Questa dinastia regale è conosciuta nella
storia come un clan di origine salica che
diede dei re a varie tribù barbare, tra loro
riunite a formare un popolo: i FRANCHI. Agli
inizi del IV secolo d.C., infatti, si era
già verificata l'amalgamazione e la fusione
di molte tribù di origine germanica
provenienti da antiche migrazioni di genti
dall'Oceanus Germanicus (mare del Nord) dal
Suevicum (Baltico) e dal Cimbrico Jutland
(Danimarca).
Alcune di queste tribù erano già state
conosciute dai Romani che le avevano
combattute ben oltre i confini della GALLIA.
Il grande storico romano TACITO, con le sue
ricerche e le "interviste" ai soldati romani
che tornavano da quei territori, era venuto
a conoscenza che quelle orde di barbari
discendevano da tre grandi ceppi, nonostante
quelle incontrate dalle legioni romane
fossero composte da circa 40 tribù diverse
(forse, anche un centinaio).
A causa di altre fusioni con altre popoli
migrati dall'Est diventerà ancora più
difficile, per gli storici, ricostruire la
provenienza e le trasformazioni subite da
queste popolazioni. Per capire qualcosa, ci
sono solo le pagine di Tacito del suo "DE
ORIGINE SITU GERMANORUM", scritte nel 98
d.C.
Alcuni scavi archeologici testimoniano che
la loro sede originaria era collocata tra la
Scandinavia del sud e le coste del Baltico
(Jutland) e lungo il corso del fiume Elba
mentre altri reperti archeologici confermano
l'esistenza di una cultura detta di "JASTORF"
datata intorno al 700 a.C. È questa l'epoca
delle prime grandi migrazioni delle
popolazioni germaniche.
Esse, infatti, avvennero lungo due grandi
direttrici: il Reno a ovest ed il Danubio a
sud ed entrambe entrarono in contatto con la
CIVILTÀ CELTICA che si era già diffusa in
tutta l'Europa fin dal 1600 a.C. Durante
l'età del ferro (cultura di HALLSTATT) i
Celti avevano occupato territori intorno ai
fiumi Mosa, Reno, Meno, Marna ed allo
Champagne: tutti questi popoli erano stati
chiamati dai Romani "GALLI".
Altri gruppi dominarono, invece, l'intero
corso del Danubio dalle sorgenti del Giura
fino al Mar Nero e lo sviluppo celtico
interessò anche l'Italia del Nord
nell'ultimo periodo della loro massima
espansione, nel 400 a.C.
A causa, dunque, delle migrazioni germaniche
del nord Europa, iniziate nel 700 a.C., dopo
appena quattro secoli non esisteva più
traccia, in Europa, dei Celti, poiché o
furono cacciati (un buon numero si
recheranno in Asia Minore, prima come
soldati di Filippo il Macedone e, poi, del
figlio Alessandro) o, lentamente, furono
assorbiti da questi successivi popoli
invasori che furono detti "FIGLI DEL MARE:
MERO-VEI" inarrestabilmente in ascesa ed in
eterno movimento.
I CELTI ed i GALLI furono chiamati dai
Romani tutti "GERMANI" poiché una delle
prime tribù che conobbero e sconfissero così
si chiamava - JERMAN - e proveniva dalla
Jutland, scesa verso il Danubio superiore,
ai confini dell'Impero romano, assieme ai
SUEBI, ai MARCOMANNI, ai CIMBRI, agli
AMBRONI ed ai TEUTONI.
Proprio la tribù dei Teutoni si stanziò
nella Gallia meridionale e si scontrò, nel
102 a.C., con l'esercito romano guidato da
Caio Mario e per un lungo periodo di tempo
"Teutonici" rimase presso i latini il
termine equivalente per indicare le tribù
germaniche.
Orbene, nel 373 a.C., delle antiche tribù
germaniche erano rimasti soltanto due
gruppi: i popoli del nord attorno al
Danubio, gli ALAMANNI, e quelli stanziati
attorno al Reno, i FRANCHI.
Su quest'ultimo, eterogeneo popolo, composto
da moltissime tribù, aveva finito col
prevalere, nel tempo, quella dei SALII,
originaria dell'Olanda, dalla zona del lago
salato di YSSEL, nel mare del Nord e, dove
oggi c'è una diga, un tempo le acque marine
stagnanti provocavano, evaporando, grandi
depositi salini. L'intera zona circostante,
infatti, era chiamata SAALAND: Terra del
sale.
La tribù dei Salii si impose a sud ovest ed
arrivò sino allo Schelda ed alla Mosa e
sulla riva sinistra del Reno, mentre una
seconda detta dai Romani dei SALII RIPUARII,
penetrò all'interno della riva destra renana
rimanendo piuttosto ribelle nei confronti
della prima.
