Da sempre l'uomo è stato spinto dalla curiosità di sapere se ci sono
altri abitanti sparsi nell'universo, pianeti simili alla Terra, con
forme di vita analoga alla nostra. Pensate che anche il mondo romano sostenne questa tesi, a partire da
Lucrezio, nel I° sec. a. C. Ma il pensiero filosofico occidentale ha
quasi sempre respinto tutto questo, solo alcuni pensatori, tra i quali
ricordiamo Giordano Bruno e Spinoza, si schierarono a favore
dell'esistenza della vita aliena. Tuttavia le prime basi scientifiche
che consideravano l'idea di una forma di vita extraterrestre, furono
poste nel XVII° sec. a seguito delle osservazioni e degli studi compiuti
in precedenza da Nicolò Copernico e Galileo. Ma la vita aliena, se
esiste, com'è? E' vita biologica come la nostra, oppure no?!
La vita che da alcuni miliardi di anni, (circa 4 per la precisione), si è
sviluppata sulla Terra, è di tipo organico, fatta cioè di molecole
(organiche), una complessa costruzione microscopica incentrata su atomi
di carbonio, che sono i veri mattoni della vita. Alla base di tale
sviluppo c'è un elemento indispensabile: "L'ACQUA", la quale è presente
sul nostro pianeta, nei tre stati: liquido, solido e gassoso; ma è allo
stato liquido che gioca un ruolo fondamentale nella biochimica della
vita, in quanto permette di legare gli enzimi, che sono delle proteine
che accelerano la velocità delle reazioni chimiche; nel far questo sono
proprio le molecole di acqua che facilitano il processo. All'inizio le
forme di vita erano semplici; prima si formarono gli organismi
unicellulari, poi quelli più complessi. Ma la vera svolta ci fu quando
"la vita" si divise in due grandi categorie: da una parte c'erano quelle
cellule che per trarre nutrimento necessitavano della luce del sole, e
dunque svilupparono dei sistemi adeguati, dando origine all'evoluzione
dei vegetali; altre cellule invece trassero l'energia necessaria
nutrendosi di altra materia vivente, ponendo quindi le basi per
l'evoluzione degli animali.
Dunque, questa è la "vita" come noi la conosciamo sul pianeta Terra; ma
non è detto che forme di vita intelligenti nel nostro universo siano
dotate delle caratteristiche fisiche e chimiche uguali alle nostre,
questo perché le eventuali altre forme di vita esistenti, su altri
pianeti, avrebbero caratteristiche fisiche sicuramente diverse, dovute
alle condizioni fisico-chimiche dell’ambiente dei loro rispettivi
pianeti. Ad esempio: un organismo che vive su un pianeta con una forza
gravitazionale maggiore della nostra, sicuramente avrà uno sviluppo
piuttosto limitato in altezza, oppure: uno che vive in condizioni di
scarsa luminosità, avrà un apparato visivo costituito da “occhi” che
probabilmente saranno molto più grandi dei nostri, un po’ come il
funzionamento del diaframma di una fotocamera che a seconda della
quantità di luce, si apre o si chiude. Ma andiamo avanti e riprendendo
un po’ la storia della ricerca dell’uomo riguardo la vita in altri
mondi, arriviamo con un salto cronologico, agli inizi degli anni ’60 del
20° secolo, quando l’allora giovane astronomo americano, Frank Drake,
iniziò a lavorare al National Radio Astronomy Observatory, presso Green
Bank (West Virginia). La sua idea fu quella di puntare il radio
telescopio in un punto ben preciso, ovvero, verso due stelle: Tau Ceti e
Epsilon Eridani. Drake scelse poi la frequenza di 1420 Mhz. Perché
proprio questa frequenza?
Ebbene, scelse questa frequenza perché questa è la linea di emissione
radio dell’Idrogeno neutro, estremamente importante in radio astronomia
poiché permette di analizzare la vastità e il moto della nostra
galassia, dunque, al contrario di quanto può sembrare, negli sconfinati
spazi che esistono fra le stelle, non vi è completamente il vuoto, ma vi
sono alcuni atomi di Idrogeno. Un’altra caratteristica che accomuna la
frequenza dell’Idrogeno alle frequenze prossime da 1 a 10 Ghz, è il
costante rumore dell’Universo a intensità estremamente bassa. Tutto
ciò, capite bene, permetterebbe ad una eventuale civiltà extraterrestre
di effettuare comunicazioni a distanze elevate e facilmente
identificabili, proprio perché i 1420 Mhz diventerebbero una sorta di
frequenza-codice universale.
La scelta dei 1420
Mhz, prima citata, e utilizzata da Frank Drake, fu ispirata da una
precedente ricerca negli anni ’50, effettuata da due scienziati
americani della Cornell University: Cocconi e Morrison. Ma a questo
punto dobbiamo precisare che:1) una civiltà con modeste nozioni
astronomiche, avrà sicuramente conoscenza della frequenza di emissione
dell’idrogeno; 2) dunque se è a conoscenza di questa emissione, sarà
sicuramente dotata di apparati per la sua ricezione. Nel Febbraio del
2003 venne captato dal telescopio di Arecibo in Portorico un segnale di
origine sconosciuta proveniente dallo spazio profondo, denominato
SHGbo2+14° dagli astronomi del programma S.E.T.I, i quali appurarono,
che provenisse da un punto dello spazio posto tra la costellazione dei
Pesci e quella dell’Ariete, distante dalla Terra 1000 Anni Luce. Come
mai di un segnale captato nel Febbraio 2003, ne è stata fatta menzione
da parte dei mass media, solo nel Settembre del 2004? A detta degli
scienziati, questo tempo è occorso per verificare l’autenticità del
segnale stesso, ma siamo sicuri che con i potenti mezzi a disposizione
del S.E.T.I. occorra un così lungo lasso di tempo per analizzarne
l’attendibilità? In verità, non c’è mai stata nessuna smentita da parte
dell’ente; ma in questo caso, la posizione della scienza ufficiale, non
vi sembra un po’ ambigua?
Questo, comunque, non è l’unico caso,
potremmo citarne altri: come quello del 1977 denominato “WOW Signal”
dall’espressione di stupore dell’astronomo che lo intercettò. Anche in
questo caso non si è saputo più niente. Ma cosa cerchiamo effettivamente
noi terrestri? Dei nostri eventuali cloni su chi sa quale pianeta?
Oppure abbiamo la mente aperta a qualsiasi forma e manifestazione di
VITA?

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