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RENNES-LE-CHATEAU: La connessione veneta

Marcuzio Isauro

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PERCHE’ LA DONNA DELLA TEMPESTA DEL GIORGIONE COMPIE LO STESSO GESTO DEL DIAVOLO ASMODEO? PERCHE’ L’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI VENEZIA E’ COLLEGABILE A RENNES LE CHATEAU? PERCHE’ MOLTE OPERE ARTISTICHE DEL VENEZIANO RICHIAMANO GLI STILI E IL SIMBOLISMO DEGLI EDIFICI DI RENNES LE CHATEAU? PERCHE’ IL CONTE E LA CONTESSA DI CHAMBORD VENNERO IN ESILIO A VENEZIA, ALLONTANANDOSI DALLA FRANCIA? PERCHE’ SI LEGARONO AGLI HAUTPOUL, AGLI ASBURGO E AI COLLALTO?



LA CHIESA DI SANTA LUCIA DI PIAVE


I detrattori del mistero di Rennes le Chateau, potrebbero accettare più facilmente la realtà di quella enigmatica serie di fatti e circostanze storiche, se solo conoscessero l’esistenza di analoghe vicende europee e anche italiane collegabili al paesino del Razes. In questa ottica sto analizzando da molti anni una possibile “connessione veneta” a questo affaire, nato in terra francese, ma sviluppatosi pure altrove. Quando venti anni fa circa entrai per la prima volta all'interno della chiesa di S. Lucia di Piave, paese in provincia di Treviso, mi stupii nel vedere una magnifica acquasantiera di marmo, composta da un diavolo inginocchiato che a fatica reggeva una grossa conchiglia ripiena di acqua Santa, mentre una giovane donna in bronzo troneggiava sopra il tutto.

La memoria corse subito all’analoga acquasantiera di Rennes le Chateau: com’era possibile ritrovare due opere quasi identiche negli stilemi, senza che l’una avesse influenzato la costruzione dell’altra?

 

 

Fui il primo a notare questa stretta somiglianza, in seguito colta da altri; lunga fu la ricerca di possibili collegamenti tra le due opere: straordinariamente, più mi addentravo nell’analisi dei fatti, più erano le conferme della bontà delle mie ipotesi. La chiesa di S. Lucia presenta parecchie altre analogie con la chiesa di Rennes le Chateau: il pavimento fatto a scacchiera, il soffitto dipinto a cielo stellato, la presenza di una antica statua di Maria Maddalena recante un calice, la via crucis disposta secondo un non convenzionale andamento inverso. Anzi quest’ultima, dipinta a cavallo tra il 1800 e il 1900 dal pittore Luigi Da Rios appartenente all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, è caratterizzata dalla presenza di anomalie iconografiche in alcune delle sue stazioni. La più sorprendente di queste stranezze è data dal fatto che il cartiglio della croce con l’INRI, cambia aspetto al progressivo passaggio tra una stazione e l’altra.

 

 

Più precisamente nella X° stazione è visibile Gesù sul Golgota, mentre sta per essere spogliato della tunica rossa: la drammatica scena viene osservata da un ragazzo che regge il titulus che verrà poi posto in cima alla croce. Il giovane con il cartiglio INRI convenzionale tra le mani, nel contempo osserva, come se fosse estraneo alla vicenda dolorosa, la curiosa combinazione dei tre chiodi della crocifissione che, buttati per terra disegnano in modo più o meno fortuito, una N inversa. Il fatto strano è che nella XII° stazione, raffigurante la morte di Cristo sulla croce compare il cartiglio recante un INRI modificato dalla inversione della N. Sconvolgente è poi osservare nella XIII° stazione e nella XIV°, dove si vede la deposizione di Cristo in un non convenzionale sarcofago che ricorda molto quello del Poussin raffigurato nei suoi quadri dell’Arcadia, come la N appaia raddrizzata. Perché tale inspiegabile “balletto” delle N.

 

E’ da escludere qualsivoglia errore ortografico, da parte di un pittore esperto, a meno che non sia coscientemente voluto. Questo fatto ci può far considerare che Da Rios o la sua committenza erano consci del significato della N inversa, così come si era a conoscenza di tale crittografia nelle zone del Razes: ricordo che la croce della vecchia sepoltura di Bérenger Saunière recava un INRI con N inversa.