Le due tribù ebbero, nel 357 d.C., degli
scontri con l'esercito romano al comando
dell'imperatore GIULIANO. Infatti, lo
storico AMMIANO MARCELLINO riporta nelle sue
cronache che la tribù dei Salii era composta
da uomini forti e coraggiosi che si erano
spinti sino alle fortificazioni sulla strada
romana di Colonia. Dopo vari compromessi
l'imperatore romano aveva concesso loro
anche la libertà (foederati) e di rimanere
sul territorio nei vari pagus, ormai non più
accampamenti, diventati veri e propri
villaggi ed, in seguito, delle città.

I Romani chiamarono i Salii "i liberi", ovvero gli "affrancati", cioè Franchi Salii, e gli altri i Ripuari, cioè quelli stanziatisi sull'altra sponda. Ammiano affermava che questi ultimi avevano un proprio re e di uno di questi, di cui si hanno prime notizie, era stato CLODIO o CLOJO o CLODIONE. In quell'epoca i Salii si erano già spinti, risalendo il Reno, sino al Tournai ed alla valle della Loira e da Colonia fino all'odierna Francoforte, dando vita ad un nuovo territorio: la FRANCONIA.
Con
loro, dunque, inizia il regno dei Salii,
detti anche Merovingi, od uomini venuti dal
mare e del loro primo re, conosciuto nella
storia come il capostipite di questa
dinastia, MEROVEO, la cui nascita è
circondata dal mistero e dalla leggenda.
Durante la guerra dei Romani contro gli
UNNI, guidati da ATTILA, i Franchi Salii
Ripuari si erano alleati ai Romani ed
avevano aiutato il generale dell'esercito
romano, EZIO, nella famosa battaglia dei
Campi Catalaunici dove il re degli Unni era
stato sconfitto. Uno dei tanti reparti che
si erano uniti in quella battaglia era
guidato da Clodione. Costui, in un primo
tempo, si era dimostrato insofferente ai
Romani. Infatti, il generale Ezio, prima che
il capo barbaro gli diventasse amico ed
alleato, aveva requisito a Clodione, in una
battaglia, dei carri, aveva fatto dei
prigionieri e gli aveva preso in ostaggio
perfino la moglie.
Costei, durante la prigionia, ebbe due
figli, di cui uno non si sa da chi, e la
leggenda narra che essa mentre nuotava nel
mare fu posseduta, già incinta del primo
figlio di re Clodione, da un mostro marino
("bestea Neptuni Quinotauri similis") dalla
cui unione nacque, poi, un secondo figlio:
Meroveo.
Lo storico PRISCO, che conobbe personalmente
Clodione, narra che alla morte gli successe
il figlio Meroveo che si recò a Roma (448
d.C.), per conferire con Ezio e chiedergli
aiuto: "Io lo vidi qui, ed era ancora molto
giovane. Aveva bellissimi capelli biondi,
folti, lunghissimi che gli scendevano sulle
spalle".
Meroveo introdusse nel suo governo le
cosiddette "LEGGI SALICHE", sorta di codice
in cui erano elencate le disposizioni civili
e penali elaborate da un popolo che
attingeva queste leggi da una lontana
tradizione arcaica, tutte tramandate
oralmente e patrimonio memorialistico dei
vecchi saggi dei vari clan. Inoltre i
Merovingi dettero origine ad una lingua che
sostituì quella latino-germanica: il
fiammingo.
Accanto alla storia ufficiale sulle origini
dei Franchi esiste, in parallelo, un'altra
versione a tratti ancor più leggendaria.
FREDEGARIUS (1), uno scrivano borgognone
morto nel 660 d.C., narra nella sua CRONACA,
la storia dei Franchi che andava dai tempi
remoti degli antichi Patriarchi ebrei alla
sua epoca, citando numerose fonti
d'informazione e di rimando, fra cui gli
scritti di SAN GIROLAMO, l'arcivescovo
ISIDORO di SIVIGLIA ed il vescovo GREGORIO
di TOURS anch'egli autore di una STORIA DEI
FRANCHI (2). Per raggiungere tale
precisione, Fredegario, che godeva di molta
considerazione alla corte borgognona,
approfittò della sua possibilità di accedere
a svariati archivi ecclesiastici ed annali
statali.
Egli, dunque, racconta come i FRANCHI
SICAMBRI, da cui prese nome la Francia,
erano stati a loro volta chiamati così per
via del loro capo FRANCIO o FRANCIONE, morto
nel II secolo a.C. La tribù, che era passata
nella Scozia, affondava le sue radici
nell'antica città di TROIA. Tracce di questa
discendenza si potrebbero trovare in alcuni
nomi come quello della città di TROYES e,
perfino di Parigi che porterebbe il nome del
principe PARIDE, figlio del re PRIAMO di
Troia.
