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Dopo le recensioni sulle
piramidi di Visoko e la Ziqqurat in Sardegna, prosegue
la nostra indagine alla ricerca di atre tracce di una
civiltà antichissima e dimenticata (o cancellata dalla
memoria...), forse precedente all'ultimo disastroso
diluvio di Ogige su cui presto pubblicheremo uno
speciale.
Costruzioni piramidali ma non solo, celate
da colline o situate in fondo al mare: misteriose e ciclopiche opere
sotto ai nostri piedi e davanti ai nostri occhi da millenni...
Quante altre ne dovranno scoprire affinché
l'archeologia ufficiale decida di abbandonare gli schemi accademici e
quelle anacronistiche convinzioni sempre più sgretolate sotto i colpi
dell'evidenza?
La nostra attenzione si rivolge questa
volta a tre lampanti esempi:
LE
PIRAMIDI CINESI - LE PIRAMIDI
GIAPPONESI
LE PIRAMIDI DI
MONTEVECCHIA
LE PIRAMIDI CINESI
di Robert Goodman - Hera
La storia delle piramidi cinesi
inizia nel 1947, quando il colonnello Maurice Sheehan fotografò
da un aereo, un DC3 in volo sopra la Cina, ciò che sembrava
essere una piramide. La sua descrizione fu pubblicata sul "New
York Times" nel marzo dello stesso anno.
Se ci atteniamo alla sua testimonianza, questa piramide aveva
un'altezza di circa 300 metri mentre i suoi lati misuravano 450
metri. La stessa fotografia venne pubblicata negli Stati Uniti.
La reazione delle autqntà cinesi non tardòad arrivare: un
comunicato stampa pubblicato dall'agenzia stampa Associated
Press dichiarò che la presunta esistenza della piramide non era
in alcun modo suffragata da prove. Tale dichiarazione ufficiale
screditò le affermazioni di Sheehan e la maggior parte dei
ricercatori ritenne che il colonnello avesse esagerato
nell'interpretazione delle fotografie che aveva scattato in
volo.

Tuttavia,
malgrado la versione ufficiale, sembra che negli archivi storici
cinesi esistessero certi documenti rivelatori, risalenti al III
sec. a.c., l'epoca in cui il fondatore della dinastia Ts'in, She
Huang Ti (l'Imperatore Giallo), realizzò dei grandi cambiamenti
nella società cinese. Questo imperatore fu l'artefice della
costruzione di edifici di enorme importanza, tra i quali il più
conosciuto è la celeberrima Grande Muraglia, che venne eretta in
seguito alla predizione di un oracolo, secondo il quale "una
civiltà barbara" avrebbe invaso la Cina. Di assoluta
importanza è anche la straordinaria piramide che ordinò di
innalzare a Lin-t'ong, tra Hnan e Sin-gan. Secondo le fonti
dello storico Sheuma Ts'ien (135-185 a.c.) per la sua
realizzazione furono impiegati circa 700.000 operai e quando
l'imperatore morì, nel 210 a.c., all'interno vennero racchiusi
tutti i suoi tesori, sorvegliati da uno stupefacente esercito di
soldati di terracotta a grandezza naturale.
Per mantenere il
segréto circa la sua ubicazione tutti gli operai che
parteciparono alla costruzione furono uccisi e sepolti nella
stessa piramide, inoltre, affinché il luogo non venisse mai
trovato, furono piantati degli alberi in tutta l'area in modo
tale da farla apparire come una collina naturale. Nel 1913 gli
studi di questo antico storico cinese stimolarono un esploratore
tedesco, Segalen, ad intraprendere delle ricerche in Cina, con
lo scopo di riportare alla luce le leggendarie vestigia dei
palazzi e della piramide appartenuta all'Imperatore Giallo.
Durante il suo viaggio Segalen registrò meticolosamente ogni suo
lavoro nel proprio diario, nel quale scrisse che la piramide
cinese era alta 48 metri ed era stata concepita con cinque
gradoni o livelli.
Ogni lato aveva
una lunghezza di 350 metri, niente meno che 120 metri in più
della Grande Piramide di Giza, in Egitto.
Con una dimensione di 1.960.000 metri quadrati, questa piramide
è al quarto posto in ordine di grandezza nel mondo, dopo quella
di Cholula nel Messico e le due piramidi maggiori di Giza.