VENEZIA E L'ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI


Molti architetti e artisti che si sono adoperati per la costruzione e l’ornamento della chiesa di S.Lucia di Piave, provenivano come maestri o come allievi dall’Accademia delle Belle Arti di Venezia che io reputo essere stata una associazione, di tipo massonico, avente i caratteri iniziatici di trasmissione del sapere costruttivo. Dell’Accademia faceva parte lo scultore Riccardo Granzotto, autore della strabiliante acquasantiera del Diavolo, divenuto poi Francescano fino a giungere agli onori degli altari con il nome di Beato Frà Claudio. Anche gli architetti Giovanbattista Meduna e Domenico Rupolo fecero parte, come insegnanti, della misteriosa Accademia veneziana.

 

Il primo fu il progettista della chiesa di S.Lucia che doveva crescere con gli aspetti di maestosa basilica per i Collalto, antichi feudatari della zona e ciambellani di corte degli Asburgo; molti dei cadetti Collalto furono parroci della chiesa. Il Rupolo intervenne, successivamente nei lavori, alla scomparsa del suo maestro, arricchendo in modo assai strano gli interni della chiesa: così sibillinamente si esprimeva " Perchè un popolo senta la necessità di modificare il suo spirito che deve presiedere alla formazione di un tempio, occorre che la sua religione venga trasformata e sostituita con un' altra. Da qui la diversità religiosa greca e romana da quella cristiana" Arte Cristiana, a. V, n. 2, 15 Febbraio 1917. Curiosamente egli ebbe modo di edificare la propria villa secondo le strutture di Tour Magdala, per poi dar ordine di porre una Maddalena penitente davanti alla sua tomba! Era forse stato in visita a Rennes le Chateau? Da parte sua l’architetto Meduna venne convocato dal conte di Chambord e da sua madre, la duchessa di Berry, per la ristrutturazione dei palazzi Vendramin-Calergi e Cavalli-Marcello in modo da rendere più confortevole l’esilio dall’amata Parigi.

 

Il conte di Chambord, nelle cui vene scorreva il Sang Real dei Lorena, degli Asburgo e dei Borboni, era meglio noto come Re Enrico V di Francia e aveva avuto come precettore il marchese Armand Felines d’Hautpoul. Suo strenuo sostenitore legittimista, nel tentativo di portarlo sul trono di Francia, fu poi il generale Beaufort d’Hautpoul. Questi due nobili facevano quindi parte della stessa famiglia d’Hautpoul che aveva avuto in feudo tutta la regione di Rennes le Chateau e la cui famosa chiesa era ancora di sua proprietà. Numerosi esponenti degli Hautpoul furono poi membri di quella loggia massonica, La Sagesse, non estranea ai riti egizi di Misraim e Memphis, introdotti da Cagliostro per la prima volta, proprio a Venezia prima di giungere il sud della Francia. Avere avuto a Venezia personaggi di questo rango quali la moglie del conte, la contessa di Chambord, munifica benefattrice di Bérenger Saunière, appare alquanto singolare, anche in virtù del legame con i principi di Collalto (segnalo il fatto curioso che Antonio Ottaviano Collalto fu condiscepolo massone di Giacomo Casanova!) e con i vari artisti della consorteria ermetica dell’Accademia.

 

Cugino del conte di Chambord fu poi quel famoso Johan Salvator d’Asburgo, meglio noto come Jean Orth che entrò in confidenza con l’abate Saunière, finanziandolo numerose volte, prima di sparire misteriosamente in Sud America; pure lui fu visto spesso frequentare questi singolari ambienti veneziani, dove forse si complottava per riportare sul trono di Francia un legittimo rappresentante di Sang Real. Chambord, Asburgo, Collalto e Gonzaga si allacciarono in parentela tra loro per consolidare la comune Sacra Discendenza che nel passato diede numerosi presunti Gran Maestri al Priorato di Sion.

 

IL MISTERO GIORGIONE


Uno dei fulcri di questo misterioso affaire fu il pittore Giorgione da Castelfranco Veneto, figlio illegittimo della famiglia Costanzo che era collegata con il Sang Real dei Lusignano, casato a sua volta imparentato con gli Hautpoul. La tradizione vuole che la mitica Melusina fosse protettrice delle due nobili famiglie. Speciale fu poi il rapporto di Giorgione con la regina Cornaro vedova Lusignano, allora dimorante nella città di Asolo, dove il pittore era spesso di casa. Cornelia, sorella minore della regina, tra l’altro, giunse a nozze con un rampollo della famiglia Vendramin, Paolo, in una delle interminabili ed inestricabili unioni dinastiche privilegiate, di questa vicenda. Il quadro più famoso di Giorgione: la Tempesta per secoli fu conservato proprio dalla famiglia Vendramin, il cui avo Gabriele ne fu il primo fortunato proprietario.

