medievale.
Nello spazio però di alcuni decenni la curiosità si tramutò in ostilità a causa delle abitudini di vita assai diverse da quelle delle popolazioni sedentarie. La presenza di bande di ex militari e di mendicanti tra gli zingari contribuì a peggiorarne l'immagine; inoltre le possibilità di insediamento erano scarse per cui l’unica possibilità di sopravvivenza consisteva nel vivere ai margini delle società.
I pregiudizi già esistenti venivano rafforzati dal convincimento diffuso in Europa che la pelle scura fosse segno di inferiorità e di malvagità... il diavolo, infatti, era ed è dipinto di nero.
Gli Zingari erano facilmente identificati con i Turchi perché indirettamente provenivano in parte dalle terre degli infedeli, quindi erano considerati nemici della chiesa la quale, inoltre, condannava le pratiche legate al soprannaturale, come la cartomanzia e la lettura della mano che gli Zingari erano soliti esercitare.
La mancanza di un preciso collegamento storico ad una patria precisa o ad un’origine sicura non consentiva di riconoscerli come gruppo etnico ben individuato, anche se per lungo tempo si erano qualificati come Egiziani.
 

L’opposizione agli Zingari si delineò anche nelle corporazioni che tendevano ad escludere dei concorrenti nell’artigianato, soprattutto nell’ambito della lavorazione dei metalli.
Il clima di sospetti e pregiudizi si avverte nella fioritura di leggende e proverbi tendenti a mettere gli Zingari in cattiva luce a tal punto da richiamarsi alla Bibbia per considerarli discendenti di Cam e quindi maledetti (Genesi 9:25). Si diffuse pure la leggenda che essi avrebbero fabbricato i chiodi che servirono per la crocifissione di Cristo (o, secondo un'altra versione, che essi avrebbero rubato il "quarto chiodo", rendendo così più dolorosa la crocifissione del Signore).
Dai pregiudizi si passò, un poco alla volta, a forme sempre più marcate di discriminazione, fino a giungere a vere e proprie persecuzioni.
 

Sappiamo che in Serbia ed in Romania furono tenuti in stato di schiavitù per un certo tempo; la caccia allo zingaro avvenne con raffinata crudeltà e con barbari trattamenti. Deportazioni, torture ed uccisioni furono praticate in vari stati, specialmente con il consolidarsi degli stati nazionali.
Sotto il nazismo gli Zingari ebbero un trattamento non dissimile da quello degli Ebrei: molti di essi furono inviati nei campi di concentramento, dove vennero sottoposti ad esperimenti di sterilizzazione, usati come cavie umane, con ogni sorta di incredibili sevizie.
Si calcola che mezzo milione di Zingari sia stato eliminato durante il regime nazista.
Attualmente gli Zingari sono presenti in tutti i paesi europei, nelle regioni asiatiche da essi attraversate, nei paesi del vicino oriente e del nord Africa.
In India vi sono gruppi che conservano le tracce esteriori delle popolazioni zingare: si tratta dei Lambadi o Banjara, popolazioni seminomadi che gli "ziganologi" definiscono "Zingari rimasti in patria".
 

Nelle Americhe ed in Australia essi giunsero al seguito di deportati e di coloni; successivamente essi stabilirono dei flussi migratori con quelle regioni.
Recenti stime sulla consistenza della popolazione zingara indicano una cifra attestata intorno ai 12 milioni di individui. E' tuttavia doveroso affermare che i dati in proposito permangono fortemente approssimativi poiché, in assenza di censimenti, essi si fondano su fonti di informazione non sempre certe e verificabili.


In Italia inizialmente il gruppo dei Sinti rappresentava una decisa maggioranza, soprattutto al Nord, ma nell’ultimo trentennio esso è stato progressivamente affiancato e a tratti soppiantato dal gruppo dei Rom provenienti dalla vicina ex Iugoslavia e, in misura minore, da altri paesi est europei.
Nell’Italia meridionale era già da tempo presente il cospicuo gruppo dei Rom Abruzzesi, giunti forse via mare dai Balcani, la cui permanenza sul territorio è testimoniata da una sedentarizzazione analoga a quella dei Gitani nella penisola iberica.
 

 

 

 

L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE E FAMILIARE  (articolo di S.Franzese)

 

 

E’ quasi superfluo dire che non esistono e non sono mai esistiti né re né regine degli Zingari, argomento prediletto di giornalisti faciloni e disinformati.
Da un esame attento del comportamento sociale del nomade si rileva che l’elemento preponderante della sua personalità è caratterizzato da una spiccata tendenza all’individualismo. Ciò che conta in primo luogo per lo zingaro è la famiglia, il nucleo costituito da marito, moglie e figli. Questi ultimi nell'economia tradizionale di alcuni gruppi rappresentano una cospicua fonte di sussistenza tramite la pratica della questua e della lettura della mano.
I maschi, raggiunta una certa età, vengono spesso iniziati ad altre attività che consistono nell’accompagnare il padre sui mercati per affiancarlo nella vendita dei prodotti artigianali.
Al di là del nucleo famigliare si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari, frequenti contatti se le famiglie nomadizzano in luoghi diversi.
 

