|
QUESTO ARTICOLO E' STATO PUBBLICATO SUL MENSILE
HERA N.105
PREMESSA
Ho
osato entrare in un mondo bibliografico, dedicato al Genio popolato da
illustrissimi autori e personaggi che hanno reso il “Maestro” e le sue
opere, unico scopo delle loro ricerche, a volte delle loro vite. Un
mondo spesso fatto di Scienza Ufficiale, alla quale, negli ultimi anni,
si è, però, aggiunta una continua e pressante serie di “congetture e
studi“ bibliograficamente non ufficiali, in cui si è voluto sempre di
più far apparire il “Maestro” come il depositario unico e forse ultimo,
di un ”SAPERE” definito, in modo limitante: Esoterico.
Ciò ha prodotto
un’intermittente disamina occulta di alcune sue “opere”, spesso le più
famose, che ancora deve chiarire quale fosse realmente tale “sapere”
segreto, tutto a scapito di una seria analisi complessiva del suo
operato sotto questo aspetto.
Morale: “LUI”
continua ad essere “ostaggio” di una Scienza che, dopo averlo eletto
“padre” della sua ufficialità, in nessun modo accetta e permette a
chiunque di mettere in dubbio i suoi “natali” conoscitivi.
E così, in un
momento in cui il mondo del Mistero, tutto, sta cercando, o dovrebbe
cercare, una nuova strada per unire le sue forze a quelle di una Scienza
che sta mostrando la corda dei suoi limiti e difetti, ho deciso, o “LUI”
ha deciso, di dare un contributo a quel ponte, necessario affinché
Sapere ufficiale e scienza del passato, autoctona o no, possano
cominciare finalmente ad unirsi, saldarsi, amalgamarsi, con lo scopo di
“partorire“ menti ed anime il più possibile simili a quelle di un essere
come Leonardo, in cui l’Androginia della sua genialità tecnica, mai ebbe
il disonore di trascendere il cordone ombelicale della sua matrice
primaria: la Natura. Una Natura che i suoi occhi interpretavano e
vedevano, come uno dei magnifici doni datoci da un DIO unico e vivente,
spiato, forse, nell’intimo del suo atto universalmente creativo dalle
caratteristiche chiaramente “soniche”, da una scienza che, da sempre è
sul nostro pianeta, che da sempre ha aiutato pochi, ma fondamentali
uomini e che, probabilmente, ci aiuterà anche questa volta a salvare il
nostro destino.
Sono quindi sceso
nell’arena Vinciana non per suggerire, ma per difendere, con
convinzione, quale fosse il suo UNICO sapere, se vogliamo occulto, un
sapere che lo pose continuamente in bilico fra l’essere estremamente
umano nel suo “sentire“ e terribilmente estraneo ai comuni mortali nel
suo “fare”, dimostrando come anche un “UOMO”, possa trascendere i suoi
natali terrestri per entrare a far parte di un consesso di intelligenze
sicuramente cosmiche e sicuramente esistenti.
Detto questo io
dico che Leonardo da Vinci CONOSCEVA il SAPERE DELL’OTTAVA, applicava il
potere del SETTENARIO e, senza ombra di dubbio, era in grado di
concepire la realtà che lo circondava come il frutto della progressione
armonica di pochi “SPECIALI” suoni, intesi come il VERBO DODECAFONICO
DIVINO, giunto fino a noi come un’interfaccia geometrica custodita in
una CULLA CUBICA.
Ed ora, dopo
essermi scientemente inguaiato con le mie dichiarazioni, arriva il
bello, e sì, perché dire, è nulla rispetto al dimostrare.
L’Immagine chiarificatrice
Dopo aver cercato
di spiegare che cos’è per me l’OTTAVA, dovrò sovrapporre tale
informazione all’operato del Maestro, per poter dare a voi lettori
un’“anteprima” godibile della mia ultima ”fatica” editoriale e motivare
le mie perentorie affermazioni di cui sopra.

