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Tutti conoscono la leggenda
della fondazione di Roma. Tralasciando le decine di versioni su come si
svolsero i fatti, possiamo affermare con certezza che tutti conoscono la
storia dei due gemelli allevati dalla lupa, e tutti sanno che Romolo
uccise suo fratello Remo perché aveva osato entrare nel solco quadrato
che rappresentava Roma. Meno noto però, paradossalmente, è il destino,
la fine di Romolo il fondatore della città Eterna, forse perché
l’importanza della città ha nei millenni fagocitato il suo fondatore.
Avvenne tutto nel Campo
Marzio, la leggenda riporta che dopo trentasette anni di regno, durante
una tempesta il primo re di Roma stesse passando in rassegna l'esercito,
in una zona chiamata palude della Capra. Fu allora che una nube lo
avvolse e lo celò alla vista delle truppe, ma quando la nuvola si
risollevò Romolo era scomparso, chiamato in cielo dissero i testimoni
oculari. Pare che dopo qualche tentennamento i Romani lo proclamarono
loro dio e lo cominciarono a venerare con il nome di Quirino, un destino
forse segnato per il primo re di Roma che era figlio di un dio (Marte),
re e padre di Roma la città Eterna. La tradizione di quei tempi riporta
anche che qualche giorno dopo Proculo Giulio, il più antico personaggio
noto appartenente alla gens Giulia, e vecchio amico di Romolo cominciò
a dire ai Romani di aver visto nuovamente Romolo. Il grande storico
dell’epoca, Tito Livio, nel suo Ab Urbe Condita I, 16 riporta le parole
di Proculo Giulio sul nuovo avvistamento di Romolo.

“Stamattina o Quiriti, verso
l'alba, Romolo, padre di questa città, è improvvisamente sceso dal cielo
e apparso davanti ai miei occhi. [...] mi disse: Va e annuncia ai Romani
che il volere degli Dei è che la mia Roma diventi la capitale del mondo.
Che essi diventino pratici nell'arte militare e tramandino ai loro figli
che nessuna potenza sulla Terra può resistere alle armi romane.”
Secondo alcune correnti
esoteriche l’alba è la fase in cui il mondo materiale e quello
immateriale sono più vicini. Sarà un caso che Proculo dica di aver visto
Romolo all’alba? Ma analizziamo brevemente i passi più importanti
dell’opera di Tito Livio che trattano appunto di questo avvenimento non
privo di importanza, anche dal difficile punto di vista esoterico.
La
scomparsa di Romolo
Dopo
aver compiuto queste opere immortali, mentre teneva un’assemblea al
campo (Marzio) presso la palude della Capra, per passare in rassegna
l’esercito, una tempesta scoppiata all’improvviso con gran fragore e
tuoni avvolse il re con una nuvola così spessa che tolse la vista di lui
all’assemblea; e Romolo non fu più in terra. I giovani Romani, quando
infine si calmò la paura, dopo che da una tempesta così oscura tornò la
luce chiara e serena, quando videro vuoto il trono del re, anche se
avevano abbastanza fiducia nei senatori, che avevano occupato le
posizioni a lui più vicine (e che affermavano) che (Romolo) fosse stato
rapito al cielo dalla tempesta, tuttavia, quasi colpiti dal terrore di
essere rimasti senza padre, per un po’ di tempo rimase in triste
silenzio. Poi, quando un piccolo gruppo iniziò, tutti insieme invitano a
salutare Romolo come dio nato da un dio, re e padre della città di Roma;
con preghiere invocano il suo favore, affinché protegga sempre, benevolo
e propizio, la sua progenie.
Ab Urbe condita, I, 16
La
divinizzazione
Credo che vi fossero fin
d’allora alcuni che, pur senza dirlo apertamente, pensavano che il re
fosse stato fatto a pezzi per mano dei senatori; anche questa voce si
diffuse, ma in modo assai oscuro; l’ammirazione per Romolo e la presente
situazione di incertezza diedero credito all’altra voce. Si dice che fu
aggiunta credibilità all’accaduto anche dall’accorgimento di un uomo.
