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LA STORIA
(articolo di
S.Franzese)
Gli
Zingari raccontano in una delle loro leggende che un tempo avevano un re
che guidava saggiamente il popolo in un paese meraviglioso dell’India,
denominato Sind; quivi la gente era molto felice, finché delle orde di
musulmani cacciarono gli Zingari, distruggendo il loro paese. Da allora
essi furono costretti a vagare da una nazione all’altra...
Ma, come abbiamo detto, non si tratta che di una
leggenda.
Le notizie più sicure circa la loro origine si sono avute per mezzo di
studi linguistici intrapresi a partire dal secolo scorso.
La comparazione tra i vari dialetti che
costituiscono la lingua zingara, detta romaní o romanés, ed alcune
lingue indiane, come il sanscrito, il pracrito, il maharate ed il
punjabi, per citarne alcune, ha permesso di stabilire con certezza
l’origine indiana degli Zingari.
Tuttavia la ragione per la quale essi abbandonarono le terre natie
dell’India resta tuttora avvolta nel mistero.
Pare che in origine essi fossero sedentari e che, in seguito, per
l’insorgere di situazioni avverse, dovettero vivere da nomadi.
Sempre secondo una leggenda, narrata dal poeta persiano Firdausi nel V
secolo d.C., un re persiano fece venire dall’India diecimila Luri, nome
attribuito agli Zingari, per intrattenere il suo popolo con la musica.
E’ probabile che la corrente migratoria sia passata
in Persia ma in data più recente, all'incirca tra il IX ed il X secolo.
Vari gruppi penetrarono in Occidente, sia verso l’Egitto, sia verso la
via dei pellegrini, cioè Creta ed il Peloponneso.
A quel periodo risale la denominazione Zingari o Zigani. Infatti
l’etimologia del nome Zingaro o Zigano è probabilmente costituita dal
termine greco medievale athinganoi, cioè "intoccabili", attribuito ad
una setta proveniente dalla Frigia; era anche il nome attribuito a magi,
indovini, incantatori di serpenti, cioè ad un mondo vicino agli Zingari.
La recente scoperta di un documento consente di
sapere che nel 1378 un re bulgaro avrebbe ceduto ad un monastero dei
villaggi popolati da Zingari.
L’arrivo in Europa è situato verso il 1417, ed un decennio più tardi,
nel 1427, sono segnalati a Parigi degli Zingari guidati da capi che si
facevano chiamare duchi e voivodi. Infatti, per essere ben accolti,
raccontavano di essere dei pellegrini provenienti dal Piccolo Egitto
(regione del Peloponneso) donde ha origine il nome di Gitani (
trasformazione di Egiziani) attribuito loro in seguito all' equivoco
sorto circa la loro provenienza.
Essi si dicevano costretti a vagare per il mondo per la durata di sette
anni, a mo’ di penitenza; asserivano infatti di essere stati
perseguitati dai Saraceni e di essere stati costretti ad abiurare la
loro fede cristiana; i re del tempo - sempre secondo i loro racconti -
li obbligarono a recarsi dal papa che impose loro una penitenza e li
munì di credenziali perché fossero bene accolti ovunque essi andavano.
A
parte le cose che gli Zingari raccontavano per essere meglio trattati,
si sa che in principio l’accoglienza fu buona perché il carattere
misterioso della loro origine aveva lasciato una profonda impressione
nella società medievale.
Nello spazio però di alcuni decenni la curiosità si tramutò in ostilità
a causa delle abitudini di vita assai diverse da quelle delle
popolazioni sedentarie. La presenza di bande di ex militari e di
mendicanti tra gli zingari contribuì a peggiorarne l'immagine; inoltre
le possibilità di insediamento erano scarse per cui l’unica possibilità
di sopravvivenza consisteva nel vivere ai margini delle società.
I pregiudizi già esistenti venivano rafforzati dal convincimento diffuso
in Europa che la pelle scura fosse segno di inferiorità e di
malvagità... il diavolo, infatti, era ed è dipinto di nero.
Gli Zingari erano facilmente identificati con i Turchi perché
indirettamente provenivano in parte dalle terre degli infedeli, quindi
erano considerati nemici della chiesa la quale, inoltre, condannava le
pratiche legate al soprannaturale, come la cartomanzia e la lettura
della mano che gli Zingari erano soliti esercitare.
La mancanza di un preciso collegamento storico ad una patria precisa o
ad un’origine sicura non consentiva di riconoscerli come gruppo etnico
ben individuato, anche se per lungo tempo si erano qualificati come
Egiziani.