E fra le tante
immagini che io conosco, tutte parlanti in modo sonico, l’unica che può
farmi risparmiare tempo, spazio, ma sicuramente non parole, è lo Zodiaco
di Denderah e, per quanto inusuale, per parlare di Leonardo partirò
proprio dagli egizi, sicuro fin da ora, di poter incrinare il probabile
muro del vostro scetticismo grazie ad un’opera che molto, a distanza di
duemila anni, può ancora dirci sul sapere “sonico” Vinciano.(F n.1 ).
Intanto è giusto
ricordare che lo Zodiaco più famoso del Mondo, faceva parte del tempio
delle dea Hathor a Denderah e che, nei primi decenni dell’Ottocento, fu
trafugato in Egitto in modo piuttosto rocambolesco per essere acquistato
alla strabiliante cifra, per allora, di 150.000 franchi, dal re di
Francia in persona: Luigi Filippo.
Ebbene state
esaminando una visione cosmologica appartenente alla fine dell’Era
egizia, collocata con molta precisione dagli archeologi, in un periodo
corrispondente al 50 A. C., in piena età Tolemaica, ma appartenente nel
suo schema generale, alla fumosa e antichissima origine “divina” della
magica terra del Nilo.
Al centro
dell’immagine, disposti su 5 ordini, è presente un numero ben preciso di
corpi celesti, comprendenti stelle, costellazioni e pianeti, di cui
molto ci sarebbe da dire, ma voi sapete del direttore e quindi…
Ora, se osservate,
all’esterno potrete notare degli enormi Esseri che sembrano sostenere,
se vogliamo, l’Universo egizio, attraverso le loro possenti braccia:
Esseri suddivisi in Donne e strani Uomini, state infatti scrutando gli
“Shemsu Hor “ o figli degli dei, che, secondo la tradizione, regnarono
sull’Egitto prima dell’arrivo del primo faraone umano: Menes.
LA CREAZIONE SONICA
E
sì perché gli Egiziani stanno dicendo che, da OTTO DIREZIONI, o sarebbe
meglio dire “vibrazioni”, per ora ancora invisibili alla nostra scienza,
si sono creati i presupposti sonici affinché una struttura, costituita
da 12-24 capisaldi sonori, (anche in questo caso la scienza non vede, o
forse è meglio dire non sente) si renda responsabile di 72 presenze
celesti, che la scienza vede. Le implicazioni di tutto ciò, come potrete
immaginare, sono tremende: a proposito vi ho fregato, non potete più
tornare indietro.
Sono tremende per
tanti motivi, intanto non stiamo parlando di un “semplice” zodiaco, ma
di un vero e proprio Big Bang sonico, che non riguarda solo la materia
visibile, ma anche e, per la prima volta, l’invisibile.
Ora, ritornate
all’immagine ed osservate la direzione presa dal ”creato stellare” posto
al centro dello Zodiaco. Tutto si muove verso SINISTRA e non sono stato
certo io a dire nel secolo scorso: “Non credo che DIO sia solo mancino”,
è stato Einstein, alla luce delle prime indagini svolte
sull’infinitamente piccolo, in cui era palese la propensione rotazionale
sinistrorsa della materia. Ma, come voi sapete, ad una propensione
rotazionale corrispondono anche delle caratteristiche della materia ben
precise, come la caducità, il tempo-spazio ed il movimento-energia.
Subito a Denderah,
allora, per osservare un meraviglioso gioco di sguardi, che tanto
farebbe bene a chi si occupa di Fisica Quantistica: un gioco ammaliante,
al quale nessuno degli Esseri si sottrae, estremamente importante per
capire che cosa potrebbe essere l’Antimateria.
Esaminate le
Donne, esse, opposte, nella loro disposizione, annullano quasi il loro
compito, volgendo il capo nella posizione opposta, così fanno le coppie
di uomini, quindi ?
Quindi, si
annullano, signori, essi sono, sostanzialmente, IMMOBILI nel loro
probabile compito creativo, ma se sono immobili, pur toccandosi fra di
loro attraverso le mani, come la vera immagine di Denderah fa vedere,
essi avranno caratteristiche sostanzialmente opposte alla “NOSTRA
MATERIA” e cioè, in questo luogo, se di luogo si può parlare, il TEMPO
non c’è, lo SPAZIO non c’è, l’Energia-movimento si crea, ma soprattutto
la Morte, non esiste.