Quella dei Merovingi, quindi, sarebbe stata
una dinastia discendente in linea maschile
dai "RE PESCATORI" che corrispondevano anche
ad una linea di successione femminile
sicambrica. I Sicambri, prendevano il loro
nome da CAMBRA, una regina tribale vissuta
intorno al 380 a.C., originaria della Scozia
ed erano chiamati anche i "NUOVI PARENTI".
Nel IV secolo d.C. i Franchi Sicambri erano in Renania, dove vi si erano trasferiti dalla Pannonia (ad ovest del Danubio) nel 388 d.C. sotto i loro capi GENOBAUDE, MARCOMER e SUNNO. Insediatisi in quella regione della Germania, fissarono la loro sede a Colonia.
Durante
il secolo successivo i loro eserciti
invasero la Gallia romana e dilagarono
nell'attuale Belgio e Francia
settentrionale. Fu a questo punto che la
figlia di Genobuade - ARGOTTA - sposò il "Re
pescatore" FARAMUNDO (o FARAMONDO), che
viene spesso citato come il vero patriarca
della monarchia francese. Costui, infatti,
era nipote di BOAZ (ANFORTAS), discendente
in linea diretta dal figlio di GIOSUÈ,
AMINADAB, che sposò la figlia di re LUCIO,
EURGEN.
Faramondo, comunque, non sembra essere stato
l'unico coniuge di stirpe messianica.
Argotta stessa discendeva dalla sorella di
re Lucio, ATHILDE, che sposò il capo dei
Sicambri, Marcomer (ottavo in ordine di
discendenza da Francio) verso il 130 d.C. e,
perciò, la successione merovingia che derivò
da Faramundo ed Argotta sarebbe stata
doppiamente desposynica (così venivano
chiamati i presunti discendenti della
famiglia di Gesù).
Il padre di Argotta, Genobaude, signore dei
Franchi, era l'ultimo maschio della sua
stirpe e così il figlio di Faramondo ed
Argotta, Clodione, divenne puntualmente il
successivo "Custode e Signore" dei Franchi
in Gallia così come il suo successore, il
figlio Meroveo (circa 417 - 438 d.C.).
Il nipote di Clodione, anch'egli di nome
Meroveo, fu proclamato Custode (a Tournai
nel 448 d.C., morto nel 457 d.C.) e,
probabilmente, fu il primo re ufficiale dei
Franchi. Fu dopo di lui che la stirpe
divenne nota come la mistica dinastia dei
Merovingi: non venivano incoronati o creati
re, ma regnavano per una tradizione ormai
accettata che corrispondeva al diritto
messianico delle generazioni passate,
attraverso la discendenza dal "Re pescatore"
(re sacerdote) Faramondo.
Erano chiamati i "Re incantatori" od i "Re
taumaturghi", poiché grazie a qualche
proprietà miracolosa del loro sangue
potevano guarire gli infermi mediante
l'imposizione delle mani. Si diceva anche
fossero chiaroveggenti e capaci di
comunicare telepaticamente con gli animali
ed il mondo naturale e che portassero una
potentissima collana magica. E tutti avevano
una "voglia" caratteristica che li
distingueva dagli altri uomini, li rendeva
immediatamente identificabili ed attestava
il loro sangue sacro o semidivino. Questa
"voglia", si diceva, che avesse la forma di
una croce rossa, situata sul cuore - una
bizzarra anticipazione del blasone dei
cavalieri Templari - o tra le scapole.
I Merovingi spesso erano chiamati anche i
"Re lungichiomati", poiché - come Sansone
nell'Antico Testamento - non si tagliavano
mai i capelli e la loro chioma conteneva la
loro "vertu": l'essenza ed il segreto del
loro potere.
Essi stessi si vantavano di discendere da
NOÈ che consideravano, ancor più che Mosè,
come la fonte della loro sapienza biblica.
Inoltre sostenevano di discendere in linea
retta dai re dell'antica città di Troia e,
secondo alcuni ricercatori odierni i
Merovingi avrebbero avuto antenati
nell'antica Grecia e, più precisamente, che
fossero imparentati con la casa reale di
ARCADIA.
Alla morte di Meroveo, gli succedette il
figlio CHILDERICO che si trovò a guidare un
popolo unito da forti legami di solidarietà
tra parenti anche lontanissimi delle varie
tribù che mano a mano stavano stanziandosi
nel territorio tra il Reno e la Loira. Qui
ebbero subito la predominanza sulle
popolazioni native del luogo che accettarono
senza opporsi la loro sovranità.
