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MUSICA, MAGIA E MASSONERIA:

I MISTERI DEL PENTAGRAMMA

ROBERTO LA PAGLIA

ROBERTO LA PAGLIA.org

 

 

 

Non sappiamo quasi nulla sui tempi e sui modi della musica primitiva; in tal senso possiamo solo esprimere ipotesi fantasiose, mentre molto più corposo e intrigante risulta essere invece il discorso magico legato alla musica, quello che vede proprio in essa la matrice e la prima espressione dell’universo stesso.

Fin dalle origini la musica è stata sempre considerata un mezzo privilegiato per comunicare con gli Dei, ma dobbiamo arrivare ai filosofi greci per trovare il concetto che accomuna cosmo, musica e numeri su uno stesso piano; questa teoria del Principio Divino venne in seguito ribattezzata dai filosofi rinascimentali come Harmonia Mundi.

 

Il primo ad occuparsi dell’aspetto cosmologico della musica fu Pitagora, il quale elaborò la teoria dell’Armonia delle Sfere, scoprendo che in una scala musicale i suoni stanno tra di loro in un preciso rapporto di tipo matematico; essendo quindi la musica collegata alla matematica, conoscendo la Legge dei Numeri si potrebbe giungere all’essenza del Tutto.

Immaginiamo l’universo come una lunga, costante ed immutabile nota musicale suonata all’infinito, essa regola tutto il creato e la vita di tutti gli uomini; accordarsi con l’universo significherebbe quindi essere noi stessi parte viva di esso e non semplici ascoltatori. Questa tecnica è riscontrabile in tutti i movimenti magici e spirituali, dove la presenza di preghiere, cantilene e qualsiasi forma ritualistica, presentano un determinato modo di porsi rispetto alla modulazione della voce.

 

In questo senso è facile capire perché molti riti magici presentano quel particolare cantilenare o quelle difficoltose forme, questo serve a far modulare la voce in modo che si avvicini il più possibile alla nota prima dell’universo; la stessa espressione Potenza della Parola è facilmente riconducibile a questo concetto, riuscendo infatti a modulare le parole nella loro giusta scala musicale entreremmo in sintonia con il Tutto.

Gli stessi Testi Sacri ci portano a pensare che il mondo venne creato attraverso il suono, e quando Giovanni usa il termine Logos nel suo Vangelo, è bene ricordare che la traduzione preferita nell’antichità del termine stesso era “suono”.

 

 

Anche nelle diverse tradizioni antiche abbiamo riferimenti alla musica come espressione della divinità; Toth costruì una lira a tre corde assegnando ad ognuna di esse un suono: con quello più alto creò l’estate, con il medio la primavera e con il basso l’inverno. Il Dio Vedico della creazione, Prajapati, aveva il corpo composto da tre suoni mistici dai quali derivarono il cielo, il mare e la terra; nel Buddismo il suono Aum o Om è considerato un “suono seminale”, poiché fu quello modulato dalla divinità per dare origine alla vita.

 

Per ritornare alle materie “occulte”, ricordiamo infine che la musica ebbe uno stretto rapporto con l’Alchimia (e non solo con questa, come abbiamo accennato), un rapporto così stretto che si usava associare gli strumenti musicali agli elementi; riportiamo di seguito una tabella con le associazioni più frequenti:

 

 

 

TERRA

Viola o Cornetto, di colore nero, come le Vergini Nere, simbolo di fertilità

 

ACQUA (O LUNA)

Cornamusa e Liuto (anche questo simbolo di fertilità per via della sua cassa che ricorda il grembo materno

 

ARIA

Tamburo, Organo

 

FUOCO (O SOLE)

Strumenti a fiato ed Arpa

 

ETERE (O QUINTESSENZA)

Arpa, spesso simbolo della divinità

 

 

Concludiamo con Platone che nel Timeo e nella Repubblica affronta il tema sotto l’aspetto della filosofia, ma strizzando l’occhio a quella che potrebbe anche essere definita una pratica magica per assimilazione o simpatia; Platone afferma che l’uomo ha un’anima immortale poiché è stato creato dalla stessa sostanza dell’Anima Mundi, nonostante ciò l’uomo non è completamente puro, visto che vive a stretto contatto con il caos e la materia; per raggiungere tale stato egli ha bisogno di purificarsi e ciò gli è possibile solo attraverso discipline quali la musica e l’alchimia.