 

 

Esiste alla National Gallery di Londra un dipinto dell' allievo del Giorgione, Tiziano Vecelio che raffigura i maschi della famiglia Vendramin con a capo l'anziano Gabriele. Considero questo quadro la "pistola fumante" che prova la Connessione Veneta! Gabriele è inginocchiato di fronte alla reliquia della Sacra Croce e toccandosi con la mano il ginocchio destro osserva con sguardo enigmatico l'allibito spettatore. Dirò a breve il significato del toccarsi il ginocchio destro. Coincidenza vuole che gli stessi Vendramin vendettero il loro sontuoso palazzo che si fregiava stranamente del motto Templare….Non nobis Domine ... non nobis, al conte di Chambord e a sua madre la duchessa di Berry. Questi ebbero come illustre affittuario un altro conoscitore delle vicende di Rennes: il compositore Richard Wagner.

 

VENEZIA, PALAZZO VENDRAMIN COME APPARIVA ALL' EPOCA DELLA PROPRIETA' CHAMBORD; SULLA FACCIATA VERSO CANAL GRANDE SI PUO' ANCORA LEGGERE IL MOTTO DEI TEMPLARI ... NON NOBIS DOMINE ... NON NOBIS !

 

 

Il palazzo è ornato da allegoriche panoplie tratte dall’Hpnerotomachia Poliphili e da pregevoli affreschi, ora andati perduti, dipinti da un giovane, ma già quotato Giorgione. Il pittore per creare le sue iconografie si ispirava all’enigmatica Hypnerotomachia, edita nel 1499 a Venezia da Aldo Manuzio e scritta da Francesco Colonna, pure lui proveniente da una famiglia di Sang Real. La rarissima opera, forse il più bel libro stampato in tutto il rinascimento, viene considerata da molti la vera e propria bibbia della Brouillard e della Societé Angélique possibili emanazioni di copertura del Priorato di Sion. Esegeta e interprete della Hypnerotomachia fu Apostolo Zeno, diretto discendente della famiglia Zeno collegata a Lord Henry Sinclair mediante Antonio e Nicolò, i due ammiragli che portarono la sua flotta con il presunto tesoro dei Templari in America, un secolo e mezzo prima di Cristoforo Colombo. Apostolo Zeno era poeta cesareo e storico presso la corte asburgica di Vienna tra il 1718 e il 1729, nello stesso periodo in cui il conte Antonio Rambaldo I Collalto rivestiva l’importante carica di ciambellano imperiale e consigliere dell’ Imperatore del Sacro Romano Impero. Tornando alla Tempesta, se si osservano attentamente i gesti tenuti della donna dipinta da Giorgione è sorprendente poterli associare a quelli del diavolo Asmodeo di Rennes le Chateau: i due personaggi compiono la medesima complicata gestualità!

 

Tutto ciò non può essere dovuto solo a un caso. Probabilmente Saunière aveva bene in mente proprio il quadro del Giorgione, quando commissionò a Giscard l’esecuzione dell’ acquasantiera: si può supporre che la contessa di Chambord, che vide dai Vendramin la Tempesta, oltre che elargirgli la più cospicua delle donazioni era in grado di suggerire anche precisi stilemi artistici all’abate di Rennes. Ma per quale motivo? Se si considera che i due soggetti si toccano il ginocchio destro con la mano sinistra, con un difficile incrocio di arti, si può attribuire a questo non usuale gesto un preciso significato. In latino “ginocchio destro” si traduce con Dextrum genu o Dextrum genus (secondo Cicerone) che parimenti, con abile gioco di parole, si può tradurre anche con “giusta stirpe” o meglio con “nobile stirpe”. In ultima analisi Giorgione voleva forse indicare con la donna nuda dai capelli rossi, nientemeno che Maria Maddalena reggente in grembo un figlio di “nobile stirpe”: il figlio di Gesù Cristo! Le opere di Giorgione furono prese in grande considerazione dagli Asburgo: il più risoluto collezionista fu l’arciduca Leopoldo Guglielmo, governatore dei Paesi Bassi durante la metà del XVII secolo: arrivò a possedere ben tredici opere originali del Giorgione, tra le quali Laura e I Tre Filosofi. Qualora l’Asburgo non riusciva ad acquistare il quadro desiderato, ne faceva fare una copia conforme da David Teniers il giovane, suo protetto, nominato poi conservatore delle gallerie e persino ciambellano di corte.

