f.a.q.

radio mysteria mappa sito nostra  storia community contact us redazione PdM
 

 

PER RICEVERE PERIODICAMENTE

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI E

LE DATE DEGLI

APPUNTAMENTI




 

 

 

 

 

 


 

IL PANTHEON CELTICO

itismajo - Kashmir - T.D.Kendrik

itismajo - croponline

T.D. Kendrik “I segreti del Druido” Ed. Nuovi Misteri - Oscar Mondadori

 

 

BREVE INTRODUZIONE

 

La religione celtica era costituita da un pantheon composto di dei tribali, di divinità locali spesso pre-celtiche proprie a taluni gruppi sociali, raccolti in un sistema tutt'altro che rigido. La gerarchia delle divinità non era fissa ma era alternata secondo le predominanze delle popolazioni locali.
Si credeva che fra gli dei esistessero rapporti simili a quelli della società celtica. La variabilità di questa struttura, la diversità tra i rapporti divini e quelli umani costituì la fondamentale differenza tra la spiritualità romana e quella celtica.

 


Parecchi riferimenti agli astri e alle stelle sono stati ritrovati e si presume che i Celti conoscessero l'astronomia, infatti possedevano un calendario fondato su una conoscenza approfondita dal movimento del sole e dei pianeti. Numerosi costruzioni megalitiche verificano questa ipotesi.

Le divinità si collegano alla natura e al mondo concreto, come dimostrano numerose raffigurazioni anche di utilizzo quotidiano come bracciali, collane, diademi, ritenute posseditrici di poteri magici.


I principali esponenti dell'élite culturale che avevano anche funzioni religiose erano i druidi. Essi venivano reclutati fin da piccoli nella nobiltà gallica dell'epoca e addestrati da monaci speciali che li esentavano dal servizio militare e dal pagamento dei tributi.
Conoscevano la scrittura e assicuravano il buon svolgimento delle pratiche religiose e dei sacrifici. I druidi erano gli intermediari tra il mondo degli dei e quello degli uomini. Considerati i detentori del sapere universale perpetuavano la concezione dell'uomo e dell'universo in una dottrina esoterica con contenuti tipo il macrocosmo e il microcosmo a noi non pervenuta.
 

 

I principi della religione celtica erano la reincarnazione dell'anima con la nascita di una nuova vita. Ciò dimostrerebbe infatti l'uso dell'incinerazione dei cadaveri e la sepoltura dei resti direttamente nella terra senza corredo funebre o al limite con oggetti simbolici tipo amuleti. La profonda religiosità dei Celti, e la loro convinzione di dover migliorare il mondo contribuì alle loro attività belliche e non esitavano a compiere sacrifici umani su possibili nemici della società.

 

 

LE SACERDOTESSE

 

 

Non abbiamo prove storiche certe del fatto che le “Druidesse” fossero delle Sacerdotesse appartenenti all’ordine dei Druidi, e neppure del fatto che le donne fossero effettivamente ammesse a far parte dell’ordine druidico.

Esaminiamo a questo proposito gli scritti dei biografi imperiali:
Tacito nei suoi Annales, XIV, 29-30 narra della battaglia combattuta nel 61 d.C. sull’Isola di Mona (l’odierna Isola Anglesey) in cui i Romani, guidati da Svetonio Paolino, distrussero il Sacro centro dei Druidi di Britannia massacrandone tutti gli appartenenti.
 

 

 

Sempre Tacito descrive la presenza, accanto ai Druidi, di donne vestite di scuro con i lunghi capelli sciolti al vento che agitavano fiaccole.
Questa può essere considerata senz’altro una prova che le donne avessero una certa influenza nelle questioni spirituali anche se non possiamo dire con certezza che si trattasse di Sacerdotesse appartenenti all’ordine druidico.

 

“Stabat pro litore diversa acies, densa armis virisque, intercursantibus feminis, [quae] in modum Furiarum veste ferali, crinibus disiectis faces praeferebant; Druidaeque circum, preces diras sublatis ad caelum manibus fundentes, novitate adspectus perculere militem, ut quasi haerentibus membris immobile corpus vulneribus praeberent. dein cohortationibus ducis et se ipsi stimulantes, ne muliebre et fanaticum agmen pavescerent, inferunt signa sternuntque obvios et igni suo involvunt.”