L’opposizione agli Zingari si delineò anche nelle
corporazioni che tendevano ad escludere dei concorrenti
nell’artigianato, soprattutto nell’ambito della lavorazione dei metalli.
Il clima di sospetti e pregiudizi si avverte nella fioritura di leggende
e proverbi tendenti a mettere gli Zingari in cattiva luce a tal punto da
richiamarsi alla Bibbia per considerarli discendenti di Cam e quindi
maledetti (Genesi 9:25). Si diffuse pure la leggenda che essi avrebbero
fabbricato i chiodi che servirono per la crocifissione di Cristo (o,
secondo un'altra versione, che essi avrebbero rubato il "quarto chiodo",
rendendo così più dolorosa la crocifissione del Signore).
Dai pregiudizi si passò, un poco alla volta, a forme sempre più marcate
di discriminazione, fino a giungere a vere e proprie persecuzioni.
Sappiamo che in Serbia ed in Romania furono tenuti
in stato di schiavitù per un certo tempo; la caccia allo zingaro avvenne
con raffinata crudeltà e con barbari trattamenti. Deportazioni, torture
ed uccisioni furono praticate in vari stati, specialmente con il
consolidarsi degli stati nazionali.
Sotto il nazismo gli Zingari ebbero un trattamento non dissimile da
quello degli Ebrei: molti di essi furono inviati nei campi di
concentramento, dove vennero sottoposti ad esperimenti di
sterilizzazione, usati come cavie umane, con ogni sorta di incredibili
sevizie.
Si calcola che mezzo milione di Zingari sia stato eliminato durante il
regime nazista.
Attualmente gli Zingari sono presenti in tutti i paesi europei, nelle
regioni asiatiche da essi attraversate, nei paesi del vicino oriente e
del nord Africa.
In India vi sono gruppi che conservano le tracce esteriori delle
popolazioni zingare: si tratta dei Lambadi o Banjara, popolazioni
seminomadi che gli "ziganologi" definiscono "Zingari rimasti in patria".
Nelle Americhe ed in Australia essi giunsero al
seguito di deportati e di coloni; successivamente essi stabilirono dei
flussi migratori con quelle regioni.
Recenti stime sulla consistenza della popolazione zingara indicano una
cifra attestata intorno ai 12 milioni di individui. E' tuttavia doveroso
affermare che i dati in proposito permangono fortemente approssimativi
poiché, in assenza di censimenti, essi si fondano su fonti di
informazione non sempre certe e verificabili.

In Italia inizialmente il gruppo dei Sinti
rappresentava una decisa maggioranza,
soprattutto al Nord, ma nell’ultimo trentennio esso è stato
progressivamente affiancato e a tratti soppiantato dal gruppo dei Rom
provenienti dalla vicina ex Iugoslavia e, in misura minore, da altri
paesi est europei.
Nell’Italia meridionale era già da tempo presente il cospicuo gruppo dei
Rom Abruzzesi, giunti forse via mare dai Balcani, la cui permanenza sul
territorio è testimoniata da una sedentarizzazione analoga a quella dei
Gitani nella penisola iberica.
L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE E FAMILIARE
(articolo di S.Franzese)
E’ quasi superfluo dire che non esistono e non sono mai
esistiti né re né regine degli Zingari, argomento prediletto di
giornalisti faciloni e disinformati.
Da un esame attento del comportamento sociale del nomade si rileva che
l’elemento preponderante della sua personalità è caratterizzato da una
spiccata tendenza all’individualismo. Ciò che conta in primo luogo per
lo zingaro è la famiglia, il nucleo costituito da marito, moglie e
figli. Questi ultimi nell'economia tradizionale di alcuni gruppi
rappresentano una cospicua fonte di sussistenza tramite la pratica della
questua e della lettura della mano.
I maschi, raggiunta una certa età, vengono spesso iniziati ad altre
attività che consistono nell’accompagnare il padre sui mercati per
affiancarlo nella vendita dei prodotti artigianali.
Al di là del nucleo famigliare si pone la famiglia estesa, che comprende
i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza
nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari, frequenti
contatti se le famiglie nomadizzano in luoghi diversi.