 

Anche questi due illustri personaggi vengono spesso associati alla mitologia di Rennes le Chateau. Teniers compare nella misteriosa frase di una delle presunte pergamene ritrovate da Saunière: “Bergére pas de tentation que Poussin Teniers gardent la clef”. Inoltre lo stesso Saunière, durante il suo soggiorno parigino, fece eseguire una copia di una tela di Teniers, S. Antonio e S. Paolo eremiti, oltre che la famosa copia dei Pastori d’Arcadia del Poussin. Leopoldo Guglielmo d’Asburgo, invece, fu il finanziatore del ritrovamento avvenuto nel 1653, del tesoro del re merovingio Childerico, comprendente le famose trecento api d’oro che, in seguito furono restituite alla Francia, con l’eccezione di ventisette esemplari, usati per non meglio precisati motivi. Che Leopoldo Guglielmo fosse stato un possibile alto esponente del Priorato di Sion è plausibile e lo si può evincere dal seguente ragionamento: egli, dal 1641 al 1662, fu Gran Maestro dell’Ordine Teutonico.

 

Questa carica venne in seguito pure tenuta da due suoi successori di stirpe: Carlo di Lorena e Massimiliano di Asburgo-Lorena, ambedue presunti Gran Maestri del Priorato di Sion, rispettivamente dal 1746 al 1780 e dal 1780 al 1801. Nel rigoroso ordinamento dinastico degli Asburgo, tale straordinaria sequenzialità di incarichi non appare affatto sospetta, bensì sembra essere una regola. La Tempesta di Giorgione, dopo varie vicissitudini, si trova ora nella sua giusta sede: guarda caso proprio presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia! Sede di crescita di artisti di fama e d’incontro di svariati interessi ermetici, luogo dove Canova stava preparando lo stupendo bassorilievo del Compianto di Cristo con Maddalena, destinato alla enigmatica chiesa parigina di S. Sulpice, prima che la morte repentina lo cogliesse. L'Accademia fu fondata nel 1750 da Giovanbattista Pittoni, autore di una sorprendente crocefissione ( l'unica conosciuta al mondo che mostra contemporaneamente il titulus INRI con la N invertita e Maria Maddalena ai piedi della croce).

 

Nel 1954 fu fatta una scoperta che sarebbe potuta essere decisiva per conoscere la verità sul mistero di Rennes le Chateau: negli archivi del castello di Froshdorf, fu rinvenuto il testamento della contessa di Chambord, datato 20 maggio 1885, stilato un anno prima della sua morte. In questo si citavano degli importanti documenti di famiglia che dovevano rimanere sigillati per cinquanta anni: di essi, purtroppo, si è persa ogni traccia! Dove sono finiti? Forse in Vaticano o negli archivi segreti del Sovrano Ordine di Malta, associazione che compare quanto mai spesso nelle nostre vicende. Uno degli esecutori testamentari della contessa di Chambord fu un certo monsieur Pavillon.

 

In queste vicende noi ricordiamo altri due Pavillon: il vescovo Nicolas che nel 600 fu a capo della Compagnia del Santo Sacramento collegata a S. Sulpice e che fu in seguito accusato di giansenismo e suo nipote, Jean Pavillon, divenuto sorprendentemente discepolo e poi amico di Nicolas Poussin. Appartennero tutti alla stessa famiglia? Concludo questa mio articolo citando lo studio che sto ora conducendo su di un rarissimo e sorprendente libro scritto nel 1660 a Padova da Jacopo Zabarella, letterato imparentato con i principi di Collalto.

 

Si tratta del Merovea che fa discendere anche i Collalto e i Colonna, oltre che la famiglia tedesca degli Hohenzollern, direttamente dalla stirpe regale dei Merovingi!

 

 

 

MARCUZIO ISAURO

 

X-FILES RESEARCHER APPASSIONATO DI RICERCHE SUI MISTERI DEL MONDO, DELL' UOMO E DELLO SPAZIO: UFO, ARCHEOLOGIA SPAZIALE, PARADOSSI DEL TEMPO,TEMPLARI, RENNES LE CHATEAU, PRIORATO DI SION, CRIPTOZOOLOGIA, ESP, ESOTERISMO, ALCHIMIA, ENIGMI STORICI...

 

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