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A volte penso, sento
quasi, di non ricordare più nulla, sì a volte mi sento come se tutto ciò
che finora ho rincorso così testardamente non sia più dentro di me;
scomparso chissà dove nella mia mente, come se una volontà terza
decidesse cosa dovrei e potrei sentire, come se tutto ciò che in questi
ultimi anni ha avuto veramente importanza per me sia sparito o ritornato
in possesso del suo vero proprietario.
Vivo all’Aquila ormai
da anni, ma se dovessi sintetizzare il mio rapporto con questo luogo
così carico di storia e suggestioni, dovrei sicuramente riandare
indietro con la memoria per potermi rivedere nuovamente seduto, solo,
all’interno di una basilica, ormai famosa, come Collemaggio,

mentre, scomodamente
adagiato su delle panche, per me, da sempre ostili, a causa della loro
collocazione, mi domando, in un silenzio surreale, perché mi trovo lì,
perché mi sento così attratto da quel luogo secolare, perché il silenzio
di quel luogo è così affascinante.
Quanti pensieri,
incontri, libri, luoghi ed avvenimenti sarebbero arrivati, nati, sorti,
grazie a quelle semplici geometrie, quanto la mia vita sarebbe stata
cambiata da quel “Labirinto” secolare, dalla simbologia così semplice da
sembrare, falsamente, appena decorativa.
E
adesso, adesso che mi sento così estraneo alla mia stessa storia, mi
rendo conto dell’enorme fortuna avuta.
“Collemaggio Michè,
ricurdati, è n'astronave: viaggia e iu tempo per essa, nun è nu
problema. Mo si capito cusa si fatto? (Collemaggio Michele, ricordati, è
un'astronave: viaggia, ed il tempo per lei non è un problema. Adesso hai
capito che cosa hai fatto?) Questo mi disse un mio amico aquilano, uno
dei pochissimi in grado di parlare con ”Lei”, la creatura di Celestino
V, il papa del ”falso” gran rifiuto Dantesco, sicuro eremita, dalle
conoscenze che tuttora mi danno continuamente da pensare.
Paolo aveva ragione,
avevo viaggiato nel tempo e poco importa se lo avevo fatto “solo”
mentalmente, senza rendermene conto, utilizzando un'unica “chiave” che
mi avrebbe permesso di vedere, probabilmente capire, ma soprattutto
“sentire”, come, credo, pochi eletti nell’antichità, fossero in grado di
vedere l’Uomo, la Terra, l’Universo, ma soprattutto: DIO.
Tutto ciò, attraverso
un “sapere” la cui reale appartenenza è per me tutta da decifrare, che,
pur perdendosi in tempi indecifrabili, l’ho visto riapparire con
prepotenza nel fenomeno dei Cerchi nel Grano.
Ha, quindi, preso
forma nella mia mente, un unico filo conduttore, secondo il quale un
“solo” sapere, non proprio autoctono, ha “sempre”, accompagnato l’Uomo,
indifferente al tempo, ma soprattutto ovunque sulla Terra, “suggerendo”
scienza e, per quanto inattesa, "Spiritualità", a civiltà ora scomparse
e ad un'umanità il cui sviluppo, ormai immemore della sua “partenza”,
tanto avrebbe da ricordare dei suoi veri “padri”.
Tutto ciò, lasciandomi
allo stesso tempo interdetto ed ammaliato.
Interdetto poichè,
tenendo presente le mie conclusioni, anche se temporanee, ho dovuto
chiedermi quanto, l’Uomo, inteso come razza, abbia “realmente” goduto di
un reale Libero Arbitrio nella sua sconosciuta e millenaria storia;
quanto, l’uomo sia stato ”veramente libero” nel creare la sua tecnica,
la sua scienza, le sue civiltà, ma soprattutto i suoi Dei; quanto, ciò
che è successo su questa Terra, sia stato voluto dalla nostra razza e
quanto, sia stato indotto da un presunto ordine, piuttosto cosmico, le
cui finalità sono per me ancora tutte da valutare.
Ammaliato perché ora,
oggi che la nostra scienza, ha dimostrato il “limite” della sua
creatività tutta “pagata” dalle ormai residue capacità terrestri di
sopportare ancora la sua genetica distruttività, le conoscenze laciateci
millenni fa e nuovamente suggeriteci attraverso i Crop, potrebbero
indicare un nuovo tipo di sviluppo, caratterizzato da una civiltà,
questa volta mondiale, in grado di “utilizzare” la Natura e quindi
Dio, in modi estremamente “compatibili” con le “vere” energie che
dominano l’Universo.
E se ora, proprio
attraverso i miei studi, ho capito che questa “Civiltà” non è
completamente “nostra”, come non lo è, completamente, quella di quei
pochi Nativi ancora in grado di “parlare“ con la “natura”, ma il “sunto”
di tutto ciò, come i Cerchi indicano, vorrei che l’uomo del futuro tanto
assomigliasse a quell’essere spesso ”Anfibio”, come il Dio Mesopotamico
Anu testimonia, che ovunque, sulla Terra, apparve per dispensare
“sapere e conoscenze” ad un essere umano che ancora “beveva dalle
pozze“.
Vorrei
che l’uomo del futuro non dimentichi ciò che oggi è, ma allo stesso
tempo, ricordi come fosse in grado di sentirsi “uno” con tutto ciò che
lo circondava, che riprendesse a riparlare con gli “Elementi”, che tanto
possono dargli, che risentisse la sua appartenenza non solo terrestre,
ma, soprattutto, che ricordasse come Dio, nella sua androgina
onniscienza, sia “stato” e sia “presente” alle sue “Richieste
Direzionali”, attraverso “12 Suoni”, tutti nascenti dal suo cuore
sonoro, tutti nascenti dall’OTTAVA DIVINA.
Tutto ciò, per avere
ancora un'ultima chance di sopravvivenza su questo pianeta, le cui
sorti, credo, interessino non solo a noi, che tanto superficialmente lo
abitiamo.
E adesso, caro "Angel
Heart" e Voi, amici del Portale del Mistero, prima di trascinarvi nel
mio mondo, lasciate che l’immagine del Rosone centrale di Collemaggio
entri dentro di voi e vi prepari per il viaggio senza tempo, che spero
vorrete fare con me, “Lui” è la porta attraverso la quale sono passato,
“LUI” è la “Chiave”.

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