Ecco, in breve, un esempio di ripartizione della società zingara (tratto in parte dal libro Mutation Tsigane di J.P.Liégeois):

  1. gruppo > sottogruppo> nátsija (nazionalità) > vítsa (discendenza, prende il nome dal capostipite) > famiglia > individuo


     

    • ROM
      • Kalderásha
        • Serbijája (Serbi)
          • Minéshti
            • Demítro
              • x, y, ...........
            • Márcovitch
              • x, y, ...........
            • altri
              • x, y, ...........
          • Papinéshti
          • Jonéshti
          • Frunkaléshti
          • altri
        • Moldovája (Moldavi)
          • Demóni
          • Jonikóni
          • Poróni
          • altri
        • Grekúrja (Greci)
          • Bedóni
          • Kiriléshti
          • Shandoróni
          • altri
        • Vúngrika (Ungheresi)
          • Jonéshti
          • altri
        • Xoraxája o Xoraxané (Turchi)
        • altri
      • Lovára
        • ...........
        • ...........
      • Churára
        • ...........
        • ...........
      • Machwáya
        • ...........
        • ...........
      • Boyásha
        • ...........
        • ...........
      • altri

       

    • SINTI (detti anche MANUSH)
      • Gáchkane (Tedeschi)
        • ecc.
      • Estrekárja (Austriaci)
        • ecc.
      • Valshtiké (Francesi)
      • Piemontákeri (Piemontesi)
      • Lombardi
      • Marchigiani
      • altri

       

    • KALÉ (detti anche GITANI)
      • Catalani
        • ecc.
      • Andalusi
      • Portoghesi


    Nota:

    Mentre presso i Rom la ripartizione in "sottogruppi" avviene in base ad una identificazione di tipo ergonimico (denominazione che trae origine dal lavoro tradizionalmente svolto), tra i Sinti ed i Kalé i "sottogruppi" sono generalmente designati secondo un concetto di natura toponimica (riferito ai luoghi di insediamento storico).
    A differenza dei Rom essi non conoscono ulteriori ripartizioni di "nátsija" e di "vítsa". Si potrebbe però affermare che il "sottogruppo", tra i Sinti ed i Kalé, in realtà corrisponde alla "nátsija" dei Rom.
    In base a quanto detto lo schema di ripartizione sociale di questi due gruppi si può quindi configurare nel modo seguente:

    gruppo > sottogruppo (= nátsija)> famiglia > individuo

Oltre alla famiglia estesa, presso i Rom troviamo la kumpánia, ossia l’insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.
Come già si è detto il nomade è per sua natura individualista e mal sopporta la presenza di un capo: se tale figura non esiste fra Sinti e Rom, si può invece riconoscere il rispetto esercitato nei confronti dei più anziani, cui di solito viene fatto riferimento per dirimere eventuali controversie.
Tra i Rom la massima autorità giudiziaria è costituita dal krisnitóri, cioè da colui che è chiamato a presiedere la kris.
La kris è un vero e proprio tribunale zingaro costituito dai membri più anziani del gruppo e si riunisce in casi particolari, laddove si debbano risolvere problemi delicati inerenti controversie matrimoniali o azioni commesse ai danni di membri di uno stesso gruppo. Alla kris possono partecipare anche le donne, che sono ammesse a parlare, e la decisione unilaterale spetta ai membri anziani designati, presieduti dal krisnitóri, che dopo aver ascoltato le parti in causa decidono, in seguito ad una consultazione, l’ammenda che colui che viene riconosciuto in torto deve pagare.
In tempi recenti la controversia si risolve in genere con il pagamento di una somma commisurata all’entità della colpa che può ammontare a vari milioni; nel passato se la colpa era particolarmente grave la punizione poteva consistere nell’allontanamento dal gruppo o, talora, in pene corporali.

 

 

 

USI E TRADIZIONI (articolo di S.Franzese)

 

 

Gli Zingari non rappresentano, come già si è rilevato, un popolo compatto ed omogeneo; pur appartenendo ad un’unica etnia si ipotizza che la migrazione dall’India sia stata frazionata nel tempo e che già all’origine essi fossero divisi in gruppi e sottogruppi parlanti dialetti diversi anche se affini tra loro.
L’apporto delle componenti lessicali e sintattiche delle lingue parlate nei paesi attraversati nel corso dei secoli ha decisamente accentuato tali diversificazioni, al punto che Sinti e Rom possono essere tranquillamente definiti come due gruppi a sé stanti che riuniscono sottogruppi talvolta in aperto contrasto sociale tra di loro.
 

