Nonostante
se ne parli così frequentemente la figura di Maria di Magdala o Maria
Maddalena rimane un mistero: pur apparendo poco all’interno dei vangeli,
perché la tradizione cristiana né fa una delle figure maggiori al fianco
di Gesù? Una prostituta? Una peccatrice? Una compagna? Cosi si è voluto
e si vuole fare vedere la sua immagine; ma i testi gnostici hanno
celebrato in lei il modello stesso dell’Iniziato, interpretando la sua
figura come quella di un’anima prigioniera, sparpagliata in questo mondo
fatto di riflessi e di ombre!
La tradizione ci racconta che sia approdata sulla coste della Provenza e
luoghi spiritualmente importanti si contendono le sue reliquie come
Saint-Maximin e Vézelay.
Molte chiese anche in Italia sono dedicate alla Santa Maria
Maddalena, apparendo agli occhi dei più attenti in grande contrasto
essendo santa e peccatrice un connubio alquanto insolito.
Ritengo opportuno parlare di quelle che risultano più interessanti
all’interno della nostra storia che ci ricollega a Rennes-le-Château in
quanto l’intero censimento sarebbe un’opera magna.

La prima riguarda la città di Venezia. E’ una delle poche
chiese a pianta circolare; si sa poco della protobasilica. La prima
chiesa gotica potrebbe risalire intorno all’Anno Mille, eretta come
oratorio dalla famiglia Baffo. Credo importante chiarire che su altri
documenti viene menzionata come Balbo, ma ritengo che sia corretto il
primo cognome, cioè Baffo. Spesso la storia non è molto precisa, a volte
incompleta per tante ragioni, a riguardo il collegamento tra la famiglia
Baffo e la chiesa della Maddalena mi sono sentita di rimanere su questa
linea che mi sembra abbastanza in sintonia con la storia di
Rennes-le-Chateau!
La presenza di questo antichissimo cognome veneziano,
sarebbe già presente nella città di Venezia sin dal V secolo, ma la
discendenza di questo casato è documentata fin dal 1110.
Questa famiglia era presente nel Maggior Consiglio inclusa
durante la famosa serrata del 1297. Viene identificata come toponimo
della città di Paphos, città dell’isola di Cipro. Alcuni suoi membri si
sono distinti negli anni successivi.

L’autore Giuseppe
Tassini (1827-1899) dà la seguente versione nel suo libro Curiosità
veneziane: «I Baffo vennero
da Parma a Mestre e poscia a Venezia nell’827, Edificarono nel 1034 la
chiesa, ora distrutta di San Secondo in Isola e nel 1222 quella di Santa
Maria Maddalena. Fortificarono nella zona una costruzione chiamata
Castel Baffo. La famiglia andò estinta con l’ultimo di nome Giorgio,
poeta noto per le sue poesie licenziose (1694-1768)».
La torre del campanile era in origine la torre della famiglia Baffo.
Nella toponomastica della città, la protobasilica risultava all’incrocio
fra due canali. Uno era quella del “Rio della Maddalena” tuttora
esistente, l’altro è stato interrato nel 1398 e il luogo si chiama
ancora oggi “Rio Terà della Maddalena”. Anche se non riconoscibile,
abbiamo una veduta incisa nel XVI secolo dell’artista, Jacopo de’
Barbari, pittore e incisore conosciuto anche come Maestro del Caduceo;
così era solito firmare. A lui è attribuito un particolare della veduta
di Venezia con Mercurio che tiene il caduceo e proprio nella stessa
città incontrerà un altro artista particolare, Albrecht Dürer!