Inoltre, l'esploratore tedesco riuscì a scoprire molte piramidi
e tombe lungo il fiume Wei, risalenti al periodo Han,
immediatamente successivo al regno dell'Imperatore Giallo. La
scoperta non venne riconosciuta dalla comunità scientifica che
la ritenne troppo recente, tuttavia, Segalen venne a conoscenza
di alcune leggende secondo cui sarebbero esistite altre piramidi
molto più alte e più antiche.
Nel 1912 altri
due tedeschi, Frederick Schroeder e Oscar Maman, viaggiarono
fino a Shensi: entrambi commercianti di tabacco e candele,
rifornivano di armi i mongoli. La loro guida attraverso la Cina
e la Mongolia fu un monaco di nome Bogdo. In sua compagnia
scoprirono sette piramidi appartenenti all'antica città di
Sian-Fu (l'odierna Xian).
Schroeder calcolò che la più grande aveva un'altezza di 300
metri, mentre i suoi lati non misuravano meno di 500 metri di
base. Certamente questa è la piramide più grande del mondo, due
volte la Grande Piramide di Giza e con un volume venti volte
superiore. Inoltre, è interessante notare che la piramide è
orientata nella stessa direzione della sua "sorella" di Giza:
nord-sud/ovest-est. Secondo il monaco Bogdo, il cui nome
significa "ilsàggio", queste piramidi, che hanno più di 5.000
anni, anticamente erano ricoperte da pietre ormai scomparse,
sebbene sia tuttora possibile scorgerne alcune alla base. Questo
e, il fatto che la piramide di Xian fu costruita
fondamentalmente con terra, ha favorito l'azione erosiva
dell'acqua che ha ridotto la piramide ad una collina naturale
coperta da alberi e vegetazione, sulla quale non si scorge
nessuna porta o scalinata. Attualmente, fotografie ottenute
dalle forze aeree degli Stati Uniti hanno rivelato i dettagli
della zona di Xian e vi appaiono evidenti i profili di almeno 16
piramidi.
Il mutismo
delle autorità cinesi impedisce enormemente la comprensione di
queste strutture e ricorda le esperienze dell' esploratore
tedesco Hartwig Hausdorf, autore del libro "Die Weisse Pyramide"
(La Piramide Bianca). Hausdorfha dichiarato che, nel marzo del
1994, scalò una piramide situata presso una strada che collegava
l'aeroporto di Xian con la città di Xian, e dalla cima poté
individuare altre 20 piramidi. Egli non si meravigliò del fatto
che gli stessi abitanti cinesi ignorassero l'esistenza di tali
piramidi, in quanto gli spostamenti in Cina sono assai limitati
e, ancora oggi, esiste una moltitudine di luoghi il cui accesso
è proibito sia alla popolazione locale, sia agli stranieri.
D'altra parte, gli archeologi cinesi sino a poco tempo fa erano
molto reticenti a collaborare con i colleghi stranieri, perciò
il lavoro dei ricercatori è risultato molto difficoltoso.
Superando ogni tipo di ostacoli, Hausdorf riuscì ad ottenere i
permessi necessari per visitare alcune di queste zone proibite e
per scattare alcune fotografie delle sue scoperte. Dopo questa
visita, Hausdorf s'incontrò con un suo collega, il professor
Feng Haozhang, membro prestigioso dell'Accademia di Beijing
(Pechino), ed altri quattro esperti. Quando Hausdorf mostrò loro
le fotografie, tutti convennero che la zona delle piramidi di
Xian in Cina poteva agevolmente essere paragonata a quella del
Cairo, in Egitto.
LA PRINCIPESSA YUNG T'AI
Tra gli scavi
cinesi ufficialmente riconosciuti a Xian, vale la pena
evidenziare quello effettuato nel 1960, quando il Ministero
della Cultura decise di scavare almeno una delle tombe
piramidali della dinastia T'ang (618-907), situata a circa 80
chilometri a nord di Xian. Mentre stavano scavando il corridoio
d'entrata, ne scoprirono un altro, verosimilmente realizzato da
profanatori di tombe che; come in altri luoghi di enorme
interesse archeologico, erano entrati nel sepolcro in cerca del
bottino che poteva esservi nascosto. Una volta giunti nella
camera funeraria, poterono confermare che, effettivamente,
doveva essere stata profanata dai ladri poco tempo dopo la
sepoltura, forse circa venti anni dopo. TI sarcofago di pietra
era aperto e conteneva solo dei resti ossei. Tuttavia, le
nicchie poste su ciascun lato del corridoio che portava alla
camera funeraria erano intatte e colme di reperti in ceramica,
risalenti alla dinastia T'ang.