Infatti Proculo Iulio, mentre la città era angustiata per la nostalgia
del re ed era ostile ai senatori, si fece avanti nell’assemblea come
autorevole testimone di un fatto pur straordinario. “Romolo – disse – o
Quiriti, padre di questa città, alle prime luci dell’alba di oggi,
calatosi giù dal cielo improvvisamente mi si è presentato.
Poiché io, pieno di sacro
terrore ed in atto di riverenza, ero rimasto immobile, pregandolo che mi
fosse lecito guardarlo in volto, mi disse: “Va’, annuncia ai Romani che
i celesti vogliono che la mia Roma sia capitale del mondo; coltivino
dunque l’arte militare, sappiano e tramandino ai discendenti che nessuna
potenza umana può resistere alle armi dei Romani.” E, dopo aver detto
queste parole – disse – se ne andò in cielo”. E’ straordinario quanto
credito sia stato dato a quell’uomo che annunciava queste parole e
quanto sia stato lenito il rimpianto di Romolo presso la plebe e
l’esercito, una volta diffusa la certezza della sua immortalità.
Ab Urbe condita, I, 16
Ora è chiaro che:
I simboli della tempesta e
della nube che avvolge Romolo hanno un significato profondo. Così come
lo ha il fragore dei tuoni e i fulmini che sono la manifestazione
divina. Una simbologia, legata ad eventi atmosferici, molto simile a
quella che si manifesta durante tutte le apparizioni di Dio agli uomini.
Non ultima la nuvola che avvolge Romolo, così simile alla nuvola che ha
poi, più recentemente, sempre contornato le apparizioni Mariane.
Concetti questi ultimi del tutto estranei a Roma probabilmente almeno
sino ai primi secoli dopo Cristo.
I ruggiti della tempesta sono
spesso identificati come le grida degli spiriti dell'aria, ma anche come
la potenza del divino e dell’essere superiore che qui scende a terra per
raccogliere suo figlio quando ritiene che ha compiuto il suo dovere,
quando ha fatto ciò che andava fatto. La nuvola di per sé ha svariati
significati uno dei quali è forse più interessante degli altri: l’uomo
deve oltrepassare una nuvola di polvere per poter liberarsi dalla realtà
fenomenica mondana prima di poter raggiungere la spiritualità, forse è
proprio questo che fa Romolo, d’altro canto se analizziamo le
apparizioni Mariane non possiamo non notare un’incredibile similitudine
con quanto avvenuto nel Campo Marzio millenni orsono. Non si può
escludere quindi che qualcosa sia davvero accaduto e che nel corso dei
secoli, quanto accaduto nel momento della sparizione del primo re di
Roma, sia stato mutuato da religioni e istituzioni.
Ora è bene notare che
Plutarco sostiene che il giorno della presunta morte di Romolo ci sia
stata un’eclisse mentre tace sul fatto che sia nato in giorno di
eclisse, come invece riferito da altre fonti, forse perché non vuol
trattare l’unione dell’umano con il divino. Ma dice che la fondazione di
Roma è avvenuta in un giorno d’eclisse come sostenuto anche da Taruzio
amico di Varrone. Sul significato esoterico delle eclissi non credo sia
il caso di soffermarsi in questo breve articolo, rimanendo nel campo
mondano basti dire che pochissimi personaggi importanti per la storia
dell’umanità sono nati e morti durante un’eclisse di sole, non ultimo
Karol Wojtyla.
Prima di concludere, come
abbiamo visto esiste anche un’altra ipotesi. Qualcuno sostiene che
Romolo sia invece stato assassinato dai patres durante una seduta del
consiglio regio al Volcanal. E che il suo corpo sarebbe stato poi
smembrato e seppellito in tutte le parti più importanti della città,
come protezione, anche questa è una pratica esoterica di notevole
diffusione.
In ogni caso, comunque siano
andate le cose, la figura del primo re di Roma ne esce rafforzata ancor
più che da tutte le straordinarie imprese che Romolo ha compiuto in
vita. Da una parte ascende al cielo diventando Quirino, un dio che
proteggerà la sua gente per l’eternità, dall’altra il suo corpo magico,
smembrato e seppellito nei luoghi più importanti di Roma, proteggerà la
città eterna per l’eternità. |