 

Flavio Vopisco nel suo Historia Augusti, XIV, 2-3 fa riferimento alla profezia di una Sacerdotessa druidica nella seconda metà del III secolo:
Diocleziano, che militava ancora nei ranghi inferiori, ed era di stanzia in Gallia nel paese dei Tungri, si trovò in una locanda a fare i conti dei suoi costi giornalieri con una donna che era una druidessa. Questa a un certo punto gli disse “Diocleziano, sei troppo avaro e spilorcio!”. Ed egli le rispose scherzando: “Quando sarò imperatore, allora sì che largheggerò”. E si dice che la druidessa abbia risposto: “Diocleziano, non scherzare, sarai infatti imperatore, dopo aver ucciso il cinghiale”.


In effetti quando Diocleziano uccise il prefetto Arrio soprannominato “il cinghiale” divenne imperatore e si avverò così la profezia della Druidessa.
 

Ancora Vopisco nel suo Historia Augusti racconta che Aureliano avesse consultato le Druidesse di Gallia chiedendo loro se l’Impero sarebbe rimasto in mano ai suoi discendenti, ma che queste risposero che nessun nome sarebbe stato più famoso di quello dei discendenti di Claudio:
“Quindi, secondo Diocleziano, Aureliano un giorno consultò le Druidesse di Gallia per chiedere loro se l’Impero sarebbe restato in mano ai suoi discendenti, ma quelle risposero che nessuno nello Stato avrebbe avuto un nome più eclatante di quello dei discendenti di Claudio”

 

Lampridio nel suo Historia Augusti LX racconta che nel 235 d.C. Alessandro Severo aveva iniziato una spedizione in Gallia per liberarla dai romani e che, mentre si accingeva a partire, una profetessa druidica gli urlò in lingua gallica: “Va’ ma non sperare nella vittoria e non fidarti dei tuoi soldati”. E infatti Alessandro Severo morì poco tempo dopo per mano dei suoi soldati.
 

Di queste donne chiamate dai Romani “druidesse” sappiamo soltanto che predicevano la fortuna ed è quindi possibile che il nome dryades, o una forma simile, sia stato loro attribuito dagli autori latini a causa di un fraintendimento originato da una scarsa conoscenza dello status e delle funzioni dei veri Druidi: le “druidesse” possono aver di fatto rappresentato, agli occhi acritici dei biografi imperiali, quel che restava di una funzione ben documentata tra i druidi fin dalle origini cioè la divinazione; e per questo possono averle chiamate con quel nome, incuranti di un loro autentico legame con l’ordine dei Druidi, solo per indicarle come donne sapienti.

 

Tuttavia sappiamo che in passato figure di interpreti e indovini erano considerate un sottordine dei druidi e quindi è possibile che queste donne, continuando l’opera dei vati, fossero investite di un’autorità tradizionale che autorizza in un certo senso a considerarle membri dell’antica casta sacerdotale. Di conseguenza non c’è nulla di improbabile nell’immagine di donne che in Gallia avevano la reputazione di druidi, anche se l’associazione del loro ruolo di indovine con una vita da locandiere, come emerge dal brano di Vobisco, dà chiaramente il senso del livello molto basso a cui era sceso il druidismo nel III secolo.


Esistono invece prove, seppure incerte, della presenza tra i Celti di Sacerdotesse nel vero senso del termine chiamate spesso in lingua irlandese Bandrui.
La donna nella Società Celtica rivestiva ruoli più importanti rispetto a quelli rivestiti in altre civiltà contemporanee, ruoli paragonabili a quelli degli uomini poiché non esistevano discriminazioni sessuali, e quindi le donne godevano spesso di una grande considerazione; la storia e le leggende sono ricche di importanti figure femminili che furono non solamente guerriere ma anche Sacerdotesse e profetesse.