Reperti che,
all'epoca, non allettarono i ladri ma che oggigiorno sono
d'inestimabile valore. Inoltre, vi erano anche alcune pitture
murali in buono stato, che raffiguravano scene di vita alla
corte dei T'ang. Pochi metri prima di accedere alla camera
sepolcrale venne scoperta una grande lastra di pietra recante
un'iscrizione che, una volta decifrata, permise agli archeologi
di conoscere il nome di colei che era stata sepolta nella tomba.
Si trattava, dunque, della Principessa Yung T'ai, che si suicidò
insieme al suo sposo ed al cognato 1'8 ottobre dell'anno 701.
Durante gli scavi gli archeologi trovarono uno scheletro,
probabilmente appartenente ad un ladro, che giaceva con il
cranio fracassato da un'ascia di ferro e parte del bottino,
formato da reperti in oro, argento e giada. Questa macabra
scoperta testimonia quante precauzioni adottarono i costruttori
delle piramidi per proteggere i tesori dal furto e dalla
profanazione.
Ciò riecheggia
anche nelle leggende e nelle storie che contribuiscono ad
impedire che le piramidi principali siano studiate. Infatti, il
folklore vuole che, alla loro apertura, ne fuoriescano degli
spiriti maligni, portando il terrore nel mondo dei vivi. Meglio
non disturbare lo spirito dell'imperatore.
La tomba piramidale di She Huang Ti, infatti, non è stata ancora
aperta. Il direttore del museo dove ècustodito l'esercito di
terracotta ha spiegato che è più prudente attendere qualche
decennio, in modo da realizzare una tecnologia tale da poter
eseguire l'apertura della tom ba senza danneggiarla. Secondo
quanto narrano le leggende, la piramide di Huang-Ti sarebbe una
"piramide doppia", con un suo doppio speculare rovesciato
scavato nel sotto suolo e chiuso enneticamente da una lastra di
bronzo. Si dice che il sarcofago di She Huang Ti sia protetto da
balestre automatiche che lancerebbero strali mortali contro chi
tentasse di entrare, e che sia circondato da una riproduzione in
scala di tutto il suo impero, con tanto di palazzi, colline,
montagne, mari e fiumi ove scorrerebbe il mercurio per simulare,
con il suo tremolio, l'effetto dell'acqua.
Il paesaggio in
miniatura verrebbe illuminato da grandi lampade alimentate da
olio di balena, progettate per non spegnersi mai. La loro
tremula luce farebbe brillare le innumerevoli gemme e perle
incastonate nel soffitto, alfine di riprodurre il cielo con le
costellazioni e le stelle.
IN CERCA DELLA PIRAMIDE BIANCA
Nonostante il
tradizionale mutismo e l'immensa lentezza con la quale la Cina
si sta aprendo al resto del mondo, è ovvio che poco a poco
rivelerà i suoi misteri. È probabile che vi siano molte piramidi
in attesa di essere ufficialmente scoperte anche se, fra di eSse,
ve n'è una la cui importanza può essere paragonata a quella
dell' Arca dell' Alleanza o del Santo Graal. Alla fine della II
Guerra Mondiale, il pilota James Gaussman fu costretto a
modificare la sua rotta a causa di problemi meccanici. Cercando
di tornare alla sua base di Assam, in India, sorvolò una valle e
si trovò davanti agli 'occhi un' enonne piramide bianca, di
metallo o di pietra.
Sul suo vertice
vi era una pietra levigata, simile ad un grande gioiello.
Gaussman sorvolò tre volte la piramide, scattando delle
fotografie con la stessa macchina fotografica che usava per
documentare i movimenti delle truppe nemiche. Tuttavia, queste
fotografie furono archiviate insieme al restante materiale
bellico e così rimasero dimenticate per quaranta anni, fin
quando il ricercatore australiano Brian Crowley ne pubblicò una
nel suo libro intitolato "The Face on Mars" (La faccia su
Marte). Sia Hausdorf che altri esploratori hanno cercato questa
piramide però, per il momento, tale grandiosa scoperta è rimasta
celata alle loro ricerche. Il grande enigma è scoprire chi
ordinò di costruire questa piramide.