La chiesa è di forma
circolare, dettaglio inusuale nell’architettura religiosa con
l’orientamento a Occidente; già l’esterno colpisce per la sua
particolarità che richiama un tempio con quattro colonne, il timpano
triangolare e un cerchio dove spicca nel mezzo un occhio, simbolo che
non può non trarre curiosità. La pupilla non è centrale ma è spostata
verso l’esterno e sembra che debba guardare nel tempo qualcosa posto
sotto il suo controllo… Sul frontone d’ingresso leggiamo la scritta: «Sapietia
aedificavit sibi donum» cioè “La sapienza edificò a se stessa”. Nelle
mie ipotesi questo potrebbe alludere che la chiesa è dedicata alla
Sapienza, Pistis Sophia. La figura di Maria Maddalena, come sposa di
Gesù, degna di lodi e di maggiore acutezza rispetto ai discepoli, citata
ben 77 volte all’interno dei Vangeli, simboleggia la Conoscenza.

Architettura esoterica
Un’altra intrigante iscrizione fu ritrovata durante lavori nel XVIII
secolo: e purtroppo smarrita: «Post
tenebras spero lucem» cioè “La tenebra si spera nella luce”.
L’interno della chiesa ci offre uno spazio ampio a forma esagonale
contenente la sua doppia cupola e le 12 colonne. Possiamo ammirare
L’ultima Cena del Tiepolo dove Gesù siede al centro in mezzo ai suoi
apostoli consumando la Pasqua ebraica; il tavolo ha forma semicircolare
e in primo piano appare un cane! Non poteva mancare un quadro che
rappresenta la Maddalena penitente con i suoi simboli; il cranio, la
coppa, il libro aperto. Dai rotoli del Mar Morto, il Vangelo apocrifo di
Filippo scoperto nel 1945 a Nag Hammadi riporta: «Tre persone camminavano sempre col Signore: Maria sua madre, la sorella
di lei e la Maria Maddalena sua compagna. Il Signore amava Maria più di
tutti i discepoli e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli,
vedendolo con Maria, gli domandarono: Perché l’ami più di tutti noi?».
Beda il Venerabile (672-735) è uno dei primi che menziona il nome di
Maria Maddalena ed evidenzia la ricorrenza il 22 luglio. Monaco e
storico inglese, scrisse dalla poesia alla musica e commento la Bibbia;
scrisse che la Terra è rotonda “come una palla da gioco” e profetizzato
nel VII secolo che «Finché sarà il
Colosseo sarà Roma, quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma e quando
cadrà Roma cadrà il mondo». Non possiamo dimenticare che
anche Jacopo da Varagine ha raccolto molti dettagli. Secondo il suo
racconto «Maria Maddalena sarebbe
stata di alto lignaggio, il padre si chiamava Sirio e la madre Eucaria,
suo fratello Lazzaro (quello della resurrezione). Aveva una sorella di
nome Marta che ebbe in dote Bethania, invece a Maddalena toccò in dote
il castello di Magdala».
La
chiesa ha subito varie modifiche nel tempo; il primo a rinnovarla fu nel
1701, Francesco Riccardi poi nella metà del XVIII secolo fu ripresa come
da disegno di Tommaso Temanza, (1705-1789) il quale mantenne con grande
tenacia il primario orientamento della chiesa. La sua figura s’inserisce
nella fase evolutiva dell’architettura veneziana. Siamo in pieno periodo
dell’illuminismo e il Temanza né portava nelle sue costruzione tutti i
nuovi principi che stavano dilagando in tutta Europa. Purtroppo, non
potrà vedere la sua opera terminata perché morì nel 1789, anno della
Rivoluzione Francese. Possiamo vedere le sue spoglie che riposano
all’interno della chiesa dove alcuni simboli richiamano la massoneria
incisi sulla lastra tombale! Uno dei primi massoni è stato il
Procuratore di San Marco Andrea Memmo che il Temanza frequentava assieme
ai fratelli di lui, Bernardo e Lorenzo iniziati da Giacomo Casanova. Le
riunioni avvenivano in segreto in Rio Marin. Dopo che Genova fu
sconfitta, la Repubblica di Venezia era la principale rotta per le
crociate così come troviamo l’insediamento templare nella città già dal
XII secolo con relativo convento, chiesa; il complesso si trovava alle
spalle della Piazza San Marco, oggi Calle Vallaresso.