Ricordiamo la Regina Boudicca, guerriera e Sacerdotessa della Dea Andrasta (dea dei corvi e delle battaglie simile alla divinità irlandese Morrigan); Medb, il cui nome significa “esaltazione” e che era considerata una profetessa; Scathach, Regina guerriera che istruì l’eroe irlandese Cu Chullain; Banbhuana, figlia di Deargdhualach e maestra del Druido irlandese Mogh Roith; Camma, Sacerdotessa della dea Brigit; Nessa, madre del Re Conchobar che prese il nome di sua madre invece che quello di suo padre e fu così chiamato mac Nessa Conchobar; Fidelma cui si fa riferimento nel famoso ciclo epico irlandese Tain Bò Cuailnge, druidessa dotata di capacità di preveggenza e descritta come una giovane armata, vestita di una tunica rossa, con capelli biondi e lunghissimi raccolti in tre trecce, occhi dotati di tre iridi e una bacchetta leggera in mano.


Ricordiamo infine la figura di Véleda (I secolo d.C.) appartenente alla Tribù dei Bructeos che, grazie al compimento delle sue predizioni durante la rivolta delle Tribù gallo-germaniche contro i romani nel 69 e 70 d.C. fu rivestita di un prestigio sacro tra i celti e i germani. Tacito a questo proposito racconta che nessuno poteva parlare personalmente con Véleda e che la donna dava i suoi responsi chiusa in un’alta torre: “Tencteris legati ad Civilem ac Veledam missi cum donis cuncta ex voluntate Agrippinensium perpetravere; sed coram adire adloquique Veledam negatum: arcebantur aspectu quo venerationis plus inesset. ipsa edita in turre; delectus te propinquis consulta responsaque ut internuntius numinis portabat” (Historiae, IV, 65).


Importante è anche il mito delle c.d. Insulae Feminarum. Nell’VIII secolo Immram Bran scrive “Non poltrire su un inetto giaciglio, e non lasciare che lo smarrimento ti assalga: intraprendi un viaggio sul limpido mare, per scoprire se è in tuo potere trovare Tir na mBan, la Terra delle Donne”. Queste Isole magiche popolate di misteriose maghe, a cui si fa riferimento in alcune leggende celtiche, non sono senza rapporto con l’isola di Avalon della leggenda Arturiana. Terra mitica di Druidi e Sacerdotesse devote alla Luna, Avalon era perennemente avvolta dalle nebbie per far sì che non fosse trovata; quest’isola era anche detta Albion o Emain Ablach cioè Isola delle Mele ed era considerata il luogo magico dove tutto cresce in abbondanza e spontaneamente. Avalon era posta tra il mondo reale e quello ultraterreno della tradizione celtica e infatti nessuno degli antichi scrittori ha mai identificato una località reale con quest’isola mistica.


D’altra parte però anche molti autori latini hanno fatto riferimento a isole su cui si trovavano organizzazioni religiose femminili: Posidonio racconta dell’esistenza di un isola sulla foce del fiume Loira su cui vivevano delle donne consacrate a Dioniso (Dionyso Katechoménas: evidentemente sotto la denominazione greca attribuita al dio si nascondeva un dio celta locale) e narra come in questa Isola -santuario fosse proibito l’accesso agli uomini; Artemidoro fa invece riferimento a una Sacerdotessa Celta chiamata Gallizena che era legata al culto di Demetra (ancora una volta l’autore denomina una divinità celta con un nome greco) e abitava un’isola del litorale Britannico.


Pomponio Mela nella De Chorographia III, 6, 48 descrive un’organizzazione religiosa femminile in Gallia: quella delle nove vergini dell’Ile de Sein. Queste donne riservavano i loro rimedi e le loro predizioni a chi avesse intrapreso la navigazione per consultarle e, secondo il geografo romano, erano chiamate Bandrui ed erano ordinate in tre diverse categorie. La categoria di minore autorità era quella delle Sacerdotesse che vivevano perennemente recluse sull’Isola ed erano tenute ad osservare un voto perenne di castità, queste Sacerdotesse avevano il compito di alimentare il sacro fuoco perenne in onore delle divinità femminili cui erano consacrate; la seconda categoria di Sacerdotesse aveva il permesso di sposarsi ma doveva comunque rimanere all’ interno del santuario fatta eccezione per pochi giorni l’anno in cui potevano allontanarsi per compiere i propri doveri coniugali, queste Sacerdotesse potevano parlare con la gente e compiere profezie e, secondo Mela, leggevano il futuro sulle foglie del vischio; le Bandrui della classe più alta invece accedevano al loro ruolo solo dopo molti anni di studio e un rito di passaggio, potevano circolare liberamente e avevano il compito di mantenere vive le tradizioni religiose, praticavano l’astrologia e leggevano il futuro osservando le vittime dei sacrifici umani (sacrifici che comunque potevano essere compiuti solo dai Druidi maschi);