Il matematico
Bruce Cathie, autore del libro "La Conquista Armonica dello
Spazio", crede che esista una connessione matematica fra alcune
piramidi della Cina e quelle dell'Egitto. Secondo questo autore,
il numero 16.944 è associato alla Grande Piramide di Giza e ci
sono 16.944 minuti d'arco fra la longitudine della Grande
Piramide di Giza e quella della più alta piramide della
provincia di Shensi. D'altronde, la distribuzione delle piramidi
cinesi lungo il fiume Wei. ricorda quella delle piramidi
d'Egitto lungo il Nilo.
Per Cathie, questa sarebbe una prova del fatto che i due
complessi di piramidi ebbero gli stessi costruttori. Almeno un
ricercatore in Cina crede che le piramidi innalzate in questo
paese abbiano un allineamento astronomico e che potrebbero
essere state costruite fra il 1500 ed il 500 a.c.: un'epoca in
cui, secondo le cronache, la Cina era ancora governata dagli
Imperatori Celesti.
Questo
leggendario legame con le costellazioni potrebbe essere
identificato attraverso alcune foto satellitari di una zona
dello Xian, diversa da quella dove è ubicata la piramide
dell'imperatore Huang Ti.
Esse evidenziano, però, un collegamento solo apparente con le
costellazioni. Sarebbe necessario, infatti, uno studio
piùapprofondito dei diversi monumenti e dei loro allineamenti
per poter confermare questo dato, oggi purtroppo impossibile da
effettuare per le ragioni già esposte.
Le foto
satellitari, in ogni caso, mostrano una interessante analogia
tra alcune piramidi e la Cintura di Orione. A proposito della
loro età, nelle sue letture psichiche il veggente "dormiente"
Edgar Cayce (cfr. HERA n.22 pag.50) non fece solo riferimenti al
continente di,Atlantide ma si soffermò, in alcuni casi, su
un'antica civiltà che occupava il nord-ovest della Cina. Una
civiltà di molto antecedente alle culture asiatiche conosciute.
Cayce affermò l'esistenza di cinque grandi civiltà mondiali che
chiamava "le 5 Proiezioni" e cioè Atlantide, Lemuria, Eden,
Egitto e Himalaya. A quest'ultima si riferiva anche con epiteti
come la "Terra del Gobi" o la "Terra dei Mongoli". Questa
avrebbe occupato un territorio fra il Tibet, le montagne di Tien
Shan (tradizionale dimora di Shambala) sino al fertile Xian,
l'area delle piramidi, e al deserto del Gobi in Mongolia. In
effetti, i Cinesi si tramandano leggende circa un popolo magico
chiamato "Hsia" che popolava il mondo molto tempo fa.
Che le più antiche piramidi possano essere collegate al ricordo
di questa antica civiltà?
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LE PIRAMIDI
GIAPPONESI
dal sito
Roswell.it
Nel 1868 il colonnello
James Churchward affermò di essere entrato in possesso di
alcune tavolette di argilla per secoli abbandonate in un remoto
monastero orientale, che recavano incisa, in una scrittura
misteriosa, la storia di questo continente. Secondo le
tavolette, Mu era un immenso continente dove circa 50 milioni di
anni fa avrebbe avuto origine la vita. Il popolo di Mu adorava
il Sole, di cui il re era diretta emanazione, e avrebbe
colonizzato tutto il mondo, affidando ogni paese a un sovrano
“figlio del Sole”. Una civiltà operosa e prospera che sarebbe
perita all’improvviso nel periodo di massimo splendore: circa
25mila anni fa, infatti, violentissimi terremoti e maremoti si
sarebbero abbattuti su questa terra facendola sprofondare negli
abissi. Per i successivi cinquant’anni Churchward si dedicò alla
decifrazione delle tavolette e a viaggi intorno al mondo per
raccogliere tutte le informazioni possibili su questa presunta
culla della civiltà umana. Ma senza successo.