Platone pensava che la musica agisse sull’uomo attraverso melodie strutturate su particolari scale, da lui chiamate Modi; proprio nella Repubblica egli elenca i Modi, ognuno dei quali è associato ai pianeti, precorrendo le associazioni magico planetarie che sono parte integrante della Magia antica:

 

 

DORIO (SOLE)

Scaccia il sonno

IPODORIO (LUNA)

Induce al sonno

FRIGIO (MARTE)

Collerico, irascibile

IPOFRIGIO (MERCURIO)

Modo degli adulatori

LIDIO (GIOVE)

Gioioso

IPOLIDIO (VENERE)

Benefico, femminile

MISSOLIDIO (SATURNO)

Melanconico

IPERMISSOLIDIO (STELLE FISSE)

Bellezza ed armonia innate

 

 

La musica però è stata e rimane ancora espressione universale di concetti filosofici, sociali, a volte politici, spesso spirituali; riesce facilmente a nascondere dietro un pentagramma segreti e misteri, si adatta e si plasma come una eterna energia che deriva direttamente da sconosciuti universi.

Per tutte queste sue prerogative la musica è stata spesso espressione di particolari associazioni a carattere filosofico, umanistico o religioso, prima tra queste la Massoneria.

Forse qualche lettore ne rimarrà stupito, ma il brano “The Star-Spangled Banner”, cioè l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America è di origine Massonica; venne composto nel 1796 da Stafford Smith con il titolo “To old Hiram in Heaven, were he sat in full glee” e si trattava del canto della Loggia londinese “Anacreontic Society”.

 

 

Nel 1814 il titolo venne cambiato in quello che oggi conosciamo e dopo quasi un secolo divenne l’inno nazionale statunitense. Questo non è il solo esempio di inni originati da musiche Massoniche, altri esempi sono quello austriaco di Mozart, quello tedesco di Haydn, e la stessa famosa “La Marsigliese” è stata composta da Rouget de L’Isle, anche lui Massone.

Anche in Italia il panorama è abbastanza vasto, tra i più noti musicisti vicini ai Figli della Vedova ricordiamo Salieri, Cherubini, Paganini, Boito, Verdi e Puccini; ma partiamo dagli inizi per capire come si è evoluta la musica in seno alla Massoneria.

 

Si è soliti far coincidere la nascita della musica in ambiente Massone con la fondazione della Grande Loggia di Londra, il 24 Giugno 1717; anche se nello statuto della Loggia non si parlava espressamente di musica o composizioni musicali, esistevano già quattro canti che si era soliti intonare alla fine degli usuali banchetti tenuti presso la locanda londinese “All’oca e alla graticola”. Allo stesso tempo si era soliti ricorrere ai famosi “Contraffacta”, delle melodie famose alle quali veniva sostituito al testo originale una nuova versione di natura Massonica.

Possiamo quindi ritenere che la musica è sempre stata partecipe alle vicende della Massoneria, in particolare durante i riti nei quali erano presenti dei piccoli complessi strumentali chiamati “Colonne d’harmonie”, formati da due clarinetti, due corni e due fagotti.

Quale distinzione esiste allora tra un brano di musica Massonica e un qualsiasi altro brano musicale?

 

Ovviamente la maggiore differenza viene data dalle tematiche, ma anche da precisi e ben evidenziati simbolismi numerici che caratterizzano la struttura dell’orchestrazione; proprio in questo senso un perfetto esempio ci viene dato dall’opera classica più nota di ispirazione Massone, considerata quasi un Inno Massonico a tutti gli effetti: Il Flauto Magico di Mozart. Prima di approfondire questa composizione sarà comunque bene descrivere brevemente il clima sociale e politico dentro al quale essa nacque, oltre che approfondire la biografia del suo stesso compositore.

 

In Austria la Massoneria raggiunse il suo apogeo sotto il regno di Giuseppe II, l’ingresso di Mozart nelle file della Massoneria è rintracciabile nell’anno 1784, dopo il suo trasferimento da Salisburgo a Vienna; iniziano le sue composizioni musicali destinate ai lavori di Loggia. Come è possibile desumere dai carteggi del grande compositore, egli considerava la musica composta per i Fratelli Massoni come sacra, alla stessa stregua di quella che scriveva per la Chiesa ma contemporaneamente con un maggiore senso di libertà nel comporre, in quanto i brani musicali composti per le Logge non dovevano soddisfare alcuna esigenza, erano semplicemente moti dello spirito del compositore riportati in note musicali.