 

Pomponio Mela racconta infine che le più potenti di queste Bandrui avevano il potere di comandare i venti e le tempeste, di trasformarsi in uccelli e di curare le malattie più terribili; queste donne erano riverite come divinità dal popolo, potevano dominare la magia delle pietre e delle erbe curative, preparavano i moribondi a una dolce morte, e si occupavano delle nascite e degli incantesimi d’amore.


Continuando ad analizzare miti e leggende scopriamo come le epopee irlandesi fanno spesso riferimento a delle maghe dotate di poteri straordinari e iniziatrici dei giovani tanto in campo guerresco che in campo sessuale. In Irlanda si narrava dell’esistenza di indovine che venivano comunemente associate ai Druidi e che alcuni scribi medioevali hanno definito bandrui; leggende ed iscrizioni citano spesso le “nove maghe” preposte a custodire le acque, e compaiono riferimenti alle Banfhlaith vergini custodi dei fuochi sacri, e a sacerdotesse in grado di suscitare tempeste, provocare malattie, uccidere i nemici con maledizioni ed evocare le nebbie; le Sacerdotesse che compaiono nelle leggende irlandesi sono descritte come guaritrici ed erboriste, veggenti e profetesse, donne sagge e “streghe”.


Anche il culto della Dea Brigit è un culto prettamente femminile: tre mesi dopo Samain e quaranta giorni dopo Yule, il 1 febbraio, i Celti celebravano la festa di Imbolc dedicata alla Dea Brigit, festa di purificazione in cui si esaltava il Fuoco ma anche l’Acqua Lustrale. La Dea Brigit portava il soprannome di Belisama “la Splendente”, al suo culto non erano ammessi gli uomini e le erano invece consacrate 19 sacerdotesse che vegliavano su un Fuoco perpetuo. Il numero 19 non è casuale: è infatti legato ai cicli lunari poiché secondo il Ciclo Metonico ogni 19 anni la Luna presenta la stessa combinazione di fasi rispetto ai giorni del Calendario Solare. (c.d. Ciclo Metonico dal nome dell’ateniese Metone che lo scoprì già nel 433 a.C. calcolando che ogni 235 lunazioni medie i noviluni si riproducono nelle medesime date).

 

 

LE DIVINITA'

 

 

Arawn

 

        Re dell'Annwn (l'oltretomba) e guardiano dei luoghi pericolosi. Pregando questo Dio un mortale potrebbe avere accesso alla saggezza delle anime degli antenati assimilate da Arawn.

Nel primo ramo del Mabinogion egli è accompagnato da una muta di cani bianchi dalle orecchie rosse detti Cwn annwn (i cani dell'oltretomba). Narra la leggenda di Arawn e Pwyll che i due si scontrano durante una battuta di caccia durante la quale Pwyll, principe del Dyfed, sottrae una preda ai cani di Arawn.

 

Il dio profondamente offeso offre a Pwyll una via di scampo: i due dovranno scambiarsi le sembianze e regnare sui rispettivi regni per un anno, alla fine di questo periodo Pwyll dovrà uccidere con un solo colpo Hafgan, un dio-re che insidia il trono di Arawn. Pwyll riesce nell'intento e tra lui ed Arawn si instaura un rapporto di profonda amicizia.

Arawn è anche signore dell'inganno e del doppio gioco e fa di tutto per accaparrarsi le anime dei mortali. Meschino, crudele, affascinante, non ha un aspetto vero e proprio, ma si presenta sotto molteplici forme e aspetti.