Finchè quasi cento
anni dopo, nel 1985, il giapponese Kikachiro Aratake, una guida
subacquea di Yonaguni, durante un’immersione a circa 150 metri
al largo dell’isola, fece la sensazionale scoperta: un’enorme
struttura di pietra, dall’aspetto simile a una piramide, che si
ergeva a una profondità di 25 metri. Yonaguni è situata molto
più a Ovest rispetto alla zona dove Churchward aveva localizzato
Mu, ma potrebbe comunque essere un primo indizio.
La scalinata sommersa “Nuotavo spinto dalla corrente quando
improvvisamente mi si parò davanti una ripida parete di pietra”,
ricorda Aratake. “Dovetti aggrapparmi con le mani alla roccia
per costeggiare la struttura e non essere spinto lontano. Dopo
la lunga passeggiata subacquea mi ritrovai di fronte a uno
spettacolo da mozzare il fiato: la facciata era percorsa da
scalinate, ognuna delle quali conduceva a terrazzamenti su vari
livelli, in un insieme irregolare, ma continuo fino alla cima.
La costruzione era così perfetta che mi aspettavo da un momento
all’altro di vedere qualcuno uscirne. Ma gli unici abitanti
erano i pesci che nuotavano intorno a me, e il silenzio del
luogo era rotto solo dal battito del mio cuore”. La notizia del
ritrovamento fu divulgata alla comunità scientifica nel 1986 e
solo dal 1990 la zona fu dichiarata sito archeologico ufficiale.
Ma cosa rappresenta questa sorta di piramide? Come e quando è
stata sommersa? è davvero opera dell’uomo o è uno scherzo della
natura? Newton lo ha chiesto a Ma-saaki Kimura, docente di
Oceano-grafia all’Università delle Ryukyu e “padre accademico”
del sito.”L’irregolarità e le dimensioni della struttura hanno
reso difficile ricostruirne l’aspetto d’insieme”, esordisce lo
studioso. “E avverse condizioni ambientali (come il kuroshio, la
forte corrente calda del Pacifico, e i monsoni che impediscono
le immersioni per molti mesi l’anno) hanno rallentato le
operazioni. Finalmente”, aggiunge Kimura, “siamo riusciti a
misurare la struttura: è un unico enorme blocco di roccia lungo
200 metri, largo 150 e alto circa 20. Per stabilire a che epoca
risalga dobbiamo ancora fare analisi. La completa sommersione
del luogo sarebbe stata causata dall’innalzamento del livello
del mare in seguito all’ultima glaciazione, cioè almeno 9-10.000
anni fa, ma è anche plausibile che si tratti di una costruzione
più recente, realizzata tra il 4000 e il 400 avanti Cristo”.
Visita subacquea guidata
Quando Kimura inizia a descrivere il
“suo” palazzo, sembra quasi di nuotare tra le parti più
importanti della struttura. “La prima cosa che si nota nella
sezione inferiore è un corridoio che si sviluppa lungo l’intero
perimetro e che descrive, nell’estremità occidentale, una curva
perfetta intorno alla parete”, racconta l’esperto. “Dalla
facciata Sud, quella principale, partono le scalinate che
portano alla zona dei terrazzamenti (a Ovest) e a quella che
abbiamo definito “sacra” (a Est)”. Le scale, con gradini ben delineati e piuttosto alti, sono uno dei punti
sui quali Kimura subisce più spesso gli attacchi dei sostenitori
della tesi per la quale saremmo di fronte all’opera della natura
e non dell’uomo. “Senza dubbio i gradini di alcune scalinate sono alti, alcuni arrivano
persino a un metro, tanto da risultare
poco agibili per l’uomo.
Obiezione alla quale io ribatto che su cinque scalinate, ben tre
sono “a misura di passo umano”, perfettamente percorribili”. Ma
non è questa l’unica prova a favore dell’ipotesi che la
costruzione sia opera dell’uomo, secondo l’oceanografo
giapponese. “La piramide è un monolito, cioè un unico blocco di
pietra, ma durante le analisi abbiamo trovato numerose pietre
aggiuntive di diverse forme e dimensioni”, spiega Kimura.