Tutto sta
nascendo, un tutto destinato a palesarsi nella nostra realtà in modo
SPECULARE, motivo per cui, ora, potete immaginare perché, “LUI”, usava
la Sinistra per proteggere l’immortalità delle sue INVENZIONI e la
Destra per attestare l’avvenuto decesso di suo padre “Notaro”.
Non è finita: ora
le reti dell’OTTAVA vi tratterranno fino alla fine, sì perché, se la
materia, in questo tipo di Creazione rappresenta solo i 2\3 di ciò che
vediamo nello Zodiaco, vuol dire che tutta la nostra realtà, tutto ciò
che ci circonda, tutto ciò che noi siamo, è binariamente derivante da un
1\3 di una pseudo realtà INVISIBILE, ma sonicamente strutturata.
Di conseguenza, il
rapporto femminile è così importante nell’Universo, da giustificare le
paure millenarie della nostra romana chiesa e non solo. Il femminile è
così importante nella Creazione, da richiederne la sua presenza solo per
1\3: 1\3 invisibile, dalle caratteristiche direi uniche, motivo per cui,
per bilanciare la presenza di 4 Donne a Denderah, ci sono voluti 8
Esseri semidivini, quindi, per chi, come me, è costretto a convivere con
tre donne: una moglie e due figlie, l’INPS dovrebbe riconoscere
d’ufficio “l’Accompagno”.
Si potrebbe
concludere che 1\3 sia il valore costituente quel famoso CAMPO
ordinante, (Sheldrake, il grande biologo, docet) che tra le altre cose
permette alle nostre cellule, a livello di DNA, di
capire cosa, da grandi, nel nostro corpo diventeranno, e cioè: se
trasformarsi in iride o cuore, ciglia o rene e via dicendo. Perché chi
conosceva l’OTTAVA, sapeva con assoluta certezza, che l’UNIVERSO è vivo,
che l’Universo pensa, che l’Universo respira ed il suo respiro si chiama
Precessione degli Equinozi, (provate a moltiplicare la somma numerica
degli Esseri, per il numero dei corpi celesti e vedrete come il suono,
presieda a un respiro ciclico di 12 mesi di 2160 anni l’uno e non
solamente a livello terrestre) che l’Universo dissimula il suo ordine
sonico attraverso il caos, ma che, soprattutto, con l’Universo e tanto
più con un pianeta come il nostro, ci si può “parlare”, come i Nativi
ancora sanno, rispettando le sue stimmate geometrico-direzionali.
In ultima analisi,
chi conosce l’OTTAVA, sa che siamo pura mente, che vive nella mente di
DIO, un DIO fatto da OTTO VIBRAZIONI primarie, in grado di strutturarsi
in modo Androgino e di palesarsi nella realtà, sempre in modo speculare,
dividendosi in maschile e femminile.
E adesso sapete
anche perché in “LUI”, l’Androginia, è così acutamente concepita nelle
sue opere.
La Scienza degli DEI
Ora, immaginate
qualcuno, che dalla profondità della storia umana, o dalla profondità
dello spazio, codifichi, a livello geometrico, quel poco che ho potuto
dirvi sull’OTTAVA e consegni tutto ciò nelle nostre, non sempre degne
mani.
Sostanzialmente,
creerebbe una Scienza in grado di codificare un “ATTO CREATIVO DIVINO”,
ma come? Il come è deducibile semplicemente osservando cosa gli ESSERI
delimitano con il loro abbraccio dodecafonico. Essi delimitano una
Sfera, come la Sfera, geometricamente, nel mondo della musica è chiamata
ad indicare un’OTTAVA. Quindi la scienza dell’Ottava, geometricamente,
sarà costituita da sfere o cerchi. A questo punto, se si volesse
trasformare la visione egizia in geometria, come sarebbe possibile,
sempre per questa scienza?
E’ semplice,
attraverso Sette cerchi (F.n.2), definiti Settenario o Seme della Vita,
nella plurimillenaria geometria del Fiore della Vita.