 

Egli può dare consiglio a chi lo prega, rivelando a lui il passato e il futuro, i pensieri più segreti dei vivi e dei morti, ma spesso questi consigli sono raggiri, frasi sibilline o vere e proprie armi a doppio taglio, finalizzate sempre al raggiungimento da parte di Arawn del suo unico e solo obiettivo: altre anime di cui cibarsi.

Arawn si diverte inoltre ad avvicinare fanciulle mortali, mostrandosi loro con le sembianze del loro amato, o di un uomo bellissimo, corteggiandole per poi depositare nel loro grembo un figlio dannato, dal destino segnato e legato ad Arawn per l'eternità.

Egli dimora di preferenza nella parte più buia dell'Annwn, dove gode nell'ascoltare i gemiti e i lamenti delle anime che vi vagano senza pace.

 

 

Arianrhod

 

        Arianrhod ("la ruota d'argento", ovvero la Luna) è una delle discendenti di Don. Sorella di Gwydion (consigliere di Math ap Mathonwy) e madre di Dylan e Llew Llaw Giffes.

Arianrhod presiede all'aurora, alle fasi lunari e quindi per associazione a tutte le questioni femminili, alle nascite, ai matrimoni, alla fertilità ed ai riti lunari. E' una Dea dalla connotazione fortemente sessuale ed i riti a lei dedicati comprendono accoppiamenti ed orge. La sua dimora è Caer Arianrhod, ovvero l'aurora boreale.

 

Nel quarto ramo del Mabinogion si narra che il Dio Math ap Mathonwy (Math figlio di Mathonwy) aveva il bisogno di posare i piedi sul ventre di una vergine per calmarsi. Quando la vergine Goewin che era preposta a questo compito fu stuprata durante una battaglia Arianrhod venne scelta per sostituirla. Per provare la sua verginità ella dovette camminare sul bastone magico di Math. Appena compiuta la prova Arianrhod dette alla luce due figli. Uno venne chiamato Dylan, l'altro ebbe dalla madre tre Geis (veti): egli non doveva aver un nome, non poteva sposare una donna mortale nè portare armi che non gli fossero state donate dalla madre. Gwydion convinse con l'inganno Arianrhod a chiamare questo ragazzo Llew Llaw Giffes ("lo splendente dall'abile mano").

 

 

 

 

 

 

Artio

        Dea della caccia e dell'abbondanza, spesso raffigurata come un'orsa (o in compagnia di un orso). Il suo nome significa infatti "orsa". Pare che il nome di Artù sia collegato a questa divinità di cui ad oggi non restano che pochissime tracce.

 

 

 

 

 

 

 

Cernunnos

 

        Dio delle foreste e degli animali selvatici, , il cui nome significa "colui che ha le corna" o "colui che ha le corna appuntite". La sua figura è fortemente sessuale in quanto Cernunnos simboleggia la forza, la virilità e la fertilità.

La prima immagine conosciuta di Cernunnos è l'incisione rupestre di Paspardo, in Val Camonica, del IV secolo a.C., nella quale il dio è ritratto con le corna di un cervo, porta un torquis ad ogni braccio ed è accompagnato da un serpente con corna d'ariete e da un piccolo fedele col pene eretto.

 

In altre rappresentazioni egli ha un serpente al posto di un braccio e dalla sacca che tiene in grembo cadono monete o semi, simboli anch'essi di abbondanza e fertilità.

Cernunnos figura anche sul famoso Calderone di Gundestrupp, nell'atto di gettare un uomo al suo interno, forse come simbolo di rinascita o rigenerazione.

 

 

Coventina

 

        Coventina era la personificazione della sacra fonte di Carrawburgh situata lungo il Vallo di adriano. La sorgente alimentava un piccolo pozzo circondato da un muro ed era usanza per i celti di quelle zone di andare a gettare al di là del muro monete, monili od oggetti di uso quotidiano come offerta alla Dea. Erano soprattutto le donne a fare queste offerte per propiziarsi un parto sicuro.

 

Coventina era anche considerata una dea guaritrice, si credeva infatti che le acque della sua fonte potessero guarire molti malanni.

E' spesso raffigurata come una ninfa acquatica seminuda sdraiata in mezzo alle onde oppure nell'atto di versare acqua da una coppa.