Le differenze di vita, la spiccata vocazione al nomadismo di alcuni contro la tendenza alla sedentarizzazione di altri può generare una serie di contrasti che non si limitano ad una semplice incapacità di convivere pacificamente.
In linea generale si potrebbe affermare che i Sinti sono meno conservatori e tendono a dimenticare con maggiore rapidità la cultura dei padri. Forse questo non è un fatto recente, ma è comunque da imputarsi alle condizioni socioculturali in cui per lungo tempo sono vissuti.
Per quanto riguarda i Rom di più recente immigrazione si nota invece una maggiore tendenza alla conservazione delle tradizioni, della lingua e delle usanze proprie dei diversi sottogruppi. La loro provenienza da paesi a struttura agricola ed ancora industrialmente arretrati (est europeo) ha certamente favorito la conservazione di modi di vita più consoni alla loro origine.
 

Non è possibile, anche in ragione della varietà costituita dalla compresenza di vari gruppi, fornire una spiegazione particolareggiata delle diverse tradizioni, tuttavia alcuni aspetti principali legati ai momenti più importanti dell’esistenza meritano di essere descritti, almeno nelle linee generali.
Ricordiamo che anticamente era molto rispettato il periodo della gravidanza ed il tempo successivo alla nascita dell’erede; c’era il concetto dell’impurità collegata alla nascita, con vari divieti per la puerpera. Oggi la situazione non è più così rigida; l’allattamento dura abbastanza a lungo, talvolta si protrae per alcuni anni.
 

Nel matrimonio si tende a scegliere il coniuge all’interno del proprio gruppo o sottogruppo, con notevoli vantaggi economici. E’ possibile ad uno Zingaro sposare una gagí, cioè una donna non zingara, la quale dovrà però sottostare alle regole ed alle tradizioni zigane. Vige naturalmente la dote, specie per i Rom; nel gruppo dei Sinti si tende a realizzare il matrimonio attraverso la fuga e conseguente regolarizzazione. Ai figli viene lasciata una grande libertà, anche perché essi debbono presto provvedere a contribuire al sostentamento della famiglia ed alla cura dei più piccoli.
Per quanto attiene alla morte ed ai riti ad essa connessi, il lutto per la scomparsa di un congiunto dura generalmente molto a lungo.
 

Presso i Sinti sembra prevalere l’usanza di bruciare la kampína (roulotte) e gli oggetti appartenuti al defunto. Tra i riti funebri praticati dai Rom ricordiamo invece la pomána, banchetto funebre in cui si celebra l'anniversario della morte di una persona. L’abbondanza del cibo e delle bevande esprimono l’augurio di pace e felicità per il defunto.

 

 

 

LA RELIGIONE (articolo di S.Franzese)

 

 

Gli Zingari non hanno una religione propria, non riconoscono un proprio dio, né sacerdoti, né culti originari. Sembrerebbe singolare che un popolo non abbia coltivato nel corso dei secoli credenze particolari in merito alla divinità, neppure in forme primitive di tipo antropomorfico o totemico. Il mondo del soprannaturale è costituito dalla presenza di una forza benefica, Del o Devél, e di una forza malefica, Beng, contrapposte fra di loro in una sorta di zoroastrismo, probabile residuo di influenze che tale credo ebbe sui gruppi che in epoca remota attraversarono la Persia.
Vi è poi, nelle credenze zingare, una serie indefinita di entità, presenze che si manifestano soprattutto di notte.
 

Per quanto riguarda la religione, in genere gli Zingari sembrano essersi adeguati nel corso della storia alle confessioni vigenti nei paesi ospitanti, ma la loro adesione pare essere piuttosto esteriore e superficiale, con prevalente attenzione agli aspetti coreografici di cerimonie quali processioni, pellegrinaggi, proprie di una religiosità popolare ancora largamente coltivata in ambito cattolico.
Un segnale di cambiamento è dato dalla diffusione del movimento pentecostale avvenuta a partire dagli anni 50 attraverso la Missione Evangelica Zigana, sorta in Francia.
A seguito di ciò si sono tuttavia registrate profonde lacerazioni all’interno di molte famiglie dovute ai radicali cambiamenti di costume che tale adesione impone e che trovano spiegazione nella natura fondamentalista del movimento religioso in questione.
Tali imposizioni finiscono talvolta per indurre gli Zingari ad un rifiuto delle loro peculiarità culturali, anche se molto dipende dalla capacità di critica e di discernimento di ciascun individuo.