Qui vedremmo, con
chiarezza, TRE OTTO che, attraverso il Settimo cerchio centrale,
culminano le loro intersezioni attraverso 6 Petali, che Leonardo
conosceva non bene, ma benissimo, tanto da chiamarli “PORZIONI”, in
molti disegni dedicati al Settenario. Ma la scienza in questione, ben
lungi dall’accontentarsi, svilupperà tale geometria attraverso passaggi
geometrici, nonché numerici, forieri di preziosissime informazioni,
tanto da trasformare Denderah stessa in ciò che la geometria del Fiore
definisce: Frutto della Vita. Esso risulterà costituito non da 7, ma da
13 componenti sferici, esattamente come andrebbe vista la visione Egizia
finora esaminata, capiremmo così che ormai gli Esseri sono diventati
sfere, come sfera, sempre centrale, sarà la Creazione. A questo punto
nulla mancherebbe a tale geometria divina, per manifestare uno sviluppo
di primaria importanza, che vedrà, in una forma ben distinta e ben
definita, la sua naturale evoluzione: il CUBO.
La scienza in
questione sarà in grado di trasferire tali passaggi evolutivi
dell’OTTAVA e ben altro, allo scibile umano, dandogli la possibilità di
ottenere da un'unica informazione vibrazionale, la capacità di misurare,
scrivere, contare, suddividere lo spazio, come il tempo, geometrizzare,
costruire, pregare, interagire con gli Elementi, ed avere i parametri
necessari per creare vere e proprie civiltà, in grado di illuminare il
cammino umano. E sempre le geometrie cubiche esadirezionali, culla dei 5
solidi Platonici, appariranno ovunque, ora, in campo spirituale, come in
campo conoscitivo, senza dimenticare la loro maggiore applicazione come
Interfaccia alla quale la natura e non solo, doverosamente, si ispira
per creare le sue Forme.
Ed il Maestro
tutto ciò lo sapeva, eccome se lo sapeva e lo dimostrò.
Finalmente Leonardo
A
questo punto dei miei studi sull’Ottava, Leonardo si fece sentire e lo
fece in modo perentorio soprattutto attraverso un libro, introvabile in
Italia, regalatomi da un mio grande amico: “The Unknown Leonardo”.
La prima immagine
che vidi di quel testo, si riferiva all’affresco della Sala dell’Asse,
all’interno del Castello Sforzesco a Milano e rimasi di sasso nel
constatare un solo particolare che mi avrebbe spinto a constatare di
persona. Alla biglietteria del Castello Sforzesco chiesi della Sala
dell’Asse. La Sala di Leonardo è la numero 8. Lo considerai un
ulteriore segno: avevo fatto settecento chilometri per capire se
Leonardo conosceva l’OTTAVA e “LUI“, stava nella sala numero 8.
Mi posi
esattamente al centro della Sala sotto lo stemma Sforzesco e cercai, fra
quella immensa vegetazione, il “particolare“ che avevo notato sul mio
testo, e, lentamente, seguendo una perfetta direttrice tracciata da uno
degli alberi maestri, perfettamente direzionali, su cui quel soffitto
vegetativo prosperava: lo trovai.
Si trattava di una
Sfera, un piccolo cerchio disposto al limitare di quel soffitto che
appariva quasi estranea a tutta l’opera. Al che, caricatomi di coraggio,
mi recai esattamente sotto quella piccola sfera e cominciai a sfruttare
il mio “dono” e, come sempre avevo fatto, semplicemente, contai: una,
due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto.
Per me già in quel
momento era fatta, mi sarebbero bastate quelle OTTO SFERE (F n.3),
disposte direzionalmente, per dire quello che il mio cuore già sapeva.
Mi riportai al
centro della Sala e questa volta sì, che i miei occhi videro ciò che
normalmente non siamo abituati a vedere: lo stemma. Lo stemma, era
accerchiato, avvolto, circondato, quasi assediato da una nugola di OTTO,
e forse, dopo cinquecento anni, ero il primo a capirne, almeno in parte,
il perché.