Ecco, in breve, un esempio di
ripartizione della società zingara
(tratto in parte dal libro Mutation Tsigane di J.P.Liégeois):
- gruppo >
sottogruppo> nátsija (nazionalità) > vítsa (discendenza, prende il
nome dal capostipite) > famiglia > individuo
- ROM
-
Kalderásha
-
Serbijája (Serbi)
-
Minéshti
-
Papinéshti
-
Jonéshti
-
Frunkaléshti
-
altri
-
Moldovája (Moldavi)
-
Demóni
-
Jonikóni
-
Poróni
-
altri
-
Grekúrja (Greci)
-
Bedóni
-
Kiriléshti
-
Shandoróni
-
altri
-
Vúngrika (Ungheresi)
-
Xoraxája o Xoraxané (Turchi)
-
altri
-
Lovára
-
Churára
-
Machwáya
-
Boyásha
-
altri
-
SINTI
(detti
anche MANUSH)
-
Gáchkane (Tedeschi)
-
Estrekárja (Austriaci)
-
Valshtiké (Francesi)
-
Piemontákeri (Piemontesi)
-
Lombardi
-
Marchigiani
-
altri
-
KALÉ
(detti anche
GITANI)
-
Catalani
-
Andalusi
-
Portoghesi
Nota:
Mentre presso i Rom la ripartizione in "sottogruppi" avviene in base
ad una identificazione di tipo ergonimico (denominazione che trae
origine dal lavoro tradizionalmente svolto), tra i Sinti ed i Kalé i
"sottogruppi" sono generalmente designati secondo un concetto di
natura toponimica (riferito ai luoghi di insediamento storico).
A differenza dei Rom essi non conoscono ulteriori ripartizioni di "nátsija"
e di "vítsa". Si potrebbe però affermare che il "sottogruppo", tra i
Sinti ed i Kalé, in realtà corrisponde alla "nátsija" dei Rom.
In base a quanto detto lo schema di ripartizione sociale di questi
due gruppi si può quindi configurare nel modo seguente:
gruppo >
sottogruppo
(= nátsija)>
famiglia
> individuo
Oltre alla famiglia estesa, presso i Rom
troviamo la kumpánia, ossia l’insieme di più
famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma
tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a
sottogruppi affini.
Come già si è detto il nomade è per sua natura individualista e mal
sopporta la presenza di un capo: se tale figura non esiste fra Sinti e
Rom, si può invece riconoscere il rispetto esercitato nei confronti dei
più anziani, cui di solito viene fatto riferimento per dirimere
eventuali controversie.
Tra i Rom la massima autorità giudiziaria è costituita dal
krisnitóri, cioè da colui che è chiamato a presiedere la
kris.
La kris è un vero e proprio tribunale zingaro
costituito dai membri più anziani del gruppo e si riunisce in casi
particolari, laddove si debbano risolvere problemi delicati inerenti
controversie matrimoniali o azioni commesse ai danni di membri di uno
stesso gruppo. Alla kris possono partecipare
anche le donne, che sono ammesse a parlare, e la decisione unilaterale
spetta ai membri anziani designati, presieduti dal
krisnitóri, che dopo aver ascoltato le parti in causa
decidono, in seguito ad una consultazione, l’ammenda che colui che viene
riconosciuto in torto deve pagare.
In tempi recenti la controversia si risolve in genere con il pagamento
di una somma commisurata all’entità della colpa che può ammontare a vari
milioni; nel passato se la colpa era particolarmente grave la punizione
poteva consistere nell’allontanamento dal gruppo o, talora, in pene
corporali.
USI E TRADIZIONI
(articolo di S.Franzese)
Gli
Zingari non rappresentano, come già si è rilevato, un popolo compatto ed
omogeneo; pur appartenendo ad un’unica etnia si ipotizza che la
migrazione dall’India sia stata frazionata nel tempo e che già
all’origine essi fossero divisi in gruppi e sottogruppi parlanti
dialetti diversi anche se affini tra loro.
L’apporto delle componenti lessicali e sintattiche delle lingue parlate
nei paesi attraversati nel corso dei secoli ha decisamente accentuato
tali diversificazioni, al punto che Sinti e Rom possono essere
tranquillamente definiti come due gruppi a sé stanti che riuniscono
sottogruppi talvolta in aperto contrasto sociale tra di loro.
Le differenze di vita, la spiccata
vocazione al nomadismo di alcuni contro la tendenza alla
sedentarizzazione di altri può generare una serie di contrasti che non
si limitano ad una semplice incapacità di convivere pacificamente.
In linea generale si potrebbe affermare che i Sinti sono meno
conservatori e tendono a dimenticare con maggiore rapidità la cultura
dei padri. Forse questo non è un fatto recente, ma è comunque da
imputarsi alle condizioni socioculturali in cui per lungo tempo sono
vissuti.