Dopo Childerico fu il figlio sedicenne
CLODOVEO ad ereditare la corona e con lui
venne portata a compimento l'opera iniziata
dal nonno e dal padre di unificare i Franchi
diventando il padrone della maggior parte
della Gallia, di quella parte, appunto, che
prenderà il nome di FRANCIA.
In questo periodo la Chiesa di Roma si
trovava in una situazione precaria costretta
tra varie posizioni teologiche diverse, di
varie "eresie", in lotta tra loro come
l'Arianesimo ed il Monofisismo e, quindi, la
sua supremazia e la sua stessa esistenza
erano gravemente minacciate, poiché la sua
posizione ufficiale non era ancora superiore
a quella di altre chiese più antiche
(soprattutto quelle d'Oriente) ed il vescovo
di Roma era solo "primus inter pares": non
era, cioè, in nessun senso, il capo
spirituale e supremo della Cristianità.
Rappresentava semplicemente certi interessi,
una delle tante forme divergenti di
Cristianesimo che lottava disperatamente per
sopravvivere tra una torma di scismi e di
concezioni teologiche contrastanti.
Ufficialmente la Chiesa di Roma non aveva
autorità maggiore di certe eresie come
l'arianesimo, che negava la divinità di Gesù
ed insisteva sulla sua umanità. Per gran
parte del V secolo, anzi, tutte o quasi
tutte le diocesi dell'Europa occidentale
furono ariane o vacanti.
Clodoveo, interessato ad ingrandire il
proprio regno, strinse un patto d'alleanza
politico e religioso con la Chiesa di Roma
avversando sul piano militare e di governo
le mire espansionistiche di altre tribù nei
territori francese e germanico, già
assoggettati all'Impero romano, (ALAMANNI,
BURGUNDI, ecc.) e, soprattutto, contro i
VISIGOTI, popolo che aveva origini dalle
stesse antiche zone di provenienza dei
Franchi, guidato da grandi re guerrieri che,
da tempo, avevano conquistato un vasto
territorio comprendente la Spagna e tutta la
Francia meridionale. La religione dei primi,
come quella degli stessi Franchi, era pagana
mentre i Visigoti si erano da lungo tempo
convertiti al Cristianesimo e, però,
professavano la fede ariana, appartenevano,
cioè, ad una setta considerata eretica e
contraria agli insegnamenti della Chiesa di
Roma che, a quel tempo, temeva fortemente la
crescente popolarità di quella setta in
Francia.

Immagine tratta da http://spfm.unipv.it/zanella/Programmi/Manuale/Merovingi.html
Clodoveo non era né cattolico né ariano ma
non era neanche irreligioso come, invece,
vollero far credere i vescovi romani. È
probabile, invece, che il re fosse, anche se
in modo meno tradizionale poiché i Franchi
non erano più ligi osservanti e praticanti
della religione di Mosè, un discendente
della razza ebraica. La gerarchia romana,
quindi, pensò di sfruttare la sua ascesa a
proprio vantaggio.
Tramite CLOTILDE, figlia cristiana del re
dei Burgundi - la Chiesa di Roma fece
convincere il re, suo marito - e, tramite
lui, la quasi totalità dei Franchi - a
convertirsi alla fede cattolica di cui
divenne il campione ed il difensore su tutto
il territorio dell'ex Impero romano
d'Occidente ed anche se Clodoveo non fu del
tutto convinto seguì una grande ondata di
conversioni e l'emergente corrente cattolica
romana venne salvata da un collasso quasi
inevitabile.
Contro l'Impero visigoto, situato a cavallo
dei Pirenei ed esteso a nord fino a Tolosa,
Clodoveo condusse le sue campagne più
assidue ed organizzate. Nel 507 d.C.
inflisse ai Visigoti una sconfitta decisiva
nella battaglia di Vouillé. L'impero
visigoto a nord dei Pirenei si sfasciò sotto
l'incalzare delle forze di Clodoveo. Da
Tolosa, i Visigoti ripiegarono su
Carcassonne. Poi, cacciati anche da questa
città, insediarono la loro capitale, il loro
ultimo bastione in Francia, nel Razès, a
Rhedae l'odierna Rennes le Chateau.
Alla morte di Clodoveo (511 d.C.), il regno
venne diviso, secondo le usanze dei Franchi,
tra i suoi figli maschi che formarono regni
indipendenti: la NEUSTRIA, l'AUSTRASIA e l'AQUITANIA,
anche se la divisione non ebbe, però,
confini certi tra le parti del Regno.