Lo
stemma sforzesco era avvolto da 32 OTTO: TRENTADUE OTTO.
A quel punto
riacquistai la calma e cominciai a ragionare dicendomi: “Conosce
l’Ottava, la applica e quindi, se c’è un riferimento numerico pari a 32
unità, dovrà aver nascosto un secondo riferimento che con il primo
interagisce, per ottenere quel rapporto essenziale nella creazione
sonica, pari a 1\3 e 2\3”.
Mi ricordai delle
Sfere, ma soprattutto di ciò che il fogliame nascondeva intorno alle
Sfere.
Nuovamente mi posi
sotto una di esse e, con attenzione, osservai, fino a quando vidi che
ogni Sfera era contorniata da una corona di ben 12 OTTO.
Lo sapevo, lo
sapevo, il Maestro usava, numericamente, il meccanismo di Denderah per
creare le sue opere, ora, dovevo solo capire quale riferimento numerico
rappresentava il suo livello di Iniziazione.

Di nuovo i Numeri
Non era difficile
ormai, moltiplicai, infatti, le OTTO sfere per la loro corona di 12 OTTO
ed ottenni un riferimento pari a 96 unità, quindi, considerando lo
Stemma, questi erano i suoi riferimenti numerici e sonici: 32 e 96.
Chiaramente avevo
1\3 di 96, mi mancavano i suoi 2\3, facilmente deducibili e pari a 64.
Questo sarebbe
stato l’ambito numerico dentro il quale per tutta la vita, LEONARDO DA
VINCI avrebbe “suddiviso” e ”pianificato“: planimetrie costruttive,
opere militari, opere pittoriche, opere tecniche, disegni geometrici
ecc., ecc.
Ora sommate i tre
riferimenti numerici della Sala e vedrete apparire qualcosa di
eccezionale, a livello genetico. Sì, perché, non so fino a che punto
cosciente di ciò, “EGLI” utilizzava parti numeriche essenziali del DNA.
Non solo, giustamente le stesse, per ordine crescente, rappresentano, su
un ipotetico pianoforte, il numero di vibrazioni al secondo,
appartenenti ad un DO della Terza Ottava fra i Bassi, fino ad arrivare
ad un Sol della Prima ottava, sempre fra i Bassi.
Quindi,
esattamente come prima di “LUI” pochi, ma fondamentali individui per la
Storia Umana, il Maestro creava opere, in questo caso pittoriche,
sonicamente e numericamente inserite in un contesto vibrazionale di
tipo genetico, compreso all’interno di TRE OTTAVE ben precise.
Semplicemente,
provava a comportarsi come DIO: e quasi ci riusciva.
A questo punto
della mia visita, mi sentivo come se un ciclone conoscitivo mi avesse
posto al centro della sua forza distruttiva e, deridendomi, in qualsiasi
momento mi faceva capire di potermi soffiar via come una qualsiasi
foglia. Ma, come dire: Sagittario sono, di estrazione meridionale, e, se
preso di “tigna”, difficilmente mollo, quindi, nuovamente, mi dissi:
”Leonardo, mi hai fatto venire fin qui, non solo, mi sei costato un
patrimonio, e mo’ mi dici tutto, se no faccio le radici come quelle che
meravigliosamente hai disegnato su queste mura e non me ne vado più”.
Allora seguii con
attenzione l’andamento di quei magnifici OTTO araldici e mi resi conto
che essi diventavano, sorprendentemente, dei NODI (f . n 4) e, chi di
Leonardo si intende, sa benissimo quanto si è disputato, nel tempo, dei
“SUOI” NODI, a partire proprio dal Vasari, che spesso li definiva:
“schiribizzi”. Signori tutti, esperti e non, i NODI di Leonardo sono
OTTO, ragazzi sono OTTAVE, lo vedete adesso o no? E Leonardo di OTTAVE,
di OTTO, o meglio di NODI, praticamente seppellì molti dei suoi
capolavori: dalla Donna con l’Ermellino, al ritratto di Beatrice
D’Este, per non parlare delle sue 6 incisioni, a cui ho dovuto dedicare
un capitolo a parte nel mio libro, o della Gioconda.