“Quelle squadrate, concentrate solo nelle vicinanze della
piramide, sembrano frammenti derivanti dai processi di
lavorazione della struttura (per esempio l’intaglio delle
terrazze e delle scale). Le pietre rotonde, invece, potrebbero far parte di
un rudimentale sistema per drenare l’acqua piovana. Si trovano,
infatti, concentrate solo vicino a solchi scolpiti sulle
superfici di roccia, che probabilmente fungevano da
grondaie”.Benvenuti nel luogo sacro Salendo le scale a Est si accede alla sezione più alta, quella che
Kimura definisce “sacra”. In questo lato sono stati trovati una
serie di curiosi reperti, di cui, però, ancora non si conoscono
le funzioni. “Prima di tutto una “scultura” simile a un uccello
di pietra, poi una sorta di “vasca” dal profilo triangolare
scavata nella roccia”, descrive con entusiasmo lo studioso.
“Infine, un blocco di roccia scolpito a forma di tartaruga che
richiama le cosiddette kamekobaka (letteralmente “tombe a guscio
di tartaruga”), ritrovate anche a Okinawa, la principale isola dell’arcipelago delle Ryukyu”.
A Nord, al centro di un’ampia pedana, si trova il vero oggetto
di culto: una sorta di dolmen formato da una roccia orizzontale
di 3 metri per 3, sostenuta da due pietre circolari più piccole.
Poco lontano dal tempio è stato trovato un altro strano reperto:
un megalite simile alle famose sculture dell’Isola di Pasqua, i
Moai. “Si tratta di una grande roccia ovoidale con una serie di
intagli nella parte superiore che sembrano tracciare un volto”,
racconta Kimura. “Nelle fessure orizzontali che corrispondono
agli occhi sono incastrate due pietre che potrebbero
rappresentare le pupille”. A conferma dell’ipotesi che si tratti
di un tempio edificato dall’uomo, Kimura rileva una notevole
vicinanza del monumento al Tropico del Cancro. “Questa precisa
collocazione geografica, secondo me, potrebbe indicare che gli
antichi “costruttori” avevano precise cognizioni astronomiche”.
Ma chi ha eretto questa “piramide”? Kimura non si sbilancia.
“L’ipotesi più plausibile è che sia opera di una popolazione
arrivata dalle coste dell’Asia Sudorientale seguendo le rotte
delle grandi migrazioni preistoriche”, spiega il professore.
Tuttavia, per quanto riguarda il tipo di civiltà degli uomini
che realizzarono l’impresa non si sa molto. “I reperti fanno
ipotizzare un’organizzazione sociale con uno sviluppo
tecnologico avanzato: questa misteriosa popolazione doveva
essere in grado di realizzare lavori edili su grande scala,
oggetti di pietra e incisioni su roccia, che potrebbero
rivelarsi i segni di un sistema di scrittura pittografica”.
Alcune incisioni ritrovate nel sito di Yonaguni, infatti, sono molto simili a quelle di una stele
conservata al museo di Okinawa, la principale isola delle
Ryukyu, e non ancora datata né decifrata. “Uno dei simboli di
questa stele” sottolinea Kimura, “sembra un tempio sommerso. Se
così fosse, potrebbe indicare che la struttura era già scomparsa
ai tempi della stele”. Il racconto dagli abissi Tanti sono
ancora i misteri che avvolgono Yonaguni. E ci vorrà ancora tempo per stabilire se il
“tempio” è la prova che il colonnello Churchward cercò per una
vita. “Non so se sia la prova decisiva dell’esistenza del mitico
continente Mu”, conclude Kimura. “Di certo su questa roccia è
incisa una pagina importante di storia. Dobbiamo solo imparare a
leggerla”.
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LE PIRAMIDI
DI MONTEVECCHIA (Lecco)
dal sito della ProLoco di Montevecchia
Quando nel 2001 il professor
Vincenzo Di Gregorio di Montevecchia scrisse sul
proprio sito web che nel parco del Curone, a
Montevecchia, era stata riportata su tre colline
l’esatta copia delle piramidi di Giza (con
medesima forma geometrica, angolazione e
reciproco orientamento) scoppiò subito il
finimondo: il server che ospitava il sito andò
immediatamente in tilt, preso d’assalto da
visitatori di tutto il mondo, con più di 20.000
accessi l’ora.
Questo scoop sulle piramidi di Giza in Brianza
replicate non si sa come dall’originale in
epoche remote, necessariamente con supporto
visivo-progettuale dall’alto del cielo e quindi
alieno, catapultò l’interesse di ufologi, amanti
del mistero e compagnia cantante dalla piana dei
faraoni al luogo più suggestivo ed
antropicamente antico del Brianzashire: la valle
del Curone giustappunto.