Non si ha notizia su un abbandono del compositore rispetto al Cattolicesimo, è comunque indicativo il fatto che dopo il 1782 e fino a sei mesi dalla sua morte, egli non scrisse più una sola nota di musica da Chiesa, compose invece molti brani musicali che sono facilmente riconducibili a tematiche Massoni.

 

Negli anni dal 1780 al 1790, esistevano a Vienna otto Logge di San Giovanni; Mozart venne iniziato il 14 dicembre 1784 nella piccola Loggia "La Beneficenza"; dieci giorni dopo visitò la più famosa Loggia Austriaca "Alla Vera Armonia", e probabilmente riuscì a persuadere il suo amico Haydn a diventare massone, quest’ultimo infatti venne iniziato proprio in questa famosa Loggia l'11 febbraio 1785.

 

Nel marzo 1785 Mozart passò Compagno, contemporaneamente il padre Leopold veniva anche lui iniziato e con una dispensa speciale passava in breve tempo al grado di Maestro; Mozart ebbe lo stesso Grado i1 22 aprile 1785.

 

Non esistendo regole in Massoneria per quanto riguardava la materia musicale, Mozart creò un nuovo simbolismo musicale adattandosi a quello Massonico; in questo modo il famoso ritmo dei tre colpi alla porta assunse un alto valore simbolico nella sua opera “Il Flauto Magico”, mentre le note legate a due a due rappresentavano i legami dell'amicizia.

 

 

Ufficialmente i libretto del “Flauto Magico” venne scritto da Schikaneder, Fratello Massone di una Loggia di Vienna, ma è evidente la partecipazione in molti punti dello stesso Mozart; il fare parte della Loggia “La Beneficenza” favorì certo il compositore nello studio della mitologia e del simbolismo applicato ad essa, vediamo brevemente come queste conoscenze sono state applicate alla composizione.

 

 

Le vicende raccontate nel “Flauto Magico” sono in sostanza la trasposizione in musica, versi e scenografia delle ore che passano e che si inseguono, della luce che diventa ombra e della tenebra che ritorna ad essere luce. Vediamo più da vicino queste similitudini: all'inizio dell’opera Papageno esce cantando dal bosco ed è mattina; Sarastro scende dal suo carro nel caldo mezzogiorno; il giorno decade verso il crepuscolo mentre l'universo viene nascosto dall’oscurità, in quella stessa oscurità nella quale inizia il viaggio iniziatico di Tamino. Dopo qualche ora dal Tempio, il coro dei Sacerdoti comincia ad invocare lo splendore della luce. Tre Geni annunciano che presto il Sole tornerà a ripercorrere la sua strada, ma le insidie della notte non sono ancora state vinte e solo quando Pamina e Tamino avranno attraversato l'acqua e il fuoco, soltanto allora il sole tornerà nuovamente a illuminare la terra.

Questo stesso tipo di viaggio simbolico avviene nell'animo di ogni iniziato, il rituale di tutte le iniziazioni maschili ha infatti per motto : "Attraverso la notte verso la Luce."

 

Un osservatore esterno vedrebbe nel Flauto Magico, una semplice opera lirica divisa in due atti, in realtà essa è ordinata secondo il numero tre, il numero sacro per la Massoneria, che è riscontrabile nella partitura musicale nelle note del triplice accordo dell' ouverture, ripetute all' inizio del secondo atto e al momento della iniziazione di Tamino. Tale atto, ad un più attento e approfondito esame, finisce con la ventesima scena; è possibile quindi ipotizzare l’esistenza di un terzo atto nascosto per esigenze teatrali del tempo e dello stesso autore. Questa parte inizia con il coro dei sacerdoti.

 

 

Luce e buio quindi, il principio maschile e quello femminile , la coscienza e l'inconscio, opposti che si incontrano entrando in sinergia tra loro; un messaggio di speranza che va oltre il fatto che questa sia un’opera di valenza e ispirazione Massonica, l’indicazione di una via da seguire che ha valori, portata e indirizzi universali.

 

 

 

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