Un autore, Jacopo Sansovino, (1486- 1570) ricorda di un
rito praticatovi all’interno: la chiesa della Maddalena era l’ultima
chiesa visitata dal popolo nelle cerimonie usate la sera del Venerdì
Santo, evento fastoso, lungo e complesso al quale interveniva anche il
Doge, la Signoria e le Scuole per la celebrazione dei numerosi rituali.
L’autore non accenna ad altre notizie sul perché fosse l’ultima tappa
del percorso. Come fa notare una breve ma descrittiva guida sulla chiesa
(Breve guida storico artistica “La Chiesa della Maddalena e la sua
isola” di Claudio Daveggia – Filippi Editore Venezia) è molto probabile
che qualche “fastidio” questa chiesa lo desse. Citando il brano «Esiste
una tradizione che vuole che la costruzione sia stata oggetto di
manomissioni volte ad attenuare o a cancellare simboli sgraditi».
La chiesa è chiusa durante l’anno salvo che nel periodo di Natale dove è
possibile vederla.
Il legame tra Francia e Italia
Per comprendere i complessi collegamenti che uniscono la storia di
Rennes-le-Chateau con l’Italia vale la pena soffermarci su un
personaggio, Andrea Memmo. Andrea Memmo, nato a Venezia il 29 marzo
1729, morto il 27 gennaio 1793: politico, diplomatico e letterato
apparteneva a una della cosiddette “famiglie apostoliche” cioè erano le
più antiche famiglie patrizie venete. Ebbe rapporti di lunga amicizia
con Casanova malgrado le disavventure avute; ebbe una relazione con una
scrittrice italiana di nome Giustiniana Wynne, figlia di un gentiluomo
inglese Richard Wynne e di una donna italiana Anna Gazzini, donna che
sollevò gran scandalo per l’epoca anche per la sua amicizia con
Casanova. Vi chiederete perché vi racconto questi particolari? Di questo
amore veneziano è rimasto un epistolario letterario molto interessante
che ci porta a un libro pubblicato nel 2003 dalla Mondadori Un amore
veneziano di Andrea Di Robilant. Come si può leggere nel prologo del
libro, è stato possibile pubblicarlo grazie a vecchie lettere rinvenute
in una soffitta di Palazzo Mocenigo a Venezia e riscoperte dalla
famiglia dell’autore di origine piemontese. Un membro della famiglia Di
Robilant era in corrispondenza con Saunière dall’Italia e come risulta
dalle sue annotazioni in contabilità, avevano scambiato tra il 1896 e il
1917 ben una cinquantina di lettere con molta regolarità…
Aggiungo una nota pittoresca e curiosa; nelle mie peripezie
ho scoperto che il Palazzo Memmo è passato alla famiglia Martinengo per
poi finire nel 1886 al Cav. Luigi Mandelli!
I resti di Maria Maddalena sono a Senigallia?
Anche in Italia possiamo vantare di avere avuto le reliquie di Santa
Maddalena, anche se, come spesso accade in questi casi, notizie certe
non si possono avere. Uno di questi luoghi è la città di Senigallia
nella Marche, regione legata tra l’altro a diversi luoghi templari oltre
che avere un certo numero di chiese a lei dedicate. Si dice che nel 1200
furono portate le reliquie di Maria Maddalena a Senigallia, diventando
così meta di pellegrinaggio. Da lì prese l’avvio la “fiera della
Maddalena”, il 22 luglio, che contribuì alla crescita economica della
città, essendo l’epoca del mercato delle reliquie e questo significava
folle di pellegrini e di conseguenza ricchezza per la chiesa e il
monastero. Rimane solo da chiedersi perché se ne siano perdute le tracce
e in quale luogo giacciano, probabilmente più vicino di quanto si possa
pensare.