In questa zona di Brianza che conta i più
antichi insediamenti umani della Lombardia (alla
cascina Bagaggera sono stati ritrovati resti
dell’uomo di Nehandertal, risalenti a 60.000 ani
fa) è quasi certo che 5.000 anni fa si
celebrassero riti collegati al ciclo delle
costellazioni, simili a quelli celebrati dagli
antichi Egizi. E da ciò supporre che qualche
astronave, in quell’epoca primordiale della
storia umana, sia atterrata per uno o più
incontri ravvicinati del terzo tipo, il passo è
davvero breve.
La somiglianza indubbiamente
colpisce. E’ soprattutto il rilievo
aero-fotogrammetrico a lasciare stupiti: come
nota il professor Di Gregorio, la disposizione
pressoché rettilinea delle tre piramidi
brianzole richiama esattamente la disposizione
delle tre stelle centrali (la cosiddetta
cintura) della costellazione di Orione,
replicata nelle ben più celebri piramidi egizie
della Piana di Giza, ovvero Cheope, Chefren e
Micerino.
Le tre piramidi brianzole sono conformate a
gradoni, come quelle sudamericane, ma che siano
state fatte così per mere finalità agricole è da
escludere, in quanto l’area collinare delle
piramidi è sostanzialmente rocciosa e non per
nulla denominata prati magri dalla
amministrazione del parco del Curone.
L’ipotesi quindi è che tali
piramidi, pur ricoperte da sabbia e terriccio
povero nel corso dei millenni, siano costituite
a livello sottostante da una realizzazione a
gradoni in pietra: si tratterebbe quindi di
strutture antropiche, artificiali, alte 50 metri
ed evidentemente irrealizzabili con il
contributo del lavoro di una sola persona.
Le piramidi brianzole sono poste su un asse
obliquo da nord-ovest a sud-est, ruotate quindi
di 90° in senso orario rispetto alle tre
piramidi di Giza, ciò nonostante replicano in
proporzione quasi stupefacente la posizione
delle tre piramidi egizie e la disposizione
siderale delle tre stelle della cintura di
Orione: Alnitak, Alnilam e Mintaka.
La prima piramide è quella a sud
ed è la più frequentata dal turista di
passaggio: è caratterizzata da uno spiazzo sulla
sommità con una decina di cipressi innestati sul
terreno, a pianta circolare. La seconda, quella
centrale, è meglio conosciuta come Belvedere
Cereda.
Tale piramide non è praticabile direttamente
come la prima, ciò in quanto è proprietà privata
e circondata da una palizzata in legno. In ogni
caso, anche da lontano la vista di questo cumulo
piramidale troppo regolare non può fare a meno
di richiamare realizzazioni piramidali umane di
altre parti del mondo, come la
centro-sudamericana. Sulla sua sommità le prime
investigazioni archeologiche hanno localizzato
una costruzione risalente al 500 A.C., di
probabile realizzazione celtica, avente
probabili funzioni o di tipo religioso o di
osservatorio astronomico.
L’identificazione della terza, più a nord est, è
invece meno facile, in quanto ricoperta di bosco
di carpini e querce: il rilievo aereo tuttavia
consente di posizionare e qualificare questa
terza realizzazione piramidale con maggiore
precisione e certezza. Va detto che, a
differenza delle piramidi egizie, costruite
partendo da zero con il contributo del lavoro di
secoli di migliaia di scavi grazie all’apporto
di enormi
pietre, in questo caso le piramidi
sarebbero state realizzate partendo da nucleo di
pietra già esistente, ed asportando il materiale
pietroso in eccesso. Come si è detto la zona del
Parco del Curone, è – con la Valcamonica - il
sito archeologico più antico dell’intera
Lombardia. Il professor Di Gregorio ha
ipotizzato una datazione relativa, indicando un
periodo compreso tra i 4000 e i 5000 anni fa
Alcune scoperte ipotizzano l’ingresso nella
pianura padana, nel 4500 a.C. di popolazioni
provenienti dalla regione anatolica, giungendo
in Brianza intorno al 4000 a.C. E proprio in
quel periodo storicamente buio gli incontri
ravvicinati con forme di vita aliene potrebbero
essersi svolti con regolarità, lasciando come
testimonianza questo alacre lavoro di scavo
piramidale da parte dei primi abitatori della
Brianza County.

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