 

 

 

LA POESIA (articolo di S.Franzese)

 

"Spatzo" (Vittorio Mayer Pasquale)

Spatzo nella lingua dei Sinti Estrekárja significa "uccellino, passero", un soprannome che ci richiama al senso di quella libertà spesso rievocata da questo poeta che nel corso della sua vita ha conosciuto momenti di intensa sofferenza. Attraverso le sue poesie, di fronte alle avversità della sorte, Spatzo ci dimostra di aver saputo conservare intatta quell'anima zingara fatta di cose semplici ed immediate.

 

Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
 

E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
 

E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
 

La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
 

Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

 

 

Il matrimonio: l'acquisto o la fuga d'amore (articolo di T.Sforza)

I nomadi tendono in genere a sposarsi con persone appartenenti al proprio stesso gruppo. Spesso si tratta di unioni fra cugini di secondo o terzo grado. Per cementare l'unione fra due famiglie e rafforzare i legami all'interno del campo, si ricorre a volte a matrimoni fra sorelle e fratelli di due gruppi familiari. Ogni gruppo ha dei propri riti di celebrazione del matrimonio. Fra i Rom è ancora presente la pratica del "matrimonio per acquisto": i genitori del ragazzo si recano a casa dei genitori della ragazza portando in dono una bevanda tipica. Quest'ultima sarà bevuta suggellando il contratto di matrimonio, solo nel caso in cui i genitori della futura sposa accettino la somma di denaro offerta dai genitori del ragazzo. A quel punto le due famiglie diventeranno hanamica (amici) e il matrimonio verrà celebrato. In caso contrario resteranno straine (estranei). La nostra "fuitina" (o fuga d'amore) è preludio al matrimonio presso i Sinti: al rientro dalla fuga, i due giovani sono considerati sposati a tutti gli effetti.


Religione e credenze
(articolo di T.Sforza)

La spiritualità dei nomadi è legata a una serie di credenze connesse al mondo dell'aldilà e del sovrannaturale. Credono che il mondo sia regolato da due forze contrapposte: Del (o Devel) rappresenta il bene, Bèng rappresenta il male. Accanto a queste due forze gravitano una serie di altre entità o presenze non ben definite, la cui manifestazione è legata alla notte, al buio e alle tenebre. Il culto dei morti è fortissimo ed esistono una serie di norme da rispettare a questo connessi, utilizzate per rendere onore al defunto e per ingraziarsi la sua benevolenza. Gli zingari temono infatti che il Mulò (lo spirito del defunto) possa tornare sulla terra sotto forma di Muldrò (reincarnazione di un morto in circostanze violente) o di vampiro. Non appena qualcuno muore, dunque, il cadavere viene immediatamente sepolto e ha inizio il lungo periodo di lutto, durante il quale è proibito lavarsi, mangiare le pietanze amate dal defunto, pronunciare il suo nome, danzare o cantare. Il lutto dura generalmente un anno e si conclude con la pomana, un grande banchetto nel corso del quale ci si accomiata definitivamente dal defunto, augurandogli pace e felicità. Presso i Sinti invece è diffusa l'usanza di dare fuoco alla roulotte del defunto e perfino di cambiare nome dei familiari omonimi.


Magia: erbe e tarocchi
(articolo di T.Sforza)

L'immagine di zingare che leggono la mano, i tarocchi o predicono il futuro è ormai entrato nell'immaginario collettivo. Sono le Drabarni (le maghe), depositarie di conoscenze che vengono loro tramandate di generazione in generazione. Alla base vi è effettivamente una grande diffusione di pratiche magiche presso le popolazioni nomadi. Gli zingari distinguono fra Bahtali (magia bianca) e Bibahtali (magia nera).

 

Ma le Drabarni sono anche esperte erboriste ante litteram, esperte conoscitrici delle virtù taumaturgiche delle erbe con le quali curano parecchie malattie.


Morte della vita nomade?
(articolo di T.Sforza)

Gli zingari sono nomadi perché per tradizione svolgono mestieri redditizi solo se itineranti, e dunque non sono soggetti ad alcuna forma di concorrenza da parte degli "indigeni". Questo è legato al modus vivendi nomade: il lavoro non deve intralciare le relazioni sociali e non può costituire un ostacolo allo stile di vita che conducono. Ma questo ormai avviene quasi soltanto a livello teorico. Sarebbe più esatto parlare di ex-nomadi, visto che oggi circa il 70% degli zingari italiani risiedono più o meno stabilmente in un luogo. Stanno poi scomparendo i mestieri che li hanno da sempre caratterizzati, in quanto non più redditizi o non più richiesti. Gli zingari, per il momento incapaci di aprirsi ad altre attività, reagiscono a questa crisi restando ai margini, finendo nelle file della criminalità o vivendo di elemosina. La loro cultura millenaria rischia di ridursi a un mero folklore. Il nomadismo è passato di moda perfino fra di loro?

 

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