Per quanto riguarda i Rom di più recente immigrazione si nota invece una
maggiore tendenza alla conservazione delle tradizioni, della lingua e
delle usanze proprie dei diversi sottogruppi. La loro provenienza da
paesi a struttura agricola ed ancora industrialmente arretrati (est
europeo) ha certamente favorito la conservazione di modi di vita più
consoni alla loro origine.
Non è possibile, anche in ragione della
varietà costituita dalla compresenza di vari gruppi, fornire una
spiegazione particolareggiata delle diverse tradizioni, tuttavia alcuni
aspetti principali legati ai momenti più importanti dell’esistenza
meritano di essere descritti, almeno nelle linee generali.
Ricordiamo che anticamente era molto rispettato il periodo della
gravidanza ed il tempo successivo alla nascita
dell’erede; c’era il concetto dell’impurità collegata alla nascita, con
vari divieti per la puerpera. Oggi la situazione non è più così rigida;
l’allattamento dura abbastanza a lungo, talvolta si protrae per alcuni
anni.
Nel matrimonio si tende a
scegliere il coniuge all’interno del proprio gruppo o sottogruppo, con
notevoli vantaggi economici. E’ possibile ad uno Zingaro sposare una
gagí, cioè una donna non zingara, la quale dovrà
però sottostare alle regole ed alle tradizioni zigane. Vige naturalmente
la dote, specie per i Rom; nel gruppo dei Sinti si tende a realizzare il
matrimonio attraverso la fuga e conseguente regolarizzazione. Ai figli
viene lasciata una grande libertà, anche perché essi debbono presto
provvedere a contribuire al sostentamento della famiglia ed alla cura
dei più piccoli.
Per quanto attiene alla morte ed ai riti ad essa
connessi, il lutto per la scomparsa di un congiunto dura generalmente
molto a lungo.
Presso i Sinti sembra prevalere l’usanza
di bruciare la kampína (roulotte) e gli
oggetti appartenuti al defunto. Tra i riti funebri praticati dai Rom
ricordiamo invece la pomána, banchetto funebre
in cui si celebra l'anniversario della morte di una persona.
L’abbondanza del cibo e delle bevande esprimono l’augurio di pace e
felicità per il defunto.
LA RELIGIONE
(articolo di
S.Franzese)
Gli
Zingari non hanno una religione propria, non riconoscono un proprio dio,
né sacerdoti, né culti originari. Sembrerebbe singolare che un popolo
non abbia coltivato nel corso dei secoli credenze particolari in merito
alla divinità, neppure in forme primitive di tipo antropomorfico o
totemico. Il mondo del soprannaturale è costituito dalla presenza di una
forza benefica, Del o Devél,
e di una forza malefica, Beng, contrapposte
fra di loro in una sorta di zoroastrismo, probabile residuo di influenze
che tale credo ebbe sui gruppi che in epoca remota attraversarono la
Persia.
Vi è poi, nelle credenze zingare, una serie indefinita di entità,
presenze che si manifestano soprattutto di notte.
Per quanto riguarda la religione, in
genere gli Zingari sembrano essersi adeguati nel corso della storia alle
confessioni vigenti nei paesi ospitanti, ma la loro adesione pare essere
piuttosto esteriore e superficiale, con prevalente attenzione agli
aspetti coreografici di cerimonie quali processioni, pellegrinaggi,
proprie di una religiosità popolare ancora largamente coltivata in
ambito cattolico.
Un segnale di cambiamento è dato dalla diffusione del movimento
pentecostale avvenuta a partire dagli anni 50 attraverso la Missione
Evangelica Zigana, sorta in Francia.
A seguito di ciò si sono tuttavia registrate profonde lacerazioni
all’interno di molte famiglie dovute ai radicali cambiamenti di costume
che tale adesione impone e che trovano spiegazione nella natura
fondamentalista del movimento religioso in questione.
Tali imposizioni finiscono talvolta per indurre gli Zingari ad un
rifiuto delle loro peculiarità culturali, anche se molto dipende dalla
capacità di critica e di discernimento di ciascun individuo.
LA POESIA
(articolo di S.Franzese)

"Spatzo"
(Vittorio Mayer Pasquale)
Spatzo nella
lingua dei Sinti Estrekárja significa "uccellino, passero", un
soprannome che ci richiama al senso di quella libertà spesso
rievocata da questo poeta che nel corso della sua vita ha conosciuto
momenti di intensa sofferenza. Attraverso le sue poesie, di fronte
alle avversità della sorte, Spatzo ci dimostra di aver saputo
conservare intatta quell'anima zingara fatta di cose semplici ed
immediate.
