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Esperti americani ed europei confidano
alla Bbc.
«Gli esami dell’88 non soddisfano, bisogna
rifarli»
Per vent’anni, dopo la datazione con il
Carbonio 14 effettuata in tre laboratori diversi arrivati alla stessa
conclusione, abbiamo pensato che la Sindone di Torino fosse una delle
tante false reliquie medioevali, solo un poco più misteriosa e
complessa. Ma ora un autorevole gruppo di scienziati americani ed
europei, alcuni dei quali parteciparono agli esami condotti a Oxford,
Zurigo e Tucson nel 1988, afferma che quegli esami potrebbero avere dato
un risultato distorto e sollecita una nuova definitiva indagine sul
lenzuolo di lino più famoso e discusso della storia.
L’appello è motivato con solide argomentazioni in un documentario, «Shroud
of Turin» (Sindone di Torino) trasmesso alla vigilia di Pasqua dalla Bbc
in prima serata, destinato a riaprire il dibattito tra chi non ha mai
dubitato che la Sindone conservi miracolosamente impressa la figura
martoriata di Gesù deposto dalla croce e chi invece ritiene il sudario
conservato a Torino una delle tante iconiche rappresentazioni del Cristo
che circolavano in Europa e Medio Oriente nel dodicesimo e tredicesimo
secolo.
Per venirne a capo, il regista David Rolfe, già autore nel 1978 di un
altro filmato di grande successo sulla Sindone, «Il testimone
silenzioso», accompagnato da uno dei volti più noti della Bbc, il
giornalista ex inviato di guerra Rageh Omaar, ha viaggiato da
Gerusalemme a Istanbul, dall’Università del Colorado a Oxford partendo
dalle navate del Duomo di Torino, dove ha potuto filmare per la prima
volta la Sindone in alta definizione. Il loro percorso è un affascinante
viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca di indizi storici e prove
scientifiche, che convince anche il più laico degli spettatori sulla
necessità di indagare a fondo e di utilizzare le nuove conoscenze
scientifiche di cui disponiamo per arrivare a una conclusione certa.
E’ incredibile quante persone nel mondo si occupino con passione e
competenza della Sindone. Uno dei più esperti è un professore di
cosmologia, John Jackson, che nel 1978 faceva parte di un gruppo di
scienziati che ebbe a disposizione il lenzuolo a Torino per una
settimana, un privilegio mai più concesso a nessuno. Durante quella
visita, Jackson raccolse una quantità di dati impressionante, che ha
custodito ed elaborato con cura nel «Turin shroud centre» di Colorado
Springs. «Quando si parla di un falso medioevale - ha detto il professor
Jackson alla Bbc - la prima domanda che dobbiamo farci è come è stato
realizzato. Nessuno degli esperimenti che abbiamo eseguito qui,
utilizzando dalla vernice ai manichini riscaldati, ha prodotto impronte
simili a quelle della Sindone».
Le macchie di sangue, ha dimostrato Jackson utilizzando un modello di
polistirolo, combaciano perfettamente solo se il telo viene appoggiato
su di un corpo a tre dimensioni e non se vengono dipinte su una
superficie piana.
Partendo dall’inizio del 1300, data «accertata» dall’esame del C-14,
ogni viaggio e ogni indizio raccolto dalla troupe della Bbc riporta
indietro l’orologio della datazione. Prima a Costantinopoli, dove un
lenzuolo raffigurante Cristo venne portato via da un crociato nel 1204:
la Sindone fu esposta per la prima volta a Lirey, in Francia, da uno dei
discendenti di quel crociato, Goffredo di Charny. Poi a Oviedo, dove è
custodito forse lo stesso sudario di cui parla Giovanni nel suo Vangelo:
un piccolo telo che è sicuramente stato avvolto sul capo di una persona
issata su una croce e che portava una corona di spine. A differenza
della Sindone, le impronte sono solo di sangue e non evidenziano nessun
volto. Ma il gruppo sanguigno, AB, è lo stesso del lenzuolo di Torino.
Se l’analogia ha basi concrete, l’orologio va spostato ancora più
indietro, perché il Sudario di Oviedo è datato con certezza storica al
quinto secolo.

Decine di indizi, di testimonianze storiche e di ricerche scientifiche
portano a pensare che la Sindone risalga davvero ai tempi di Cristo e
che nell’esaminare il decadimento dell’isotopo del carbonio i tre
laboratori non abbiano considerato le contaminazioni che il lenzuolo ha
subito nel corso dei secoli: è stato maneggiato, esposto all’aria,
salvato da un incendio.
Il professor Jackson ha ora proposto di sottoporre un pezzo di lino
contemporaneo allo stesso tipo di contaminazione subito dalla Sindone e
di datarlo in uno dei laboratori che fecero l’esame nel 1988, quello del
professor Christopher Ramsey a Oxford, per verificare se la
contaminazione può avere determinato un errore.
«Pare proprio esserci un conflitto - ammette Ramsey - tra le misurazioni
del radiocarbonio e tutte le altre prove raccolte sulla Sindone. Credo
che tutte le persone che hanno lavorato in questo campo debbano
considerare in modo critico le conclusioni alle quali sono arrivate, in
modo da consentirci di ricavare una storia coerente, che ci dica la
verità su questo intrigante pezzo di stoffa».
La Stampa, 23 marzo 2008

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