 

 

Epona

 

        Epona è la dea dei cavalli per antonomasia, il suo nome deriva infatti dalla parola celtica "epos" che significa appunto "cavallo". Per i celti il cavallo era molto importante, al punto tale che essi non ne mangiavano per alcun motivo le carni, per questo Epona era una delle divinità più venerate.

Il suo culto era diffuso soprattutto in Gallia e in Renania tra le tribù degli Edui, dei Lingoni e dei Treveri ma compare anche in aree più remote come la Britannia e l'Iberia.

 

Viene rappresentata sempre in compagnia di uno o più cavalli, con ceste di grano o frutta ai suoi piedi. In alcune raffigurazioni ella porta appesa alla cintura una chiave che secondo alcuni studiosi rappresenta la sua capacità di aprire le porte dell'oltretomba e di favorire così una "rinascita". Epona era inoltre associata all'acqua e al latte, nutrimento essenziale per i Celti.

 

 

Dagda

 

        In origine era chiamato Dagodevos ed era la principale divinità dei danesi che si spostarono in Irlanda. Padre di Angus (o Oengus), dio dell'amore e di Brigit, dea della sapienza e della poesia, sposo di una dea con tre nomi (Breg "menzogna", Meng "astuzia" e Meabel "disgrazia") era considerato come un dio benevolo, protettore degli uomini e padre dei Tuatha de Danann. Altre divinità come Bodb il rosso, Ceacht, Midir e Ogma sono talvolta indicate come suoi figli.

 

Il suo nome significa "il buon dio" ed era associato alla magia e all'abbondanza, egli infatti possedeva un caderone magico chiamato Uldry che poteva nutrire tutta la terra.

Viene rappresentato con un'enorme clava in mano, la quale ha una particolarità: quando colpisce da una parte uccide i vivi e quando colpisce dall'altra resuscita i morti.

Il Dagda è una figura paradossale, dotato di infinita saggezza è però rozzo e volgare ed ostenta una voracità smodata oltre ad una perenne, smisurata erezione.

Fu costretto dal figlio Angus ad abdicare.

 

 

Brigit

 

     "Alta, forte o gloriosa", dea della sapienza, del fuoco, del focolare domestico e della poesia. Brigit è una delle divinità più complesse del Pantheon celtico ma anche una delle più amate, tanto che la Chiesa Cristiana per eradicarne il culto la trasformò in Santa Brigida. Era una dea una e trina, a volte legata a due "sorelle" e talvolta veniva associata anche alla guarigione ed alla fertilità tanto che la festa di Imbolc (1° febbraio) era a lei dedicata in quasi tutta l'area celtica.

 

Brigit era conosciuta anche con i nomi Berecyntia, Breide, Brigindo, Brid, Bridget e Brigantia, in quest'ultima forma era la dea protettrice dell'omonima tribù dei Brigantii del nord della britannia. Per i briganti la Dea Brigit era anche una divinità della guerra e veniva da loro raffigurata con elmo, lancia e scudo.

In Irlanda era la figlia del dio buono Dagda e quindi legata alle "cose buone", alla fertilità, al parto, ai mestieri ed alla poesia.

 

In Scozia era chiamata Bride, dal cui nome pare derivi il moderno Bride (sposa, in inglese) ed era la dea preposta ai matrimoni e al parto.

 

 

  TOP

 

legali - staff - credits - segnalaci un sito - contattaci - richiedi award - faq - our banner - pubblicità - segnala il portale

home | angeli | archeo misteri | astrologia | cattedrali | cultura celtica | esoterismo | fantasy | hera page | itinerari

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

massoneria | miscellanea | mondo onirico | new age | profezie | paranormale

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 religioni | società segrete | stregoneria | templari | tradizioni | ufologia

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

angel heart | aforismi | appuntamenti | awards | banner | biografie | community | contrada 7 | credits | f.a.q. | filosofia PdM

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

forum | guestbook | musica | news | oroscopo | partners | pubblicità | redazione | storia PdM | video mysteria | vs. esperienze

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Copyright © PyrgiCom-Contrada 7 - tutti i diritti riservati