Libertà
Noi Zingari
abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla
scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un
grande impero.
E noi crediamo
che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile
capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non
crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere
per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

Il
matrimonio: l'acquisto o la fuga d'amore
(articolo di T.Sforza)
I nomadi tendono in genere a sposarsi con persone appartenenti al
proprio stesso gruppo. Spesso si tratta di unioni fra cugini di secondo
o terzo grado. Per cementare l'unione fra due famiglie e rafforzare i
legami all'interno del campo, si ricorre a volte a matrimoni fra sorelle
e fratelli di due gruppi familiari. Ogni gruppo ha dei propri riti di
celebrazione del matrimonio. Fra i Rom è ancora presente la pratica del
"matrimonio per acquisto": i genitori del ragazzo si recano a
casa dei genitori della ragazza portando in dono una bevanda tipica.
Quest'ultima sarà bevuta suggellando il contratto di matrimonio, solo
nel caso in cui i genitori della futura sposa accettino la somma di
denaro offerta dai genitori del ragazzo. A quel punto le due famiglie
diventeranno hanamica (amici) e il matrimonio verrà celebrato. In
caso contrario resteranno straine (estranei). La nostra "fuitina" (o
fuga d'amore) è preludio al matrimonio presso i Sinti: al rientro dalla
fuga, i due giovani sono considerati sposati a tutti gli effetti.
Religione e credenze
(articolo di T.Sforza)
La spiritualità dei nomadi è legata a una serie di credenze connesse al
mondo dell'aldilà e del sovrannaturale. Credono che il mondo sia
regolato da due forze contrapposte: Del (o Devel) rappresenta il
bene, Bèng rappresenta il male. Accanto a queste due forze
gravitano una serie di altre entità o presenze non ben definite, la cui
manifestazione è legata alla notte, al buio e alle tenebre. Il culto dei
morti è fortissimo ed esistono una serie di norme da rispettare a questo
connessi, utilizzate per rendere onore al defunto e per ingraziarsi la
sua benevolenza. Gli zingari temono infatti che il Mulò (lo
spirito del defunto) possa tornare sulla terra sotto forma di Muldrò
(reincarnazione di un morto in circostanze violente) o di vampiro. Non
appena qualcuno muore, dunque, il cadavere viene immediatamente sepolto
e ha inizio il lungo periodo di lutto, durante il quale è proibito
lavarsi, mangiare le pietanze amate dal defunto, pronunciare il suo
nome, danzare o cantare. Il lutto dura generalmente un anno e si
conclude con la pomana, un grande banchetto nel corso del quale ci si
accomiata definitivamente dal defunto, augurandogli pace e felicità.
Presso i Sinti invece è diffusa l'usanza di dare fuoco alla roulotte del
defunto e perfino di cambiare nome dei familiari omonimi.
Magia: erbe e tarocchi
(articolo di T.Sforza)
L'immagine
di zingare che leggono la mano, i tarocchi o predicono il futuro è ormai
entrato nell'immaginario collettivo. Sono le Drabarni (le maghe),
depositarie di conoscenze che vengono loro tramandate di generazione in
generazione. Alla base vi è effettivamente una grande diffusione di
pratiche magiche presso le popolazioni nomadi. Gli zingari distinguono
fra Bahtali (magia bianca) e Bibahtali (magia nera).
Ma le Drabarni sono anche esperte
erboriste ante litteram, esperte conoscitrici delle virtù taumaturgiche
delle erbe con le quali curano parecchie malattie.
Morte della vita nomade?
(articolo di
T.Sforza)
Gli zingari sono nomadi perché per tradizione svolgono mestieri
redditizi solo se itineranti, e dunque non sono soggetti ad alcuna forma
di concorrenza da parte degli "indigeni". Questo è legato al modus
vivendi nomade: il lavoro non deve intralciare le relazioni sociali e
non può costituire un ostacolo allo stile di vita che conducono. Ma
questo ormai avviene quasi soltanto a livello teorico. Sarebbe più
esatto parlare di ex-nomadi, visto che oggi circa il 70% degli
zingari italiani risiedono più o meno stabilmente in un luogo. Stanno
poi scomparendo i mestieri che li hanno da sempre caratterizzati, in
quanto non più redditizi o non più richiesti. Gli zingari, per il
momento incapaci di aprirsi ad altre attività, reagiscono a questa crisi
restando ai margini, finendo nelle file della criminalità o vivendo di
elemosina. La loro cultura millenaria rischia di ridursi a un mero
folklore. Il nomadismo è passato di moda perfino fra di loro? |