Divertitevi a
trovarli, ad esempio, posate la vostra attenzione su un’immagine della
Gioconda e chiedetevi dove Leonardo poteva mettere le Ottave, sulla
Gioconda … Ma, sul seno, no? (fig. n. 5 -6)
Il lasciapassare conoscitivo
Elessi quindi i
nodi a lasciapassare unico per poter sondare tutte le opere del maestro:
Quindi dopo il mio freddo arrivo casalingo decisi immantinente di
esaminare una delle sue opere più famose. Il Cenacolo.

Come immaginavo
qui di nodi: manco l’ombra!
Chiaramente non mi
diedi per vinto poiché lentamente mi resi conto di come il Maestro
avesse posto questa volta il suo accento sonico non sul simbolismo
dell’ottava, ma sul “suo” sistema numerico.
La cosa era
facilmente deducibile dai particolari viventi e non della sacra scena:
Intanto e chiaramente in primo piano apparivano i 12 apostoli con al
centro Gesù, ma con altrettanta chiarezza la scena era dominata da un
soffitto di 36 cassettoni, mentre a livello prospettico era facile
desumere 8 aperture murali, 4 per lato, valorizzate al fondo da tre
“finestre” molto, molto particolari. Il tutto dominato da tre stemmi
araldici in cui era molto semplice desumere la loro ottuplice
direzionalità. A questo punto si creava per me, come forse era successo
per “LUI”, un problema quasi di coscienza.
Palesemente
applicava il “suo” sapere “vibrazionale” e altrettanto palesemente
Leonardo doveva intuire come il cristianesimo in quell’immagine sacra
dimostrasse il malcelato sforzo di trasformare una “Scienza” dalle
caratteristiche anche spirituali in pura “religione” umana. Ma
soprattutto, Gesù, centro nevralgico di quel Frutto della Vita
sonico-umano, assumeva una responsabilità estemamente allargata alla
luce della centralità creativa di Denderah. Sicuramente in questo caso
non era più un atto di fede a renderlo figlio di Dio, ma l’evoluzione,
forse volutamente distorta, di un sapere millenario che vedeva
trasformata la Creazione sonica, in un essere divino dalle sembianze
umane.
Chissà quante
volte il Maestro si sarà reso conto di vivere terribilmente “fuori” dai
tempi che a “LUI” spettavano, chissà quante volte avrà sopportato i suoi
consimili frastornati dal loro inutile sforzo materiale e spirituale
tutto teso a dissimulare un chiaro “Effetto cargo” molto al di là
dell’essere ancora oggi “superato”. Comunque andai avanti nelle mie
ricerche Vinciane sempre più trafelato nelle mie convinzioni riguardanti
la presenza o no sul nostro pianeta di un vero libero arbitrio
conoscitivo nonché spirituale. E mi dissi: “Se ha disegnato i Nodi da
qualche parte avrà pure disegnato qualche otto per arrivare a quelle
magnifiche “maglie” soniche. E come per incanto
consultando le centinaia di pagine del Codice Atlantico, cominciarono ad
apparire pagine su pagine dedicate al mio come al “suo” numero
preferito.” E ciò continuava ad accadere leggendo in quante “porzioni”
suddivideva il suo settenario, cosa nascondevano alcuni “suoi” solidi
magnificamente “disegnati” per il suo amico Pacioli come era fatto il
famoso Mazzocchio, ma soprattutto che cosa le sue magnifiche 6 incisioni
erano destinate a celare e per ultimo, ma non ultimo in che modo fosse
stato capace di trasformare tramite il “suo” Uomo di Vitruvio le tre
ottave del mio beneamato Celestino V.
Quindi, se posso,
prima di congedarmi, vorrei regalarvi un’ultima suggestione: osservate
l‘immagine numero 7 (f n. 7 ), fatto? Benissimo, io vi dico che quella
figura geometrica rappresenta la geometrizzazione della Creazione
Sonica e vi dò un aiuto: ci sono o no, OTTO CUBI intorno a quei TRE
QUADRATI?
Di più non posso
dirvi, ma il libro non è male sapete……


TOP
|